Su un piccolo libro di Yokoyama Sakujiro

di Ivana Gaio

 

Fulvio Aragozzini contribuisce alle ricerche sull'evoluzione del Gokyo e di Randori-no-kata prestandoci un piccolo libro interessante, che informa sul Nage-no-kata e il Gokyo, e anche un poco sulla situazione nei primi anni del ‘900:

Judo – Manuel de Ju-jitsu de l'école Kano à Tokyo Par le professeurs Yokoyama et Oshima Traduit du japonais par l'E.d.v. Le Prieur, 1911 in-8°, XI-209 pagine, figure, tavole e ritratti, copertina illustrata a colori. Berger-Levrault Editeurs (Paris – Nancy)

I protagonisti di questa avventura letteraria sono in regola:

Yves Le Prieur (Lorient Morbihan 1885 – Nizza 1963). Comandante di Marina, ricercatore e inventore nell'ambito della Marina, dell'Aviazione e dell'Areonautica Navale.

Presentazione del traduttore, Enseigne de vaisseau Y. Le Prieur: “Mandato in Giappone dal Ministero della Marina in qualità di apprendista-interprete, ho approfittato di due anni di soggiorno a Tokio (1908-1910) per seguire i migliori corsi di jiu-jutsu.

Ho cominciato col maestro Matsui, di Akasaka, ma dopo un anno sono passato al Kodokan (che è un po' l'Università del jiu.jutsu) sotto l'alta direzione del suo eminente fondatore, professor Kano.

Fin dall'inizio ho notato la grande differenza che esisteva con i principi del jiu-jitsu che mi erano stati insegnati in Francia o che avevo potuto leggere sui libri.

Quindi ho pensato che fosse interessante per i cultori dello sport di difesa sapere in cosa consiste esattamente il jiu-jitsu insegnato a Tokio; e che non si potesse avere informazioni più sicure di quelle direttamente fornite dai manuali giapponesi. M'informai presso i miei insegnanti di quale fosse il miglior saggio esistente ed essi me ne segnalarono uno che era appena uscito (8 Maggio 1908). Che costituiva, secondo loro, quanto di più serio fosse mai apparso in Giappone. Così cominciai a tradurlo. Si tratta dell'opera dei maestri Yokoyama e Oshima, due aiutanti del professor Kano. Questo manuale ha avuto un grande successo, perché sul jiu-jitsu esistevano solo opuscoli poco illustrati.

E' con la speranza di aver fatto un lavoro utile mostrando il jiu-jitsu sotto la sua vera luce che presento la mia fatica di traduttore. E approfitto per ringraziare delle loro lezioni i professori Matsui e Kano, che mi hanno sempre trattato con simpatia.

Lorient, 1° Marzo 1911

Prefazione del professor Kano, capo-istruttore del Kodokan: “Recentemente mi hanno fatto visita i signori Yokoyama Sakujiro (7° dan) e Oshima Eisuke per mostrare il manoscritto di Judo Kyohan (Precetti di Judo) chiedendomi di correggerlo e di aggiungervi una prefazione. Scorse le pagine ho constatato che si trattava delle lezioni che ho impartito al Kodokan fino ad oggi. Ho segnalato agli autori qualche inesattezza, ma questo manuale può essere raccomandato, per qualità e correttezza delle nozioni, a tutti i praticanti.

In molti mi hanno chiesto di scrivere un manuale di judo, ma la complessità dell'argomento e gli impegni mi hanno trattenuto dal sedermi a tavolino. Così questo libro è arrivato a proposito per soddisfare l'ardente desiderio dei miei allievi.

Questo scritto è essenziale; e io non posso escludere che, nonostante la revisione a cui l'ho sottoposto, contenga ancora qualche difetto. Ma vista la competenza degli autori sono sicuro che le future edizioni saranno perfette. E mi auguro dunque che, per l'ortodossia del judo, queste pagine siano conosciute da tutti i praticanti”.

Agosto 1908.

Yokoyama Sakujiro e Oshima Eisuke non parlano di sé (ma il primo è ben conosciuto nel mondo del judo). Asseriscono che il judo si è diffuso male per la scarsità di insegnanti competenti rispetto alla massa degli allievi (l'incontrollata crisi di crescenza tra il 1895 e il 1908); che esistono degli aspetti che vanno approfonditi nel contatto diretto con un Maestro; che i disegni riportati sono ricavati dalle foto realizzate al Dai-nippon- butokukwai (che illustrano la successiva edizione del libro giapponese e americano). Infine dichiarano che il testo riprende gli insegnamenti di Kano e che se qualche idea può essere attribuita agli autori essi se ne assumono la responsabilità.

Esiste la possibilità di confondere questo libro con l'edizione successiva, pubblicata in Giappone (1912) e in Usa (1915), ma illustrata a fotografie, con un testo accresciuto e variato soprattutto negli schemi e privo della presentazione di garanzia di Kano Jigoro.

L'indice della prima edizione comprende:

Considerazioni generali – Teoria del combattimento – L'allievo – Preparazione – Classificazione e denominazione delle materie – Spiegazione delle tecniche di lancio (Nage-no-kata) - Spiegazione delle cinque lezioni (Gokyo) – Spiegazione delle tecniche di immobilizzazione (Katame-no-kata) – Spiegazione delle tecniche dei colpi (atemi-waza)

Nage-no-kata: Les coups types (kata) de lancement actuellement enseignés au Kodokan sont les suivants (Le forme della tecnica dei lanci attualmente insegnate al Kodokan sono le seguenti):

Te-waza

•  Uki-otoshi, Seoi-nage, Kata-guruma

Koshi-waza

•  Uki-goshi, Harai-goshi, Tsuri-komi-goshi

Ashi-waza

•  Okuri-ashi-harai, Tsuri-komi-ashi, Uchi-mata

Ma-sutemi-waza

•  Tomoe-nage, Ura-nage, Sumi-gaeshi

Yoko-sutemi-waza

•  Yoko-gake, Yoko-guruma, Uki-waza

Nel 1908 e nell'ambiente del Kodokan il Nage-no-kata era lo stesso che pratichiamo oggi. In proposito Pierluigi Comino scrive in una lettera del 17 giugno 2008 che il signor Daigo ha confermato come originariamente la terza tecnica del primo gruppo del Nage-no-kata fosse sumi-otoshi (“si parla anche di sukui-nage”) poi comunque sostituito da kata-guruma.

E Tadao Otaki e Donn F. Draeger, in Judo Formal Tecniques – Tuttle 1983: Kata Guruma, Go no sen in nature; this tecnique was the founder's final choice as a replacement for the tecnique of sukui-nage, the “scooping throw”, which was originally in this kata (kata-guruma, contrattacco naturale, è stata la tecnica scelta dal Fondatore per rimpiazzare sukui-nage, che compariva originariamente nel kata).

Certo Kano ha voluto che tutte le tecniche del Nage-no-kata abbiano squilibrio dal laterale all'avanti e ha concepito solo provvisoriamente sukui-nage (o sumi-otoshi) in I°, 3. Dovrebbe aver fatto la sostituzione dopo il Congresso al Butokukai nel 1906.

Nel kata sopra riportato, l'ottava tecnica è nominata ‘tsuri-komi-ashi', non ‘sasae-tsuri-komi-ashi'. E ci saremmo aspettato che la seconda invece di seoi-nage fosse denominata ‘kata-seoi' (il caricamento sulla spalla piuttosto che sull'avambraccio), come risulta dai disegni.

Gokyo: “Le professeur Kano a partagé ces coups en cinq leçons graduées suivant la difficulté (il professor Kano ha diviso questi colpi – quelli che servono a combattere – in cinque lezioni graduate secondo la difficoltà).

Prima lezione (7 tecniche)

•  Hiza-guruma, Tsuri-komi-ashi, Uki-goshi, Tai-otoshi, O-soto-gari, De-ashi-harai, Yoko-otoshi

Seconda lezione (7 tecniche)

•  Sumi-gaeshi, Ko-soto-gari, O-goshi, Koshi-guruma, Seoi-nage, Tomoe-nage, Tani-otoshi

Terza lezione (7 tecniche)

•  Okuri-ashi-harai, Harai-goshi, Ushiro-goshi, Ura-nage, Uchi-mata, Obi-otoshi, Hane-goshi

Quarta lezione (10 tecniche)

•  Uki-otoshi, Uki-waza, Daki-wakare, Kata-guruma, Hik-komi-gaeshi, Tsuri-goshi, Soto-maki-komi, Utsuri-goshi, O-soto-otoshi, Tawara-gaeshi

Quinta lezione (10 tecniche)

•  Yoko-guruma, Yoko-wakare, Uchi-maki-komi, Ko-uchi-gari, Ashi-guruma, Harai-tsuri-komi-ashi, Seoi-otoshi, Yama-arashi, O-soto-guruma, Yoko-gake

Abbiamo un documento che stabilisce con certezza il Go-kyo 1895, accettando l'inclusione successiva di Tsuri-komi-goshi al 42° posto attorno al 1912 (nonostante comparisse da tempo nel Nage-no-kata). L'affermazione che questo elenco-esemplare (il Gokyo), sia stata concepito con un intento educativo è quanto meno sorprendente, la concezione didattica di quei tempi differisce dalla nostra… Yoko otoshi al 7° posto nella successione da insegnare ai principianti!

Ma ancor più incredibile è una frase riferita a Nage-no-kata:

Pag. 99 – Le tecniche delle cinque lezioni. “Le tecniche che abbiamo illustrate (Nage-no-kata, nel capitolo precedente) sono scelte e presentate per l'insegnamento ai principianti; alcune non trovano frequente impiego nella pratica e quindi la loro conoscenza sarebbe insufficiente per combattere.

Molti altri colpi, anche se meno rappresentativi, vantano un'efficacia superiore e vengono insegnati dal signor Kano al Kodokan per l'esercizio libero (randori). Queste tecniche sono suddivise nelle cinque lezioni, che stiamo per presentarvi (il Gokyo) …”

Sempre Pierluigi Comino cita Toshiro Daigo come referente per il primo Gokyo composto di 7 + 7 + 7 + 10 + 10, con tsuri-komi-goshi aggiunto in coda nel 1911 e tobi-goshi al posto di hane-goshi (tobi vuol dire ‘saltare', hane vuol dire ‘ala', dal verbo ‘haneru'; dovrebbe essere la stessa tecnica: ‘colpo d'anca saltata' piuttosto che ‘colpo con l'anca ad ala').

Il libro dei maestri Yokoyama e Oshima riporta anche:

“Al Kodokan viene insegnato anche qualche altro kata creato dal professor Kano, come la Forma dei 5, la Forma Dura (il kata del go), quella Morbida (kata del ju), quella del Corpo-a-corpo (Itsutsu-no-kata, Go-no-kata, Ju-no-kata, Katame-no-kata, manca Kime-no-kata)

Ancora su Nage-no-kata. Dove gli autori del libretto devono assumersi le loro responsabilità è nella comprensione del kata dei lanci, nella cui descrizione emergono pensieri veramente singolari.

Prendiamo l'esempio della prima tecnica, uki-otoshi:

Allora, badando a conservare l'equilibrio della nostra posizione naturale (migi-shizentai) e attenendoci ai consigli del capitolo 18 su come bisogna camminare e indietreggiare, indietreggiamo di un passo cercando di squilibrare l'avversario sull'avanti-destro. E non riuscendoci, perché lui avanza di un passo sul nostro invito.

Potrebbe allora sembrare impossibile l'impresa, perché ogni volta che lo tiriamo indietreggiando lui conserva l'equilibrio avanzando della stessa lunghezza. Così lui, dopo due o tre manovre simili diventa fiducioso di conservare l'equilibrio con quella strategia. Ed è proprio quella fiducia che ci permette di riuscire. Indietreggiando per la terza volta, allunghiamo vivacemente il passo indietro, finché il ginocchio appoggia a terra, accrescendo la forza delle braccia con lo sforzo del corpo per tirare l'avversario sulla destra-avanti (fig. 18).

Strattonato ben più energicamente di quanto si attendesse, questa volta lui perde l'equilibrio: mantenendo la trazione verso di noi, lo facciamo piroettare fino a cadere di schiena al suolo, avendo descritto un completo movimento circolare (dovrà ammortizzare l'urto battendo vivamente al suolo il braccio sinistro, come abbiamo spiegato nel capitolo 18).

Questo uki-otoshi è una delle proiezioni più importanti. Malgrado la sua apparente semplicità, richiede molta preparazione per riuscire. Si può esercitare a ripeterlo spingendo l'avversario invece di tirarlo (allora lo si squilibra sull'indietro-destro).

Che la forma di uki-goshi espressa nel kata sia una delle proiezioni più importanti del judo non è vero, allora come oggi. Secondo E. J. Harrison (The Figthimg Spirit of Japan) il signor Yokoyama Sakujiro (Tokyo, 1864 – 1914), studiò Tenjin-yoshin-ryu conquistandone la maestria. Quando passò al Kodokan (112° iscritto) venne accolto come quasi-maestro, zuishuin, perché già diplomato nel jiu-jutsu, piuttosto che come allievo. Ha raccontato la violenza delle prime gare di jiu-jutsu ed è divenuto famoso per i 55' di combattimento in parità con Nakamura Hansuke di Ryoi-shinto-ryu.

Kodokan 1885

Era uno dei ‘magnifici quattro' (gli shi-tenno ) del primo Kodokan (con Saigo, Yamashita e Tomita), ma non raggiunse un grado elevato perché fu vittima di una rissa di strada, genere di circostanze che affrontava spesso. Proprio questo particolare ci suggerisce che non abbia mai penetrato lo spirito del judo e che, di ritorno dall'America dove aveva soggiornato quattro anni, abbia preso nota dei kata approvati al Butokukai nel 1906 senza averli convenientemente studiati.

Per i protagonisti della nascita del judo erano tempi duri e probabilmente Kano Jigoro vedeva di buon occhio la pubblicazione del manuale come iniziativa economica a favore di Yokoyama.

La strategia di sfruttare la sicurezza dell'avversario che ha mantenuto l'equilibrio muovendo due passi avanti, per tirarlo violentemente al suolo in uki-otoshi, è priva di senso. La concezione di insegnare ai principianti Nage-no-kata è priva di realtà. Viene detta una cosa vera denunciando la crisi di crescenza del Judo-kodokan, contemporanea agli impegni del signor Kano al Ministero dell'Istruzione, circostanza che ha affidato il judo a insegnanti impreparati.

Due decadi dopo, con la successiva presa di potere dei militari, l'impreparazione culturale avrebbero esaltato il judo-agonistico del Campionato del Giappone. Una storia che si ripete, e che non gioca a credito di quel grandissimo campione dei primordi che è stato il Diavolo (Jigoku) Yokoyama…

Questa impreparazione di Yokoyama nei confronti del kata può farci riflettere sui filmati d'epoca, dove compaiono nomi prestigiosi dei massimi livelli della gerarchia tecnica, spesso ad eseguire dimostrazioni limitate e mediocri.

 

Busen Milano