Kohaku-jihai di Febbraio 2010

Adj vs. Aise – Note di arbitraggio di C. Barioli

 

Considerazioni sull’arbitraggio:
-l’arbitro partecipa per arbitrare un combattimento di judo (prevenire gli incidenti,
conservare lo spirito del judo, giudicare il judoista migliore);
-per conservare lo spirito del judo una regola è ‘che sono vietate le tattiche’;
-kohaku-jihai in questo caso è una gara senza considerazioni di peso, in cui si possono disputare incontri successivi;
lo spirito del judo chiede di affrontare queste circostanze accettando di perdere senza ricorrere ad astuzie quando la prova supera le nostre capacità.

Vediamo pertanto la ripresa 1:

-il combattente più piccolo (AdJ) ha diritto a una posizione difensiva per opporsi all’avversario gigante (Aise),
difatti quest’ultimo è al suo 4° incontro e tarda ad attaccare, ma il piccolo mantiene l’iniziativa anche dall’atteggiamento
difensivo che ha adottato;
-tuttavia le lungaggini a fare la presa prospettano una tattica per far passare i 3’ stabiliti per l’incontro
(oppure un’abitudine contratta nel ju-sport) e vanno penalizzati dall’arbitro;
-il gigante, a un certo punto si slaccia ingiustificatamente la cintura per guadagnare una tregua (tattica, o abitudine) e va penalizzato.

Vediamo la ripresa 2:

-kohaku-jihai è una gara di judo-tradizionale disputata tra due squadre che mantengono un certo decoro;
ritengo necessario che i partecipanti possano coprirsi nella stagione fredda, ma è opportuno che tengano un comportamento decoroso anche fuori dallo shiai-jo (seduti in ordine, solo chi si prepara si leva a fare due movimenti di riscaldamento);
il tatami andrebbe previsto abbondante, con i combattenti inattivi, seduti ai lati, che compongono un tabellone vivente
perché il pubblico possa seguire lo sviluppo della gara;
-i d.t. (direttori tecnici) possono accorgersi delle eventuali pecche comportamentali anche da una posizione
che non è a bordo tatami e sarebbe opportuno che si mantenessero addirittura alle spalle delle rispettive squadre.

Vediamo la ripresa 3:

-c’è un tentativo di kata-guruma e non ho le idee chiare se l’attuale Regolamento di Competizione Internazionale di
ju-sport lo penalizza; per me è legale, non vorrei escludere kata-guruma e morote-gari dalla competizione di judo,
ma solo morigerarne l’impiego; d’altro canto la gara si svolge nelle condizioni del randori (‘ran’: libero; ‘dori’: presa
– il signor Kano ha regolamentato l’esercizio libero facendolo iniziare dopo la presa, per evitare l’eccesso di incidenti alle
dita che caratterizzavano le gare di jiu-jutsu);
-invece il signor Kano stimmatizzava (1935) la finta di attaccare (harai-goshi, uchi-mata, ashi-guruma… o-soto-gari)
senza contatto gettandosi per terra, nella speranza che l’avversario potesse inciampare e regalare un piccolo vantaggio
(chiamato kinza, o koka, comunque valutato nei gironi in cui deve necessariamente uscire un vincitore); quando la
mancanza di contatto è evidente propongo l’immediato intervento penalizzante, nel dubbio alla seconda ripetizione.

Vediamo il contestato 4:

-Consideriamo scorretta questa maniera di eseguire ushiro-jime;
-essa è insegnata da un combattente famoso, Katsuhiko Kashiwazaki, che però non è tenuto ad osservare
rei-no-kokoro nei confronti dell’avversario (vedi filmato);
-anche se Kashiwazaki ha probabilmente la capacità di non ferire la schiena facendo ‘barchetta’ e le cervicali
facendo arrendere l’avversario con una torsione all’indietro delle cervicali, non possiamo permetterci
di approvare questo strangolamento intervenendo eventualmente a sanzionare solo dopo l’incidente (‘prevenire gli incidenti’);

per hadaka-jime riportiamo la tecnica classica di Tsunetane Oda, in cui il collo viene per così dire ‘ghigliottinato’ nel triangolo composto da avambraccio, braccio e testa, con la testa che controlla, l’avambraccio che tira indietro e la spalla che spinge; assolutamente senza che vi sia flessione nel collo (vedi le foto di Oda).

Oda Tsunetane: Hadaka-Jime

forma cosiddetta ‘antica':

 

Donne. Il judo delle donne è stato senz’altro spettacolare, forse sono quelle che hanno meno assorbito le prassi
del ju-sport (Kano Jigoro: “Quando volete vedere il vero judo, recatevi nella sezione femminile…”).

Vediamo la ripresa 5:

Ci chiediamo se viene rispettata la lotta al suolo (l’arbitro interrompe il combattimento al suolo quando l’azione è senza sviluppo).

Vediamo la ripresa 6:

la combattente dell’Aise (maglietta celeste) esce dal confine (continua a farlo anche nei successivi filmati). Non riteniamo che sia una tattica voluta, ma un’abitudine. Quando è così evidente, alla seconda uscita va penalizzata, segnalandole la correttezza.

Ippon magistrale.

Al di fuori dai commenti di arbitraggio mi permetto di segnalare l’ippon di Martina, maturato dalla corretta posizione e sfruttando l’opportunità offerta dall’avanzare dell’avversaria più pesante.


Busen Milano