Rapporti tra Cina e Giappone

(La Repubblica 13/12/2004) In un documento ufficiale il Giappone indica esplicitamente una "minaccia cinese" contro cui attrezzare la difesa e con il consenso di Washington decide per il riarmo.
In un documento Tokyo afferma che: "La Cina ha un grande impatto sulla sicurezza del Giappone, sta accelerando il rafforzamento delle sue attività nucleari e missilistiche, modernizza la sua flotta e la sua aviazione espande il raggio d'intervento delle sue risorse navali. Dobbiamo vigilare su queste mosse."

(La Repubblica 31/03/2005) Protesta da parte dei cinesi, con raccolta di firme per una petizione, che impedisca che il Giappone diventi membro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
La scintilla iniziale si è prodotta non appena al Palazzo di Vetro di New York, è stato presentato il progetto, che può spianare la strada al Giappone verso il Consiglio di Sicurezza.
La petizione in Cina sta raccogliendo adesioni spontanee di massa.

(La Repubblica 31/03/2005) Continuano i cortei anti-giapponesi arriva anche una protesta dura da parte del governo di Tokyo che parla di un problema serio nelle relazioni tra il Giappone e la Cina.
La tensione è aggravata dalla richiesta di un seggio al consiglio di sicurezza dell'ONU, e da un manuale di storia revisionista, la nuova destra nipponica da anni è impegnata, attraverso l'Associazione dei Manuali di Storia, a correggere diversi testi scolastici sull'imperialismo nipponico degli anni Trenta.

(La Repubblica 12/09/2005) In Giappone viene rieletto Koizumi, la linea di quest'ultimo in politica estera è incentrata in stretti rapporti con gli Stati Uniti, e con il loro appoggio si avvicina ad un nuovo riarmo in funzione non solo difensiva. Il nemico principale resta la Cina, con cui i rapporti sono al livello più basso dal 1972.
Il piano è di contenere al massimo questo paese in continua crescita, seguendo la strategia americana.
Il leader dei democratici, principale forza d'opposizione, Katsuya Odaka, ha tentato inutilmente di opporsi ai disegni politici del leader Koizumi, criticando la partecipazione giapponese all'intervento americano in Iraq e ha anche ricordato, criticandole, le visite di Koizumi al tempio Yasukuni, dove sono onorati i milioni di giapponesi morti nell'ultimo conflitto mondiale, ma oltre a questi sono presenti in questo tempio quattordici criminali di guerra tra cui il primo ministro Hideki Tojo, gesti che hanno contribuito a deteriorare i rapporti con la Cina e la Corea del Nord.
Koizumi personifica un nuovo Giappone che ritiene di poter chiudere la parentesi postbellica.
Il nazionalismo torna ad avere diritto di cittadinanza, di pari passo con i manuali di storia revisionisti che attenuano le responsabilità nipponiche nella seconda guerra mondiale.

Da questi articoli si può notare come i rapporti fra Cina e Giappone siano tesi, accanto a problemi di tipo economico e politico, si fa più volte riferimento a avvenimenti storici, che non essendo stati ancora chiariti, impediscono una possibile riconciliazione da parte delle due Nazioni.
Analizzando la storia di questi due Paesi sono venuti alla luce elementi su cui si può riflettere.
Iris Chang è una giovane scrittrice americana, figlia di genitori cinesi che hanno trovato rifugio negli Stati Uniti.
Sollecitata dai racconti familiari e da gruppi di solidarietà che si costituirono fra i cinesi d'America dopo un più recente massacro (quello di Piazza Tian'anmen nel giugno del 1989), Iris Chang decise di ricostruire e raccontare Lo stupro di Nanchino, ai fini di portare alla luce alcuni elementi oscuri avvenuti durante la Seconda guerra Mondiale, da parte del Giappone a danno della Cina.
Nel luglio del 1937, scrive Iris nel suo libro, le truppe giapponesi s'impadroniscono di Pechino e Tianjin.
Qualche settimana dopo sbarcarono a Shanghai, conquistarono la città, cominciarono ad avanzare lungo il fiume Yangtze e bloccarono con la loro flotta la costa della Cina meridionale.
I cinesi nazionalisti e comunisti resistettero, ma non poterono impedire l'avanzata delle truppe giapponesi. La Società delle Nazioni e gli Stati Uniti condannarono il governo di Tokyo, ma le loro proteste non ebbero alcun effetto.
Il 13 dicembre i giapponesi occuparono Nanchino, capitale della Repubblica, ci fu uno dei più brutali massacri della storia della guerra, l'esercito Giapponese penetrò nella città di Nanchino e nel giro di poche settimane non solo la distrusse e bruciò ma torturò, violentò e uccise migliaia persone.
Qualche anno dopo il Tribunale militare internazionale calcolò che i civili massacrati a Nanchino, tra la fine del 1937 e gli inizi del 1938, furono più di 260.000. Secondo altri calcoli i morti furono circa 350.000 e le donne violentate tra 20.000 e 80.000. Il tribunale di Tokyo affermò che furono uccise nel massacro più di 140.000 persone. Gli storici cinesi invece sostengono che i morti siano stati 300.000 solo a Nanchino.
Buona parte della documentazione raccolta da Iris Chang è tratta dal diario di un uomo d'affari tedesco e nazionalsocialista, John Rabe, che salvò dalla morte, nella zona internazionale, alcune centinaia di migliaia di persone.

Dal novembre 2002 all'ottobre 2004 sono uscite 88 puntate, di un romanzo storico a fumetti Kuni-ga-moeru di Hiroshi Motomiya sulla rivista Young Jump, pubblicata dalla casa editrice Shueisha.
Attraverso il protagonista di questa storia l'autore racconta la storia del novecento ambientata in Cina, Manciuria e Giappone.
La puntata sull'entrata delle truppe giapponesi a Nanchino e sulle atrocità commesse dai soldati, corredata da 18 note biografiche che sottolineano il carattere storico del contenuto del fumetto, è stata al centro di un'aspra contestazione organizzata dai gruppi di estrema destra giapponesi, l'autore è accusato di aver falsificato la storia.
Il 22 ottobre 2004 i nazionalisti giapponesi ottengono la sospensione della pubblicazione di questo fumetto.
Il 12/11/2004 il giornale Japan Times pubblica un articolo, nel quale informa che la casa editrice Shueisha cancellerà o modificherà parti del racconto riguardante il massacro di Nanchino.

Lo stesso giorno il Japan Times annuncia che Iris Chang, l'autrice del libro "Lo stupro di Nanchino", è morta.
Il suo agente ha affermato che Chang si è levata la vita dopo aver lottato per molti mesi contro la depressione.
Una volta Chang disse "Questo è un libro che dovevo scrivere, l'ho scritto per un senso di rabbia: non mi interessa ricavarne nemmeno un centesimo. Era importante per me che il mondo sapesse quel che accadde a Nanchino nel 1937".