Essere Navajo a Gallup: dalla politica dell'educazione allo slang metropolitano

 

 Roberta Nicolò

 

 

 

 

         “Ovest, la California è troppo lontana,

         una volta sono stato in California, mi persi

         a Los Angeles, mi fermai a riposare a Fresno,

         fui imprigionato ad Okland, mi spararono a Barstow,

         e ritornai a casa,

         Gallup, capitale indiana del mondo, merda,

         il caldo è impossibile, i poliziotti portano caschi anti-rivolta

         pistole calibro 38, e , sciocchi, è meglio non mettersi nei pasticci

         ed è meglio non essere Indiani, sebbene sia modesta la cauzione,

         Cerimoniale Indiano, Agosto 7/10, i commercianti portano le

         cassette dei contanti sale da bar dove ci sono buttafuori

         spregevoli che sono vestiti di bianco e portano cappelli bianchi.

         Ovest, a volte sento il desiderio di continuare.

         Ovest, verso il sole di sera”

 

         Tratto da: Simon Ortiz, “West: Grants to Gallup, New Mexico”[1].

                                                                                    

 

Premessa.

 

 

Questo lavoro è il risultato parziale di una ricerca tuttora in corso, svolta sotto la guida di Massimo Squillacciotti e di Luciano Giannelli. I dati e le ipotesi provengono da una ricerca sul territorio navajo che ho condotto tra novembre e dicembre 1999[2].

Non si tratta di uno studio puramente linguistico, bensì di un'analisi che mira ad evidenziare i rapporti esistenti tra fenomeni linguistici e contesti socio-culturali, onde mettere in risalto, una volta di più, la stretta interconnessione tra lingua, cultura e società. Come scrive Hymes:

 

proprio come elementi e relazioni pertinenti alla fonologia appaiono parzialmente in una nuova luce quando li si vede dal punto di vista dell'organizzazione grammaticale, e proprio come elementi e relazioni pertinenti alla grammatica appaiono in una nuova luce quando li si considera dal punto di vista dell'organizzazione semantica, così pure elementi e relazioni del codice linguistico nel suo complesso appariranno parzialmente in una nuova luce, se considerati dal punto di vista dell'organizzazione degli elementi e relazioni dell'atto linguistico e dell'evento linguistico, essi stessi parte di un sistema di atti ed eventi comunicativi caratteristici di un gruppo (Hymes 1980: 4).

 

 

Attraverso una ricostruzione storica della politica governativa dell'educazione navajo, si può meglio capire la situazione attuale della lingua, della scuola e della società a Gallup; in modo particolare risalta un fenomeno giovanile come quello delle gang, ormai ampiamente diffuse sia a Gallup che nel territorio della riserva, e che vede i giovani navajo protagonisti non casuali di storie di degrado, droga e violenza.

Verranno dunque prese come esempio interazioni linguistiche di gruppi ristretti quali sono le bande metropolitane, così che il legame tra contesto del gruppo e lingua risulti chiaro. Al centro di questo scritto saranno i contesti in cui i parlanti interagiscono e le ricostruzioni storico-sociali che servono alla comprensione del fenomeno.

 

 

1. Situazione economica e sociale.

 

Gallup è una cittadina situata nella regione nord occidentale dello stato del New Mexico, è capoluogo della Contea McKinley e si trova ad una trentina di km da Window Rock, capitale della Navajo Nation. Conta 22000 abitanti, di cui il 75% sono nativi (70% navajo, 5% altri gruppi indiani). A Gallup oltre alla popolazione nativa risiede una percentuale d'immigrati ispanici pari al 15% ed una di anglo[3] pari al 10%.

Il potere economico è totalmente nelle mani della minoranza "bianca"; il commercio e qualsiasi altra attività per la quale occorra una qualifica e che sia particolarmente remunerativa, sono destinate ad anglo o ispanici. Generalmente, alla popolazione nativa è lasciato un impiego dipendente ed in molti casi sottopagato[4]..  Come afferma Robert Roessel:

 

Ogni anno i migliori studenti navajo usciti dalle boarding schools, sono premiati con una borsa di studio per il College dalla tribù, e tutti gli anni il 90% di loro lascia gli studi appena intrapresi. Ritornano smarriti in una riserva dove la maggior parte delle attività lavorative sono svolte dagli anglo messi lì dal governo federale, e non resta loro altro da fare se non aggirarsi ubriachi per le strade di Gallup (citato in Locke 1989: 460-461).

 

Il reddito medio della Contea McKinley é tra i più bassi di tutto lo Stato e va inoltre detto che il New Mexico è tra gli stati più poveri dell'Unione. È interessante sapere che nonostante il così basso reddito medio, Gallup sembra essere una città con molti ricchi[5], fatto che ci può mettere di fronte alla reale condizione d'indigenza della gran parte della popolazione, che vive effettivamente in uno stato di profonda povertà.

Sarebbe utile avere una visione diacronica della politica sociale ed economica statunitense per meglio comprendere il destino delle popolazioni indigene. Nella formazione di quella che Carroll e Noble chiamano "giovane America" (verso la metà del XIX secolo), l'organizzazione dello spazio e del tempo ha assunto un ruolo fondamentale e l'idea di ordine legato a governo e religione è diventata la base della società americana, connotando ogni forma di diversità come simbolo di disordine e impurità (cfr. Carroll e Noble 1981: 169-195). Su queste basi si è edificata l'odierna società americana che ancora oggi tende a non riconoscere le popolazioni indigene come eguali, precludendo loro in molti casi l'accesso a ruoli sociali prestigiosi e a risorse economiche vantaggiose.

A seguito di una ricerca condotta dal Bureau of Indian Affairs (BIA) del 1966 sulla situazione economica delle popolazioni indiane, il Comitato Interno del Senato ha dichiarato:

 

Gli indiani restano gli ultimi sulla scala economica, sono quelli con il maggior tasso di disoccupazione e soffrono di una povertà che si può definire cronica (McClenaghan 1982: 604).

 

Sempre a proposito della povertà e dell’influenza delle città “bianche” ai confini della riserva, Floyd  Pollock scrive:

 

Hanno poche difese sociali contro i vizi che si vedono in alcune delle città poste ai confini della riserva; di conseguenza essi cadono facilmente vittime dei demoni della civilizzazione dei bianchi. […] Questo significa che la forza dei navajo è stata enormemente ridotta e che essi soffrono il morso della povertà (Pollock 1984: 43-44).

 

Storicamente stazione di posta per le carovane che dalla costa atlantica si muovevano verso l’Ovest, la cittadina fondata ufficialmente nel 1881, ha iniziato a svilupparsi solo con l'arrivo della ferrovia e degli operai impiegati nella sua costruzione. Poco più tardi, sono stati scoperti nell'area alcuni giacimenti di carbone[6], che richiamarono nella zona numerosi minatori. Fin dalla nascita della città oltre che nelle attività che ruotavano attorno a ferrovia e miniere, i cittadini di Gallup s'impegnarono nel commercio di manufatti indiani (cfr. Locke 1989: 130-132), ed ancora oggi si trovano moltissimi negozi di articoli indigeni, in particolar modo di ceramiche, cesti e monili navajo, ma non solo[7]; anche in quest'attività i nativi hanno accesso a ruoli poco vantaggiosi. Gli anglo sono proprietari dei numerosi negozi, ed a loro è destinato gran parte del ricavato del commercio.

Gallup estende la sua influenza su un'ampia area, è un centro che offre posti di lavoro di vitale importanza anche per chi vive all'interno della riserva, dove non vi sono molte possibilità d'impiego. Questa situazione dà origine ad un fenomeno di pendolarismo tra la zona sud-orientale della Navajo Nation e l'area cittadina.

 

 

2. La politica educativa del governo federale per i Navajo.

 

Nel 1868, il governo degli Stati Uniti costituisce la riserva navajo. Nel trattato di costituzione troviamo un articolo che riguarda l'istruzione e che decreta la necessità di fornire una preparazione scolastica ai bambini indiani d'età compresa tra 6 e 16 anni. Inoltre è prevista la costruzione di un edificio ogni 30 bambini e l'assegnazione, per tutte le nuove scuole, di un insegnante in grado di provvedere all'educazione di livello elementare.

Nel 1887, un decennio dopo il primo decreto sull'istruzione, si assiste all'inizio di un processo che determina tutt'oggi la rapida perdita della lingua e della cultura navajo: la creazione delle boarding schools (collegi, internati) e l'obbligo di frequentarle. Queste scuole si trovavano al di fuori dei confini territoriali navajo e per lo più sorgevano in città molto distanti quali Albuquerqe, Phoenix, Ft. Lewis, ecc.

Tra il 1900 ed il 1925 furono costruite 9 boarding schools e 2 scuole diurne nella riserva, nel 1928 il 35% dei bambini navajo frequentava una di queste scuole[8].

Con il "Rapporto Meriam" del 1926 appare chiaro che la politica educativa necessita di un cambiamento e che le boarding schools debbono lasciare il posto alle day schools.. Il rapporto Meriam fu reso pubblico a seguito di una serie di ricerche condotte in molte boarding schools, dalle quali emersero chiaramente le pessime condizioni in cui venivano educati i bambini indiani:

 

Furono scoperti bambini di undici o dodici anni impiegati, per quattro ore il giorno, in lavori industriali più o meno pesanti. Nella maggior parte delle scuole i ragazzi studiavano per quattro ore al massimo, il resto della giornata era dedicato a varie attività, dal lavoro nei campi alle faccende domestiche. Divenne chiaro che gli indiani preferivano rimanere tali, e che separare i bambini dalla propria famiglia per tentare un'assimilazione era un errore madornale (Locke 1989: 436-438).

 

Ma è solo nel 1934, con quasi dieci anni di ritardo, che il BIA decide di aprire 50 nuove day schools.. Le scuole diurne permettevano ai bambini di rimanere vicini alle famiglie, frequentando la scuola esclusivamente durante il giorno; non ottennero però il successo sperato, probabilmente a causa dei programmi, considerati innovativi dal governo ma insufficienti dai navajo (cfr. Pollock 1984: 134), ed anche per la carenza di strade praticabili che permettessero ai bambini di raggiungere l'edificio scolastico più vicino alla loro abitazione.

 

Alla fine degli anni trenta, nella riserva c'erano pochissime strade di ghiaia ed il programma per la costruzione di strade, con l'avvento della seconda guerra mondiale, venne accantonato. Le scuole diurne restarono così, per la maggior parte dei bambini, difficilmente raggiungibili (Locke 1989: 448).

 

Le boarding schools erano invece lontane, e costringevano i bambini ad abitare in dormitori e a non rivedere i familiari per alcuni anni.

Il Navajo-Hopi Reabilitation Act del 1950 sancisce che tutti i bambini in età scolastica devono frequentare una scuola; inoltre, per i ragazzi tra i 12 ed i 18 anni, che non abbiano mai frequentato o che siano in ritardo di tre o più anni rispetto al percorso scolastico obbligatorio[9], vengono istituite delle scuole con un programma speciale, chiamato The Special Navajo Educational Program, con sede allo Sherman Institute in California. Nel 1959, circa 7000 navajo frequentavano una scuola lontana dalla riserva ed altri 8596 giovani si trovavano nelle boarding schools ai confini del territorio indiano (cfr. Meador, Rossel e Stout 1961: 11-13).

In questi anni abbiamo scuole gestite dal BIA, scuole pubbliche e scuole delle missioni religiose, ma nessuna di queste insegna la lingua navajo[10]; al contrario, lo scopo degli istituti è quello di alfabetizzare in inglese e nello stesso tempo di rieducare i navajo (cfr. Rieupeyrout 1997), sradicando la cultura indigena ed inculcando quella anglosassone. Sul perché di quest'operazione si potrebbe discutere a lungo, ma ciò che conta capire ora è che almeno fino alla seconda metà degli anni sessanta l'educazione delle popolazioni native era nelle mani del governo federale, il quale aveva interesse ad eliminare l'identità indigena anche attraverso l'acculturazione linguistica:

 

Gli sforzi per distruggere tutte le vestigia di cultura navajo passavano attraverso la brutalizzazione e l'umiliazione dei giovani nelle boarding schools.. I bambini erano allontanati dalle proprie case per quattro a volte otto anni, e spesso erano loro negate anche le visite alla famiglia. Veniva fatto di tutto per insegnare loro ad essere bianchi (Locke 1989: 417).

 

Il primo passo per la rieducazione era insegnare ai bambini a leggere, scrivere e parlare inglese (cfr. Officer 1964, Young 1967, König s.d), vietando l'uso del navajo nelle scuole, così che per i giovani delle boarding schools voleva dire divieto di parlare navajo anche durante le attività ricreative e nei dormitori:

 

Non gli era permesso parlare la propria lingua, ed erano in realtà forzati a dimenticarla completamente. I loro nomi venivano cambiati con Charlie, Joe, Linda o qualche altro nome di origine europea (Locke 1989: 417).

 

Dopo la seconda guerra mondiale, l'afflusso dei giovani navajo a scuola aumentò rapidamente e si può calcolare che dai primi anni cinquanta in poi, la perdita dell'uso della lingua navajo iniziò a manifestarsi sempre più chiaramente. Nel 1939 il numero dei bambini che frequentavano una scuola era di 6375 mentre nel 1952 era di 13’480. L'incremento della frequenza è notevole e per quel che riguarda le boarding schools fuori dal territorio della riserva, si passa da 648 studenti a 4’709 (cfr. Kluckhon e Leighton 1974: 147). I ragazzi nelle boarding schools non avevano alcun contatto con la loro lingua materna e con il passare del tempo il navajo veniva usato sempre meno .

Nel 1966 sull'esperienza di Rough Rock[11] e sotto l'influsso del Tribal Education Committee, si arrivò ad una politica d'autodeterminazione dei programmi scolastici, fu creato il Navajo Community College e contemporaneamente fu elaborato un programma di formazione per assistenti bilingui nelle classi elementari. La figura dell'assistente bilingue è quella di un mediatore tra il bambino, che parla navajo, e l'insegnante anglofono, che continua ad essere "bianco". Lo scopo è facilitare ai giovani navajo l'apprendimento della nuova lingua, e non quello di dare loro un insegnamento in lingua materna.

Al fine di comprendere meglio l’attuale situazione dell’insegnamento del navajo nelle scuole e del valore che ne viene trasmesso, possiamo osservare le percentuali presentate nella tabella che segue.

 

Nella Tabella I sono indicate le percentuali di studenti per ogni scuola secondo le principali divisioni etniche nell'anno scolastico 1998-1999. Il dato che risalta è quello relativo alla presenza indigena nelle varie scuole, che risulta essere nettamente superiore rispetto ai restanti gruppi. 

 

                                               Indian    Hispanic                Anglo     Black      Tot         

Stagecoach (EL.)                     72%         19%         7%           1%           576

Washington (EL.)                   73%         24%         2%           1%           454

Roosvelt  (EL).                       44%         28%         24%         2%           246

Rocky View (EL.)                   70%         13%         4%           14%         365

Red Rock (EL).                       36%         23%         36%         2%           354

Lincoln (EL).                          69%         7%           4%           0%           290

Jefferson  (EL).                       60%         23%         14%         0%           268

Juan De Onate (EL.)                               65%         30%         5%           1%           399

Indian Hils (EL.)                     63%         17%         15%         1%           369

Gallup (MID)                          63%         21%         14%         1%           738

Kennedy (MID)                      73%         16%         9%           1%           56

Gallup JR. (HIGH)                   69%         19%         11%         1%           1354

Gallup (HIGH)                         64%         19%         15%         1%           1585

Totale                                     66%         21%         12%         1%           14261

 

Tab.I Composizione etnica nelle scuole a Gallup[12]

 

Di fatto, oggi a Gallup non ci sono scuole bilingui; delle 18 scuole presenti in città nessuna offre un adeguato insegnamento della lingua navajo, nonostante che la percentuale degli studenti indigeni sia pari all’85%.

Lo Stato del New Mexico prevede per le elementari l'alfabetizzazione in inglese, poiché‚ nessuna delle nove scuole elementari della città offre un programma bilingue e neppure si avvale della collaborazione di un assistente mediatore.

Lavorando con una classe di 5° grado[13] della Stegecoach Elementary, ho cercato di capire cosa intendono i bambini quando si parla di lingua. Su 18 bambini presenti in aula, solo cinque hanno dichiarato di essere di madre lingua navajo, sette la considerano come seconda lingua, preferendo come lingua materna l'inglese. Degli allievi della classe l'82% è navajo; sempre l’82% di questi ultimi afferma di parlare navajo in famiglia. Peraltro, l'uso che viene fatto del navajo nelle famiglie non è un uso esteso della lingua, ma nella maggior parte dei casi il navajo viene usato per comunicazioni brevi e di argomento non importante; un esempio che mi è stato proposto da un'informatrice è questo: “Con mia madre parlo navajo, quando si lavano i piatti per esempio e le dico di passarmi le posate o di asciugarli lei, ma se si deve discutere di un fatto importante lo si fa in inglese così siamo sicuri di capirci!”. La gente non è quindi più in grado, nella maggior parte dei casi, di fare un ampio uso della propria lingua. In effetti, il 67% dei bambini navajo della nostra classe d'indagine, dichiara di non usare mai quella che dovrebbe essere la propria lingua materna al di fuori dell'ambito familiare[14].

L'intera classe, durante una discussione comune sul significato del termine lingua, ha espresso l'opinione che questa sia uno strumento fondamentale per comunicare, e che la conoscenza di lingue diverse serva non solo a comunicare con persone altre da noi, ma anche a comprenderne la cultura. Interrogati su quali fossero le lingue importanti, hanno dato la seguente scala di valori: inglese, spagnolo, francese. Il navajo secondo gran parte dei bambini serve solo per parlare con i nonni nella riserva, ma spesso neppure per quello. Il valore della lingua navajo già a partire dalle scuole elementari è poco considerato se non addirittura ricusato, i bambini si vergognano delle poche parole che conoscono e non le usano neppure su espressa richiesta dell'insegnante.

Allo stesso modo, nelle scuole medie e nei due licei di Gallup, non è previsto nessun corso di lingua o storia navajo ad eccezione della Gallup Jr. High School dove è attivo un corso chiamato Native American Studies, e alla Gallup High school dove esiste invece un corso  Navajo Language; i due insegnamenti non sono assolutamente sufficienti a garantire a tutti gli studenti un numero di ore settimanali adeguato allo sviluppo del programma previsto. È importante notare che nei due licei sopracitati, sono attivi complessivamente sei corsi di lingua spagnola, garantendo così a tutti gli studenti ispanici la possibilità di  frequentare le lezioni[15].

Il corpo docente, dalle elementari al liceo, è quasi esclusivamente bianco[16], molti insegnanti provengono da altri Stati, in particolare dall’Ohio, dall’Oregon e dal Texas. La maggior parte di essi non è minimamente preparata ad affrontare l'insegnamento in classi dove la composizione etnica è quella presentata nella Tabella I; la formazione dei docenti non prevede nessuna preparazione alla mediazione culturale, e molti di loro hanno scelto di insegnare qui solo perché‚ la mancanza di docenti nella parte nord occidentale del New Mexico richiama chiunque sia disoccupato altrove. Subiscono quello che essi stessi chiamano “shock culturale” e non riescono ad accettare un ambiente tanto diverso da quello al quale erano abituati. Al punto 1, ho accennato ai gravi disagi socioeconomici di Gallup e per questi forestieri ‘l'entourage’ è tutt'altro che stimolante; ne risulta un insegnamento sterile, che non considera minimamente il retroterra linguistico, sociale e culturale degli studenti e che tenta di annullare l'alterità, dapprima negandola poi emarginandola.

Per gli allievi delle scuole elementari la difficoltà d'apprendimento dell'inglese è certamente un primo fattore discriminante. In effetti, sono per lo più i bambini navajo ad avere problemi d'apprendimento[17] poiché‚ la non perfetta padronanza della lingua Inglese li pone fin da subito in una situazione di forte disagio. Questi bambini arrivano all'asilo senza una buona conoscenza di nessuna lingua, non sanno che poche parole di navajo ed il loro inglese è carente e sgrammaticato[18], in queste condizioni l'apprendimento diventa per loro estremamente difficile.

Chi viene a Gallup per insegnare non resta mai più di qualche anno, ed il continuo ricambio del corpo docente non permette di portare avanti progetti di riqualificazione del sistema educativo a livello locale.

Riuscire a formare in loco un corpo docente, possibilmente indigeno, sarebbe utile; a questo proposito, un progetto della Contea chiamato Goals 2000 Pre-service Teacher Training Program, mira all'incremento di nuovi docenti, è un programma che si propone di formare persone che hanno già avuto esperienza nel settore, come assistenti educatori o supplenti, ma il risultato di questa iniziativa si vedrà solo tra qualche anno.

 

 

3. Gang, eredità di una politica distruttiva.

 

Alla luce di quanto è stato detto fino ad ora, possiamo introdurre un elemento fondamentale dell'odierna realtà navajo: lo sviluppo del fenomeno delle bande metropolitane in aree poco o per niente urbanizzate.

Le gang che si spartiscono la città sono composte da ragazzi d'età compresa tra i 14 ed i 25 anni circa e sono gruppi a composizione etnica mista, in maggioranza navajo e ispanici. Ogni banda controlla una porzione del territorio cittadino: south-west, south-est, north-west, dowtown ecc., nella quale si ritrovano per fare scorribande o semplicemente per stare insieme.

Tutti i membri delle gang portano simboli esteriori della loro appartenenza al gruppo, che possono essere particolari tatuaggi, un tipo d'abbigliamento o semplicemente un certo berretto. Sono aggregati misti, bande multietniche, non predicano nessuna politica di separazione; questa è una variante locale del fenomeno che nelle metropoli americane è estremamente diffuso, ma che contrariamente a quanto accade a Gallup si fonda proprio sulle divisioni etniche: bande afro, ispano, giamaicane, cinesi ecc.

Nelle scuole, ogni riferimento all'appartenenza ad uno di questi gruppi, è severamente vietato; ai ragazzi non è permesso portare i simboli della gang o usare lo slang, ma i giovani anche qui sanno bene chi è un fratello e chi non lo è. Il divieto non cancella le dinamiche nate tra i ragazzi delle bande, le rende semplicemente mute.

I giovani che aderiscono alle gang hanno in comune condizioni sociali e familiari che li spingono a ricercare il ‘branco’, la droga, la violenza. Per capire meglio chi sono e come funzionano questi gruppi, è necessario mettere in rilievo quali sono le due principali etnie che le compongono: navajo ed ispanici.

I giovani navajo sono generalmente più numerosi ed hanno alle spalle molti anni di sradicamento culturale, iniziato con la politica delle boarding schools.. Il fenomeno ha avuto la massima influenza negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, privando intere generazioni di lingua e cultura:

 

Tutto quello che era indiano era proibito, ma in ogni caso non era loro permesso neppure dimenticare che essi erano indiani. Gli è stato insegnato a vergognarsi della propria razza, ed anche se vestiti e pettinati dai missionari come i bianchi, sapevano di essere comunque indiani (Locke 1989: 417).

 

Il vuoto culturale creato dalle boarding schools influisce non poco sui modelli familiari dei giovani d'oggi; infatti, non solo i ragazzi erano obbligati ad abbandonare lingua e tradizione, ma dovendo vivere in dormitori lontani dalle famiglie, non avevano alcun modo di sperimentare il modello di struttura familiare tradizionale (cfr. White 1983: 236-239) ed allo stesso tempo non era accessibile neppure quello della nuova cultura egemone (modello di famiglia nucleare o allargata, bilaterale). I navajo crescevano in gruppo, abituati a mangiare, dormire, studiare, lavorare tutti insieme, tutti più o meno della stessa età, senza una figura adulta che li guidasse[19]; il gruppo equivaleva per questi giovani alla famiglia.

I genitori ed i nonni d'oggi, sono i bambini delle ‘case-scuola’ di ieri, non hanno altra immagine che quella di un'educazione sviluppata completamente a scuola e non riescono a dare ai loro figli una qualsivoglia struttura familiare. Delegano alla scuola il compito di accudire ed istruire alla vita i ragazzi, ma come per loro in passato, anche oggi gli insegnanti non sono in grado di fornire nient'altro che nozioni: nessuna guida, nessun'identità e troppo spesso senso d'inferiorità.

La maggior parte dei genitori non sanno parlare navajo ed anche il loro inglese presenta lacune; sono completamente sradicati dalla tradizione e non possono dare ai propri figli un'identità forte:

 

Per anni le scuole bianche, come le chiamano gli Indiani hanno insegnato ad eliminare ogni segno di indianità a questi ultimi, facendo credere ai giovani che le hogan [casa tradizionale] fossero sporche ed i loro genitori ignoranti. Il risultato è un gruppo di giovani Indiani sbiaditi, che sono miserabili nella Riserva, ma che si sanno raramente adattare alle grandi città. Non sono né‚ Anglo né‚ Indiani, ma solo pieni di odio per se stessi (Locke 1989: 460).

 

Quelli descritti da Locke sono i nonni ed i genitori dei ragazzi di cui ci stiamo occupando; non necessariamente sono emarginati o alcolizzati, ma la perdita della lingua unita alle condizioni economiche difficili spinge i giovani, nella maggior parte dei casi, a cercare un modello altro da quello parentale: le gang delle grandi città sono per questi ragazzi l'esempio da imitare.

La generazione di cui ci stiamo occupando è quella designata con F5 nel modello genealogico della Fig.I; secondo quanto abbiamo visto, le due generazioni precedenti F4 e F3 sono quelle conosciute come lost generations, e cioè quelle cresciute nelle boarding schools, quelle che hanno subito più di ogni altra lo sradicamento culturale.

Come abbiamo già segnalato, la frequenza a scuola aumentò considerevolmente a partire dalla seconda metà degli anni quaranta; le prime due generazioni F1 e F2 mantenevano quindi una buona conoscenza della lingua  navajo, mentre la F3 ebbe l'opportunità di riacquistare parte delle conoscenze linguistiche dalle generazioni precedenti.

Fig.I. Modello genealogico.

Si può stimare che il passaggio da F2 a F3 sia costato molto in termini linguistici ed il salto da F3 a F4 abbia determinato un ulteriore perdita nell'ambito del repertorio (cfr. Cardona1976: 181-182). La generazione F5 non usufruisce della possibilità di reimparare la propria lingua, poiché‚ le due generazioni antecedenti non sono in grado di allargarne le conoscenze. Il vuoto creato dalla lost generation influisce sui giovani contemporanei più che in passato, venuta meno la possibilità di avvalersi del ‘recupero’ della lingua e della tradizione. I ragazzi sono una volta di più smarriti e proiettati verso la ricerca di altri modelli

I giovani si vergognano d'essere navajo[20], tentano in ogni modo di mimetizzarsi ed il primo segno evidente da eliminare è la lingua. Chi è figlio di matrimoni misti, navajo-ispano[21], sceglie lo spagnolo come lingua alternativa all'inglese e spesso si dichiara d'etnia ispanica.

Per i membri delle gang la lingua diventa uno strumento di forte identità comune; lo slang della banda non solo li identifica come gruppo, ma permette loro di affermare un'identità nuova, li rende parte di un mondo più ampio di quello della realtà in cui vivono. I  loro slang sono, infatti, copie di quelli delle bande afro ed ispaniche della California, senza variazioni che introducano parole navajo. Evidentemente per estirpare completamente le radici indigene, bisogna ancora una volta eliminare la lingua dalla vita quotidiana; mentre genitori e nonni subivano un'imposizione, i giovani d'oggi sembrerebbero scegliere di abbandonare il navajo.

Chi è in grado di capire e parlare un po' di navajo, evita accuratamente di farne uso e solo in situazioni molto particolari può capitare di sentire i giovani parlare la loro lingua; di solito accade a scuola per escludere l'insegnante dalla conversazione che lo vede oggetto di commenti poco educati, o per escludere chiunque non sia in grado di capirlo, da un dialogo segreto. Si tratta sempre di poche parole e mai di vere e proprie conversazioni. Un altro ambito in cui pare riemergere una sia pure scarsa conoscenza della lingua, è quello violento delle risse tra ubriachi[22], anche in questi casi si tratta per lo più d'insulti, parole aggressive e non di interazioni linguistiche complesse.

I membri ispanici, invece, sembrano molto meno disorientati dei confratelli navajo, hanno identità e lingua ben radicate e non a caso sono generalmente i leader delle bande. Numericamente inferiori, sono loro a guidare il gruppo ed anche se tutti condividono l'ambiente degradato in cui vivono, sono certamente avvantaggiati anche dalle autorità scolastiche, che come abbiamo visto forniscono molti corsi di lingua Spagnola[23]. Le famiglie ispaniche[24] conservano e tramandano la lingua; non hanno subito le pressioni sopportate dalle popolazioni indigene in materia d'educazione, ed il sentimento di ‘nostalgia’ verso la propria terra sembra contribuire al desiderio di conservare vivo il sapore delle radici. Non significa certo che i giovani Ispanici siano immuni dall'avanzata incalzante dell'inglese e della cultura statunitense, ma il processo per loro è più lento e meno devastante.

Navajo ed ispanici insieme fanno parte non solo di un medesimo gruppo, ma possono all'interno del contesto della gang essere considerati come una comunità linguistica; se per tale intendiamo una comunità per la quale tutti i membri abbiano in comune una varietà di lingua e le norme del suo uso appropriato, in questo caso particolare lo slang (cfr. Fishman 1972: 84-85). Secondo Varvaro il singolo parlante regola il suo comportamento linguistico in rapporto, da un lato, alle sue capacità reali, le quali derivano dalla rete di interazioni alla quale è esposto, e dall'altro, al modello ideale che gli è suggerito dal gruppo di riferimento ( cfr. Varvaro 1978: 36).

Vedremo ora come lo slang di questi gruppi di Gallup sia stato costruito su modelli di gerghi californiani, e come e perché‚ siano proprio questi particolari gerghi alla base del comportamento linguistico delle nuove bande del deserto.

 

 

4. Un modello prototipico californiano.

 

Non è un caso che le gang locali, si rifacciano per stile e slang alle bande delle città californiane, in modo particolare a quelle di Los Angeles; la California è infatti una delle mete favorite per chi lascia la riserva in cerca di lavoro. Inoltre lo Sherman Institut ospitò il Programma Speciale di Educazione Navajo (ripeto la dizione in inglese) e molti giovani furono mandati in California dove restarono per anni. Alcuni di loro non rientrarono, ma si fermarono nelle grandi città; anche il fenomeno del melting pot contribuì allo spostamento di masse di navajo dal deserto alla costa. La presenza di piccole comunità navajo in queste metropoli favorisce oggi la mobilità tra Navajo Nation e California, dove molte famiglie vivono per alcuni anni a contatto con le masse dei poveri e degli emarginati urbani; è di questo ambiente che le gang fanno parte, così che i giovani navajo imparano lo slang e lo importano nella riserva e nelle cittadine di confine in cui ritornano. Lo slang è un gergo, ovvero una varietà ristretta nell'uso e nei parlanti peculiare di un gruppo ben definito, e che ha una funzione sociale, serve alla comunicazione ma allo stesso tempo esclude chi è fuori dal gruppo e rinforza il senso di identificazione di chi è dentro. (cfr. Cardona 1976: 81-82)

Una volta importata a Gallup, la lingua subisce alcune modifiche, rimanendo isolata dall'evoluzione continua del modello d'origine, sono introdotte inflessioni dialettali locali o varianti del modello, ma mai termini in lingua indigena. L'unica fonte di rinnovamento proviene dalla televisione ed in particolare dalla musica rap[25], nonché‚ dai giovani di ritorno dalla costa, che importano novità linguistiche appena apprese.

Applicando la teoria dei prototipi, elaborata a partire dal 1973 da Eleanor Rosch, otteniamo un'interessante visione delle dinamiche d'evoluzione e d'importazione degli slang californiani nel mondo navajo. Secondo la Rosch i prototipi sono più facilmente memorizzabili, poiché‚ si acquisiscono nuove categorie a partire da elementi prototipici generalizzandoli attraverso la somiglianza degli oggetti o degli stimoli. Possiamo considerare lo slang ed i simboli usati dalle bande metropolitane della California come prototipi. Dei vari elementi che caratterizzano le gang, alcuni sono certamente più facili da individuare perché‚ immediati: il modo di vestire primo fra tutti, ma anche la gestualità, l'interazione verbale nei saluti, l'uso d'interiezioni particolari, nuove costruzioni sintattiche, l'inflessione, ecc.; sono questi elementi i prototipi memorizzati dai giovani navajo.

Il prototipo è un concetto fuzzy :

 

Quando ci forniamo un'immagine mentale di un prototipo, la nostra incapacità a visualizzare simultaneamente una collezione di oggetti ci costringe ad immaginare un singolo oggetto assommato, che può essere visto come un prototipo (Zadeh 1982 citato in Piasere 1998: 149).

 

Ogni prototipo (A) è quindi la somma degli elementi che gli appartengono:

 

A = (x Î A)

 

 

Ogni elemento sopra citato (interiazioni, inflessioni, gestualità ecc.) è, secondo questa logica, formato da molti altri elementi veicolati dall'immagine unica del prototipo, e potrebbe quindi essere analizzato a fondo in ogni suo elemento.

Una volta importati, i prototipi generano delle sottocategorie, inflessioni locali più o meno prossime al prototipo iniziale, a seconda di quanto tempo sia trascorso dal momento dell'importazione, in modo che

 

più un membro è vicino al prototipo più è  rappresentativo (Lakoff  1987 citato in Piasere 1998: 123).

 

Più ci si allontana dal momento dell'importazione, più il numero delle sottocategorie aumenta. Queste sottocategorie non sono formate tutte a partire dal caso centrale, ma sono in grado di generarsi a vicenda, senza seguire regole precise; è quindi possibile parlare di struttura radiale (Piasere 1998: 123). La formazione di sottocategorie avviene in modi diversi: oltre all'influsso temporale che allontana dal prototipo iniziale creando una serie di livelli intermedi tra il punto 1 (momento d'importazione) ed il punto 2 (distanza temporale arbitraria), abbiamo l'influenza di altri fattori. Dalla televisione arrivano nuovi influssi linguistici, in particolar modo dai programmi musicali e da alcuni canali con spettacoli di real TV, dove si sente molto parlare lo slang delle bande di grosse metropoli; inoltre, secondo Varvaro (1978) lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa favorisce l'integrazione simbolica, che si estende a gruppi sempre più ampi e numerosi, i quali finiscono col condividere, sia pure entro certi limiti, le stesse opinioni ed abitudini e tendono quindi a considerarsi facenti parte di uno stesso gruppo. In questo modo, è possibile che individui che non entrano mai in interazione reciproca, si sentano parte di una stessa comunità linguistica, si determini cioè‚ una rete virtuale anziché‚ una rete reale.  Una rete reale è peraltro costituita dalla mobilità continua tra entroterra e costa, che garantisce un contatto linguistico tra modello originario e varianti locali; entrambe le reti (virtuale e reale) generano sottocategorie sempre più numerose.

Non si può evidentemente sapere quale fosse con precisione il prototipo alla base del fenomeno, ma a livello teorico l'applicazione della logica fuzzy e della teoria dei prototipi aiutano a capire l'origine e l'evoluzione delle bande di Gallup e dei loro simboli d'appartenenza.

 

Lo status di prototipicità di un membro per una categoria viene dato non solo dalla frequenza di occorrimento, ma anche su un piano funzionale, dall'accettazione sociale della sua prototipicità (Turchetta 2000: 144).

 

Perciò, è evidente che la condivisione dell'uso di uno o più  elementi prototipici da parte dei membri di una banda ne configuri un riconoscimento a livello sociale sia interno che esterno. Il contesto in cui un prototipo si sviluppa non è irrilevante ma al contrario è qualche cosa di intrinseco al fenomeno:

 

Se fenomeni come gli stereotipi sociali concorrono a determinare gli effetti prototipici e quindi le estensioni radiali o non radiali, significa che il contesto, l'esperienza, non è qualcosa in più, ma qualche cosa di interno ai modelli (Piasere 1998: 124).

 

L'aspetto contestuale e gli stereotipi sociali vanno considerati non solo per i prototipi d'importazione ma anche per tutte le varianti locali. Devono quindi essere osservati sia i contesti urbani delle grandi metropoli californiane che i contesti, urbani e non, dell'area di indagine.

 

La decontestualizzazione totale del dato dal suo uso sociale impedisce la verifica del grado di accettabilità e di frequenza d'uso. In tal modo l'analista è portato ad attribuire lo stesso peso funzionale a costruzioni sintattiche e scelte lessicali che hanno invece caratteristiche distribuzionali notevolmente diverse (Turchetta 2000: 148).

 

Nei precedenti paragrafi, si è delineata chiaramente la necessità da parte dei giovani navajo di trovare elementi che da un lato li identifichino nel loro contesto sociale e dall'altro li rendano irriconoscibili a livello più ampio; ossia rendano possibile una ‘mimesi culturale’ che permetta loro di spogliarsi della natura indigena. L'elemento prototipico che vedremo ora è indubbiamente uno tra i più adatti per compiere questo tipo di operazione.

Il prototipo considerato riguarda la dinamica dei saluti, che va subito scomposta in due elementi principali, uno semantico ed uno prossemico. La forma più diffusa a Gallup è what's up?, che in italiano suona come cosa succede?, accompagnata da un gesto che può avere diverse forme, poiché‚ ogni banda ha generalmente un suo gesto specifico: uno schioccare di dita, un battere pugno su pugno ecc. Questa particolare forma di saluto verbale differisce notevolmente da quella classica inglese che ha diverse varianti (ad es. hi, good morning, good afternoon ecc.) a seconda del contesto. What's up? è nel contesto delle bande l'unica forma di saluto praticabile, e rimane invariata nei diversi momenti della giornata. Si tratta di una scelta semantica particolare che ha un obbiettivo più ampio del semplice salutare. Il modo in cui ci si saluta, infatti, ha lo scopo di palesare l'appartenenza al gruppo, sia per chi ne fa parte sia per chi ne è fuori. Questa forma sembrerebbe originarsi dallo spagnolo ¿que pasa? ed è stata importata a Gallup passando prima attraverso la ‘costruzione linguistica’ di bande ispaniche della California meridionale, che l'hanno anglicizzata.

La sua struttura permette a chi la usa di compiere un gesto contiguo al saluto, ovvero, ti sto salutando ma allo stesso tempo dichiaro a te e al mondo chi sono e chi siamo.

Oggi è spesso difficile determinare quali termini lessicali o strutture sintattiche facciano parte dello slang e quali siano invece parte del linguaggio giovanile, poiché‚ molti termini importati inizialmente dai membri delle bande si sono poi rapidamente diffusi tra i giovani, tanto da oltrepassare il confine dei gruppi[26]. Il contesto del saluto è quindi determinante per capirne il significato, ed il prototipo, come detto in precedenza, ha la particolarità di veicolare perfettamente la funzionalità della forma sviluppata; è infatti la California meridionale la culla in cui è nata la costante semantica what's up?, che è stata importata come prototipo a Gallup, dove ha subito dei cambiamenti nella sua dimensione prossemica, mantenendo invariata la dimensione semantica; è infatti il gesto che l'accompagna a variare da banda a banda[27] .

Per riprendere il filo conduttore del nostro ragionamento, il prototipo iniziale del saluto corrispondeva al binomio semantico-prossemico A-B, importato a Gallup in un tempo arbitrario t; oggi troviamo nella cittadina molte varianti radiali della forma prototipica A-B che vedono come variabile il termine prossemico B, abbiamo perciò la formazione di una serie di varianti: AB1, AB2, AB3, ecc. Aggiungendo il dato temporale, otterremo quindi ABt (prototipo iniziale), AB1t1, AB2t1, AB2t2, AB3t2 e così via; un altro dato da considerare è la percentuale di innovazione linguistica che giunge tramite i media e la mobilità costa - deserto e che chiameremo y.

Evidentemente le due variabili t ed y non sono quantificabili, ovvero, non possiamo calcolare un valore di variazione preciso, t ed y sono da considerarsi casuali. Esistono sistemi matematici che permettono di prendere in esame funzioni che presentano variabili casuali ed è quindi possibile proseguire nel ragionamento fino ad ottenere una funzione che indichi l'andamento della variazione.

Il grado di casualità di t ed y non è quindi da imputare alla mancata misurazione del dato, che richiederebbe comunque un osservazione molto prolungata nel tempo, e non è impossibile poter considerare una relazione che presenti al suo interno dati che influiscono casualmente nel processo.

Per  il nostro studio è importante tenere presente che malgrado l'impossibilità  di determinare precisamente il prototipo di importazione e la funzione della variazione della variabile, questo non impedisce di percepire la funzione che relaziona tutti gli elementi.

Conclusioni.

Nell'osservazione di fenomeni linguistici e sociali risulta importante adottare un approccio che consideri non solo il fenomeno in sé, ma anche l'aspetto storico e contestuale nel quale è inserito.

La sociolinguistica e l'etnolinguistica, “hanno dimostrato attraverso ricerche empiriche, l'esistenza di diversi sistemi di regole, dati diversi usi linguistici concreti, determinati socialmente e con ciò culturalmente e storicamente” (Klein 1977: 34).  Per poter avere una visione abbastanza chiara della nascita e dello sviluppo delle gang e del loro gergo, è stato fondamentale ripercorrere la politica educativa scelta dagli Stati Uniti; solo una rielaborazione storica ci permette, infatti, di ottenere un punto di vista significativo sulle motivazioni che hanno spinto ed ancora spingono i giovani navajo verso una mimesi culturale.

L'interazione di approcci scientifici diversi è certamente utile alle varie discipline: non solo l'antropologia è complementare ad uno studio della lingua ma anche la linguistica è di evidente utilità negli studi delle dinamiche culturali e sociali. Il rapporto tra situazioni linguistiche e contesti socio-culturali risulta fondamentale per un lavoro di questo tipo e le barriere tra discipline affini, ma fino ad oggi considerate autonome quali l’antropologia, la linguistica, la storia e la geografia sono tanto esigue da poter essere facilmente superate.

La presenza di bande metropolitane nelle regioni nord occidentali dello Stato del New Mexico, in modo particolare nel mondo indigeno, è relativamente recente e non si trovano studi  specifici sull'argomento. Questo scritto è solo un primo approccio al problema e si pone come obbiettivo principale quello di portare alla luce la situazione delle giovani generazioni navajo aprendo una finestra su un nuovo problema del mondo indigeno e tracciando una prima via allo scioglimento dei nodi che ne sono alla base.

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Note

[1] Hirley Hill Witt e Stan Steiner (1976), Scritti e racconti degli Indiani-americani, Jaca Book, Milano, pg. 89-90.

[2] Ringrazio inoltre Fabio Viti per le osservazioni ed i suggerimenti anche se la responsabilità del testo rimane tuttavia interamente mia.

 

[3] Con il termine anglo sono connotate le persone di pelle bianca che non abbiano origini ispaniche; è una parola che ormai fa parte del vocabolario comune in tutta la regione del sud-ovest.

[4] Questo non vale per gli impieghi presso le filiali di enti che fanno riferimento alla Navajo Nation.

[5] Per ogni ricco abbiamo a Gallup un gran numero di poveri, solo questo può spiegare un reddito medio tanto basso.

[6] Oggi, oltre alle miniere di carbone, sono stati scoperti alcuni giacimenti di uranio, ed all’interno del territorio della Navajo Nation si trovano molti altri giacimenti di carbone, uranio e petrolio, fonte di numerose divergenze tra Governo, compagnie americane e Consiglio Tribale (cfr. Rieupeyrout 1997: 296-309).

[7]È importante ricordare che oltre alla Navajo Nation in quest’area si trovano altre riserve indiane: Apache Jiacarilla, Acoma, Laguna, Navajo Ramaha, Hopi, per citarne alcune.

[8] Tutti i dati relativi alla politica educativa provengono da: Meador, Rossel e Stout, 1961.

[9] Caso assai frequente, date le condizioni d’insegnamento che non prevedevano nessun sostegno per passare dal navajo, lingua dei bambini, all’inglese dei docenti.

[10] La lingua navajo è stata normalizzata molto presto, la scelta di non insegnare la lingua non è da imputare alla mancanza di una grammatica, ma ad una precisa scelta politica (cfr. Young 1967).

[11] A Rough Rock nasce un programma sperimentale dove è la comunità stessa ad elaborare i programmi scolastici; i residenti locali, da un lato componevano il consiglio d’istituto e dall’altro ne assicuravano il funzionamento spartendosi gli obblighi materiali. Questo progetto è nato negli anni cinquanta ma è stato riconsiderato positivamente dal Governo Federale solo nel 1966 (cfr. Rieupeyrout 1997: 314-317).

[12] Tratto da (Izzo 1999).

[13] Il 5° grado americano corrisponde alla nostra quinta elementare con bambini di circa 10 anni.

[14] I dati sono stati raccolti attraverso un questionario autovalutativo, elaborato al fine di evidenziare eventuali divergenze tra le dichiarazioni di uso del navajo e l’utilizzo che ne viene fatto. I dati sono stati da me raccolti tra il novembre e il dicembre del 1999 a Gallup.

[15] Nelle due scuole, come si vede dalla Tabella I, la percentuale degli studenti ispanici è del 19%, contro rispettivamente il 69% ed il 64% degli studenti nativi.

[16] Fanno eccezione i due docenti di lingua Navajo e di Native American Studies.

[17] Va detto a onor del vero che negli Stati Uniti il problema è ampiamente diffuso, la maggior parte degli studenti americani presenta difficoltà nella lettura, tanto da dover introdurre nelle scuole dei programmi di sostegno obbligatori, finalizzati all’avanzamento nel grado di lettura; ma a Gallup, il problema per molti docenti, è dato dal fatto che gli studenti sono indigeni.

[18] I genitori parlano spesso un inglese molto povero.

[19] Abbiamo visto come né in passato né oggi l’insegnante sia generalmente in grado di dare ai giovani niente di più che un’istruzione di base; non piò essere per loro una guida alla vita.

[20] Come abbiamo visto è il risultato di una precisa politica perpetuata negli anni.

[21] Generalmente è la donna ad essere indigena mentre l’uomo è ispanico.

[22] Ho io stessa assistito ad una rissa in cui sono stati usati diversi termini navajo; da un’intervista a tre membri di una gang, risulta frequente il riemergere della lingua navajo durante situazioni di conflitto.

[23] Con la lingua vengono impartite nozioni di storia e cultura.

[24] Immigrate dal Messico, ma anche scappate dalla Spagna franchista.

[25] Il rap che circola sul mercato americano è legato a fenomeni sociali delle masse emarginate, generalmente nere, ed è cantato per lo più in slang..

[26] Riservo ad altra sede l’analisi di questo fenomeno.

[27] Molto probabilmente anche la parte semantica del binomio subirà una variazione, ma in tempi più lunghi.