Primo: questo testo è stato tradotto dall’edizione indiana, ma non rivisto. E’ stato iniziato uno studio sulle note che lo devono arricchire (in fondo al testo). Questo è il testo originale degli 'Enigmi del lago', mentre la riduzione riportata da Carrière va intesa come una sintesi destinata ad arricchire l’interesse del lettore.

Sezione CCCXI (pag. 603-611)

Vaisampayana raccontò: "Yudhishthira ("risoluto in battaglia", primogenito di Pandu e Kunti, ma generato dal dio Dharma, e capo dei Pandava nella guerra coi Kurus) vide i suoi fratelli, ognuno baciato dalla gloria di Indra (principe degli dei) stesso, giacere morti come i Reggenti del mondo caduti dalle loro sfere alla fine dello Yuga (inizio di un età del mondo). E scorgendo Arjuna giacere morto con il suo arco e le frecce abbandonate a terra, e anche Bhimasena e i gemelli immobili e privati della vita, il re emise un lungo e caldo sospiro e fu bagnato da lacrime di dolore. E scorgendo i suoi fratelli giacere morti, il potente armato figlio di Dharma, con il cuore oppresso dall’ansia, iniziò a lamentarsi profondamente dicendo ‘Tu hai, o potente-armato Vrikodara, promesso dicendo - Io frantumerò con la mazza la coscia di Duryodhana in battaglia! O accrescitore di gloria dei Kurus, o potente-armato e elevato spirito, nella tua morte, ora tutto questo è diventato inutile! Le promesse degli uomini possono essere vane; ma perché le parole degli dei, espresse in tuo rispetto, sono state così inutili? O Dhananjaya, mentre eri nel grembo di tua madre, gli dei hanno detto: - O Kunti, questo tuo figlio non sarà inferiore a colui dai mille occhi! E nelle montagne Paripatra del nord, tutti gli esseri viventi hanno cantato dicendo: - La prosperità (di questa razza) rubata dai nemici sarà recuperata da lui senza ritardi. Nessuno sarà in grado di sconfiggerlo in battaglia, mentre non ci sarà nessuno che egli non potrà battere. Perché è stato quindi soggetto alla morte quel Jishnu dotato di grande forza? Oh, perché quel Dhananjaya, su cui facendo affidamento abbiamo resistito fino ad ora a tutta questa miseria, giace a terra deludendo tutte le mie speranze! Perché questi eroi, questi potenti figli di Kunti, Bhimasena e Dhananjaya, hanno subito il potere dei nemici - gli stessi che hanno sempre trucidato i loro nemici, e a cui nessuna arma poteva opporsi! Sicuramente questo mio vile cuore deve essere fatto di acciaio, poiché scorgendo oggi questi gemelli giacere a terra, non si spezza! Voi tori (maschi=bulls) tra gli uomini, esperti nelle sacre scritture e edotti nella proprietà di tempo e spazio, e dotati di meriti ascetici, voi che devotamente eseguite tutti i riti sacri, perché giacete senza compiere atti degni di voi? Ahimé, perché giacete insensibili a terra, con i vostri corpi incolumi, voi non vinti, e con le vostre promesse intatte?’

E scorgendo i suoi fratelli dormire là dolcemente come (loro facevano usualmente) alle pendici della montagna, il re dall’elevato spirito, sopraffatto dal dolore e bagnato di sudore arrivò a una penosa condizione. E dicendo - E’ proprio così -, che il virtuoso signore degli uomini, immerso in un oceano di dolore, procedette ansiosamente a verificare la causa (di quella catastrofe). E quel potente-armato e di elevato spirito, edotto nelle divisioni di tempo e spazio non poté calmare il suo corso di azione. Avendo così pianto molto in questo tono, il virtuoso Yudhishthira, il figlio di Dharma o Tapa, dominò il suo spirito e cominciò a riflettere nella sua mente su chi avesse ucciso quegli eroi. ‘Non ci sono segni di armi su di essi, né impronte di qualcuno qui. Io ritengo che l’essere che ha ucciso i miei fratelli debba essere potente. Dovrò riflettere seriamente su questo, ma fammi prima bere dell’acqua, e poi saprò tutto. E’ possibile che la mente abitualmente distorta di Duryodhana abbia fatto segretamente mettere qui quest’acqua dal re dei Gandharvas. Quale uomo di buonsenso può fidarsi di una creatura malvagia, di diaboliche passioni per cui buono e cattivo sono la stessa cosa? O, forse, questa può essere un’azione di quello spirito malvagio per mezzo dei suoi messaggeri segreti’.

E fu così che quell’altamente intelligente diede spazio a svariate riflessioni. Egli non credeva che quell’acqua fosse stata inquinata con del veleno, poiché sebbene morti, non vi era il tipico pallore da cadavere su di loro. ‘Il colore sulle facce di questi miei fratelli non si è affievolito!’ E fu così che Yudhishthira pensò. E il re continuò: ‘Ognuno di questi importanti uomini era come in un potente diluvio. Chi, quindi, all’infuori di Yama stesso che in tempo debito è la causa della fine di tutte le cose, può averli ridotti così?’ E avendo concluso questo con certezza, cominciò a effettuare le sue abluzioni in quel lago.

E mentre vi scendeva, sentì queste parole dal cielo, proferite dallo Yasksha - ‘Sono una gru che vive su un pesce minuscolo. E’ a causa mia che i tuoi fratelli più giovani sono stati portati sotto il dominio del signore degli spiriti estinti. Se tu, O principe, non rispondi alle domande che ti pongo, proprio tu sarai il quinto corpo. O figlio, non agire avventatamente! Questo lago è già stato sotto il mio controllo. Avendo prima risposto alle mie domande, tu, O figlio di Kunti, potrai berne e portarne via (tanto quanto tu ne richiedi)!’ Udendo queste parole, Yudhishthira disse ‘Sei tu il più importante dei Rudras, o dei Vasus, o dei Marutas? Io chiedo, che dio sei tu? Questo non può essere stato fatto da un uccello! Chi è che ha abbattuto le quattro potenti montagne, viz. l’Himavat, il Paripatra, il Vindhaya, e il Malaya? Grande è l’impresa fatta da te, tu principe delle persone forti! Coloro ai quali né gli dei, né Gandharvas, né Asuras, né Rakshasas possono resistere in violenti conflitti, sono stati sconfitti da te! Perciò straordinariamente meravigliosa è l’impresa fatta da te. Io non so quale possa essere il tuo compito, né conosco il tuo scopo. Quindi grande è la curiosità e anche la paura che si sono impossessate di me? La mia mente è molto turbata, e siccome anche la mia testa duole, ti chiedo quindi, O eccellentissimo, chi sei tu che stai qui?’

Sentendo queste parole lo Yaksha disse ‘Io sono, buon per te (good betide thee), uno Yaksha, e non un uccello anfibio. E’ a causa mia che tutti questi tuoi fratelli, dotati di grande valore, sono stati battuti!’

Vaisampayana continuò, ‘Udendo queste odiose parole espresse con severità, Yudhishthira, o re, avvicinandosi allo Yaksha che aveva allora parlato, si fermò. E quel toro (maschio=bull) tra i Bharatas, scorse allora quello Yaksha dagli occhi insoliti e dall’enorme corpo alto quanto una palma (palmyra-palm) e somigliante al fuoco o al Sole e irresistibile e gigantesco come una montagna, che stava su di una pianta e che emetteva un sonoro ruggito, profondo come quello delle nubi. E lo Yaksha disse ‘Questi tuoi fratelli, O re, ripetutamente ripresi da me, portarono via dell’acqua con forza. E’ per questo che sono stati uccisi da me. Colui che desiderasse vivere, non dovrebbe, O re, bere quest’acqua! O figlio di Pritha, non agire avventatamente! Questo lago è già stato sotto il mio controllo. Tu, O figlio di Kunti, rispondi prima alle mie domande e poi portane via quanta ne desideri!’ Yudhishthira disse, ‘Io non bramo, O Yaksha, ciò che è già in tuo possesso! O toro (maschio=bull) tra gli esseri di sesso maschile, le persone virtuose non approvano mai che uno lodi se stesso (senza gloriarmi, io dovrei perciò rispondere alle tue domande, secondo la mia intelligenza). Tu chiedimi!’

Lo Yaksha quindi disse: ‘Cosa è che fa sorgere il sole? Chi gli tiene compagnia? Chi causa il suo tramontare? E in chi egli è radicato?’

Yudhishthira rispose: ‘Brahma fa sorgere il sole; gli dei gli tengono compagnia; Dharma causa il suo tramontare; e egli è radicato nella verità.’

Lo Yaksha chiese: ‘Attraverso cosa uno diventa dotto? Con cosa egli ottiene quello che è molto grande? Come può uno avere un secondo (oppure un allievo/novello)? E, o re, come può uno acquisire l’intelligenza?’

Yudhishthira rispose: ‘E’ attraverso (lo studio del) lo Srutis che una persona diventa sapiente; è attraverso le pratiche ascetiche che uno acquisisce ciò che è molto grande; è attraverso l’intelligenza che una persona acquisisce un secondo ed è servendo gli anziani che uno diventa saggio’.

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa costituisce la divinità dei Bramini? Qual è esattamente la loro pratica che è come quella dei devoti? Qual è ancora l’attributo umano dei Bramini? E quale loro pratica è come quella degli empi?’

Yudhishthira rispose: ‘Lo studio dei Vedas costituisce la loro divinità; il loro ascetismo costituisce il comportamento che è come quello dei devoti; la loro mortalità è il loro attributo umano e la calunnia è la loro empietà.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa costituisce la divinità dei Kshatriyas? Qual è esattamente la loro pratica che è come quella dei devoti? Qual è il loro attributo umano? E quale loro pratica è come quella degli empi?’

Yudhishthira rispose: ‘Frecce e armi sono la loro divinità; la celebrazione dei sacrifici è l’atto che è come quello dei devoti; la predisposizione alla paura è il loro attributo umano; il rifiuto di proteggere è il loro atto che è come quello degli empi’.

Lo Yaksha chiese: ‘Cos’è che costituisce il Sama del sacrificio? Cosa il Yajus del sacrificio? Che cosa è il rifugio di un sacrificio? E di che cosa il sacrificio non può fare a meno?’

Yudhishthira rispose: ‘La vita è il Sama del sacrificio1; la mente è il Yajus del sacrificio; il Rik è il rifugio del sacrificio; ed è il Rik da solo di cui il sacrificio non può fare a meno2.’

Lo Yaksha chiese: ‘Che cos’è di maggior valore per coloro che coltivano? Che cos’è di maggior valore per coloro che seminano? Che cos’è di maggior valore per coloro che desiderano la prosperità in questo mondo? E che cos’è di maggior valore per coloro che partoriscono?’

Yudhishthira rispose: ‘Di maggior valore per chi coltiva è la pioggia; di maggior valore per chi semina è il seme; di maggior valore per chi partorisce è la discendenza’3.

Lo Yaksha chiese: ‘Quale persona, che prova gioia da tutti gli scopi della ragione, dotata di intelligenza, stimata dal mondo e amata da tutti gli esseri viventi, benché viva, non offre niente a questi cinque, viz., dei, ospiti, servi, Pitris, e se stessa, benché dotata di respiro, non è tuttavia viva.’ Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa è più pesante della terra stessa? Che cosa è più alto dei cieli? Che cosa è più svelto del vento? E cosa è più numeroso dell’erba?’

Yudhishthira rispose: ‘La madre è più pesante della terra; il padre è più alto del cielo; la mente è più veloce del vento; e i nostri pensieri sono più numerosi dell’erba.’

Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa non chiude gli occhi quando dorme? Che cosa non si muove dopo la nascita? Che cosa è senza cuore? E che cosa si gonfia con il suo stesso slancio?’

Yudhishthira rispose: ‘Un pesce non chiude gli occhi mentre dorme; un uovo non si muove dopo la nascita; una pietra è senza cuore; e un fiume si gonfia per il suo stesso slancio.’

Lo Yaksha chiese: ‘Chi è amico dell’esule? Chi è amico del padrone di casa (capofamiglia)? Chi è il suo amico addolorato? E chi l’amico di chi sta per morire?’

Yudhishthira rispose: ‘L’amico dell’esule in terra lontana è il suo compagno; l’amico del padrone di casa è sua moglie; il suo amico addolorato è il dottore; e l’amico di chi sta per morire è la carità.’

Lo Yaksha chiese: ‘Chi è l’ospite di tutte le creature? Qual è l’eterno dovere? Cosa, O maggiore dei re, è Amrita? E che cosa è l’intero Universo?’

Yudhishthira rispose: ‘Agni è l’ospite di tutte le creature; il latte di mucca è Amrita; Homa (insieme) è l’eterno dovere; e questo Universo consiste di sola aria.’

Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa dimora da solo? Che cosa rinasce dopo la sua nascita? Qual è il rimedio contro il freddo? E qual è il campo più grande?’

Yudhishthira rispose: ‘Il sole dimora da solo; la luna rinasce di nuovo; il fuoco è il rimedio contro il freddo; e la Terra è il campo più grande.’

Lo Yaksha chiese: ‘Qual è il più alto rifugio della virtù? Quale della gloria? Quale del cielo? E quale della felicità?’

Yudhishthira rispose: ‘La generosità è il più alto rifugio della virtù; il dono, della gloria; la verità, del cielo; e il buon comportamento della felicità.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa è l’anima dell’uomo? Qual è l’amico donato all’uomo dagli dei? Qual è il sommo supporto dell’uomo? E qual è ancora il suo sommo rifugio?’

Yudhishthira rispose: ‘Il figlio è l’anima dell’uomo; la moglie è l’amico donato all’uomo dagli dei; le nuvole sono il suo sommo supporto; e il dono è il suo sommo rifugio.’

Lo Yaksha chiese: ‘Qual è la migliore di tutte le cose lodevoli? Qual è la più preziosa di tutti gli averi? Qual è il migliore di tutti i guadagni? E qual è la migliore di tutti i tipi di felicità?’

Yudhishthira rispose: ‘La migliore di tutte le cose lodevoli è l’abilità; la migliore di tutti gli averi è la conoscenza; la migliore di tutti i guadagni è la salute; e l’appagamento è la migliore di tutte le felicità.’

Lo Yaksha chiese: ‘Qual è il più alto dovere nel mondo? Qual è quella virtù che produce sempre dei frutti? Che cosa, se controllata, conduce a non pentirsi? E chi sono coloro con i quali un alleanza non può essere rotta?’

Yudhishthira rispose: ‘Il più alto dei doveri è l’astenersi dall’oltraggio; i riti decretati nei Tre (Vedas) producono sempre frutti; la mente, se controllata, conduce a non pentirsi; e un’alleanza con i buoni non si rompe mai.’

Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa, se rifiutato, rende amabile? Che cosa, se rifiutato, porta a non pentirsi? Che cosa, se rifiutato, rende ricco? E che cosa, se rifiutato, rende felice?’

Yudhishthira rispose: ‘L’orgoglio, se rifiutato, rende amabili; la collera, se rifiutata, porta a non pentirsi; il desiderio, se rifiutato, rende ricchi; e la cupidigia, se rifiutata, rende felici.’

Lo Yaksha chiese: ‘Per che cosa si fanno doni ai Bramini? Per che cosa ai mimi e ai danzatori? Per che cosa ai servi? E per che cosa al re?’

Yudhishthira rispose: ‘E’ per avere meriti religiosi che si fanno doni ai Bramini; è per la gloria che si fanno doni ai mimi e ai danzatori; è per sostenerli che si fanno doni ai servi; ed è per ottenere sollievo dalla paura che si fanno doni ai re.’

Lo Yaksha chiese: ‘Da cosa è avvolto il mondo? Che cosa è che, a causa della quale una cosa non può scoprire se stessa? Per che cosa sono abbandonati gli amici? E per quale motivo non si riesce ad andare in cielo?’

Yudhishthira rispose: ‘Il mondo è avvolto dall’oscurità. L’oscurità non permette alle cose di rivelarsi. E’ per la cupidigia che gli amici vengono abbandonati. Ed è il legame con il mondo il motivo per cui non si riesce ad andare in cielo.’

Lo Yaksha chiese: ‘Per che cosa si può essere considerati come morti? Per che cosa un regno può essere considerato come morto? Per che cosa un Sraddha può essere considerato come morto? E per che cosa un sacrificio?’

Yudhishthira rispose: ‘Per mancanza di ricchezza un uomo può essere considerato come morto. Un Regno, per mancanza di un re può essere considerato come morto. Un Sraddha che è eseguito con l’aiuto di un prete che non ha conoscenza, può essere considerato come morto. E un sacrificio nel quale non ci sono doni ai Bramini è morto.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa costituisce la via? Cosa, è indicato come acqua? Cosa come cibo? E cosa come veleno? Dicci anche qual è il tempo opportuno per un Sraddha, e poi bevi e portane via quanto te ne pare!’

Yudhishthira rispose: ‘Coloro che sono buoni costituiscono la via4. Lo spazio è indicato come acqua5. La mucca come cibo6. Una richiesta è veleno. E un Brahamana è considerato come il tempo opportuno per un Sraddha7. Non so cosa tu possa pensare di tutto questo o Yaksha?’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa è stato detto essere il segno dell’ascetismo? E qual è la vera limitazione? Cosa costituisce il perdono. E cosa è la vergogna?’

Yudhishthira rispose: ‘Rimanere nella propria religione è ascetismo; la limitazione della mente è, di tutte le limitazioni, quella vera; il perdono consiste nel tollerare l’odio; e la vergogna nello scostarsi da tutte le azioni indegne.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa, O re, si intende per conoscenza? Cosa per tranquillità? Cosa costituisce la misericordia? E cosa è chiamata semplicità?’

Yudhishthira rispose: ‘La vera conoscenza è quella della Divinità. La vera tranquillità è quella del cuore. La misericordia consiste nell’augurare felicità a tutti. E la semplicità è la serenità del cuore.’

Lo Yaksha chiese: ‘Quale nemico è invincibile? Cosa costituisce una malattia incurabile per l’uomo? Quale tipo di uomo è chiamato onesto e quale disonesto?’

Yudhishthira rispose: ‘La collera è un nemico invincibile. La bramosia costituisce un male incurabile. E’ onesto colui che desidera il benessere di tutte le creature, e è disonesto colui che è senza pietà.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa, O re, è ignoranza? E cosa è orgoglio? Cosa ancora si intende per ozio? E cosa si indica come afflizione?’

Yudhishthira rispose: ‘La vera ignoranza consiste nel non conoscere i propri doveri. L’orgoglio è la consapevolezza di sé essendo protagonista o vittima in vita. L’ozio consiste nel non compiere i propri doveri e l’ignoranza nell’afflizione’.

Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa intendono i Rishis per stabilità? E cosa per pazienza? E ancora, cosa è una vera abluzione? E cosa è carità?’

Yudhishtira rispose: ‘La stabilità consiste nel rimanere nella propria religione, e la vera pazienza consiste nell’assoggettamento dei sensi. Un vero bagno consiste nel lavare la mente pulendola da tutte le impurità, e la carità consiste nel proteggere tutte le creature.’

Lo Yaksha chiese: ‘Quale uomo può essere considerato colto, e chi è considerato ateo? Chi, ancora, è considerato ignorante? Che cosa è detto desiderio e quali sono le cause del desiderio? E cosa è l’invidia?’

Yudhishtira rispose: ‘E’ da considerare colto colui che conosce i propri doveri. Un ateo è colui che è ignorante e così è ignorante chi è un ateo. Il desiderio è dovuto agli oggetti di possesso, e l’invidia non è altro che afflizione del cuore.’

Lo Yaksha chiese: ‘Cosa è l’orgoglio e cosa l’ipocrisia? Qual è la grazia degli dei, e cos’è la malvagità?’

Yudhishtira rispose: ‘L’ignoranza impassibile è orgoglio. L’istituzione di modelli religiosi è ipocrisia. La grazia degli dei è il frutto dei nostri doni, e la malvagità consiste nel parlare male degli altri.’

Lo Yaksha chiese: ‘Virtù, profitto, e desiderio sono opposte l’una agli altri. Come possono cose così contrastanti tra loro esistere insieme?’

Yudhishtira rispose: ‘Quando una moglie e la virtù vanno d’accordo tra loro, allora tutte le tre che tu hai menzionato possono esistere insieme.’

Lo Yaksha chiese: ‘O toro (bull=maschio) della razza dei Bharatha, chi è colui che è condannato all’inferno eterno? Ti conviene rispondere subito alla domanda che ti ho posto!’

Yudhishtira rispose: ‘Colui che chiama un povero Bramino promettendo di fargli un regalo e poi gli dice che non ha nulla da dare, va all’inferno eterno. Deve andare all’inferno eterno anche colui che attribuisce falsità ai Vedas, alle scritture, ai Bramini, agli dei, e alle cerimonie in onore dei Pitris. Va all’inferno eterno anche colui che benché in possesso di ricchezze, dicendo che non ne ha, non ne distribuisce mai, né lui stesso ha diletto dall’avarizia.’

Lo Yaksha chiese: ‘Per che cosa, O re, una persona diventa Bramino: nascita, comportamento, studio, o cultura? Diccelo con sicurezza!’

Yudhishtira rispose: ‘Ascolta, O Yaksha! Non sono né la nascita, o lo studio, o la cultura la causa del Brahamanato, senza dubbio, è il comportamento che lo costituisce. Il comportamento di una persona dovrebbe sempre essere ben protetto, specialmente di un Bramino. Colui che mantiene la sua condotta indenne, non è mai danneggiato. Professori e alunni, infatti, tutti coloro che studiano le scritture, se dediti a cattive abitudini, sono da considerare come illetterati spregevoli. E’ dotto solo colui che adempie ai suoi doveri religiosi. Anche colui che ha studiato i quattro Vedas è da considerare un cattivo disgraziato, appena distinguibile da un Sudra (se la sua condotta non è corretta). Solo colui che celebra l’Agnihotra e ha i suoi sensi sotto controllo, è chiamato Bramino!’

Lo Yaksha chiese: ‘Che cosa guadagna colui che parla in modo piacevole? Che cosa guadagna colui che si comporta sempre con giudizio? Cosa guadagna colui che ha molti amici? E cosa colui che è devoto alla virtù?’

Yudhishtira rispose: ‘Colui che parla in modo piacevole diventa gradevole a tutti. Colui che si comporta con giudizio ottiene qualunque cosa cerchi. Colui che ha molti amici vive felicemente. E colui che è devoto alla virtù ottiene uno stato felice (nel prossimo mondo).’

Lo Yaksha chiese: ‘Chi è veramente felice? Cosa è il più meraviglioso? Qual è il cammino? E qual è la notizia? Rispondi a queste mie quattro domande e sia che i tuoi fratelli morti rivivano’.

Yudhishtira rispose: ‘O creatura anfibia, un uomo che cucina con poche verdure nella propria casa, nella quinta o sesta parte del giorno, ma che non ha debiti e che non si muove da case, è veramente felice. Giorno dopo giorno, innumerevoli creature vanno verso la dimora di Yama, eppure quelli che rimangono dietro credono di essere immortali. Cosa può essere più meraviglioso di questo? La discussione non porta a conclusioni certe, gli Srutis sono differenti l’uno dagli altri; non c’è neanche un Rishi le cui opinioni possano essere accettate da tutti; la verità riguardo la religione e il dovere è nascosta nelle grotte: perciò il cammino è solo quello lungo il quale i grandi hanno camminato. Questo mondo pieno di ignoranza è come una padella. Il sole è fuoco, i giorni e le notti sono il combustibile. I mesi e le stagioni costituiscono il mestolo di legno. Il tempo è il cuoco che cucina tutte le creature nella padella (con tale aiuto); questa è la notizia’.

Lo Yaksha chiese: ‘Tu hai, O repressore dei nemici, risposto correttamente a tutte le mie domande! Dicci ora chi è veramente un uomo, e quale uomo possiede realmente ogni tipo di ricchezza.’

Yudhishtira rispose: ‘Il resoconto di una buona azione raggiunge il paradiso e si sparge sulla terra. Finché l’eco di tale azione dura, si dirà possedere ogni tipo di ricchezza la persona per la quale il piacevole e lo sgradevole, il benessere e la sofferenza, il passato e il futuro, sono la stessa cosa.’

Lo Yaksha disse: ‘Tu hai, O re, risposto correttamente chi è un uomo e quale uomo possiede ogni tipo di ricchezza. Perciò scegli uno solo tra i tuoi fratelli che desideri torni alla vita.’

Yudhishtira rispose: ‘Sia questo che è di colore piuttosto scuro, i cui occhi sono rossi, che è alto come un largo albero di Sala, il cui petto è ampio e le braccia sono lunghe, sia che questo Nakula, o Yaksha, torni in vita!’

Lo Yaksha replicò: ‘Questo Bhimasena è caro a te, e anche questo Arjuna è uno da cui tutti voi dipendete! Perché quindi, O re, desideri che un fratellastro torni alla vita! Come puoi tu, abbandonando Bhima, la cui forza è uguale a quella di diecimila elefanti, desiderare Nakula in vita? La gente diceva che questo Bhima era caro a te. Per quale motivo quindi desideri far rivivere un fratellastro? Dimenticando Arjuna, la potenza delle cui braccia è adorata da tutti i figli di Pandu, perché desideri far rivivere Nakula?’

Yudhishtira disse: ‘Se la virtù è sacrificata, colui che la sacrifica, è perso. Allo stesso modo la virtù conserva chi ne ha cura. Perciò avendo cura che la virtù essendo sacrificata non possa sacrificarci, io non abbandono mai la virtù. L’astensione dall’offesa è la maggiore virtù, e io ritengo sia anche più elevata del raggiungimento dell’obiettivo più elevato. Io cerco di praticare quella virtù. Perciò sia che Nakula riviva, o Yaksha! Lascia che gli uomini sappiano che il re è sempre virtuoso! Io non mi allontanerò mai dal mio dovere. Lascia perciò che Nakula riviva! Mio padre aveva due mogli, Kunti e Madri. Lascia che entrambe abbiano figli. Questo è quello che desidero. Ciò che Kunti è per me, lo è anche Madri. Non c’è differenza ai miei occhi tra loro. Desidero agire equamente verso le mie madri. Perciò lascia rivivere Nakula?’

Lo Yaksha disse: ‘Dato che l’astensione dall’offesa è considerata da te più elevata sia del profitto che del piacere, perciò sia che tutti i tuoi fratelli vivano, O toro (bull=maschio) della razza dei Bharata!’

Note al testo

1 nota dell’autore "Interpreta il sacrificio come sacrificio spirituale per acquisire la pura conoscenza".

2 Sama, Yajus e Rik sono dei mantra.

3 ndt: le risposte sono 3 e non 4.

4 La parola usata nella domanda è ‘Dik’, letteralmente direzione. Ovviamente in questo caso sta a significare ‘via’. Yudhishthira risponde che la via da percorrere è quella dei buoni.

5 Gli Srutis parlano dello spazio come acqua. Queste sono domande per controllare la conoscenza di Yudhishthira sulla cosmogonia dei Vedic.

6 Il Srutis parla di mucca in questo senso: La mucca dà il latte. Il latte dà il burro. Il burro è usato nell’Homa. L’Homa è la causa delle nuvole. Le nuvole portano la pioggia. La pioggia permette al seme di germogliare e produrre cibo.

7 Quel che Yudhishthira intende, è che non esiste un tempo specifico per il Sraddha. Questo è da effettuare ogni volta ci si possa assicurare un prete buono e abile).