Ricerca del World Economic Forum, realizzata da Hausmann e Tyson
Status delle donne, l'Italia è in ritardo
Siamo al 77° posto su 115 paesi. Solo Cipro è più indietro nell'Ue, ci superano anche molti paesi in via di sviluppo
La classifica mondiale
Se volete sapere chi, nel mondo, sta andando bene, chi così e così, chi decisamente male, la cosa può essere riassunta in questo modo: l'Italia tende al malaccio, i Paesi dell'Europa del Nord vanno bene come anche Germania e Gran Bretagna, quelli del Medio Oriente sono in guai seri e per il resto siamo su un pianeta sorprendente, dove per esempio le Filippine, ma non solo esse, avranno probabilmente un futuro molto migliore del presente. Lo si capisce da una classifica pubblicata oggi sullo status della condizione femminile in 115 Paesi che coprono il 90% della popolazione mondiale.
Ancora
un volta, si tratta di una classifica, di quelle che fanno discutere
e nella Penisola si tende a mettere sotto il tappeto. Ma che in questo caso
è importante per almeno due ragioni.
- Prima di tutto, lo status delle donne nel mondo non è solo una questione di
parità ma oggi può essere preso come un indice (certo non perfetto ma molto
significativo) delle prospettive di un Paese: sia la loro partecipazione all'economia
che alla politica sono infatti elementi chiave della crescita, sia nei Paesi
avanzati sia in quelli in via di sviluppo. Detto diversamente: chi, nell'era
della globalizzazione, non chiude il gap tra la condizione delle donne e quella
degli uomini è destinato a soccombere.
- In secondo luogo, l'indice sul quale è costruita la classifica è piuttosto
serio: pubblicato dal World Economic Forum, l'organizzazione famosa per il summit
invernale di Davos, è stato realizzato da due super economisti: Ricardo Hausmann,
direttore del Centro sullo Sviluppo Internazionale della Harvard University,
e Laura Tyson, che oggi è rettore della London Business School e fu la prima
donna, con la presidenza di Bill Clinton, a dirigere il Consiglio economico
della Casa Bianca.
Gli
esperti hanno preso una serie di pubblicazioni e condotto indagini
- il rapporto dettagliato si trova all'indirizzo web
www.weforum.org/gendergap
per assegnare a ciascun Paese un punteggio in ciascuna di quattro aree:
- partecipazione e opportunità economica delle donne, cioè un'analisi dei salari,
dei livelli di partecipazione al mondo del lavoro e del grado di accesso alle
posizioni più qualificate;
- l'accesso all'educazione, sia quella di base che quella più elevata;
- l'influenza politica, cioè il grado di partecipazione alle strutture decisionali;
- le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita.
I quattro indici, poi, sono stati riassunti in uno generale che è la base della
classifica finale.
L'Italia ha un risultato disastroso: numero 77 su 115, ultima dell'Unione europea se non si considera Cipro, e superata da decine di Paesi in via di sviluppo. Nei quali, evidentemente, la condizione della donna è relativamente più vicina a quella dell'uomo che da noi.
Nei quattro indicatori, il peggiore è quello della partecipazione delle donne italiane all'economia: siamo 87esimi. In questo campo, nessun Paese al mondo ha un indice uguale a uno, che significherebbe parità assoluta (mentre zero significa disuguaglianza assoluta) ma l'Italia si ferma a 0,5265, non arriva cioè alla sufficienza. Non è una sorpresa. E' invece piuttosto clamoroso, sempre nel campo della partecipazione al mondo del lavoro, il fatto che ai primi posti arrivino Paesi ad altissima emigrazione femminile come la Moldavia (seconda), le Filippine (quarta), la Giamaica (settima), la Tailandia (tredicesima): segno evidente che sono le donne, come in molti altri Paesi, a guidare l'emersione dalla povertà.
In termini di educazione, l'Italia non va male: 26esima con 0,997. Ci sono però 11 paesi al mondo che in questo settore hanno chiuso completamente il gap di genere, hanno cioè indice uno (tra essi Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito - e ancora le Filippine). Nella Penisola, c'è ancora qualcosa da fare, insomma.
Molto peggio, anche se non ce lo si aspetterebbe, quando si passa alla salute e alle aspettative di vita: l'Italia è nella posizione numero 77, lontana dai 34 Paesi che stanno al primo posto a pari punti (ci sono ancora la Moldavia, le Filippine e la Tailandia).
L'accesso femminile al potere politico è il territorio in cui le cose vanno peggio in tutto il mondo. Nessuno guadagna una sufficienza piena: la Svezia - che è il Paese che arriva al numero uno in questa classifica come in quella generale - si ferma a 0,5501. Ma l'Italia è davvero in condizioni pessime: non tanto per il 72° posto ma per il punteggio, 0,0872, che è come non prendere nemmeno 1 in un compito in classe. Le Filippine, almeno, arrivano a 0,2695, che è il 16° posto.
Una classifica non per scandalizzarsi: questo lo si fa da decenni. Piuttosto per sapere che, con metà della popolazione ai margini, non si cresce e non si compete. Tanti Paesi, anche in modo sorprendente, l'hanno capito e probabilmente tra non molto se ne vedranno i risultati.
Danilo Taino
21 novembre 2006
L'appunto che ci riguarda, nell'ambito dell'Aise (impegnata nel progetto Donna e Sport) è la presenza femminile nello sport ufficiale. Con un poco di pazienza abbiamo ricopiato i nomi di Presidenti e Segretari Generali (o carica affine) delle 43 Federazioni del Coni, e ve li presentiamo orgogliosamente vantando l'en plein di 43 Presidenti e il surclassamento di 37 Segretari
tutti maschi
(6 donne segretario: bocce, ciclismo, cronometristi, medici, pentathlon, tennistavolo)
Aggiungiamo
che ci manca una classifica degli atleti maschi e femmine medagliati internazionali,
ma abbiamo il sospetto che in questo momento l'onore sportivo nazionale sia
soprattutto a carico delle donne. Se così non fosse, poco ci manca. Ma forse
è proprio per questa ferma presidenza maschile che le donne italiane vincono...
difatti, dove sono solo segretarie (come tra i medici e i cronometristi) si
vince poco.
Chissà cosa pensa in proposito la signora Ministro-dello-Sport Giovanna Melandri.
Se mai leggesse queste note, la preghiamo di prendere visione di cosa è stato
fatto in Francia e in Europa per Donna-e-Sport.
• Aero Club
D'italia (AeCI) Pres. Giuseppe Leoni, d. g. Franco Romagnoli
• Automobile Club D'italia (ACI) Pres. Franco Lucchesi, segr. Ascanio Rozera
• Federazione Italiana Atletica Leggera (FIDAL) Pres. Franco Arese, segr. Gianfranco
Carabelli
• Federazione Italiana Badminton (FIBa) Pres. Alberto Maglietta, segr. Antonio
Amatulli
• Federazione Italiana Baseball Softball (FIBS) Riccardo Fraccari, Marcello
Standoli
• Federazione Italiana Bocce (FIB) Romolo Rizzoli, Maria Claudia Vannini
• Federazione Italiana Discipline Armi Sportive da Caccia (FIDASdC) Felice Buglione,
Roberto Ugazio
• Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) Comm. Str. Luca Pancalli, segr.
Antonio Di Sebastiano
• Federazione Italiana Canoa Kayak (FICK) Luciano Buonfiglio, Giuseppe Brunetti
• Federazione Italiana Canottaggio (FIC) Renati Ricetto, Michele De Lauretis
• Federazione Ciclistica Italiana (FCI) Renato Di Rocco, Maria Cristina
Gabriotti
• Federazione Italiana Cronometristi (FICr) Michele Bonante, Valeria
Squillante
• Federazione Ginnastica d'Italia (FGdI) Ricardo Agabio, Michele Maffei
• Federazione Italiana Golf (FIG) Franco Cimenti, Stefano Manca
• Federazione Italiana Giuoco Handball (FIGH) Francesco Purromuta, Adriano Ruocco
• Federazione Italiana Hockey (FIH)
• Federazione Italiana Hockey E Pattinaggio (FIHP) Sabatino Arracu, Emilio Gasbarrone
• Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM) Matteo Pellicone,
Domenico Falcone
• Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) Maurizio Casasco, Tiziana
Petracca
• Federazione Motociclistica Italiana (FMI) Paolo Sesti, Alberto Rinaldelli
• Federazione Italiana Motonautica (FIM) Vincenzo Iaconianni, Ermes Rugalli
• Federazione Italiana Nuoto (FIN) Paolo Barelli, Antonello Panza
• Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) Fausto Maifredi, Maurizio Bertea
• Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) Carlo Magri, Alberto Raviti
• Federazione Italiana Pentathlon Moderno (FIPM) Lucio Felicita, Anna
Silvio Loporchio
• Federazione Italiana Pesca Sportiva E Attività Subacquee (FIPSAS) Ugo Claudio
Matteoli, Pasqualino Zuccarello
• Federazione Italiana Pesistica E Cultura Fisica (FIPCF) Antonio Urso, Francesco
Bonincontro
• Federazione Pugilistica Italiana (FPI) Franco Falcinelli, Riccardo De Girolami
• Federazione Italiana Rugby (FIR) Giancarlo Dondi, Franco Peruzza
• Federazione Italiana Scherma (FIS) Giorgio Scarso, Salvatore Ottaviano
• Federazione Italiana Sci Nautico (FISN) Silvio Falcioni, Fausto Cartasegna
• Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG) Giancarlo Bolognini, Alberto
Berto
• Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Luca Pancalli, Marco Giunio De Sanctis
• Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) Cesare Croce, Sergio Bernardini
• Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) Gaetano Coppi, Gianni S torti
• Federazione Italiana Taekwondo (FITA) Park Sun Jae, Angelo Cito
• Federazione Italiana Tennis (FIT) Pres. Angelo Binagli - ?
• Federazione Italiana Tennistavolo (FITET) Franco Sciannimanico, Carla
Varese
• Unione Italiana Tiro a Segno (UITS) Ernfied Obrist, Maurizio Leone
• Federazione Italiana Tiro a Volo (FITAV) Luciano Rossi, Fabio Fortuni
• Federazione Italiana Tiro con L'arco (FITARCO) Mario Scarsella, Alvaro Carboni
• Federazione Italiana Triathlon (FITRI) Emilio Di Toro, Aldo Lucarini
• Federazione Italiana Vela (FIV) Sergio Gaibisso, Antonio Micillo