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Usciti
dall'Eden
Un contributo all'educazione
di C. Barioli
Monacello
- Ma non crede che la verità se verità è,
si farà strada anche senza di noi?
Galileo - No, no, no! La verità riesce ad imporsi
solo nella misura in cui noi la imponiamo.
La vittoria della ragione non può essere
che la vittoria di coloro che ragionano.
Bertold Brecht, Vita di Galileo
Inseguivo un'occasione per affrontare la realtà, e l'ho raggiunta nella Banalità del bene - Storia di Giorgio Perlasca di Enrico Deaglio. Un bel racconto, da cui traggo i corsivi di questo scritto.
Il cattolico Giorgio Perlasca fu un entusiasta fascista che
andò volontario in Abissinia 1935) e in Spagna (1936). "Perché lo feci?
Le motivazioni politiche erano che anch'io volevo impedire che il Mediterraneo
diventasse un lago comunista".
1981: "...io non sono un antifascista. Ho smesso di essere fascista,
ma non sono diventato dopo la guerra un antifascista. La mia storia è diversa.
A me, per esempio, diedero molto fastidio le leggi razziali... E poi non mi
piacque l'alleanza con Hitler, e non fui d'accordo con un'altra guerra. Di Mussolini
avevo avuto stima, ma in quegli anni la persi".

Richiamato come ufficiale assunse un atteggiamento scomodo,
tale da meritarsi una licenza agricola illimitata. "Ne avevo diritto, di
guerre ne avevo già fatte due". Venne adottato un artificio burocratico
per eliminarlo senza doverlo promuovere o fucilare.
Non condivideva le leggi razziali, le considerava inique. Nel '38 molti furono
stupiti dal Manifesto della Razza, a firma di autorevoli prof-scienziati,
ma pochissimi protestarono. In esso veniva spiegato che gli italiani appartenevano
alla "razza ariana", mentre la "razza ebraica", inferiore, nulla aveva da spartire
con la nostra comunità nazionale.
Io (lo scrivente) ritengo che esistano le realtà genetiche popolarmente espresse come 'razza', dato che è capitato di dividere lo spogliatoio con tre senegalesi cercando di nascondere dietro lo stipite statura, torace e ventre... Ma non condivido che gli ebrei siano inferiore e cito a proposito la statistica del Nobel.
Sono oltre 170 i premi Nobel che possono vantare una appartenenza ebraica e costituiscono il 22% del totale dei premi assegnati tra il 1901 e il 2005, mentre la popolazione ebraica raggiunge lo 0.22% della popolazione mondiale. La loro percentuale è 100 volte superiore a quella del resto del mondo.
Non ho idea chiara di come si sviluppino altri campi della cultura, ma ecco: nell'attività motoria mi sembra che prevalgano i neri, nella metodica i cinesi, nell'intelligenza gli indiani, nell'aggressività i bianchi; gli ebrei hanno il difetto di eccellere (anche) in economia... argomento che suggerirebbe l'invidia all'origine delle persecuzioni subite.
Torniamo a Perlasca. Commerciante di bestiame a Budapest, vedeva i vecchi con la kippah seduti al caffè, e i militanti delle Croci-Frecciate sfilare annunciando la soluzione definitiva della questione ebraica.
Ricercato dai tedeschi, trovò rifugio nell'ambasciata spagnola, accreditato del suo passato di combattente fascista. Per non riconoscere de jure il nuovo governo, l'amico console fuggì, e andò a finire che il comasco Perlasca si spacciò, con la complicità di qualche funzionario, per Sostituto del Console spagnolo, mettendosi a firmare certificati di nazionalità per far emigrare gli ebrei.
Ne salvò più di 5.000, con episodi drammatici, pistole puntate, sotterfugi per schivare chi poteva riconoscerlo, alterigia nell'affrontare le autorità. E se la cavò, anche.
"C'era una fila che veniva avanti, e in mezzo vidi due ragazzi. Avranno avuto dodici o tredici anni ed erano identici. Due gemelli, soli. Io avevo la Buik della legazione parcheggiata di fianco alla banchina, con tanto di bandiera spagnola sul parafango. Non so perché quei due ragazzi mi colpirono. Erano bruni con i riccioli. Mi apparivano come la stessa persona moltiplicata per due. Quando mi passarono davanti nella fila, mi sporsi e li afferrai. Li presi dalla fila e li sbattei dentro la macchina. Gridavo: "Queste due persone sono protette dal governo di Spagna!" Si avvicinò un maggiore tedesco, che li voleva riprendere. Io lo fermai e gli dissi: "Lei non può farlo! Questa macchina è territorio spagnolo! Questa è una zona extraterritoriale!" Il maggiore tedesco estrasse la pistola e ci fu un parapiglia: L'autista e io tenevamo chiusa la portiera e lui cercava di aprirla. Vicino a me c'era Raul Wallenberg. Si rivolse al maggiore con tono deciso: "Lei non sa cosa sta facendo! Lei sta assalendo il territorio di un paese neutrale! Lei deve fare molta attenzione alle conseguenze del suo gesto!"
Raul Wallemberg, inviato speciale del Re di Svezia, operò a favore degli ebrei a Budapest dal luglio 1944 fino all'entrata in città dell'Armata Rossa; sparì il 18 gennaio 1945. E' considerato uno degli eroi della seconda guerra mondiale.
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Il maggiore non cedeva. Mi agitava la pistola sotto la faccia. Mi disse: "Mi renda quei due ragazzi, lei sta disturbando il mio lavoro". Io gli dissi: "E questo lei lo chiama lavoro?"
Arrivò un colonnello. Il maggiore ripose la pistola e gli spiegò la situazione. Io feci altrettanto. Ripetei che quei due ragazzi erano sotto la protezione del governo di Spagna e che l'automobile era zona extraterritoriale. Il colonnello, con la mano, fece cenno al maggiore di desistere. Poi si voltò verso di me e disse con calma: "Li tenga. Verrà il loro momento. Verrà anche per loro".
Così li tenemmo. Ce l'avevamo fatta. Quando i tedeschi si allontanarono, Wallemberg, sottovoce mi disse: "Lei ha capito chi era quello, vero?"
"No", dissi io.
Li portai in una delle nostre case protette. E lì mi accorsi che non erano due maschi, come avevo pensato. Erano fratello e sorella..."
Arrivato a Budapest nel 1944, il
tenente-colonnello Adolf Eichmann, di 38 anni era incaricato della soluzione
finale per gli ebrei ungheresi dopo aver assolto lo stesso incarico in
Slovacchia e Polonia.
Con la sconfitta fece perdere le sue tracce finché, dopo 15 anni, fu catturato
a Buenos Aires dal servizio segreto israeliano (Mossad). Rapito e portato
a Gerusalemme venne interrogato per mesi (sei psicologi lo dichiararono sano
di mente) imputato di aver commesso in concorso con altri crimini contro il
popolo ebraico, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Eichmann rispose
di non essere colpevole nel senso dell'atto d'accusa. Non tradì emozioni.
Dichiarò di aver obbedito a ordini superiori pur pensando di trovarsi di fronte
a qualcosa di orrendo. Ammise di aver contribuito allo sterminio
degli ebrei.
"Sfortunatamente ero costretto ad agire così, come risultato del mio giuramento di fedeltà e lealtà. Io dovevo affrontare gli aspetti tecnici del problema... Quando il capo dello Stato lo ordinò e i miei superiori mi trasferirono quell'ordine, trovai una sorta di copertura, trovai una pace mentale, perché trasferii la responsabilità ai miei superiori... lo feci nei miei pensieri, nel profondo del cuore, di attribuire al loro ruolo, al loro potere quello che facevo obbedendo, così nei miei sentimenti trovai un po' di tranquillità... Non mi considero colpevole e sono contento di non aver avuto parte diretta nello sterminio fisico degli ebrei..."

Venne impiccato. Le sue ceneri furono disperse in mare a significare l'annientamento della sua esistenza.
Hannah Arendt lo osservò nel tempo del processo (sua è la frase "la banalità del male"). Filosofa tedesca di origini ebree, allieva di Heidegger (al quale rimproverò le simpatie naziste) aveva scritto Le origini del totalitarismo. Nel libro Heichmann a Gerusalemme lo descrive figlio di un impiegato, di scarsa cultura, entrato nelle SS per fare carriera.
Ma a differenza dai luoghi comuni che lo dicevano un mostro, Hannah lo definisce "normale", semplicemente "un uomo incapace di pensare". Un uomo la cui coscienza aveva "cessato di funzionare, assolutamente incapace di distinguere il bene dal male..."

"Come nei paesi civili la legge presuppone che la voce della coscienza dica a tutti: Non ammazzare, anche se talvolta l'uomo può avere istinti e tendenze omicide, così la legge della Germania hitleriana pretendeva che la voce della coscienza dicesse a tutti "Ammazza" anche se gli organizzatori dei massacri sapevano benissimo che ciò era contrario alle tendenze normali della maggior parte della popolazione. Il male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è, la proprietà della tentazione".
Ecco che immagino l'incontro fra
Eichmann e Perlasca.
Il colonnello legittimato dalla divisa, dall'incarico e dall'autorità, fedele
servitore della Patria; l'altro, reduce da guerre fasciste e colonialiste,
si spaccia per qualcosa che non è. Entrambi seguono un ideale; entrambi (l'uno
soldato in guerra, l'altro ricercato latitante) vivono un'esistenza precaria;
entrambi hanno scelto la loro strada subendo e accettando le proposte dell'ambiente.
Perché dunque questa differenza tra uomo e uomo, per cui uno si realizza nella
lealtà e nell'obbedienza, e l'altro nella pietà e nell'avventura?
E' una questione di geni, di volontà personale, di educazione?
Certo esiste una realtà genetica (che esprime un uomo alto o basso, mite o
aggressivo, ligio o discolo...). Alcuni subiscono l'imperativo morale, che
altri non avvertono. E ancora, esiste la volontà che può essere potenziata.
Ma, insomma, accettando il karma (eredità genetica) e permettendo la volontà
a discrezione dell'individuo, l'imperativo morale rientra nel processo educativo?
L'educazione può prospettare ai giovani un ideale umano (che la volontà potrà
tradurre in azione), superando l'etica della comunità, modificando il comportamento
di gruppo, responsabilizzando la scelta tra il bene ed il male?
E come ci potremo garantire che questa azione venga alla fine giustificata?
I brigatisti che morivano al posto di blocco, erano gli idealisti di una causa
che, semplicemente, non condividiamo?
I processi per crimini di guerra denunciano la Giustizia. Questi processi li fanno i vincitori. Se l'equipaggio americano che ha sganciato su Hiroshima (dopo 5 anni le vittime erano 200.000) potrebbe dire di aver accelerato la fine della guerra, quello per Nagasaki (dopo 5 anni sono state riconosciute 140.000 vittime) potrebbe solo invocare l'obbedienza agli scienziati (bellissimo il libro: Hiroshima, dove la scienza conobbe il peccato di Pietro Greco).
Ci sono parecchi spunti da considerare.
Dall'imperio di vendetta
del Dio della Bibbia allo sforzo, prevalentemente di scienziati ebrei, per
costruire bombe all'uranio e al plutonio sganciate sul Giappone dato che la
Germania aveva capitolato (nella Seconda guerra mondiale tanto il Giappone
che la Spagna offrirono comportamenti, ancora tutti da analizzare, a favore
degli ebrei).
Prendiamo atto che l'eroismo
di Perlasca è stato segnalato nell'81 (un po' come la vicenda della divisione
Acqui a Cefalonia) perché le ideologie dominanti non avevano interesse a celebrare
eroi fascisti, o soldati del regio esercito fascista resistenti ai tedeschi.
Poi annotiamo che, scoperto, Perlasca sarebbe finito in un lager, e se il
nazismo avesse vinto nemmeno l'avremmo conosciuto.
Ci sono eroi che fanno comodo al sistema, e veri uomini e vere donne che restano
sconosciuti. Esiste un Cielo anche per loro?
Allora, quale educazione?
Il signor Kano dice che il principio morale va compreso in corpo, mente e
cuore e che la sua trasmissione va affidata all'insegnante di educazione fisica
o all'allenatore sportivo, perché i professori di materie intellettuali, che
parlano da dietro la cattedra, possono raggiungere solo la mente dell'allievo.
La sua esperienza dice che attraverso lo sport, o l'attività motoria, si può
anche comunicare una morale sociale. Ma se ci limitiamo a conferire potenza
fisica con l'allenamento e a plasmare la volontà con l'agonismo, faremo un
mostro che metterà forza e volontà al servizio dell'ego, cosa di cui l'umanità
non ha bisogno.
C'è da definire il principio morale. Vogliamo fare soldati come Heichmann,
protettori della fede come Torquemada, capi di stato come Stalin, rivoluzionari
come Guevara? Oppure semplici uomini come Perlasca, o Oscar Schindler (imprenditore
tedesco che salvò 1100 ebrei assumendoli come personale necessario allo sforzo
bellico nella sua fabbrica di smalti) e... ho difficoltà a trovare altri nomi...
per la Storia questo genere di persone restano Civili Ignoti. Conoscete il
nome del salvatore di qualche libico dei 100.000 impiccati dai colonialisti
italiani? E Fidel Castro ha davvero salvato milioni di cubani dalla dittatura
americana? E, in nome dell'Umanità, Israele avrebbe impiccato anche il Maresciallo
d'Italia Rodolfo Graziani (il Macellaio d'Etiopia)?
Etiopia. La parte preponderante dell'opera di repressione fu compiuta dagli Italiani, che oltre alle bombe a iprite istituirono lager, impiantarono forche pubbliche, uccisero gli ostaggi, mutilarono i corpi dei nemici. Graziani ordinò di uccidere i guerriglieri catturati gettandoli dagli aerei in volo. Molti militari italiani si fecero riprendere dai fotografi accanto ai cadaveri penzolanti dalle forche o accoccolati intorno a ceste piene di teste mozzate. Qualcuno, con "fascistico orgoglio", si mostrò sorridente ai fotografi mentre teneva in mano, per i capelli, uno di questi lugubri trofei. Un episodio dell'occupazione italiana in Etiopia fu la strage di Addis Abeba del febbraio 1937, seguita a un attentato dinamitardo contro Graziani, che venne ferito. I militari italiani spararono immediatamente sulla folla uccidendo sette italiani, mentre cinquanta restarono feriti, gli etiopi morti furono centinaia. Nei giorni seguenti le forze italiane e di regime eseguirono feroci rappresaglie che causarono 4.000 morti secondo stime inglesi, 30.000 secondo fonti etiopiche (Wikipedia).
E quando abbiamo restituito all'U.R.S.S.
l'Armata Cosacca in Italia (con donne e bambini)? ...E se qualcuno non conosceva
queste cose, se ne vergogna, ora? Sono alcuni esempi che vorrei discutere
per stabilire il ruolo dell'ambiente, cioè le possibilità dell'educazione.
Riguardano noi, gli educatori.
Riusciremmo a mantenere pulita la coscienza se non fossimo ignoranti?
Meno cose sappiamo più ci è facile predicare bene, tuttavia la scelta deve
nascere dalla nostra natura, non dal ragionamento dettato dall'istruzione
imposta (qual è il livello di democrazia nella compilazione dei programmi
scolastici?). Ecco, l'educazione ('tirare fuori') dovrebbe differire
dall'istruzione perché ci libera, perché non detta comportamenti. Quando l'avremo
realizzata sarà il buon Dio o l'Universo e non le ideologie a decidere quanti
santi e quanti delinquenti nascono sulla Terra...
Riusciremo a dare forma all'educazione dopo esserci chiesto se nostro nonno
(se italiano) era in Africa durante il colonialismo, o (inglese) con Baden-Powell
nella guerra boera, o (giapponese) a Nanchino nel '38, o (indiano) nell'Armata
Nazionale del '43, o (americano) a caricare Fat-Men sull'Enola-Gay?
Avremo fiducia di fare il bene
piuttosto che il male? avremo il coraggio di dichiarare quali sono le stragi
buone e quelle cattive?
La Cacciata dal Paradiso Terrestre ci fa conoscere il bene ed il male, ma
non ci aiuta a valutarli. Per cui invitiamo storici e filosofi, educatori
e filantropi, scienziati e religiosi, ma soprattutto le donne (le peggiori
imprese sono maschili) a considerare il problema, a contribuire alle soluzioni,
a dividerne le responsabilità.
Purché ciascuno si sottoponga a un esame per dimostrare di non esser di
parte (niente estremisti, niente policizzati, niente tifosi, niente fondamentalisti
che vogliono salvarsi l'anima...) Oggi il male è di parte e l'orizzonte lontano
è tutti insieme per crescere e progredire.
Trovate in questo scritto qualcosa di politicamente scorretto? Il mio intento è discutere come insegnare ai nostri cuccioli ad affrontare la realtà senza che debbano poi provare pentimento e vergogna. Ma se voi (da pentimento e vergogna) siete esenti e siete soddisfatti di come siete, fa niente, cambiate file, non parliamo neanche.