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SHU-HA-RI - 2 (Cesare Barioli, insegnante di judo, aprile 2007)
La mano vuota…Se
tendi la mano piena del tuo riso,
non potrò darti il mio. Lascia le tue idee all’ingresso.
Uscendo, potrai riprenderle o lasciarle
Questa è libertà nell’Universo.
La "Scuola" nella tradizione
Zeami Motokiyo
e Leonardo
Se dovessi tifare parteggerei per Leonardo (1452 - 1519), genio eclettico, milanese
d’adozione, protettore delle arti marziali (per aver progettato tanti ordigni
di guerra); unico neo la giovanile denuncia per sodomia. Ma la mia ammirazione
incondizionata va al maestro Zeami (1363 - 1443).
Attore, ed autore di circa 40 opere teatrali, completò l'evoluzione del sarugaku nella forma raffinata del noh. Di notevole importanza sono i suoi saggi, dei quali il più famoso è Fûshi-kaden in cui introduce l’estetica che sarà guida non solo al teatro ma anche alla musica giapponese.
Dicono che fosse
impareggiabile come regista e attore. E’ autore della maggior parte dei noh
tuttora rappresentati (in questo paragonabile a Sheakespeare). Ma soprattutto
è fondatore di una scuola (la Kanze, ma anche le altre 4 scuole di
noh derivano da essa) attiva da 600 anni.
L’arte della Gioconda è fine a se stessa: cogliere l’ispirazione, dipingere,
vendere. Quella del Muromachi giapponese (1392 - 1568), che vede la nascita
della borghesia commerciale in condizioni di vita precarie, mira a comunicare
e diffondere, ma soprattutto a continuare, tanto che l’esigenza dei multipli…
la xilografia, stampa su legno, riproduce correttamente fino a un migliaio di copie di un capolavoro
nasce nel XIV secolo.
L’antico giardinaggio naturalistico; l’effimero ikebana; il più recente cha-no-yu
(acqua calda per il the) sono arte condivisa, se non dal popolo, almeno
dai benestanti...
Una preoccupazione di Leonardo era di scrivere gli appunti a rovescio per non
farsi leggere; quella di Zeami di avviare una scuola che perpetuasse l'ideale
estetico. Ora ammiriamo la Gioconda da lontano, attraverso vetri infrangibili;
ma possiamo assistere, se la nostra cultura lo consente, a rappresentazioni
del noh la cui recita è tuttora guidata dal Fushi-kaden (‘La Trasmissione
del Fiore dell’Interpretazione’).
Il noh si riproduce eguale. Addirittura attori e musicanti si preparano indipendentemente, trascurando la ricerca di armonia, tanto il loro ruolo è fisso. Il protagonista porta la maschera, rinunciando a qualsiasi espressione. Questa è la contraddizione che bisogna superare proveniendo da un teatro che premia l'interpretazione piuttosto che la personalità. Se non fosse un'esclusività nipponica, potremmo dire che il noh supera la caducità della trama per celebrare l'immortalità del mito, a cui possono rifarsi tutti i teatri del mondo. Solo la nostra opera lirica gli è paragonabile.
Questi argomenti attingono alla mia esperienza, che distingue tra poesia (un'espressione assoluta) e canzonetta (caratterizzata da rima e metrica); tra musica creata e riprodotta (vedi Alain Danielou); e disapprova l'integralismo de' I Grandi Musei del Mondo del Corriere, che ignora l'arte africana, indiana, cinese, giapponese, precolombiana... in un'orgia di madonne, nozze mistiche, deposizioni, nudi martirizzati e nude bibliche, trascurando il debito che l'espressionismo (cioè la prima pittura moderna) ha col japonisme.
Le stampe giapponesi alterarono drammaticamente il corso dell'arte occidentale nella seconda meta' dell'800. Furono il catalizzatore che aiutò i pittori a fuggire la tradizione classica, a liberarsi degli antichi e a cercare originali concezioni e nuovi modi di vedere.
I segreti
di una scuola.
Di solito le mie divagazioni infastidiscono. Riconosco che l'autodidatta
che sono mira a fare opinione, per disgustare i primi della classe che professano
la presunzione occidentale.
Zeami Motokyo usò la concezione didattica che 300 anni dopo venne denominata shu-ha-ri dal maestro di cha-no-yu, Kawakami Fuaku (1784 - 1855). In tempi moderni Kano Jigoro, creatore del judo, (1860 - 1938) ne è stato interprete. Ho usato l'espressione 'concezione didattica'...
Dal greco didàsko (insegno), la didattica è teoria e pratica dell'insegnamento.
ma preferisco un'altra definizione: shu-ha-ri è il principio della trasmissione.
Animazione
è un evento estemporaneo che dà entusiasmo e allarga le idee, l'equivalente
di una conferenza;
insegnamento è la comunicazione metodica di nozioni;
trasmissione è la condivisione di un'esperienza profonda e
assoluta, che trascende addirittura la materia trattata.
Il capo-scuola ha la trasmissione, non un'elezione.
Un principio ha diversi livelli di interpretazione, tra i quali ciascuno sceglie, e io non faccio eccezione. L'aspetto di shu-ha-ri che mi coinvolge prescrive l'uccisione del maestro, ma constato che altri maestri scelgono versioni meno coinvolgenti, riversando l'attenzione sull'accettazione delle forme... Poi ci sono i fanatici (termine derivato da fanum, tempio)...
Seishin-Do Karate
SHU HA RI:
Shu: Learn from tradition. Biblical: we learn from the
old ways; (Genesis - Malachi)
Ha: Break from tradition. Biblical: we enter the New Beginning;
(Matthew - John)
Ri: Transcend tradition.
(Shu - imparare dalla tradizione. Nella Bibbia: impariamo
dagli antichi (Genesi, Malachia).
Ha - rompere con la tradizione. Nella Bibbia: entrare nella
Nuova Esistenza (Matteo, Giovanni).
Ri - Trascendere la Tradizione).
Dunque, trasmissione.
Facciamo l'esempio di un maestro che, attraverso la pratica e utilizzando capacità interiori, è arrivato a una concezione della realtà più profonda di quella dell'essere umano comune e poco impegnato.
- Perché deve trasmetterla?
Perché la crescita è gloria della vita.
- Come può trasmetterla?
Comunicando la visione e provocando l'impegno. Ci sono due tipi di magia (J.G. Frazer): per contagio e per similitudine; la trasmissione li usa.
- Riesce il gioco?
Raramente. Ma 'trasmissione' è un avvenimento naturale raro, che diventa gestibile se è riconosciuto, promosso e organizzato.
Anche se occasionalmente il latte può mescolarsi al caglio, ricorrendo all'abilità di un artigiano il formaggio è migliore; così la promozione di shu-ha-ri, utilizzando risorse idonee, potrebbe produrre un numero maggiore di aspiranti al Nobel. Restano indefiniti i tempi, che sono personali (finché non interverrà la genetica).
La trasmissione segue le misteriose vie del cuore (spirito). Per definirla Zeami ha messo a punto uno speciale rapporto maestro-allievo.
Mente, corpo e cuore è una divisione arbitraria dell'essere, utile trattando l'argomento 'educazione'. Parliamo 'cuore' (oppure: 'centro di coscienza') in luogo di 'spirito' o 'anima' perché nel tempo i fanatici hanno abusato del termine; come nota Eco in Il nome della rosa, qualche professionista gridava: "Salva la tua anima!"
Shu
deriva dal verbo "mamoru": defend, protect; keep, observe, obey; abide by; stick to; be true to. Proteggere, conservare, osservare una regola.
Capita che un maestro incontri un allievo (oggi gli allievi sono rari; ma questo riguarda l'ambito del G-8, in cui agisce la scuola progressista). Per il maestro può essere un'emozione, ma il suo fare non si altera.
Il maestro come un pescatore. Se le ore passano e nessun pesce abbocca; al tramonto rientra, felice della bella giornata. L'etica guerriera per cui l'uomo ha diritto all'azione, ma non ai suoi frutti (Mahabharata) caratterizza il maestro che ha raggiunto lo stato del dare.
L'allievo, invece, si plagia. L'arte lo riempie come un primo grande amore ed egli vede con gli occhi del maestro.
Fare uso
della parola 'plagio' richiede una precisazione. Ha due significati:
- copiatura, imitazione, riproduzione, contraffazione, scopiazzatura,
- influsso, suggestione, sottomissione, assoggettamento, dominio.
I benpensanti possono scegliere il primo (i bravi ragazzi vanno in paradiso,
gli altri dappertutto).
In questa fase, nulla appare esagerato. In fondo al cuore c'è costantemente il maestro; l'energia è finalizzata a imitarlo e si vive qualsiasi avvenimento in funzione dell'arte praticata, che sia la chirurgia, la pittura, l'ebanisteria, la meccanica quantistica, il cosmo... Appaiono magari momenti alternativi, di distrazione o di normalità., ma è solo un'impressione superficiale. Bisogna cogliere la situazione oltre la risata, oltre il gesto o sentimento, oltre le convenzioni sociali.
Ricordo
un maestro che fumava la pipa e gli allievi anche. Di via Panisperna Segré racconta
che i ragazzi avevano assorbito la parlata di Fermi.
Il rapporto tra maestro e allievo viene talvolta paragonato a violenza accettata;
e in psicologia si è osservato che il vinto tende ad assumere la valenza del
vincitore... In questo senso uso la parola 'plagio'.
Tutto questo può durare anni in cui il maestro è quello di prima, mentre l'allievo li passa fuori dal mondo. Questa situazione avrà termine naturalmente, non per volontà dell'allievo, ma per corretta amministrazione del maestro.
"Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive sono scoccate avanti" (Gibran).
Ecco che viene presentata la tesi, come forza superumana "Lasciati trascinare dalla corrente".
Ha
da "yaburu": tear, rip, rend; break, crish, destroy; violate, transgress; defeat; baffle, frustrate. Distruzione, rottura, trasgressione.
L'allievo uccide
il maestro. Nelle parabole cinesi di freccia o spada; da noi si può spararlo,
oppure disconnettere, rimuovendolo. Non c'è più, il maestro. Forse è quell'ometto
rintanato nella tana che si è scavato a vivere; per l'onomastico gli si manda
una cartolina.
Qualche allievo sbaglia perché ha desiderato staccarsi.
Non ci sono più i suoi insegnamenti, comunque non fanno presa, non hanno validità,
vanno sostituiti.
Qualche allievo ha paura e cerca un altro maestro.
Né
terre nuove troverai, né nuovi mari
Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai
le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai,
ti farai bianco nelle stesse mura (Kavafis)
Se questa fase è avvenuta naturalmente, l'allievo non se ne accorge, ma dietro le sue spalle giganteggia ancora il maestro e cercarne un altro è tempo buttato.
Einstein aveva dietro Newton, ma la loro storia era arrangiata all'occidentale (li separano 200 anni) così Einstein non è stato contagiato del caratteraccio dell'inglese.
E' una fase distruttiva.
Solo superficialmente, perché il sedimento è nel profondo (si dice: kimochi).
Qualcuno abbandona perché non si rende conto di quello che è avvenuto; e con
questo spreca le sue qualità e rende vane le sue fatiche. Questa fase può durare
altri anni, di sbandamenti, ricerche all'esterno, ricerca di se stessi.
L'antitesi è una fase di sviluppo dell'Idea: "E' necessario cercare
il proprio fiume".
Ri
da hanaru. Separazione, allontanamento, trascendenza: separate, part from, come off, become disjoined; digress; get free; become estranged; be 3 miles away...
L'allievo diviene
maestro.
Affrontando la realtà sempre diversa, ha esplorato il profondo. Si è spinto
ancor più avanti, o ha interpretato meglio il presente. Certo con lui l'arte
ha mosso un passo. I suoi insegnamenti sono senz'altro nuovi, appaiono originali.
Forse, nell'essenza, non lo sono. Solo un filosofo ha interesse a scavare quanto
dell'uno nell'altro appare. Il nuovo maestro insegna, studia, scopre... forse
abboccherà un nuovo allievo.
Questo è il compimento dell'idea siamo alla sintesi: "Cercando il fiume,
è divenuto fiume".
Nel Giappone Muromachi il maestro dava la trasmissione a uno solo. Questa unicità metteva a rischio la continuità e le esperienze consigliarono la trasmissione a più individui. Così sono nati i rami collaterali.
L'arte avanza
In questo modo la prosperosa discendenza glorifica il Fondatore; l'arte avanza e dinamizza attorno a sé altri percorsi umani, altri processi sociali (essere sani per essere utili vale anche per le idee.
Se a sessant'anni il maestro trasmette quello che è e che conosce a un giovane di venti, la vita farà ancora progredire quest'ultimo (perché l'Universo è il vero maestro e l'essere umano solo il mediatore). Poi a sua volta trasmetterà tutto a uno più giovane... Così cresce l'arte. Shu-ha-ri coinvolge il piano profondo dell'essere, dove cresce l'amore.
La nostra istituzione
scolastica, che dalle elementari all'università vuol costruire una struttura
sociale, necessariamente si limita all'insegnamento. Tuttavia potrebbe contribuire
a una sempre possibile trasmissione. Ecco, portiamo l'esempio di un medico...
un chirurgo che, salvando vite umane, giunge a valutare l'importanza della sua
missione, dedicandosi ad essa con tutte le energie e ottenendo la capacità magistrale
dell'arte. Certo richiamerà allievi che vogliono specializzarsi dopo la laurea.
Ma la trasmissione del suo fare, della sua intuizione, della sua tecnica, dei
suoi principi e visione del mondo, resta affidata a circostanze incontrollate
come la naturale propensione del giovane, l'educazione che ha ricevuto dalla
famiglia, dalla scuola, dall’ambiente e dalla sua volontà. Forse qualcuno è
principalmente motivato dalla carriera (la mamma ammoniva: Pierino, studia,
altrimenti da grande farai il barbone!); altri pretendono lo Statuto dei
Lavoratori (nella visione progressista tutti hanno diritto a tutto),
o sono motivati da presunzione, convenienza, complessi, turbe…
Non è facile valutare i fattori che contribuiscono alla creazione di una scuola,
cioè alla trasmissione della conoscenza. Certo è fondamentale il maestro.
Se dimentichiamo la superiorità di razza, possiamo adottare l’esperienza della
‘trasmissione’ che l’Oriente conserva; e in qualche caso dare vita a una scuola
- di chirurgia, per stare all’esempio - che fiorisca per generazioni, modificandosi
nel nozionismo tecnico (anche gli attori del noh oggi si truccano allo specchio
e si lavano con l’acqua dell’acquedotto), ma mantenendo inalterati i valori
della comunicazione estetica (che passano più lentamente degli elettromestici).
La prima scuola, quella di Confucio, si è certo alterata in 2.500 anni, ma ha
lasciato traccia (ce ne accorgiamo se considerariamo i mille anni senza guerre
d’espansione dell’impero dei mandarini). Certo è difficile condividere il criterio
per cui Mastro Kung rientra nella religione piuttosto che nell’educazione (è
un santo senza dio… incarna un paganesimo? Sarà stato educatore J.J. Rousseau
che mai ha sorriso a un figlio!), o forse l’Occidente annovera Confucio tra
gli dei perché da noi la trasmissione caratterizza le Chiese.
I nostri saggi
Nel sistema, gli
insegnanti che parlano da dietro la cattedra si rivolgono solo alla mente dell’allievo
(fanno istruzione). E solo l’allenatore sportivo può raggiungere, nel coordinamento
di corpo mente e cuore la sfera morale del cum-prehendere, ma non ci
arriva, perché nei programmi curriculari di questi tecnici non è enfatizzato
l’aspetto educativo.
Il rapporto maestro-allievo chiede un’intimità paragonabile a quella che si
verifica oggi nell’attività motoria, fatta di contatto, di esempio, di immagini,
di condivisione, di ricreazione, di vita (agi e difficoltà) in comune.
Grande Riposo
e Incrollabile Anacoreta stavano arando. Il Maestro Kung, passando per caso
da quella strada, mandò Tzu Lu a chiedere dove si potesse guadare il fiume.
Grande Riposo disse: Chi ti manda?
Tzu Lu rispose: Khung Chhiu.
Quello di Lu? e Tzu Lu assentì.
Grande Riposo disse: In tal caso egli sa già dov'è il guado.
Allora Tzu Lu si rivolse all'Incrollabile Anacoreta, ma si racconta che questi
abbia detto: Sotto il cielo non c'è nessuno che possa opporsi all'inondazione.
Così è il mondo, chi può cambiarlo? Quanto a te, invece di seguire uno che fugge
da questo o quell'uomo, faresti meglio a seguire uno che rifuggisse da quest'intera
generazione. E con ciò continuò a sarchiare.
Tzu Lu andò e riferì questi commenti. Il Maestro sospirò e disse: E' impossibile
associarsi agli uccelli e agli animali. Se non partecipo alla vita sociale,
che altro c'è a cui posso unirmi? Se il vero Tao della vita sociale prevalesse
ovunque sotto il Cielo, non sentirei il bisogno di cambiarlo" (Meng Tsu
II).
Quest’immagine illustra
il dissidio tra ju-chia (confuciani) e tao-chia (taoisti). Hic sunt philosophi;
non è troppo comodo pensare di sostituirli con diplomati che non guadano, arano
e sarchiano per vivere? Gli studi accademici sono idonei a conferire saggezza,
o la filosofia è un prodotto della vita? Essa origina dalla storia della filosofia?
Posso dirmi buddista per aver letto libri? o allievo di Adorno perché ne condivido
le posizioni?
Nella storia della pedagogia ho trovato solo una madre di quattro figli (Adrienne
Necker de Saussure). Ma il modello a cui devo ispirarmi per allevare figli
è il brefotrofio (Pestalozzi, Montessori, Korkzac, Makarenko, Frobel…), oppure
è questa istituzione che deve attingere al fare di mia madre?
Per la fisica i Ragazzi di via Panisperna, raccolti intorno a Fermi
fino alle leggi razziali, hanno creato la leggenda di un laboratorio
celebrato nel film di Amelio.
C’era un maestro;
il suo metodo ha richiamato allievi eccezionali (Amaldi, Rasetti, Segré, Pontecorvo,
D’Agostino, Majorana…); poi l’inondazione razziale ha travolto la scuola.
Ho avuto occasione di valutare il Pasolini di Casarsa (attraverso testimoni).
Ci fu una trasmissione, certo immatura per la giovinezza del maestro, che influenzò
la vita di quei giovani. In più ci fu un transfert, incidente che dobbiamo controllare,
in attesa di superare.
Certo si tratta di fare un passo avanti, di ottenere una professionalità impegnata
sotto vari aspetti. L’aspirante-maestro deve scegliere tra il Leonardo maestro
di se stesso e il Zeami le cui visione del dare è impreparato a valutare. Ma
se è riuscito Confucio 25 secoli fa (e non è un dio), possiamo farcela. Il primo
passo è identificare un esempio e la sua genesi.
Porre le basi della trasmissione
Il concepimento avviene
nell’adolescenza, corrispondente alle superiori, imparando a dare tutto se stessi
a una cosa; la gestazione è giovanile, universitaria, con la misura di se stesso;
il parto avviene con la maturità, dopo la laurea, se si decide di andare oltre…
Ma è nell’adolescente che si ara il terreno…
Il primo passo nell’insegnamento consiste nel trovare accordo tra docente e discente. Se gli viene mostrato qualcosa che può essere utilizzato/praticato, il più delle volte l’adolescente trova ragione di approfondire l’argomento anche oltre il programma scolastico.
insegnandogli a dare tutto se stesso, nel quadro di una esperienza che, oltre la superficie culturale
(cultura: ‘prendere dall’esperienza le cose buone e scartare quelle cattive’ è diversa da ‘multidisciplinarietà’)
implichi la profondità dell’impegno.
Si tratta
delle dimensioni in e yang, passivo e attivo.
Introduco il giovane all’immensità del reale e lo guido nell’approfondire un
argomento. Il criterio di maturità dovrebbe essere il seguente, disporre:
- dei mezzi per allargare la superficie della realtà,
- dell’esperienza per
immergersi nella profondità,
che per alcune persone può diventare il lavoro,
la famiglia, o un’impresa liberamente scelta, che sia raccogliere francobolli
o scalare il K-2; mentre per chi persegue la via del dare può essere l’artigianato,
la scienza, la letteratura, l’arte, la religione a livello super-professionale.
La scuola superiore deve valorizzare queste due dimensioni. L’università deve
permettere la scelta, i laboratori di ricerca successivi alla laurea devono
ambire a essere ‘scuola’ in senso tradizionale, non istituzionale.
Vengono in palestra le mamme-bene: “Mio figlio potrebbe praticare una volta
alla settimana? E’ tanto impegnato… ha i boy-scout, suona la chitarra e prende
lezioni di spagnolo… con tutti i compiti che si porta a casa!” - “No, signora.
Potrebbe anche venire una volta alla settimana, se lei mi dice che sta imparando
a dare tutto se stesso a un argomento. Ma io insegno judo, e non partecipo alla
proposta del decathlon”.
Nella dimensione
scolastica i rapporti docente-discente si limitano alla dimensione mentale,
anche per l’alternarsi delle materie. Nell’approfondimento di un argomento (e
a proposito portiamo l’esempio dello sport) il rapporto adulto-ragazzo by-passa
il gap generazionale, rende impensabile di ricorrere alla droga come anestetico
sociale, e disprezza la falsa personalità affermata allo stadio o in discoteca.
Ma questi benefici sono marginali all’educazione che prevede la possibilità
di shu-ha-ri.
La facoltà universitaria è una scelta che deve completarsi in un contatto umano,
come nell’approfondimento di una disciplina motoria, o di altre attività apprezzate,
ma non condizionate dal voto. Generalmente gli studenti sono ricattati dalla
promozione perché si impegnino nelle attività proposte, ma potremmo sperare
che un certo numero di essi venga trascinato da sapienti maestri ad un dare
gratuito, magari esplorando un’attività che propone viaggi, responsabilità,
occasioni sociali, esperienze umane, avventure… qualsiasi occasione di affrontare
insieme…
arare e sarchiare insieme, viaggiare e guadare insieme, insieme interpretare l’esperienza…
Gli esseri umani non sono tutti uguali, bensì tutti diversi e questi avvenimenti devono offrire possibilità personali…
“A ciascuno secondo le sue capacità, da ciascuno secondo le sue necessità”.
Nell’ambito della trasmissione esistono tre livelli che trovano corrispondenza nel nostro discorso: quello del fondatore di una scuola; quello dei capi-scuola successori; quello degli allievi. Ad essi si aggiungono coloro che si aggrappano ai valori egoici e quindi si limitano a fare le comparse.
Cfr per curiosità Franco Maria Cipolla, emerito economista recentemente scomparso. In Allegro ma non troppo - Storia della stupidità umana, elenca quattro categorie che trovano analogia in questa classifica, riscoprendo la genesi delle caste.
Per quanto la trasmissione sia un avvenimento elitario, la scuola potrebbe favorirlo.
Ci son
più cose in cielo e in terra, Orazio,
che non sogni la tua filosofia.