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LIVELLI MOTORI DI BASE E D'ECCELLENZA
DANILO GIACOMIN - PRESIDENTE DEL BU-SEN JUDO MEOLO:
Buongiorno a tutti voi al prof. Sangalli che qualcuno conosce,
altri no. Questa conferenza è organizzata dal Comune di Meolo, tra poco
lascio la parola all'Assessore allo sport.
Questo incontro rivolto principalmente ad allenatori, istruttori, gente che
lavora con i bambini e che li allena. Che tipo di attività insegnare
soprattutto quando sono piccoli?
C'è tutta un'attenzione, che adesso si sta evolvendo, soprattutto indirizzata
a qualificare i gruppi sportivi, le associazioni. C'è addirittura un
progetto della Regione Veneto che vuole sostenere lo sport di qualità.
Molte volte lo sport è l'ultimo aspetto che viene trattato perché
magari uno che è stato un campione, ha lavorato, va ad insegnare, invece
bisognerebbe essere formati per questo. Una delle cose che l'A.I.S.E., l'associazione
di cui fa parte il BU-SEN, sta tentando di portare avanti è proprio questa
e l'Assessorato allo sport di Meolo ha avuto quest'attenzione... lo ringraziamo
quindi perché è riuscito a far venire il prof. Sangalli per questa
iniziativa.
ASSESSORE SUSANNA COLLETTO: Io volevo ringraziare il prof.
Sangalli e anche voi perché mi rendo conto che non è una data
tanto felice, diciamo così, però siamo qui perché è
un momento di formazione importante.
Oggi andiamo a trattare dei temi che riguardano sì lo sport, lo sport
di qualità come diceva Danilo, lo sport che mette al centro le persone
e quindi in questo caso i ragazzi, però credo che siano temi che interessano
a 360° la vita dei più giovani. Adesso do subito la parola al prof.
Sangalli poi se ci sono domande...
Un'altra cosa, se avete piacere verranno rilasciati degli attestati di frequenza,
visto che appunto è anche un impegno partecipare a queste conferenze,
se avete piacere alla fine sono qui sopra. Lascio la parola...
PROF. A.L.SANGALLI: Perché si va a praticare uno sport?
perché ci va un amico, perché quello sport mi piace particolarmente,
o perché i bambini sono spinti dai genitori. Però chi riceve il
bambino si rende conto... quelli che sono coordinati, che si muovono bene, che
hanno un buon livello motorio sono manna dal cielo. Un bambino quando è
già a quel livello, posso solo perfezionarlo. Il problema che incontriamo
è con quelli che non hanno il livello. Quello che cercherò di
fare oggi è, prima di tutto, darvi delle chiavi di valutazione, farvi
capire attraverso che cosa poter valutare. Quello che voi vedete nel bambino
non è altro che la punta dell'iceberg di una disorganizzazione che non
va presa solo come: "Ah, è scoordinato, disorganizzato, corre male,
corre in punta, tallona mentre corre", quella è solo l'ultima parte
di un processo, di un tentativo che il cervello del bambino sta facendo per
organizzarsi sempre meglio, ma non ce la fa, per cui dovremo vedere da dove
si inizia a valutare per capire su che cosa iniziare a lavorare per aiutare
il bambino.
Premettiamo che l'attività motoria è fondamentale per l'essere
umano. Noi adesso siamo diventati negli ultimi 30, 40, 60 anni degli esseri
umani fortemente sedentari. Fino agli anni '60, anche dopo '70-'80, la componente
motoria era fondamentale perché senza la componente motoria non si andava
nel campo a lavorare, non si andava a fare i lavori. Il lavoro era molto fisico
e motorio. Nell'evoluzione umana, ciò che ha permesso di sopravvivere
è stato un certo livello motorio che ha permesso all'uomo di adattarsi
all'ambiente, alla caccia. La nostra struttura neurofunzionale è una
struttura di base fortemente motoria. Gli animali hanno una struttura molto
motoria e poco cognitiva, noi invece abbiamo una struttura motoria e una anche
fortemente cognitiva. Però attenzione, mentre l'animale quando cresce
motoriamente si sviluppa velocemente e diventa adulto nel giro di pochi mesi,
massimo un anno, l'essere umano quando nasce ci mette un anno per stare su in
piedi. Nessun animale ci mette un anno per stare su in piedi. Dai pochi minuti,
5-10 minuti di un cavallo, ai pochi giorni di un cagnolino che dal trascinamento
passa in piedi, noi ci mettiamo un anno per cui in realtà abbiamo una
maturazione motoria molto lenta, più una maturazione intellettiva, del
linguaggio, che ci mette 6 anni a consolidarsi. E c'è uno stretto rapporto
tra tutti gli schemi motori di base e tutta l'attività scolastica, motoria,
intellettiva, di linguaggio.
Tenete conto che quando mi arrivano bambini con problemi scolastici, di loro
mi dicono: "Ah, ma gioca bene a calcio. Rispetto alla scuola dove va malissimo,
scrive male, gioca bene a calcio", poi tu lo vedi e dici: "No, giocherà
bene a calcio ma è scoordinatissimo, non è organizzato".
Questi bambini hanno tutti un problema di organizzazione motoria, alla fine
lo trovi sempre. Ci sono quelli che pur avendo apparentemente un buono schema,
hanno raggiunto questo schema molto tardi, per cui di loro ti dicono: "Ah
sì, prima correva male, era scoordinato, adesso corre bene". Però
quanti anni ha? 10 anni, per cui è in ritardo sull'acquisizione di uno
schema di base.
Partiamo da tutte le tappe motorie del bambino che sono fondamentali. Il bambino
arriva a camminare mediamente a 12 mesi, ci si rende conto della diversità
di un bambino solo dal confronto, per cui anche dalla valutazione di un bambino
di 12 mesi si iniziano ad intravedere dei buchi che ci possono essere stati,
mi viene in mente il momento cardine della nascita... si può nascere
a termine, prematuri, ma su questo sorvoliamo.
Prendiamo i 12 mesi, 12 mesi di media, camminano tutti. Il primo problema lo
abbiamo subito: la quantità di cammino di un bambino è attualmente
insufficiente. Impara a camminare perché nel nostro cervello c'è
uno schema genetico tipico del cammino, uno schema genetico che se è
adeguatamente stimolato, neanche tanto, ci permette di andare in piedi e camminare.
Però c'è un problema: questo schema va esercitato e va consolidato.
Questo cosa vuol dire? Che quando il bambino impara a camminare la prima cosa
che devo fare è farlo camminare, punto. Non esistono passeggini, non
esiste in braccio, devo pensare di dare le maggiori opportunità perché
il bambino cammini, perché il bambino inizia a camminare gambe larghe,
braccia alte e va. Sta iniziando a creare lo schema, è la prima volta.
Attenzione che il peso del corpo è sui piedi perché, a parte all'inizio
qualche cammino di bordo in cui il bambino inizia a mettere il peso sui piedi,
è quando inizia a camminare che i piedi iniziano a sopportare il peso
del corpo.
I piedi del bambino non sono muscolarmente pronti, sono un po' come il certosino
Galbani, pieni di grasso, ed è un grasso che diventerà muscolo
con l'uso e l'esercizio. Solo attraverso l'uso e l'esercizio il piede diventa
un piede. Il problema lo abbiamo perchè la quantità di cammino
spesso è insufficiente a consolidare lo schema, perché il bambino
va in passeggino, va in braccio. In casa apparentemente cammina, ma non cammina
a sufficienza per consolidare lo schema. E questo schema, che è uno schema
neurologico, deve arrivare a questo livello: allo schema crociato in cammino
(mostra). Quando arrivo allo schema crociato del cammino io inizio a consolidare
il primo schema neurologico, vuol dire che è arrivato a maturazione.
Attenti, lo schema del cammino, si chiama schema crociato perché non
cammino così...(mostra), non ho un ictus, vado in alternanza braccio
destro, gamba sinistra, braccio sinistro gamba destra, perciò ho destra-sinistra/sinistra-destra.
E' uno schema crociato. Questo schema crociato è tipico dell'essere umano
e anche di alcuni animali. Perché ci serve uno schema crociato? Perché
madre natura ha pensato bene che se avessimo camminato così e basta ...(mostra),
senza braccia, avremmo fatto fatica, se avessimo camminato così (con
braccio destro gamba destra, braccio sinistro gamba sinistra), avremmo fatto
fatica per andare diritti, lo schema crociato è lo schema più
funzionale all'uomo, è lo schema più bilanciato. Questo schema
crociato lo abbiamo nel cammino, se i bambini, quando nascono, invece che essere
vestiti di piumino, piumino d'oca, coperte, copertine anche in agosto - perché
sapete i bambini gelano in agosto, muoiono dal freddo - venissero lasciati poco
vestiti, quasi niente, sul cartone marrone da imballaggio a pancia in giù
fin da subito, a due mesi e mezzo inizierebbero a muoversi da soli, subito si
muoverebbero. Se tengo in braccio il bambino, nel passeggino, nella culletta
e non gli do opportunità motorie, arriva comunque a camminare perché
madre natura ha previsto lo schema del cammino. Quando il bambino arriva a camminare,
anche se non ha gattonato, anche se non ha strisciato ha l'opportunità
di maturare lo schema motorio, il bambino diventa motoriamente abile.
Ci sono bambini che non gattonano, non strisciano, arrivano al cammino, ma poi
non camminano a sufficienza per consolidare questo schema.
Dallo schema del cammino, con equilibrio, attenzione, e con l'esercizio dello
schema del cammino arriviamo alla corsa.
Tranne per alcuni bambini adesso è un miraggio trovare la corsa a questo
livello a 36 mesi, quando un bambino entra alla scuola materna deve correre
in schema crociato.
Lo schema crociato a 36 mesi è questo (mostra). Questa valutazione è
stata fatta sui bambini dei 5 continenti già negli anni '60 e avevano
visto che i bambini dei 5 continenti a 36 mesi correvano in schema crociato.
Perché gli americani avevano fatto questa analisi? Perché, considerato
che loro sono diventati teledipendenti già negli anni '50 e avevano la
televisione a colori quando a noi è arrivata quella in bianco e nero,
si stavano rendendo conto che i bambini passavano ore e ore seduti davanti alla
televisione.
La leva militare era obbligatoria. In America ciò che muove la medicina,
l'industria, la ricerca, tutto, è solo la cosa militare. Chi ha fatto
i primi studi sui livelli motori non è stata l'università, sono
stati i militari perché avevano la leva obbligatoria e si erano resi
conto di avere disparità enormi tra adulti altamente coordinati e adulti
di 18-20 anni allucinanti dal punto di vista motorio per cui si chiedevano come
mai questa grossa disparità, così è iniziata tutta una
serie di studi e la cosa che vedevano subito era che quelli di campagna, che
non avevano la televisione, erano motoriamente eccellenti, quelli che vivevano
nei sobborghi, media borghesia con la televisione, erano imbranati, erano in
grosso ritardo motorio.
Il problema del ritardo motorio può essere dato da un ritardo neurologico,
può essere dato da un fattore x, ma oggi come oggi lo abbiamo dal mancato
esercizio motorio, dal mancato soddisfacimento del bisogno motorio di un bambino.
Ciò avviene anche in un paese perché il bambino non ha la possibilità
di muoversi.
Se il primo anno di scuola materna i bambini facessero solo attività
motoria, in pochissimo tempo i genitori rimarrebbero sconvolti dal vedere come
i bambini diventano motoriamente abili.
Il livello motorio di un bambino dal cammino alla corsa avviene in due anni,
dai 18 ai 36 mesi, in questo periodo la cosa fondamentale per il bambino è
l'equilibrio. Io sono un po' di anni che non faccio più sport e adesso
ho un livello di equilibrio che mi serve per camminare, salire e scendere le
scale, ho un livello di equilibrio maturo. Se qualcuno mi dicesse: "Vieni,
facciamo le capriole sul trampolino" gli dico di no, non ho quel livello
di equilibrio. Se devo fare 4 capriole gli dico di no perché so che alla
terza mi gira la testa perché non ho un livello di equilibrio sufficiente
per fare degli schemi motori particolari, mi sto conservando un livello di equilibrio
che mi serve per la vita che faccio, punto.
Non facendo pratica sportiva non ho modo di aumentare il livello di equilibrio.
Questo è quello che succede nel bambino. Il bambino cosa fa? Usa il livello
di equilibrio che gli serve per quegli schemi motori del quotidiano, ma non
va a creare schemi motori che gli permettono di aumentare l'equilibrio.
Io ho visto bambini che prima non andavano in bicicletta, disperazione dei genitori:
"Non va in bici!", dicevo: "Guarda, 90 capriole, 90 capriole
e va in bici". "Eh, cosa c'entra la capriola con la bici?" Aumenti
l'equilibrio, per andare in bici mi serve l'equilibrio, non mi serve solo lo
schema, mi serve tanto equilibrio, per cui vuol dire che non ne ho a sufficienza,
vuol dire che il mio cervello sta usando una dose di equilibrio che non è
sufficiente.
Il bambino per passare dal cammino alla corsa ha bisogno di camminare tanto.
Tenete conto che un bambino a tre anni cammina circa 3500 metri al giorno, una
casalinga arriva a 4500/5000 metri al giorno, solo che non ce ne accorgiamo
perché non sono di seguito, sono a pezzettini. Per consolidare lo schema
bisogna che la quantità di cammino che io faccio fare ad un bambino sia
NON STOP.
Cosa significa non stop? Che io faccio 10 metri senza fermarmi, poi riesco a
fare 20 metri senza fermarmi, poi riesco a farne 100 senza fermarmi, poi 200,
poi 300, fino ad 1 Km, vado dalla nonna. Io non ti prendo in braccio, cammini
tranquillamente, e non ti metto nel passeggino, cammini, se piangi resti lì.
Riunione di scuola materna di Villongo, vi dico anche il paese, riunione con
i genitori dei bambini che quest'anno sono entrati alla scuola materna, d'accordo
con la suora abbiamo detto: "Siccome il problema delle maestre della materna
è sempre quello ovvero, quando vedono un bambino in difficoltà
motoria, o in ritardo, dirlo ai genitori che poi si offendono, glielo diciamo
prima che glielo diremo", per cui abbiamo chiamato i genitori e le maestre,
sono stati contati 28 passeggini posteggiati fuori. Ho fatto lo stesso discorso
del cammino, il giorno dopo non ce n'era neanche uno, erano venuti tutti a piedi.
Il problema è che è inutile che vi lamentiate che vostro figlio
è in ritardo e lo portiate in giro sul passeggino. I bambini hanno bisogno
di camminare. Attenzione, io sto dicendo una cosa banalissima, vi assicuro,
mi vergogno quasi a dirla che un bambino ha bisogno di camminare. Il grosso
problema vi assicuro è che i bambini non camminano quanto ne avrebbero
bisogno per andare in allenamento. Non bisogna dare carico muscolare ad un bambino,
non ne ha bisogno. Il bambino deve superare una tonicità muscolare quasi
ipotonica, molti bambini alla materna sono ipotonici, un bambino, con una sindrome
genetica, può essere ipotonico, ce l'ha nella sindrome, ma vedere bambini
comuni ipotonici... cosa vuol dire ipotonico? Immaginate quando vi ingessano
il braccio o la gamba, dopo 20 giorni vi tolgono il gesso, quello è un
muscolo ipotonico.
Il piede piatto. In realtà molti non sono piedi piatti veri e propri,
sono dei piedi che non hanno mai camminato a sufficienza. Le scarpe: "Con
quelle altre scarpe cammina molto meglio che con queste". Ah, ma se cammina
male con queste scarpe vuol dire che gli fanno bene. Questi sono i ragionamenti...
le scarpe servono solo per ripararsi dalle cacche dei cani, dai sassi, dai vetri
in terra, stop. Se il buon Dio voleva che avessimo le scarpe ci faceva nascere
con le scarpe, invece ci ha fatto nascere a piedi nudi, non con le scarpe. Se
guardate i quadri, le rappresentazioni antiche, voi scoprite che non usavano
scarpe, usavano solo delle suolette per riparare il piede. Il piede che cammina
ed ha un buon contatto con il terreno fa muscolatura. Perché è
importante la muscolatura del piede quando il bambino impara a camminare? La
cosa è banale: perché io dal piede stabilizzo tutto il resto.
Se i piedi sono stabili, tutto il resto è stabile. Il piede non sempre
è stabile, ho visto bambini con il piede che cede all'interno e allora
mettono il plantare. I bravi podologi, quando vai con un bambino, ti dicono:
"Signora, 3 mesi a piedi nudi poi ci vediamo". Cioè quando
ho muscolatura posso decidere di correggere, se non ho muscolatura non posso
correggere, anzi se io ho un piede ipotonico e tento di correggere faccio ancora
più errori perché vado a compromettere quello che è lo
schema di cammino che diventa ancor più difficoltoso, ho il piede ipotonico
in più mi hanno messo il plantare e i plantari che fanno bene sono pochissimi,
sono pochi quelli che sanno fare bene i plantari. Il problema è avere
prima la muscolatura, quando ho la muscolatura posso pensare... e la muscolatura
me la faccio con l'esercizio al cammino e con l'allenamento.
La suola della scarpa deve essere, anche d'inverno, molto sottile, dobbiamo
prendere una scarpa e dobbiamo poterla piegare e strizzare, questa è
la scarpa del quotidiano, anche d'inverno non muore nessuno di freddo.
Tenete conto che, cosa forte, in Val Badia e Val Gardena aveva nevicato, c'erano
anche 3 gradi sotto zero, alla scuola materna i bambini mangiano e le maestre
dicono: "Adesso i bambini escono fuori a giocare". Erano fuori tranquilli,
beati nella neve a giocare e mi veniva in mente il mio paese dove se solo c'è
freddo oggi non usciamo perché fa un freddo... Infatti dietro alle scuole
materne c'è una montagna di bambini congelati, man mano che muoiono congelati
li mettono lì! Si è visto che bambini della Svezia non è
che muoiono di freddo, si coprono e vanno fuori a fare attività, anche
se fa freddo. Se io mi muovo non muoio di freddo, certo che se vado fuori in
costume da bagno, al freddo, mi becco la broncopolmonite, se vado al freddo
coperto non mi succede assolutamente niente, però faccio la cosa più
sana. I piedi devono poter sentire bene dove appoggiano.
Quando il bambino cammina vado ad aumentare il livello di equilibrio soprattutto
se lo invito a camminare in discesa, in pianura è sempre un problema
trovare la discesa, così il bambino impara a correre. Quando la strada
è leggermente in discesa il cammino diventa un cammino veloce e se vado
ad aumentare l'equilibrio il bambino procede con la corsa. Quando il bambino
si muove correndo lo fa perché inizia a rincorrere il baricentro, perché
la strada può diventare leggermente in pendenza, per cui la corsa emerge
come uno schema di spostamento. Aumenta l'equilibrio e passa da un equilibrio
dinamico ad un equilibrio cosiddetto IN VOLO. L'equilibrio in volo è
quello che mi permette di arrivare a correre. Io ho visto alla materna bambini
di 4 anni che arrivati a 20 capriole hanno iniziato a correre. I più
sconvolti erano i genitori che dicevano: "Cos'è successo, non sta
più fermo, salta dappertutto, prima cadeva sempre, era un po' imbranato".
Immaginatevi voi un bambino che in inverno camminava così (mima la camminata
impacciata) tanto era vestito. Quando ho un problema di corsa la prima cosa
che devo andare a verificare è il livello di equilibrio, devo vedere
se l'equilibrio è sufficiente oppure no. Può essere che il cammino
non sia un cammino corretto per cui devo andare a vedere il cammino se è
in schema crociato, faccio camminare un bambino per tanto tempo e vado a vedere
se è in schema crociato, allora so che il CAMMINO È MATURO. Se
il cammino non è maturo voi vedrete il cammino così (senza movimento
delle braccia). Quando il cammino non è maturo non vado a lavorare sulla
corsa ancora, perché è uno schema più alto. Lo schema più
alto non è ancora maturo.
Gli schemi motori vanno avanti per maturazione neurologica, questi schemi sono
genetici nell'essere umano, per cui non posso lavorare sullo schema superiore
se quello inferiore non funziona bene. Ogni tanto succede che lavorando su uno
schema superiore mi si organizza quello sotto, ma non sempre, per cui è
meglio nella valutazione andare per gradi così non si sbaglia mai.
Il cammino è maturo in schema crociato? Si. E' armonico? Oppure il bambino
ogni tanto perde lo schema, lo mantiene o lo perde? Quando sappiamo che il cammino
è a posto a quel punto dobbiamo vedere l'equilibrio.
Come si valuta l'equilibrio per sapere se è sufficiente per arrivare
alla corsa? Una cosa banalissima: bisogna vedere come il bambino scende le scale,
non come le sale, come scende, se salta dai gradini e da che altezza salta.
Quindi abbiamo:
- scendere dalle scale;
- i gradini;
- come il bambino scavalca gli ostacoli.
Queste sono le prime prove. L'altra prova è la più banale: SALTARE.
Il bambino salta quando è pronto per correre, o appena inizia a correre
inizia a saltare. Il salto è la quantità di equilibrio che mi
serve per correre, perché quando corro io ho l'equilibrio in volo.
Queste le prove più semplici per valutare il bambino: osservare se quando
deve scendere il gradino appoggia un piede poi l'altro e non riesce a saltare
il gradino perché non riesce a calcolare lo spazio e non ha l'equilibrio
sufficiente e l'attenzione, scavalca gli oggetti. Io posso scavalcare gli oggetti
così, ho in terra un pezzo di scotch e faccio così per scavalcare
l'oggetto (mostra che alza tanto la gamba). Questo è un altro indice,
un'altra cosa che dobbiamo valutare:
- cammino;
- equilibrio;
- occhi.
Cosa dobbiamo valutare degli occhi?
Adesso vi faccio vedere una cosa, alzo il piede tanto, non lo faccio perché
faccio un gesto ampio, lo faccio perché non so valutare la distanza e
la profondità, a questo punto quello che dobbiamo valutare sono gli occhi,
cioè l'uso degli occhi. Come devono essere gli occhi? Devono avere la
capacità di convergenza, la capacità di guardare un oggetto da
vicino e di mantenere l'attenzione su quella cosa. Come valuto la convergenza?
Semplicemente prendendo un oggetto molto piccolo e avvicinandolo agli occhi
del bambino, il bambino deve riuscire a mantenere l'attenzione, anche se l'oggetto
si sdoppia a questa distanza. Solitamente uno che non ha convergenza fa così,
non riesce a guardare l'oggetto e lo tiene per pochi secondi poi lo molla. Questo
gli impedisce di fare una semplice cosa, di valutare la profondità con
precisione. Infatti sale le scale, ma fa fatica a scenderle, sale il gradino,
ma fa fatica a scendere. Non è solo l'equilibrio che mi interessa, ma
anche la capacità di convergere. Tenete conto che se io non riesco a
convergere, lì ci può stare anche un campo da calcio, ma io arrivo,
do un calcio qua e il pallone è lì. Posso anche giocare a pallavolo
ma la palla non riesco a calcolarla, una palla poi che si muove velocemente
io non riesco a calcolarla velocemente. Posso fare anche basket ma non riesco
a calcolare la velocità dei palloni, perché gli occhi già
fanno fatica a valutare la distanza sul pavimento, figuratevi a valutare degli
oggetti che si muovono velocemente.
Quando arrivo in convergenza e valuto la profondità arrivo, guarda caso,
a maturare la convergenza, ciò succede a 12 mesi quando il bambino inizia
a camminare e più cammina più la esercita. Tenete conto che per
stimolare alcuni bambini a guardare dove mettono i piedi li faccio camminare
sui campi arati. Perché il campo arato? Perché sono costretto
a guardare dove metto i piedi altrimenti finisco in terra, inizio per pochi
metri, poi sempre di più fino a quando anticipo con l'occhio dove andrà
il piede creo una situazione che va a stimolare la profondità visiva.
Ma l'occhio è importante anche per un'altra cosa. In qualsiasi attività
motoria l'occhio è quello che mi legge lo spazio, legge il gioco, legge
la palla a seconda dello sport che faccio, indipendentemente dallo sport questo
succede anche ballando.
Come funziona l'occhio? Innanzitutto considerate l'occhio come l'unica parte
del cervello che si vede, l'occhio è cervello, è la parte più
esterna del cervello. E' una parte molto delicata. L'occhio ci permette di vedere
i particolari con una parte piccolissima, un puntino. Cioè io riesco
a vedere una briciola sul tavolo usando una parte della retina altamente sofisticata
che è la FOVEA. Questa parte altamente sofisticata è grande come
il puntino della I sulle istruzioni del foglietto dei farmaci. Per cui una roba
piccolissima che solo uno con il microscopio elettronico riesce a leggere.
Ma cosa succede quando lancio un oggetto al volo a un bambino e lui lo prende
al volo? Com'è possibile? Il bambino ha guardato con la parte centrale
tutta la traiettoria dell'oggetto? No. Questa si chiama visione CENTRALE. In
realtà noi usiamo sia la visione CENTRALE sia la VISIONE PERIFERICA.
Anche voi state usando la visione periferica. Senza spostare gli occhi da me
tentate di guardare la lavagna o quello che c'è alla vostra sinistra,
tenendo gli occhi nella mia direzione voi vi rendete conto che quella è
la parte periferica dell'occhio. Quella parte, nel momento in cui percepisce
un oggetto in movimento, è la parte periferica non la parte centrale.
Quando un oggetto in movimento entra nell'occhio a quel punto la parte centrale
va a cercarlo ma non ce la fa a stare su un oggetto in movimento perché
è troppo veloce, per cui usiamo la parte periferica per esplorarlo e
l'occhio manda un messaggio al cervello e il cervello adegua una risposta. Questa
è l'abilità normale del bambino, io gli lancio una palla e lui
la prende al volo e me la lancia, il bambino lancia la palla contro il muro
e la riprende.
Io sfido bambini di 6 anni a giocare a rimbalzo contro il muro, non riescono.
Perché? Che cosa permette agli occhi di seguire gli oggetti in movimento?
L'indipendenza dell'occhio dal movimento. Attenti: l'occhio è libero
di seguire oggetti in movimento solo se l'occhio è libero dal movimento
motorio della persona. Faccio un esempio: il primo livello è nel momento
in cui mi muovo, se voi andate a spasso per Venezia e vi guardate le vetrine,
mentre vi muovete il vostro occhio è indipendente, può andare
ad esplorare dove vuole e intanto vi muovete, questo è il primo livello.
Se quando io mi muovo il mio occhio non è sufficientemente indipendente,
appena mi muovo io uso gli occhi neanche per guardare dove devo andare, ma mi
concentro solo su quello che sto facendo. Vi faccio un esempio: se camminate
sul ghiaccio voi fate così per non scivolare (mostra il procedere rigidi),
in quel momento potete aver davanti, in parte, a destra, vetrine, fotomodelli
o fotomodelle, non ve ne frega niente, non riuscite e guardarli, vi dovete fermare,
girare, poi mentre vi muovete gli occhi tendono ad irrigidirsi. Questo esempio
serve per farvi capire la situazione più estrema che può succedere
anche a noi che abbiamo una certa abilità perché in quel momento
tutte le energie sono necessarie per stare in piedi. Se le energie vengono richiamate,
in uno schema motorio non maturo, per camminare o per correre, gli occhi non
sono indipendenti per arrivare a guardare. Per cui quando gioco non posso muovermi
e guardare, perché appena mi muovo io uso gli occhi per guardare quello
che sto facendo, non riesco a fare due cose contemporaneamente. Questo succede
quando lo schema di base non è neurologicamente maturo per cui richiede
molte energie cerebrali. Che cosa permette di migliorare l'indipendenza degli
occhi? Capriole, capriole, capriole. Dico le capriole perché sono le
più economiche. Potremmo usare l'altalena, la giostra che gira ma già
mi serve un attrezzo. Rotolare, rotolare, rotolare, meglio ancora se si rotola
in discesa, più divertente. Cioè stimolare l'equilibrio permette
all'occhio di diventare indipendente durante il movimento.
Io sto facendo delle attività con un mio ex allievo di Scienze Motorie
che sta allenando dei portieri. Dice: "Diventano talmente bravi che poi
li comprano gli altri, per cui devo ricominciare sempre da capo...".
La punizione su calcio d'angolo, la palla lenta esco/non esco, esco/non esco
e sbaglia tempo... Fate conto che tutti i portieri si sono fatti 90 capriole
tutti gli allenamenti, rotolamenti a vomito, più altre cosine, per cui
gli occhi sono diventati indipendenti. Quando io salto in volo, se non ho gli
occhi allenati, rischio di non riuscire più a guardare appena sono in
volo, perché sono in una fase di equilibrio superiore. E' come il ghiaccio
di prima per cui tendo ad irrigidire gli occhi, non guardo più, devo
andare con la visione periferica. Invece se ho un livello di equilibrio molto
alto io quando sono in volo ho modo di controllare tutto quello che mi serve
controllare, che sta avvenendo intorno a me, per cui riesco a dare indipendenza
agli occhi solo lavorando sull'equilibrio.
Perché l'equilibrio?
1. L'equilibrio è direttamente collegato al movimento oculare. Quando
io giro la testa di colpo io smetto di guardare. Se io giro velocemente e poi
mi fermo, gli occhi vanno in NISTAGMO, cioè ballano velocemente per un
attimo. Per cui l'occhio è strettamente collegato all'equilibrio, se
l'equilibrio è basso la motilità oculare è scarsa, se l'equilibrio
si alza la motilità diventa sempre più eccellente, cioè
l'occhio diventa indipendente, io posso addirittura camminare e guardare la
palla che si muove.
2. L'altra cosa che è tipica del bambino piccolo e che dovrebbe imparare
entro i 6 anni, è imparare ad ascoltare e guardare contemporaneamente.
Esempio: papà che lancia la palla e dice: "Prendi la palla!"
PAM! la palla gli arriva in testa. Perché? Perché il bambino ha
ascoltato il messaggio e non ha preso la palla, ha perso di vista la palla perché
quando ha ascoltato la voce non ha più guardato. Cosa banalissima! Altra
cosa, quando il bambino tenta di guardare gli dico: "Guarda la palla",
lui guarda, guarda dove metti i piedi, cioè appena il bambino inizia
a parlare smette di guardare. "Nonna, io volevo dire che...", fa così:
parla e guarda in giro, gira la testa intanto che parla perché non riesce
a guardarti in faccia e contemporaneamente a parlare. E' un'altra tappa di maturazione.
Questa contemporaneità linguaggio/visione/udito dove io riesco a tenere
gli occhi su quello che sta succedendo mentre ascolto e mentre parlo, viene
fuori tramite l'equilibrio. E allora posso migliorare direttamente e indirettamente
tutti i processi VISUO-PERCETTIVI degli oggetti in movimento.
Altra cosa: il bambino non palleggia e poi perde la palla, il bambino non prende
la palla al volo, il bambino non lancia. Attenzione i movimenti periferici degli
arti superiori diventano sempre più sciolti e sempre più agili
e indipendenti con l'aumentare dell'equilibrio.
Quando io stimolo l'equilibrio, il cervelletto, che è un po' la posizione
di comando di tutto il sistema motorio, mi aumenta la dinamicità e la
reattività a livello periferico per cui divento molto più reattivo
sugli arti periferici, piedi e braccia.
Quelli che fanno ginnastica a corpo libero hanno una reattività che noi
ci sogniamo in altri sport, ma ce l'hanno perché si esercitano tantissimo
per cui hanno una reattività pazzesca. L'esempio classico, lo sport per
eccellenza che usa tantissimo l'equilibrio, è il pattinaggio sul ghiaccio.
Com'è possibile che io giri velocemente e mi fermi davanti alla giuria?
Perché quelli che fanno pattinaggio quando girano entrano in una sorta
di tunnel nel quale riescono tranquillamente a riconoscere cosa c'è davanti,
ciò che c'è dietro, a destra, a sinistra e riescono a decidere
quando fermarsi e non hanno nausea, non hanno niente e sorridono pure, noi al
terzo giro potremmo rimettere anche l'anima, questa cosa gli dà la possibilità
di aumentare di molto il coordinamento.
Importante è guardare bene quello che succede ai lati, sopra, sotto.
Noi siamo abituati, adesso, a guardare diritto la televisione, la playstation,
per molte ore. Per anni, quando c'è stato il boom dell'informatica, del
computer, dei videogiochi ci sono stati dei cretini che hanno sostenuto che
i videogiochi facevano diventare intelligenti e che potevano essere usati per
maturare abilità... Dietro c'era solo una strategia fortemente commerciale,
il videogioco non fa diventare intelligenti. E' vero che se do in mano una playstation
a 4 anni il bambino diventa un mago. Anche se gli do in mano un violino a tre
anni diventa un concertista, anche se gli do in mano un altro strumento diventa
bravo. Perché? Perché è in un'età in cui può
padroneggiare qualsiasi cosa perché ha una mente fertile e diventa abilissimo.
Ricordo un bambino di 4 anni che con la playstation è arrivato al 7°
schermo, io neanche 20 secondi ed ero morto già 3 volte... battuto da
un bambino di 4 anni, è umiliante all'inizio, poi prenderesti i genitori
a calci nel sedere perché ti dici: "Che senso ha?". Per questo
poi non matura delle cose importanti.
E' importante l'uso degli occhi in tutte le direzioni, io posso girare la testa
per guardare, posso anticipare con gli occhi, la strategia di usare gli occhi
o anticipare con la testa e poi arrivano gli occhi è un altro degli schemi
che si allenano spontaneamente nell'esercizio vestibolare. Io vi parlo delle
capriole perché sono la cosa più semplice, in alcuni casi abbiamo
preso ad esempio i giocatori di pallavolo di A1, i portieri dei gironi primavera
in C1 e C2 e abbiamo utilizzato le cadute da judo, anche con i giocatori di
calcio. Attenzione, cosa sono le cadute da judo? Ti insegnano a cadere senza
romperti ginocchia, caviglie, spalla, gomito, ti insegnano a cadere. Il rugby,
per esempio, è uno sport che ti insegna il contatto fisico e impari anche
a cadere, a sopportare una certa soglia nel cadere. Prestate dal judo, ad esempio,
le cadute destra-sinistra insegnano ai bambini a cadere per terra perché
non c'è niente di peggio che cadere e farsi male perché non si
è capaci di cadere, vado giù così, metto le mani per pararmi,
però poi mi prendo una facciata, oppure quando scendo mi faccio male
alla caviglia o al ginocchio. Attenzione, più io imparo a cadere e meno
mi faccio male, ma più io imparo a cadere, siccome nelle cadute o nei
rotolamenti una delle cose che faccio è muovere tantissimo gli occhi
anche in orizzontale, più vado a migliorare di molto il movimento orizzontale
degli occhi, che se allenato poi lo uso. Faccio un esempio: nella pallavolo
io ho bisogno, se sono a rete o mi giro verso l'opposto, di guardare con la
coda dell'occhio cosa succede nell'altro campo, ad un certo livello del calcio
io ho bisogno di vedere con la coda dell'occhio dov'è il compagno, non
così (sguardo fisso avanti) per cui vedo la porta e non vedo uno che
ho lì a due metri perché devo girarmi per guardarlo, perché
gli occhi non sono indipendenti e l'allenatore è costretto a dire: "Guarda
di lato!" .... invece è possibile guardare con la coda dell'occhio.
I movimenti dell'occhio, attenzione, non si allenano cognitivamente. Adesso
spiego cosa vuol dire cognitivamente. Dicendo "Guarda di qui", "Guarda
di là" sto usando la parte intenzionale, perché se io do
un comando "Guarda a destra", "Guarda a sinistra" io non
sto allenando lo schema di base, sto allenando uno schema superiore intenzionale.
Perché ho detto cognitivo? Perché è vincolato a livello
intenzionale, cioè sono io che guardo, devo fare in modo invece che questo
schema non venga dall'alto del cervello, che dice guarda di qua, guarda di là,
ma venga dal basso, cioè venga dallo schema di base. E lo schema di base
cos'è? Mi basta far rotolare un bambino con la testa su una riga stretta
continuando a guardare la riga e riesco ad attivare il movimento dal basso del
cervello, cioè a livello più profondo. Non a livello corticale
dove rimane sempre un gesto intenzionale e prima che diventi un automatismo
ne passa, bisogna fare una fatica enorme.
Quando si allena il vestibolare però occorre procedere con attenzione,
nessun bambino deve mai arrivare ad uno stato di nausea, per cui prima si verifica
qual è il livello di nausea. Cosa vuol dire? Il livello a cui ti gira
la testa. Poniamo il caso che a 10 capriole, a 8 mi giri la testa, vuol dire
che quel bambino ne farà 6, cioè faccio 6 capriole non 8, perché
a 8 supero la mia soglia. Cosa succede se io faccio la "terapia d'urto"
per cui lavoro sopra la soglia di nausea? Succede che il bambino sta male perché
ha superato le 12 capriole e a 8 ha la nausea, quel giorno ha finito di lavorare
motoriamente, perché il cervello va in tilt, cioè il sistema va
in sovraccarico. Chi è stato su un traghetto con il mare mosso e ha provato
nausea ha visto che quando tutto era finito e anche il giorno dopo c'è
stato un senso di rintronamento, di grossa sonnolenza per cui si ha voglia solo
di dormire e motoriamente si è inabili a fare qualsiasi cosa. Se io arrivo
sopra la soglia di stimolo creo sonnolenza. Perché il bambino quando
viene cullato dorme? Perché arrivo a stimolarlo vestibolarmente, tutto
lì. Se io supero la soglia il bambino poi ha sonno, è incapace
di fare qualsiasi cosa per cui mi devo sempre fermare sotto, se mi fermo sotto,
il bambino sperimenta sempre un'attività piacevole. Pian piano posso
aumentare la soglia.
A questo punto racconto quest'esperienza che abbiamo fatto con due scuole di
calcio, con bambini dai 7-8 anni, stesso allenatore, uno studente di scienze
motorie, i bambini erano 44 divisi in due scuole, 22 in una scuola, 22 nell'altra.
Di questi bambini sono stati presi solo i bambini con problemi di corsa, cioè
quelli che correvano male. Questi in tutto erano 15, 15 che correvano male sono
tanti su 44. Attenzione, prima vi dico quest'esperienza poi vi dico perché
ve la racconto. Abbiamo fatto fare un lavoro tutti i giorni, tutti i giorni
dovevano fare un numero di capriole fino a quando iniziava a girargli la testa
e basta, tutti i giorni, e un'altra attività di cui adesso vi parlo:
100 metri di striscio al giorno tutti i giorni. Hanno lavorato 2 mesi. Di questi
15 bambini, 11 hanno lavorato, 4 non hanno lavorato. Qualcuno degli altri 22
ha detto: "Lo faccio anch'io quel lavoro", anche se non ne avevano
bisogno. Per cui 4-5 hanno fatto anche loro il lavoro. I genitori di questi
11 hanno visto dei bambini irriconoscibili, coordinatissimi, che correvano,
scattavano, si giravano. I 4 sono rimasti imbranati e i 4-5 invece che hanno
fatto il lavoro e non ne avevano bisogno sono diventati eccellenti. Perché?
Semplicemente perché avevano riorganizzato quello che era lo schema motorio
di base. Adesso, fatta la parentesi sugli occhi, ritorniamo a parlare della
corsa. Com'è la corsa? La corsa è come quella che vedete quando
fanno le gare di atletica alle olimpiadi. E' in schema crociato, le braccia
sono indipendenti dal resto del corpo. Per essere tale, la corsa va valutata
su una distanza di almeno 100 metri, devo vedere che il bambino mantiene lo
schema per i 100 metri. Non esiste il bambino che utilizza lo schema e poi lo
perde, ci sono bambini che tengono lo schema poi lo perdono, recuperano lo schema
poi lo perdono. Ci sono bambini che rincorrono lo schema e lo perdono, bambini
che lo tengono e le braccia, se fate una riga nel bambino, le braccia devono
arrivare almeno alla linea mediana, nel caso in cui le braccia siano aperte
così non è uno schema corretto (mostra).
Vi racconto questa: bambino segnalato dalle maestre della materna perché
iperattivo, messo a dieta, lo hanno segnalato perché non era più
iperattivo era troppo tranquillo, poi perché aveva problemi motori. Io
l'ho visto, correva bene dalla vita in giù e le braccia erano rigide,
5 anni. L'abilità grafica com'era? Calcava. Adesso in un mese è
a 200 metri di striscio, adesso colora con il polso sciolto. Attenzione: che
relazione c'è tra la grafia e la corsa? Semplicemente, quando io corro
bene vuol dire che il mio cervello ha raggiunto la tappa di maturazione neurologica
per cui le braccia sono diventate mature dal punto di vista neurologico. Quando
le braccia iniziamo a diventare mature inizia a maturare la mano. Questo, guardate,
lo vedete a 3 anni su bambini della materna. Se la corsa non è matura
succede che qualcuno la maturi esercitandola, ciò vuol dire che era neurologicamente
pronta ma non aveva avuto l'occasione di essere esercitata. Succede che il bambino
facendo sport migliora motoriamente perché prima non faceva un tubo tutto
il giorno, ma geneticamente e motoriamente era pronto per maturare, per cui
solo facendo sport, già dopo due mesi, corre meglio ed è ben coordinato,
ti rendi conto che è un bambino che aveva solo bisogno di avere l'opportunità
di muoversi ed è maturato. Il problema grosso è che se la corsa
non è matura io posso far correre uno anche la maratona di New York e
inizia così e la finisce così (mostra), dopo 40 km, cioè
non migliora lo schema. La corsa a volte migliora correndo, ma perché
ho già uno schema che si consolida, ma se correndo non migliora devo
tornare a fare una cosa di base fondamentale, l'unica cosa che mi permette di
migliorare lo schema della corsa, che io ho trovato, è strisciare, non
esiste altra cosa. Posso anche andare a gatto ma non miglioro lo schema, posso
fare sci da fondo ma non migliora lo schema, posso nuotare ma se nuoto non migliora
lo schema crociato. Il nuoto non è schema crociato, i ragazzini nuotano
bene in stile dai 10-11 anni in poi, non dai 6 anni, è raro trovare un
ragazzino che a 6 anni nuoti come un adulto, con uno schema perfetto, lo matura
dopo perché è uno schema motorio molto più difficile quello
del nuoto. Attenzione, noi pensiamo: "Ah il nuoto, lo mando a nuotare",
solo a 10-11 anni uno acquisisce uno stile perfetto.
Striscio, striscio, striscio e vado in schema crociato. Perché gli eserciti
di tutto il mondo strisciano? Non per passare sotto il filo spinato, assolutamente,
perché hanno visto che, siccome alla nascita se tu lasci un bambino a
pancia in giù, dopo un po', si sposta strisciando, questo schema se io
lo esercito a pavimento mi permette di migliorare lo schema della corsa. Coi
bambini basta provare. Tenete conto che alle materne, con bambini comuni, noi
abbiamo visto che in un mese, massimo un mese e mezzo, facendo 40-60 metri di
striscio, meglio 60 che 40, un po' di più non fa mai male, tutti i giorni,
dopo un mese lo schema crociato viene fuori. Nella scuola di calcio abbiamo
fatto la stessa cosa e lo schema crociato è venuto fuori a video, è
un problema star lì a fare tutte le misurazioni, perché poi a
livello scientifico dovete fare le misurazioni dell'ampiezza del braccio che
si è chiuso. Lo vedevano tutti, anche i genitori che dicevano: "Ah,
cavoli come corre bene". E si vedeva confrontando il video fatto all'inizio
e il video fatto dopo che lo schema si era modificato. Perché? Qui entra
in campo una cosa importante collegata allo striscio che è la LATERALITÀ.
Noi siamo o tutti destri o tutti mancini, com'è possibile ad esempio
che ci siano giocatori di serie A che firmano gli autografi con la destra, sono
molto abili con il piede sinistro e abili anche con il piede destro. Ci sono
giocatori che firmano gli autografi con la mano sinistra, sono abili con il
piede destro, ma sono anche abili con il mancino. Perché? Quando tu dai
in mano un pallone ad un bambino piccolo, il bambino piccolo calcia, se è
destro, con il sinistro, se è sinistro calcia con il destro. Perché?
Perché calcia con l'altro piede? perché è quello che gli
dà più stabilità, è quello che diventerà
dominante. Come matura la lateralità nell'essere umano? Le tabelle che
io vi dico adesso, per esempio, il CONI le ha già spostate, anche in
America le hanno già spostate, cosa vuol dire? Quelle che vi dico io
sono tabelle vecchie. Oggi siamo molto più imbranati per cui hanno dovuto
spostare le tabelle in avanti.
Le tabelle che usano oggi spostano la lateralità molto più avanti,
qualcuno la mette anche prima, ma perché non ha mai visto bambini per
cui ti dice che si lateralizzano a 3 anni tutti. E' importante l'esperienza
che basta fare andando a vedere i bambini. A 3 anni si lateralizza l'occhio,
l'occhio diventa destro o sinistro, attenti, a 3 anni se io ho uno schema di
base, cioè se il bambino corre in schema crociato, allora posso valutare
la dominanza dell'occhio. Altrimenti quando io vado a valutare la dominanza
dell'occhio e dico al bambino: "Guarda nel cannocchiale" il bambino
fa così:...(Sangalli con un foglio crea un cannocchiale e lo appoggia
in fronte in mezzo agli occhi), oppure se devo chiedere al bambino: "Prendi
il foglio e guardami nel buco"... (Sangalli prende un foglio e fa un buco
in mezzo) il bambino fa così:... (non centra il buco) oppure prima di
guardare ci mette un po' e non sa bene con che occhio guardare. Questo mi dice
che l'occhio non è ancora dominante, per cui ho una maturazione neurologica
che non è ancora arrivata a compimento. A 3 anni e mezzo abbiamo la maturazione
della mano dominante. Cosa vuol dire? Che il bambino seleziona perfettamente
una mano rispetto all'altra, non il piede, infatti, per quello che molti calciatori
destri sono bravi di mancino, perché hanno tirato tantissimo con il piede
sinistro, quando erano piccolini, perché il loro papà voleva che
diventassero dei campioni, per cui hanno tirato tanto con il piede sinistro,
e di loro hanno detto: "Ah è mancino, però scrive con la
destra!". Poi hanno tirato anche col destro e anche con il destro gli viene
bene, non succede mica niente, solo che bisogna stare attenti perché
spesso si valuta la lateralità del piede in un ragazzo e spesso la lateralità
non è ancora matura. A 6 anni e mezzo matura il piede e a 7 anni, ultimo,
matura l'orecchio, per cui noi diventiamo tutti destri o tutti mancini. Perché
diventiamo tutti destri o tutti mancini? Per economia, questo mi permette di
avere maggiore economia nel movimento, nel gesto, in tutto. Noi siamo intelligenti,
parliamo, abbiamo il linguaggio, ma per fare tutte queste cose madre natura
non ci ha dato una testa così (fa segno enorme), ha piegato bene, impacchettato
il nostro cervello, l'ha diviso a metà dicendo: "Metà fa
una cosa, metà fa l'altra" così economizziamo le risorse
e gli spazi altrimenti avremmo dovuto avere una testa enorme per riuscire a
fare tutto. E la dominanza è un indice di maturazione neurologica. Perché
le tabelle sono un po' saltate? Adesso ci sono alcune tabelle molto spostate
in avanti, addirittura a 8-10 anni, la corsa in schema crociato a 8 anni, che
è assurdo. Certo che se io valuto i bambini di oggi mi metto le mani
nei capelli rispetto alle tabelle di 10 anni fa, ma le maestre stesse della
scuola materna che hanno tanta esperienza e una buona memoria hanno visto negli
ultimi 20-30 anni una regressione motoria paurosa, spaventosa, poi ti arriva
il bambino extracomunitario e sembra Yuri Chechi, e tu dici: "No maestra,
è come dovrebbero essere tutti i bambini che si muovono normalmente".
Ma guarda com'è agile! E' giusto. Non è agile è giusto.
Attenzione , non è una cosa strana, è solo che si è mosso
subito fin da piccolo.
Come faccio a far sì che un bambino si possa lateralizzare bene? Prima
di tutto devo valutare quello che abbiamo detto prima, il cammino, deve arrivare
a correre, a quel punto inizio la valutazione, se un bambino non corre bene
è inutile neanche fare la valutazione della lateralità, ve lo
dico già io, viene fuori un occhio destro, una mano sinistra, un orecchio
sinistro, un piede dell'altra parte, la disorganizzazione. Che cosa comporta
la mal lateralizzazione? Che ho delle cose che fa un emisfero, delle cose che
fa l'altro, per cui iniziano a litigare, ogni tanto rimango a metà, non
so cosa fare. Posso essere più lento, veloce...
C'è stato un giocatore di pallavolo che giocava in A1 a cui per un anno
hanno rotto le scatole perché era mancino di mano, però, sottorete,
quando doveva spostarsi era velocissimo a destra, lento a sinistra. E dicevano:
"E' impossibile, c'è qualcosa che non va, perché lui è
veloce a destra e lento a sinistra?" Perché aveva la gamba destra
dominante, per cui a destra era veloce, a sinistra era più lento, tutto
lì.
Perché io mi lateralizzi bene la cosa che devo fare, più semplice,
è strisciare, strisciare, strisciare è la cosa che permette al
cervello di lateralizzarsi con più facilità. Attenzione, lo striscio
non mi fa diventare tutto destro o tutto sinistro e basta, mi permette di migliorare
la convergenza visiva, migliora lo schema della corsa, mi aumenta i tempi di
attenzione. Vado a migliorare la corsa, poi se il bambino diventa tutto destro
o tutto sinistro a quel punto posso fare gli esercizi per andare a migliorare
la parte destra o la parte sinistra. Attenti, ci sono tantissimi esercizi per
migliorare la parte destra o la parte sinistra, ma se io faccio questi esercizi
su un'organizzazione neurologica che non ha ancora maturato l'essere destro
o sinistro, perdo un sacco di tempo, devo arrivare ad avere un cervello tutto
destro o tutto sinistro prima di andare a specializzare la corteccia destra
o la corteccia sinistra in modo estremamente sofisticato.
Quali sono i modi, oltre lo striscio, per andare a lateralizzare tutta la parte
destra o sinistra del cervello? Le freccette, ovviamente non faccio a destra
e a sinistra, se devo potenziare la destra procedo con quella, calcio la palla
solo col destro, lancio una pallina in un tubo piccolo con il destro, faccio
questo esempio banalissimo: mi tappo con la mano l'occhio sinistro e faccio
dei disegni lentissimi seguendo il dito. Questo è l'esercizio che migliora
per esempio occhio destro, mano destra e movimento esplorativo lento, ma per
migliorare la lateralità, devo fare esercizi di apertura e chiusura della
mano in contrazione, cioè tutti lavori che vanno a stimolare in questo
caso la parte sinistra del cervello a livello corticale, perché lo striscio
mi ha dato il grosso del lavoro, poi devo andare ad affinare la lateralità
e devo consolidarla.
Perché devo consolidare la lateralità? Per fare in modo che il
mio cervello, quando mi deve dare una risposta motoria, non perda quella frazione
di secondo nel cercare l'informazione (alla lavagna disegna il cervello diviso
in cervello di sinistra e cervello di destra). Se sono destro è quello
di sinistra che da l'input, se ci si mette anche il cervello destro invece io
da sinistra devo andare a cercare l'informazione nel cervello destro, per far
partire una risposta io perdo tempo. Ho il cosiddetto INCIAMPO in uno schema,
arrivo in uno schema motorio, non so più se devo andare di qua o di là,
da che parte devo partire, perché su alcune cose il mio cervello non
si è lateralizzato bene e la lateralità è fondamentale
perché mi fa risparmiare un sacco di energia, più sono lateralizzato
meglio riesco ad agire.
Lo sport, qualsiasi sport, dovrebbe iniziare nel momento in cui un bambino corre
in schema crociato ed è lateralizzato, quindi a 6 anni. Il bambino a
quel punto può fare qualsiasi sport perché ha lo schema di base,
proprio i livelli motori di base sono la corsa in schema crociato e la dominanza,
se il bambino corre in schema crociato vuol dire che ha un buon equilibrio ed
è tutto destro o tutto mancino. A quel punto può iniziare qualsiasi
sport e gli schemi motori sull'eccellenza si possono costruire senza nessun
problema. Perché invece quando voglio costruire gli schemi d'eccellenza
su una struttura motoriamente povera non ce la faccio? E' una cosa abbastanza
semplice (disegna il cervello e varie aree: tatto, motoria...). Potremmo dividere
il cervello a metà volendo, la parte frontale dalla metà indietro.
Cosa succede se lo dividiamo a metà? Le informazioni che riceviamo fanno
una strada nel nostro cervello, entrano dagli occhi, dalle orecchie o dal tatto
e poi vanno davanti per la risposta, per cui fanno bene o male questa strada.
Una palla se io la vedo arriva dietro al cervello, poi davanti io organizzo
una risposta motoria. Voi immaginate che questo passaggio arriva in una fetta
di cervello, ciò che mi permette di pianificare, ipotizzare, organizzare
strategie, anche motorie, è l'uso delle aree frontali. Se io sono disorganizzato
posso avere un'informazione di qua (parte dietro del cervello a sinistra) che
deve andare di qua (parte avanti cervello a destra) e viceversa.
A volte si creano dei buchi nella disorganizzazione perché l'informazione
che mi serve arriva a destra invece di arrivare a sinistra, è come se
io spedisco una cartolina ed invece di arrivare da voi arriva dal vostro parente,
non a casa vostra, se uno vi manda una cassa di vino e arriva al vostro parente
invece che a voi e poi quando andate a trovarlo dite: "Scusa non hai letto
il nome che non era il tuo ma il mio?"... Il cognome era lo stesso. Non
arriva a voi arriva all'altro, se l'informazione sensoriale arriva qua, io la
risposta la organizzo su questo emisfero, se invece è l'altro che deve
organizzare la risposta, ma l'informazione arriva qua, da qua a là ci
mette un certo tempo a passare ed io mi sento fortemente inadeguato nell'affrontare
la situazione motoria in cui sono stato posto perché non riesco a rispondere,
perché arriva il pallone e, tempo che io risponda, il pallone è
già passato, o mi è già arrivato in testa. E attenti, possiamo
esercitare lo schema, ma quando vedo che lo schema motorio tout court non mi
porta da nessuna parte devo andare indietro e capire perché quel ragazzino
non riesce a fare l'azione che invece il suo coetaneo fa in modo eccellente,
perché gli schemi di eccellenza si costruiscono qua, qui abbiamo tutte
le aree motorie a livello di corteccia, è la corteccia che costruisce
i livelli di eccellenza e attenzione, sappiamo che gli schemi di eccellenza
sono corticali, perché quando uno smette l'attività sportiva,
se decidesse, dopo 20 anni, di tornare a farla, a parte la tonicità,
l'elasticità, dovrebbe ricominciare a reimparare tantissime cose che
il cervello può aver mantenuto in memoria, ma sono cose da reimparare.
Tutti gli schemi d'eccellenza si costruiscono con facilità se io ho una
persona neurologicamente organizzata, altrimenti faccio fatica, mi sembra di
appiccicare le figurine sull'album e queste si staccano, appiccico e si staccano,
ad esempio la persona non riesce a saltare di testa perché perde il pallone,
tento di insegnargli quello schema. Lo schema d'eccellenza è ciò
che io imparo dopo la corsa, in qualsiasi sport che non è tipico dell'essere
umano, questo è lo schema d'eccellenza.
Attenzione si parla di schemi motori superiori, poi ci sono varie filosofie
di pensiero, anch'io ho la mia, tutti considerano gli schemi motori coordinativi
superiori delle cose già molto basse, io invece considero lo schema motorio
di base lateralizzato lo schema di partenza su cui poi costruisco gli schemi
coordinativi superiori o d'eccellenza. Tutti i bambini possono imparare tantissimi
sport, vero è che per qualche sport tutti partono alla pari perché
nessuno ha il canestro sotto casa o la rete di pallavolo, per altri sport c'è
il bambino che parte precocemente e ha talento ad esempio con il calcio, perché
poi c'è il dono. Se cambiamo tema e passiamo dallo sport alla musica,
ci sono persone che imparano a suonare, ci sono bambini che hanno il dono, la
genialità c'è, e la genialità è solo un indice di
potenzialità che il nostro cervello ha. Per altri c'è la fatica,
l'apprendimento degli schemi ecc...
Se io ho una base buona è molto facile insegnare al bambino gli schemi
superiori perché a quel punto imparo e ricevo, imparo e ricevo, ma in
modo ordinato, l'unica cosa che a questo punto mi serve per permettere al bambino
di proseguire è di avere una logica su come il suo cervello impara. E
adesso spiego una logica che va contro gli allenamenti ai quali siete abituati
voi, me ne rendo conto, però vi può dare una chiave di lettura
su come fare perché un bambino, una volta coordinato, inizi ad imparare
velocemente degli schemi motori superiori per arrivare all'eccellenza. Primo,
ricordatevi sempre che il mantenimento degli schemi di base è fondamentale,
quando vado a costruire gli schemi superiori io devo sempre far sì che
il bambino mantenga gli schemi di base, perché i bambini crescono e cosa
succede quando un bambino cresce? Si allunga.
Cosa succede quando si allunga? Che il suo cervello deve continuamente trovare
nuove informazioni, cioè deve riorganizzarsi continuamente. Molti ragazzini
a volte iniziano a mollare uno sport non quando dicono: "Ah, sono stanco",
ma quando iniziano a non sentirsi più bravi com'erano prima, prima erano
bravi, erano i migliori, tutti intorno a loro... Arrivano ad un certo punto
che si sentono imbranati. "Non ho più voglia di giocare a calcio,
basta me ne vado". Cavoli, era bravo. Attenti, quando uno cresce e si allunga
un pochino il suo cervello deve ristabilire le connessioni. Questa cosa io l'avevo
osservata già molto tempo fa in ragazzini disabili che avevano imparato
a 6 anni a camminare, quindi molto tardi, camminavano con difficoltà,
a 9 anni improvvisamente si rifiutavano, non riuscivano più a camminare,
dici: "Cos'è successo?". Non camminavano bene perché
si erano allungati. Man mano che si allungavano perdevano le misure, perdevano
la profondità, guardate che 3 centimetri in più sono una cosa
enorme per un ragazzino, perché vuol dire riorganizzare la profondità.
Perché gli adolescenti ad un certo punto sono tutti imbranati come le
foche? Perché si allungano di colpo e iniziano a diventare goffi, impacciati,
si inciampano su una cosa. Stessa cosa: ho visto una ragazzina che dalla 5°
elementare alla 1° media è aumentata tanto così e a scuola
ha iniziato ad andare male, alle medie, già a fine elementari iniziava
andare male perché si stava disorganizzando a livello motorio. A pallavolo
non la mettevano più neanche a giocare, prima la mettevano perché
era altina, era brava. Era diventata imbranata anche a pallavolo. Perché?
Effettivamente io l'ho vista, era impacciata e disorganizzata. Perché
quando cresco il mio cervello neurologicamente ha bisogno di organizzarsi, per
cui se io lavoro su schemi motori superiori devo anche stare attento, crescendo,
a mantenere lo schema di base. Infatti questa ragazzina, adesso che arriva Natale,
si farà striscio, striscio, striscio, adesso sta facendo solo lavori
di lateralizzazione destra, poi si farà striscio, striscio, striscio.
Tenete conto che, in prima media la marcia, sapete com'è la marcia del
marinaio sul posto, non la sapeva fare. Suo fratello in terza elementare, subito.
Si chiama marcia del marinaio sul posto perché se i marinai marciano
e si spostano finiscono giù dalla nave.
Ad un certo punto ti dicono: "Non va mica bene a scuola, è svogliato,
fa fatica...". Attenzione quando uno si allunga rischia di perdere e di
sentirsi impacciato perché ciò che prima faceva con spontaneità
e naturalezza nel suo sport gli viene fuori con un certo disagio, non è
più abile, si percepisce un po' impedito nel fare certi schemi che prima
faceva bene e con una certa fatica. E' come se il cervello si fosse allungato,
deve rifare le misure.
Siccome lavoriamo in orizzontale, un emisfero ad un certo punto, lavorando in
sincrono, diventa dominante per forza. Questo esempio però di passaggio
di informazioni nel cervello va riproposto, ogni tanto, quando uno inizia a
crescere, il modo migliore per tenerlo abile è fare esercizi di mantenimento
o stimolo di un emisfero in lateralità, per cui cose solo sulla destra,
mano destra se è destro, oppure occhio macino mano mancina, lanciare
le freccette, fare canestro, colorare con il piede sinistro, scrivere lo fanno
già, o colorare con il piede destro. Questo era un mio vecchio pallino
e lo abbiamo fatto con alcuni giocatori, abbiamo iniziato a colorare con il
piede destro, con il piede, piedi nudi, pennarello e a colorare perché
abbiamo detto: "Se la mano diventa abile e scrive perché non possiamo
stimolare il piede usando le stesse tecniche della scrittura per fare diventare
il piede molto più abile?". Ed abbiamo fatto lavori di coloritura,
lavori di scrittura con il piede, lavori di sensibilizzazione del piede, aumentando
la sensibilità e poi lavori di reattività normale, quindi equilibrio
e reattività e sono stati i giocatori a dire: "Se voglio mandar
la palla lontano posso mandarcela, se voglio stoppar la palla la stoppo".
La sensibilità del piede la posso aumentare andando a stimolarla. Ma
qui torno all'argomento che vi avevo accennato prima: ci sono tempi di apprendimento
del cervello che sono particolari, se faccio un lavoro per cui è impegnata
l'attenzione visiva devo sapere che quando arrivo a 1 minuto ho già raggiunto
un buon livello, parlo di attenzione visiva. Qualsiasi tipo di lavoro di attenzione
visiva, quando arrivo a un minuto arrivo già a una soglia buona. Il sovraffaticamento
sensoriale è una cosa controproducente all'apprendimento, perché?
Quando io arrivo a stimolare un apprendimento a livello neurologico, nel momento
in cui tento la sovrastimolazione, questa ad un certo punto mi cancella anche
ciò che di buono ha lasciato nel cervello. Faccio un esempio: nell'allenamento,
nella pallavolo, nel basket, nel caso di un portiere, relativamente al miglioramento
della percezione visiva, quando si fa un minuto di lavori visivi poi ci si deve
fermare; devo arrivare ad ottenere un minuto, mi fermo non vado oltre, poi tento
di aumentare, ma devo stare attento a sapere bene qual è la soglia di
affaticamento, perché l'affaticamento mi cancella quello che di buono
ho appreso. Se questo minuto lo ripeto per 4 volte in un periodo di tempo di
2 ore , lasciando almeno 45 minuti tra una volta e l'altra, io riesco ad avere
un apprendimento migliore. Lo stesso vale per gli schemi motori, se io devo
imparare uno schema nuovo e lo sperimento 4 volte al giorno per 4 giorni consecutivi,
per 5-10 minuti, massimo un quarto d'ora, io lo imparo molto più velocemente
quello schema che non invece esercitandolo ripetutamente, come avviene per esempio
in alcune arti marziali. Per la mentalità orientale, in particolare,
il gesto andava ripetuto 20 miliardi di volte, all'infinito, finché non
entrava a far parte del cervello, ma lì a volte sono movimenti, sono
segmenti di movimento, mi viene in mente il gesto della spada, lo eseguo per
20 miliardi di volte finché il mio cervello lo impara. Quello è
un segmento di movimento non è uno schema motorio completo. Se devo fare
uno schema motorio, facciamo un esempio, nella pallavolo la schiacciata, io
posso metter lì uno per un'ora a schiacciare, il problema è che
all'inizio deve pensare il gesto, per cui sarà molto lento perché
lo pensa, dopo un po' arriva l'affaticamento mentale per cui è inutile
che continui, se prima riusciva a pensarlo e ad avere un minimo di controllo
nel gesto, dopo 5-6-7 minuti lo schema che vedo è uno schema scoordinato.
C'è un'altra cosa, nel momento in cui metto i bambini in fila e io provo
lo schema e poi lo riprovo, per la seconda volta, dopo 6-7 minuti perchè
ho rifatto il giro, poi ancora dopo 6-7 minuti perché ho rifatto un altro
giro, io in mezz'ora l'ho fatto 4-5 volte e il mio cervello non lo memorizza.
Io, singolo, devo ripetere quello schema. All'inizio tutti gli schemi sono corticali,
anche nel calcio, una finta, prima la faccio lentamente, questo vuol dire che
la controllo corticalmente, appena inizio a sbagliare lo schema vuol dire che
sono in sovraffaticamento mentale e allora devo lasciar perdere, dopo tre quarti
d'ora riprendo lo stesso schema per 3- 4-5 minuti, mi fermo prima di andare
in sovraffaticamento mentale, dopo tre quarti d'ora ancora, dopo tre quarti
d'ora ancora, per cui l'ho fatto 4 volte. Se lo faccio per 4 giorni di seguito
il quarto giorno lo schema l'ho imparato. Perché? Ho fatto sì
che il cervello lo memorizzasse più velocemente perché do una
linea di memoria poi ricalco, poi ricalco ancora fin quando la capacità
è neurologicamente acquisita. Se invece tento la sovrastimolazione il
rischio è che sembra che il bambino impari lo schema, forse, poi lo perde,
ci metto un mese prima di insegnargli la cosa, quando la cosa la posso imparare
in una settimana basta dare 4 momenti diversi, per questo dicevo che va un po'
contro quello che poi uno fa, perché faccio 2 volte alla settimana, massimo
3, gli allenamenti, per cui non ho modo di dare apprendimento.
L'apprendimento del gesto motorio lo si ottiene come la poesia, con la ripetizione,
ma non con la ripetizione all'infinito. Perché un gesto si esprima all'eccellenza
vuol dire che io lo posso usare quando mi serve in una situazione di pratica
sportiva, di gara, istintivamente. Prima lo devo mandare in memoria e in uno
schema motorio, 4 volte al giorno per 4 giorni, è l'esercizio che mi
permette di eseguirlo in memoria. A quel punto posso iniziare la ripetizione
del gesto in diversi contesti perché il cervello l'ha imparato e questo
apprendimento passa da un livello corticale, cioè dal livello della corteccia
ad un livello profondo sottocorticale dove io posso avere lo schema motorio
a disposizione a livello istintivo, perché diventi istintivo a questo
punto occorre un alto numero di ripetizioni.
I Giapponesi l'avevano già scoperto tanti anni fa che facendo un alto
numero di ripetizioni, prolungate anche per un'ora, non vado in affaticamento,
non perdo lo schema, perché ormai lo schema ce l'ho dentro, ma devo passare
nell'automatismo motorio e passo in automatismo solo attraverso un alto numero
di ripetizioni. Se io tento di far passare schemi motori in automatismo faccio
molta più fatica perché uno sperimenta un senso di fatica mentale
enorme dopo 5 minuti che è lì che controlla un gesto, uno schema
motorio inizia a scombinarsi e quando mi scombino cancello ciò che di
positivo il mio cervello aveva iniziato a mettere in memoria.
Perché? Cosa fa il mio cervello? Inizia a memorizzare il mio scoordinamento
motorio, invece deve riuscire a mantenere in memoria la mia azione pulita, poi
col tempo la costruisco, la memorizzo e poi la mando in automatismo. A quel
punto sono in grado di utilizzarla dentro la partita.
A volte possiamo sbagliare chiedendo di fare degli schemi motori superiori senza
che il bambino abbia degli schemi motori intermedi. Solitamente questo rientra
nelle pratiche di ogni sport, quasi tutti gli sport hanno ben presente ormai
un percorso didattico evolutivo, per cui è molto difficile che io proponga
una cosa estremamente alta, perché oramai il percorso didattico di apprendimento
delle tecniche sportive è già stato stabilito. Può succedere
però ogni tanto che io voglia insegnare una cosa perché penso
che quella cosa lì sia importante. Una cosa fondamentale è quella
di rispettare i tempi di apprendimento, altre tecniche di apprendimento motorio,
per esempio la scomposizione del gesto avvengono attraverso il controllo lento
del gesto stesso. Faccio un esempio: soprattutto nella danza, se io devo fare
una cosa velocemente bisogna che prima la sappia fare molto lentamente e la
sappia portare avanti molto lentamente per un tempo lungo. Quando vogliamo insegnare
delle cose che pensiamo siano molto difficili è bene partire dal farle
ripetere con estrema lentezza, non farle eseguire direttamente dopo averle viste,
perché se io vedo uno fare una cosa e tento di farla, la devo ripetere
con estrema lentezza. Ad un certo punto hanno scoperto la storia dei neuroni
a specchio, cosa sono i neuroni a specchio? Se io vedo uno fare un'azione mi
si illuminano le aree identiche a quelle dell'azione. Diciamo che funziona solo
se io conosco quello che l'altro sta facendo, perché se uno suona il
piano e io non so suonarlo a me non si accende proprio niente. Quindi se io
ho modo di ripetere lentamente, con estrema lentezza, uno schema che, attenzione,
vale anche per gli schemi velocissimi, se io lo ripeto lentamente, lentamente
e continuo a ripeterlo lentamente, ad un certo punto il mio cervello riesce
a farlo sempre più veloce, sempre più veloce. Il problema è
che se io tento di insegnare una cosa velocemente non ce la faccio, devo proprio
arrivare alla ripetizione lenta, finché il cervello riesce ad immagazzinarla
come propria, come schema superiore.
Negli schemi d'eccellenza la cosa importante è avere poi lo schema organizzato
in un rapporto di spazio e di tempo. Esempio: in qualsiasi partita che richieda
un uso dello spazio, con i bambini, tu sai dov'è il pallone perché
vedi l'ammucchiata.
Come nasce la percezione dello spazio che poi è quella che ti dà
una dimensione fondamentale nelle distanze e nel gioco degli schemi di squadra?
La percezione dello spazio in teoria nasce conseguentemente alla capacità
del bambino di muoversi nello spazio. Guarda caso più il bambino è
coordinato più il bambino ha una buona rappresentazione dello spazio,
più il bambino è impacciato meno il bambino ha una buona organizzazione
dello spazio. L'organizzazione dello spazio va comunque insegnata se il bambino
non è capace di averla, per cui se dico al bambino: "Mettiti in
mezzo alla stanza" e lui si guarda intorno e si chiede cosa vuol dire in
mezzo, cioè dov'è il mezzo della stanza? Quella è la competenza
del bambino di collocarsi in uno spazio. Attenzione, è una competenza
che io posso imparare dall'ambiente se ho esperienza di spazi in cui muovermi,
e guardate non sono gli spazi della casa, sono gli spazi all'aperto, sono quelli
che mi danno l'opportunità di avere una serie di topologie spaziali altrimenti
le competenze le devo insegnare al bambino. Come gliele insegno? Vi spiego solo
alcune delle tecniche più semplici.
Prima cosa: bisogna imparare a lavorare sia guardando che bendati. Con un bambino
bendato si arriva prima all'organizzazione dello spazio. Si possono sfruttare
le linee dei campi, meglio quelle della palestra che di solito sono linee di
pallavolo, di basket ecc... Abbiamo varie linee per terra da poter utilizzare.
Vi spiego l'esempio base poi le varie azioni sul campo ve le potete estrapolare
da soli. Una semplice croce per terra fatta con lo scotch, qui c'è l'adulto
qui c'è il bambino, fate conto 3 metri in ogni direzione e chiedo al
bambino: "Vieni avanti, via", lui cammina avanti, "Torna al centro"
e il bambino cammina all'indietro, "Vai indietro, torna al centro, via".
Sta camminando su una riga. Corri diritto, vai diritto, vai obliquo... queste
non sono cose che riguardano lo schema motorio, sono cosa che riguardano l'organizzazione
dello spazio. Ma la cosa più assurda è: "Vai a destra, vai
a sinistra, non di lì dall'altra parte...". Come faccio a insegnargli
vai a destra vai a sinistra? A quale età è possibile insegnare
al bambino avanti, indietro, destra, sinistra? A 4 anni lo può imparare
basta saperglielo insegnare. Questo per esempio è il modo migliore per
insegnargli destra, sinistra, avanti, indietro. Destra ci metto un dado, sinistra
ci metto un sole, oppure a destra c'è un vaso di fiori, a sinistra c'è
una finestra poi chiedo al bambino: "Vai a destra vaso, torna al centro,
vai a sinistra finestra, torna al centro, vai indietro e poi a destra, torna
al centro, vai avanti e poi a sinistra, torna al centro".
Quando poi facciamo il rettangolo e lo chiudiamo a quel punto gli dico: "Vai
avanti poi a destra poi indietro". Lui va avanti poi a destra poi indietro.
Adesso: "Torna al centro passando per la stessa strada che hai fatto, vai
indietro a sinistra e poi avanti". I bambini imparano ad andare indietro,
ad andare a sinistra, ad andare avanti. Imparano le topologie di base. Poi questo
lavoro ha altre variazioni che non interessano a livello sportivo, interessano
più a livello cognitivo. Con questo sistema per esempio, lavorando con
44 bambini, abbiamo messo tutti nel campo e li abbiamo sistemati con i cinesini
(birilli) ben separati tra di loro, per cui andando avanti passavano da un cinesino
all'altro, indietro, tornavano al cinesino, indietro ancora, a destra andavano
verso gli spogliatoi perché gli spogliatoi erano a destra, tornando al
centro a sinistra verso la tribuna, poi centro, destra spogliatoi, avanti e
a destra, andavano a un cinesino e si spostavano a destra, indietro sinistra,
facevano praticamente un quadrato. E tutta la squadra si spostava così.
La variazione qual è stata? Bendati con la fascia elastica, perché
è comoda, al buio: "Avanti, stop, controllate dove siete".
Qualcuno avanti era finito obliquo, qualcuno invece era finito diritto al cinesino
giusto, perché? Perchè aveva interiorizzato lo spostamento nello
spazio. Quando io al buio riesco a spostarmi correttamente vuol dire che lo
spostamento nello spazio è diventato una capacità mentale, se
ce l'ho dentro. E questo lo uso secondo lo sport che mi serve. Però devo
tenere conto che non posso dirgli: "Vai di qui, vai di là...",
devo farglielo entrare in testa. L'altra cosa è che ci sono diverse variazioni,
per esempio, mentre uno esegue io posso leggere quello che sta facendo l'altro,
sta andando a destra, sta andando a sinistra, comunque l'importante è
questo, questa era una variazione di orientamento nello spazio e può
essere usata a seconda degli sport. Quando si toglievano la benda dovevano controllare
dove erano, qualcuno era giusto, qualcuno era fuori.
INSEGNANTE SCUOLA DELL'INFANZIA: A quanti anni la benda?
SANGALLI: Io l'ho vista mettere già dai 3 anni, la benda,
cioè alla materna, 3- 4 anni provi, torni al centro, adesso ti metto
la benda, vediamo, vai avanti, stop, controlla dove sei. Quel lavoro lì
anticamente era stato inventato negli istituti per bambini ciechi, era fatto
con delle strisce al tatto e utilizzando una croce, ma in rilievo, in modo tale
che imparassero ad andare avanti, a destra... i bambini ciechi dovevano imparare
ad andare diritti nel corridoio senza andare a sbattere per cui il segno veniva
fatto per terra, proprio in rilievo. Chiusi gli istituti questo lavoro è
andato perso, è stato recuperato in vari modi. Ovviamente posso farlo
non bendato, tranquillamente, e ottengo comunque il risultato. Posso fare l'esercizio
visivo e poi bendato per sapere se il bambino ha raggiunto l'abilità
oppure no. Perché non è che al bambino quando lo bendo gli do
la capacità, gli permetto di usarla, posso lasciarlo bendato il bambino
e lui va sempre fuori, allora devo farlo lavorare tanto avanti, indietro. Infatti
lui si muove guardando sempre la persona davanti.
Quando bendato riesce a fare la cosa so che la capacità è dentro.
Per cui la benda è la verifica che faccio, non è che con la benda
io impari, non posso imparare se non ce l'ho davanti. E questo crea tutto l'orientamento
nello spazio del bambino.
FINE
Domande:
GENITORE: ... succede che pur tenendo la retta i bambini senza guardarla escono dalla retta.
SANGALLI: Cioè...?
GENITORE: E' successo a me, in seguito ad un trauma, che, per esempio, dovevo
camminare su una retta pur guardando avanti e non riuscivo a seguirla... voglio
dire non potrebbe accadere...
SANGALLI: Sì, ma a lei è successo per un trauma. Può succedere che il bambino non guardi, allora è un altro paio di maniche. Il bambino non guarda e si sposta.
GENITORE: Sì, anche a me facevano fare questo esercizio, non guardare, percorrere la retta senza guardare, dovevo guardarla con la parte periferica e io non riuscivo a percorrerla.
SANGALLI: Può succedere nel bambino, è un'immaturità,
per cui il bambino cammina... e a 3 anni ci riesce. Certo che se poi ho un trauma
non riesco, ho un problema visivo e vado di là (obliquo) pur correndo
bene.
Attenzione, il bambino strabico può fare molta fatica a correre diritto
perché può perdere l'occhio ad un certo punto, per cui perde lo
spazio. Ha lo schema della corsa, può essere atleticamente perfetto,
ma se corre vicino ad un muro lì va diritto, lungo la rete del campo
va diritto, se corre in mezzo al campo e non ha punti di riferimento può
perdere il riferimento, proprio perché è strabico per cui ad un
certo punto perde lo spazio da cui si sposta ed è convinto di andare
diritto.
ALLENATORE PALLAVOLO: Posso fare una domanda sullo striscio, prima diceva che facendo striscio SI migliora l'attenzione. Uno dei problemi del gioco di squadra è che dopo un periodo di gioco viene meno l'attenzione e quindi si incorre in errori anche abbastanza banali. Volevo sapere se c'è un'età in cui si può operare in questo modo, oppure se è anche per squadre di livello medio-alto.
SANGALLI: Medio-alto, parli di età?
ALLENATORE: Sì, anche di categoria, società...
SANGALLI: Lo striscio ti migliora un certo livello di attenzione relativamente al compito motorio, il problema è riuscire a fare in modo che l'attenzione verso il compito motorio sia sempre alta. Si fanno lavori sull'attenzione, sull'aumento dell'attenzione, l'attenzione io la posso esercitare. Abbiamo provato con la pallavolo e con il basket e con i portieri e siamo riusciti ad aumentare l'attenzione, il problema è mantenerla. Cosa vuol dire? Che se io lavoro una settimana riesco per la domenica successiva o dopo 2 domeniche ad avere un aumento dell'attenzione, se però non mantengo l'allenamento perdo l'attenzione perché quello è un allenamento all'eccellenza per cui è sopra gli schemi delle potenzialità umane e posso procedere con l'allenamento a seconda di che cosa mi serve. L'attenzione visiva, per esempio, la si può allenare facendo usare solo la visione periferica, però tieni conto che lì parti da 15 secondi massimo e devi arrivare al minuto che vuol dire, faccio un esempio, dove ci sono io c'è una televisione, sono una televisione, tu guarda la lavagna, e in questo momento anche se gli occhi stanno guardando la lavagna tu devi cercare con gli occhi direzionati là di guardare la televisione, poi guardi dall'altra parte, poi cerchi di guardare ancora la televisione anche se gli occhi guardano di là, arrivando ad un minuto. Questo è lo stimolo maggiore che tu puoi dare all'attenzione visiva, in passato sono stati fatti lavori con le "lucine" agli occhi per aumentare l'attenzione visiva, questi lavori non ti davano un aumento dell'attenzione visiva eccessivo, perché? Perché tu devi insegnare all'occhio a guardare nella situazione, si deve sovrastimolare soprattutto la sostanza reticolare che è una parte del nostro cervello che si chiama così perché è fatta a rete, dove passano le informazioni visive, uditive, tattili. Il lavoro consiste nel tenere alto questo canale, forzandolo. Il problema che abbiamo riscontrato è che fino a quando sei ad un certo livello e hai una buona autoconvinzione ti sottoponi ad un esercizio di fatica... la cosa difficile è convincersi a fare quell'esercizio perché l'esercizio ti dà un vantaggio, lì hai l'attenzione visiva perché tu riesci a recuperare l'attenzione visiva molto più a lungo...
ALLENATORE: Che è uno dei problemi...
SANGALLI: Ma il problema non è come si aumenta. L'altro
lavoro che si fa per aumentare l'attenzione visiva è quello di ridurla
mentre si gioca, quello funziona ancora meglio. Praticamente fai lavorare 5-10
minuti, 2-3 volte durante la seduta d'allenamento, riducendo l'attenzione visiva,
per esempio, di sera, spegni le luci del campo, già quello è un
grosso vantaggio, se tu giochi al buio vai ad aumentare di molto l'attenzione
visiva, cioè costringi l'attenzione visiva a sovralavorare. In situazioni
normali tu hai un'attenzione visiva maggiore solo che è immediatamente
disponibile, se non è mantenuta in allenamento la perdi.
L'altro modo è giocare con gli occhiali filtrati, giocando con la retina
filtrata costringi l'occhio ad usare tantissimo la visione centrale in modo
sofisticato per cui arrivi alla domenica che hai un'attenzione visiva maggiore,
la domenica dopo però se non ti alleni l'hai ripersa. Per cui sono tutti
lavori selettivi sull'attenzione visiva basati principalmente sul punto in cui
la forzi. Sono lavori in attenzione visiva con la periferica rivolta verso il
televisore, per cui man mano che io mi alleno il televisore è là,
io ho gli occhi da una parte ma devo guardare le immagini in movimento che si
stanno alternando, senza audio possibilmente, perché con l'audio ascolto
e non guardo. Poi mi giro di là e guardo, sto forzando intenzionalmente
l'occhio a guardare in una direzione, questo è l'esercizio migliore in
situazione.
L'altra cosa stupida viene fatta con il pallone, per esempio. Questa è
una cosa che facevano ancora i russi nella squadra di pallavolo, riuscire a
guardare intenzionalmente un pallone fermo, il problema è che devi esercitarti
a mantenere l'attenzione cognitiva e visiva sulla palla per un tempo sofisticato.
Ti rendi conto che quando tenti di guardare una palla, la guardi e ad un certo
punto il tuo pensiero va via, hai perso attenzione visiva. Questa era un'altra
cosa...
Per cui:
* o giocare al buio;
* o in situazione di gioco con gli occhiali filtrati con una retina bucherellata
per cui devo guardare attraverso i buchi, questo esercizio funziona benissimo
sull'aumento dell'attenzione. Noi siamo riusciti a malapena a calcolare i tempi,
mi sembra che siamo arrivati a 5 minuti, 2-3 volte durante un allenamento.
ALLENATORE: Una squadra evoluta?
SANGALLI: L'anno scorso abbiamo lavorato con la squadra primavera di calcio del Montichiari e poi con una squadra di A1 di pallavolo, però lo abbiamo fatto solo nel periodo in cui tanti della prima squadra erano in nazionale, per cui abbiamo lavorato con qualcuno della prima e le riserve, l'abbiamo fatto a novembre dell'anno scorso, con la pausa, e alla partita d'esordio le riserve erano migliori dei titolari, cioè il risultato è stato eclatante. Siccome lì è tutto misurato, la risposta che avevano nella percezione della palla era altissima, avevano lavorato solo sull'aumento dell'attenzione visiva. Il mantenimento dell'attenzione visiva devi arrivare a farlo per 5-10 minuti consecutivi per 3-4 volte durante un allenamento, per tutta la settimana e un richiamo prima della partita, allora funziona. Solo che è una di quelle competenze che appena la molli perdi subito.
ALLENATORE: Proveremo...
SANGALLI: E' l'unica cosa che posso dirti. Tieni conto che
sull'attenzione dello striscio parliamo di bambini che fanno fatica a tenere
l'attenzione su una qualsiasi cosa motoria che gli dai da fare. Nello striscio
sei costretto a fare una fatica incredibile per arrivare in fondo, però
guarda come coordinamento...
Negli esercizi al volo, invece, un esercizio di cui non vi ho parlato e che
funziona bene è la scala orizzontale.
DANILO GIACOMIN: Mitica...
SANGALLI: Portieri, calciatori... in alcuni schemi del basket la scala orizzontale è eccezionale. La scala orizzontale non è altro che una scala a pioli in orizzontale, l'hanno inventata ancora i militari, perché? Perché quando tu maneggi un'arma devi usare due mani in opposizione e le mani devono essere molto indipendenti altrimenti ti spari addosso o spari a qualcuno. Avevano visto che con questo esercizio, che facevano risalire allo schema della scimmia, il risultato è un miglior coordinamento. Per esempio, nei portieri che si esercitano con la scala orizzontale, le uscite motoriamente diventano più belle, poi se metti a posto anche gli occhi non mancano più neanche un pallone, perché è uno schema di uscita. E' uno schema ottimo nella schiacciata e in tutti gli schemi di coordinamento al volo, soprattutto migliora l'uso delle due mani.
GENITORE: Io ho una bambina che ha 8 anni, ha un problema, praticamente lei usa l'occhio destro per vedere vicino e l'occhio sinistro per vedere lontano, per lei abbiamo stabilito una cura, aveva sviluppato la muscolatura della parte sinistra in modo più allungato rispetto alla destra. Con degli esercizi di ortottica siamo riusciti a recuperare diciamo la posizione e anche ad usare l'occhio destro, però siamo a 3 anni da questa esercitazione, adesso siamo arrivati al momento che l'occhio destro non si sposta più, non fa più passi avanti, la bambina è bloccata e addirittura se noi bendiamo l'occhio destro per scrivere lei sbaglia riga, sbaglia a scrivere sulle righe. L'unica cosa che si rifiuta di fare se bendiamo il sinistro per far guardare lontano il destro...
SANGALLI: La bambina è destra o sinistra?
GENITORE: E' destra, solamente che lei da vicino li usava tutte
e due gli occhi, da lontano usava solo il sinistro
SANGALLI: Per cui quando guardava la lavagna era tutta storta...
GENITORE: Era tutta storta e aveva la muscolatura dell'occhio destro che si stava un po' indebolendo, aveva un campo visivo di 3...
SANGALLI: Ma quando scriveva lei doveva guardare sotto perché
copriva quello che stava scrivendo, per cui lo schema probabilmente dell'occhio
sinistro è venuto fuori perché coprendo con la mano ciò
che sto scrivendo vado ad abbassarmi.
GENITORE: Comunque lei è in difficoltà... faceva gli esercizi
di ortottica con questi macchinari, esercizi che riuscivano a stimolare la muscolatura,
e alla fine raggiungeva questa visibilità, guardava un punto fisso per
30 secondi quindi era già arrivata a un traguardo molto importante visto
che all'inizio partiva con 16 secondi poi staccava la vista subito... adesso,
tappando l'occhio destro per guardare da vicino, la bambina non fa niente, non
vede, ha un grandissimo senso di vomito e sbaglia riga.
SANGALLI: Chi è la sua oculista? In quale ospedale è stata visitata?
GENITORE: Io la sto curando a Portogruaro da una professoressa allieva del professor Pradaschi.
SANGALLI: Non mi interessa da chi gli è stata insegnata l'ortottica, il problema è che io vado a correggere uno schema, il discorso che ho fatto all'inizio...
GENITORE: Comunque la bambina, anche a livello di masticazione, stava sviluppando solamente la parte sinistra del viso, poi la masticazione è stata sistemata, con 3 apparecchi siamo arrivati ad essere centrali. Però ha questo problema con l'occhio destro che ora si è bloccato e non riusciamo più a stimolarlo per riuscire a farlo guardare lontano, allora abbiamo provato ad esercitarlo l'occhio sinistro a guardare da vicino, l'occhio destro a guardare da lontano. Però la bambina si rifiuta, cioè non riesce a lavorare, sbaglia completamente riga, una bambina che a scuola era precisa e tutto ed ora è andata in tilt completamente. Bambina, ripeto, che scrive sulle righe, non scrive sui quadretti, ha già visualizzato la riga...
SANGALLI: Il problema è che questo stimolo è uno stimolo che gli dai tu e la costringi con alcuni esercizi di ortottica, la costringi ad un'organizzazione corticale, cioè lei guarda intenzionalmente, non viene organizzata a guardare.
GENITORE: Io le posso dire che la bambina le prime sedute che faceva di terapia rigettava, si addormentava...
SANGALLI: Perché le procurava la nausea...
GENITORE: Esatto, aveva questo senso di nausea terribile.
DANILO GIACOMIN: scusate se posso dire una cosa? Mi sembra che sia stato abbastanza esauriente su tutta una serie di tematiche, se qualcuno ha delle cose personali da discutere, può fermarsi un attimo, se qualcuno ha invece altre domande, visto che poi deve andare a Bergamo, domande specifiche sull'attività motoria e sportiva, le faccia pure adesso, oppure penso avremo altre occasioni... il 9 febbraio il prof. Sangalli sarà a Meolo assieme al dottor Tognon per tenere un corso di aggiornamento per gli insegnanti della materna.
SANGALLI: Io ho chiesto specificatamente insegnanti della materna perché così almeno mettiamo a posto un po' di cose prima di arrivare alle elementari, poi se vengono anche gli insegnanti delle elementari sanno quello che dovrebbero fare le insegnanti delle materne...
DANILO GIACOMIN: Speriamo che le insegnanti delle materne partecipino... vorrei poi dire che con il Sindaco e l'Assessore allo sport c'è stata un'intesa e probabilmente ci sarà uno screening, se si riterrà opportuno, per i bambini della materna e questo aiuterà molto...
SANGALLI: Vorrei recuperare alla materna, prima, la corretta presa di mano dello strumento grafico, l'impugnatura corretta perché quella cosa lì la vedi alla materna che non gira, per cui se devo correggere la presa di mano o trovare l'angolo di visione diverso...
GENITORE: Nel mio caso l'ho portata io a far vedere perché la bambina aveva una postura storta, specialmente quando sciava, scendeva sempre con la testa storta.
SANGALLI: E' importante il lavoro di prevenzione che affronta una serie di difficoltà ora di nuovo frequenti nella scuola come problemi di grafia, di spazio, problemi che alla materna sono molto più facili da risolvere perché i bambini sono più piccoli, al di là di bambini su cui magari si scopre una patologia. Facendo un lavoro di prevenzione si ha modo di ottenere un risultato migliore, i bambini arrivano alle scuole elementari già impostati nell'ordine, nella riga, nel quadretto ed eventualmente già anche pronti per leggere, perché poi le cose che abbiamo detto oggi sono le cose che permettono ai ragazzi di andare bene a scuola, né più né meno, capita che quando il ragazzino inizia a fare sport a scuola inizia ad andare decisamente meglio. La cosa più stupida per un genitore è dire: "Ah, non ti mando più a fare sport perché vai male a scuola", è la cosa più assurda perché almeno ha una valvola di sfogo, si sfoga ed è proprio quello che gli fa bene.
DANILO GIACOMIN: Bene, ringrazio il prof. Sangalli e voi tutti di essere intervenuti, in biblioteca dopo Natale ci sarà il testo cartaceo della prima conferenza a disposizione di chi fosse interessato.