Ti trovi in: Home page Judo-Educazione --> Ricerche --> Conferenze Prof. Sangalli -->L'importanza dello sport:
"L'IMPORTANZA DELLO SPORT PER LO SVILUPPO NEUROLOGICO DEL BAMBINO"
SPUNTI PER UNA RIFLESSIONE
DANILO GIACOMIN - PRESIDENTE DEL BU-SEN JUDO MEOLO:
Buonasera a tutti e grazie di essere intervenuti, questa è
la continuazione del lavoro fatto l'anno scorso con il prof. Sangalli, che ringraziamo
di essere venuto, è partito da Bergamo, ha fatto un po' di strada. Doveva
esserci anche l'assessore allo sport della Provincia di Venezia, si scusa, ma
non riesce ad intervenire perché non sta bene; ci teneva ad esserci anche
perché martedì sera a S.Donà di Piave c'è stato
un incontro sullo sport che non ha certo, dal mio punto di vista, valorizzato
le vere opportunità che lo sport offre, non solo quello tecnico, che
vuol dire diventare "bravi"a calciare, imparare ad alzare nella pallavolo
o palleggiare nel basket o tirare "o-soto gari" nel judo ma ci sono
dei movimenti che l'attività proposta dall'A.I.S.E. (Associazione Italiana
Sport-Educazione) e dal Bu-Sen Judo Meolo, tra i fondatori di questa associazione,
cercano di portare avanti, ci sono dei movimenti che i bambini non sanno più
fare, magari sono bravi, forse diventeranno anche dei campioni, ma se noi "lavoriamo"
quando sono piccoli, quando hanno l'età della materna o della prima e
seconda elementare, eviteremo una serie di problemi che stanno emergendo anche
a livello scolastico, lo dicevo anche l'altra sera a S.Donà, stanno emergendo
e lo dico con cognizione di causa, nel senso che anche a Meolo la situazione
sta venendo fuori, 10-12 anni fa, quando ho iniziato a frequentarmi con il maestro
Cesare Barioli, e si parlava di queste cose, io dicevo "ma no, queste cose
succedono a Milano in città, sai hanno meno spazio... " invece ora
mi rendo conto che succedono anche qui a Meolo.
Anche qui abbiamo bambini che passano troppo tempo davanti al computer, troppo
tempo davanti al game boy, troppo tempo davanti alla tv. In passato i bambini
sapevano arrampicarsi sugli alberi, fare le capriole sapevano fare tante altre
cose che adesso i bambini non fanno più.
Allora il judo e in particolare il judo-educazione è la disciplina che
possiamo proporre; perché proprio il judo? Perché io lo pratico
da trent'anni e mi ha dato tante soddisfazioni, non sportive, ma in senso di
formazione di vita, poi perché certi movimenti del judo, le cadute ad
esempio, aiutano tantissimo nel riconoscere lo spazio etc. Un paio d'anni fa
ho conosciuto il prof. Sangalli al corso per educatori sportivi e mi ha illuminato
un mondo, allora ho chiesto se per cortesia poteva venire a Meolo.
L'anno scorso, in collaborazione con l'Istituto Comprensivo, l'AISE e il Bu-Sen
è stato organizzato un corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti
sulla "neurofisiologia dell'apprendimento", quelli che hanno partecipato
sono stati molto soddisfatti. Quest'anno non è partito e allora abbiamo,
ho voluto a tutti i costi far venire Sangalli a Meolo, visto l'interesse dimostrato
da chi è intervenuto alle due conferenze, inoltre, c'è l'idea
per il futuro, in collaborazione con la scuola, a far partire uno sportello
in modo da far venire, alcune volte l'anno, il professor Sangalli a Meolo per
gli insegnanti o/e per i genitori, così da poter dare indicazioni su
come aiutare a correggere alcune difficoltà che attualmente hanno i bambini.
PROF. ANGELO LUIGI SANGALLI - PEDAGOGISTA:
L'argomento l'avete letto, per cui gli incontri che abbiamo fatto, le due serate
l'anno scorso, troveranno una continuazione, per cui quello che andremo a vedere
stasera, attenzione, non sarà l'importanza psicologica dello sport, perché
non sono psicologo, sono pedagogista e mi occupo di apprendimento neuromotorio,
questa è la mia specificità. Non sono psicologo, non mi occupo
della valenza psicologica dello sport, perché non è una mia competenza.
Mi occupo in realtà di tutte quelle situazioni evolutive del bambino,
dell'essere umano e dello sportivo legate al gesto tecnico.
Quest'anno c'è stata la possibilità di sperimentare una serie
di cose a vari livelli e su vari sport, mettendo a frutto, tra l'altro, alcune
cose che sentirete poi stasera sono cose molto semplici, la cosa che meraviglia
è che sono addirittura stupide o banali, e a volte mi vergogno addirittura
di dirle, ma poi funzionano e il risultato te lo danno. Non è niente
di scientificamente avanzato come può sembrare, ma è il recuperare
una serie di cose, poi le vedremo, legate all'evoluzione dell'essere umano,
che sono di base, che sono fondamentali per la maturazione neurologica.
Una delle cose che era nel titolo e poi è stata tolta era il collegamento
tra pratica dello sport e risultati scolastici, ed era l'inizio, il primo titolo
che si era pensato, il collegamento tra persone che praticano sport e i loro
risultati a livello scolastico.
Voi dite "cosa c'entra...", c'è un legame strettissimo tra
chi pratica sport ad un certo livello ed arriva ad avere molti, ma molti meno
problemi scolastici di chi invece pratica sport, o lo pratica male, in una situazione
motoria molto scoordinata. Uno degli elementi importanti che emerge da tutte
le ricerche che vengono fatte e dagli studi è che tutti i bambini in
difficoltà scolastica (lettura, scrittura, calcolo) presentano difficoltà
di coordinamento a livello motorio. Proprio a livello di organizzazione neurologica,
osservando il bambino che pratica attività sportiva, riscontriamo un
concetto fondamentale: il suo miglioramento neurologico.
Vedo un bambino, passatemi il termine, un po' imbranato, lo avvio allo sport,
qualsiasi sport, non entro nel merito di uno o dell'altro sport, e il bambino
migliora. Vedo un bambino un po' imbranato e in difficoltà, lo avvio
ad uno sport, e il bambino non migliora. Questa è una cosa che chi fa
l'allenatore di uno sport qualsiasi spesso vede, vede bambini arrivare e dice
"oh come si muove male, com'è goffo, com'è impacciato",
si gira un attimo e cade per terra. Inizia il lavoro, la pratica di uno sport
dopo un anno, il suo livello motorio è nettamente migliorato. Arriva
un bambino, magari con un impaccio motorio minimo, dopo un anno di lavoro motorio,
di allenamenti, a seconda dello sport, quel bambino è ancora allo stesso
livello, anzi qualsiasi gesto tecnico cerco di insegnargli, incontra sempre
molte difficoltà di coordinamento, mentre l'altro bambino, che sembrava
anche molto più scoordinato nell'approccio motorio, con l'esercizio del
gesto tecnico ha recuperato. Questo crea un primo errore poi percettivo, che
è un grosso errore, che attraverso la pratica dello sport tutti migliorano.
Perché questa è la cosa che balza agli occhi: se io faccio sport,
io miglioro.
Non è una frase vera, è vera a metà, cioè funziona
solo sul 50% delle persone, sull'altro 50% non ha funzionato. Perchè
questa diversità? Tenete conto che le persone su cui non ha funzionato
non è detto che non arrivino in serie A, perché se voi vedete
correre alcuni giocatori che adesso giocano, (adesso parliamo di calcio) non
sono l'emblema dell'estetica della corsa, rispetto a giocatori che militano
anche in categorie inferiori notoriamente molto più armonici, più
organizzati.
La stessa cosa la si vede in tutte le specialità, andando anche a livello
professionistico (e questo, mi diceva gente che fa il preparatore atletico di
professionisti) il problema più grosso ad alto livello e che l'allenatore
della squadretta di paese riscontra poi con le categorie inferiori, di coordinamento,
hai la persona che ha i piedi buoni, ma è scoordinata.
In una squadra di calcio abbastanza famosa, i giocatori della primavera di quella
squadra non riuscivano a fare quattro capriole consecutive e già allora
in un mese venivano pagati (credo) quanto noi guadagniamo in un anno. Quattro
capriole non riuscivano a farle. Poi potevano avere i piedi buoni. L'altro giocatore
che correva "tallonando" (poi vedremo cosa significa), battendo con
i talloni, l'altro che correva di punta (e parliamo della corsa), poi il rendimento,
per così dire tecnico era apprezzabile, ma lo schema motorio su cui questa
cosa è stata costruita, era uno schema deficitario. E questa è
la prima grossa distinzione: lo sport mi fa migliorare, lo sport non mi fa migliorare.
Anzi, mi permette di evolvere, diventare più bravo a fatica, ma non di
riorganizzarmi motoriamente, e adesso vediamo da dove partiamo.
Un'altra cosa che non dico e non dirò mai: lo sport dev'essere divertente.
Lo sport deve essere faticoso. Oggi come oggi preferisco che per molti bambini
lo sport non sia una cosa divertente, perché hanno bisogno di tutt'altro.
Hanno bisogno di imparare le regole, di imparare i riti e ritmi, ecco questo
è un concetto che cercherò di non approfondire.
Quando iniziamo a veder un bambino che inizia a camminare,
lo fa tendenzialmente di media verso i 12 mesi, perchè è verso
i 12 mesi che affronta il cammino, può farlo 2 mesi in più o in
meno, ma 12 mesi sono una media. È il momento in cui inizia a strutturare
il primo schema neurologico fondamentale, che è lo schema del cammino.
Ha fatto i primi passi, cammina, wow facciamo festa, tutti contenti, ormai ha
camminato, e a quel punto, gli togli il passeggino e bisogna andare, e allora
inizia: "voglio venire in braccio, non voglio camminare, sono stanco......".
Il cammino, come schema neurologico, per poter andare a maturazione completa
ha un inizio preciso che è questo (mima il movimento: braccia tese verso
il basso) e poi, passo dopo passo si può arrivare alle sfilate di moda.
Il cammino per arrivare a maturazione, perché il cammino è uno
schema genetico previsto, per cui tutti bene o male con poche cose camminiamo,
però prima ha bisogno di una cosa importante: ha bisogno di opportunità
di allenamento, e attenzione il concetto di allenamento, per me è sacro;
anche quando insegno ad un bambino a scrivere io lo devo allenare, quando gli
insegno a leggere io lo devo allenare. Addirittura quando insegno aritmetica
ad un bambino, io devo avere un concetto di allenamento, perché la ripetizione
quotidiana mi permette l'acquisizione della competenza cognitiva. La poesia
non la imparo se la ripeto una volta, ma se la ripeto un congruo numero di volte.
Allo stesso modo uno schema motorio come il cammino non lo maturo perché
ce l'ho, lo maturo perché ho l'opportunità di esercitarlo, e di
farlo in allenamento, cosa vuol dire? Che se il bambino da qui alla fine della
stanza cammina senza fermarsi, senza cadere, quello è il massimo di distanza
motoria che il cervello del bambino è in grado di produrre in completa
autonomia.
A quel punto capisco che quella distanza è il massimo che il bambino
è in grado di percorrere allenando lo schema, ma se questo pezzo di lunghezza
io lo tengo d'occhio, e quando ho tempo glielo faccio fare più volte,
non consecutive, nell'arco della giornata il percorso raddoppia nel giro di
poco tempo, raddoppia sempre di più, sempre di più fino ad arrivare
al fatto che un bambino possa fare un percorso lungo, camminando, senza stancarsi.
Facendo a questo punto l'allenamento neuromotorio alleno il tono muscolare.
Il bambino ha bisogno di allenare la sua muscolatura. Oggi ho visto, con un
mio collega, un bambino che ha iniziato a camminare a tre anni, non ha problemi
intellettivi, ha probabilmente un problema di tipo motorio perché è
ipotonico, impacciato, a quattro anni era ancora il bambino che non correva,
ma faceva tre passi e inciampava, se qualcuno lo urtava inciampava, ha iniziato
a far tanto lavoro motorio alla scuola materna tanto da arrivare, discretamente
bene dal punto di vista dei prerequisiti, in prima elementare, non altrettanto
dal punto di vista motorio, infatti corre in un certo modo... e quando è
seduto sulla sedia, ogni tanto la maestra lo trova in terra. Dovevate vederlo
come era prima, perché adesso è un fiore, ho detto alla mamma:
"guardi continui a farlo lavorare motoriamente perché è un
bambino che ha bisogno di tono muscolare perché ne ha ancora poco",
la mamma mi dice: "ma sa dopo un po' se è stanco, se è stanco,
dorme", io le ho risposto: "cosa vuole che stia sveglio tutta la notte
a guardare lei?". Il bambino deve stancarsi, è sano che un bambino
si stanchi; non è sano invece che un bambino non si stanchi. Non è
un delitto, per un bambino, finire stanco morto, stravolto dal gioco. Anzi,
è quella la cosa più sana per un bambino, arrivare ad essere stanco.
Quando un bambino è stanco, dorme.
In un'esperienza che abbiamo fatto, di cui parlerò dopo, un bambino iperattivo
finalmente dormiva. La mamma dice: "guardi, arriva a casa, faccio appena
in tempo a dargli da mangiare che si fionda a letto e dorme." Come va a
scuola? "le maestre non lo vedono più muoversi, sta fermo tranquillo."
Era l'iperattivo per eccellenza, ma... "non lo mando più, si stanca
troppo".
Ci sono dei controsensi rispetto al fatto che il concetto di allenamento non
è mandare il bambino in sovraffaticamento, è permettere al bambino
di essere sempre tonico nell'affrontare un compito motorio e permettergli di
farlo sempre di più, sempre meglio, fintanto che lo schema genetico del
bambino va a maturazione. Secondo qualche osteopata e qualche podologo nello
schema genetico del cammino, uno dei problemi grossi nella pratica sportiva
in età avanzata, 9-10-12 anni, è il fatto che i piedi hanno un
estremo bisogno di essere stimolati. Come fanno i piedi ad essere stimolati?
Mio padre mi raccontava fino a poco tempo fa che a febbraio mollava gli zoccoli
perchè costavano e se ne andava in giro a piedi nudi, e a marzo qualche
volta c'era ancora il ghiaccio, però si andava tutti a piedi nudi, e
quando ritornava l'inverno ti rimettevi i calzettoni.
I piedi sono la prima cosa che ci permette il contatto con il terreno, quando
nasciamo i piedi sono molto simili, per quantità di grasso, al 'certosino
Galbani', sono più molli. Lo si può vedere in un bambino quando
a 10-11 mesi inizia a caricare il peso a volte il piedi cede, il piedino cade
all'esterno, panico, perché "oddio, se il piede cade all'interno...!"
Il bambino sta iniziando a caricare per la prima volta sui suoi piedi, e quei
piedi hanno bisogno di farsi tanto, ma tanto tono muscolare. C'è una
percentuale di piede piatto che è detta fisiologica, cosa vuol dire?
Esiste e te la tieni, cioè è fisiologica, a volte ereditaria,
vuol dire che non c'è niente da fare, hai il piede piatto, ma non succede
niente col piede piatto. Il problema è quando non hai il piede piatto
e ti dicono che c'è. Perché ti dicono che ha il piede piatto,
perché è un piede che ha camminato poco, e ha poca muscolatura.
Il piede nella scarpa, nella scarpa rigida riceve molte meno informazioni sensoriali
che non quando è in una scarpa estiva morbida.
Se voi in una scarpa estiva con una suola sottile fate una strada piena di sassi,
dopo un po' vi fa male la pianta del piede. È un buon segno: vuol dire
che il vostro piede ha ricevuto un sacco di stimolazioni. Se invece mettete
una scarpa con una suola molto pesante e rigida, il vostro piede non subisce
quelle stimolazioni per cui su una strada sassosa voi non sentite nessun male.
Questo però, se lo trasportate su un bambino che ha bisogno di maturare
la muscolatura del piede, è l'unico modo di maturare muscolatura è:
esercitare il piede al cammino, con la scarpa più leggera possibile.
La scarpa dev'essere possibile strizzarla e piegarla, così dà
la possibilità al bambino di maturare subito una buona muscolatura del
piede, perché? Perché il piede è quello che permette a
tutto lo scheletro di crescere.
Ci sono alcuni podologhi che quando vedono un bambino ti dicono "tre mesi
a piedi nudi e poi ci rivediamo" perché non c'è un filo di
muscolatura sotto il piede. Non posso mettere un plantare, non posso correggere
con un plantare se non c'è muscolatura, se il piede non ha muscolatura
è peggio che andar di notte. È quando c'è muscolatura che
un plantare ha qualcosa di tonico su cui poggiare, e mi permette una migliore
correzione.
Qualcuno, e dico molto intelligentemente, perchè guadagnerebbe soldi
immediatamente facendo il plantare, dice: "signora, tre mesi a piedi nudi
e poi ci rivediamo".
Ora, ci sono genitori che poi non ci tornano più da questo qua, perché
io vado per medicalizzare un bambino non per avere una ricetta facile, e quando
un bambino non viene medicalizzato oggi non c'è più gusto. Tra
l'altro se mi fa pagare tanto è bravo, se invece mi dice vada a piedi
nudi...
Ma questo è quello che poi ti permette di avere una migliore organizzazione
scheletrica.
LE OSSA e i muscoli crescono insieme, se io stimolo la muscolatura
stimolo anche l'osso, se io non stimolo la muscolatura, non stimolo l'osso.
Attenzione: non si stimola la muscolatura facendo pesi, ma lo si fa usando la
muscolatura in uno schema tonico-motorio che nello stimolo permette all'osso
di crescere, e questo è molto chiaro in alcuni bambini che hanno subito
una serie di deteriorazioni sensoriali in cui a volte l'ipotonia è correlata
ad una scarsa crescita scheletrica; aumenti l'attività motoria e il bambino
immediatamente cresce, cresce perché, stimolato il muscolo, anche l'osso
è stimolato a crescere, e vanno di pari passo.
I bambini, non come gli adolescenti, non crescono tutti allo stesso modo, un
po' si allunga un osso, un po' quello, un po' l'altro, poi si ha una fase in
cui la crescita è abbastanza bilanciata, verso i 15-16 anni fino ai 18-20,
si ricomincia ad avere una gamba un po' più lunga, una gamba un po' più
corta... intanto che il bambino cresce è importante che lo stimolo motorio
sia il più costante e il più armonico possibile perché
il bambino cresce e cresce in modo armonico solo se viene stimolato in modo
armonico.
Molti allenatori di tennis sanno benissimo che non iniziano precocemente con
un bambino lavorando solo a destra, ma all'inizio lavorano in modo armonico,
destra e sinistra, non importa se è destro o mancino, sanno che è
destro, ma allenano al tempo stesso anche il mancino perché devono averlo
armonico, altrimenti avranno un bambino con una spalla grande così e
l'altra piccolina così. Se io stimolo troppo un bambino con certi gesti
non speculari, nel momento in cui il bambino cresce, comincia a crescere in
modo disarmonico, perché stimolo più una parte rispetto all'altra.
Molte scoliosi compaiono improvvisamente, ci si accorge quasi al volo che c'è
una scoliosi (e magari era una postura strana del bambino), non perché
sta sdraiato sul tavolo e sul banco, stare sdraiati sul banco non ti fa venire
la scoliosi, perché, se il bambino stesse sdraiato sul banco così,
per 4 ore (e mima la situazione) gli viene la scoliosi, invece il bambino cosa
fa, cambia tutte le posizioni, allora so che la scoliosi non gli viene. La scoliosi
viene da piccole cose, perché ad un certo punto mi allungo quei 3 cm
e prendo la curva della scoliosi, in quel momento, allungandomi di pochi centimetri.
E può essere un occhio più miope rispetto all'altro, un problema
di denti, un problema di caviglia, di gomito, un problema solo di schiena. La
causa scatenate può essere varia.
Quando cammina la cosa che il bambino inizia a fare è usare gli occhi,
se io non uso gli occhi, in cammino non ci vado, a che cosa mi servono gli occhi?
Attenzione, un bambino non vedente ci arriva al cammino, un po' più tardi,
ma ci arriva, però come fa a calcolare la profondità? Ha una camminata
di questo genere. (e mima la camminata alzando molto i piedi) perché
deve calcolare la profondità, dove finisce il pavimento.
Noi perché camminiamo così? Perché l'occhio ci permette
di calcolare la profondità. Quando faccio fatica a calcolare la profondità?
Io faccio fatica a scendere le scale, ma non a salire, perché salgo le
scale tranquillamente, quando devo scendere inizio a fare così (batte
alzando i piedi), quando c'è un gradino inizio a far fatica a calcolare
la profondità. Questa maturazione degli occhi, la valutazione della profondità,
è una delle cose che in ambito sportivo si può rilevare.
Nei giochi con la palla faccio fatica a valutare la profondità della
palla, non solo, se c'è un ostacolo per terra, ponete caso ci sia un
percorso nella palestra con dei bastoni per terra, voi vedete che il bambino
che calcola bene la profondità lo scavalca al volo, quello che fa fatica
a valutare la profondità solleva in modo eccessivo il piede, e ti rendi
conto che fa fatica a valutare quando è vicino e quando è lontano.
Attenzione, lui si muove nello spazio e nello spazio fa fatica ad adeguare gli
occhi alla distanza; sono infatti i nostri occhi insieme che ci permettono di
fare tutto nella pratica di qualsiasi sport.
Gli occhi sono fondamentali in tutti gli sport: pallavolo, pallacanestro, calcio,
judo, tiro con l'arco, ciclismo, in qualsiasi sport, l'azione degli occhi mi
serve. Il bridge è uno sport (risata dal pubblico). Che sport pratichi?
Il bridge. Ed io ho detto "cos'è?" e mi hanno detto che il
gioco delle carte è uno sport... servono anche lì gli occhi...
IL CAMMINO
Dal cammino alla corsa entra in campo un'altra cosa molto importante
che è entrata in campo quando siamo nati, e ha continuato a supportarci,
ovvero L'EQUILIBRIO.
L'equilibrio è importante, noi possiamo dire tutti che abbiamo equilibrio,
tutti, eppure non è vero, ognuno di noi ha un livello di equilibrio sufficiente
per il suo stile di vita, per cui se io chiedo ad una persona di andare a fare
le cadute del judo, dopo la terza vomita e vede tutto che gira, la palestra
che va sopra e che va sotto; se chiedo ad un altro di mettersi a fare pattinaggio
su ghiaccio non fa due giri che rimette anche l'anima; se chiedo ad uno di andare
a fare sci da fondo e non l'ha mai fatto, quel livello di equilibrio non ce
l'ha, ha un livello di equilibrio sufficiente per lui, se chiedo a qualcuno
di ballare può non avere l'equilibrio sufficiente per rimanere in equilibrio
su una gamba sola, perché nel suo stile di vita quella dose di equilibrio
non gli serve.
I bambini piccoli hanno bisogno di equilibrio, ma lo ipo-percepiscono, cosa
vuol dire? Lo sentono poco, per cui hanno un bisogno pazzesco di stimolarselo.
Come fanno? iniziano a girare su se stessi fino quando cadono, fanno questi
giochi vestibolari, i genitori possono dire "fago anca mi" (come dicono
i trentini) e al terzo giro perdono l'equilibrio, eppure dicono: "li facevo
anch'io quando ero piccolo..."
Ma perché il bambino vede tutto girare e non ha nausea mentre l'adulto
oltre a veder girare ha anche nausea? perché il livello di maturazione
dell'equilibrio del bambino non è ancora arrivato alla completa evoluzione,
mentre il livello di maturazione dell'adulto è già a maturazione
completa, per cui è subito pronto a stimolare il senso della nausea e
del giramento di testa, mentre per il bambino no.
Succede spesso di far fare a molti bambini 90 capriole e via... e dopo due settimane
dici: "benissimo, vada avanti con 90 capriole e vedrà che tra un
po' non le fa più", "oh e perché?", perché
ad un certo punto dopo 7/8 capriole inizia a star male. Prima non stava male,
perché è un ipovestibolare, appena l'equilibrio viene stimolato
inizia a star male, notare che la consegna è fare capriole e fermarsi
prima di stare male, per cui mi fermo sotto la soglia della nausea. Non mi gira
la testa, posso arrivare anche a 90 dopo un po' di tempo, mi gira la testa dopo
5, allora i genitori mi telefonano preoccupati ed io dico: "buon segno,
vuol dire che adesso inizia a funzionare l'equilibrio, lo alleni pian piano
fino a quando lo riporta a 90", a quel punto l'equilibrio inizia a funzionare.
Questa cosa dell'equilibrio che va pian piano a maturazione è quella
cosa che permette al bambino di passare dal cammino alla corsa.
Quando il cammino non è a completa maturazione le braccia, gli arti superiori,
sono prima bassi e rigidi, poi medi, poi alti, quando sono alti ed incrociati
sono diventati indipendenti.
Chi fa calcio, chi fa atletica, e vede correre i bambini, di solito un allenatore
di lungo corso, appena osserva un bambino, è in grado di valutare se
corre bene o quello che corre male, può non essere un esperto di che
cosa è la corsa e di come è il gesto motorio perfetto, ma si rende
subito conto di chi corre bene e di chi corre male, lo vede.
La corsa, come il cammino, è un indice di maturazione neuromotoria, ci
sono bambini che facendo uno sport imparano a correre meglio, ci sono bambini
che pur giocando, facendo tutti gli sport del mondo corrono male e sono scoordinati,
rimangono sempre quel 50 e 50 (già indicato in precedenza) perchè?
Nella corsa vedete bambini che corrono con le braccia "perse" fino
a quando vanno in schema crociato. Cosa significa aver la corsa in schema crociato?
Che è una corsa perfetta, significa aver raggiunto una tappa di maturazione
tipica dell'essere umano.
Se osservate gli atleti alle olimpiadi, tranne i cinesi, perché i cinesi
nella maratona fanno eccezione avendo messo a punto un diverso stile di corsa,
voi vedrete che tutti corrono in schema crociato. Guardate una qualsiasi partita
di calcio, uno sport in cui è necessario correre, vedete che tutti corrono
in schema crociato, nessuno corre così (mima una corsa diversa dallo
schema crociato), anche Vieri perde un po' le braccia quando corre... Tutti
corrono così, perché l'essere umano ha maturato la corsa in schema
crociato.
Le braccia giocano un ruolo fondamentale, quando le braccia sono in schema crociato,
voi potete stabilire se un bambino è destro o mancino da come corre,
se un bambino è destro voi vedete che il suo braccio destro è
leggermente più ampio del braccio sinistro, viceversa se è sinistro
di solito, il braccio sinistro è leggermente più ampio del destro
o il sinistro tende a essere meno aperto.
Lo schema crociato della corsa si verifica quando la mano arriva alla linea
mediana del corpo e la passa di poco (la corsa dei centometristi).
Si distingue ovviamente una corsa normale da una corsa di resistenza. I cinesi
alle ultime olimpiadi hanno fatto una corsa diversa. Quando ho visto la prima
cinese correre così ho subito chiamato la mia collega e le ho detto accendi
la TV, guarda, questa atleta è la prima scoordinata dal punto di vista
motorio, non ha lo schema crociato... "eh, bisognerebbe sentire l'allenatore
cinese e chiedergli se questa a scuola andava bene o male". Poi invece
viste le altre tre cinesi che correvano tutte con lo stesso schema, ho saputo
che hanno studiato uno schema di corsa, sulla resistenza, diverso, per cui mentre
noi quando corriamo facciamo così (mima la corsa) ovvero con il bacino
andiamo su e giù, loro invece cercano, come nell'atletica, di tenere
il bacino sempre alla stessa altezza per risparmiare energie. Se voi immaginate
di tirare una linea sul vostro bacino, il bacino non va su e giù, perché
muovo le gambe, ma tengo il bacino in asse. Nella corsa di resistenza, i cinesi
hanno strutturato questo modo di correre con le braccia basse e sembra che corrano
come l'avessero fatta nei pantaloni; guardate le prossime olimpiadi perché
non credo abbiano cambiato stile!
Ma che cos'è la CORSA, a che cosa mi serve la corsa?
La corsa è il segnale che il bambino è pronto a fare una qualsiasi
attività sportiva. Banalmente il bambino che corre in schema crociato
è il bambino che è pronto a fare sport, allora dite: "quando
un bambino è pronto a fare sport?" "quando corre in schema
crociato".
Quando un bambino corre in perfetto schema crociato? Neurologicamente dovrebbe
farlo attorno ai 3 anni, in perfetto schema crociato a 6 anni.
Attenzione è entro i 6 anni che il bambino avrà lateralizzato
il braccio, ma non ancora il piede, solitamente il piede tende a lateralizzarsi
un po' più tardi, per ultimo l'orecchio, ma il penultimo arto a lateralizzarsi
è proprio il piede.
Uno degli errori che si fa nel valutare la corsa del bambino è di sbagliare
a valutare il piede dominante, infatti molti giocatori destri sono mancini di
piede e destri di piede perché se voi mettete un pallone vicino a un
bambino e gli chiedete: "dai un calcio", che è quello che noi
tutti pensiamo di usare per valutare, i bambini, destri calciano di sinistro
e i bambini mancini calciano di destro; nella maggioranza dei casi, perché
il piede destro, che diventerà dominante, è quello più
stabile che consente di avere maggiore stabilità. Ma non è la
gamba dominante, la gamba dominante matura nel tempo e comunque matura più
tardi.
Nella corsa a 6 anni, un bambino è pronto per fare qualsiasi tipo di
sport, il problema è che è pronto a fare qualsiasi tipo di sport
se arriva con una corsa in perfetto schema crociato e soprattutto o tutto destro
o tutto mancino.
L'anno scorso in una squadra di pallavolo sono impazziti perché non riuscivano
a capire come mai un giocatore, mancino di braccio, fosse in difficoltà
nel salto a muro. Nella pallavolo, uno destro è più veloce quando
va a muro sul lato destro ed è più lento a sinistra, se è
mancino, è più veloce a sinistra e più lento a destra,
questo giocatore era mancino, facevano degli schemi di gioco perché lui
andasse a chiudere a sinistra e non andava, era lento, mentre a destra andava
velocemente.
Per un anno intero hanno cercato di capire come mai, la soluzione era banalissima,
questo era mano sinistra e gamba destra, calciava addirittura con il destro.
Anche in serie A, se osservate, vedete dei giocatori, ce ne sono almeno due,
mancini che fanno la battuta facendo un giro "zigzagolato" perché
devono arrivare a saltare con la gamba destra, perché sono destri anche
se sono mancini di mano. In questi giocatori per esempio, giocatori ad alto
livello, il problema della mal lateralizzazione è un problema importante
perché nell'attuazione degli schemi motori non rispondono come dovrebbero
per cui mancino mancino, destro destro.
Che cos' è la lateralità? La lateralità che nello sport
è fondamentale, significa essere tutti destri o tutti mancini.
La lateralità come matura? Una grossissima percentuale di bambini, l'80%
dei bambini, matura solo con l'opportunità motoria, cioè più
un bambino ha opportunità motorie, più un bambino stranamente
diventa tutto destro o tutto mancino. Esistono tante metodiche che tendono a
migliorare la lateralità della destra o la lateralità della sinistra,
migliorare il piede destro o migliorare il piede sinistro, ma vanno a lavorare
a livello neurologico, sul livello sofisticato del gesto, non vanno ad organizzare
l'emisfero, emisfero di destra o emisfero di sinistra: se uso questo sono una
persona destrimano, se uso questo sono una persona mancina (disegna sulla lavagna
un cervello, e lo divide in destra e sinistra).
Uno dei problemi grossi, che oggi vediamo motoriamente, è il discorso
della dominanza, cioè bambini che non riesci più a capire se sono
destri o se sono mancini.
La settimana scorsa a Pavia, mi capita il bambino mancino, prima elementare,
l'avevamo visto a settembre, questo è un bambino destro, fatte tutte
le prove questo è un bambino destro che era diventato mancino. Per esempio
può capitare che tra due gemelli uno ostacoli l'altro e qualche bambino
mancino sia diventato mancino perché (non è ancora dimostrata
questa teoria percui prendetela col beneficio del dubbio) già nell'utero
ha magari assunto una posizione per cui usa poco il braccio destro, ha più
libero il braccio sinistro, poi quando nasce inizia ad usare tanto il sinistro,
ma la struttura è da destrimano, ha l'occhio destro, la gamba destra,
l'orecchio destro e il braccio sinistro, e questa è una delle cose per
cui inizia ad usare subito bene il braccio mancino, per tutto; poi pian piano,
nell'evoluzione (e parlo dopo i 3 anni) inizia ad usare anche il destro. In
questo, per esempio, bambini che non hanno genitori mancini, non hanno nessun
mancinismo, mentre una parte dei mancini sono di natura ereditaria se ci sono
mancini nella parentela, altri avvengono un po' così.
Quando la struttura neurologica va a completa maturazione un emisfero diventa
dominante rispetto all'altro.
Se la struttura neurologica non è a completa maturazione, un emisfero
non diventa dominante rispetto all'altro, ma iniziano a scambiarsi le cose da
fare, percui avrò gli occhi che vanno di qua, la mano che va di là,
il piede che va di qua, l'orecchio che va di là; il cervello cerca di
costruire strategie e di organizzarsi.
Nella pratica dello sport, su un bambino così, non lateralizzato,
io posso fare tutta l'attività motoria che voglio, ma non riesco a far
sì che l'attività motoria di quello sport mi permetta di migliorare.
Qualcuno riesce ad organizzare il gesto, perché il gesto di quello sport
il bambino lo impara, ma il gesto non è perfetto, non è dinamico,
non è sciolto, non è armonico, non è spontaneo, e soprattutto
è difficile che avvenga un processo neurologico fondamentale che trasformi
il gesto in un automatismo motorio.
Gli esseri umani hanno come bagaglio proprio la corsa, un altro sport come il
nuoto, per esempio, no, non siamo pesci, abbiamo dovuto imparare uno schema
motorio per poter nuotare. Fino a 11-12 anni un ragazzino non riesce ad avere
un ottimo schema motorio nel nuoto, qualcuno ce l'ha verso gli 8-9 anni ma è
un caso raro. Lo stile perfetto del nuoto lo si acquisisce molto più
tardi, perché è uno stile acquisito, non è un patrimonio
naturale, possiamo anche dire che siamo nati in acqua, per carità, ed
è uno schema riflesso quello per cui il bambino non inghiotte l'acqua,
muove le braccia e se viene abituato a stare in acqua, impara molto velocemente,
ma non impara a nuotare a stile libero, impara a muoversi come una sorta di
"ranocchio-cagnolino".
Dalla corsa in poi qualsiasi cosa io impari diventa un atto motorio, e qui teoricamente
ci sono varie linee di pensiero: si chiamano "gesti motori coordinativi
superiori", termine un po' difficile che io non uso tanto, c'è chi
dice che sono un po' prima, un po' dopo, un po' più in là, qualcuno
prima...
Dopo la corsa, tutto quello che imparo è tutto guadagnato. Facciamo così,
decidiamo di tagliare la testa al toro, dopo la corsa io posso imparare a tirare
a canestro, posso imparare la battuta, posso imparare tutto quello che mi serve,
perché le mie braccia sono indipendenti, posso fare danza, posso fare
corpo libero, posso fare qualsiasi cosa, perché ho raggiunto il massimo
dell'indipendenza di base motoria, il resto è un'organizzazione delle
aree frontali.
(Adesso vi cambio "la foto", ecco lo schema del cervello, così
ci capiamo meglio).
Questo è il cervello, qui ci sono gli occhi, qui abbiamo tutte le aree
motorie che andiamo ad utilizzare, comprese le aree frontali.
Le aree frontali cosa sono?
Sono quelle che maturano durante l'adolescenza, quando diventiamo proprio rompiscatole,
tanto tanto, perché stiamo iniziando ad utilizzare le aree frontali neurologicamente.
I genitori, anche se glielo dici, ti dicono: "può usare tutte le
aree che vuole"...e infatti è il periodo in cui nella pratica di
uno sport si inizia ad elaborare in modo molto più preciso ipotesi, strategie
di gara, strategie di condotta... Le strategie il bambino fa fatica a farle,
impara degli schemi che a volte non è in grado di cambiare al volo, per
cui l'allenatore gli dice "fai così" e il bambino impara a
fare così. Quando è più grande, dopo i 13-14 anni, riesce
sempre meglio a cambiare strategia al volo, cioè riesce a leggere la
situazione, a dire "no, in questo caso facciamo così" ma con
la sua valutazione; l'allenatore gli dà 4-5-6 ipotesi in base alla situazione
e lui è in grado di scegliere, mentre quando il ragazzino è più
piccolo, l'allenatore dice "fai questo", se ascolta lo fa, se non
ascolta (e poi vedremo) va avanti a fare quello che sta facendo.
"Fai così" "ah così?" "allora mi giro
e faccio così" pur iniziando ad usare livelli motori più
sofisticati non è ancora in grado di progettare le azioni, ipotizzare,
pianificare strategie, perché? Vi siete chiesti perché Valentino
Rossi è così bravo? Perché un bambino potrebbe diventare
Valentino Rossi se vuole, un genitore se vuole può tentare di far diventare
il figlio Valentino Rossi. È facile, non è difficile. Le sorelle
Williams, nel tennis, sono diventate bravissime perché sono nate e gli
hanno messo in mano una racchetta, un biberon a forma di racchetta, sono state
costruite per essere brave; Valentino Rossi non è stato costruito per
essere bravo, ha avuto le opportunità giuste. Secondo voi a vostro figlio
che non va in bicicletta perché a malapena sa camminare se lo mettete
su una motoretta che cosa succede? Succede la stessa cosa che può succedere
se io prendo un violino e lo do in mano ad un bambino di 3 anni, è sicuro
che andrà al Conservatorio, metto un bambino di 4 anni di fronte alla
batteria, è sicuro che diventa uno dei migliori batteristi perché
quando certe esperienze, attenzione, non motorie ma di organizzazione neurologica,
avvengono in tenera età a livello sottocorticale, si ottengono poi, in
età adulta, delle risposte motorie eccellenti. Perché gli americani
nel basket e i brasiliani nel calcio sono i migliori? quelli che arrivano da
lì sono i migliori, ma ce ne sono molti altri che rimangono di là
e sono altrettanto bravi, molto più dei nostri, gli americani eccellono
nel gioco del basket perché giocano da quando sono piccolissimi.
Non è la pratica dello sport precoce, attenzione... non si intende una
pratica di sport precoce, ma lo sperimentare schemi in tenera età fa
sì che molti strutturino poi delle competenze migliori, e andando avanti,
sempre migliori.
La percezione della velocità e la risposta alla velocità implicano
una struttura sottocorticale altamente sofisticata che è stata stimolata
nel percepire e gestire la velocità fin dalla tenera età.
Max Biaggi, per esempio, è uno che ha iniziato a 14 anni, ma ha una struttura
neurologica diversa, è un ipervisivo cioè uno che ha una visione
sofisticata e voi lo vedete quando gli fanno le interviste, i suoi occhi sono
sparati diritti e quando gareggia fa la pista sempre alla stesso identico modo,
per cui non è istintivo, se viene filmato con una telecamera fissa quando
affronta una curva si può sovrapporre la traiettoria dei suoi passaggi
e verificarne la coincidenza... L'ipervisivo chi è? È colui che
usa molta visione a livello centrale in modo altamente sofisticato per cui riesce
a vedere di più, a vedere meglio raggiungendo i 12/13 decimi di vista,
non i nostri 10/11 decimi; nella percezione della velocità ne ha un vantaggio
in termini di risposta dal punto di vista motorio, infatti è uno di quelli
che non ha cominciato da piccolo, ma quando ci si è trovato in sella
ha trovato una compensazione e poi arrivato a quello che è arrivato.
Infatti quando hanno fatto vedere la sua casa si è potuto notare che
è tipica di uno che vede così...., pulito, preciso, in ordine,
guai se c'è una cosa fuori posto, molto lineare, ed è una caratteristica
riconoscibile anche nello stile di corsa.
Quando andiamo ad organizzare le aree frontali, se io uso tutto l'emisfero in
ruolo dominante rispetto all'altro, il mio gesto motorio ne trae beneficio;
nella scherma l'essere mancini consente un piccolo vantaggio, è stato
scoperto infatti che i mancini hanno una risposta più veloce, per una
frazione di decimo di secondo migliore, ma proprio una frazioncina.
Nel mal lateralizzato cosa succede? Che per avere una risposta, l'informazione
che parte da qui, va di qua, quindi c'è un pezzettino, un decimo di secondo
di scambio di risposta del gesto per cui io faccio fatica a organizzare delle
risposte coerenti; quando invece pesco tutto dallo stesso emisfero la mia risposta
è molto più armonica e molto più sciolta.
Guardate una persona che fa un'attività motoria speculare, corpo libero,
danza, eccetera, difficilmente si trova un mal lateralizzato, se si trova un
mal lateralizzato, lo si becca al primo salto, perché inizia a perdere
il tempo, a non sapere se deve saltare con il destro o con il sinistro, mentre
se io devo saltare, salto con il destro, perché il destro è il
piede dominante e sono tutto destro, se devo iniziare a scambiare il piede con
il sinistro posso perdere qualcosa nel gesto.
Nel continuo esercizio posso organizzare un ottimo gesto, ma è un gesto
che ho automatizzato e arrivo al processo di automatizzazione; cos'è
l'automatizzazione?
L'automatizzazione è il processo per cui qualsiasi gesto motorio io faccia,
lo faccio senza pensarci.
Noi facciamo gesti motori senza pensare ogni volta che andiamo in macchina,
tanto che cambiamo marcia, acceleriamo, giriamo, freniamo ci fermiamo e arriviamo
in un posto e ci diciamo "oddio come ho fatto ad arrivare fino a qua...",
questo avviene perché abbiamo automatizzato tutto, abbiamo automatizzato
una serie di schemi, quanto ci abbiamo messo ad automatizzarli? un po' di ore
di scuola guida, un po' di pratica, ma ad un certo punto i gesti si sono automatizzati
cioè sono diventati spontanei.
L'automatismo motorio più sofisticato che tutti gli esseri umani possiedono
è la capacità di scrivere, scrivere è l'insieme di automatismi
motori migliore che noi possiamo avere.
Attenzione, è un gesto motorio che sembra semplice, ma è un gesto
motorio che si muove su 1/10 di millimetro, e il decimo di mm è una frazione,
è un movimento velocissimo...
Come è stato in grado il mio cervello di produrre la scrittura? vi rendete
conto che è più facile suonare il violino che non scrivere, perché
a 3 anni puoi insegnare a suonare il violino ad un bambino mentre no, devi aspettare
i 6 anni per insegnare a scrivere ad un bambino.
Allo stesso modo qualsiasi attività motoria, sportiva che si inizia ad
insegnare ad un ragazzino, capita che un allenatore riesca ad "automatizzare"
un bambino e non un altro, ciò avviene perché il primo è
sufficientemente organizzato, l'altro invece non riesce ad automatizzare lo
schema motorio perché parte da una struttura neurologica completamente
disorganizzata, non è in grado di trovare strategie, le strategie non
sono dinamiche, fluide, armoniche, motorie.
Torniamo al problema di partenza: perché qualcuno si organizza e qualcuno
no facendo sport?
Perché qualcuno ha una struttura neurologica disposta, ben disposta ad
organizzarsi in senso positivo, per cui qualsiasi attività io ti faccio
fare ho modo di organizzarti e do la possibilità al tuo cervello di essere
stimolato, non sto parlando di muscoli, sto parlando di cervello che matura
e che si organizza e che mi permette ad un certo punto di diventare sufficientemente
abile nella pratica di uno sport, rispetto a chi, nonostante ci provi, risulta
sempre impedito, imbranato.
Allora non è lo sport che devi fare per primo, prima occorre riorganizzarsi
neurologicamente, ovvero iniziare a lateralizzare le funzioni tutte a destra
o tutte a sinistra.
INSEGNANTE DI SCUOLA DELL'INFANZIA DI MEOLO:
come si fa a sapere se uno è lateralizzato a 6 anni anche in classe?
PROF. ANGELO LUIGI SANGALLI - PEDAGOGISTA:
Ecco, brava, non è chiaro; per esempio adesso sto seguendo la preparazione
di un ragazzino di 12 anni ed è veramente strano, lui non gioca a calcio,
anche se gli piace, perché vive veramente grosse difficoltà motorie,
è mal lateralizzato, va malissimo a scuola... fa fatica a convergere,
sta facendo poche cose motoriamente e sta migliorando tantissimo, però
sta lavorando da 6 mesi tutti i giorni, da lunedì a venerdì, sta
lavorando almeno un'ora al giorno, tutti i giorni, e si sta organizzando neurologicamente,
ci vuole del tempo per organizzare neurologicamente il cervello a compiere un
gesto in modo altamente sofisticato e nel momento in cui un ragazzino deve organizzarsi
qualcuno lo fa velocemente, qualcuno ci mette del tempo e qualcuno non ci riesce
proprio. Bambini con danni sottocorticali alla nascita hanno questo funzionamento
strano. In alcuni ragazzini molto disorganizzati il problema è che tu
a 12 anni non puoi proporre un'attività motoria faticosa...
Perché gli eserciti del mondo si sono messi un bel giorno a far strusciare
i loro soldati? Non per passare sotto il filo spinato, perchè la guerra
era già cambiata... Questa cosa nasce in America, quando hanno fatto
la chiamata per il Vietnam, gli americani erano già teledipendenti, l'uso
smodato della televisione costituiva già una patologia, tranne in alcune
zone del paese in cui la televisione non era arrivata, per cui l'esercito si
trovò giovani di 18-20 anni coordinatissimi, giovani di 18-20 anni di
un impaccio motorio terribile.
Gli studi cosa hanno dimostrato? I loro studi hanno dimostrato che nell'evoluzione
umana lo schema motorio che permetteva il miglior raggiungimento della lateralità,
della dominanza, del coordinamento, era lo STRISCIO, per cui si sono messi a
far strisciare i soldati. Poi si sono messi a far correre i soldati e dopo ancora
hanno insegnato ai soldati il coordinamento degli arti motori superiori e si
sono inventati la scala orizzontale.
Quando fanno vedere i video dei campi di addestramento dei terroristi, voi vedete
che ogni tanto c'è una scala in orizzontale e ci sono questi tipi che
vanno su e tu dici: "che fanno 'sti terroristi?".
Questo esercizio viene fatto perché maneggiare armi significa usare due
mani contemporaneamente, in opposizione. Immaginatevi il giovane americano medio
che non pratica sport, oggi è così: disorganizzatissimo, se prendesse
in mano un fucile gli cadrebbe su un piede; perché questi giovani sono
notoriamente disorganizzati? perché non hanno la possibilità di
esercitarsi. L'altra cosa era l'allenamento all'equilibrio, per cui loro, in
tre mesi, dovevano portare all'eccellenza fisica dei giovani. La marcia che
poi dava la cadenza, il coordinamento etc... Corsa, striscio, scala orizzontale
e li portavano all'eccellenza effettivamente.
Tenete conto che poi lo stesso schema è stato trasportato nella riabilitazione
motoria dei militari, nelle cliniche, perché tutta la riabilitazione,
come la medicazione, è nata dai militari e poi si è sviluppata
in varie tecniche e metodiche riabilitative.
Alla materna, quando capita di valutare un bambino, noi abbiamo visto che la
cosa più importante è: CAMMINO, CORSA, CAPRIOLE e se il bambino
non è lateralizzato 40 metri , massimo 60 metri di striscio, un mese
e mezzo e tu vedi che si lateralizza, perché lo striscio?
Perché nello striscio vado ad usare i gesti, tutti e due gli emisferi
in sincrono, li stimolo completamente.
Il fondo, per esempio, non mi permette di lateralizzarmi, se io non ho lo schema
della lateralità costruito, con il fondo, non riesco a lateralizzarmi.
Neanche nella corsa riesco a farlo, perché che cosa faccio? Quando corro
a volte non stimolo uno schema dei due emisferi, penso di andare a stimolarlo,
penso di consolidare uno schema neuromotorio, ma a volte si conserva, a volte
si matura, altre volte vado a riproporre lo schema patologico e consolido lo
schema patologico perché l'informazione sensoriale che io produco è
quella che io ricevo e quindi consolido l'errore.
Se io cammino così (zoppicando) io continuo a camminare così,
anche se uno mi dice: "cammina dritto", io continuo a camminare così
perché questo è lo schema che ho imparato, il mio cervello ha
imparato questo schema e quindi questo ripropone. In alcune persone mantenere
la lateralità è difficile per cui quando praticano sport mantengono
la lateralità, quando smettono si spera non ne abbiano più bisogno.
Dopo una certa età la più grossa difficoltà è convincere
una persona a fare attività fisica. Attualmente gli studi condotti sugli
anziani hanno dimostrato che il cammino consente di frenare la regressione nella
demenza, per ottenere ciò basta mantenere il cammino nell'anziano, un'attività
motoria semplice, questo dato è stato dimostrato scientificamente: se
io mantengo il cammino, la demenza si ferma. Non è che si torni ad essere
intelligenti, attenzione, è che la qualità della vita è
migliore, neurologicamente quando si ha un decadimento l'unica cosa che si può
fare è contrastare questo decadimento, ciò non significa evitare
che avvenga. Adesso si stanno facendo moltissimi studi sull'attività
motoria nell'anziano, ma non è tanto il lavoro muscolare la cosa più
interessante, quanto il lavoro a livello propriocettivo profondo. Si sta scoprendo
perché ad un certo punto gli anziani camminano così (mima il modo):
perché il livello centrale controlla poco gli arti periferici, facciamo
una curva ascendente in cui il bambino impara, da adulti manteniamo, poi iniziamo
a perdere il controllo. Il mantenere un po' di più questo controllo è
attività sportiva. Anche solo andare a ballare, perché tu comunque
dai stimolazioni e dai stimolazioni che mantengono il livello propriocettivo,
sono informazioni che ti dicono dove hai le ossa e dove hai le giunture e che
permettono al cervelletto di controllare i movimenti.
Chi infatti ha fatto l'esperienza con il TAI CHI CHUAN, con il ballo, che cosa
ha visto?
Ha visto questi vecchietti diventare molto più arzilli, arzilli? Molto
più tonici. Se una persona anziana è molto più tonica da
un carico assistenziale minore nella struttura in cui è ospitato.
Io la maggior parte del lavoro lo faccio su persone disabili e tutto il lavoro
sulle persone disabili è principalmente un lavoro di tipo motorio, non
è un lavoro di tipo cognitivo, prima viene il lavoro motorio e se c'è
una buona organizzazione motoria il lavoro cognitivo viene fuori. Se parto a
fare un lavoro cognitivo su un piano motorio disorganizzato mi ritrovo il ragazzino
che fa fatica, ad esempio, a memorizzare, fa fatica a studiare, fa fatica a
leggere.
Nello sport, adesso arriviamo anche agli apprendimenti scolastici, la prima
cosa che imparo a fare è: ascoltare ed eseguire, la cosa più semplice.
Chi fa l'allenatore sa che è la cosa più difficile, perché
qualcuno sembra sordo, non ti ascolta. Più urli, meno ti ascoltano, e
banalmente lo stesso comportamento è presente nel contesto scolastico,
nel contesto familiare... perché il bambino è lì per giocare
ed è convinto che comunque quell'adulto che gli dà degli ordini
non sia l'adulto che ha l'autorità, ma sia l'adulto uguale agli altri
adulti, l'adulto che il bambino vuole avere in pugno per fare quello che vuole.
La capacità di ascoltare a volte non è un fatto principalmente
cognitivo, ma è influenzata dal fatto che il bambino non riesce ad integrare
due tipi di informazione: quella motoria con quella uditiva. Due compiti contemporaneamente
il bambino non li sa gestire, o cammina, o si ferma e ti ascolta. Se sta facendo
una cosa non riesce a fare l'altra. In realtà non sempre il bambino non
ascolta, a volte è disorganizzato dal punto di vista motorio e due cose
contemporaneamente non riesce a farle.
Muoversi e ascoltare, c'è il bambino che se guarda non ascolta, se ascolta
non guarda.
Ad esempio se gli lancio la palla e gli dico: "prendila, eh???" succede....
PAM che la prende in faccia. E' l'incapacità ad integrare a livello neurologico
informazioni visive con informazioni uditive e con informazioni motorie.
L'attività motoria è la prima che permette di
aiutare il bambino ad integrare informazioni diverse e contemporanee. E' molto
più difficile che ciò avvenga a scuola anche perché a scuola
si supera molto più facilmente la soglia di carico, il bambino dopo un
po' non ascolta più.
Nell'attività motoria, invece, se stiamo attenti a queste difficoltà
riusciamo a far sviluppare una maturazione importante: io dico e tu fai.
Qual è il livello più semplice? Se qualcuno si ricorda la vecchia
ginnastica: braccia su- braccia giù- braccia fuori- braccia avanti- braccia
in alto- braccia in basso... comando verbale, risposta motoria. Attenzione:
risposta motoria segmentaria. Cosa vuol dire? Sto fermo e muovo solo parti del
corpo. Quindi: "io dico", tu fai, "io dico", tu fai. Se
un bambino però va a correre, rischia di non integrare le sue informazioni
uditive con quelle motorie.
Che cosa permette invece l'integrazione delle informazioni visive/uditive con
quelle motorie? Vi faccio questo esempio: partita di pallavolo, battuta, io
vedo la palla e dico: "la prendo io!" lui mi chiede: "la prendi
tu?" "sì la prendo io"... TAC e la butto dall'altra parte.
Che cosa ho fatto? Ho guardato, ascoltato, parlato, risposto verbalmente e ho
buttato la palla nel campo avversario, senza che gli occhi perdessero di vista
la palla.
Come ho fatto questo coordinamento? Che cosa ho usato a livello neurofunzionale?
Una cosa semplice: il livello vestibolare. Più innalzo il livello di
equilibrio di un bambino, più il suo cervelletto che fa un po' da centralina
di comando, riesce ad integrare l'informazione uditiva con l'informazione visiva,
con il movimento oculare, con il movimento motorio.
Il maggior risultato nello sviluppare la contemporaneità lo ottengo aumentando
il livello vestibolare, perché a quel punto riesco a fare più
cose contemporaneamente. Il problema è poi sapere per quanto tempo riuscirò
a fare più cose contemporaneamente, perché se non riesco a fare
più cose contemporaneamente, faccio fatica a stare attento a quello che
uno mi dice, oppure mi distraggo un attimo perché uno mi chiama e non
seguo quella che è la dinamica del gioco, o dello sport che devo praticare.
Ci sono dei bambini che arrivano ad essere altamente selettivi, dal punto di
vista visivo. Mi diceva una mamma la settimana scorsa: è lì che
gioca alla play station, io lo chiamo, fino a quando non spengo la televisione,
allora dice "Maah, lascia acceso!" e così io urlo per mezz'ora,
forse mio figlio è sordo??!!! Io ho detto: "forse suo figlio non
è sordo, ma è abituato a fare i cavoli suoi?" "Ma guardi,
sembra ipnotizzato!". Ci credo! Io ho in mente un bambino che a 4 anni
con la play station arrivava al 7° livello di non so che cosa, io ci ho
provato, sono morto 3 volte e non ho fatto tanto così... e questo bambino
era così preso...nel gioco.........
Allora...il mio cervello è vero che è plastico, che se stimolato
risponde, è vero che si organizza e diventa selettivo, ma il problema
è che lo fa in un momento evolutivo in cui ho bisogno di maturare motricità.
Guardare - ascoltare - parlare è la competenza scolastica che mi serve
per imparare a leggere e scrivere.
La maestra che mi dice, mi spiega, se io la guardo, mentre la guardo, non riesco
ad ascoltarla, perché inizio a guardarla e lei dice: "Avete capito?",
no con la testa... perché?
Perché l'ho guardata e non l'ho ascoltata, perché quando facevo
il dettato la maestra ha detto B e io non riesco a fare due cose contemporaneamente
(la guardo). Questo schema evolutivo deve essere maturato fra i 3 e i 6 anni,
attualmente nella pratica di molti sport a 7-8 anni si ritrovano bambini ancora
in grosse difficoltà nel coordinare due o tre cose contemporaneamente.
E attenzione, non è un problema motorio di tecnica, non è la tecnica
che manca. E' un problema di integrazione di informazioni. Quindici, vent'anni
fa hanno fatto una ricerca in alcuni circoli tennistici di Cremona, dove c'erano
ragazzini dai 14 ai 18 anni, ragazzi delle superiori, hanno valutato lateralità,
dominanza, etc... poi hanno intervistato i loro insegnanti, sapete cos'è
uscito dagli insegnanti? Questi ragazzi, che praticavano uno sport come il tennis,
erano dei grandissimi rompiscatole, non perché andassero male a scuola,
perché andavano bene e anzi si applicavano con sufficienza, perché
a loro bastava un minimo impegno per essere bravi, poi dovevano andare ad allenarsi
per cui gestivano poche energie nella scuola, il livello era non solo sufficiente,
più che sufficiente... il loro livello avrebbe potuto essere ottimo!
Quel sufficiente era raggiunto col minimo mentre c'erano compagni che si massacravano
per raggiungere la sufficienza... vi rendete conto che la stessa identica cosa
ce l'hanno tutti quelli che suonano strumenti musicali, spesso studiano con
una fatica minima, ottenendo dei risultati..., se si accontentano è perché
non hanno tempo di star lì a studiare. Questo perché? Perché
l'attività motoria sportiva richiede un'attenzione altamente sofisticata,
la pratica di alcuni schemi motori per un tempo lungo. L'attenzione motoria
diventa sempre attenzione cognitiva. Se io non ho attenzione cognitiva l'unico
modo che ho per ottenere attenzione cognitiva è porre un bambino in attenzione
motoria.
All'inizio io ho precisato: attenzione a considerare lo sport come un gioco!
io so che se pongo un bambino in attenzione motoria mi ritorna in attenzione
cognitiva, vuol dire anche che a questo punto che il concetto di disciplina
deve essere inteso non come "io sono cattivo e tu..." ma un sistema
di regole, riti, ritmi... io do le regole, i riti, i ritmi e tu le segui, non
viene il genitore a rompere le scatole se non ti sei comportato bene, a lamentarsi
perché ti ho ripreso... una volta se andavo da mia madre a dire - "la
maestra mi ha sgridato" - me ne dava due di sberle, perché la maestra
aveva ragione.
Parlavo con una maestra di questa cosa e mi diceva: "anche mia madre si
comportava così, e fra l'altro mia figlia è stata alunna di mie
colleghe, quando tornava a casa e mi diceva: "ah, la maestra mi ha detto..."
io dovevo dirle: "ha fatto bene", anche se mi dava fastidio, ma aveva
ragione! Veniva spontaneo prender le difese del bambino"
Nello sport il concetto di disciplina cosa vuol dire? Date le regole, ci si
adegua alle regole date. E' fondamentale, non si può prescindere, poi
se riesco anche a divertirmi meglio, quando gioco, gioco.
Oggi facciamo tante cose: il gioco-sport, sport giocando un pochino, giochiamo
ma facciamo finta di fare sport... No, il gioco è gioco, e ha delle regole
ben precise, lo sport è sport! Non è un problema anticipare i
bambini al gioco del calcio a 3 anni... ma non gioco a calcio, gioco con la
palla, non faccio sport, nel momento in cui faccio sport deve essere chiaro
ai genitori qual è il carico che viene richiesto ai bambini perché
a quel punto se faccio sport quell'attività deve essere educativa per
il bambino, gli dà le regole, gli permette di rispettare l'autorità
dell'adulto, di rispettare il proprio equilibrio, di rispettare il turno, un'altra
cosa banale che salta continuamente.
A questo punto nella pratica dello sport posso iniziare a dire: "OK, questo
bambino è disorganizzatissimo! Benissimo, organizziamo il lavoro in modo
tale che inizi a coordinarsi... Sono lavori che non servono agli altri che sono
già bravi, ma a questo bambino serve", si usa lo sport come paravento
per permettere di migliorare il livello motorio di base, per poi procedere in
modo sempre efficace nella tecnica.
A me non verrebbe in mente di insegnare ad un allenatore come si fa a calciare
un calcio di rigore, però se lui mi spiega la tecnica io gli dico come
insegnarlo. Se uno non lo sa fare io gli posso dire perché non lo sa
fare, perché io valuto lo schema motorio e vedo perché.
Perché il portiere a destra esce e a sinistra perde la palla? Forse c'è
qualche problema sul lato mancino dell'occhio! Questo consulto l'ho dato al
telefono, poi ho saputo che aveva problemi a sinistra nell'occhio. Non mi interessa
come fai tu ad insegnargli l'uscita, ti dico perché lui fa una cosa.
Due mesi fa una società sportiva vicino a Mantova mi ha chiamato per
qualche consiglio educativo, è una società che ha tra gli iscritti
bambini di provenienza diversa, bambini extra-comunitari, nomadi, bambini che
mettono in difficoltà l'allenatore. Io ho detto all'allenatore: "fai
un corso" e lui mi ha risposto: "neanche per idea". Decido di
andare un giorno durante l'allenamento per vedere se l'allenatore è disposto
a fare quello che gli dico di fare, proviamo e vediamo se funziona. Prima li
abbiamo stroncati, poi ha fatto allenamento. In che cosa è consistito
stroncarli? Prima hanno fatto 4 giri del campo, quando erano stanchi nessuno
rompeva le scatole agli altri, a quel punto hanno iniziato a fare allenamento.
Allenamento di pallavolo con le ragazzine delle medie, tutte donne di una scuola
privata femminile, l'insegnante mi dice: "guarda, non riesco a lavorare
perché una tira, l'altra molla, non riesco ad organizzarmi...".
Io gli ho detto: "guarda, la regola è: prima stroncale e poi lavorano";
"come faccio a stroncarle?", gli ho risposto: "le fai strisciare
avanti e indietro in modo che percorrano 2 volte la palestra, quando sono stanche
vedrai che smettono di fare le stupide e ti ascoltano". Mi telefona e mi
fa: "sai che avevi ragione tu, anzi adesso, visto che stanno girando bene,
prima le stronco, poi inizio a lavorare! cioè prima le stanco fisicamente...".
Attenzione, perché qui sta il segreto di Pulcinella:
fare sport non significa tornare a casa più sveglio di quando sono arrivato
all'allenamento, ma vuol dire che devo tornare a casa stanco, devo mangiare
e dormire. Allora vuol dire che mi ha fatto bene. Non devo andare a fare sport
e tornare: "ah, ho fatto l'allenamento del pallone" vuol dire che
hai giocato. Infatti questo allenatore quando le ha stancate, è riuscito
a farle lavorare. Le ragazze facevano l'esercizio correttamente, ascoltavano,
rispettavano i turni, stavano attente, perché il problema dell'attenzione
non è un problema presente solo a scuola.
I bambini che hanno difficoltà di attenzione a scuola, hanno difficoltà
di attenzione in qualsiasi sport facciano, ma è lì che lo sport
riesce a recuperare attenzione. L'attenzione cognitiva funziona anche se il
corpo è stanco. Anzi, quando il corpo è stanco in alcuni bambini
funziona meglio. I bambini che fanno fatica a mantenere l'attenzione su un concetto
perché continuano a muoversi, quando si stancano fisicamente, e qualcuno,
attenzione, per stancarsi fisicamente ce ne mette un po', perché ha una
soglia di percezione del dolore talmente alta che la fatica non la sente, a
quel punto riescono a stare attenti e ad ascoltare. Certo se supero una certa
soglia lo stronco del tutto! Ma per ottenere l'attenzione devo prima stancare
il corpo, altrimenti che allenamento è! A quel punto l'attenzione inizia
a funzionare e i compiti motori a volte devono essere molto lunghi, per cui
io posso apprendere una sequenza motoria in cui la mia attenzione è concentrata
sul fatto che devo ripetere quel gesto pensandolo, ad un certo punto quel gesto
non lo dovrò più pensare perché diventerà un automatismo,
allora ne affronterò un altro, lo penso, lo eseguo lentamente, poi sempre
più velocemente, fino a quando diventerà un automatismo anche
quel gesto motorio... così creo attenzione neuromotoria e attenzione
cognitiva.
Quando vado a scuola riesco a stare molto più attento se mi sono stancato
la sera prima.
I bambini hanno un sacco di energia dentro, paradossalmente qualcuno riesce
a canalizzare l'energia nei livelli visivi, vedi i videogiochi, i bambini si
ipnotizzano, è un uso del cervello sottocorticale della corteccia, per
cui hanno un'energia lì, latente.
L'energia fisica va scaricata, però attenzione, si dice: "lo lascio
correre così si sfoga", tanti invece si eccitano ancora di più
perché sono liberi e il lavoro motorio non è strutturato. Nello
sport, viene proposto un lavoro dove io ti permetto di sfogarti, ma è
un lavoro strutturato, ovvero rispetta regole, riti e ritmi ben precisi, permette
di scaricare energia.
La terza cosa: con i bambini più piccoli una cosa importante sono I RITI
E I RITMI nella pratica sportiva.
Cosa vuol dire? Soprattutto nell'allenamento è importante che ci sia
uno schema, un inizio e una fine ben codificati e una parte di mezzo che abbia
uno schema abbastanza ripetitivo. Per cui se ad un certo punto c'è la
corsa, che la corsa ci sia sempre in quel punto lì. Perché questo?
Perché io posso fare delle cose faticose, delle cose meno faticose, tutte
le volte che si fa allenamento ad esempio nel calcio, si devono fare 2 giri
di corsa del campo, nel fare un altro sport 4 giri della palestra, 8-10 giri,
ma che sia sempre quella la quantità che chiedo perché questo
permette al bambino di percepire l'inizio e la fine dell'attività. Conoscere
l'inizio e la fine dell'attività ti dà molta più sicurezza,
perché tu sai qual è il carico di fatica che ti aspetta. Se sono
2 giri del campo più 2 giri del campo, son 4 giri, tu sai qual è
il carico di fatica che ti aspetta e sai che tutte le volte quella è
una routine, non deve succedere che io oggi: "Faccio i giri? No, oggi non
facciamo i giri, facciamo un'altra cosa". Questo sistema permette un maggior
controllo del gruppo.
A Mantova abbiamo fatto semplicemente una cosa, prima li abbiamo stroncati,
stancati e poi abbiamo dato loro un ritmo dall'allenamento. L'allenatore ha
fatto tutte le volte sempre le stesse identiche cose, attenzione, cose diverse,
ma tenendo sempre lo stesso ordine, così ha dato più ordine al
gruppo. All'inizio era previsto un lavoro molto più duro, poi si iniziava
a fare l'allenamento, l'atteggiamento dell'allenatore prima era: "no, non
va bene perché poi si stancano e fanno male il resto!" Che importa!
Prima li stanchi poi vedrai che il resto lo fanno meglio. "Mah, è
impossibile, poi se sono stanchi e hanno corso tanto non riescono più
a giocare..." PROVA!!
Altra cosa importante: comandi chiari e precisi. Attenzione, senza urlare! La
cosa più importante è mai, mai urlare. Se urli hai perso potere.
Mai urlare. C'è modo e modo poi di urlare. Se vedi uno che urla dall'inizio
alla fine vuol dire che non riesce ad avere potere. Riesci ad avere "potere"
su un gruppo di ragazzini quando hai quell'atteggiamento di serietà.
Se io dico che sono serio nei loro confronti, serio vuol dire che rispetto quello
che stanno facendo, loro rispettano me. Serio può voler dire anche darsi
del "lei", non lo si dà più neanche agli insegnanti,
era una cosa che permetteva di avere un minimo di distanza.
La serietà e l'autorità, cioè io dico e tu fai, dove deve
bastare lo sguardo per mettere in riga.
Questo è importante in qualsiasi sport anche se l'allenatore tecnicamente
non ne sa molto, per fare attività motoria ad un livello amatoriale è
l'atteggiamento che si deve avere importante, perché tiro un calcio al
pallone... è l'atteggiamento di contenimento del gruppo importante perché
è quello che mi permette di far fare tutto quello che voglio, di creare
attenzione, poi posso far fare tutto.
Il problema è sempre nel manico, è di chi tiene le redini del
comando.
DOMANDE POSTE DAI PARTECIPANTI
MAMMA: perché questi corsi non vengono proposti alle insegnanti? ...le insegnanti dicono ai bambini: "non andiamo a far ginnastica perché non siete stati buoni..........!"
A.L. SANGALLI: L'attività motoria che noi facciamo nelle
scuole è infima. In Francia fanno moltissime ore di attività motoria,
in Polonia arrivano a scuola, entrano e escono in divisa, fanno mezz'ora di
ginnastica, entrano, si cambiano, tre quarti d'ora di lezione, ricreazione,
escono a fare ancora ginnastica, rientrano, lezione, merenda, ancora lezione.
Tre ore e mezza di lezione più quasi tre quarti d'ora di ginnastica e
di attività motoria. E in Polonia non fa caldo, infatti imparano tutti.
Il problema è che anche il genitore dice: "sei andato male a scuola,
non ti mando a calcio". Questo non riguarda solo la scuola intesa come
struttura, riguarda il fatto che, l'attività sportiva, in molti paesi
europei viene riconosciuta come attività fondamentale, ma già
alla scuola materna. Alla materna possono arrivare bambini in ritardo motorio
pazzesco, che non sanno ancora correre, a 3 anni... a 3 anni un bambino deve
già saper correre. Si vedono bambini impacciati...
Quando senti: "non ti faccio far ginnastica!" E' vero che la ginnastica
che viene fatta è così poca, la quantità è infima,
2 ore alla settimana non servono a niente, se la togli ancora meno.
INSEGNANTE DI DANZA: lei diceva di non urlare, solo che io
ad esempio lavoro in palestra con i bambini, ci sono dei momenti proprio caotici
e io non trovo un'altra soluzione che non sia una grande sgridata per riprendere
l'attenzione...
A.L. SANGALLI: Attenzione io ho detto uno che continua ad urlare, urlare che
finisce che non ha più voce, non l'urlata che riprende... e quando continui
imperterrita ad urlare sai che non hai più potere... quando urli e li
riprendi significa che il potere ce l'hai ancora tu, se invece urli e non li
riprendi il potere ce l'hanno loro. E' l'urlata continua che non funziona.
DANILO GIACOMIN: ad esempio una cosa che vorrei sottolineare, l'uso del fischietto in alcune discipline....., trovo sbagliata l'attività motoria guidata con il fischietto, non mi permette di entrare in comunicazione...con il gruppo, eppure in molte occasioni si privilegia l'uso del fischio.......
A.L. SANGALLI: Secondo me quello dipende dal tipo di attività,
di sport e soprattutto dagli spazi che ho.
Se l'attività si fa in un campo di calcio necessariamente devi usare
il fischietto. Non solo, se tu devi dare, dettare i tempi di uno schema motorio,
non puoi darli a voce, devi trovare uno strumento che ti permetta di risparmiare
la voce.
Non puoi dire: "alt! Fermatevi tutti! 2 passi indietro, 3 salti in avanti..."
Quando gli hai detto:
1 fischio = 2 passi avanti
2 fischi = 3 salti indietro
Gli hai dato le decodifiche, il fischio, negli spazi grandi, rappresenta un
codice più semplice.
INSEGNANTE DI SCUOLA DELL'INFANZIA: alla fascia d'età dei bambini, nido avanzato, più o meno 2 anni, appena prima della materna, quale tipo di proposte motorie farebbe lei?
A.L. SANGALLI: Grande salone vuoto, senza sedie e panchine.
Tutto tappezzato di cartone, a piedi nudi, 4 scatoloni in giro. Per cui nessun
gioco, pochissimi giochi, proprio pochi giochi, qualche pallone, li lascerei
dentro la mattina, mangiano e dopo ancora dentro, cioè quello che una
mamma fa a casa quando fa le pulizie, cosa fa con suo figlio? Dice: "arrangiati
anche te". Lo mette in un posto in cui non possa far danni, intanto lei
fa le pulizie. E lui? Gioca, si alza, prende, disfa, si muove...
Io vedo dei nidi dove mi viene il gelo nella spina dorsale, perché penso:
"ma scusa, io non sono andato al nido, tantissimi non sono andati al nido,
ma non sono rimasto seduto al tavolino a pennellare. Io al nido farei fare solo
gioco, gioco, gioco, gioco e ancora gioco, cioè la parte più naturale".
Una cosa più cognitiva che farei, per esempio, è lavorare tantissimo
sul linguaggio, un lavoro sul linguaggio lo posso fare, non è un lavoro
motorio, ma richiede anche competenze motorie, per cui il bambino che deve imparare
a parlare, al nido gli insegno a parlare, a parlare correttamente, a parlare
bene, ad aumentare il vocabolario. Non gli insegno a colorare, o a stare seduto,
anzi gli devo insegnare l'opposto, gli devo insegnare a muoversi, a muoversi
bene, sempre meglio, a muoversi anche rispettando i comandi, per cui : "andiamo
in bagno!" Si va in bagno. Lui arriva gattonando e camminando e si va lì.
"Torniamo in sala" e si torna lì. Spazio, OPEN SPACE.
Unico lavoro cognitivo che io farei è proprio quello sul linguaggio perché
è la cosa più importante. Mando al nido un bambino che deve imparare
a parlare, che sta strutturando la cosa più importante della vita che
è il linguaggio. Molti nidi fanno le scuole materne in miniatura. E'
vero che il bambino che arriva al nido è più socievole, per forza
è socializzato. Perchè è socializzato? Perché è
stato messo in contatto con più persone. E tieni conto che il temine
socializzato è lo stesso termine che viene usato anche per alcuni animali,
l'animale socializzato è quello che sta in mezzo agli altri.
Questo è un vantaggio per il bambino perché ha modo di imparare
una serie di cose, però è anche un bambino che è in evoluzione,
e l'evoluzione più importante ce l'hai da 1 a 3 anni, da 0 a 3 anni...
per cui devo dare al bambino più opportunità, posso rimanere sempre
sul senso-motorio, cioè giocare attraverso i cinque sensi, mai proponendo
una cosa altamente sofisticata, ma una cosa sempre molto sensoriale...
Quando un bambino poi ha il suo livello di maturazione, a quel punto io posso
anche permettermi di fare cose "da scuola materna" in miniatura, ma
perché ho già quello che mi serve.
Alla materna posso anche fare filosofia... ho visto fare anche delle cose sul
corpo umano che a me sono piaciute tantissimo, le ossa, quante sono, cosa sono,
che è una cosa che a me è piaciuta tanto e qualcun altro ha detto:
"ah, alla scuola materna le ossa?..." C'erano bambini che andavano
a casa dalla mamma e dicevano: "sai mamma che questo è un osso e
anche questo è un osso" poi non si ricordavano i nomi. Questo qua
si chiama muscolo mentre quello duro si chiama osso...e cose così. Però
bambini che già hanno il loro livello, il mio problema è il bambino
che non ha quel livello, quel bambino ha bisogno di un lavoro completamente
diverso per arrivare a ...
Io farei questo, al nido, che non vuol dire che ci deve essere meno personale,
ma gente che ha voglia di fare...
INSEGNANTE DI SCUOLA DELL'INFANZIA: E dargli meno passeggini
magari...
A. L. SANGALLI: Ecco i passeggini io li vieterei.
INSEGNANTE DI SCUOLA DELL'INFANZIA: Ho presente certi nidi
dove c'è la fila di passeggini.
A. L. SANGALLI: Io ho visto in alcuni nidi tutti i bambini, camminando a carponi,
fare la fila indiana e andare... passeggini? ............. neanche il genitore
deve venire col passeggino alla scuola materna, io glielo vieterei, vieterei
l'uso, un ordinanza del Sindaco che vieti l'uso dei passeggini...........
MAMMA: io volevo portare come monito la mia esperienza personale, ho un bimbo di 10 anni, fa la quarta elementare, gli è stato riscontrato il deficit dell'attenzione, lo sto curando, convinta, farmacologicamente. Ha fatto judo 3 anni con Danilo e ha avuto ottimi risultati, dal punto di vista psicofisico, cioè era un po' più scoordinato, imbranato, era normale il bambino non voglio dire... aveva difficoltà a deambulare, nell'organizzarsi, per non parlare del rispetto degli altri, un po'...non tanto iperattivo, più questo deficit a concentrarsi, se faceva una cosa non faceva l'altra, si alzava spesso in classe... con le insegnanti ho avuto un'esperienza positiva, stiamo collaborando e ho visto dei progressi anche come rendimento scolastico, dovuti appunto alla maggior concentrazione, più seduto, più attento... voglio portare un'esperienza che è andata in positivo. E' un grosso lavoro da parte della famiglia innanzitutto, della scuola se sei in sintonia, se ti fai capire, se riesci ad avere un accordo che a volte c'è, a volte non c'è e tramite lo sport...
A.L. SANGALLI: Infatti più che il tipo di sport, alla fine, è chi fa fare quel tipo di sport, perché io potrei fare anche il gioco delle freccette, ma dipende chi è la persona che mi insegna il gioco delle freccette. Infatti quando mi dicono: "ah, voglio fare judo", io rispondo "dipende chi è il maestro di judo". Io questo l'ho detto anche ai maestri ... ci sono bambini che non possono essere dati in mano a tutti i maestri di judo, perché possono diventare molto pericolosi facendo judo, perché lo sport diventa un agonismo, (rivolto a Danilo): "te l'ho sempre detto".
MAMMA: Volevo ricondurre il discorso dell'autorità che fa bene, mio figlio ha acquistato molto con Danilo, convinto e contento, non è che lo prendeva con risentimento il fatto che lo faceva strisciare...
A. L. SANGALLI: Però capito, prima fai questo, poi questo, poi la lezione la facevi tranquillamente, poi il bambino riesce a rimanere più concentrato.
MAMMA: scusi com'è riconosciuta l'iperattività, il deficit di attenzione nelle scuole?
A. L. SANGALLI: Adesso va per la maggiore.
MAMMA: Fra genitore e insegnante come vengono accettati...
A. L. SANGALLI: Guardi il problema è la diagnosi, le spiego perché.
La maestra ti dice: "sì, non è gestibile, non sta fermo etc...",
tu vai da uno psicologo, uno psichiatra, lui fa una valutazione e dice effettivamente
è nei parametri di...Adhd (Attention deficit hyperactivity disorder)
il problema non ce l'hai più nel momento in cui tu risolvi il problema.
Un bambino anche quando ha la sua bella etichetta, ma continua ad essere così,
il problema ce l'ha ancora... Gli insegnanti sono contenti perché sanno
che cos'ha, ma intanto il comportamento è ancora lo stesso, questo è
il problema. In realtà cambi il rapporto quando tu dai una svolta al
problema, quando l'insegnante dice: "sì, effettivamente è
più tranquillo" è una cosa che comunque va provata, per cui
non puoi dire "ah l'insegnante dovrebbe fare...", effettivamente alcuni
bambini sono in grossa sofferenza nello stare fermi, per cui tra l'insegnante
che lo richiama, lui che vorrebbe, ma non ce la fa, arrivi poi a rovinare un
rapporto che alla fine è difficile ricostruire. Il rapporto dipende molto
da come va il bambino nel tempo.
MAMMA: .....parlo perché io ho la mia bambina che ha sei anni ed è affetta da iperattività e deficit di attenzione, ultimo anno di asilo, comunque le è stato riscontrato ancora quando era piccola, è stata trattata con del .......? dai 6 mesi fino all'anno, poi ha fatto fisioterapia fino ai 2 anni e hanno visto che il caso era più o meno nella soglia di tolleranza, riusciva a tollerare certi rumori, certi movimenti bruschi che magari facevamo noi, siamo riusciti a tenerla sotto controllo. Da circa un anno l'abbiamo messa sotto terapia perché abbiamo riscontrato ancora dei peggioramenti.
A. L. SANGALLI: la scuola materna è un ambiente iper-eccitante per un bambino.
MAMMA: adesso riesce a star seduta un quarto d'ora al massimo, dai 10 minuti al quarto d'ora.
A. L. SANGALLI: A me è capitata una ragazzina di San Marino, deficit di attenzione, iperattività è nata così, il problema era la parte scolastica, impostare un po' il lavoro scolastico, sennonché alla fine il problema pur provando varie cose non si risolveva... ho detto alla mamma: "ecco, ma ha mai fatto un elettroencefalogramma?" Si è scoperto alla fine che questa non aveva crisi di attenzione, aveva un elettroencefalogramma alterato a momenti, in alcuni momenti aveva delle scariche, il comportamento era troppo altalenante, momenti in cui era tranquilla, momenti in cui era super agitata... Trovata la causa scatenante... l'effetto è uno, il problema è capire la causa, se si riesce a trovar la causa e a trovare la soluzione... lì, per esempio, sai che l'iperattività è ingestibile in alcuni momenti. Adesso la questione é se si riesce a risolvere il problema, perché logicamente a volte non ce la fai...
MAMMA: A noi è stato detto di cominciare la terapia
farmacologia, il problema è che la nostra bambina non si alimenta correttamente,
non mangia ne' pasta, ne' carne, ne' pesce, mangia pochissimo, ha una dieta
molto ristretta. Noi abbiamo il problema che il farmaco è già
stato eliminato. Abbiamo cominciato noi un parent training che ci aiuta un po'.
Io poi mi sono informata da Danilo perché mi hanno consigliato di fare
un'attività con delle regole ben precise e la psicoterapia si inizierà
dai 7-8 anni.
A. L. SANGALLI: Io per esempio lo posso dire perché c'è anche Danilo, a molti l'ultima cosa che consiglio per esempio è fare judo, sinceramente, infatti anche ai maestri ho detto: "ad alcuni bambini, che hanno bisogno di regole, insegno poche cose, ma non insegno tutto quello che posso insegnare ad altri bambini che hanno molto più autocontrollo, perché il problema è darti prima di tutto l'autocontrollo... e poi quando, anche dopo due anni, sono certo che hai autocontrollo, ti posso insegnare delle cose... il judo comunque non è il calcio, massimo a calcio ti do un calcio, non è la pallacanestro dove al massimo rompo un vetro, o pallavolo, cioè è una cosa un po' più fisica, io ti insegno anche a fare delle cose, è vero che lo fai in palestra, ma chi mi dice che tu fuori non fai le stesse cose?
MAMMA: Per esempio avevamo chiesto di fare un corso di psicomotricità, però lei essendo iperattiva... la psicomotricità la ecciterebbe ancora di più.
A. L. SANGALLI: Guardi che lo sport, per le regole, vale comunque per tutti i bambini, perché deve aiutare a contenerli, a lasciarli sfogare, scaricare, dandogli comunque un contenimento, altrimenti è gioco libero e allora va bene giochiamo al gioco, è la cosa più sana chiamarlo gioco e non inventare dei nomi diversi...
MAMMA: Come si fa a stabilire che tipo di sport è adatto al bambino?
A. L. SANGALLI: Io ti do la risposta che a me ha dato una psicologa
che considero in gamba, (era la prima psicologa che sentivo ragionare in questo
modo) lei diceva: "secondo me se un bambino fa uno sport, poi ne cambia
un altro, poi un altro, poi un altro, cioè ogni anno mi cambia sport,
non è un problema, perché non è un bambino che non si decide,
è un bambino che in quel momento fa esperienza, per cui un anno vuol
fare danza, l'anno dopo vuol fare pallavolo, poi non gli piace e vuol fare mini-basket,
poi va a fare judo, poi un anno va a fare pattinaggio... ogni anno cambia sport,
perché va la mia amica, perché ... non importa il motivo. Che
cosa fa in quell'anno? Fa un'esperienza diversa. E quella è la cosa importante,
che il bambino faccia esperienza. Se c'è una cosa che al bambino piace
fare la fa, tranquillamente... non c'è un criterio, di solito dovrebbe
essere una cosa che piace al bambino, ma non esiste un criterio scritto, per
cui tu dici "questo bambino è adatto, questo...".
Si ritrovano tre bambine in un cortile che fanno la ruota, tutte e tre vogliono
andare a fare danza, la fanno un anno, poi magari una si tira indietro, due
vanno avanti, poi non vai tu, allora non vanno neanche loro, ma quell'anno hanno
fatto un'esperienza, poi una decide: "faccio tennis" via tutte e tre
a fare tennis...
L'unica cosa è che tu gli imponi l'anno, cioè se tu inizi, devi
finire. L'unica condizione che il genitore deve avere secondo me non è
"tu vuoi fare, dopo un mese non vuoi più ed allora io calo le braghe..."
eh, no!!! "Se inizi vai fino a maggio" ti dicono di sì, perché
il tempo, figurati, non ce l'hanno ancora, e già a Natale ti dicono "basta!",
no, no, c'è il calendario fino a maggio!!!
A quel punto fanno un'esperienza motoria, di rapporti, di relazioni, cambiano,
perché comunque vogliono fare un'altra cosa, benissimo, ti ricordo che
è fino a maggio, sì, sì, fino a maggio, dopo a Natale ti
dicono "mamma, basta!", fino a maggio... Guarda, imparano anche il
concetto di tempo...!
INSEGNANTE DI SCUOLA MATERNA: Il deficit di attenzione e di coordinare è collegato ad un deficit motorio, di coordinazione motoria?
A. L. SANGALLI: Io non ho parlato di bambini con deficit di natura motoria, io ho parlato di bambini che sono in ritardo evolutivo... poi se prendiamo bambini con deficit motorio certe cose le vedi in modo lampante, perché comunque alcuni meccanismi, alcuni automatismi di integrazione fanno fatica a maturare.
INSEGNANTE DI SCUOLA MATERNA: Per me magari è il contrario, per esempio, ho una bambina di 6 anni abilissima nell'attività motoria, buoni risultati, però aveva difficoltà cognitive e a sincronizzare le diverse informazioni, per esempio nella scrittura, nella lettura...
A. L. SANGALLI: Attenzione, bisogna vedere l'abilità
motoria fino a dove arrivava ad essere intenzionale, progettata, finalizzata
e quando diventava imitativa? Ci sono, li vedo anch'io, alcuni bambini che pur
essendo "autistici" hanno una abilità motoria sofisticata,
eccezionale, però è costruita sulla linea, appena esci dal tracciato
l'abilità smette di esistere e lì bisogna vedere dove è
il danno... se il danno è di natura corticale cioè è un
danno che riguarda la corteccia, per cui io faccio fatica ad integrare le informazioni
nella corteccia e ho quella "lieve insufficienza mentale", i livelli
di coordinamento motorio sotto ce li ho tutti precisi. Per esperienza, un bambino
con danno motorio, con danno genetico, può imparare a leggere, scrivere,
far di conto se passa attraverso un'esperienze motoria completa, allora impara,
altrimenti può rimanere carente.
In alcuni tipi di lesione apparentemente non hai nessun problema motorio, però
hai un'insufficienza mentale che non ti permette di imparare in modo sofisticato,
ma in modo strumentale sì però. Poi non ho la comprensione sofisticata,
però la strumentalità ce l'ho.
DANILO GIACOMIN: Concludo dicendo due cose... questa è
la terza conferenza che facciamo col prof. Sangalli, la prima conferenza per
i genitori è quasi pronta, adesso la sta visionando il prof. Sangalli
poi la metteremo in biblioteca comunale per tutti i genitori che vogliono leggersela,
allora ringrazio chi ci ha lavorato: Sara, Marianna, Mirco, Monica, Gemma, Sabrina.
Questa la prima cosa.
Prossimamente i primi di settembre ospiteremo la dott.ssa Stefania Sandri che
ha curato l' ottimo lavoro di Verona sulle difficoltà di apprendimento,
lei ha seguito (con la supervisione del prof. Sangalli) alcuni bambini con difficoltà,
sviluppando un lavoro motorio intensivo per tre ore al giorno per cinque settimane.
Però attenzione non tutti i bambini hanno avuto la costanza di essere
presenti sempre perché alcuni genitori quando il bambino ha detto: "mamma
sono stanco" hanno lasciato perdere, mentre altri con problemi di comportamento
non sono mancati una volta.