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"L'EVOLUZIONE NEUROLOGICA DEL BAMBINO DA 0 A 6 ANNI"
I prerequisiti che un bambino deve maturare per affrontare con successo la scuola primaria
DANILO GIACOMIN, PRESIDENTE BU-SEN JUDO MEOLO:
Buonasera a tutti e grazie di essere intervenuti. Questo incontro con il professor
Sangalli si inserisce al termine del corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti
della scuola dell'infanzia e primaria, che si è concluso oggi, sulla
neurofisiologia dell'apprendimento, cioè come il nostro cervello apprende.
Il corso, proposto dall'Associazione Italiana Sport Educazione (A.I.S.E.) in
collaborazione con l'associazione sportiva e culturale Bu-Sen Judo Meolo, è
stato realizzato dall'Istituto Comprensivo "E. Mattei" di Meolo. Ringrazio
il preside e gli insegnanti che hanno dato l'opportunità di realizzare
questo ulteriore incontro rivolto a genitori e operatori.
Sempre più bambini nelle nostre scuole soffrono di alcuni disturbi di
apprendimento, forse dovuti anche alla maggior difficoltà che questi
ragazzini incontrano nel fare semplici movimenti in passato alla portata di
tutti i bambini come correre, saltare, fare capriole, arrampicarsi sugli alberi...
movimenti oggi purtroppo spesso sostituiti da lunghe permanenze davanti al computer
o alla play-station. Di conseguenza aumentano alcune difficoltà che certe
volte vengono risolte positivamente nei primi anni di scuola, altre volte influenzano
tutto il percorso scolastico.
La cosa straordinaria è che con semplici movimenti motori alcune difficoltà
si possono correggere. Lascio la parola al prof. Sangalli che ci illustrerà
meglio questi concetti.
ANGELO LUIGI SANGALLI, PEDAGOGISTA:
Il bambino mediamente a sette mesi inizia a vedere molto bene il colore rosso
e i particolari di un insieme. Inizia a vedere visi diversi, i vestiti degli
adulti, il sole, le luci, le ombre, le luci dell'albero di Natale. Si interessa
ai bottoni, cerca di afferrare oggetti stampati sulla tovaglia. Non è
sofisticato riguardo alle immagini in due dimensioni, lo è invece sugli
oggetti. Se questo comportamento non si presenta ancora a quattordici mesi,
vuol dire che c'è un grosso problema visivo. A dodici mesi inizia una
cosa importante, la convergenza visiva, che matura col maturare del cammino;
essa fa sì che il bambino inizi a percepire la profondità, e che
sia quindi in grado di scendere un grandino, di camminare quando il pavimento
cambia colore. Per guardare da vicino, i suoi occhi vanno verso l'interno e
lui riesce a fissare l'oggetto molto vicino, ovviamente lo guarda per pochi
secondi. Se noi permettiamo ad un bambino di mangiare con le mani, vediamo che
con queste inizia a raccogliere le bricioline che sono cadute fuori del piatto,
che è l'esercizio più sofisticato per allenare la convergenza.
In quel preciso momento, quando lui va a identificare la briciolina fuori dal
piatto e inizia a prenderla, comincia ad acutizzare la vista da vicino. Non
riesce a mantenere un'attenzione visiva sugli oggetti per lungo tempo: se gli
fate vedere un bicchiere lui lo guarda per un po', poi tira su la testa, poi
lo riguarda per un po', poi ritira su la testa, perché la convergenza
non viene mantenuta per lungo tempo.
Quando il bambino inizia a camminare comincia pure a valutare le distanze. Quando
inizia a gattonare verso un oggetto si ferma in continuazione, controlla dov'è
la palla e riparte, fa il percorso a pezzettini. Dopo quindici giorni riesce
a gattonare guardando continuamente dov'è la palla senza bisogno di fermarsi
e riprendere la mira perché lo schema motorio del gattonamento è
già automatizzato, quindi riesce a vedere la palla e va veloce verso
di lei senza distogliere lo sguardo. Guardare un oggetto e avvicinarsi senza
togliere gli occhi dall'oggetto sembra una banalità, ma in realtà
è un processo fondamentale per il riconoscimento delle immagini, in quanto
per riconoscere l'immagine si deve mantenere un contatto oculare. Se il bambino
sta fermo seduto quando il gioco gli viene allontanato e piange perché
vuole che qualcuno glielo avvicini, probabilmente è ipermetrope, come
quasi tutti i bambini alla nascita.
Non sempre ci accorgiamo se un bambino ha problemi di vista. Quando mettono
gli occhiali a due anni, due e mezzo, cambia completamente la loro qualità
d'interazione col mondo, diventano più precisi, osservano molto più
a lungo gli oggetti. Sarebbe meglio non aspettare che il bambino vada a scuola
prima di vedere se ha bisogno degli occhiali; generalmente i difetti di vista
sono ereditati geneticamente.
A diciotto mesi, quando i bambini iniziano a vedere le immagini e interagire,
non distinguono le parti di figure molto complesse. Se l'immagine è troppo
complicata il bambino non la guarda perché sono troppi gli elementi che
deve identificare. Noi proponiamo spesso ai bambini di questa età immagini
complesse con lo sfondo, mentre i bambini sono più attratti da immagini
semplici, come quella della Pimpa, che è un immagine molto chiara e lo
sfondo di solito è abbastanza ben delineato. Esiste ad esempio un dvd
della Walt Disney che inizia ad attrarre bambini dai nove/dieci mesi, c'è
un oggetto solo, tipo un trenino, che si muove molto lentamente, ogni sequenza
dura circa quindici secondi, con una musichetta sotto o una filastrocca, ma
lo sfondo varia a seconda dell'immagine, cioè se l'immagine è
molto colorata lo sfondo è nero, se l'immagine è poco colorata
lo sfondo è bianco. Dai diciotto ai trentasei mesi la visione migliora,
il bambino arriva a vedere i particolari delle immagini e a distinguere le parti.
All'inizio della scuola materna, un bambino deve saper rispondere se, guardando
un disegno di un uccellino sull'albero gli si chiede "dove sono gli occhi?
dov'è il becco? dove sono le zampette? dov'è il ramo? dov'è
l'albero?". Si dice che il bambino deve fare esperienza altrimenti non
può conoscere, ma può anche conoscere tramite le immagini invece
che con l'esperienza. Nessuno di noi credo abbia nuotato con le balene, e non
credo che i vostri alunni abbiamo nuotato con le balene, ma le conoscono perché
hanno visto qualche documentario, e ancora prima conoscevano la balena da Pinocchio,
dalle storie. Un cieco non differenzia un delfino da una balena, perché
non l'ha vista, però con le parole riesce a differenziarla. A trentasei
mesi il bambino inizia a conoscere i colori. Il riconoscimento dei colori non
c'entra con la visione dei colori, perché i bambini conoscono i colori,
per cui il giallo lo mettono con il giallo, il verde con il verde, il marrone
con il marrone, ma saper dire che colore è, è una capacità
analoga alla capacità d'identificare i particolari di un insieme.
A questo punto io posso insegnare il riconoscimento dei simboli, il cartello
dello stop, quello della farmacia, la T dei tabacchi, e quindi a tre anni io
posso insegnare le lettere dell'alfabeto. A tre anni è possibile insegnare
a riconoscere le lettere a un bambino, non a leggerle; le due sono cose diverse.
Nei bambini con grossi problemi a livello visivo, prima anticipiamo il riconoscimento
delle lettere, meno problemi avranno di lettura; questa è una cosa di
cui sono fortemente convinto. I problemi di lettura, in molti bambini, si possono
risolvere se a tre anni si insegnano a ri-conoscere le lettere. Nei paesi anglosassoni,
dove ci sono grossissimi problemi di lettura, a tre anni insegnano il riconoscimento
sia perché neurologicamente è possibile già farlo, sia
perché il collegamento tra i due emisferi visivi è in evoluzione
fino ai sei anni, poi si consolida e non matura più. Molti bambini hanno
imparato a leggere da piccoli, o meglio a riconoscere le lettere, perché
guardavano le pagine mentre i genitori leggevano le storie, oppure riprendevano
le storie che sapevano ormai a memoria e tentavano di rileggerle. A trentasei
mesi questo è possibile: posso insegnare il riconoscimento non solo delle
lettere, ma anche delle parole, perché la capacità visiva del
bambino è neurologicamente pronta. Un problema di oggi è che molti
bambini a trentasei mesi non sono neurologicamente maturi. Ciò può
essere causato anche da un uso precoce della televisione. Le immagini in movimento,
come quelle della televisione, attivano altre zone cerebrali e non permettono
di andare in esplorazione dell'immagine. Il bambino vede molto bene l'immagine
ferma, non vede così bene l'immagine in movimento; ad un certo punto
può essere attratto dalla televisione, quasi ipnotizzato, ma il cervello
non sta facendo un grosso lavoro intellettivo. Il problema lo si può
risolvere in alcuni modi semplici, prima di tutto prendendo una qualsiasi rivista,
enciclopedia e facendogli vedere immagini in modo molto veloce. A volte il bambino
non è attento ai particolari perchè è poco interessato
a guardare e non è allenato ad usare gli occhi per andare ad esplorare
l'immagine, così tenta di non guardarla. Si deve comunque verificare
che il bambino abbia una buona convergenza visiva, altrimenti non riesce a tenere
gli occhi sull'immagine: se l'immagine diventa troppo vicina, gli occhi "partono
via". In altre situazioni invece si tratta di un ritardo nella maturazione
della corteccia visiva, per mancanza di allenamento. A trentasei mesi inizia
a mantenere l'attenzione visiva mentre si parla. Se si mostra ad un bambino
di tre anni un oggetto e gli si chiede di continuare a guardarlo, mentre lo
spostiamo nello spazio davanti ai suoi occhi, il bambino segue con gli occhi
tutti gli spostamenti senza difficoltà; se contemporaneamente gli facciamo
una domanda, ogni volta che deve rispondere perde il contatto visivo con l'oggetto.
Il cervello non è ancora ben organizzato per potere svolgere due compiti
come guardare o ascoltare e parlare insieme. Se questa capacità non sarà
maturata e stabilizzata prima dell'inizio della scuola elementare, l'apprendimento
della lettura e della scrittura saranno sicuramente difficoltosi.
Perché è importante lo spostamento degli occhi? Quando leggo cosa
faccio? Devo scorrere le parole con gli occhi. Gia dai trentasei mesi molti
bambini quando ascoltano smettono di guardare e alzano la testa (ovviamente
non quando sono immersi nelle cose), non riescono ad ascoltare e guardare, e
poi quando devono parlare non riescono a mantenere l'attenzione visiva. A sei
anni il bambino deve saper fare questo!
Quando arriviamo alla lettura iniziamo a mettere in gioco queste prime capacità.
"Che lettera è questa?" "A" "L" "P";
ogni volta che gli presento una lettera il bambino tira su gli occhi. Gli occhi
non riescono a mantenere l'attenzione visiva mentre il bambino sta usando il
linguaggio, non c'è sincronismo tra linguaggio e visione.
Un esercizio da fare alla scuola materna è quello di pronunciare il nome
di cose mentre il bambino le guarda, velocemente, quindi un esercizio di lettura
di immagini.
Il cetaceo, l'elefante, la tigre, vado ad indicare immagini su un libro velocemente
e il bambino le guarda, e quindi ascolta e guarda, ascolta e guarda, ascolta
e guarda; questo è il primo step.
L'altro step è quello delle domande: "Cos'è questo?".
Il bambino deve guardare e rispondere, guardare e rispondere. È l'esercizio
che lo prepara alla lettura. Per valutare un bambino sull'abilità di
lettura, calcolo il tempo di latenza tra quando guarda e quando risponde.
Se il tempo di latenza arriva a tre secondi devo pensare ad un ritardo nell'acquisizione
del linguaggio. Ci sono bambini che parlano verso i quattro anni e mezzo e poi
fanno molta fatica a leggere a scuola, ma non perché abbiano problemi
di lettura, ma perché etichettano le cose con un certo ritardo. Il tempo
di latenza tra visione e uso della voce è la prima cosa che un insegnante
deve valutare. Solitamente dopo due - tre immagini gli occhi del bambino cominciano
ad andare da tutte le parti e il bambino va in confusione. Ci sono bambini che
non riescono a pronunciare le consonanti; in realtà le lettere le riconoscono
perché se gli facciamo vedere la L e la P e gli diciamo "prendi
la P", loro prendono la "P", però quando gli chiediamo
"che lettera è questa?" non sanno richiamare il suono e dire
"P".
L'uso del linguaggio, che avevamo visto prima, consiste nel recuperare la parola,
portarla nell'area del linguaggio, recuperare il suono e usare quindi la parola;
ma quando il bambino ad aprile ancora non va avanti con le lettere, c'è
un problema che noi incontriamo, perché? Perché purtroppo la nostra
corteccia visiva ha anche un brutto vizio, ha una memoria maledetta. Questa
memoria maledetta che ha la corteccia visiva è tale per cui, quando io
oggi sono venuto, anche se ho attaccato il satellitare sul portatile, appena
ho visto il paese l'ho riconosciuto, sapevo subito che strada fare per arrivare
qua a scuola; quando sono entrato ho visto subito la macchina del caffé,
la sala, perché? Perché sono andato a memoria visiva. Quando voi
tornate a casa vostra, non guardate tutte le volte la vostra casa, il quadro,
un mobile basso, ma guarda che belle foto, oh che bel quadro, cioè non
è come quando andate in una casa nuova di una persona. Non guardate la
vostra casa, ma entrate e via, perché è già in memoria.
Molti bambini iniziano a diventare poco attenti alle lettere perché in
realtà il loro cervello le riconosce già, e quindi non è
più attirato, e noi andiamo avanti: la mela, la pera, la banana, la pipa
del papà; anche usare le stesse immagini toglie ancora attenzione visiva.
Esempio: andate dal dentista, c'è una rivista, mentre aspettate la sfogliate,
la settimana dopo c'è la stessa rivista, la terza settimana c'è
la stessa rivista, la prendete in mano pensando "l'ho già letta",
la quarta settimana (sapete i soldi che gli date, l'edicola dove la posso trovare)
c'è ancora la stessa rivista, manco la sfogliate, addirittura da una
settimana all'altra, siete andati in memoria visiva per cui non avrete più
bisogno dopo quattro settimane di guardare la rivista, perché? Perchè
l'avete in memoria.
Io le lettere non le faccio mai riconoscere lente, neanche associate ad oggetti:
A di albero, A di ancora... ma le presento velocemente, cinque lettere a settimana
per tre volte al giorno, usando bigliettini grandi così (circa 5X5cm)
con scritto A, E, I, O, U e le faccio vedere come le carte da gioco, A, E, I,
O, U tre volte, A, E, I, O, U l'ultima volta A, E, I, O, U, poi via, le metto
in tasca. Perché le presento velocissime?
Perchè la poca attenzione del bambino la catturo con la velocità,
è proprio la poca attenzione che mi porta ad agire velocemente e il bambino
fotografa ed associa, perché è sulla velocità che riesco
ad ottenere quell'attenzione sufficiente a guardare ed ascoltare insieme. A
fine settimana gli chiedo: "prendi la lettera A" e poi tiro su due
bigliettini, di solito vanno via come i treni. La seconda settimana prendo altre
cinque lettere: B, C, D, F, G, e così via. Fra l'altro prima di evitare
che qualche mamma o papà faccia il danno pronunciando BI, CI, DI, EFFE,
GI, ACCA, che poi diventa un dramma a scuola, preferisco anticiparlo, così
sono sicuro che il suono è pulito. Questo alla fine è un riconoscimento
di lettere di cui i bambini sono circondati, poi fanno tutto da soli, non vado
avanti ad insegnarli le parole, gli do solo l'input iniziale di riconoscerle,
stop, poi si arrangino loro, e, infatti, dopo un po' vanno a vedere una lettera
e chiedono "che lettera è quella?" e la recuperano in memoria.
Gli dico solo "guarda che ci sono dei ragnetti che hanno un suono",
punto, non gli insegno a leggere perchè non può un bambino a tre
anni; sì, c'è qualche genietto che legge a tre anni però
non so cosa capisce. È una lettura meccanica, un riconoscimento; in un
mese le lettere le può imparare tutte, poi basta, faccia quello che vuole
il bambino, e infatti di solito vanno avanti da soli a guardar le letterine:
vanno a casa e vanno sotto l'insegna della macelleria e iniziano a dire che
lettera è quella, ed è un processo veloce. Se io invece vado a
dire che la A ha due gambine e un ponticello, la descrivo per bene, sicuramente
funziona con un bambino molto attento e in grado di guardare e ascoltare le
spiegazioni della maestra; non funziona però su un bambino che presenta
invece un livello di attenzione bassissimo, anche alle parole della maestra.
Il lavoro più semplice per insegnare ai bambini a leggere è, per
esempio, leggergli tutte le sere una fiaba, ma non leggere la fiaba stando lontani,
bensì permettendo al piccolo di guardare le immagini del libro perchè
è l'unico modo in cui il bambino riesce a guardare e ad ascoltare contemporaneamente,
è il modo più stupido che esista ma è anche il più
efficace ed efficiente. La contemporaneità di visione e di udito ce l'ho
quando leggo un libro a un bambino. Guardate che basterebbero dieci minuti,
tutte le sere, e un problema di lettura secondo me l'avremmo risolto.
Io chiedo sempre, quando mi capitano bambini con problemi di lettura, se i genitori
hanno letto loro delle fiabe... non ne ho trovato uno, poi se ne trovo uno voglio
vedere che problema ha, nel senso che c'è sempre il bambino che ha una
difficoltà particolare per cui non è andata bene, perché
un bambino che ti smentisce sulla filosofia di fondo lo trovate sempre, però
io finora non ne ho trovato uno. Ho trovato invece bambini precocissimi, che
volevano che il genitore leggesse loro, molto allenati ad ascoltare e guardare;
quindi non ci si allena ad ascoltare e guardare in contemporanea fissando la
televisione, ma leggendo una fiaba. Le storie un tempo venivano tutte tramandate
oralmente per cui la nostra memoria orale, la parte nostra uditiva, l'ascoltare,
sono basilari. D'altronde le elementari, le medie e le superiori sono fondate
sull'ascolto: qualcuno parla e io ascolto, quando scrivo o faccio il dettato
io ascolto e scrivo, pertanto la sofisticazione uditiva è fondamentale
come l'attenzione, e la devo esercitare, soprattutto se il bambino non ce l'ha
di natura.
Prima difficoltà: per leggere io ho bisogno di molta precisione nell'uso
dell'occhio, il bambino deve diventare molto sofisticato in quei movimenti di
controllo dell'occhio che permettono all'organo visivo di esplorare bene lo
spazio. Molti bambini guardano muovendo la testa invece di guardare così...(muovendo
gli occhi e tenendo la testa ferma), questo non permette loro di esplorare tutta
la parola, e qui arriviamo alla prima soluzione del metodo globale. Una delle
cose che per esempio fanno in Inghilterra per il metodo globale, e che noi di
solito non facciamo, è quella di permettere al bambino la visione fotografica,
(o meglio noi lo facciamo senza sapere che lo facciamo). Prendo una frase, "la
casa nel bosco era bella", e la dispongo su tre righe in una pagina sola,
quindi le lettere posso farle molto più grandi, un trentasei-quarantadue
di dimensione, molto spaziate tra di loro, e poi cosa faccio? Per fare il globale,
io adulto leggo al bambino la frase, "la casa nel bosco era bella".
Attenzione, intorno non c'è niente che possa disturbare l'attenzione
visiva del bambino, non ci sono immagini e possono anche non esserci quadretti,
infatti nel globale si usano fogli bianchi, per cui prendo un foglio bianco
sul quale scrivo "la casa nel bosco era bella"; sopra il secondo foglio
scrivo la frase successiva: "il tetto della casa era di legno". Terza
frase: "dal camino usciva il fumo". Quarta frase: "la luce della
cucina era accesa". Ogni frase la scrivo su un foglio diverso. Non faccio
fare la lettura globale al bambino, semplicemente io o mi metto davanti al bambino,
o mi metto a lato e gli leggo le frasi; il bambino guarda le frasi "la
casa nel bosco era bella, il tetto della casa era di legno, dal camino usciva
il fumo, la luce della cucina era accesa". In questo modo il bambino "fotografa"
una frase alla volta.
Questo sistema può essere utilizzato in modo proficuo anche con bambini
con problemi cerebrali; con l'insegnante di sostegno facciamo le frasi e poi
la volta seguente verifico se riconosce le parole: su un biglietto scrivo "bella",
sull'altro "legno", e chiedo al bambino "la casa nel bosco era...?",
gli mostro i due cartelli e lui prende "bella". Perché prende
"bella"? Perché ho solo usato quella che è una nostra
competenza, è una cosa che noi abbiamo, quando noi guardiamo un'immagine;
cioè se io adesso faccio comparire la Gioconda a colpo d'occhio vediamo
la Gioconda, solo in un secondo momento andiamo a guardare le varie parti, è
una capacità che abbiamo. Se invece della Gioconda, faccio vedere ragnetti
è la stessa capacità. Come pensate che facciano i cinesi a capire
i loro numerosissimi segni? È la stessa cosa, e attenzione, ogni segno
è una parola, solo che i loro segni sono verticali. Quante volte va letta
la frase al bambino? Quante volte gliela devo leggere perché il bambino
la impari? Quattro volte non consecutive ogni giorno, per quattro giorni; alla
fine della quarta giornata i bambini fotografano le parole; questo lo possono
fare anche a tre anni tranquillamente. È possibile presentare anche una
frase sola, ma già che ci sono ne faccio tre o quattro. L'altra particolarità
è scrivere ogni parola su un cartoncino, però, le parole, te le
mostro diversamente ogni volta.
Per quanto riguarda la manualità, un ottimo esercizio
affinché il bambino maturi in modo naturale sarebbe quello di lascialo
mangiare con le mani: si tratta di un lavoro molto sofisticato, ma se viene
impedito occorre poi aspettare che vada alla scuola materna, dove avrà
occasione di giocare con il "didò", con la pasta al sale...
La cosa più semplice è invece dare al bambino l'opportunità
di mangiare con le mani perché maturi la manualità; non facciamo
niente, diamo solo l'opportunità, tante opportunità. Di solito
accade che, quando il bambino sul seggiolone vede una briciolina e la prende,
allora la mamma immediatamente pulisce perchè non vuole che suo figlio
mangi fuori dal piatto.
Io ho visto mio nipote mangiare i chicchi di granoturco tolti dalla mangiatoia
delle galline, chiedo a mia madre: "ma scusa... con tutte le malattie che
ci sono?", "no, ma guarda, si fa gli anticorpi, ti pare malato?".
Cosa fa il bambino quando inizia a mangiare con le mani? Prende e mette in bocca.
E non devo neanche impazzire: "se vuoi mangi, se non vuoi non mangi",
perché poi c'è questa abitudine che il bambino deve mangiare,
e se non mangia sono guai; i bambini non muoiono di fame, quelli dei paesi occidentali
si auto-regolano molto bene riguardo all'assunzione del cibo. Non ho mai visto
nessun bambino morir di fame perché si rifiuta di mangiare, anche perché
in realtà mangiano... Quando vedo i bambini a scuola, incontro sempre
dei genitori che mi dicono: "mangia poco". Guardo il figlio e lo vedo
"bello pieno". Mangia poco! Poi mi avvio a verificare e ...mangiucchia
tutto il giorno! Per cui arriva all'ora del pasto che non ha più fame.
Di conseguenza dopo il pasto lo rimpinzano di cibo... Ci comportiamo così
già da quando sono piccoli perché abbiamo l'incubo che muoiano
di fame.
Il mangiare con le mani permette al bambino di utilizzare dei tempi che sono
suoi, invece che esser lì sempre ad imboccarlo diventando pazzi; se vuoi
mangiare bene, se non hai fame, mangi dopo. Non dopo quando vuoi tu, ma dopo
quando arriva il momento del pasto.
A volte il bambino che si muove tanto è il bambino che ha più
appetito. Il bambino che invece è fermo, che a sette-otto mesi non si
muove, non è un bambino che brucia grassi e riserve di zuccheri e carboidrati,
per cui ha bisogno di mangiare meno, gli basta poco.
Tornando al discorso della manualità, mangiando con le mani avviene una
cosa importante: quando il bambino prende il cibo, ruota il polso. Nella rotazione
del polso per afferrare il cibo si verifica la stessa rotazione che gli servirà
più avanti, quando il bambino andrà ad impugnare i pennarelli
... Con le posate, invece, è più difficile che io vada in rotazione
del polso. Questo non vuol dire che i bambini poi diventeranno maleducati, in
seguito impareranno a mangiare con le posate, ma allora la mano sarà
già sofisticata così il bambino riuscirà ad impugnare le
posate correttamente.
Quando il bambino mangia con le mani, l'occhio compie un grossissimo lavoro
perchè deve guardare da vicino, mentre la mano matura in questo senso:
prima prendo così un po' a papera (presa palmare), poi inizio ad usare
le dita, ed infine utilizzo queste due dita, pollice e indice. Questo uso pollice-indice,
è un movimento unico e ci vuole del tempo perché vada in maturazione;
si chiama opposizione corticale, perché non è un movimento automatico,
ma lo devo comandare, diversamente se io lancio una pallina voi la prendete
al volo così, è un movimento che va in automatismo.
Questo movimento (opposizione pollice-indice) io lo devo comandare con un'area
del mio cervello ben precisa che abbiamo solo noi esseri umani e che ci distingue
dalle scimmie, le quali, al massimo, usano una presa laterale e non procedono
in modo così sofisticato; perché è importante? Perché
vuol dire che la mano sta maturando. Come fa a maturare una mano?
A differenza di chi ha danni motori, la mano matura perché gli offro
tante opportunità per maturare, e quindi fornisco al bambino molte occasioni
per utilizzare le mani in modo diverso attraverso il gioco.
Scavare nella terra è l'attività di sviluppo della manualità
migliore che ci sia. È la più efficace perché quando scavo
io agisco su due ambiti, stimolo il tatto e il tatto stimola il movimento. Nella
scuola dell'infanzia molte maestre provano a sviluppare la manualità
dei bambini facendo usare il "didò", la pasta al sale, eccetera,
qualche bambino giunge ad una corretta maturazione, ma altri invece no, e qui
mi pongo un primo problema: perché nonostante tutte le attività
svolte questi bambini non migliorano la manualità?
Mi ricollego alla corsa. Quando il bambino corre, si può osservare una
cosa importante (io l'ho osservata alle materne, alle elementari, alle medie,
alle superiori, e all'università): c'è uno stretto collegamento
tra la manualità e le braccia, nel senso che la manualità migliora
solo fino ad un certo punto se le braccia stesse non migliorano, diventando
sempre più indipendenti. Si vedono spesso bambini di tre anni che corrono
perdendo le braccia, vale a dire che le loro braccia non sono in schema crociato
perfetto, non vanno in opposizione; lo schema crociato lo vedete per esempio
ad una gara di atletica, oppure quando voi dovete correre per prendere il treno
e fate così (in schema crociato).
Nel bambino la corsa è un segnale di maturazione motoria che ci dice
che la mano, le braccia sono maturate. Infatti, se si osservano i bambini comuni
di 3 anni che fanno fatica ad afferrare il pennarello e tracciano un segno così,
molto energico, ma non riescono a fare un segno più sofisticato ed a
colorare, si può constatare che la loro manualità è pessima,
che le braccia non sono ancora mature del tutto, dalle spalle al polso e alle
dita, ma si sono fermate e di conseguenza, pur lavorandoci costantemente, la
manualità non progredisce.
Quando trovo bambini con grossi problemi di scrittura domando: "come colora?"
Maestra: " malissimo".
Allora chiedo al genitore: "e alla materna come colorava?"
Risposta nel 90% dei casi "a lui non piaceva disegnare".
Io dico sempre: non esiste un bambino a cui non piace una cosa, esiste il bambino
che non è capace di fare quella cosa.
Vi racconto questo episodio, nel frattempo lascio la manualità in sospeso
e torno un po' indietro per parlarvi degli occhi.
È un caso di una bambina disabile: "Ah, questa bambina non vuole
giocare, ha 7 anni e non vuole giocare"... Un genio se a 7 anni si rifiuta
di giocare, se da quando aveva 3 anni si rifiuta di giocare...o sta pensando
a risolvere le equazioni sofisticate di secondo grado per cui non ha tempo di
giocare, o è una scelta intenzionale. "Io non voglio giocare".
E questa era la cosa di cui la mamma si era convinta, che sua figlia non volesse
giocare. Si tratta di una bambina che se vedeva un registratore, lo guardava,
poi si avvicinava, a questa distanza gli occhi partivano e andava a prenderlo,
poi ce lo teneva in mano un po' e poco dopo lo lanciava...
Cosa era successo? Che gli occhi non andavano "in convergenza", vale
a dire che non riuscivano a trovare un oggetto vicino, per cui quando io mi
avvicino, l'occhio scappa via e non vedo più l'oggetto. Ciò significa
che quando ho in mano un oggetto non riesco a guardarlo, o ho un braccio lungo
due metri o non lo vedo, perché gli occhi non "vanno vicini".
Questo movimento degli occhi che "vanno vicini" si chiama convergenza,
ed è un aspetto che deve maturare nel bambino per permettergli di guardare
da vicino.
Perché è importante guardare da vicino?
Perché le immagini, i disegni della materna sono tutti realizzati da
vicino.
La convergenza è una delle funzioni fondamentali della visione, e io
la posso maturare guardando da vicino, ma per un problema qualsiasi posso anche
non riuscire a maturarla.
Di solito se non arriva a maturazione è perché posso avere qualche
danno neurologico; attenzione, non parlo ancora di danno intellettivo. Per quanto
riguarda la bambina di cui vi parlavo, abbiamo cercato di farle raggiungere
e mantenere la convergenza e, guarda caso, poi questa bambina ha cominciato
a giocare con le bambole, con altri semplici oggetti... semplicemente facendo
in modo che riuscisse a vedere da vicino. Prima era una che, quando colorava,
faceva così (mima il gesto di guardare un attimo il foglio e poi guardare
in giro), guardava il foglio - un'occhiata e via - guardava il foglio - un'occhiata
e via... Questo perchè aveva difficoltà a mantenere l'attenzione
in convergenza a 20-40 cm dal viso.
La convergenza visiva è un prerequisito fondamentale dalla materna in
poi in quanto, molto del lavoro a tavolino che viene svolto alle elementari,
è un lavoro che costringe i bambini a guardare da vicino, di conseguenza
necessita di un movimento sofisticato degli occhi.
Io intanto vi do qualche breve accenno in merito all'evoluzione della visione,
perché l'intero discorso ci porterebbe un po' fuori. Il bambino alla
nascita percepisce solo i contrasti bianchi e neri, e se voi provate ad andare
in Internet e cercate oggetti per bambini 0-3 mesi, trovate un grossissimo catalogo
di giochi tutti bianchi e neri.
In Italia, diversamente, i giochi 0-6 anni sono tutti coloratissimi... peccato
che un bambino fino a 2 mesi non li guarda neppure, fino a 2-3 mesi, il bambino
coglie bene le immagini con dei contrasti molto netti, come appunto tra bianco
e nero.
Esempio, una maglia tipo quella della Juventus o dell'Ascoli, a righe, la coglie,
la bandiera a scacchi della formula uno, quella la colgono; perché il
livello alla nascita è quello.
Man mano che maturano le vie nervose, la visione diventa sempre più sofisticata,
inizio a vedere meglio il volto e, attenzione, il volto della mamma è
un oggetto in tre dimensioni, se la mamma si mette una maschera e sorride, una
maschera di carnevale, il bambino sorride.
Non entro nella risposta del sorriso perché altrimenti andremo fuori,
dico solo questo: pensate quando uno sbadiglia e anche gli altri sbadigliano,
c'è un riflesso anche nello sbadiglio. C'è la risposta al sorriso
iniziale del bambino perchè l'occhio è diventato sempre più
sofisticato. A 7-8 mesi il bambino riconosce benissimo sua madre e suo padre;
la visione a quel punto diventa sempre più sofisticata, ma anche in questo
caso dipende da che cosa noi offriamo come stimoli visivi.
La televisione ha pensato bene di inventarsi i "Teletubbies" per far
sì che i bambini già a 18 mesi si inchiodassero davanti alla televisione.
Ma come se non bastasse, la Walt Disney ha prodotto dei dvd che tengono un bambino,
a 12 mesi, incollato davanti allo schermo.
Sapete cosa fanno vedere? Niente (io li ho visti perché sono andato subito
a provarli): telecamera fissa, un trenino, entra una mano, sposta il trenino.
Altra scena: c'è una palla, entra la mano e fa roteare la palla di poco.
Le immagini sono ferme. Voi siete lì e dite " ah, basta!" e
i bambini invece " ah!" e stanno là. In pratica hanno fermato
le immagini. Anche i "Teletubbies" funzionano con i bambini piccoli
perché le immagini sono ferme, non in movimento, infatti i piccoli non
guardano subito le immagini dei cartoni animati in movimento, ma preferiscono
le immagini ferme.
Tenete conto che all'inizio, guardare un'immagine come questa (si riferisce
ad un'illustrazione stradale appesa al muro), per un bambino che non ha una
visione così sofisticata tale da capire tutti gli elementi, non è
facile, però i bambini cercano comunque di catturare le immagini, vedono
i contorni, iniziano a vedere i particolari degli oggetti.
Nel particolare degli oggetti arrivano a vedere le immagini. L'immagine che
il bambino inizia a vedere non deve avere lo sfondo. A 12 mesi un bambino può
guardare le immagini ma, se noi all'immagine togliessimo lo sfondo, mi spiego,
l'elefante senza sfondo, solo l'elefante, voi vedete che i bambini lo guardano
di più. L'immagine troppo complicata, per alcuni bambini, non è
così attraente, all'inizio. Man mano, la visione diventa più raffinata
e allora accettano, guardano l'immagine con lo sfondo e ne distinguono i dettagli.
Perché guardare è importante?
Quando faccio l'anamnesi ai bambini, o alle mamme, per capire i problemi che
ci possono essere, chiedo sempre se al bambino sono state lette storie, se al
bambino è stata data l'opportunità di guardare quello che la mamma
leggeva. I bambini, quando guardano, fanno una cosa molto brutta che manda in
crisi i genitori: non ascoltano. Il genitore va in crisi. Un esempio: quando
rimproverate il bambino, lui vi guarda, ha capito, ma quando tu parli lui non
sta ascoltando, ma sta guardando la tua faccia.
Altro elemento importante, dall'ultimo anno della materna alla prima elementare,
il bambino deve imparare a guardare e ascoltare contemporaneamente. Io guardo
e ascolto. Leggere storie ai bambini insegna loro a fare una cosa importante:
ascoltare e guardare, guardare e ascoltare, guardano le immagini e intanto ascoltano.
Ma non vogliono che la storia sia letta una volta solamente, vogliono che sia
letta tante volte, e qui arriviamo all'udito.
Dal linguaggio alle immagini, alla visione che matura neurologicamente, dato
che gli occhi sono una delle cose che non c'è bisogno di riabilitare
perché tutti abbiamo gli occhi aperti e guardiamo, dobbiamo invece insegnare
ai bambini a guardare l'immagine, ad esplorarla, cioè a mantenere attenzione
da vicino, che è una cosa diversa dal dare un'occhiata e via.
L'udito: io prima ho scritto dall'udito al linguaggio, perchè la prima
cosa che il bambino inizia a sentire sono i rumori significativi della casa,
che rappresentano la prima vera forma di ascolto.
Il campanello, il telefono, il cellulare no perché cambia suono, il citofono,
il rumore di piatti, il frullatore... sono tutti suoni che inizia ad associare
ad un qualcosa e fanno dirigere lo sguardo verso la loro fonte. Quelli sono
il primo indice di maturazione uditiva del bambino.
Qual è la cosa più importante per un bambino quando è piccolo,
la prima cosa che comprende? Non è il significato delle parole, ma è
il tono della voce.
E qui entriamo proprio nel campo esclusivamente educativo. Quando un bambino
mette le dita nella presa della corrente e la nonna dice: - "no, non si
fa così" (piano con tono di voce tranquillo), per il bambino è
un invito a nozze, perché non ha capito il divieto, ma ha trovato una
faccia molto sorridente e un tono molto conciliante. Per cui ha deciso che quella
cosa è una cosa interessante e allora ci riprova, mentre tutti sono lì
intorno a dire: - "noo, non si fa così"...
Quando la mamma rientra, lo trova lì magari che sta toccando la presa
... gli fa un'urlata e subito il bambino si ferma; perché si è
fermato? Non perché ha capito che cosa non deve fare, ma perché
coglie il tono con cui gli si parla.
Ora, io non posso dargli dei divieti se uso un tono molto accondiscendente;
quasi come se il bambino fosse già un genio in grado di capire tutto
quello che deve e non deve fare.
Il tono della voce è la prima cosa che va a cogliere, prima ancora del
significato delle parole.
La seconda cosa che coglie dal tono di voce sono le parole sottovoce; siamo
abituati che quando un bambino non capisce tendiamo ad alzare la voce, o parliamo
con un tono di voce normale; se voi parlate con un tono di voce molto sommesso,
il bambino si tranquillizza e inizia, tenta di ascoltare...
Questa cosa che per me è una cosa ovvia, è un dato oggettivo.
"È verooo... non ci ho mai pensato". A me sembra una cosa banale:
l'apparato uditivo del bambino non è ancora così sviluppato da
reggere i livelli acustici di rumore, poi capita anche che arriva la mamma che
urla e dice: "ah; ma io ho un tono di voce alto", "cerchi di
parlare sottovoce che così il bambino la ascolta!"
Il bambino per sentire, deve poter sentire, deve poter ascoltare. Sentire e
ascoltare non sono capacità che partono da giochi, giochini, dal rumore,
dalla campanella che, dopo due o tre volte la buttano via. È la voce
umana quella che vogliono sentire i bambini.
Il bambino deve imparare ad ascoltare. Come faccio ad insegnargli ad ascoltare?
La forma di riabilitazione del linguaggio più antica del mondo è
la filastrocca; le filastrocche sono la prima forma che i bambini iniziano a
maneggiare, insieme alle canzoncine che la mamma canta, ai dondolamenti, ai
ritmi... Perché?
Perché sono quelle che gli permettono di andare in memoria, perché
sono sempre le stesse. Vedi con una filastrocca come cambiano espressione! Se
ne usi una nuova, ti guardano come per dire: "e questa cos'è?",
perché sono molto attaccati a quella che conoscono.
E qui c'è un discorso da fare sulla memoria: i bambini hanno bisogno
di moltissimi rinforzi di memoria. Chi ha avuto bambini che guardavano la cassetta
del "Re leone" l'avranno vista 22300 volte, gli usciva dagli occhi,
sapevano le canzoni e tutti i dialoghi a memoria, e ugualmente i bambini la
volevano rivedere.
Vi siete mai chiesti perché i bambini avevano questo bisogno spasmodico
di vedere le videocassette per tantissime volte? Le fiabe, tempo massimo un
mese, un mese e mezzo, potevate cambiarle, tanto che arrivavano ad anticipare,
se sbagliavi la parola, e dicevano: "no"; già l'avevano memorizzata.
Perché hanno un bisogno molto forte di avere la memoria rinforzata? Perché
non sta funzionando ancora in modo eccezionale e quindi, mentre noi la fiaba,
la seconda volta ormai l'abbiamo in memoria e non la vogliamo più sentire,
per il bambino no, ha bisogno di rinforzi. Perché la videocassetta invece
non dura un mese, ma dura 6 mesi? (Adesso, tra l'altro, è ancora più
difficile che un dvd si distrugga; la videocassetta invece ogni tanto si rovina...e
non la vedi più!) Perché le immagini in movimento sono molto più
difficili da memorizzare.
Infatti, se noi analizziamo, quando andiamo al cinema e vediamo un film pensiamo
di ricordarci tutto, in realtà non è vero che ci ricordiamo tutto.
Abbiamo dei grossissimi buchi. Perché se voi provate a ripetere tutto
il film ve ne dimenticate dei pezzi. Se lo vedete il giorno dopo ad un certo
punto dite: "e adesso cosa fa, e adesso cosa succede?". Finita una
scena, appena inizia la scena successiva, ecco che vi torna in mente tutto.
Quante volte, guardando un film che vi piace molto e che avete visto ventimila
volte, vi capita di dire: "non mi ricordo mai come va a finire". Vale
a dire che è difficile memorizzare le figure in movimento, le immagini
fisse no, perché?
Chi va dal dentista, in sala d'aspetto prende la rivista sul tavolo e se la
sfoglia; torna la settimana dopo, deve aspettare, e nel frattempo sfoglia la
stessa rivista. La terza settimana dice: "vabbè, con i soldi che
gli do potrebbe mettere un'edicola a disposizione!". Stessa rivista, la
lasciate giù perché siete andati in memoria; il visivo va velocemente
in memoria se le immagini sono fisse. Il bambino ci mette un po' di più,
ma va in memoria.
Infatti, ascolta la stessa fiaba per un mese e dopo vi chiede di cambiarla.
Quando ad un bambino viene letta la fiaba e guarda l'immagine, impara a fare
ciò di cui vi parlavo prima: - ascolta e guarda, ascolta e guarda - un
pezzo guarda, un pezzo ascolta. Alla materna, si possono distinguere fra i bambini
di tre anni quelli a cui hanno letto le fiabe perchè, quando la maestra
parla per un po', il bambino la guarda in faccia e l'ascolta. Un pochino, non
troppo. C'è molta più attenzione all'adulto che parla.
Altrimenti abbiamo sempre il problema che quando diciamo: "fai questo!",
il bambino ti guarda, poi ti giri e non lo fa. Dopo gli passi vicino e da dietro
gli dici: "fai questo" e il bambino lo fa. Allora pensi: "ma
mi prende in giro?"; no, è che quando l'hai guardato in faccia,
ti ha guardato e non ti ha ascoltato, quando invece eri alle spalle, in parte,
ha avuto modo di ascoltarti e di fare.
Il linguaggio dipende principalmente dall'ascolto: più io ascolto, meglio
e prima parlerò.
Il linguaggio è, dopo che il bambino ha camminato, la seconda preoccupazione
di una famiglia. I bambini si comportano in modo diverso, e purtroppo fra loro
tanti ritardano il linguaggio. Ci sono bambini che parlano molto precocemente
e poi tendono a volte a ritardare l'acquisizione di uno schema del cammino abbastanza
consistente. Altre volte iniziano velocemente a camminare e ritardano il linguaggio;
pur avendo un'altissima comprensione non arrivano al linguaggio.
In alcuni, una piccola percentuale, linguaggio e cammino avvengono quasi contemporaneamente.
In realtà, l'ipotesi è che quando il cervello impegna tutte le
energie nel cammino, non le impegna nel linguaggio, in quanto sono entrambe
(linguaggio e cammino) grosse e fondamentali operazioni neurologiche di maturazione.
Appena il cammino si stabilizza, il linguaggio esplode. Infatti, molti bambini
che a 2 anni e mezzo dicono alcune paroline, dopo 2 mesi che vanno alla materna
non smettono più di parlare, e dici: "era meglio quando non parlava!".
La cosa difficile è quando a 4 anni accade che il bambino non emette
una parola. E lì il problema è che per le maestre della scuola
materna è molto difficile dire ad un genitore: "Scusi, io vedo tanti
bambini, guardi che suo figlio, secondo la media, è un po' in ritardo
con il linguaggio".
C'è la mamma che lo accetta e dice: "Bene, cosa faccio? Cosa posso
fare?". Cioè, c'è un ritardo accettabile, ci si può
lavorare su e procedere. C'è la mamma che non accetta che gli si dica
che il figlio è in ritardo con lo sviluppo del linguaggio; questo è
il problema grosso che io trovo quando lavoro. Io lo dico tranquillamente ad
un genitore: se una maestra vi dice che c'è un ritardo nel linguaggio,
non prendetela male, andateci a fondo, andate a chiedere alla suocera, se anche
lei vi dice: "sì, è vero", allora sapete che è
vero.
Che cosa permette al bambino di parlare? L'ascolto. Molti bambini, quando sono
in movimento, non hanno voglia di ascoltarvi, anche perché è così
bello muoversi, giocare, e voi cercate di dialogare, di parlare, di fargli l'appunto
e loro si muovono, si muovono, si muovono. Quando si fermano, la filastrocca
è la cosa più semplice da ascoltare, ma non 2 ore di filastrocca
perché anche la parte uditiva ha un tempo di tolleranza, di attenzione,
che di solito non supera mai i 2-3 minuti massimo.
Più il bambino ascolta, più il bambino parla; attenzione: non
è detto che un bambino se è intelligente debba necessariamente
poi parlare bene e subito, perché nel parlare usiamo anche una parte
motoria. Ci sono bambini che senza che noi ce ne accorgiamo hanno dislalie e
difficoltà di pronuncia che si risolvono, tante invece vanno corrette
velocemente con l'aiuto di una logopedista.
Tenete conto che i denti, il ciuccio, possono provocare uno scorretto assestamento
della lingua, e di conseguenza posso avere difficoltà a pronunciare certi
suoni. Si va, verso i 4-5 anni, dalla logopedista e si riaggiustano i suoni.
La cosa che però preferisco, è che la logopedista imposti il lavoro,
e la maestra, o la mamma faccia degli esercizi, pochi perché secondo
me si fa molto prima a risolvere il problema.
E arriviamo al linguaggio: il bambino inizia a produrre prima 2-3 suoni significativi,
poi 2-3 parole, e infine il vocabolario esplode. Le parole aumentano, all'inizio,
tante parole isolate, quando le parole isolate iniziano a diventare tante, inizia
a mettere insieme piccole frasi, e a quel punto il vocabolario aumenta.
Il vocabolario però aumenta nella misura in cui io glielo faccio aumentare,
perché è costituito dalle informazioni che io do al bambino: se
vostro figlio invece di essere nato a Meolo fosse nato in Cina, adesso parlerebbe
cinese pur essendo europeo; perché a seconda dell'ambiente in cui io
sono inserito, io parlo, e il parlare del bambino, il dialogare con il genitore,
è la cosa più importante per arricchire il suo linguaggio; il
bambino chiede "perché questo, perché quell'altro?",
"perché quell'altro ancora?" e lì è il gioco
del genitore. La fiaba solitamente è il mezzo migliore per arricchire
il linguaggio del bambino, il più economico, perché poi dormono
(forse... qualcuno fino a quando non arrivi in fondo alla fiaba, non cede).
Ritorniamo alla mano: come funziona, quando si corregge la
presa di mano?
Quando il bambino ha una buona corsa, riesce a raccogliere gli oggetti così
(fa vedere il movimento con le dita raccolte <a pinza>), a quel punto
posso prendere uno strumento grafico qualsiasi e gli imposto la presa correttamente;
non accetto che il bambino prenda lo strumento a martello.
Sotto i 2 anni, 2 anni e mezzo, può prenderlo a martello, dai 3 in poi
no. Se a 2 anni, 2 anni e mezzo colora a martello va bene (fa vedere il pugno
chiuso ecc), ma ai 3 anni la presa di mano se è matura, deve essere corretta,
e la presa corretta è questa (prende una penna dal pubblico e fa vedere
l'impugnatura a tre dita). La presa, che quasi tutti noi teniamo, va impostata
subito, perché le maestre delle elementari sono stanche di vedere i bambini
con impugnature assurde delle penne che comportano una grande fatica nella scrittura,
per carità, uno si allena e, anche se con maggior sforzo, utilizza tutte
le prese.
Ho trovato prese di tutti i tipi e, a volte, di difficile correzione. Ci sono
vari modi per correggere la presa, ma l'importante è che venga corretta
subito. A 3 anni se la manualità del bambino è matura, la presa
va corretta, perché è quella che gli garantirà l'accesso
alla grafia più veloce. E a quel punto, qual è il pre-requisito
che il bambino deve maturare? Quello di colorare.
La coloritura è l'allenamento più grande che una mano e un occhio
possono fare per maturare tutti i movimenti di cui ho bisogno per scrivere.
Tutti i bambini che colorano bene scrivono bene. Questa è una cosa che
potete osservare. Colorare bene, attenzione, non vuol dire che non si esce dagli
spazi, vuol dire che la mano è veloce e ha tutti i cambi di posizione.
La maturazione è:
? avambraccio (fa vedere su e giù l'avambraccio), 3 anni;
? poi comincia ad usare il polso, e per colorare gira il foglio, allora io glielo
incollo il foglio, per cui il bambino è costretto a girare il polso e
così impara a ruotarlo,
? poi matura la manualità e inizia ad usare le dita.
Noi di solito iniziamo a fare un primo errore dando ai bambini dei fogli enormi,
A4 o addirittura A3, e poi ci preoccupiamo perché il bambino va a disegnare
in un piccolo angolino.
Il campo di acuità visiva, di messa a fuoco, a 3 anni è tanto
così (2 cm), a 7 anni è tanto così (10 cm), il nostro è
po' di più, per cui, figuratevi, questi poveri bambini su fogli enormi.
Io di solito faccio una cosa molto semplice: prendo un cartoncino nero sul quale
ritaglio una sagoma molto piccola, il cuoricino, la macchinina e gli dico: "colora,
copri tutti i puntini bianchi", il bambino colora e copre tutti i puntini
bianchi : "guarda, ancora un puntino...". Questo mi serve per arrivare
ad una prima capacità che è quella del controllo del segno.
Quando il bambino colora controllando il segno, siamo sicuri che andrà
avanti per un percorso tranquillo, perché a quel punto ha una capacità
che spende. Cosa succede se un bambino tende a calcare quando colora... (mi
è capitato stamattina a Bergamo di vedere un bambino che colora rispettando
i margini, ma calca in un modo... infatti, colora e scrive con pesantezza).
Quando un bambino calca per prima cosa devo vedere se questo movimento ce l'ha
(muove il polso), se il polso non è rimasto rigido. Se il bambino non
vuole colorare, lo devo portare pian piano a facilitargli il compito e ad "allenarlo".
È sufficiente poco esercizio, ma svolto tutti i giorni, perché
lui si senta capace; inoltre, usando la mascherina ritagliata, quando tolgo
la sagoma di cartoncino il bambino si trova con un oggetto colorato molto bene.
Finalmente anche io ho qualcosa di riconoscibile come gli altri, molto bello!
A questo punto il gioco è fatto, il bambino vede un bel risultato e colora
con la mascherina vari oggetti: la macchinina, la luna... In questo modo lui
non deve preoccuparsi di andare fuori dai margini, ed io ho trovato il gioco
per permettergli di aumentare la quantità di coloritura.
Perché faccio riferimento alla quantità di coloritura? Perché
colorare implica uno sforzo motorio, così come scrivere implica un gesto
anche muscolare motorio.
Se invece usa bene le dita, ma calca, una delle cose che bisogna guardare è
la spalla. Voi scrivete, lei sta scrivendo (rivolto verso un'ascoltatrice):
se io metto una mano sulla sua spalla non sento assolutamente niente, la spalla
è leggera; mentre nei bambini che calcano, voi mettete una mano sulla
spalla e sentite che questa si alza. Cosa vuol dire? Che manca la muscolatura
sulla schiena. Io da piccolo andavo sugli alberi, mi arrampicavo dappertutto;
oggi forse i bambini lo fanno un po' meno. Certo, posso avere l'indipendenza
delle braccia, una buona manualità, ma quando calco, se la manualità
è a posto, le braccia mancano di muscolatura.
Non è necessario appendere il proprio figlio sull'albero, però
un po' di lavoro appeso alla spalliera, appeso dondolando, è l'esercizio
migliore. Un'adeguata muscolatura sulla schiena consente al bambino di avere
un segno leggero.
Il prerequisito che serve ad un bambino per scrivere è quello di saper
fare le cornicette nel quadretto; quando un bambino sa riprodurre una cornicetta
nel quadretto, a scuola può fare qualsiasi cosa.
La maestra può usare il metodo globale, o quello che vuole, ma il bambino
è pronto per la grafia.
C'è però un altro elemento da valutare: non è detto che
sia pronto per scrivere comunque. Uno dei coordinamenti che molti bambini oggi
non hanno è questo: quando la maestra detta la parola, il bambino tira
su gli occhi e la guarda: A, O, I, (mima il gesto di scrivere e guarda in alto
); cioè, quando qualcuno parla non riesco più a guardare, non
riesco ad ascoltare e contemporaneamente a tenere l'attenzione sul foglio. Ma
cosa ancora più difficile è quando, parlando io, per dire la lettera
faccio: A, I, U, (mima col dito il gesto di indicare sul foglio la lettera e
alzare gli occhi). Ogni volta che parlo, gli occhi non stanno sulla lettera.
Uno dei giochi migliori che si possono fare in questi casi, è quando
guardate i libri illustrati e dite al bambino, indicando, "cos'è
questo?", "cos'è quest'altro?", "cos'è quello?"
e il bambino vi dice il nome dell'animale, degli oggetti: la ruota, il volante,
il trattore, etc. È l'esercizio, svolto come un gioco, che insegna al
bambino a guardare e a parlare nello stesso momento.
Però attenzione, il bambino che fa (mimando, indica con il dito sul foglio,
poi alza gli occhi e dice il nome): trattore, banana, elefante, anello etc...
è quello che non riesce ancora a parlare guardando contemporaneamente.
Come valutiamo questa cosa? Semplicemente prendiamo l'anello, o una penna, e
muovendolo davanti agli occhi gli diciamo di guardarlo, poi, mentre il bambino
continua a guardare, gli facciamo alcune domande a cui deve rispondere: "Come
ti chiami?", "Giuseppe", "Quanti anni hai?", "6".
Nel frattempo osserviamo se, ogni volta che risponde, riesce a mantenere il
contatto oculare con l'anello o se invece questo si interrompe. Non guardare
mentre rispondo è una difficoltà che si può tradurre, all'inizio,
in difficoltà di lettura in quanto non riesco a tenere gli occhi e dire
il nome contemporaneamente.
Come si risolve questo problema? In un modo molto semplice: a capriole.
La capriola è l'esercizio che mi serve per agire a livello vestibolare
e pertanto mette in collegamento gli occhi, le orecchie e la bocca. Immaginatevi
una partita di pallavolo: parte un pallone, voi lo guardate, vi spostate sulla
traiettoria e dite "lo prendo io, lo prendo io", un altro vi dice
"la prendi tu?", "Si lo prendo io" e tirate (mima il gesto
di rilanciare la palla con le mani); tutto è avvenuto senza mai perdere
di vista il pallone.
Questo è il coordinamento che l'equilibrio vi permette di avere, riuscire
a fare più cose contemporaneamente: guardo e parlo, oppure ascolto e
scrivo. A questa contemporaneità molti bambini ci arrivano naturalmente
e quindi riescono poi a reggere con più attenzione il lavoro scolastico;
per altri no, diventa molto, ma molto faticoso e quindi è difficile poi
reggere il carico di lavoro scolastico in attenzione 4/5 ore, o, con il tempo
pieno, fino alle 16.30, e quindi poi sono cotti, stravolti. Altri bambini riescono
a fare questo con molta semplicità.
Ecco perché è una delle cose importanti da valutare, soprattutto
verso i 5 anni, quando il bambino dell'ultimo anno inizia a prepararsi per andare
poi alle elementari.
Le cornicette: non è importante che il bambino impari
a scrivere prima, se sa fare le cornicette; i bambini comunque imparano a scrivere,
alcuni prima, altri no, perché copiano le lettere del loro nome. C'è
un problema quando i bambini imparano a scrivere prima: tante volte imparano
a fare i segni al contrario, dal basso verso l'alto (mima come scrivesse alla
lavagna) e questo alle elementari diventa difficile da correggere, perché
magari per un anno hanno scritto le lettere all'incontrario, non perché
le maestre della materna gliele hanno insegnate, ma il bambino quando scrive
le ricopia; comunque se devo insegnargli il segno corretto, è dall'alto
verso il basso. L'obiettivo è arrivare ad avere il segno orientato correttamente.
La cornicetta semplice è un prerequisito per la grafia, anche se non
ti insegna a scrivere.
Nella lettura il prerequisito più semplice è questo (disegna sulla
lavagna tante immagini in fila stella nuvole ciliegie ecc.): presento al bambino
un foglio con delle immagini e gli dico di leggere: "stella, macchina,
stella, macchina, bomba, bomba, ecc" (c'è un tipo di carattere nel
computer -wingdings- che fa tutti i simboli, uno dei simboli è la bomba
M, poi c'è il telefono, e molti altri). Attenzione, questo è un
esercizio di lettura di simboli, non di lettere.
Qui poi c'è il problema, anticipare o meno al bambino i prerequisiti
della scuola elementare?
Una volta che un bambino colora bene, usando bene le dita e rispettando gli
spazi, con continuità, vede il quadretto, fa le cornicette, è
pronto per la grafia, l'unica cosa che io personalmente consiglio sempre alle
maestre della materna di fare, è di insegnare comunque a riconoscere,
non a leggere, mai insegnare a leggere, ma a riconoscere le lettere, perché
è il gioco più bello per i bambini.
Vi racconto questo: mio nipote chiede a mia madre, alla nonna, "perché
il nome del Thomas è scritto dappertutto e il mio no?", perché
nel cartello STOP c'era la T di Thomas. Mia mamma gli dice: "Adesso andiamo
alla DeSpar, che c'è anche la D di Denis". È la ricerca delle
lettere. Potenzialmente a tre anni il livello neurologico visivo di un bambino
è pronto per leggere i simboli. Per cui io non ti insegno la lettera,
a leggerla, ma ti insegno a riconoscere il suono di quel simbolo, questo perché
è l'invito più naturale ad un mondo fatto di lettere, di segni,
di simboli.
Al massimo posso anticipare nei bambini il riconoscimento del proprio nome,
ma se il bambino non è a livello, il mio problema è che devo fare
in modo che ci arrivi il più velocemente possibile, e non c'è
fretta di mandare i bambini alla scuola elementare, perché a scuola ci
rimarranno fino a 18 anni.
Questa è la mia teoria, se un bambino può giocare un altro anno,
lo faccio giocare un altro anno, perché guardate, a scuola ci devono
restare una vita, ormai! È meglio che ci vadano dopo aver giocato, inutile
mandarli presto secondo me, anche se è pronto intellettivamente. C'è
qualche bambino che oggettivamente si annoia, perchè è un bambino
che sa già leggere, sa già scrivere, e certe cose gli danno un
po' noia; ne ho visto uno a Pavia, il papà fa il dentista...questo piccolo
genio ha i prerequisiti presenti, però va a scuola con l'orsacchiotto,
ha voglia comunque di essere piccolo, di giocare; guardate se potessi dargli
un anno in più a scuola, glielo darei. In alcuni paesi europei alle elementari
ci vanno a 7 anni, e non è che sono immaturi perché vanno a 7
anni, ma perché fanno altre cose prima.
Sull'anticipazione troppo precoce il rischio è che se il bambino lo fa
spontaneamente bene, se il bambino non lo fa spontaneamente, a volte non è
pronto, la mamma va in ansia e vuole insegnargli comunque. Il bambino non è
molto disponibile ad imparare. Ripeto: la cosa più importante è
che sia impegnato principalmente nella grafia, nella coloritura.
Che rapporto c'è tra il disegno e lo scrivere?
Qualcuno dice: "ah, non disegna, per cui non scrive". Io posso non
disegnare, ma il bambino che disegna ha già un discreto livello di coloritura,
quindi ha già un buon movimento, quindi a volte non posso aspettare che
arrivi a disegnare perché sappia scrivere, devo aspettarmi che colori
perché abbia il movimento delle dita della mano che poi gli servirà
per scrivere, per fare il disegno.
(Guarda sulla lavagna i punti da trattare)
Ci sono bambini che alla materna o alle elementari hanno problemi di comportamento,
e le mamme si chiedono: "mio figlio ha problemi di comportamento?";
a loro sembra strano. Attenzione: ci sono bambini che sono molto sensibili ai
rumori, per cui sentono il rumore, e sono infastiditi anche dal rumorino lontano.
Quando sono alla materna solitamente reagiscono in questi modi: o si impalano
così (mima uno diritto), o tendono a trovare un posto isolato, nascosto,
oppure iniziano a correre come la trottola.
A casa l'ambiente è diverso e loro sono un po' più tranquilli,
ma sono sempre molto sensibili: se c'è una festa loro sono in giardino,
se c'è un'altra cosa loro sono lontani, se tanta gente parla, loro vanno
in camera; questo perchè a loro dà molto fastidio il suono. Tali
bambini (se ne trovano anche a scuola, senza andare troppo lontano, e spesso
sono bambini che hanno avuto otiti ripetute) hanno un'elevata sensibilità
uditiva, quindi un'iperacusia, cioè ci sentono un po' troppo e quindi,
quando uno gli urla contro, non riescono ad ascoltarlo perchè il suono
della voce è troppo alto e per loro molto fastidioso.
Siccome sono molto sensibili al rumore, infastiditi da esso, accade spesso che
a scuola non riescano a stare concentrati, a stare attenti. La maestra dice
"non è attento, continua a girarsi". Non è vero che
non è attento, il problema è che è troppo attento a dei
rumori piccolini che non sono importanti (come ad esempio la matita che cade,
la pagina del quaderno che gira...), perchè quelli li sente bene, mentre
la voce della maestra è troppo forte. E sono bambini che poi selezionano
i parenti e gli amici di casa a seconda del tono di voce: se uno ha un tono
di voce basso gli vanno vicino, se una è isterica, girano a due chilometri
di distanza perché vengono assordati.
Ci sono, al tempo stesso, anche bambini che hanno problemi con il tatto, ci
sono bambini che, solo a sfiorarli, provano un fastidio enorme, se li sfiori
poi cadono, rotolano, poi si alzano, mezzi sfracellati, ma non si sono fatti
niente e pensi: "strano, mio figlio è così poco sensibile
al dolore". E invece si tratta di un'altra questione: io posso avere un
tatto superficiale più sviluppato, e un tatto profondo meno sviluppato
e quindi poco sensibile al dolore. Il fatto di avere un tatto superficiale un
po' più sviluppato però cosa comporta? Che quando sono seduti
iniziano ad essere agitati, quando sono seduti scuotono le spalle si muovono
e non stanno fermi un minuto come se stessero seduti sugli spilli.
Riguardo alla visione, bisogna poi dire, per esempio, che ci sono bambini particolarmente
fotosensibili (sensibili alla luce). Per cui succede che questi, quando di notte
si alzano, al buio pesto, non inciampano in niente. Arrivano a casa dall'asilo,
c'è il sole e ti accendono tutte le luci di casa, poi va via il sole,
c'è penombra e le spengono tutte, e tu dici: "accendile che non
ci vedo".
C'è una difficoltà a gestire la luce, perché in realtà
non è che l'accendono perché non ci vedono (perchè ti viene
anche il dubbio che siano ciechi), è che la luce del sole che entra è
talmente fastidiosa nei tagli, che accendono la luce per renderla uguale. Quando
non c'è il sole cercano un posto in penombra.
Sono bambini che guardano la televisione così (vicinissimi) perchè
non guardano le immagini, ma i pixel della televisione; sono bambini che hanno
una memoria visiva prodigiosa, attentissima al particolare, per cui di una persona
magari notano un orecchino, una cosa, un tratto, e a distanza di tempo se la
ricordano, quando la mamma invece si chiede: "chi è?".
Sono quelli che ricordano, che hanno una memoria per le strade fin da piccoli,
che, se vi perdete, vi riportano dove dovete andare, dopo solo una volta che
hanno fatto la strada. È una memoria visiva che a volte si associa anche
ad un problema di essere molto attenti, molto sensibili al suono. Questo porta
anche ad avere molta memoria uditiva, quando il bambino è molto sensibile;
il problema è che se è in un ambiente troppo rumoroso si difende.
Rispetto alla qualità dell'ambiente, i bambini dovrebbero
camminare il più possibile a piedi nudi, perché il piede nudo,
fin da piccolo, è quello che mi stabilizza meglio la postura; le scarpe
devono essere molto morbide, d'inverno servono per proteggere dal freddo, dalle
cacche dei cani e dagli sputi per terra. Ma la scarpa deve permettermi di sentire
dove metto il piede, per cui devo avere molta sensibilità.
Rispetto al suono, alla qualità ambientale, se io voglio che un bambino
parli devo spegnere la televisione mentre mangio, spegnere la televisione durante
il giorno.
Mi è capitata una mamma che mi ha chiamato e detto che il bambino non
parlava, dico: "signora vada da una logopedista", e lei: "no,
venga a vederlo". Allora vado, entro in questa casa, la televisione accesa,
la radio della sorellina nell'altra stanza e questa ragazzina persa e dico "voi
mangiate con la televisione accesa?" risposta: "Si!". Se mangiano
con la televisione accesa vuol dire che ce l'hanno accesa dalle 17, da quando
ritornano a casa fino a quando vanno a letto. Più la radio della sorellina
e in camera tutti rumori di fondo che ti tolgono attenzione uditiva, come faccio
ad ascoltare la voce se devo ascoltare Emilio Fede al tg4? Con tutti che parlano
sulle cose...
Io adesso mi fermo, se ci sono domande...
GIACOMIN: per cortesia può fare un accenno ai pennarelli...
SANGALLI: noi solitamente diamo i pennarelli grossi ai bambini
perché hanno la mano piccola. Pensate allora, perché noi abbiamo
delle biro molto piccole e una mano grossa? Se facciamo un rapporto tra il pennarello
grande dei bambini (CARIOCA, GIOTTO) e la nostra mano, la mano del bambino sta
al pennarello come la nostra mano dovrebbe stare al manico di un martello; come
rapporto non siamo molto lontani. Perché la mano piccola e il pennarello
grosso?
I bambini tendono ad avvolgere il pennarello grosso e molte prese difficili
sono proprio da avvolgimento del pennarello. Se usi quattro/cinque dita per
avvolgerlo, diventa molto più faticoso correggere l'impugnatura.
Non posso inoltre usare il pennarello con la punta fine, perché il bambino
con la punta fine non ha soddisfazione.
Allora è importante trovare dei pennarelli che abbiano la punta grossa
e l'impugnatura piccola; non solo, io ogni tanto li faccio anche tagliare, perché
così sono più piccoli e molto più maneggevoli per i bambini.
Ci sono alcune sottomarche che hanno punta grossa e l'impugnatura molto piccola
come una penna normale, quelli vanno benissimo e infatti poi si vede che l'impugnatura
diventa subito più precisa.
Quando i bambini colorano occorre togliere sempre il cappuccio, togliere pesantezza
al pennarello, perchè lo strumento grafico deve essere leggero.
Ai corsi di aggiornamento chiedo alle maestre "quante di voi stanno prendendo
appunti con la biro cancellabile?" ... Nessuno, perché?
Anche a scuola lo strumento grafico è importante, io personalmente piuttosto
che usare la penna cancellabile faccio scrivere con la matita molto morbida
fino in seconda elementare e quando il bambino non compie più errori
ed ha imparato a cancellare, comincia a scrivere con la penna; ovviamente devo
prima ridurre gli errori, altrimenti la cancellabile diventa fondamentale...
Almeno fino a quando non inventano una cancellabile più morbida, perchè
vi assicuro che la cancellabile è molto dura per scrivere. La stessa
cosa vale anche alla materna; alla materna uso i pennarelli dall'inizio perché
mi danno un risultato migliore e permettono un maggior controllo del prodotto
rispetto alla consegna -copri i punti bianchi-.
Appena ha raggiunto questo livello, il bambino può adoperare tutto quello
che vuole, può anche scrivere con le unghie se vuole, però ha
capito cosa vuol dire ricoprire lo spazio; ovviamente il pastello a cera non
mi dà questo risultato all'inizio. Qualche bambino col pastello va molto
meglio che non col pennarello perché l'attrito del pastello gli dà
un miglior ritorno motorio e un miglior controllo del segno mentre, col pennarello,
il disegno scappa, per cui si tenta sempre di trovare la soluzione giusta.
Io parto sempre col pennarello e non faccio usare mai pennelli all'inizio perché
non siamo cinesi che scriviamo col pennello, scriviamo con la penna. Prima porto
a casa il fieno più grosso quando arriva il temporale poi potrò
usare il pennello, i rulli e tutto quello che voglio. Fra l'altro, i bambini
che usano il pennarello e che possiedono già un buon livello di coloritura,
possono usare anche il pennello...tutto quello che vogliono, riescono ad essere
creativi.
Se non ho lo strumento, la capacità, io non posso essere creativo.
INSEGNANTE DI SCUOLA MATERNA: Il discorso di scrivere, ascoltare, guardare, confrontare... ha fatto un accenno alle capriole, lo può ampliare meglio?
SANGALLI: Le capriole sono quelle che permettono di maturare
la capacità di guardare, parlare e ascoltare contemporaneamente; l'equilibrio
del sistema vestibolare controlla gli occhi. Anche quando il bambino ha un problema
di strabismo, l'equilibrio è importante perché, pur se lo strabismo
resta, quando un bambino deve prendere la mira sull'oggetto la prende più
velocemente. Il movimento oculare migliora tantissimo aumentando l'equilibrio
del bambino.
Io ho trovato ragazzini che frequentano scuole di calcio ed alla terza capriola
gli gira la testa.
Ho seguito uno studente di scienze motorie che ha scritto una tesi: abbiamo
preso 44 ragazzini di due scuole di calcio di 7-8 anni, li abbiamo valutati
tutti. A metà di quelli che non correvano bene, (erano 15) abbiamo fatto
fare, per due mesi, tutti i giorni, una serie di esercizi: capriola una volta
al giorno fino al massimo possibile e striscio in schema crociato, tipo passo
del giaguaro, per coordinare la corsa. Ad ogni lezione abbiamo fatto delle prove
di controllo palla stop-lancio a tutti i bambini e successivamente abbiamo fatto
una valutazione. Questi ragazzini, che erano ad un livello diverso degli altri,
hanno raggiunto gli altri, ma non solo: nel giocare, i genitori si erano resi
conto che erano diventati veramente molto più dinamici, e nelle prove
erano migliorati tantissimo, molto più coordinati. Qualcuno a scuola
aveva iniziato anche ad andare molto meglio.
Ho visto che con un buon equilibrio il bambino non ha questa difficoltà,
perché quando verifico una difficoltà, se lo sottopongo all'esercizio
delle capriole, la risolvo... C'è tutto un meccanismo neurologico ben
preciso che interferisce; gli occhi, per esempio, sono legati all'equilibrio
e alla contemporaneità di visione, cioè guardo parlo e ascolto;
per migliorare questo, devo stimolare l'equilibrio.
A Torino hanno compiuto numerosi esperimenti sulle pattinatrici sul ghiaccio
per verificare come facessero a girare molto velocemente su se stesse e fermarsi
ridendo, dritte alla telecamera. E' perché fanno un allenamento quotidiano,
per cui ad un certo punto si è talmente in sovrastimolazione vestibolare
che nonostante vadano così veloci hanno comunque il controllo esatto
di tutto, è una cosa pazzesca.
Un aspetto del judo che mi meravigliava, per esempio, è quando aumenti
l'equilibrio ad un certo punto e riesci a fare due o tre cose contemporaneamente
cioè, mentre sei in volo, stai già pensando a cosa fare mentre
atterri, e pensi che sia strano, proprio perché inizi a fare più
cose in contemporanea.
Adesso faccio pubblicità al judo, perché ne ho parlato due volte
solo (riferendosi a Danilo).
GIACOMIN: infatti non hai mai parlato del judo in questi incontri...
SANGALLI: nel judo per esempio, ci sono un sacco di elementi di coordinamento ma soprattutto di equilibrio; è così tanto il lavoro vestibolare che vai a fare, per cui a un certo punto tu migliori il coordinamento, e te ne accorgi perchè fai dei voli pazzeschi ma atterri tranquillamente avendo tutto il controllo di quello che sta avvenendo.
GIACOMIN: siccome si perde troppo tempo ad insegnare la caduta ad un bambino piccolo, si fanno fare le capriole, che è la cosa più semplice per questa fascia d'età.
SANGALLI: poi nel judo-vero, la tecnica non è quella
della capriola, perché devi imparare la tecnica, però il movimento
vestibolare è quello e crea questo coordinamento di contemporaneità.
Un'altra cosa interessante nell'equilibrio è che l'occhio diventa più
sofisticato ad esplorare le lettere: se l'occhio salta io perdo pezzi di parola,
se l'occhio è più preciso sulla lettera, io leggo senza difficoltà.
Un'altra osservazione è che quando una volta si facevano le aste (noi
non avevamo problemi di grafia) queste permettevano un controllo dello spazio
molto preciso e quindi si allenava l'occhio a rispettare uno spazio minimo,
sviluppando la stessa abilità per la lettura.
Uscendo dall'argomento, visto che ho appena accennato alle aste, se noi andiamo
in una casa di riposo, tolti i malati di alzheimer e di parkinson, tutti sanno
leggere, scrivere e far di conto in modo strumentale pur avendo frequentato
la scuola solo fino alla terza elementare. Questo, secondo me, è indicativo
di come c'era un livello motorio ben preciso e un'esercitazione, se vuoi eccessiva,
perché non servivano tutte quelle aste, ne bastavano di meno, per quello
che io voglio le cornicette. Personalmente quando devo insegnare ad un bambino
a scrivere, lo metto a fare degli asteggi come una volta, però non tondi
ma quadrati, e so che dopo arriva a scrivere bene; questo avviene perché
scrivere è un gesto motorio prima di essere intellettivo, per cui prima
insegno il gesto motorio, poi quando il gesto motorio è consolidato,
si può passare all'intellettivo.
Perché le cornicette?
Perché non esiste che per scrivere io devo pensare a come gira la mano,
da una parte e dall'altra; quando scrivo io mi dimentico della mia mano e non
sono concentrato sul segno.
Spesso ci troviamo di fronte ad un problema di impaccio motorio, che porta via
attenzione a livello uditivo, per cui il bambino non ascolta bene la voce della
maestra perchè è distratto da qui (indica il movimento della mano).
Facevo un esempio oggi alle insegnanti: quando i bambini contano con le dita
fanno fatica, se voi schiacciate queste due dita (indica anulare e mignolo)
contro, voi non sapete quante dita avete, provate a fare 3 e a schiacciare queste
dita (anulare e mignolo) forte, voi non vi rendete conto della quantità
che avete.
Il bambino che fa fatica a contare per impostare il tre deve schiacciare le
altre dita e non gli interessa se fa il numero giusto, così come il bambino
che fa fatica motoriamente ad utilizzare in modo corretto la mano non riesce
a concentrarsi con l'attenzione sofisticata al suono della parola perché
viene distratto; ora automatizzando la mano e raggiungendo un buon livello strumentale,
il bambino se la dimentica e quindi riesce a portare l'attenzione sul piano
cognitivo.
Le coloriture e le cornicette mi permettono di raggiungere la contemporaneità
di attenzione, visione e mano, poi aggiungo ascolto e visione.
GIACOMIN: una domanda sul riconoscimento delle lettere: un insegnante prima mi diceva che quest'anno alcuni bambini che sono arrivati a scuola in prima, invece di pronunciare le lettere A-B-C-D in maniera corretta, pronunciavano BI-CI- DI...
SANGALLI: infatti bisognerebbe uccidere chi l'ha insegnato;
è pericoloso insegnare BI-CI-DI...perchè quando vado a scrivere
"bambino" non posso scrivere BI, se scrivo BICICLETTA scrivo BI, ma
se devo scrivere BAMBI non posso scrivere BI- A-EMME -BI.
Il suono pulito è b-c-d-e-f ...
In Sicilia, mi è successo questo, dettavo a un bambino e dicevo "scrivi
E" e questo scriveva "I" (spiega come la pronunciano). La prima
volta che mi è successo, 5 mesi fa, ho pensato "ho trovato il problema
subito". Poi vado avanti a dirgli tutte le lettere e le scriveva giuste,
ma la "e" la scriveva "i", perché per noi era una
e aperta mentre lì a Ragusa ha un suono diverso e poi mi è capitato
anche da un'altra parte, dipende molto anche dalla pronuncia, le doppie gli
accenti, è difficile vedere dei temi vecchissimi con errori di ortografia,
oggi è una strage, è veramente una strage... mi fermo qui.
GIACOMIN: se qualcuno ha ancora delle domande altrimenti lo lasciamo andare, anche perché è dalle 16.30 che parla...