Visione sulla palude

Questo è il mondo della palude. Mondo
grigio, misero, povero. Vi siede
una nebbia eterna che sempre m'atterisce.
Fra gli abitanti della palude, aspetto
il mio mattino luminoso;
la nebbia serale m'atterisce e m'avvolge:
Ma verrà quel mattino.

Fra gli orrori, nella nebbia fitta,
tutto si fa grigio quaggiù, sulla palude.
Di quando in quando, l'anima mia lampeggia,
ne getto le scintille sui mostri
e, perché non bruci, perché esista,
alzo dal grigiore, di quando in quando,
la mia grande testa superba.

Sono un uomo di luce, nascosto in nebbia,
sono la volontà che aspetta,
sono la meraviglia della palude,
nato per la luce, ma fermo quaggiù;
aspetto il mattino che scioglie le ombre,
aspetto che venga l'aurora.

E ci sarà, l'aurora. Un mattino stupendo;
sulla palude cresceranno vulcani,
verrà un esercito di raggi
e trascorrerà sul mondo intero.
Sarà colonna di fuoco ciò che è orrore di nebbia,
saranno un fiume di fiamme la mota, la scoria;
il triste volere che adesso langue
sarà volontà di trionfo.

Salirò forse su alti vulcani
con una superba bandiera rosso -sangue
e sopra le barricate griderò con voce
di bombe chiamando la distruzione;
scatenerò il mare dei peccati,
perché strappi i pini, le canne,
perché scorra dall'alto verso il basso
a ripulire a fondo tutta la terra, perché ribolla la
volontà
stagnante, assetata di dighe.

Ma, mentre io starò sul vulcano,
riderà forse una donna verso di me.
La copra un mare di capelli rosso -oro:
Abbia il petto, le spalle di bianche spume,
gli occhi di morte, l'alito di fuoco,
e sia figlia del demonio.

Ed io getterò la bandiera,
correrò, cadrò ai suoi piedi,
voglioso di bruciare nella fiamma;
la forza incatenata nella palude
crescerà in me centuplicata:
Cadrò su di lei con amore mortale,
mi coprirà il mare rosso e oro
e in esso mi sommergerò, uccidendo, morendo.

 

Endre Ady (Ungheria, 1872-1919)
Da "Poesie di Endre Ady, 1964, Lerici editori
Traduzione di P. Santarcangeli