senza perchè

 

Vidi sbocciare un fiore, lo spazio d’un mattino.
Nell’erba alta.
Si mosse la terra, rotolò un grumo, si aprì la zolla, e comparve. Sporco, col capino reclinato, prese a sollevarsi orgoglioso, a innalzarsi, a esplodere contro i colori dell’alba.
Le erbe lo riparavano dall’aria, frusciavano odorose, bisbigliavano commenti e pettegolezzi che – si sa – sono pettegolezzi futili e leggeri.
Scrollò la corolla.
Che svettava su minuscoli germogli. Il calice, chiuso, prese una forma dispettosa, vezzosa, la cui vetta ammiccava appena, come un ricciolo civettuolo, all’orizzonte della collina.
Si schiuse. Ma non si aprì del tutto.

Guardandolo erano passate le ore. Il sole s’era levato, aveva sciolto la rugiada, batteva sui sassi, zittiva le erbe.
Non pareva risentirne il piccolo fiore orgoglioso. Pareva ondeggiare al mondo.
Non riuscivo a staccarmi da lui.
Sarà stata la quinta ora del mattino e lui sfidava gli dei.

Ma cominciò a reclinare.
Impercettibilmente i colori si attenuavano, le forme avvizzivano, lo stelo diventava ruvido. Poi questo sarebbe stato evidente a chiunque l'avesse guardato.
Corsi in casa. Forse bastava una stilla d'acqua. Non doveva essere troppa, ah, no! Meglio prenderla tiepida, stagnante nell'acquaio! ma non quella sporca del piatto: i fiori di un mattino non sopportano anche infinitesimi avanzi. Dall'armadio presi un batuffolo di cotone che, bagnandosi, si afflosciò. Ma qualcosa bisognava sacrificare, per salvare una vita. Corsi, strizzai quello stracciuolo allo stelo. E in cima al petalo si accese un sorriso.

Moriva. Mi diceva che moriva. Senza rimpianto, come per consolarmi.
- Non ti lascerò morire, gridai, no! non oggi, almeno! -
- Non fare nulla, smettila. Guarda quant'è bello il cielo -
- Non ti lascerò morire, almeno oggi! Non so se domani ce la farò ancora -
- Non ti accanire, non ti incaponire, lasciami andare. E' stato bello, qui, con voi -
Reclinava, appassiva, si afflosciava tra le erbe. Che ora tacevano, indifferenti, rivolte ad altro.

Fu uno sforzo immenso vederlo morire. Il sole non luceva ancora alto. Si accasciò e giacque. Lo evitò una formica, che procedette a zig-zag verso altri obiettivi.
Una lacrima fu il bacio d'addio. Gli posi accanto un sasso, per segnare il luogo.
Rialzandomi mi sentivo inutile.

Giulio De Micheli