Non ho viaggiato. La mia vita è passata in quest’orizzonte: le montagne nei giorni di vento, le case, il Castello, il Duomo…

Sì, ho comprato cioccolato a Chiasso; sono andato in Giappone per i libri del signor Kano, in Francia a combattere, a Budapest ad accompagnare una squadra, dappertutto in Italia dove c’è un tatami…
Ma questo non è viaggiare.

A Stefania che sogna New York, a Marino che scriveva dall’Africa, a Pino che voleva emigrare, a Lanfranchi che l’ha fatto, a Dado… ho raccontato di Costantino Kavafis… il sapore d’Egitto; la visione di una città indolente e immersa negli odori; antico ritmo di uomini, donne e dei; inutile eppure eterna.

Hai detto: “Andrò per altra terra ed altro mare.
Una città migliore di questa ci sarà.
Tutti gli sforzi sono condanna scritta. E qua Giace sepolto, come un morto, il cuore.
E fino
a quando in questo desolato languore?
Dove mi volgo, dove l’occhio giro, macerie nere della vita miro, ch’io non seppi, per anni, che perdere e schiantare
”.

Né terre nuove troverai, né nuovi mari.
Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai:
le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai,
ti farai bianco nelle stesse mura.
Perenne approdo questa città. Per la ventura
Nave non c’è né via - speranza vana!
La vita che schiantasti in questa tana
Breve, in tutta la terra l’hai persa, in tutti i mari.