" Il Go ci dice che ognuno inizia uguale all'altro il proprio combattimento nell'Universo. Con pietre perfettamente uguali, con gli stessi diritti di Vita, Libertà e Scopo. Quello che accade dopo, non dipende dal caso, dalla fede, dalla razza o dalla posizione sociale ma solo dalla qualità della propria mente e del proprio cuore"

Questo è quello che ho cercato di trasmettere ai ragazzi a Verona; per diventare forti giocatori hanno tutto il tempo.

Luciano (Ghelli)

UNA SERATA DEDICATA AL GO

È il 19 marzo. Alle 16.55, presso la sede del Kyu Shin Dojo, entra di corsa un ragazzino.
- Ciao! Ciao a tutti!!
- Ehi, ciao! È meglio che ti sbrighi (muovi), tra poco cominciamo.
- Ecco fatto! Io sono pronto: vado sul tatami.
Il gruppo dei bambini oggi comincia la lezione mezz'ora prima del solito: alle 18.00 bisogna essere pronti, già cambiati, perchè Luciano Ghelli, giunto appositamente da Milano, ci introdurrà nel gioco del Go.
- Dopo si gioca a Go, che bello! Non vedo l'ora!
- Anch'io! Finora ho visto solo Maurizio che preparava i goban per stasera. Sembrerebbe un gioco come quello degli scacchi.
- Claudio ha detto che è un gioco di strategia. Chissà cosa vuol dire...
- Dai, sei pronto? Stanno per cominciare! Ho sentito il maestro dire "in riga!".
- Eccomi, andiamo!
La lezione di judo si svolge regolarmente; c'è anche qualche bambino del gruppo dei piccoli: è venuto apposta per imparare il Go.
Alle 18.00 bambini e adulti si preparano seduti di fronte alla lavagna magnetica con sopra disegnati due goban 9X9 e 13X13. Nell'attesa qualcuno osserva e commenta.
- Quante tavole per giocare! Ma come mai ce ne sono di diverse dimensioni?
- Non ne ho idea.
- Forse quelle più piccole sono per i bambini di seconda elementare, come Alessandro, quelle enormi per i maestri e i genitori e quelle medie per noi.
- Beh, io imparerò a giocare su tutte e tre e poi vi batto!!
- Ma figurati! Io diventerò più bravo di tutti quanti; con gli scacchi vinco anche contro mio papà.
- Guarda che nel Go le pedine assomigliano di più a quelle della dama. Eccole lì!
Finalmente si può cominciare, ognuno ha preso posto. Claudio Sanna, da "padrone di casa" dà il benvenuto a tutti. Ha detto poi che quella di oggi è una "serata culturale", cioè rientra nell'iniziativa promossa già da qualche anno dall'associazione, è aperta a tutti e ha lo scopo di gettare i semi per la nascita di un Club di GO a Verona.
Le SERATE CULTURALI, come dice la parola stessa, intendono ampliare il panorama culturale verso altre civiltà, verso altri modi di vedere il mondo e di pensare, verso altre usanze e altri costumi. A volte sembrano cose moOolto lontane e si percepisce benissimo la distanza che ci separa, altre volte invece viene proprio voglia di saperne un po' di più.
Per fortuna da quest'anno il dojo è fornito di una biblioteca, quindi, se uno vuole, può prendere in prestito il libro che gli interessa. Non è una biblioteca come tutte le altre: è piccolina, ma ben fornita per ciò che riguarda il judo e la cultura orientale. Ghelli ha contribuito ad ampliarla regalandoci alcuni libri e riviste sul Go, peccato che siano in lingua inglese!
Ora Claudio sta proprio parlando della biblioteca, a cui tutti possono accedere.
- La scorsa settimana ho visto un bambino che prendeva in prestito il secondo fumetto di Hikaru.
- Che cos'è "Hikaru"?
- Ma come "che cos'è?"!?! Ne aveva parlato anche il maestro! Girati, guarda là, sul terzo ripiano: sono i fumetti di "Hikaru no Go".
- È la storia di un ragazzino che non sa niente di Go, ma che poi, diventa un professionista...
- E tu come lo sai?
- L'ha appena detto il maestro. Svegliaaa!
- Ssssss.
Adesso è il momento di Luciano Ghelli: ci narra le origini antichissime di questo gioco proveniente dalla Cina, della sua diffusione dapprima in Giappone e in Corea, per arrivare, ai nostri giorni, ad essere conosciuto anche nel mondo occidentale. Racconta come si costruivano i goban e ci mostra anche alcune immagini di professionisti giapponesi intenti a giocare su un vero goban, quello che sembra un tavolino; dev'essere affascinante vedere dal vivo una partita giocata da persone che vestono in quel modo così strano e che non usano le sedie.
Naturalmente, dopo quest'introduzione, il nostro esperto ci spiega le regole per poter giocare illustrandoci vari esempi alla lavagna. Parla di libertà, di cattura, di prigionieri, di territorio... Infine tocca a noi: siamo pronti per giocare a Go!
- Io scelgo i bianchi
- ...e io i neri, così comincio per primo!
....
- Ti ho ucciso! Ora mi mangio tutte queste pietre.
- Noooo
- Ehi, nel Go non si mangia, si cattura! E poi lo scopo è fare territorio, non annientare l'altro!
- È vero... me l'ero già scordato.
- Meno male, allora posso ancora vincere! Lucianooo : se metto qui, questo territorio diventa mio?
Tutti sono impegnati in qualche partita e nel mettere in pratica le regole, sono concentrati su dove posizionare le pietre, ma quale sarà la mossa migliore?
- Uhm... Secondo te, è meglio metterla qui o più in alto?
- Non saprei, a me sembra lo stesso.
- Certo che all'inizio sembrava più facile.
- Ma è facile: si tratta solo di appoggiare le pietre sopra gli incroci!
- Già, ma il problema è DOVE!
- A forza di pensare mi è venuta una fame!
- Anche a me, ho lo stomaco che brontola!
- Ehi, guardate: è appena tornato Claudio...
- ... con il cibo!
Dopo aver trascorso due ore immersi nel Go, la serata si è conclusa con una ricca cena, ma già siamo in attesa dei prossimi appuntamenti: fra due settimane al dojo verranno proiettati i cartoni animati di Hikaru, e fra qualche mese tornerà Luciano Ghelli a spiegarci altre cose interessanti!
- Certo che questo gioco è proprio bello!
- Io pensavo fosse noioso...
- ... già, roba da vecchi
- Invece...
- ... invece è proprio fortissimo!
- Che dici, ci facciamo un'altra partita?