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"Un judoista, un uomo, un amico.
Firmato: Cesare Barioli"
Mario Vatrini.
Mario Vatrini ci ha lasciato.
Tanti anni fa, trovandomi in disaccordo con Tadashi Koike, avevo trovato da
insegnare in una scuola di Brescia con un certo professor Malagnini. Ma Koikè
venne a dire che sarebbe venuto gratuitamente una volta al mese se avessero
rinunciato a Barioli.
Camillo Cloza si indignò e convinse la Forza e Costanza ad aprire la sezione
di judo, di cui fui il primo insegnante (oggi la Forza e Costanza ha dimenticato
questo esordio, almeno da quanto appare nelle celebrazioni del suo anniversario).
Naturalmente ci impegnammo, il primo anno, a vincere il trofeo di propaganda
(regionale), semplicemente nelle tre categorie esistenti: leggeri, medi e massimi.
Io ne facevo un punto d'onore e i ragazzi bresciani ci stavano. Oltre Cloza
ricordo Zorat, Panada, Anna Truzzi e Mario Vatrini.
Quante avventure!
Quando tornai a Milano, Vatrini e Panada mi seguirono al Jigoro Kano. Poi Mario
si imbarcò per due anni nel tentativo di raggiungere il Giappone. Al ritorno
venne al BU-SEN, dove incontrò Yuji Yahiro e si dedicò allo shiatsu e poi all'agopuntura.
Restammo sempre in contatto, anche quando finì in Giappone, in India, in Malesia,
in Brasile (era un viaggiatore nato e cercava avventure esoteriche).
Dalla Malesia scrisse che era stato sfidato da un Maestro che praticava la magia
del suono e degli spiriti bianchi.
Non scrisse più. Ma ritornò.
Era il tempo in cui io affrontavo fire-wall, una pratica pericolosa. Riuscii
bene in questa purificazione, fui presuntuoso e ritenni di poter fare di più,
seguendo l'istinto mi lanciai alla ricerca di poteri. Così mi ritrovai a letto,
debolissimo, malconcio. Ma venne Mario, con l'amuleto (puzzolente) che il Maestro
degli spiriti bianchi gli aveva dato alla fine del loro scontro (verbale): un
pendaglio di protezione, che appesi in bagno, perché non volevo tenermelo addosso.
Il giorno dopo arrivò di corsa Mario a riprendersi l'oggetto, che aveva telefonato
in Malesia e aveva avuto la raccomandazione di non affidare l'amuleto a nessuno,
perché era personale e poteva nuocere agli altri. (Poi mi ristabilì Luca Terzi,
ma questa è un'altra storia).
E' solo un episodio tra i cento che ho vissuto con Mario (l'ametista parlante,
i marziani riconoscibili da una linea della mano, la scrittura automatica in
ebraico e sanscrito, gli arancioni, Matsunaga, la macumbera...) e tra i mille
che raccontava (quasi solo a me).
Cadde malato. Venerdì 10 Marzo mi è giunta notizia che era ricoverato (ero a
Meolo). Domenica che era morto (ero in partenza per Roma). Ma è una separazione
serena. Con Mario divido quella conoscenza che dice: "la morte esiste e la morte
non esiste". Ora, certo, c'è un momento di separazione, di riposo. Ma poi sono
certo che verrà a raccontarmi altre avventure, a propormene altre.
Cesare Barioli
Saputo a Meolo che Mario non c'è più, Giancarlo Manenti scrive:
Viaggio di ritorno
Pensavo....
Pensavo al passato.
Ad amici, fratelli, compagni di avventura.
Correvano alle mente luoghi, sensazioni, profumi... parole come rumori di echi
lontani.
"Eppure era un attimo fa!", mi son detto
Appena ieri incrociavamo i nostri sguardi! Ci scambiavamo i nostri sorrisi.
"Dove siete andati?"
"Dove vi posso cercare e trovare?!"
Imbarazzato tentavo di nascondere lo sguardo ai ragazzi che accompagnavo.
E dalla schiena è salito un brivido,
E dagli occhi sono uscite lacrime.
Non ho potuto fermarle.
Gioia, malinconia, paura e coraggio.
E il cuore che ha cominciato a battere forte.
Dentro un'esplosione di sentimenti incontenibile.
In questi momenti mi sembra di poter comprendere
Bellezza e Mistero
Come Kim: immerso in profonde fantasticherie.
Sull'orlo di un burrone... Davanti il vuoto, l'immensità.
Un passo, un passo ancora!
Per afferrare l'inconoscibile...
Ancora un balzo! Ancora un secondo! Per arrivare alla spiegazione dell' Enigma.
Ma basta l'indecisione di quest'ultimo istante e la mente precipita
all'improvviso da quell'altezza; tutto scivola via dalle mani come
sabbia al soffiar del vento.
Perduto!
Ricordo Mario Vatrini....
Ne ho sentito tante volte parlare
L'ho incontrato una volta di persona.
Spesso ho letto di lui, l'ho apprezzato attraverso lo shiatsu.
Sono contento di aver conosciuto persone
così...
E sono contento di conoscerne adesso, altre, altrettanto virtuose...
Che hanno vissuto e vivono la loro vita..
Con dignità, con l'idea di dare "tutto"
pur nel rischio di fallire, di sbagliare o di fare bene, a volte di perdere.
Ma senza rinunciare al profumo di quest'Avventura, fosse anche:
l'ultimo dei sogni!
A ricordo di una Domenica di Marzo.
Giancarlo