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Ushijima Tatsukuma

Non è una traduzione letteraria, è una traduzione di contenuto
dell'articolo apparso su un giornale giapponese. La signora leggeva in silenzio
e poi riassumeva a Silvia Crim.
"Come già saprai, in quest'articolo si parla
di Ushijima Tatsukuma e del suo tentativo di uccidere il generale Tojo Hideki
nel 1944.
Tojo Hideki (Tokyo 1884-1948), uomo politico e militare giapponese,
primo ministro del Giappone (1941-1944). Militarista e acceso sostenitore della
guerra totale, nel 1935 guidò l'esercito giapponese nell'occupazione
della Manciuria. Rientrato a Tokyo nel 1938, nel 1940 fu nominato ministro della
Guerra e nel 1941, e primo ministro due mesi prima dell'attacco alla base americana
di Pearl Harbor. Dopo aver diretto le operazioni militari nel corso di buona
parte della seconda guerra mondiale, diede le dimissioni nel 1944 a causa delle
ripetute sconfitte subite dall'esercito. Arrestato nel 1945 come criminale di
guerra, fu processato da un tribunale militare internazionale e giustiziato
il 23 dicembre 1948.
Tatsukuma era un judoista famoso e la sua tesi era che
il judo fosse una disciplina del budo, piuttosto che uno sport e che educasse
a combattere. Lo faceva derivare dall'esigenza del samurai che, perse le armi,
doveva combattere corpo a corpo.
Sosteneva che, diventando uno sport, il judo aveva perso i principi fondamentali,
come l'importanza del 'tempo presente' (lo stato di mu-shin), quello
che vivi affrontando il nemico nell'attimo tra l'attacco e la difesa.
Perdere nel judo ha il significato simbolico di 'morire' (un'interpretazione
della parola 'shiai' è 'appuntamento con la morte', da 'shi': morte,
e 'ai': unione); il combattimento continua finché uno dei due muore,
e questo senso non trova riscontro nello sport occidentale, nel quale va perso
il significato fondamentale di combattere per 'proteggere' (proteggere
l'Imperatore ovvero la Patria, la comunità, la vita...).
'Ma-ai', l'attimo tra l'attacco e la difesa, è l'elemento prezioso che
viene trascurato quando il judo diventa sport ('maai', spesso tradotto
nel kendo come 'distanza', qui è inteso come situazione - distanza, tempo
e stato mentale - tra l'attacco e la difesa). Quando il judo è sport
non c'è ragione di vivere, anzi di 'essere questo momento', in cui si
avverte pienamente l'esistenza dell'altro (concetto zen, dice la traduttrice).
Tatsukuma era originario della provincia di Kumamoto (parte centro-occidentale
dell'isola di Kyushu, la più meridionale delle quattro principali del
Giappone), terzo figlio di un commerciante di soia. A quindici anni ha iniziato
la pratica in Takenouchi-ryu e Kyu-shin-ryu, passando quindi al Butokukai-judo
e ritirandosi dalle competizioni nel '34 dopo essere stato sconfitto nella gara
Imperiale Commemorativa per la salita al trono dell'Imperatore (battuto
per decisione da Kurihara Tamio).
Più tardi cercò di uccidere il generale Tojo Hideki (il 25
luglio 1944; il generale era in macchina), quando divenne evidente che il
Giappone sarebbe stato sconfitto e Ushijima non accettava che l'Imperatore potesse
subire imposizioni straniere.
Prima della Guerra aveva insegnato il judo a molti campioni come Kimura Masahiko
e Funayama Tatsuyuki. Giunta la pace ha insistito per tre mesi senza successo
nel creare un'associazione di professionisti di judo. Quindi ha lavorato in
una fabbrica metallurgica insegnando judo in alcuni licei".
Questo scritto sembra tinto di fanatismo marziale. Ma è
un articolo per giapponesi e gli occidentali devono sforzarsi di capire il particolare
rapporto del guerriero con la morte.
Anche da noi una corrente del judo ritiene che non bisogna partecipare troppo
spesso a gare, per non assuefarsi all'emozione. Che il combattimento dev'essere
un momento assoluto nello stato di mu-shin, non interrotto da riannodare la
cintura, il mate dell'arbitro, la controllatina al tabellone e conseguente strategia...
Quello che so di Ushijima è tradizione orale. Mi è
stato descritto come il campione dello Spirito del Rispetto (rei-no-kokoro),
tanto feroce in gara che riguardoso nella pratica. Quando tentò di uccidere
il generale Tojo venne posto agli arresti domiciliari, essendo riconosciuto
che aveva agito per motivi ideali e avendo dato parola che non avrebbe ripetuto
il gesto.
In questo articolo la ragione dell'attentato vorrebbe essere di vendicare l'Imperatore
che aveva perso la Guerra per l'incapacità del suo capo di Stato Maggiore.
Ma nella versione che ho ricevuto Ushijima voleva fermare in tempo una guerra
ormai persa, risparmiando vite umane.
Anche questo è il Giappone. In Italia il 30/10/'26 dalla folla partì
un colpo di pistola che sfiorò il Duce, eretto su una macchina; un gruppo
di fascisti si avventò su un ragazzo di 16 anni, Andrea Zamboni, uccidendolo
a colpi di pugnale.
Cesare Barioli