Quello che un insegnante di judo deve conoscere.

Il judo è reso possibile da una corretta tecnica di caduta del praticante e da un impianto composto da una materassina idonea posta su un telaio molleggiato.

Piuttosto empiricamente (pensate che empiricamente abbiamo abbrustolito ottimi cosciotti di cinghiale ben prima che gli scienziati indagassero i fenomeni della combustione) possiamo enunciare che:

-          il tatami (inteso come materassina) migliore è costituito da elementi naturali, come la paglia di riso compressa, i trucioli di legno, le foglie di pannocchia del granoturco;

-         la seconda categoria di materiale è costituita da varie mescole plastiche (a cominciare dal poliuretano espanso);

-         un tempo si usava il feltro (ottimo) o il cocco gommato per le imbottiture delle autovetture (discreto);

-          il miglior telaio di molleggio è costituito da una struttura di legno di cui abbiamo fornito alcuni esempi di costruzione sul nostro sito;

-          il telaio su molle, abbastanza diffuso in Giappone è costoso e appena inferiore a quella descritto sopra;

-         dal telaio di molleggio del tatami vanno escluse le gomme (del tipo di copertoni d'auto) e il polistirolo (per il non ottimale assorbimento dell'energia provocata dall'arresto del corpo all'impatto col suolo);

-          i rischi a cui si va incontro ignorando questi consigli, ad esempio esercitandosi con cadute su materassine poste direttamente su un suolo rigido, sono:

1)     che il judoista abbandoni la pratica per avvicinarsi a discipline che comportino cadute meno violente (quelle rotolate dell'aikido) o non comportino cadute (sport di pugno e calcio); oppure:

2)     alterazioni del sistema nervoso centrale (cervello), e:

3) predisposizione alla nefropatia, o nefropatia vera e propria.

Presentiamo uno studio sugli effetti di un pessimo tatami riportato su una rivista scientifica, dove si prendono in considerazioni le conseguenze "reumatiche" di queste fastidiose cadute.

L'effetto negativo sul sistema nervoso centrale è ancora da dimostrare, per quanto siano state eseguite delle rilevanze sull'energia assorbita dal corpo (dalla testa) nel caso di cadute sul suolo rigido.

The Journal of Trauma
vol. 22, No. 2: 150-2 - Printed in USA
Copyright ©1982 by The Williams & Williams Co.

Judo Nephropathy: Trauma versus Non-trauma
Ronald E. De Meersman, Ph.D., and James E. Wilkerson, Ph.D.
Traduzione del professor Antonio Jesurum, con annotazioni di Cesare Barioli

Nine male judo were studied to evaluate possible renal dysfunction after repeated falls. During a 15-second period a pair of subjects took two steps and one subject performed an arm throw upon his partner. This alternating exercise was continued for a total of hundred falls per subject. This protocol was carried out twice by each subject, once on a 10-cm mat, once a 2.5-cm mat.

Noi usiamo mettere un telaio di legno molleggiato, adattato alle condizioni del pavimento, sotto alla materassina da judo per rendere innocue le cadute che altrimenti minano l'equilibrio salutare del praticante non solo in termini di composizione del sangue, ma anche per gli effetti sul sistema nervoso centrale che nel presente studio non sono stati presi in considerazione. Questo studio ha invece confrontato le cadute su una materassina da 2,5-cm, presumibilmente simile ai tatami-a-incastro reperibili anche in Italia, con quelle eseguite su una materassina di 10-cm, probabilmente dello stesso genere, fatta confezionare appositamente nello spessore indicato.

E' particolarmente superficiale che non appaia nel presente studio l'indicazione sulla composizione del materiale che costituisce il tatami e la sua densità.

The compressive forces after falling on both mats were 0 joules and 5,919 joules, respectively. Experimental blood and urine samples were collected at 1, 2, 4, 9 and 24 hours post-trauma. Twenty four-hour glomerular filtration rate (GFR) was significantly inhibited during tha traumatic session (2.5-cm mat). For the non-traumatic session (10-cm mat) a 24-hour GFR increase of 73.88% was noted compared to control values. Both experimental sessions demonstrated significantly increased urinary protein. Electrophoretic analysis of the urine showed a marked predominance of albumin. Hematuria presents after the traumatic session grossly discolored the urine. All non-traumatic samples failed to demonstrate the presence of red blood cells in pathologic numbers. In tha incestigation the precipitating factor for hematuria durin exercise seemedto depend largely on the severity of the mechanical trauma, and not the esercise per se.


La ricerca venne intrapresa per indagare il possibile ruolo del trauma nella pseudonefrite degli atleti. Alyea et all. (1) posero a confronto la disfunzione renale dei giocatori di football-americano, che è uno sport traumatizzante, con quello dei canottieri, essendo il canottaggio uno sport non-traumatizzante. Questa nostra ricerca distingue gli effetti dell'esercizio da quelli del trauma nell'ambito dello stesso sport e all'interno di identiche condizioni ambientali.

Metodi

Nove judoisti maschi vennero osservati per valutare la possibile disfunzione renale dopo ripetute cadute. Le procedure furono attuate in ossequio alle norme etiche del Comitato di Sperimentazione Umana.

Ciascun soggetto eseguì 100 cadute, una volta su tatami di 10-cm e successivamente su tatami di 2,5-cm.

Su entrambi i tappeti venne registrata la forza compressiva della proiezione, generata dalla caduta verticale del soggetto, sottoponendovi una piattaforma-bascula. La media delle forze complessive registrate sulla materassina di 2,5-cm furono di 5,919 joules, e su quella da 10-cm di 0,0 joules.

Da questi dati possiamo ipotizzare che i tatami dell'esperimento possano essere stati di poliuretano compresso a una densità di 200-kg al metro.

Furono presi campioni di controllo del sangue e delle urine 24 ore prima dell'esperimento e 1, 2, 4, 9, e 24 ore dopo l'episodio traumatico.

Per la filtrazione glomerulare, la creatinina endogena plasmatica e le urine delle 24 ore, furono accertati colorimetricamente impiegando la reazione di Jaffe, metodo al sale picrico alcalino (5). La proteinuria fu determinata usando il campionamento bio-rad (?). La proteinuria frazionata fu determinata mediante elettroforesi su gel dodecisulfato-poliacrilamide. L'esame microscopico delle urine per l'individuazione di globuli rossi fu fatto in urine incontaminate appena emesse. L'esame dei campioni congelati fu eseguito entro 24 ore impiegando il metodo di identificazione degli eritrociti mediante benzidrina, illustrato da Larcom et all. (8).

I dati ottenuti furono sottoposti ad analisi della varianza, con ripetute misurazioni attraverso il tempo. Dove la distribuzione F, comprensiva di più dati contemporanei, indicava una significatività, si eseguiva untest di Scheffe (?). Il livello di significatività fu predeterminato a a = 0,05. Dove era possibile alcuni dati medi furono trattati col t-test.

Risultati

La velocità di filtrazione glomerulare, misurata con la clearance della creatina endogena, è ben adatta a diagnosticare un'insufficienza renale. Come indicato da Grimby (6) la funzione renale sembra inibirsi quando i modelli di esercizio suscitano frequenze cardiache superiori ai 155 battiti per minuto. In generale la velocità di filtrazione glomerulare diminuisce sostanzialmente nel corso di un esercizio pesante, ma nel corso di un'attività fisica meno intensa (pag. 151) la risposta della GFR (velocità di filtrazione glomerulare) non è stata ben caratterizzata.

Nel lavoro di Grimby (6) un sistematico incremento della clearance dell'insulina capita in 6 su 9 osservazioni di carichi di lavoro che suscitano frequenze cardiache di circa 130 battiti per minuto. Kochadorian e Johnson (7) hanno studiato 5 maschi che avevano corso in due separate circostanze per 1 ora su un tappeto mobile orizzontale condotto da un motore che imprimeva al tapis-roulant la velocità di 10,6 e 8,0 km/h e camminato, una sola volta, a 5,6 km/h. Essi trovarono che la clearance della creatinina era diminuita alle velocità di 10,6 e 8,0 km/h, ma nel corso della camminata di 5,6 km/h tale parametro era aumentato.

Rispetto ai valori di controllo della fase sperimentale con materassine di 10-cm la clearance della creatinina delle 24 ore, dopo semplmice esercizio (tavola I), era aumentata in media del 73,88%. La nozione che la GRF possa crescere durante un esercizio moderato non sembrava, quindi, essere un artefatto. L'ipotesi più ovvia per spiegare questo fenomeno era che il flusso del plasma renale fosse aumentato in conseguenza dell'aumentato lavoro cardiaco, finché la soglia di questo era dipendente da una frequenza cardiaca di 155 battiti/min. La fase sperimentale traumatica mostrò un significativo calo della GFR nelle 24 ore.

Era avvenuto un arresto di lavoro renale (tavola I) del 63,46% in confronto ai valori presperimentali. Entrambi i protocolli sperimentali erano identici, tranne che per la forza d'impatto generata dalla caduta. Insorse la questione di quale fosse la causa di questo aumento, nonché di questa riduzione del GRF. Tale parametro dipende grandemente dalla relazione tra flusso e pressione sanguigna nei capillari glomerulari Un decremento di proteine plasmatiche come osservato nella sperimentazione non-traumatica dava luogo a una diminuzione di pressione oncotica plasmatica nei capillari glomerulari, perciò aumentando la effettiva forza di filtrazione e quindi la GRF.

Il fenomeno opposto veniva osservato nell'esperimento caratterizzato da traumi, cioè un'aumentata concentrazione plasmatica di proteine e quindi un decremento della GFR.

Un altro meccanismo sospettato, per la riduzione del GRF, è un'eccessiva mobilità renale associata ad una maggior contrazione del diaframma in corso di caduta, contrazione che causa un'aumentata pressione endoaddominale, dando anche luogo a un dislocamento renale. La natura concasuale di questi fenomeni può essere stata importante ai fini dell'osservato arresto della funzione renale. Senza riguardo al fatto che l'attività sportiva sia da contatto fisico o senza contatto, reperti urinari simili sono già stati riferiti (8). L'esperimento attuale conferma quei reperti per i quali attività sportive senza contatto danno luogo ad aumentata escrezione proteica (tavola I). La causa della escrezione urinaria proteica non è definitivamente risaputa. L'analisi elettroforetica mostra una predominanza di albumina, che era significativamente diversa dai valori di controllo.

L'albumina ha peso molecolare di 69.000, cioè ha dimensioni che sono appena più grandi del diametro di un poro della membrana glomerulare (4). Un'aumentata permeabilità glomerulare ed altri meccanismi presunti favorirebbero perciò l'aumento dell'albumina. Kachadorian e Johnson (7) studiarono la pseudonefrite negli atleti in rapporto alle differenti intensità di esercizio e riferirono che la velocità di escrezione dei globuli rossi saliva al crescere di questa intensità.

Nella nostra ricerca i campioni di urina prelevati dopo attività non traumatica non dimostrarono una presenza di globuli rossi di significato patologico. D'altro canto l'ematuria rilevata dopo la sessione traumatica era sufficientemente pronunciata da colorare grossolanamente l'urina. I campioni di urina a 2 ore dal trauma mostravano, al massimo ingrandimento del microscopio, più di 50 globuli rossi per campo in ben 8 su 9 soggetti. A 4 ore dopo il trauma avveniva una sostanziale caduta dei globuli rossi urinari. L'esame del sedimento urinario a 24 ore dal trauma non dimostrava globuli rossi in numero patologico (tavola I). Questa osservazione era in accordo con la letteratura per quanto attiene alla natura transitoria di questa condizione. La rapidità con la quale le urine ritornavano a valori normali era rimarchevole.

Discussione

Non è giustificato assumere che l'ematuria si associ costantemente all'esercizio fisico (traumatico e non-traumatico) in ragione dell'inadeguata pianificazione statistica delle indagini a tutt'oggi svolte. Si fece anche un confronto tra diversi sport in differenti condizioni ambientali, tale per cui la corrente conoscenza sui fattori che condizionano il sedimento urinario è perciò in uno stato insoddisfacente.

Nel nostro esperimento il fattore scatenante dell'ematuria in corso di esercizio fisico sembra essere la forza d'impatto delle pelvi sulla superficie di atterraggio. la aumentata presenza di globuli rossi (nelle urine) sembra  dipendere grandemente dalla severità del trauma meccanico. I risultati ottenuti da più ricercatori (2, 3) forniscono supporto a questo reperto. Una considerevole forza compressiva, quale quella registrata sulla piattaforma di accertamento della forza, si sviluppava, durante il trauma, tra la superficie di atterraggio e la parte superiore dorsale delle pelvi. I risultati ottenuti in questo studio contraddicono quelli di un sostanzioso numero di indagini cliniche, che hanno indicato reperti simili tanto in sport traumatici che non-traumatici. I diversi risultati ottenuti da questo nostro studio dimostrano invece che il trauma, e non l'esercizio fisico in sé, è responsabile dell'accadimento di psudonefriti atretiche nei judoisti.

Acknowledgements

The autors wish to thank Kerry Blanchard for the assistance with the electrophoretic analysis. The analysis of variance was performed with the assistance of Ralph Richards.

Table I

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Urinary                   Urinary                 Urinary                   Creatinine

Collection Time        Protein                  Sediment                 Clearance

(24-hour samples)     (gm/100 ml)          (≠ RBC/HPF)           (ml/min)

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Pre-experimental      3.51+ - 0,52           -                           104.16+ -8,30