Judo-educazione

Una settimana di stage estivo

Devo queste note a Maria Montessori

Dividiamo i nostri utenti in fasce. Approssimativamente: (periodo pre-natale), 1a) da zero a sei anni, 2a) da sei a undici, 3a) da undici a quindici. Ci interessano le ultime due.

Fra sei e dodici anni l'educazione non è una continuazione diretta di quella che l'ha preceduta, anche se deve essere costruita su quelle fondamenta. Sul piano psicologico, vi è un profondo cambiamento nella personalità del bambino; riconosciamo cioè che la natura ne ha fatto un periodo per l'acquisizione della cultura, proprio come il precedente era destinato all'assimilazione dell'ambiente. Ora ci troviamo di fronte a un considerevole sviluppo della coscienza, la quale si era già destata in precedenza, ma adesso si è rivolta specificatamente verso l'esterno: l'intelligenza si fa estroversa e il bambino chiede più che mai di sapere il perché delle cose. Poiché le cognizioni possono essere impartite nel modo migliore quando esiste un desiderio ardente di imparare, questo è proprio il periodo nel quale possono essere gettati i semi di ogni cosa, perché la mente del bambino è come un campo fertile, pronto a ricevere quello che germinerà poi in forma di cultura. Ma se la mente del bambino durante questo periodo viene trascurata, o frustrata nelle sue esigenze, essa diventa artificialmente ottusa e si opporrà in seguito all'insegnamento di qualsiasi nozione. Se il seme verrà gettato troppo tardi l'interesse non sarà più presente; invece all'età di sei anni ogni genere di cultura viene accolto con entusiasmo e più tardi questi semi si gonfieranno e germoglieranno. Se mi chiedono quanta semente può essere seminata, la mia risposta è "il più possibile!" Se ci guardiamo attorno, se consideriamo lo sviluppo della civiltà in questo periodo dell'evoluzione, non vediamo limiti a quello che si deve offrire al bambino: egli si troverà davanti un campo immenso in cui scegliere la propria attività, che non dovrà trovare ostacoli nell'ignoranza. Ma dare in modo completo la cultura moderna è impossibile: sorge così la necessità di un metodo speciale, grazie al quale tutti i fattori della cultura possono essere presentati a un bambino di sei anni; non in un programma che gli venga imposto, con esattezza di particolari, ma diffondendo il massimo numero di germi di interesse. Essi saranno appena recepiti dalla mente, ma potranno germogliare più tardi man mano che la volontà si precisa, e così egli potrà diventare un individuo adatto a questa nostra epoca di espansione.

Mettiamo un poco di ordine. Definiamo l'educazione come insegnare ad affrontare la realtà; la cultura come prendere dall'esperienza umana le cose buone e scartare quelle cattive e infine l'educazione fisica come essere sani per essere utili. Così ci ricolleghiamo al Judo.

Ciò che educa è l'avventura; il vero educatore è l'universo (la natura, la realtà); il cosiddetto 'educatore' è un demiurgo che gestisce l'avventura perché sia graduale e rapportata alle possibilità dell'educando.

Nel periodo pre-natale l'ovulo fecondato diventa embrione e poi feto ripercorrendo simbolicamente le tappe dell'evoluzione della vita (non quella che supponiamo, ma l'evoluzione vera), passando da organismo semplice a complesso attraverso esperienze vegetali, acquatiche, animali. Il periodo successivo alla nascita (fanciullezza e giovinezza) è caratterizzato dallo sviluppo della coscienza. Processo che si prolunga durante l'età adulta, la quale tuttavia trova la definizione nel fare (presa di coscienza, sviluppo della volontà).

Nella seconda fascia (6 - 11) l'avventura si incentra sulla scoperta. Semplifichiamo gli argomenti; il primo riguarda la costituzione primaria dell'universo (realtà di spazio-tempo-materia-energia) che costituirà l'argomento dell'educazione fisica; esso è iniziato nella prima fascia, ma nella seconda si perfeziona e corregge. Da questa esperienza sorge la considerazione dell'essere (io nell'universo) che porterà alla definizione di cultura come saper fare. Infine ci si accorgerà del genere umano e, volenti o nolenti, si arriva alla formulazione del senso morale. Come avviene la scoperta? Trovandosi davanti il problema e cercando di risolverlo. Questo processo ha una gradualità che comprende l'osservare come fanno altri, chiedere come si fa e solo nella fase estrema creare la propria soluzione (questo va affrontato nella terza fascia e reso consueto nella quarta).

La divisione in fasce è strumentale e pratica. Volendo indagare, dal momento del concepimento tutto è in fieri e avviene la crescita di qualcosa che è già contenuto nell'eredità genetica o nell'inconscio. Il taoismo ci offre uno schema simbolico di questo sviluppo della coscienza rappresentando su una spirale le seguenti dinamiche: ego, sesso, gruppo, umanità, vita, universo, spirito, dio, etica, estetica, intelligenza, amore...

Un secondo aspetto dell'educazione a questa età riguarda l'esplorazione da parte del bambino del mondo morale, la distinzione fra il bene e il male. Egli non assorbe più passivamente le impressioni, non si accontenta più di accettare passivamente i fatti, ma vuole capire da solo. Con lo svilupparsi della sua attività morale egli desidera giudicare da sé, con criteri che spesso saranno completamente diversi da quelli dei suoi insegnanti. Nulla è più difficile che insegnare dei valori morali a un bambino di questa età: egli ribatte immediatamente a tutto quello che noi diciamo, perché è diventato un ribelle. Spesso le madri si sentono ferite dal fatto che i loro bambini, fino a quel momento tutto amore e affettuosità, diventino impertinenti, sgarbati e prepotenti. Ma tale comportamento non è che il risultato di un profondo cambiamento interiore. La natura agisce in modo perfettamente logico nel suscitare ora nel bambino non soltanto una fame di sapere, ma un bisogno di indipendenza mentale, un desiderio di distinguere il bene dal male con le proprie forze e un risentimento contro ogni pretesa di imporgli dei limiti con un'autorità arbitraria. Nel campo della morale il bambino sente ora la necessità della propria luce interiore.

L'insegnamento avviene guidando la scoperta della realtà da parte del bambino. Salvo restando che interferiamo: negli argomenti da presentargli, nel richiamare la sua attenzione, nel correggerlo e nell'allontanarlo dal pericolo (fase autoritaria dell'educazione). Questo vale per il campo fisico, mentale e spirituale. La seconda fascia si colloca nel programma generale, così espresso

- prima fascia: muoversi (agire, ma ancora senza scopo) fisicamente, mentalmente (manifestare volontà) e spiritualmente (esprimere sentimento);

- seconda fascia: scoprire il motivo all'azione;

- terza fascia: fare (rispetto per se stessi, ovvero agire per un motivo);

- quarta fascia (da 15 a 18 anni): dare (assumere responsabilità).

Un terzo fatto interessante da osservare nel bambino di sei anni è il bisogno che egli sente di associarsi agli altri, non soltanto per compagnia. Gli piace unirsi agli altri in un gruppo in cui ognuno abbia un ruolo specifico: viene scelto un capo e gli si obbedisce e si forma un gruppo fortemente unito. E' una tendenza naturale, grazie alla quale l'umanità si organizza. Se durante questo periodo di interessi sociali e di acutezza intellettuale vengono offerte al bambino tutte le possibilità della cultura, in modo da allargare la sua concezione e la sua idea del mondo, questa dote organizzativa si formerà e si svilupperà; tutta la luce che il bambino ha accolto nel suo mondo morale, e gli ideali elevati che egli si è creato, verranno utilizzati in uno stadio successivo ai fini dell'organizzazione sociale.

Questi brani di Maria Montessori prospettano tre caratteristiche rilevanti di quella che abbiamo preso a definire 'seconda fascia' (6 - 11). Supponiamo che la prima (0 - 6) abbia visto con successo o meno 'l'assimilazione dell'ambiente'. La successiva è dedicata 'all'acquisizione della cultura' dovuta 'allo sviluppo della coscienza verso l'esterno' con curiosità, senso morale e socialità.

A questo punto occorre che mi giustifichi quando parlo di 'fase autoritaria dell'educazione' che trova il suo culmine in questa seconda fascia. Fermo restando che il processo educativo riguarda il rapporto tra l'educando da un lato, e la realtà o universo o esperienza dall'altro; e che l'educatore è una sorta di divinità che lo gestisce, lo 'sviluppo della coscienza verso l'esterno' è il fattore che favorisce 'l'acquisizione della cultura', in cui 'curiosità, senso morale e socialità' vanno gestiti maieuticamente (nel senso che vengono previsti, presentati e controllati). Al limite, se l'esplorazione mossa da curiosità, senso morale e socialità presenta dei rischi (fisici, mentali, o spirituali), l'educatore interverrà il più possibile preventivamente ad arrestare l'azione (l'autoritarismo è manifesto quanto più tardiva è l'azione di intervento).

Tutti gli altri fattori perdono però di significato di fronte all'importanza di nutrire l'intelligenza affamata e di aprire vasti campi di conoscenze a un'esplorazione appassionata. Se ci accingiamo a questo compito senza alcun metodo, non saremo assolutamente in grado di assolverlo. Noi però siamo già in possesso del segreto grazie al quale il problema può essere risolto, poiché il bambino stesso ci ha iniziati rivelandocelo nei suoi primi anni di vita… Noi non siamo degli sconosciuti per lui, né egli lo è per noi; e per di più abbiamo imparato da lui alcuni principi fondamentali di psicologia. Uno di essi è che il bambino deve imparare grazie alla sua attività intellettuale, dev'essere lasciato intellettualmente libero di scegliere quello di cui ha bisogno, senza che la sua scelta venga discussa. Il nostro insegnamento deve solo rispondere ai bisogni intellettuali del bambino, non deve mai imporli. Proprio come un bambino piccolo non può star fermo perché ha bisogno di coordinare i suoi movimenti, così il bambino più grande, che sembra turbolento per la sua curiosità di sapere il che cosa, il perché e il come di tutto quello che vede, con la sua attività mentale sta organizzando la propria intelligenza e gli deve essere offerto un campo vasto di cultura in cui nutrirsi. Il compito dell'insegnante diventa facile, dato che non ha bisogno di scegliere quello che deve insegnare, ma deve semplicemente porgli davanti tutto, perché possa soddisfare il suo appetito intellettuale. Il bambino deve avere un'assoluta libertà di scelta e non avrà poi bisogno di altro che di esperienze ripetute, le quali, nel processo di acquisizione di una data conoscenza, saranno sempre più contrassegnate da interesse e da attenzione.

Comprendiamo ciò che Maria Montessori vuole significare, ma a scanso di equivoci specifichiamo.

In talune scuole milanesi degli spacciatori hanno messo a disposizione della curiosità dei bambini caramelle alla droga; altrove i pedofili hanno messo a disposizione argomenti suadenti di seduzione (e non è detto che tutti i bambini che ci sono cascati ne siano rimasti shoccati). Gli esempi possono essere infiniti e riguardare anche attività specifiche che elementi estranei all'azione educativa (ad esempio i mass-media) presentano ai bimbi senza assumersene responsabilità (calcio, agonismo, pubblicità, moda, giochi spericolati o comportamenti particolari). Quindi interpretiamo correttamente la frase 'deve avere un'assoluta libertà di scelta', che trova un limite assoluto nell'azione educativa (insegnare ad affrontare la realtà) basata sull'esperienza culturale (prendere il buono e scartare il cattivo).

Il primo approccio con i ragazzini allo stage consiste nell'assumere informazioni personali sfruttando eventualmente l'accompagnamento iniziale dei genitori;

subito dopo nel trovare coi piccoli un accordo di interessi, in cui rientra la presentazione, la sistemazione, l'esplorazione del luogo in cui si andrà a vivere, le regole e i programmi, lasciando tempo per l'acclimatamento (prima sera).

Fin dall'inizio può apparire la necessità di chiarire l'interpretazione del comportamento che occorre tenere venendo da una famiglia e dovendosi adattare ad una comunità il cui spirito è 'essere insieme'. Per giustificare questo aspetto fermamente 'autoritario', facciamolo rientrare nell'esplorazione delle nuove condizioni di vita. Si chiarisce il limite degli scherzi, delle villanie e delle manifestazioni egoiche.

Dal giorno successivo comincia l'esplorazione di cose nuove e la tecnica di addestramento. La scelta lasciata al ragazzino è su come affrontare il problema (magari rinunciandovi), ma il problema stesso nella sua natura e vastità è di pertinenza dell'educatore; che programma minuziosamente il da farsi, prevedendo - al limite della fantascienza - tutto quello che potrebbe accadere (incidenti di movimento e di lavoro; interventi esterni con insetti, animali o esseri umani; rapporti interpersonali; condizioni del terreno e dell'atmosfera; sentimenti come paura o malinconia; ecc.). La sera è dedicata a studio, riflessione sulla giornata (scoperta del senso morale), sentimento (canto, scenette, rappresentazione al fuoco di bivacco) e naturalmente riposo.

In pratica:

1) si verifica e eventualmente si completa l'argomento che dovrebbe essere stato affrontato nella prima fascia. I ragazzini sono a loro agio nello spazio (attenzione sull'avere lo spazio per quello che devono fare), nel tempo (nozione degli appuntamenti nella giornata e distribuzione del tempo utile), nella materia (nozione di peso, forma, sostanza...), nell'energia (interiore ed esterna);

2) si affronta l'argomento proprio della seconda fascia: seminare. L'idea ispiratrice è il percorso dell'umanità fino ad oggi:

la prima preoccupazione di sopravvivere facendo attenzione al cibo e al riposo;

quella successiva di vivere avendo soddisfatto le necessità primarie e considerando il problema delle riserve (di materia, energia, tempo e spazio);

poi viene il sesso, che a questa età è 'complicità' in cui femmine e maschi sono insieme e talvolta prende l'iniziativa lei, talvolta lui (scelta opportuna delle attività);

infine argomenti come studio (comprendere che nell'universo nulla è dato gratis e quindi ci si applica per realizzarsi), arte (desiderio di comunicare la bellezza), lavoro (prima viene il dovere di fare e poi il diritto di avere), solidarietà (scoperta dell'altro);

3) tutto questo ha un obiettivo nascosto e che dovrà essere verificato al termine della settimana. I ragazzini hanno progredito individualmente in 'essere insieme per progredire, col miglior impiego dell'energia' (principio morale)?

Il programma che ispira la settimana dei piccoli evidentemente è dimensionato dal poco tempo a disposizione. Si chiede agli 'educatori' di compitare un elenco di attività di fantasia specificandone le modalità e gli scopi.

(Continua per la terza fascia).