Siamo grati all'assemblea dell'AISE che ha dimostrato interesse per questa conferenza, il cui argomento ci riguarda e ci riguarderà maggiormente in quanto sono stati avviati dei protocolli di collaborazione tra l'Associazione e alcuni medici specialisti del settore.

In particolare abbiamo indagato il possibile collegamento tra anoressia e danza per proporre una modifica di fondo a questa disciplina. Poi ci è molto interessato l'accenno alla mente che controlla il corpo. Il problema dell'anoressia e della bulimia è vivo intorno a noi, magari non è frequente nelle nostre palestre, ma compare se ci guardiamo attorno, nella vita.

Spizzichi e bocconi… ragazze anoressiche e bulimiche

Intervento della dott.ssa Valentina Marchiani alla riunione dell’AISE svoltasi a Bologna il 22/11/2003.

Dott.ssa Valentina Marchiani, neuropsichiatra infantile del centro universitario dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Il centro si occupa di neuropsichiatria infantile in senso generale, per tutto quel che riguarda la patologia neurologica e neuropsichiatrica del bambino e dell’adolescente (0 - 18 anni).

Da 10 anni si occupano in maniera intensiva di disturbi del comportamento alimentare, che possono cominciare in fasce di età precoci, per poi prolungarsi in età più avanzate.

Che cosa si intende per disturbi alimentari?

Esistono fondamentalmente due patologie: l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, affiancate da tutti quei problemi nel rapporto con il cibo, che non arrivano sempre ad essere patologici.

Anoressia Nervosa

E’ una malattia psichica estremamente grave, che ha un picco in età adolescenziale (16-17), ma esordisce anche precocemente (10-11). Non è una malattia esclusiva della ragazza, anche se sicuramente la riguarda in percentuale maggiore (più del 90%).

L’anoressia è una delle poche malattie mentali per la quale il fisico subisce danni importanti e, nei casi più gravi, si arriva al decesso.

Ridurre o eliminare una funzione base del nostro organismo, l’alimentazione, può portare a patologie organiche estremamente gravi: scompensi cardiaci, insufficienze renali, atrofie cerebrali importanti che denotano un serio depauperamento organico.

E’ importante cogliere alcuni segnali che indicano l’inizio della patologia, segnali che dovrebbero diventare evidenti soprattutto per coloro che hanno a che fare con l’attività fisica in senso generale.

Le prime manifestazioni dell’anoressia sono riconducibili ad eventi banalissimi come la volontà di seguire una dieta per calare di peso, la tendenza a controllare la forma fisica; tutte abitudini abbastanza diffuse al giorno d’oggi. Se inizialmente la restrizione alimentare appare molto normale, pian piano diventa sempre più drammatica: le ragazze cominciano ad eliminare i cibi comunemente considerati più calorici (dolci, carboidrati, olio), fino ad arrivare progressivamente ad una assenza totale di alimentazione.

Talvolta si presentano problemi di restrizione idrica, perché le ragazze non eliminano solo il cibo, ma anche l’acqua. Altre usano l’acqua come compenso alla mancanza di cibo: bevono quindi in maniera smodata, ossessiva e continua (ovviamente si parla sempre di acqua, perché temono qualsiasi cosa possa portare calorie).

Un secondo segnale importante è l’aumento di attività fisica, che risponde alla volontà di smaltire, di consumare calorie, che per altro non introducono nemmeno. Spesso l’attività fisica è praticata ad un livello ossessivo, anche di nascosto. Gli esercizi sono estremamente pesanti, e nonostante la totale assenza di massa muscolare, le ragazze riescono a praticarli senza alcuno sforzo: la psiche agisce sul corpo e comporta un compenso fisico inimmaginabile.

Da un punto di vista psico-emotivo le ragazze attraversano una prima fase di onnipotenza ed euforia, hanno la sensazione (ed effettivamente ci riescono) di poter controllare tutto: le pulsioni, gli istinti, le emozioni. Questa fase è seguita ed accompagnata (spesso coesistono e si alternano) da una fase depressiva e apatica, che non è riconducibile ad un generico disagio adolescenziale, ma ad una vera e propria depressione grave. Per apatia si intende la mancanza di voglia di fare qualsiasi cosa: parlare, confrontarsi, uscire. Il cibo diventa l’unico pensiero, l’unico scopo, l’unico interesse. Tendono ad isolarsi e a chiudersi, la socializzazione risulta molto compromessa.

L’amenorrea, perdita del ciclo mestruale, è un sintomo caratteristico dell’anoressia, non è dovuta specificamente alla restrizione alimentare, in quanto il sintomo compare già dagli esordi, ma è riconducibile alla non volontà, da parte delle ragazze, di crescere, di identificarsi con un corpo adulto, al loro rifiuto della femminilità.

Bulimia Nervosa

Etimologicamente il termine significa "fame da bue", sostanzialmente le ragazze esprimono nel cibo un disagio psichico importante.

È la più difficile da riconoscere e valutare. Infatti le ragazze sono più deboli, fragili e problematiche rispetto alle anoressiche. Sono ragazze apparentemente "normali" (a livello fisico, di relazioni sociali, amicali e di coppia), ma nascondono dietro all’apparenza un disagio importante. Spesso si sentono drammaticamente dire "ti vedo in forma", "mi sembra proprio che tu stia bene.."

L’introduzione di cibo avviene in maniera smodata e "ad episodi" (abbuffate), a cui fanno seguire meccanismi di eliminazione come il vomito auto-indotto, l’uso di lassativi e diuretici.

Le ragazze in determinati momenti della giornata, prevalentemente di notte, mangiano di nascosto e affannosamente quantità smisurate di cibo, soprattutto dolci.

Non raggiungono livelli di peso drammatici, spesso sono nella norma, e i problemi fisici più frequenti sono esofagiti (infiammazioni causate dal vomito auto-indotto) e scompensi cardiaci.

La bulimia molto spesso segue una anoressia, con effetti drammatici per le ragazze: rappresenta la completa perdita di controllo del proprio corpo che, dopo essere stato "imbrigliato" e tenuto sotto controllo a livelli esasperati, cede in maniera totale e disarmante. In una abbuffata le ragazze riescono ad introdurre intorno alle 4-5.000 calorie, quantità di cibo che noi difficilmente riusciamo ad immaginare. Sconvolgenti non sono solo le quantità, ma le modalità con cui si svolgono le abbuffate: i cibi vengono introdotti in maniera indifferenziata e violenta, spesso sono cibi non cotti e difficilmente mangiabili in condizioni normali. Quella che si infliggono in questo modo è una vera e propria forma di punizione.

Un po’ perché le abbuffate avvengono di nascosto, un po’ perché ci si preoccupa soprattutto quando una persona non mangia piuttosto che quando mangia troppo, un po’ perché la ragazza apparentemente sta bene, la bulimia è spesso misconosciuta, e viene scoperta tardi.

L’iper-nutrizione distribuita nella giornata ha valenze psicologiche di carenza affettiva, e si può avvicinare alla bulimia, che rimane caratterizzata comunque dalle "abbuffate".

Probabilmente negli ultimi tempi l’età in cui si presenta la patologia si è abbassata perché a 11 anni le ragazzine sono già preadolescenti, mentre una volta erano ancora totalmente bambine.

Il rifiuto di crescere è la base del disturbo, e il non voler diventare come la figura materna è una affermazione sempre presente.

Ne consegue un rifiuto della sessualità, associata alla crescita e alla femminilità.

I disturbi riguardano prevalentemente le donne per molteplici aspetti: probabilmente il tessuto culturale e mass-mediologico presenta un’immagine femminile a cui ci si rapporta con difficoltà, inoltre le caratteristiche del corpo della donna in sé (seno, fianchi, glutei) sono più particolari e pronunciate rispetto a quelle maschili, altrettanto probabilmente le aspettative di cui è investita la ragazza sono molto diverse rispetto a quelle a cui si deve rapportare il maschio. Se l’epoca di Freud era il tempo dell’isteria, oggi le malattie psichiche femminili per eccellenza sono sicuramente associate ai disturbi del comportamento alimentare.

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Il centro dell’ospedale Sant’Orsola è articolato su tre settori: ambulatorio, day hospital e ricovero. Gli operatori sono medici (neuropsichiatri e pediatri), un gruppo numeroso di psicologi dell’età evolutiva, dietiste e un gruppo di operatori di varie discipline, che accompagnano lo staff nella fase riabilitativa.

Ambulatorio

Prevede l’accesso diretto delle ragazze.

In un primo momento viene fatto un inquadramento iniziale di tipo medico, psicologico e dietologico; con successivi controlli e monitoraggi. Le pazienti che accedono all’ambulatorio sono quelle che ci si può permettere di non ricoverare. Le condizioni fisiche della ragazza, la collaborazione della famiglia e l'ambiente circostante possono far si che la ragazza non venga ricoverata.

Ricovero

Le pazienti che possono essere ricoverate arrivano fino ai 18 anni, perché vengono ricoverate in clinica pediatrica. E’ riservato ai casi più compromessi.

Day hospital riabilitativo

Per questa soluzione il centro si distingue dagli altri, le ragazze per qualche mese si recano tutti i giorni in ospedale, ove restano dalla colazione fino a metà pomeriggio.

Mangiano tutte insieme, hanno una dieta personalizzata suggerita da una dietista. Fanno colazione, pranzo e una specie di merenda. Non si deve pensare che mangino e in questa situazione risolvano i loro problemi, ma sicuramente si cerca di rendere i pasti qualcosa di "naturale". Il day hospital prevede un percorso psicologico individuale e di gruppo, curato sia da psicologi, ma anche (es. gruppi di auto aiuto) da persone uscite dal tunnel che cercano di aiutare le ragazze. Sono previste anche altre attività, come drammatizzazione, danza terapia, psicodramma, attività artistiche come scultura, pittura, massaggio schiatzu, training autogeno. Queste attività hanno lo scopo di far trovare alle ragazze canali di espressione, e di riavvicinarle al proprio corpo, per riappropriarsene.

Il primo effetto del day hospital e del ricovero può essere un calo ponderale, che è abbastanza fisiologico e non viene considerato un indice di peggioramento; allo stesso modo non si grida al successo se la ragazza ricomincia a mangiare.

Il percorso viene portato avanti per 3-4 mesi, in seguito al quale si invia la ragazza alla terapia a lei più adatta, che può essere personale, familiare, di gruppo, ecc…

Fuori ospedale

Le ragazze meno gravi fisicamente talvolta fanno giornate ed esperienze comuni fuori dall’ospedale, durante le quali si cerca di parlare di tutto fuorché del cibo, si cerca di rendere la ragazza protagonista, staccando la famiglia che spesso, per causa od effetto (senza colpevolizzare nessuno), rende più difficile la situazione.

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I danni fisici non sono generalmente irreversibili, perché sono organismi giovani dalle grandi potenzialità. Durante il periodo di anoressia si possono osservare con le indagini neuroradiologiche anche atrofie celebrali, che poi si risolvono una volta ripreso un regime alimentare regolare. Purtroppo alcuni casi sono molto gravi e possono arrivare al decesso.

Disturbi del sonno: le ragazze bulimiche tendono a dormire molto, come forma depressiva e di difesa; le anoressiche tendono invece a dormire poco perché pensano di non consumare.

Ricadute: per quanto riguarda l’anoressia se ne si è usciti realmente e totalmente, non solo fisicamente, è molto difficile una ricaduta.

I momenti di stabilizzazione sono molto lunghi, inoltre è facile che da una anoressia si passi ad una bulimia, ma ricadere a distanza per una anoressica è molto difficile.

Di bulimia si guarisce molto meno che di anoressia; infatti la patologia permette di condurre una vita normale, ed è più facilmente negabile (a sé e agli altri), tanto che spesso si accettano compromessi e stabilizzazioni che portano a un dilatarsi negli anni del problema. Si guarisce molto più difficilmente e la tendenza alla ricaduta è molto più frequente.

La maggior parte di noi sa che lo sfogo nel cibo è cosa abbastanza frequente, è comprensibile quindi la tendenza della bulimia a rimanere come abitudine. Alcuni ritengono che anche l’obesità abbia una valenza psicologica, oltre che fisica. Di anoressia si guarisce ma è un grande bagaglio per chi lo ha vissuto, è importante quindi sostenere a livello alimentare una madre che è stata anoressica (ma anche bulimica). Molte madri di ragazze che presentano questi problemi hanno vissuto disturbi del comportamento alimentare.

Come riconoscere e cosa dire: non sempre una ragazza magra è anoressica, spesso però si sottovaluta la situazione. È difficile dire qualcosa, non bisogna affrontare in maniera diretta il problema cibo, bisogna osservare bene le dinamiche, far comprendere per vie secondarie che si è capito e si è disponibili a dare una mano.

Non è tanto dire qualcosa che serve alle ragazze, ma il fatto di essere presenti e far sapere di esserci. Loro devono prendere coscienza del proprio problema (la maggior parte delle volte ne prendono coscienza molto prima degli altri), e devono essere loro chiedere aiuto. Normalmente è difficile che accada, soprattutto perché l’anoressia in fase iniziale porta le ragazze a uno stato di onnipotenza, dovuto all’illusione di avere tutto sotto controllo, tale per cui il chiedere aiuto significa indebolirsi e perdersi.

Per la bulimia è diverso, anche perché spesso è un sintomo derivante dall’anoressia: la ragazza è reduce da un percorso estenuante, che non sa più come affrontare, e accetta più volentieri un aiuto. Il pericolo, in questo caso, è che si accontenti dello stato di fatto della situazione, che potrebbe essere portata avanti per una vita intera.

Non è detto che tutte le ragazze che vogliono essere in forma siano anoressiche, l’anoressica si riconosce per comportamenti ossessivi, assenti nelle ragazze che fanno una "normale dieta". La ragazza anoressica elimina totalmente alcuni cibi particolari, fa uso di altri cibi (come verdure scondite) in quantità smisurate. Inoltre presentano modalità di mangiare maniacali e riconoscibili: mangiano in maniera patologica, spezzettano tutto, sbriciolano tutto, mangiano con le mani, hanno l’abitudine di lasciare sempre qualcosa nel piatto, oppure (riempiendolo pochissimo) puliscono tutto fino all’ultima goccia.

Insistono molto sul fatto che gli altri mangino, cucinano per tutti e preparano cibi elaborati, leggono riviste di cucina e ci tengono che la tavola e il piatto siano belli, fantasiosi ed eleganti.

Anche la pratica fisica è patologica.

Non esistono ragazze-tipo anoressiche o bulimiche, anche se spesso le anoressiche presentano alcune caratteristiche comuni: sono molto brave in tutto (a scuola, a casa, nelle attività che praticano e a cui partecipano), pretendono moltissimo da sé e dagli altri, sono intransigenti, perfezioniste, spesso molto intelligenti. Ovviamente non sempre sono così.

Allo stesso modo non è possibile trovare una famiglia-tipo delle ragazze con disturbi alimentari.

Non è tanto la struttura familiare ad essere patologica, quanto le dinamiche familiari che si sviluppano al suo interno. Spesso "si curano anche i genitori", ovvero i genitori a volte si trovano in terapia e il figlio no; esistono anche gruppi di terapia specifici per i genitori.

E’ sicuramente difficile far presente ad un genitore il problema, tanto è vero che spesso è meglio arrivarci per vie traverse. A volte i pediatri mandano le bimbe in ospedale con la scusa di fare controlli di vario genere (es. un esame, o un elettrocardiogramma) riguardo patologie organiche, che vengono sempre accettate, al contrario delle patologie psicologiche, per le quali i genitori si sentono responsabili.

La famiglia incide moltissimo, è soprattutto la figura materna ad essere patologica nel rapporto. A volte per una affettività non espressa, altre volte per mancanza assoluta di contatto corporeo, altre volte la madre è iper-protettiva. La figura paterna spesso assente, lascia alla madre la gestione della faccenda. Qualcuno ("In viaggio con papà") propone il tentativo terapeutico di un padre, che si riappropria della figlia, togliendo di mezzo la figura della madre.

Le ragazze prediligono determinate attività fisiche (tra le più praticate vi sono la danza e la palestra, intesa come pesi, macchine, ecc…).

E’ difficile stabilire quanto siano causa e quanto effetto: se da una parte è innegabile che predisposizioni e caratteristiche personali simili portano alla scelta delle stesse discipline, dall’altra ci si deve interrogare su quali sono le particolarità delle discipline stesse. La danza (soprattutto quella classica) è spesso sinonimo di rigore, perfezione, leggerezza, negazione del peso. La palestra è eletta dal senso comune come luogo di smaltimento delle calorie per eccellenza. Ciò che le accomuna sono le pareti di specchi, nemico e complice (maligno) allo stesso tempo.

Nonostante il corpo notevolmente compromesso, le loro prestazioni fisiche sono incredibili (riescono a correre per chilometri, a camminare per ore per tutta la città, ecc…): la psiche agisce sul corpo e lo governa, inibendo ed ignorando qualsiasi sensazione, stimolo, o richiesta.

Le ragazze, anoressiche come bulimiche, soffrono di "dismorfofobia", la distorsione assoluta della propria immagine corporea: vedono gli altri ma non se stesse, non si rendono conto delle reali condizioni del proprio corpo, spesso non riconoscendosi in video e in foto.

Per questo pratiche fisiche volte alla riscoperta e alla conoscenza del proprio corpo sono importanti per restituire loro quel senso di realtà che hanno perso e per contribuire alla riunificazione della persona.

La consapevolezza che esistono patologie come la bulimia e l’anoressia è aumentata, ma il rischio è che vengano ritenute dei capricci di bambine. Se il "piantala di far delle storie" è una frase comune, l’anoressia è una malattia mentale estremamente grave, che coinvolge la ragazza e tutta la famiglia.

Non è bene parlarne troppo, perché spesso in adolescenza il tentativo di imitazione è pericoloso, non è la causa della patologia, ma è pericoloso.

E’ da tenere presente che una volta chi non mangiava era un santo oppure un indemoniato, e che ancora oggi patologie anoressiche sono frequenti nei conventi: non mangiare per punirsi, per purificarsi.

 

Riferimenti bibliografici

 

- Walter Vandereycken, Ron van Deth - "Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche: il rifiuto del cibo nella storia" – Milano, R. Cortina, 1995

- Elena Faccio - "Il disturbo alimentare: modelli, ricerche e terapie"- Roma, Carocci, 1999

- Simona Argentieri, Stefania Rossini – "La fatica di crescere"- Milano, Frassinelli, 1999

- Ginette Raimbault, Caroline Eliacheff - "Le indomabili. Figure dell'anoressia: Simone Weil, l'imperatrice Sissi, santa Caterina da Siena, Antigone"- Milano, Leonardo, 1989