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Un'esperienza di scavi archelogici a Pantelleria
di Petra Giacomin

Per tutto il mese di luglio gli studenti dell'Università di Bologna, sotto la guida del prof. Maurizio Cattani, sono impegnati da anni a Pantelleria, sullo scavo in località Mursia, nella zona occidentale dell'isola, dove sono presenti i resti di un intero villaggio di capanne risalenti al Bronzo Antico (secc. XIX-XV a.C.)
Da due anni l'AISE organizza due periodi (indicativamente 1-15 / 15-30 del mese) in cui un esiguo numero di ragazzi facenti parte di questa associazione possono toccare con mano questa realtà aiutando nei lavori archeologici.

Il luogo dove si svolge la nostra permanenza è una scuola in disuso in località Bukkuram. L'edificio non è molto spazioso, in più di una stanza mancano i vetri alle finestre o le tende, i servizi lasciano a desiderare, ma con le condizioni climatiche dell'isola (caldo di giorno, fresco di sera, pochissime zanzare) ci si rende conto che l'unico vero problema, in tutta l'isola, è la carenza di acqua che, soprattutto qui, dev'essere usata con la massima attenzione e cura.
E poi la scuola col tempo è stata fornita di tutti i comfort essenziali che rendono, oltre che sopportabile, anche piacevole il periodo di soggiorno: letti e materassi (che possono fungere da divanetti per il relax serale), numerosi tavoli e sedie, un fornello a gas, e perfino (crepi l'avarizia) un frigorifero.

Durante la settimana (eccetto domenica e il sabato pomeriggio) la giornata inizia presto, per non essere preda del sole quando inizia ad essere troppo feroce. Pertanto, 6/6:30 circa è l'orario di sveglia e colazione (preparata da una coppia di persone a turno), per essere sullo scavo alle 7.00.
Lì tutti fanno tutto, dal lavoro minuzioso con la trowel (cazzuola inglese), allo scaricamento pietre e terra con secchi e carriola. Ovviamente ci sono dei piccoli gruppi impegnati in alcuni lavori specifici, per esempio la fotografia dall'alto che servirà poi per il lavoro a computer, ma gli altri sono suddivisi in gruppetti di 3-4 persone per capanna. L'obiettivo generale è mettere bene in evidenza il perimetro delle capanne, togliendo prima la terra superficiale e varie piantine cresciute in pochi mesi, e poi scontornando pietra per pietra con trowel, spazzola e paletta.
Lo scavo è suddiviso in quadrati di 1x1m, così ogniqualvolta si trovi un reperto lo si mette in un sacchetto con le coordinate del quadrato in cui lo si è trovato. Un reperto non può essere considerato tale se non ha delle coordinate di riferimento, perchè perde totalmente di identità e di utilità, perciò il sacchetto è molto importante.

Alle 11,30 si lascia lo scavo per dirigersi al mare sottostante, dove un bagno veloce lava via i numerosi chili di polvere, sabbia, terra, e vari ed eventuali elementi adagiatisi silenziosamente su ogni millimetro di pelle esposta. Poi in auto si raggiunge la mensa dell'aeronautica messa gentilmente a nostra disposizione.
Fino alle 15.30 c'è l'orario di riposo eventuale, da alcuni pienamente sfruttato, da altri invece eroicamente boicottato per amor del lavoro al computer.
Dopodichè, al pomeriggio, eccetto per quei pochi che tornano sullo scavo, c'è il laboratorio, che consiste nel lavoro "post-scavo": lavaggio, catalogazione e siglatura dei reperti trovati al mattino.
Il gruppo più numeroso è volto al lavaggio; ognuno ha una propria bacinella d'acqua, uno spazzolino e, ovviamente, un sacchetto più o meno pieno di reperti di ogni categoria, da pulire e lasciar asciugare su una tavola di legno. Quando sono asciutti vengono divisi in altri sacchetti, e stavolta il criterio non è soltanto il quadrato di appartenenza ma anche il tipo di materiale (osso, ossidiana o ceramica).
La catalogazione interessa soltanto due persone alla volta, e soltanto l'ambito della ceramica; consiste nel contare i reperti di un sacchetto, dividerli a seconda della misura e del tipo, registrare tutti i dati al computer e poi stampare le etichette, che verranno incollate ai reperti stessi nella siglatura, il passo finale.
Tutto ciò fino alle 18.30/19.00; poi si cena alla scuola, e la serata viene trascorsa a seconda della stanchezza individuale.

L'esperienza è costruttiva e altamente formativa, soprattutto per i ragazzi degli ultimi anni delle superiori, a cui viene data la rara possibilità di osservare dall'interno non solo il mondo dell'archeologia, ma anche il mondo universitario più generale, attraverso il dialogo e il confronto con gli studenti con cui vivono a contatto.