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Malga Saldole
di Tommaso Isidori

Tra le numerose attività estive che l'AISE ha organizzato per i giovani, nell'anno 2008, una in particolare ha da subito attirato la mia attenzione: si trattava di un lavoro in montagna, a 1600 metri di altezza... "Il malgaro", ossia colui che si occupa, come dice il nome, dell'organizzazione di una malga svolgendo compiti da pastore ma anche amministrativi. Il 21 di giugno parto quindi da Siena e mi ritrovo dopo poche ore con Stefano Maiaso, che anche quest'anno è stato il nostro accompagnatore. Una nostra vecchia amica, Villa Salta e l'ombra del cedro che la sovrasta è il luogo adatto per riunire il gruppo storico di Pantelleria, stavolta manca però Greta, impegnata nello stage di chimica con il professor Stradi, siamo quindi in tre: Tommaso Maioli, Emma Ruatti ed io. Il giorno dopo partenza alla volta del Trentino. Gli inconvenienti però non tardano ad arrivare: subito dopo aver lasciato Villa Salta la macchina di Stefano decide di fermarsi per una sosta di diverse ore sotto il sole di Predappio e, visto che non si trovano molti meccanici disponibili alle 12 di domenica, abbiamo dovuto chiamare il carro attrezzi. Dopo varie peripezie (non senza problemi di orientamento) alle ore 22 arrivammo in un paesino Ziano di Fiemme, da cui parte una strada molto ripida che porta alla Malga Sadole che ci avrebbe ospitato per le due seguenti settimane.
Facemmo cena in compagnia dei nostri nuovi (coraggiosi) "datori di lavoro", la famiglia Vinante. Iniziava l'avventura montana.
La mattina seguente sveglia alle 5, la nostra mente si sforzava di ricordare quando era stata l'ultima volta che avevamo dovuto lavorare a quest'ora, il corpo era rallentato e impacciato dal sonno e i movimenti non certo scattanti! Subito un primo ostacolo si pose ai nostri occhi: le mucche!! Istaurare un rapporto, anche di supremazia, con questi animali non è stato semplice, raggrupparle e riportarle nella stalla per la mungitura (da effettuare con apposite macchine) difficile! La soddisfazione di vedere il latte appena munto, caricarlo sulla macchina di Fabio, il capofamiglia, e portarlo in paese è stata grande. Finalmente la colazione! Cibo che ci eravamo, nel vero senso della parola, guadagnato... lo stavamo bevendo in una tazza... incominciammo ad apprezzare i frutti del nostro lavoro!!!
Il corpo ormai sveglio non aveva più problemi, quindi Omar, figlio di Fabio ci scritturò subito, me e Tommaso per portare insieme a Luca (aiutante fisso nella malga, judoista di Predazzo e nostra guida al lavoro) le mucche al pascolo mentre Emma con Stefano pulivano la stalla e facevano uscire le capre.
Tutte queste azioni, che nella nostra vita cittadina di tutti i giorni non avremmo mai pensato di riuscire a fare (con piacere) iniziavano ad insinuarsi dentro di noi, occupando la nostra mente, il nostro corpo e tutte le ore del giorno procurandoci sollievo e soddisfazione. Scoprimmo subito che il pranzo è una cosa sacra e molto gioiosa, un momento di rilassamento generale per tutti. La famiglia e i loro aiutanti si riuniscono nella sala della malga, si sprecano battute, scherzi e risate creando un'atmosfera bella e gioiosa, facendoci sentire parte della famiglia...e ritornare al faticoso mestiere era più piacevole.
Giorno dopo giorno ci siamo abituati al ritmo mattutino e giornaliero, ebbene sì: anche Emma malgrado a volte si addormentasse accarezzando qualche mucca. Il nostro ricovero notturno era una tenda da campo militare, spaziosa ma piena di buchi dai quali entrava una bella arietta frizzante. Una mattina le capre hanno deciso di ispezionare la tenda, si sono mangiate la cioccolata che Stefano aveva portato dalla Sicilia ed hanno riposato sul materassino di Tommaso.
Abbiamo legato molto con Omar, è il figlio di Fabio un ragazzo della nostra età, al contrario di noi che siamo andati a fare "un'esperienza" e poi torniamo a casa a fare le nostre cose da ragazzi viziati, lui 365 giorni all'anno si alza alle 5, munge, trattore nei campi, ecc...è molto responsabile, sereno e felice. Le giornate si susseguivano e noi imparavamo sempre di più da queste magnifiche persone e ne conoscevamo altre interessanti come non citare le nostre due cameriere preferite: Martina e Valeria, Norma, sorella di Omar o Ettorina, sua madre, nonché colei che ci ha nutrito per tutto il tempo. Sottolineo per chi non lo sapesse la difficoltà di una simile impresa. Alla fine delle due settimane trascorse nei monti, ormai sapevamo, all'incirca, come trattare gli animali della malga: mucche, capre, cavalli, vitelli e asini. Abbiamo imparato a comportarci come "veri montanari", ad apprezzare le cose semplici e questa gente disponibile ed autentica.
Grazie dell'opportunità!

Tommaso Isidori