Segnalato da Marco Isidori, il libro di Andrea Prova, illustre docente universitario (Fisica generale all'università di Roma) ha un titolo curioso: "PERCHE' ACCADE CIO' CHE ACCADE" (nuova edizione riveduta e aggiornata) è pubblicato dalla BUR e ha la presentazione di Piero Angela.

 

221. LA MANATA DEL JUDOKA

Perché i lottatori di judo o di altri sport consimili, cadendo, battono con forza una mano contro l'impiantito?

 

L'autore di questo libro ha due figlie che, nel judo, hanno conseguito il diploma di cintura nera. Le ha viste cadere mille volte e ha potuto studiare il loro modo di atterrare senza farsi troppo male. Del resto, il judo presenta, ancor più di altri sport, una vera dovizia di problemi di meccanica. A proposito della manata sul tappeto, ci sono almeno quattro buoni argomenti a suo favore: primo, la mano agisce da molla e frena la rapidità dell'urto, quindi l'intensità delle forze impulsive (vedere il quesito 163). Secondo, aumenta la superficie di contatto del corpo col pavimento, riducendo la pressione (si supponga di cadere sullo spigolo di un'anca, per esempio, o su una costola). Terzo, permette in parte di "guidare" la caduta, aiutando il corpo a ruotare e a urtar terra con le parti meno sfavorevoli. Il quarto è un argomento psicologico: concentrarsi su tale gesto permette di mantenere un ruolo attivo e sottovalutare gli aspetti sfavorevoli del colpo subito. Rimane da augurarsi, ora, che i maestri giapponesi non trovino queste motivazioni del tutto inappropriate al loro modo di concepire il judo.