La battaglia decisiva
4 MAGNIFICI SIGNORI DEL JUDO
Pubblicato su Furyu da Wayne Muromoto
Era in questione il futuro e la sopravvivenza del Judo-kodokan, ma nellatmosfera di cambiamento voluta dalla Restaurazione Meiji tutto il bu-gei comprendeva di essere a una svolta e attendeva con impazienza lo scontro tra il Jiu-jutsu classico i pervenus del Judo.
Kano, un educatore di professione appartenente a un ceto elevato, deprecava la decadenza spirituale del Jiu-jutsu, trascurato dalla nuova società perché non rispondente alle visioni di uneducazione moderna. Mirando a salvare lesperienza del combattimento, aveva eliminato i sistemi di allenamento irrazionali e le tecniche pericolose, sostituendole con schemi logici interpretati scientificamente che miravano alla crescita fisica, mentale e spirituale del nuovo cittadino del mondo. Kano era un giovane della generazione che impersonò la nuova epoca con la mente rivolta al futuro e si attirò lattenzione e la stima dellintera nazione.
Di fronte a lui cera la vecchia cultura, tradizionalista e addirittura sciovinista, che contrastava le sue visioni con i dojo-yaburi, o dojo-arashi (distruggere il dojo) a cui Kano si era sottratto fin dai tempi del dojo di Kojimachi nel quartiere Fujimicho (15° anno di Meiji:1883) lasciando lincarico di difendere il Judo ai suoi discepoli. Scrisse nelle sue memorie: "Sembrava che il Judo-kodokan sfidasse lintero Giappone e dovesse prepararsi a qualsiasi evenienza (1)".
Le avversità maturarono lo spirito dei judoisti, allenati nel randori e indiscussi maestri di nage-waza, che costruirono la loro leggenda attraverso gli shi-tenno, i quattro supremi signori del primo Kodokan, i cui nomi cominciavano a essere conosciuti nel Paese: Tomita Tsunejiro, Yamashita Yoshikazu, Yokoyama Sakujiro e il piccolo temibile combattente del feudo settentrionale di Aizu (famoso per i suoi guerrieri) Saigo Shiro. Di questi gli ultimi due provenivano dal Jiu-jutsu.
Questi uomini furono onorati non solo per la loro abilità di judoka, ma soprattutto per lintegrità richiesta da Kano per realizzare il principio morale di Sei-ryoku-zenyo
Infatti Kano proponeva un metodo educativo per una personalità umana che contribuisse positivamente ad un nuovo Giappone e addirittura a una crescita planetaria. Ma la sua proposta avrebbe potuto essere accettata se non avesse dimostrato efficacia nei confronti del Jiu-jutsu?
La sfida si verificò anche troppo presto, nel 1886. Il prefetto Mishima, proveniente da Mikage e amico della famiglia Kano, aveva incluso il Jiu-jutsu nellattività della nuova struttura di ordine pubblico (polizia) e per scegliere il modello di pratica, organizzò una gara tra il Judo e il Jiu-jutsu, affidando la formazione di questultima squadra al Maestro Totsuka di Yoshin-ryu, che scelse principalmente i suoi allievi, includendo anche 4 o 5 elementi di altre scuole.
Apparentemente si contrapponevano due metodi: il tradizionale e lo scientifico. Ma per il Giappone si trattava di un avvenimento che aveva ripercussioni filosofiche: la massima efficacia in combattimento del Jiu-jutsu contro la visione globale dellessere umano ricercata dal Judo.
Kano era incerto sullesito del confronto: "Totsuka Hikosuke era considerato il più forte jiujutsuka del Bakumatsu (periodo successivo allo shogunato). Suo figlio Eimi aveva ereditato la scuola formando molti eminenti combattenti, che non erano certo dei fanfaroni... Totsuka rappresentava il Jiu-jutsu di quellepoca e anche i miei insegnanti di Tenshin-shinyo e Kito-ryu avevano sofferto incontrandone i rappresentanti al Komusho (dojo Shogunale)... "(1).

Secondo il Bugei-ryuha-daijiten (2), Totsuka Hikosuke Eishun, primogenito di Totsuka Hikouemon Isshinsai, cheereditò a 25 anni Totsuka-ha, ramo della Yoshin-ryu. Era maestro darmi del clan Mizuno nel feudo Numazu. Poi divenne istruttore al Komusho, sala di allenamento dello Shogunato e aprì un dojo ad Atago-san.
Alla caduta dello Shogunato suo figlio Hikosuke si trasferì nella prefettura di Chiba e continuò la tradizione familiare fino alla morte, avvenuta in Meiji 19° (1887). Il figlio di Hikosuke era Totsuka Eimi, lavversario di Kano nella sfida.
Lalbero di trasmissione del ramo Totsuka di Yoshin-ryu è il seguente: Miura Yoshin - Abe Kanya - Egami Shima-no-suke Taketate (Egami-ryu) - Totsuka Eicho Hikouemon Isshinsai (Totsuka-ha Yoshin-ryu) - Totsuka Hikosuke Eishun - Totsuka Hikokuro Eimi - Ukiji Entaro.
A 4 anni dalla fondazione del Kodokan, potevano gli allievi di Kano contrastare i terribili jiujutsuka di Totsuka Eimi? Kano aveva fiducia nei suoi uomini; daltro canto doveva provare che i principi morali a cui si ispirava erano più che semplici parole; quindi il Judo doveva affrontare lesame del combattimento.
Come avrebbero fatto i migliori studenti di Kano a contrastare i temibili jujutsuka di Totsuka Eimi?
Kano-sensei guardava la lista dei combattenti scuotendo il capo. I suoi studenti erano bravi. I suoi Shitenno erano eccezionali. Ma dovevano affrontare i più temibili jujutsuka di tutto il Giappone. Doveva provare che le sue massime di reciproco aiuto e massima efficienza erano più che semplici parole. Lo spirito e la morale delJudo dovevano essere provati in combattimento reale.
Il combattimento
Drappi rossi e bianchi ondeggiavano al vento di primavera l11 giugno 1886 nel tempio Yayoi del parco di Shiba. "Iniziano gli incontri!" esclamò larbitro.
I timori di Kano risultarono infondati. Il Kodokan vinse 12 incontri, pareggiandone 1 e perdendone 2. La parola shiai oggi significa incontro o gara, ma allora si diceva shi-ni-ai, alludendo a un incontro simbolico con la morte. Non cera punteggio per decretare il vincitore; bisognava dimostrare di essere il più forte costringendo lavversario alla resa o mettendolo in condizione di non poter nuocere e il limite di tempo era a discrezione dellarbitro.
Se anche nellattesa il pubblico rumoreggiava e nei primi incontri si era manifestato un certo tifo, lultima serie di 4 combattimenti provocò un silenzio solenne.
Tomita e Yamashita vinsero i loro incontri. Yokoyama aveva di fronte Nakamura Hansuke, Maestro di Ryoi-shinto-ryu, alto 1.76 cm., 94 kg., ritenuto il miglior combattente del Giappone, che poteva appendersi per il collo senza risentirne. Combatterono 55' allo spasimo, finché larbitro fu costretto a dichiarare hikiwake. Yokoyama si inchinò al verdetto allontanandosi in silenzio. La sua formazione di Jiu-jutsuka gli faceva provare amarezza, perchè nella vecchia scuola il pareggio era considerato sconfitta. Anni dopo questi avversari si incontrarono nuovamente e Nakamura attaccò fortemente al suolo, dove il Kodokan era considerato inferiore, ma ancora una volta lincontro fu giudicato pari.
Anche se la squadra del Kodokan aveva incontestabilmente vinto, il pareggio del diavolo Yokoyama sembrava dimostrare che sostanzialmente il Jiu-jutsu non era inferiore alla nuova scuola. Ma ora il Kodokan giocava la carta più spettacolare.
"Ultimo incontro: Saigo Shiro del Kodokan-judo contro Ukiji Entaro di Yoshin-ryu Totsuka-ha!" gridò larbitro ignorando la tensione del pubblico.
Se Nakamura era un gigante, Ukiji, che da poco aveva ereditato questo ramo della scuola Yoshin, era qualcosa di enorme, che spiccava nel confronto con Saigo (1.58 cm.). Nonostante la conosciuta tecnica e velocità di questultimo, il pubblico si chiedeva se lincontro fosse equilibrato e se non sarebbe terminato con un massacro del piccolo. I resoconti dellepoca sono imprecisi, la fonte principale risiede nel romanzo Sugata Sanshiro del figlio di Tsunejiro Tomita che certo raccolse le memorie del padre, presente allavvenimento.
Saigo pareva spento allinizio del match; Entaro riuscì a imporre la presa e subito proiettò lavversario. Ma chi si attendeva il tonfo della caduta restò deluso, con unacrobazia il minuscolo rappresentante del Kodokan atterrò a quattro zampe. La folla era pervasa dallemozione.
Ukiji avanzò per completare lopera, ma questa volta fu Saigo (Shida Shiro il suo primo nome) a imporre la presa, nella tipica maniera che preludeva a Yama-arashi. Nei suoi occhi brillava il fuoco dei guerrieri di Aizu, acceso dal padre adottivo Saigo Tanomo Chikamori (detto Chikamasa), consigliere del clan
Matsudaira e parente del generale Saigo Tomonori; dopo le guerre che avevano segnato la fine dello shogunato questo vecchio era diventato prete Shinto trasmettendo i segreti delloshi-uchi, tradizione di combattimento del clan, a Takeda Sokaku che aveva fondato Daito-ryu aikibudo. Shiro aveva sposato la figlia di Tanomo, assumendo il nome Saigo per continuarne la tradizione. Giunto a Tokyo in viaggio di istruzione, studiava al Seijo-gakko e praticava Jiu-jutsu da Hachinosuke Fukuda, ma seguì Kano al Kodokan.
Cosa ispirò Saigo in quel combattimento? La sua tempra, limportanza del momento, o lorgoglio degli Aizu? Certo mostrò un coraggio indomito.
Impose a Ukiji una traiettoria il cui centro era il suo seika-tanden...
La folla gridava. Yama-arashi era la conosciuta specialità di Saigo e probabilmente traeva origine dalloshi-uchi di Saigo Tanomo. Nessuno dopo di lui è mai riuscito ad impadronirsi di questa tecnica che ancora oggi rappresenta la sua firma e morì con lui. Alcuni sostengono che si imparenti ad Hane-goshi, ma nessuno sa veramente come sia nata e come fece Saigo ad ottenerla.
Quel giorno smosse una montagna e Entaro cadde di testa, rialzandosi attonito, ferito, confuso, arrabbiato.
Yokoyama osservò che Entaro era un duro, per rialzarsi prontamente dopo una proiezione così violenta. Yamashita gridò a Saigo di stare in guardia. Ma subito Saigo completò lopera con una proiezione diversa (forse O-soto-gari) e larbitro decretò la vittoria.
Le conseguenze
I giorni gloriosi del primo Kodokan passarono, gli shi-tenno invecchiarono e il Judo maturava come il buon vino diffondendosi in tutto il Giappone grazie allorganizzazione scolastica. Kano ottenne il rispetto degli altri Maestri per il carattere e la magnanimità che lo spinsero ad aiutare le altre scuole.
Avvenne che durante un viaggio nella prefettura di Chiba per diffondere il Judo, con Nishimura Teisuke e Saigo Shiro, fu salutato rispettosamente da Totsuka Eimi, che era diventato istruttore della polizia locale. Osservando il randori di Saigo, Eimi disse: "Penso che Saigo sia un granduomo".
"Quando sentii queste parole - scrive Kano - ebbi un tuffo al cuore, non credendo alle mie orecchie. Nessuno lo sentì, ma io conservo quella voce tra i miei ricordi più grandi" (1).
Yokoyama Sakujiro allenò il grande 10° dan Mifune Kyuzo e morì a Taisho Gannen (1912) pugnalato per strada. Yamashita Yoshikazu divenne il primo shi-han (10° dan) del Kodokan, e morì a 71 anni. Tomita Tsunejiro morì nel 38 a 73 anni; suo figlio, Tsuneo scrisse Il libro delle nuvole nere (Sugata Sanshiro) che racconta il primo Kodokan e la personalità del giovane Saigo Shiro e che nel 43 ispirò il debuttante Akira Kurosawa a girare Judo saga.
Quattro anni dopo lepico incontro Saigo Shiro abbandonò il Kodokan per ragioni tuttora sconosciute, ma presumibilmente per il dilemma morale se tornare dal primo Maestro Takeda Sokaku o restare nel Judo. Abbandonò la pratica facendo il giornalista a Nagasaki nel Kyushu (scrisse la novella di Furuneko Mishinshai). Nel 1899 divenne vice-presidente della Hinoda Newspaper e divenne han-shi (Maestro) di Kyudo . Morì nell11° anno di Taisho (1923) a 57 anni.
Si dice che questi furono i migliori allievi di Kano. Certo in seguito egli si dedicò alla diffusione e allorganizzazione del Judo più che allinsegnamento. Nel 5° anno di Showa (1931), assistendo allAikido di Ueshiba Morihei, che lo derivò in gran parte dal Daito-ryu di Takeda Sokaku, allievo di Saigo Tanomo, disse: "Questo è il vero Budo!". Forse la tecnica e lo spirito di Ueshiba gli avevano mosso il ricordo di Saigo.
Avendo vissuto le ere Meiji, Taisho e Showa, Kano abbandonò le sue spoglie mortali nel '38, alletà di 79 anni, di ritorno dal Cairo dove il CIO aveva decretato lammissione del Judo ai Giochi Olimpici del 40, in seguito sospesi per la Guerra.

Riferimenti bibliografici
(1) Kano-jigoro-chosaku-shu, di Kano Jigoro - Gogatsu Shobo ed., Tokyo, 1884.
(2) Nihondensho Bugei Ryuha Dokuhon, Betsuran Rekishi - Shinjin Oraisha ed. Tokyo. 1994.
Pubblicato su Kyu-shin Do N. 34 del 31 Ottobre 1995