Nell'affrontare la tesi che vorrei presentare al Congresso Internazionale sui Kata organizzato dall’AISE in Settembre 2006, ho raccolto qualche appunto preparatorio, che magari interessa chi pratica il ken-jutsu di Kyu-shin-ryu.
Le conclusioni a cui sono arrivato č che il kata č un argomento di unificazione e, talvolta, contiene degli insegnamenti significativi, come avviene nei kata canonici del judo, formulati dal signor Kano.

 

Studio sul kata del kendo


"Esercitandoci ora
rendiamo omaggio al passato
e lo conserviamo al futuro"
(Paul Budden)
.

Prima dell'epoca Tokugawa (1.600 circa, 1868) le forme erano dette kumi-tachi (tecniche profonde) o seiho (movimenti originali), e intese come sintesi dei metodi di allenamento.

Sarebbe interessante controllare questa affermazione (Budden) considerando i documenti antecedenti all'epoca Tokugawa.

Ritenendo che il maneggio della spada d'acciaio rispondesse maggiormente alle esigenze di formazione dei suo uomini, nel diciannovesimo anno di Meiji (1886) la Polizia giapponese prese l'iniziativa di uniformare una base di insegnamento nel Keishi-choryu-kata, sintesi di Jikishinkage, Kurama, Tsutsumi, Hozan, Risshin, Itto-hokushin, Asayama-ichiden, Jigen, Shinto-munen, Yagyu e Kyoshin-meichi-ryu.

Questo primo appunto mostra che, allo scopo di unificare una pratica, non è importante attribuire la paternità del kata, quanto elencare le scuole che, sentendosi gratificate, sono pronte ad adottarlo.

In Meiji 28 (1895) il Dai-nihon-butokukai progettò di unificare il budo giapponese con la fondazione a Kyoto del Bujutsu-kyoin-yoseijo (Scuola dei Maestri di Arti Marziali) e nel 39° di Meiji (1906), mentre il signor Kano presentava Randori e Kime-no-kata a una commissione di maestri di jiu-jutsu, il visconte Noboru Watanabe (1838 - 1903,hanshi di Shinto-munen e funzionario del Dai-nihon-butokukai) provvide ai Butokukai-kenjutsu-kata: Ten, Jin, e Chi-no-kata (Forme del Cielo, dell'Uomo, e della Terra), popolarmente chiamati Jodan, Chudan, Gedan (alto, medio, basso), che non si diffusero molto.

Ancora una volta l'esigenza di formulare un kata è dovuta a unificare la pratica.

A questa commissione appartenevano: Umpachiro Shibae (1834 - 1912, hanshi di Shinto-munen, istruttore della Polizia di Osaka e Oita), Kanichiro Mitsuashi (della provincia di Musashi), Sekishiro Tokuno (hanshi di Jikishinkage), Daisaku Sakabe (hanshi di Kyushin-meichi), Shingoro Nagishi (1844 - 1913, hanshi di Shinto-munen, istruttore delle Guardie Imperiali), Morie Abe (Jikishin-kage) e, con diritto solo di consultazione: Takaharu Naito (1862 - 1929, di Hokushin-itto, istruttore della Polizia e del Bujutsu-senmon-gakko), S. Salama, M. Toyama, K. Kano, K. Minatobe, T. Yamasato, e H. Nakayama.

La paternità del kata è attribuita a una Commissione.

Ma esisteva a Tokyo un'altra scuola per insegnanti, certo meno potente, ma forse più qualificata, diretta da Kano Jigoro, il Fondatore del judo: Tokyo-koto-shihan-gakko che, per il kendo, promuoveva le tre forme elaborate nel 1911 da Sasaburo Takano, I. Ozawa, S. Hoshino, A. Tanaka, Takaharu Naito, Singoro Negishi, T, Shingai, H. Nakayama (1873 - 1958, di Shinto-munen), T. Yamasato, S. Kobayashi, S. Rimura, K. Shibata e Shigeyoshi Takano.

Note del signor Kano sul kendo (da Judo-kyohon):
- Perfino un'associazione come il Butoku-kai ha adottato i nuovi gradi, tanto per il Judo quanto per il Kendo, contribuendo in tal modo a far crescere la reputazione di questi titoli.

- Iniziative del Kodokan: Istituto di ricerche Bujutsu;
La prosperità di una nazione è soggetta il più delle volte al fattore Bun (virtù civile), ma non si deve dimenticare il contributo di Bu (impegno guerriero). L'oblio della dimensione Bujutsu può portare all'indebolimento fisico, provocando di conseguenza il disprezzo degli altri per l'individuo e quello degli altri Paesi per la nazione. Ragion per cui ogni popolo si esercita nell'arte del Bun, ma rispettando anche quella del Bu. L'esercitazione nel Bujutsu soccorre dunque l'essere umano con lo spirito intrepido e la forza di autodifesa, come i grandi Stati si avvalgono di forze armate per avere dignità e prestigio.
Ora, tralasciando gli eserciti, argomento che non rientra nelle nostre considerazioni, ma osservando che la coltivazione del Bujutsu appartiene piuttosto all'ambito privato, ad esempio attraverso l'allenamento in palestra, abbiamo ritenuto opportuno fondare un istituto rivolto alla ricerca dell'arte Bujutsu con seguenti obiettivi: 1. la sua conoscenza come arte peculiare del Giappone; 2. lo studio comparativo sull'esercizio delle armi nei Paesi occidentali; 3. il suo allenamento. Tutto ciò finalizzato a sollecitare lo spirito morale nel soccorrere i giusti confinando i malvagi, programma che è condiviso anche dall'Associazione Giapponese di Atletica. Infine per preparare lo spirito e il corpo dei cittadini al servizio del Paese qualora ce ne fosse bisogno.
Per quanto concerne il programma abbiamo considerato le arti di scherma, bastone, lancia, alabarda, ecc., che, oltre a quello pratico, contengono un valore formativo per il corpo; quindi dando maggior peso all'arte delle mani nude, affiancata dagli esercizi di spada e di bastone, ma in queste limitandoci soltanto alle forme, senza esercizio libero dato che, essendo tutte discipline di notevole valore, sono specializzate altrove, soprattutto il Kenjutsu (spada), con notevole diffusione. E non si dimentichi che l'orientamento costante del Kodokan è l'applicazione del miglior impiego dell'energia per chi apprende come per chi insegna.

- Il Judo inferiore
Lo scopo del Judo inferiore è di imparare l'attacco-difesa. Si tratta di una tecnica in cui, tolti casi sporadici nell'esercizio del kata, di solito ci si allena a mani nude e nei riguardi della quale, proprio in questi giorni, sto pensando di introdurre una novità. La prima idea mi venne assistendo ai giochi dei bimbi e cioè di adoperare, al posto delle spade di bambù, quelle gonfiabili di gomma o di tessuto, in modo che anche i piccoli possano imparare le forme del kata, nel dare colpi e stoccate, come nell'evitarli. La proposta di cui parlo è appunto di introdurre una serie di esercizi kata, modellata su ciò che viene insegnato tradizionalmente nella disciplina del Kendo.
Mi spiego meglio: anzitutto vi è che, qualsiasi arma rientri nello studio dell'attacco-difesa (così anche la lancia e l'alabarda) dovrebbe far parte della disciplina Judo e siccome la spada, insieme al bastone, è un'arma duttile, che presenta la maggior gamma di applicazioni, sarà più che ragionevole considerare che l'arte del Kendo, come viene praticata oggi, debba rientrare, perlomeno nell'accezione del kata, nella sfera del Judo. Insomma il Kendo in fondo contiene degli elementi che sono essenziali per il Judo, cioè i modelli del kata e, a ben considerare, anche tutto ciò che concerne lo spirito del combattimento.
Sicché un giorno vedremo i nostri discepoli esercitare i kata del Kendo nell'allenamento quotidiano e questo accadimento sarà anche promozionale per il Kendo, visto che l'uso della spada sta ormai perdendo l'utilità pratica e l'importanza che aveva una volta (senza considerare che il suo vantaggio sul Judo consiste unicamente e esclusivamente nella lama sfoderata). E ancora, dal momento che nemmeno chi è avvezzo a maneggiare la spada si sentirebbe sicuro se non avesse una discreta preparazione judoistica, sono più che persuaso che anche i kendoisti arriveranno a riconoscere col tempo la necessità di inserire elementi del Judo nel loro allenamento, tanto che potremo unificare le due discipline. Dico così perché questo è il divenire delle cose, pur convenendo che si dovrà attendere il tempo necessario a superare circostanze e pregiudizi, come succede in ogni cosa; e accettando che, come oggi, esisteranno anche in futuro le tendenze di chi trova maggior motivazione nella spada e quelli che invece la vedono come un accessorio insignificante.


Queste tre forme della scuola guidata dal signor Kano preparano quelle del Dai-nihon-teikoku-kendo-kata successivamente formulate nel Meiji-44 (1911) per il Butokukai da Sasaburo Takano (1862 - 1950, di Ono-ha-itto, istruttore della Polizia di Tokyo e del Koto-shihan-gakko), Takaharu Naito (1862 - 1969, di Hokushin-itto, istruttore della Polizia di Kyoto e del Bujutsu-senmon-gakko) e Tadashi Monna (1855 - 1930, di Hokkushin-itto, istruttore del Bujutsu-senmon-gakko e del Dai-nihon-butokukai), Shingoro Negishi (Shinto-munen), Shinpei Tsuji (1849 - 1914, di Shingyoto e di Jikishin-kage-ryu, insegnante di Polizia e della sezione del Butokukai della città di Saga) e altri venti membri minori.
Questo l'editto che presentava la nuova forma unificata ai membri dell'Associazione Butoku metropolitana e oltremare: "Le scuole di kendo non sono unificate e il Dai-nippon-butokukai ha incontrato difficoltà nella diffusione della disciplina. Pur accettando che ogni scuola mantenga le sue tradizioni, abbiamo sentito il bisogno di realizzare una prospettiva comune affidando ad una commissione di esperti la ricerca presso varie scuole. Il risultato di questo studio viene presentato come Dai-nihon-keikoku-kendo-kata".

Sasaburo Takano (1862 - 1950) compare nella creazione delle tre forme del Tokyo-koto-shihan-gakko e nella commissione Butokukai che ha dato vita al Dai-nihon-teikoku-kendo-kata. Non solo: dall'esperienza dei kata di Ono-ha Itto-ryu sviluppò il Gogyo-no-kata che è ancora praticato a Tsukuba e in altre università.

I Dai-nihon-teikoku-kendo-kata vennero commentati e spiegati ufficialmente nel settimo anno di Taisho (1917) e nuovamente nell'ottavo anno di Showa (1933).
Nel 1981 si succedettero tre commissioni per studiare i documenti originali redatti all'epoca della formulazione dei kata e discutere una possibile revisione, ma ne derivò un editto di difficile comprensione e la nuova denominazione di Nihon-kendo-kata.

Allora esiste anche in Giappone l'esigenza di comprendere il significato e lo scopo dei kata!

Mentre le spiegazioni del kata di spada lunga sono soggettive (cioè confuse per il lettore perché la definizione di sen-sen-no-sen, che è l'ambizione di qualsiasi combattente, varia da un esperto a un altro), è interessante riportare una curiosa nota che riguarda le sensazioni segnalate nelle tre forme di spada corta, riprese dalla gara di haikai, o di kado.
Shin: verità. Colpire direttamente mostrando la forza interiore; oppure formulare il verso nello stesso stile di quello precedente.
Gyo: ruscello. Scorrere come un ruscello attorno all'attacco dell'avversario; oppure entrare in armonia con la composizione precedente senza corrispondervi esattamente.
So: gramigna. Fondersi con l'avversario come i fili d'erba nel vento, muovendosi per farlo lavorare e stancarlo; oppure rispondere con uno stile che solo vagamente corrisponde a quello precedente.

Il parallelo tra il contenuto del kata di spada e le gare di poesia o di composizione di fiori è ardito (temo che sia proposto solo dal citato Paul Budden), ma molto avvincente.


Appunto sul kiai (esperienze personali)

Assumendo la posizione iniziale, respirate profondamente con la coscienza sotto l'ombelico e l'attenzione tutt'attorno; avanzate per affrontare l'avversario. Questo significa che il combattimento inizia per entrambi dall'atteggiamento 'sen', che appunto significa 'iniziativa'.
L'atteggiamento sen dura di solito lo spazio di un respiro, che può valere lo spostamento per cambiare la distanza, oppure una o più azioni di attacco e contrattacco. Subito l'atteggiamento varia alternando sen a omote (in queste considerazioni hyoshi è un prolungamento di sen, e gonosen un omote più intenso) e nell'intervallo tra uno e l'altro di questi stati può verificarsi sennosen provocato dal cambiamento dell'avversario dall'attenzione all'intenzione.

Il kiai è la manifestazione esteriore del ki; è legato a un'espirazione breve e violenta e prende forma sonora attraverso la contrazione del diaframma quando si è ancora studenti, o quando si intende dimostrare la forma. Il kiai è maturo quando diventa 'silenzioso'. Per questo molti ritengono che non si senta alcun suono in sennosen che, per la sua natura, richiede un praticante esperto.
La tradizione conserva cinque indicazioni di suoni che impostano il kiai, riportati con diverse espressioni grafiche: iyeh, eh, yah, hah e toh (Budden); oppure yay-ie e yay-to (Ten, Chi, Jin-no-kata); yah e toh che rappresentano il respiro positivo e negativo 'a' e 'um' (Dai-nihon-kendo-kata); toh è considerato equivalente a eh; l'esperienza di 'hah' è andata persa nel tempo (Budden).
Lo shinai-kendo usa 'men', 'kote', 'tsuki', 'do', annunziando il bersaglio mirato e questo rappresenta la sua maggiore contraddizione (ci fu un tempo in cui la mancata coordinazione tra grido e bersaglio impediva l'assegnazione del punto). Il fatto che, nell'ambito della Federazione sportiva di Kendo, in gara si usino suoni diversi da quelli impiegati nel kata nasce da due diverse forme di kiai. Nella competizione sportiva il grido è per arrivare a bersaglio e simboleggia un colpo definitivo a cui partecipano corpo, mente e cuore; nella forma lo scopo della dimostrazione riguarda sostanzialmente l'atteggiamento interiore (cuore), con la necessaria e trascurabile partecipazione di mente e corpo (non esiste la preoccupazione di uccidere, o di segnare un punto per la vittoria). Significa che si potrebbe dimostrare l'essenza del kata, a chi percepisce lo stato dell'essere, restando immobili.

L'allusione di 'yah' e 'toh' ad 'a' e 'um' ('a-um' o 'om' indiano) è interessante da analizzare, perché attribuisce la vittoria alla passività del contrattacco. In un kata di spada viene data importanza al contrattacco, perché la dimostrazione di un attacco riuscito non permette la descrizione di un contenuto.

Nel jiu-jutsu, nel judo, e nelle scuole di budo che praticano equilibratamente armi e mani-nude, le grida yah e toh del kendo sono ignorate; si distinguono i kiai prima, durante e dopo (come scrive Musashi Miyamoto) e viene usato quasi universalmente 'heitt!' nel kiai durante.
Può darsi che sia questione di consuetudine, oppure l'esperienza ha selezionato l'espressione d'efficacia. Il kiai prima (talvolta accompagnato da gesti, da 'yah', o dal grido: 'sakoi') non è in uso e, in gara, è disapprovato dall'arbitro; quello durante è praticato normalmente; quello dopo si percepisce raramente, talvolta con un suono basso e profondo, oppure con 'toh'.

Il kiai viene impostato con esercizi e poi coltivato con attenzione finché si incanala spontaneamente nella forma che arricchisce l'azione; l'espressione 'uomo di ki' riguarda la persona che lascia trapelare il suo carisma. Non ha equivalente per la donna perché la femminilità tende a nascondere questa qualità.


Bibliografia.
- Looking at a far mountain di Paul Budden, Londra 1992;
- Budo-hokan, Showa Ten Ran Shiai Huroku Dai Nihon, Yuben-kai 1930;