Per il kata del Judo-kodokan (dal libro sui kata di Cesare Barioli)
Il motivo per stabilire
i kata di scuola
Vorrei spiegare perché e come si sono resi necessari i kata del Judo-kodokan
che sono ancora in uso.
Ho già raccontato come ho appreso il jiu-jutsu da maestri esperti che si erano
formati alla fine del Bakufu. Anticamente il jiu-jutsu era praticato solo sotto
forma di kata, ma proprio nell'epoca in cui terminava il Bakufu, al kata si
è affiancato il randori.
Kito-ryu (Scuola della Luce, 'ki' e dell'Ombra 'to', altro modo di esprimere in e yo) praticava un esercizio libero chiamato "ran", che incominciava a distanza, dopo il saluto. Il signor Kano lo ritenne pericoloso per gli incidenti che si verificavano prima del contatto (soprattutto alle mani) e volle che il ran-dori ('dori': presa, afferrare) del Kodokan incominciasse solo dopo le prese al gi (C.B.).
Quindi è cosa abbastanza recente
che i jujutsuka si siano dedicati all'esercizio libero, perché prima dell'epoca
Ishin la maggior parte delle scuole raccomandava il kata trascurando l'esercizio
libero. Ma tanto i miei insegnanti di Tenjin-shin'yo che quello di Kito-ryu
praticavano kata e randori e io sono stato educato in entrambi e ho apprezzato
questo metodo con la mia logica, perché il kata è la grammatica del discorso
e il randori è il contenuto del messaggio.
Cioè come il randori ha bisogno del kata, per scrivere una frase comprensibile
occorre la grammatica. Quando siamo esperti solo di grammatica, non siamo capaci
di scrivere un buon messaggio, mentre scrivere senza conoscenza della grammatica
non permette una comunicazione efficace. Così, anche nel judo, se non s'impara
il kata, è difficile allargare l'esperienza ed altrettanto approfondirla fino
alla padronanza magistrale dell'arte.
Studiando soltanto il kata prefigurato, ripetendolo sempre con lo stesso ordine
e forma, quando si è coinvolti in un attacco improvviso, ci si innervosisce
e si sbaglia. Per questo è necessario prepararsi alla situazione imprevedibile
di un attacco non convenzionale in un momento imprevisto. Questo allenamento
completa l'esercizio del kata.
Studiando kata e randori insieme, ho maturato una cosa. Cioè, con una certa
esperienza di randori, ci si accorge che non si pratica più il kata di prima.
Inoltre il randori risveglia interesse in quanto introduce un elemento di realtà
nella pratica tanto che, pur praticando entrambi, certi allievi possono arrivare
ad impegnarsi solo nel randori, trascurando il kata.
Nei primi tempi del Kodokan non facevo distinzione tra randori e kata, ma spiegavo
la forma man mano che procedevo nel randori. Come si può spiegare la grammatica
man mano che si procede a scrivere la lettera.
Ma questo metodo funzionava finché insegnavo direttamente agli allievi, uno
per uno. Aumentando gli allievi il tempo non bastava più e soprattutto delegando
altri insegnanti diventava difficile per loro adottare il mio metodo. Così è
stato giocoforza stabilire i kata della nostra scuola.
La struttura dei kata
All'inizio insegnavo i kata originali di Tenshin-shinyo oppure di Kito-ryu.
Ognuna di queste scuole presentava pregi, ma anche difetti. Allora ho creato
dapprima il kata del nage con 10 forme, che poi sono diventate 15 quante sono
tutt'ora, anche se kata-guruma e sumi-otoshi sono stati modificati.
Tadao Otaki e Donn F. Draeger, Judo formal techniques, Tuttle, 1983: "Kano incluse originariamente sukui-nage come ultima tecnica del te-waza". Secondo noi si trattava di obi-otoshi a cui venne preferito kata-guruma per limitare la dimostrazione alle tecniche che proiettano dall'avanti al laterale; permettendo, a chi volesse farlo, di comporre un analogo kata del nage con proiezioni la cui direzione va dal laterale all'indietro. Per quanto riguarda sumi-otoshi non sappiamo se si tratta di un errore di redazione, o traduzione, o di una tecnica sostituita (per le stesse motivazioni enunciate sopra, poteva esserci sumi-otoshi al posto di uki-otoshi. C.B.)
Ho creato i diversi kata perchè
il metodo d'insegnamento iniziale, che inseriva il kata nel randori (ad esempio:
se fai questo, l'altro si sbilancia così; e se lo tiri, lui fa forza in questo
modo...) non era praticabile con tanti allievi. Ho selezionato le principali
strategie e ho composto Nage-no-kata con 3 movimenti in cui si usano prevalentemente
mani e braccia, 3 in cui si usa l'anca, altrettanti in cui si usano piedi e
gambe, e infine 3 di ma-sutemi, e altrettanti di yoko-sutemi. Ho cercato di
illustrare la strategia fondamentale del nage-waza con queste forme.
Oggi anche il Katame-no-kata comprende 15 hon, ma prima erano 10. Ho scelto
i principali waza di osae-komi, del nodo-jime e del kansetsu.
In questo modo ho voluto far capire la strategia del nage-waza e la meccanica
del katame-waza con i rispettivi Nage e Katame-no-kata.
Più tardi è nato Kime-no-kata, che oggi comprende 20 hon: 8 di idori e 12 di
tachi-ai. Anche in questo kata all'inizio c'erano solo 14/15 hon.
Nage e Katame-no-kata sono le basi del randori. Kime-no-kata era chiamato Shobu-no-kata
che è la denominazione del combattimento reale nel jiu-jutsu di una volta. Non
dovrei generalizzare, ma ho l'impressione che il kata di oggi sia privo di spirito
rispetto a quello che veniva eseguito un tempo.
Oggi il kata viene insegnato e praticato separatamente dal randori, ma la sua funzione viene evidenziata quando è finalizzato all'esercizio libero, ad esempio: quando ogni strategia del Nage viene applicata a una tecnica del randori; oppure: alternando 5' di randori a un gruppo del Ju-no-kata; e altrettanto: randori seguito da un'esecuzione di Kime-no-kata finché "qualcosa da randori passa a kata e viceversa". E' abbastanza evidente che la determinazione del combattimento reale deve combinarsi all'adattabilità caratteristica del judo nel corso del randori (C.B.)
Considerando i kata che venivano praticati nelle ryu, in essi venivano eseguiti dei movimenti che non trovano riscontro nel randori. Probabilmente certi movimenti sono stati presentati secondo un gradiente di apprendimento e la loro applicazione veniva tenuta riservata. In questo modo il kata funziona poco perché il suo contenuto originale è tenuto nascosto. Per questo i kata originali delle ryu erano inadeguati agli scopi del Judo, quindi ne ho scelto i più utili e, modificandoli, ho creato il shobu-no-kata, cioè il kime-no-kata di oggi.
Accordo per il kata del
Butoku-kai
Per creare il katame-no-kata e il kime-no-kata ho avuto aiuto anche dai jiujutsuka
di altre regioni che erano confluiti nel Dainippon-butoku-kai.
Avvenne nel 39° anno di Meiji, quando il visconte Oura era presidente del Butoku-kai,
Nelle sedi di questa istituzione venivano ad allenarsi persone di diverse ryu,
ognuna praticando il suo stile. Ma il Presidente desiderava unificare la pratica
diffondendo dei modelli di kata comuni a tutto il Giappone. E mi ha chiesto
consiglio per raggiungere questo obiettivo.
Ho proposto che due capi-scuola, Totsuka Hidemi e Hoshino Kumon, ricevessero
l'incarico di scegliere nelle varie regioni un gruppo di esperti per formare
una Commissione che discutesse e decidesse un sistema di forme valido per tutta
la nazione. Io avrei fornito gli argomenti di discussione, cioè avrei fatto
le proposta dei kata.
Il Presidente accettò. Così è nata la conferenza con Totsuka, Hoshino e altri
jiujutsuka di varie ryu, iniziando la discussione sulla base preparata da me
con il shobu-no-kata del Kodokan.
Aggiungendo nuovi hon, abbiamo stabilito che idori ne contenesse 8 e tachiai
12. Questa struttura corrisponde alla concezione del Kodokan, e anche i nuovi
hon sono stati ideati da me, e accettati dopo essere stati discussi finché tutti
si sono convinti della loro utilità. Così questa forma vale tanto per il Butoku-kai
quanto per il Kodokan.
Ugualmente il katame-no-kata del Kodokan contava 10 hon, ma ne abbiamo aggiunti
5 con la stessa prassi. Anche se tutto questo è stato fatto per il Butoku-kai,
rispondendo alla mia concezione e trovandomi perfettamente d'accordo nelle conclusioni,
possimo dire che questo kata vale per il Butoku-kai come per il Kodokan.
Per nage-no-kata non c'era nessuno tra i numerosi partecipanti alla commissione
che fosse contrario alla mia proposta, quindi senza alcuna modifica il kata
di kdk è stato adottato dal Butoku-kai. Perciò anch'esso è del Butoku-kai e
del Kodokan.
Yawara-no-kata, Goo-no-kata
Yawara-no-kata non è stato condiviso ufficialmente dal Butoku-kai; la sua concezione
si distacca da quella tradizionale del jiu-jutsu ed è un puro kata del Judo-kodokan.
Ma questo kata è molto praticato, anche dagli esponenti del Butoku-kai.
Il signor Kano ha modificato il jiu-jutsu aggiungendovi un'ideale: il miglior impiego dell'energia e, mentre Nage e Koshiki-no-kata attingono al patrimonio di Kito e Katame e Kime-no-kata a quello di Tenshin-shin'yo-ryu, Ju e Itsutsu-no-kata riflettono la concezione morale del Judo-kodokan. I vecchi insegnanti facevano fatica ad accettarla (C.B.)
Ne ho iniziato lo studio più o
meno nel 20° anno di Meiji, ed esso ci consente di risolvere diversi problemi
contemporaneamente. Prima di tutto ci fa capire i vantaggi dell'adattabilità
rispetto alla forza. Nel dojo del Kodokan quando c'erano pochi allievi potevo
insegnare bene come reagire alla forza, spostandosi avanti o tirandosi indietro.
Ma in seguito, crescendo il numero degli allievi, non potevo più badare a tutti,
e di conseguenza alcuni combattevano violentemente o applicavano le tecniche
con forza. Per correggere questo difetto, ho introdotto l'allenamento al kata
promuovendo movimenti corretti che portano il fare cedevole a controllare l'attacco
duro; ad esempio: se l'altro spinge si cede e se l'altro tira si asseconda,
lasciando sfogare la sua forza nel vuoto.
Per quelli che non sopportano il randori perché è troppo violento, si può proporre
questo esercizio in cui vi è meno forza, ma ci si muove con tutto il corpo,
le braccia e le gambe. Yawara-no-kata raggiunge questo scopo. E oltre al movimento
non-violento questo kata non ha cadute, può essere allenato anche su un pavimento
di legno, non fa prese al bavero o alla manica per cui può essere eseguito indossando
un abito comune. Eppure, con i suoi movimenti morbidi e tranquilli prepara al
combattimento reale, per esempio: se si è minacciati di un colpo lo si evita
in questo modo, contro un pugnale ci si difende in quest'altro, se veniamo attaccati
con un fendente lo si fa andare a vuoto, e afferrati al polso lo liberiamo con
questo movimento. Ci sono anche degli altri pregi: è un kata che può essere
apprezzato da tutti, oltreché dai praticanti di judo.
Nel ventesimo anno di Meiji anche questo kata contava 10 hon, che poi son diventati
15. Completamente diverso da Yawara-no-kata, c'è Goo-no-kata detto anche Goju-no-kata.
Quest'ultima forma propone inizialmente di contrastare la forza con la forza
e poi fa applicare a tori una reazione morbida per raggiungere una facile vittoria.
C'è stato un tempo in cui lo insegnavo nel dojo, ma ho smesso perchè lo trovo
incompleto. Aspetterò di riprenderlo quando l'avrò migliorato.
Itsutsu-no-kata
Inoltre c'è itsutsu-no-kata. Anch'esso non è completo. I primi 2 movimenti sono
ripresi da Kito-ryu, mentre i 3 successivi non esistevano nel jiu-jutsu tradizionale.
Facciamo attenzione alle conclusioni facili: la scuola di Kito era abbastanza diffusa nel Giappone dei guerrieri e, naturalmente, molti rami, staccati dall'hombu-dojo, accumulavano facilmente delle variazioni tecniche, restando fedeli solo ai principi enunciati nei densho di trasmissione. Quando il signor Kano parla di Kito-ryu, possimo verificare le sue affermazioni prendendo in considerazione Tanaka-ha, cioè il ramo Tanaka di questa scuola, da cui deriva Kitoryu-no-kata del judo (C.B.)
Una volta si concepiva tutto in
funzione dell'attacco e della difesa; poi il contenuto divenne più importante
del puro combattimento e questo era già evidente nel jiu-jutsu tradizionale.
Voglio portare un esempio per chiarire questa idea: una volta gli scambi avvenivano
solo con le merci, barattando le proprie con le proprietà dell'altro. Ma si
cominciò ad usare il denaro per avere le cose desiderate. All'inizio le monete
erano oggetti simbolici, come certe conchiglie, l'argento e l'oro, il bronzo,
il ferro; e poi si cominciò ad usare la carta che non ha valore materiale. E
oggi la più usata è la carta, per comodità d'uso.
Ma c'è stato un altro passo avanti e la fiducia è diventata più importante della
moneta di carta. La fiducia è una cosa invisibile che non si può toccare o stringere
in pugno ma, rivelandosi utile e addirittura necessaria al commercio, è diventata
ancora più importante dell'oggetto materiale.
Questa prassi è applicabile a molte situazioni.
Il jiu-jutsu, che ereditava il punto di vista del bujutsu, aveva lo scopo della
vittoria in combattimento. Ma le doti utili al combattente sono la serenità,
l'agilità del corpo, l'allenamento, eccetera, oltre alla forza fisica. Anzi,
questi argomenti divennero così importanti, che vennero studiati nell'allenamento
avanzato indipendentemente dalla ricerca della forza.
Queste caratteristiche balzano agli occhi considerando i kata di Kito-ryu e
di Kyushin-ryu.
Come conseguenza certi maestri di jiu-jutsu non erano sempre vincitori nel combattimento
reale (magari per ragioni di età), ma dimostravano la loro grande personalità
nel kata.
Come nel commercio conta più la fiducia che lo scambio di oggetti, così è avvenuto
nel jiu-jutsu, che la formazione del carattere ha acquistato più valore della
vittoria in combattimento.
Una volta che si condivide questa realtà, si comprende l'importanza dello stile
anche se non è finalizzato alla vittoria materiale.
Il significato delle tecniche di Itsutsu-no-kata consiste nell'interpretazione
corporea dei movimenti dell'acqua, dei moti celesti e degli altri fenomeni naturali.
Gli ultimi 3 hon dell'Itsutsu-no-kata interpretano questi significati ('Il judo
e la vita', Autobiografia - Satsuki-Shobo, Tokyo 1983).
Allora: la grammatica del randori è contenuta in Randori-no-kata; la sintassi in Kime e Ju-no-kata e due dottorati post-laurea sono rappresentati da Koshiki e Itsutsu-no-kata, che in un certo senso esprimono con il corpo la storia e la filosofia del judo. Ma riportiamo un episodio storico di questa epopea.
Un periodo del randori
Il fondamento del randori
Ora torno a parlare del Kodokan. Quando ho costruito il dojo non avevo un maestro
di Tenjin-shin'yo-ryu, ma seguivo il maestro Iikubo di Kito-ryu, che ha insegnato
al Kodokan fino al 18° o 19° anno di Meiji (1886-'87; C.B.), mentre io tenevo
il corso dei principianti. Quando ho costruito il dojo, il maestro aveva già
più di 50 anni, ma era così forte che per me era irraggiungibile nel randori.
All'inizio il signor Kano aveva affittato quattro stanze di Eisho-ji, due per gli allievi, una per se e l'ultima come sala di ricevimento. La sera si toglieva la paratia mobile che divideva queste ultime, si accostava alla parete il tavolo e si praticava sui tatami del pavimento. Ma le travi che reggevano l'assito sotto i tatami si sbriciolavano e Tomita Tsunejiro si infilava sotto l'assito per ripararli, mentre il signor Kano gli reggeva una candela. Le vibrazioni dovute alle cadute spostavano le tavolette votive del tempio adiacente e le tegole del tetto, così il monaco Asahi Sumpho protestava (dicendo: "Una brava persona, quel Kano, se solo non praticasse jiu-jutsu..."; non li sfrattò solo perché Kano riceveva spesso persone importanti). E fu giocoforza costruire un dojo di 6 metri per 4 nel parco (C.B.).
Così insegnavo ai miei allievi
mentre imparavo dal maestro kata e randori. E vorrei raccontare adesso come
sono arrivato a fare un grande passo avanti nel randori.
Credo che sia stato nel 18° anno di Meiji; un giorno, facendo randori con il
maestro, riuscii a proiettarlo ripetutamente. Prima, con qualche eccezione,
era lui a proiettarmi in continuazione. Ma quel giorno il maestro non è riuscito
neppure una volta e invece funzionava molto bene la mia tecnica. Essendo di
Kito-ryu, il maestro era eccellente nel nage e mi proiettava sempre. Ma quel
giorno era veramente particolare.
Il maestro restò sorpreso e pensieroso. Questo era un risultato della mia ricerca
sulla rottura di posizione. Anche prima cercavo di sbilanciarlo, oppure mi sforzavo
di sfruttare le opportunità che mi offriva la sua azione, ma quella volta mi
sono concentrato sul rompere la sua posizione prima di attaccare col waza e
vi ho dedicato tutta la mia attenzione.
In seguito ho insegnato nel Kodokan la rottura di posizione roppo e
quella happo, che erano nati da questa ricerca. Essa consiste in questo:
spingendo o tirando l'avversario, ottengo senz'altro una reazione, e ottengo
degli attimi in cui la sua posizione è rotta.
Per quanto una persona abbia un fisico prestante, se resta immobile in guardia,
spingendolo si sbilancia indietro e tirandolo si sbilancia in avanti. Potrebbe
controspingere quando la spingo e allora, se immediatamente tiro, si sbilancia
in avanti di sicuro. Quindi, usando abilmente tirare e spingere si può rompere
la sua stabilità e gli si fa perdere il controllo della posizione. Il waza funziona
applicandolo proprio al momento dell'instabilità del partner.
Prima ho detto della rottura di posizione roppo, che è: in avanti, indietro,
in avanti diagonale (destra e sinistra), indietro diagonale (destra e sinistra),
che fanno 6 direzioni. Happo aggiunge ancora 2 direzioni, a destra e a sinistra.
Il momento in cui la posizione è rotta dipende dall'atteggiamento del partner
o dalla spinta/trazione di provocazione, ma questo dovrebbe permettere di applicare
la tecnica secondo una delle 8 direzioni.
Naturalmente le direzioni possono essere molte di più ma, per comodità, le ho
semplificate in 6 o in 8. Logicamente la rottura di posizione avviene conseguentemente
alla provocazione indotta.
Così avevo esercitato questa tecnica con i miei allievi, e qualcuno di essi
ne era diventato abile, e quel giorno l'ho applicata al maestro adattandola
alla sua strategia.
Ricevere l'autorità della
ryu
Parlai con il maestro di questa strategia che applica il waza in conseguenza
alla rottura di posizione del partner, e lui ne riconobbe la validità, aggiungendo:
"Ormai non ho più nulla da insegnarti, continua la tua ricerca e vai avanti
con i giovani". Da quel momento ha smesso di fare randori con me. Ma ho
ancora avuto l'insegnamento del kata e tante cose da lui.
Poco dopo questa faccenda il maestro mi ha dato il diploma del Kito-ryu, i densho
e tutte le reliquie della scuola in suo possesso. Così ho ricevuto l'autorità
della ryu.
Ci sono delle vecchie storie che ci introducono al mistero di qualcuno che ha
ricevuto l'insegnamento del santo nella foresta, oppure è stato istruito da
un demone.
Non voglio criticare questi racconti. Ma non c'è dubbio della grande differenza
tra prima e dopo la percezione di una nuova, valida strategia.
Anche gli altri professionisti di Jiu-jutsu confermano che rispetto alle tradizionali
ryu il dojo del Kodokan è superiore per l'uso dei piedi e della koshi.
Questo spiega che abbiamo capito bene l'importanza di rompere la posizione del
partner. Qualsiasi waza funziona quando si rompe la posizione dell'avversario
(Kano Jigoro, Il judo e la vita, autobiografia, Satsuki Shobo, 1983).