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Uomini che uniscono corpo mente cuore - Giuseppe Sapienza
Introduzione
“ La tigre muore, la sua pelle resta; un uomo muore, il suo nome resta. “ recita un proverbio.
Uomini come Vittorino da Feltre ( insegnante, educatore, umanista ), Jigoro Kano ( professore, politico, fondatore del Judo ), Baden Powel ( militare, fondatore del movimento scout ), Philippe Viannay ( militante della resistenza francese, fondatore del centro nautico di Glenan ), Marcello Bernardi ( pediatra e saggista ).
Uomini diversi fra loro ma con un principio comune quello dell’educazione, uomini che saranno sempre ricordati perchè con il loro fare sono stati e saranno d’esempio nel campo educativo, a noi e alle generazioni future.
Perché come diceva il fondatore del Judo Jigoro Kano “ Niente al mondo è più importante dell’educazione:l’insegnamento di una persona virtuosa può influenzare molti; ciò che è stato compreso da una generazione può essere trasmesso a molti “
Con i loro metodi educativi hanno formato generazioni di individui, polarizzando l’educazione della persona in una direzione, quella dell’unione di corpo, mente e cuore, ottenendo degli esseri umani migliori.
L’essere umano così formato metterà queste qualità acqusite al servizio sociale,
il prof. Kano diceva che ‘ l’individuo vale nella misura in cui sia grande o
piccola la sua capacità di contribuire al bene della societa’ . E anche di rendere
l’uomo libero, superando la visione del gruppo etnico, religioso e politico,
e contrastando le lusinghe del potere e del danaro…
Uomini da imitare …
Studiando la storia
in qualsiasi campo, sia scientifico, artistico, religioso, tecnico, etc, vengono
alla luce personaggi che con le loro scoperte, gesta, le loro opere hanno lasciato
nel bene o nel male il segno, e che hanno contribuito a creare nel tempo, il
mondo in cui noi viviamo.
Anche nel campo dell’educazione abbiamo vari personaggi che hanno fatto
della pedagogia il campo di battaglia nella formazione degli individui.
Grazie alla loro cultura e capacità di insegnamento e umane, hanno creato,
elaborato teorie, sistemi, e esperienze dirette nel campo pedagogico, come ad
es .. Vittorino da Feltre, Guarino de Guarini, Erasmo da Rotterdam, Giovanni
Battista de la Salle, Comenio, Johann Heirich Pestalozzi, Jean Jacques Rossou,
Maria Montessori, Makarenko, Jigoro Kano, etc.
Ma nell’universo quanto mai variegato degli educatori, alcuni si sono
distinti,
( alcuni non erano propriamente degli educatori ), perchè hanno unito
nel loro fare, la formazione dell’essere umano nella sua interezza, cioè
in corpo, mente e cuore , ( Vittorino da Feltre,
Jigoro Kano, Baden Powell, Philippe Viannay, e Marcello Bernardi. ) mentre per
gli altri la formazione pedagogica era rappresentato soprattutto nella formazione
dell’intelletto.
Ma che cosa si intente
per corpo, mente e cuore;
Il corpo è quella componente che ci permette di trasformare il pensiero
in azione, cioè di muoverci, lavorare, divertirsi, amare etc, è
formato da cellule, che si organizzano in apparati, organi e sistemi, in una
componente perfetta, ma che deve essere tenuta efficiente, e curata, e attraverso
determinate pratiche fisiche può essere allenato, in modo tale da diventare
più forte, più resistente, più efficiente e sano..
La mente è la sede dell’intelletto, ci permette di elaborare dati,
archiviare ricordi, leggere e scrivere, valutare e risolvere problemi, anch’essa
può essere allenata, e potenziata, ad esempio; attraverso lo studio,
la lettura, attraverso il parlare e ragionare sugli argomenti, o meditando sulle
cose dei giorni passati se sono stati fatti bene o male ripromettendoci di non
farle più o di continuarle, etc .
Il cuore o spirito o anima, sede dei sentimenti o centro di coscienza, si può
coltivare è la parte più delicata perché l’animo
umano è spesso traviato, come qualcuno asserisce dai mali dell’uomo
che sono; noia, invidia, abitudine e ignoranza, per coltivare il cuore bisogna
sopprimere questi e altri sentimenti negativi e egoici e potenziare i sentimenti
positivi, come la gioia, l’entusiasmo, l’amore, la concordia, la
generosità, etc.
Unificare corpo,
mente e cuore, significa che il centro di coscienza, lo strumento mentale e
il corpo, siano d’accordo con lo scopo e i mezzi necessari per raggiungerlo,
cioè siano indirizzati in una direzione, quella di un principio morale.
Se attraverso di esso noi potenziamo il senso sociale del giovane, ma provvedendo
nel contempo a limitarne l’istinto egoico, otteniamo che i giovani al
termine dell’età formativa possano accedere alle varie ideologie,
giungendo anche a litigare per l’affermazione delle idee, ma non più
ad uccidersi, ( come è dimostrato tutt’oggi, se ancora vi sono
nel mondo circa 40 guerre a causa di motivi etnici, religiosi e politici) ma
fare del proprio meglio per contribuire al benessere della società, collaborando
con gli altri, rifiutando gli impulsi egoici o atteggiamenti che ledano gli
altri individui.
Superando le visioni del gruppo etnico, religioso e politico, rendendo l’essere
umano libero.
Questo è il processo educativo ideale che può essere compreso
istantaneamente dal cuore, dopo qualche giorno o settimane dalla mente, mentre
il corpo è il più duro a capire, impiega mesi o anni per farlo
suo.
Dunque questi uomini
hanno capito che l’educazione deve contribuire a creare esseri umani che
valorizzino il corpo, coltivino la mente e liberino lo spirito verso un ideale
che è al servizio dell’umanità.
Ma vediamo chi erano questi uomini;
Vittorino dè
Rambaldoni detto da Feltre, grande umanista e insigne educatore.
Nacque nel 1373, figlio di uno scrivano dimostrò ben presto una mente
molto aperta e un insaziabile fame di apprendere, per la carente situazione
economica familiare, frequentò l’università a Padova dove
le lezioni erano gratuite ed aveva modo di ascoltare tutti i più grandi
“dottori “ del suo tempo.
Dopo aver appreso le discipline letterarie e la filosofia volle approfondire
la conoscenza della matematica, della fisica e dell’astrologia.
Soggiornò a Padova per più di un ventennio, il periodo certo più
proficuo per la formazione integrale del suo spirito e per l’affermarsi
della vocazione che renderà così illustre il suo nome: l’insegnamento.
Nel 1415 si recò a Venezia dove fu allievo del Guarini, e là ebbe
inizio la sua carriera di maestro, tenne insegnamento in una scuola e fù
molto apprezzato.
Tornato a Padova con una grossa fama, aprì una scuola convitto con organizzazione
di tipo familiare, e poi di nuovo a Venezia dove apri un’altra scuola
convitto con studenti di tutta Italia.
Accettò l’invito del signore di Mantova Gian Francesco I di Gonzaga
che gli offriva l’incarico di precettore dei suoi figli, mettendogli a
disposizione una villa posta presso un lago, circondata da splendidi panorami
a cui Vittorino diede il nome di Cà Gioiosa, dove fondò la sua
scuola.
La sua fama si diffuse con grande velocità e aumentavano le richieste
di ammissione, non esigeva compensi se non da coloro che potevano pagare e con
queste entrate manteneva studenti poveri.
La Cà gioiosa era organizzata in modo tale da mantenere una disciplina
di uguaglianza per tutti, di rispetto della personalità, di fraternità,
di ordine.
A la Cà Gioiosa la giornata trascorreva in un intenso lavoro, in cui
l’esercizio mentale si alternava alle pratiche ginniche, della lotta,
alle escursioni in montagna. Vittorino riteneva che a un buon cittadino si addice
il dover saltare, correre, maneggiare la spada, tirar con l’arco, per
avere così, quando se ne presentasse la necessità dei buoni e
sani cittadini in pace e in guerra.
Gli svaghi quindi non mancavano ma non mancava neppure una rigida disciplina,
di cui Vittorino si mostrava custode, ottenuta con mezzi semplici primo fra
tutti la religiosità, infatti si preoccupò moltissimo di formare
non solo giovani eruditi e sani fisicamente, ma soprattutto anime rette e integre,
per cui aggiungeva oltre alla preparazione fisica, una preparazione scolastica
in cui era coadiuvato da maestri scelti da lui stesso, e una intensa pratica
religiosa basata soprattutto sulla preghiera.
Vittorino aveva abolito ogni punizione corporale limitando i castighi alla perdita
della benevolenza o del sorriso del maestro.
Pretendeva da se stesso ancor più dei suoi alunni, perché conscio
del fatto che per ottenere dal prossimo, bisogna innanzi tutto ottenere da se
stesso, non conosceva cosa fosse l’ozio, occupando ogni istante del suo
tempo con azioni che riuscissero di comune utilità.
Non si sposò perché riteneva che alla sua missione di educatore
convenisse il celibato, per una maggiore libertà di azione.
Era una figura estremamente coerente e capace che seppe affermare la propria
personalità e la propria volontà anche a costo di grandi sacrifici.
Morì a 68 anni il 2 febbraio 1446.
Baden Powell , Robert
Stefenson Smyth nacque a Londra nel 1857 e appena all’età di tre
anni rimase orfano del padre, la madre si trovo in ristrettezze economiche,
con numerosi figli da mantenere, e dovette affidarlo suo malgrado a famiglie
amiche.
Appena più grandicello Baden Powell entro in un collegio. Qui l’edificio
era affiancato da una collina ricoperta da cespugli e alberi ed è proprio
da qui che cominciò l’avventura esplorativa e la preziosa abitudine
all’osservazione e alla deduzione.
Appena Maturo a 19 anni diventa ufficiale, visse per molti anni all’estero
in India, in africa, girò mezzo mondo, partecipò in numerose spedizioni
di caccia. Nel 1899 prese parte nella guerra anglo- boera in Sud Africa che
gli assegnò risonanza mondiale.
Rientrato in patria nel 1907 l’incontro con educatori laici e religiosi
lo indusse a mettere a frutto l’esperienza acquisita nel corso della sua
carriera militare e di avventuriero, nel campo educativo organizzando un campeggio
in cui accolse ragazzi provenienti da tutte le classi sociali.
L’anno seguente fondò l’associazione dei Boy Scout, che in
pochi anni diffuse lo scoutismo in tutto il mondo.
Nel 1938 si trasferisce in Kenia, dove muore l’8 gennaio del ‘41.
Lo scoutismo è
un movimento internazionale giovanile per l’educazione delle nuove generazioni
e per sostenere lo sviluppo delle potenzialità fisiche, intellettuali,
e spirituali; caratterizzato da una disciplina basata sull’autogoverno
e un codice morale di comportamento, promuove iniziative che comprendono il
campeggio, progetti di tutela ambientale, nonchè attività nell’ambito
della silvicoltura, allevamento, fotografia e arte culinaria. Viene prestata
inoltre particolare attenzione all’apprendimento delle tecniche di sopravvivenza
e allo sviluppo delle capacità individuali di fronte a situazioni di
vita all’aperto e di emergenza ( pronto soccorso, segnaletica e lavoro
di squadra ).
Possono far parte del movimento ragazzi e ragazze di età compresa tra
i sei e i venti anni, divisi per gruppi di età: i castori bambini dai
sei agli otto anni, i lupetti da otto a dieci anni, gli scout fra undici e quindici
anni, e i rover fra sedici e ventanni.
I lupetti e prima ancora i castori svolgono attività ricreative mirate
a stimolare la fantasia.
Gli scout sotto al guida di un responsabile, collaborano alla programmazione
e alla realizzazione delle iniziative fra cui le escursioni a piedi, le gite
alpinistiche e gare di orientamento, studio delle cartine e nozioni essenziali
di pronto soccorso.
I rover svolgono attività caratterizzate da un maggior spirito di avventura
e improntata alla massima autonomia ( alpinismo, escursioni in canoa o in barca
a vela, parapendio, volontariato e assistenza negli ospedali ).
Oggi il movimento conta molti milioni di aderenti di quasi tutti i paesi del
mondo.
Il metodo di Baden Powell e quello di proporre un visione attiva dell’educazione
in modo da estendere a tutto l’essere umano in corpo mente e cuore l’azione
educativa, in cui queste esperienze acquisite, l’osservazione e l’ammirazione
delle bellezze naturali possano dare un senso di efficienza e di capacità
di un più elevato godimento della vita, e l’uso di questa efficienza
al servizio del proprio prossimo, affinché una parte della propria gioia
divenga la gioia degli altri.
Purtroppo la crescita elevata del movimento che era nato con principi uguali
per tutti i gruppi dei vari paesi del mondo, invece è stato utilizzato
per formare movimenti scoutistici con principi cattolici, laici, etc. In modo
da creare possibili ideologie di parte.
Jigoro Kano nacque
a Mikage in Giappone nel 1860, di famiglia ricca, fin da piccolo aveva studiato
con maestri privati scrittura, calligrafia, letteratura cinese e lingua inglese,
a 13 anni venne iscritto in un prestigioso collegio imperiale che doveva esprimere
la futura classe dirigenziale giapponese, dove le lezioni erano impartite in
inglese.
Kano era gracile di costituzione ma molto intelligente, nel collegio subiva
le angherie dei compagni superiori fisicamente, quindi avendo sentito parlare
del Ju - Jitsu un’arte che permetteva al più debole fisicamente
di difendersi da quello più forte, decise di impararlo. Fù però
osteggiato dal padre che riteneva il Ju - Jitsu un’arte del passato, poco
corrispondente ai cambiamenti che si stavano verificando in Giappone.
Ma il giovane Kano fu fermo nelle sue idee e si buttò anima e corpo nello
studio del Ju - Jitsu , tanto che in poco tempo ricevette i diplomi di insegnamento
di due delle principali scuole ( tenshin-shin-yo e Kito Ryu ).
Jigoro Kano riflettè sul fatto che grazie al Ju-Jistu era diventato più
forte sia sul piano fisico che su quello spirituale e pensò che queste
qualità da lui acquisite li avessero anche gli altri, ma non poteva proporre
di nuovo l’arte che aveva imparato, pensò di fondere le scuole
che aveva frequentato e aggiungendovi anche precetti morali, propose un nuovo
metodo che chiamò Judo-Kodokan ( facendo in modo che un’arte egoica
com’è era il ju-jitsu dei suoi tempi, praticato solo per essere
più forti in combattimento, veniva trasformata in un metodo educativo
il judo, per ottenere delle persone migliori. Pensava di cambiare l’uomo
( e la donna ) attraverso un’educazione di corpo mente e cuore, lasciandoli
poi liberi di darsi al sociale in base alle loro attitudini ).
L’avventura del Judo cominciò nel 1882, Kano fonda il Kodokan (
luogo per la ricerca della Via ) e il metodo del Judo si sviluppò durante
un percorso 40 anni, nel 1922 dichiarò che il Judo era completo sia nei
mezzi che negli scopi.
All’inizio Kano manteneva in casa i più forti Judoisti e alcuni
figli di conoscenti, e gli allievi crescevano giorno dopo giorno.
Iniziava intanto la sua carriera nel ministero dell’educazione, fu un
funzionario tuttofare, fu professore, preside, selezionatore di libri scolastici,
fu inviato spesso all’estero, agì di fatto come ministro degli
esteri, fu il primo presidente del Comitato Olimpico del Giappone.
Si sposò tardi ebbe sei figli di cui tre adottati.
Jigoro Kano morì nel 1938, una folla immensa partecipò ai funerali.
Fù un uomo coraggioso che cercò di introdurre la Via nella scuola.
Non promuoveva un credo o una dottrina, ma cercava il progresso dell’essere
umano formato nel fisico, nella mente e nel cuore.
Il Judo lo possiamo
prefigurare come una costruzione in cui abbiamo come fondamenta insegnare a
combattere, come mura l’educazione fisica, e come tetto il principio morale.
Insegnare a combattere si intende non solo il combattimento dell’uomo
contro uomo, ma il potenziamento di quelle qualità che contraddistinguevano
il guerriero di una volta, ad es. capacità come salvaguardare il corpo
e sapersi difendere, doti come: coraggio, iniziativa, intraprendenza, intuizione
nell’azione, serietà, costanza, lealtà, fede nell’ideale.
Educazione fisica nel senso di essere sani per essere utili, col judo si potenzia
e si irrobustisce il corpo, quindi più sano e forte, e un corpo così
formato può essere utile alla società.
Il principio morale previsto fin dall’inizio.
Ossia che le qualità acquisite precedentemente li metto a disposizione
per essere migliore nel lavoro, nella famiglia, nel servizio sociale, ognuno
a seconda delle proprie attitudini.
Jigoro kano diceva: ‘ Tutti insieme per crescere e progredire col miglior
impiego dell’energia.’
Il Judo oggi conta milioni di praticanti in tutto il mondo, ma purtroppo è stato sfruttato dal sistema sportivo per creare campioni e medaglie, viene praticato quasi totalmente come disciplina sportiva, e la maggior parte dei judoisti ignora chi sia Jigoro Kano e gli elevati ideali del judo.
Philippe Viannay,
ha 23 anni quando fonda all’indomani dell’armistizio (10 giugno
1940 ) il movimento di resistenza contro l’occupazione tedesca. Con qualche
amico stampa e dirige un giornale clandestino difense de la France, un mensile
che fra difficoltà e pericoli nel ‘44 raggiunge le 450.000 copie,
e come attività secondaria si stampavano documenti falsi.
La distribuzione del giornale impegnava centinaia di persone, il movimento era
formato da giovani di grande qualità e la distribuzione veniva fatta
in costante pericolo di vita , a gruppi di quattro, due armati controllavano
la situazione due distribuivano il giornale.
Tra mille disavventure il gruppo passò alla lotta armata, un quarto era
formato da donne, il gruppo agiva anche in contatto con altri gruppi partigiani.
I combattimenti si susseguivano furiosi con morti e feriti, molti furono fatti
prigionieri e molti giustiziati, altri deportati, lo stesso philipphe fu ferito
gravemente, fatto prigioniero, riuscì a fuggire.
Notevole fu il contributo dato agli alleati dalla resistenza, e con lo sbarco
degli alleati in Normandia nel giugno del ’44, e la vittoria sugli occupanti,
la resistenza cominciò a litigare sugli onori e le posizioni del potere
sul dopo guerra.
Finita la guerra Viannay si attivò per ottenere il rilascio dei suoi
collaboratori, sopravvissuti nei lager in Germania, e si dedicò al reinserimento
nella vita civile gli ex combattenti, pretendeva che i partigiani dovevano essere
considerati i migliori cittadini francesi, ma tra coloro che avevano partecipato
alla resistenza si intrufolavano anche gente che approfittava della situazione.
In seguito diventa direttore di un’altra testata giornalistica.
Nel ’45 insieme alla moglie hélen che aveva partecipato anch’essa
attivamente alla resistenza, mentre erano in vacanza da uno zio nell’arcipelago
di Glenan in Bretagna, scoprirono le bellezze naturali del posto, e nel ’47
insieme ad altri ex partigiani fondarono il centro nautico di Glenans.
Viannay pensava di fare qualcosa per questi giovani, qualcosa di remunerante
di educativo mediato dall’avventura, immersi nella natura, facendo qualcosa
che li segnalasse al mondo. Tutto era improvvisato avevano raccolto centoventi
ragazzi e ragazze che avevano fatto la resistenza e che di essa conservavano
un ricordo indimenticabile, cominciarono molte attività, pensarono di
inserire una scuola di vela, ottenendo dal governo francese la concessione di
stabilire la loro base nelle isole disabitate dell’arcipelago.
Philippe Viannay non è un educatore, ma un leader e la sua azione educativa è la risposta alle situazione del momento ( è un uomo formato in corpo, mente e cuore ) facendo qualcosa per gli altri.
Ora con più
di 50 anni di esperienza la scuola di Glénans è una delle più
famose d’Europa, tutt’ora la filosofia dell’associazione è
rimasta la stessa, si impara a governare una barca in piena sicurezza, ma si
impara soprattutto a conoscere e rispettare l’ambiente naturale e a convivere
in armonia con un gruppo di persone, grande importanza viene data ancora alle
attività di volontariato, aperte a tutti.
Marcello Bernardi
pediatra, saggista, nato a rovereto nel 1922, a dodici anni si era trasferito
a Milano, ha vissuto il periodo degli studi durante la resistenza partigiana
e con altri nel ’40 aveva fondato un nucleo di resistenza intitolato a
Matteotti.
Divenuto pediatra si specializza in clinica pediatrica.
Docente di puericultura e autore di numerosi testi tra i quali; il nuovo bambino,
gli imperfetti genitori, l’avventura di crescere, adolescenza, oltre a
un centinaio di pubblicazioni a carattere scientifico .
All’ eta di 49 anni intraprese la pratica e lo studio del Judo con il
maestro Cesare Barioli, frequentando assiduamente gli allenamenti, praticando
per trent’anni, raggiungendo il terzo dan di Judo.
Il prof. Bernardi amava molto i bambini è stato il fautore di quel rispetto
che si deve al bambino, che è soprattutto una persona e mai un’oggetto,
e capire che il mondo del bambino è il suo mondo che è diverso
dal nostro, e che noi quel mondo abbiamo perduto.
Pensava che la cosa più importante dell’uomo fosse la libertà,
diceva che un essere umano che cresce fin da piccolo in un clima di libertà
sarebbe diventato un adulto libero e capace di costruire una società
migliore, però tuttavia clima di libertà non vuol dire che il
bambino possa fare tutto quello che gli pare e piace, il compito dell’adulto
è sorvegliare e aiutare nella crescita del bambino, proibendo azioni
pericolose e cercando di non dare esempi negativi e di ideali di parte, perché
il bambino vede nell’adulto il modello da imitare.
Marcello Bernardi conosceva il rapporto tra corpo mente e cuore, sapeva come
nasce il coraggio, la perseveranza, la bellezza, il ringraziamento la capacità
di dare e di amare l’esempio che lui ha dato dedicandosi ai bambini, con
la sua esperienza che non e quella tecnica di medico, ma dell’amore.
Il Prof. Bernardi si è spento l’8 gennaio del 2001.
Che dire di più
su personaggi come loro se non che sono fonte illimitata di ispirazione, da
portare costantemente come esempio per chi si occupa di educazione. Tutti loro
hanno proposto un metodo, per certi versi differente l’uno dall’altro,
ma tutti hanno mirato all’unificazione in corpo, mente e cuore dell’essere
umano.
L’educando deve avventurarsi e scoprire, avendo la possibilità
di rifugiarsi in un luogo sicuro amorevole e che l’avventura sia costantemente
sorvegliata.
Tutto questo affinché attraverso l’educazione creiamo uomini liberi.
Penso inoltre che il compito dell’educatore è tutt’altro
che facile, in giro vi sono tante persone che hanno tanto da insegnare e da
dare, ma sono poche quelle che vogliono ricevere, un esempio può essere
la situazione del judo, vi sono tanti maestri più o meno bravi ma che
hanno sempre qualcosa da dare e da insegnare. Mancano spesso gli allievi che
vogliono apprendere.
Bibliografia;
Corpo Mente e Cuore - Cesare Barioli e Marcello Bernardi;
Marcello Bernardi e il Judo - Cesare Barioli;
Conoscere il Judo ( opuscolo ) - Cesare Barioli;
Enciclopedia Encarta;
internet
Corso di formazione ed. sportivi - Dispensa n° 5