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Analogie esistenti tra i principi del Judo e il modello di sviluppo Free Software/Open Source - Sergio Rolandi
Ovvero: Breve studio sulle analogie esistenti tra i principi del Judo enunciati come “miglior impiego dell'energia “ (Seiyoku Zen'yo), “prosperità e mutuo benessere - tutti insieme per crescere e progredire “ (Jita Kyoei) e il modello di sviluppo Free Software/Open Source.
Devo iniziare con una premessa doverosa, il termine “Free”
va interpretato nel modo più ampio possibile come “libero”
e non all’italiana in “gratis”. Inoltre, pur trattandosi di
argomenti estremamente tecnici, cercherò per quanto possibile di semplificare
sia i termini che i concetti (non me ne vogliano i più esperti)
Ai più l’accostamento Judo/Informatica potrà sembrare per
lo meno azzardato, ma analogia non è forse un termine che indica un «rapporto
di somiglianza tra alcuni elementi costitutivi di due fatti od oggetti, tale
da far dedurre mentalmente un certo grado di somiglianza tra i fatti e gli oggetti
stessi» (G. Devoto, G.C. Oli, Il dizionario della lingua italiana, Firenze
1990). Certo, accostare dei principi universali come quelli espressi da Jigoro
Kano ad altri più strettamente tecnici può sembrare eccessivo,
ma non è forse l’analogia stessa che ad esempio ricerca “somiglianze”
tra il modello dell’atomo e il moto dei pianeti e delle galassie?
La scintilla che ha portato alla stesura di questa tesi nasce dalla lettura di alcuni articolo sul Free Software (in tempi non sospetti), dove in sintesi veniva esposto il pensiero che il software, inteso come espressione dell’ingegno umano, non può essere assimilato alla produzione tipicamente industriale o soggetto alla volontà o al copyright di questa o quella grande industria, ma bensì deve essere inteso come un “dono” all’umanità. (pensate a come sarebbe diverso il mondo se qualcuno avesse “brevettato” il fuoco o la ruota o il vaccino antipolio tanto per fare un’esempio a noi vicino)
I punti di maggiore analogia che ho riscontrato sono:
· Sviluppo del software in modo collaborativo (tutti insieme per crescere e progredire) che da una prospettiva più ampia, fornisce un modello di lavoro collettivo e di condivisione della conoscenza applicabile a tutti i campi del sapere, non soltanto a quello del software.
· Riusabilità del software, dei concetti, degli algoritmi, ecc. evitando quindi di dover ogni volta ricominciare da capo. (miglior impiego dell’energia)
· Passaggio delle conoscenze e delle competenze da una generazione (informatica e non solo) all’altra. (prosperità e mutuo benessere)
Ritengo inoltre doveroso sottolineare l’assoluta apoliticità del
modello Open Source, nonostante i tanti tentativi da una parte e dall’altra
di rivendicarne l’appartenenza.
Storicamente il Free software nasce da un’idea di Richard
Stallman (ideatore e sviluppatore di EMACS uno dei migliori editor esistenti)
nei primi anni 80, ma la svolta avviene nei primi anni 90 grazie ad uno studente
finlandese, allora ventunenne, Linus Torvalds, che sviluppa partendo praticamente
da zero e grazie alla collaborazione di migliaia di programmatori (collegati
tramite Internet) il sistema operativo Linux, base indispensabile per ogni sviluppo
futuro.
La documentazione che si può trovare su questi argomenti e’ immensa
(soprattutto su Internet e in inglese) e spesso contraddittoria, allego solo
questa prefazione ad un libro di Stallman perchè mi è sembrata
particolarmente interessante. (personaggio molto discutibile e controverso le
cui idee spesso contrastano con le mie, ma questa e’ un’altra storia)
Allegato:
Prefazione del libro "Codice Libero", scritta dal prof. Angelo Raffaele Meo
È successo raramente nella storia, ma è successo,
che in un momento in cui sembrava che le regole del gioco fossero immutabili,
che i vincitori fossero imbattibili e i perdenti senza alcuna possibilità
di riscatto, un uomo solo, assolutamente privo di potere, ricchezze, fama, bellezza,
amicizie, un uomo qualunque della specie innumerevole dei perdenti, riuscisse
a sovvertire le regole del gioco e a far saltare il banco. La storia raccontata
in questo libro è la storia di uno di quegli eventi rari ed è
la storia di un uomo eccezionale che nasce perdente e diventa vincente, che
non è bello ma affascinante, che non è simpatico ma è adorato
come un dio; non ha amicizie vere ma conta migliaia di ammiratori; mette i lunghi
capelli in bocca o nel piatto ove sta mangiando ma è conteso ospite alla
tavola dei ricchi e dei potenti; non sorride mai ma si traveste da santo mettendosi
in testa, a mo' di aureola, la superficie attiva di un hard disk della prima
generazione; non ha i soldi per pagarsi una cena al ristorante ma ha sconvolto
un mercato da migliaia di miliardi di dollari.
Il gioco è un comparto industriale delle dimensioni di quello dell'automobile,
dominato da pochissimi attori, meno delle dita di due mani, in virtù
della regola che chi vince prende tutto il piatto. È il settore industriale
del software, ad altissima intensità di lavoro e poverissima intensità
di capitali, che produce oggetti immateriali senza impiego di energia, puro
spirito, frutto di sola intelligenza, fantasia, tenacia, miliardi di ore di
lavoro.
Il protagonista della storia è Richard Stallman, figlio di un veterano
della seconda guerra mondiale e di un insegnante. Bimbo povero ma felice, è
improvvisamente sottoposto al dolore per il divorzio dei genitori e, in breve
tempo, per la scomparsa dei nonni adorati. Quegli eventi lo trasformano in un
ragazzo infelice, predisposto all'isolamento sociale ed emotivo, "al confine
dell'autismo", come lo stesso Richard confessa. Lo sostengono un'eccezionale
intelligenza, l'amore per lo studio e in particolare per le discipline scientifiche,
l'amicizia dei compagni del college, l'unica vera casa della sua vita.
All'università diventa un hacker, che significa molto di più della
bravura nel programmare un virus o violare un codice crittografico. La cultura
hacker ha divertenti componenti goliardiche, un linguaggio rigorosamente scientifico
che incorpora le primitive del linguaggio di programmazione LISP, un lessico
variopinto che riflette un feroce atteggiamento critico verso i meccanismi del
potere.
Ad esempio, "suit" è uno "scomodo abito da lavoro caratterizzato
da uno strangling device che un hacker non indosserebbe mai", ed è
anche un individuo della specie umana vestito con uno "suit" a cui
lo strangling device riduce molto l'irrorazione cerebrale.
Soprattutto, la cultura hacker è caratterizzata da un rigoroso senso
morale, per cui un vero hacker non danneggerebbe mai un sistema informativo
o un programma applicativo; e da una istintiva vocazione per la fraternità,
la solidarietà e l'uguaglianza. Così Richard, che nella prima
giovinezza aveva assunto atteggiamenti conservatori, si converte al credo progressista
della madre.
Comunque, nella sua ideologia politica, la libertà è più
importante dell'uguaglianza, per cui si terrà alla larga dal marxismo.
Un giorno, in occasione di un convegno, si irritò molto con me, perché,
come schematizzazione didattica scherzosa, avevo assimilato la rivoluzione del
software libero a quella bolscevica e avevo affermato: "Stallman sta a
Torvalds come Lenin sta a Stalin". "Io non sono affatto comunista",
proclamò con forza quel giorno, forse anche per difendere il suo movimento
dall'accusa ricorrente di "infocomunismo", che suona come gravemente
infamante nella società americana.
La madre di Stallman è ebrea, ma Richard si proclama ateo. Per un certo
periodo di tempo, negli anni '70, va in giro esibendo una spilla con la scritta
"Processiamo Dio". Spiega che se Dio fosse così potente da
aver creato il mondo senza far nulla per correggere i problemi, perché
mai dovremmo adorarlo? Non sarebbe più ragionevole processarlo? E qualche
volta dà una risposta contemporaneamente scherzosa e provocatoria: "Il
mio nome è Jehovah. Ho un progetto speciale per la salvezza dell'universo,
ma non posso rivelarlo. Devi avere fiducia in me, perché soltanto io
sono in grado di vedere come stanno le cose. Se non avrai fede in me, ti metterò
nella lista dei nemici per gettarti nell'abisso ove l'Ufficio Infernale delle
Imposte passerà al vaglio le tue dichiarazioni dei redditi da qui all'eternità."
Comunque, in contrasto con la professione di ateismo, i suoi atteggiamenti e
le sue idee appaiono caratterizzate da una profonda, rigida religiosità.
Per altro, soltanto gli uomini dotati di profonda, convinta religiosità,
sono in grado di determinare le eccezionali trasformazioni delle regole del
gioco. Come ogni autentico credente, Richard considera sacri i principi della
sua fede e non accetta mai alcun tipo di compromesso. Anzi, nella sua intransigenza,
diventa quasi violento quando lo si contraddice sui dogmi.
La storia della sua azione scientifica e politica inizia nei primi anni '80,
quando, come diffusamente raccontato nel libro, percepisce che i principi della
libera diffusione e condivisione del software e delle idee che hanno caratterizzato
i primi tre decenni dello sviluppo dell'informatica, sono violati da un nuovo
atteggiamento delle aziende informatiche più importanti. Queste, non
distribuiscono più il codice sorgente dei loro programmi per evitare
la loro copiatura e non consentono, quindi, ai loro utilizzatori, l'adeguamento
alle proprie esigenze e il miglioramento di funzionalità e prestazioni.
Il nuovo atteggiamento determinerà la nascita di un nuovo comparto industriale,
caratterizzato oggi da fatturati annui dell'ordine del miliardo di dollari,
ma avrà pesanti implicazioni negative come chiaramente percepito da Stallman:
il condizionamento del progresso scientifico e tecnologico, l'inutile duplicazione
di sforzi da parte di aziende concorrenti per realizzare gli stessi prodotti,
danni gravi alla formazione per l'impossibilità di studiare le funzionalità
e la struttura del software in assenza del codice sorgente.
Stallman comprende questi pericoli incombenti e per fronteggiarli fa una scelta
radicale, in linea con i suoi principi e il suo stile di vita. Abbandona, infatti,
il suo mestiere sicuro di ricercatore e professionista dell'informatica e si
butta, anima e corpo, nel progetto di realizzare un universo di programmi disponibili
in linguaggio sorgente e aperti a un continuo progresso. Fonda la "Free
Software Foundation" e dà a questa un preciso obiettivo importante:
la realizzazione di un nuovo sistema operativo compatibile con UNIX, ma libero.
A questo attribuisce il nome e il simbolo GNU, suggerito dalla definizione ricorsiva
come nella tradizione hacker "Gnu is Not Unix". In altri termini,
GNU non è lo UNIX coperto da copyright di A.T.T., ma ha le stesse funzionalità.
Nell'arco di 7-8 anni la Free Software Foundation costruisce un enorme patrimonio
di programmi: compilatori, manipolatori di testi, strumenti di sviluppo, ma
non completa lo sviluppo del nucleo del sistema operativo. Fortunatamente, nel
1991, uno studente finlandese, allora ventunenne, Linus Torvalds, decide di
sviluppare il nucleo, "just for fun", come spiegherà in un
libro dedicato al racconto affascinante del suo progetto. Parte da un prodotto
didattico molto diffuso nelle università e chiama a raccolta un certo
numero di progettisti e programmatori volontari. Così, in tempi incredibilmente
brevi, l'opera di Stallman viene completata e nasce il nuovo sistema operativo
GNU/Linux.
Il successo di questo nuovo prodotto è travolgente. Nell'arco di pochi
anni, il nuovo sistema operativo si manifesta come un serio pericolo anche per
Windows di Microsoft. Contemporaneamente, esplode il mondo dei prodotti e delle
applicazioni di Internet, i cui componenti fondamentali -- protocolli e strumenti
di base -- sono stati sviluppati applicando le logiche del software libero.
I successi inducono molte aziende importanti, come IBM e SUN, ad accettare almeno
in parte il credo di Stallman. Ma i loro atteggiamenti tradiscono l'utilitarismo
e non sono graditi a Richard, che denuncia con intransigenza la commistione
peccaminosa di software libero e software proprietario. È l'innesco della
feroce guerra civile -- brillantemente descritta nel libro -- fra gli intransigenti
puristi di Stallman e altri protagonisti, più elastici, della storia
del software libero.
Ero seduto un giorno a un convegno a fianco di Stallman, quando fu chiamato
alla tribuna il rappresentante di una delle aziende peccaminose. Stallman aprì
allora il suo computer portatile e si mise a lavorare ostentando indifferenza.
Ma quell'atteggiamento apparve subito molto difficile da mantenere. Nei primi
cinque minuti dell'intervento Richard iniziò a emettere alcuni grugniti
di disapprovazione, per passare a interruzioni sempre più vivaci nei
successivi cinque. Ad un certo punto perse definitivamente la pazienza, chiuse
di scatto il portatile e si allontanò dalla sala con incedere provocatorio
per rientrarvi solo alla fine dell'intervento dell'eresiarca.
Confesso di aver sempre ammirato Stallman e di aver condiviso le sue idee, ma
di aver sempre ritenuto utopistico il suo progetto politico e scientifico. Quando
alcuni anni fa proposi all'allora ministro della Ricerca Scientifica, Luigi
Berlinguer, un programma nazionale di ricerca sul software libero, rimasto ignorato
nei suoi cassetti, mi aspettavo soltanto risultati parziali e benefici, relativamente
limitati per il settore dell'informatica italiana. Oggi sono invece convinto
che Stallman sia molto vicino all'arco di trionfo.
A indurmi all'ottimismo sono molte novità clamorose: l'esplosione di
Internet, strumento fondamentale della comunità dei programmatori liberi;
la cresciuta importanza delle tecnologie "soffici" rispetto a quelle
"dure"; le iniziative dei governi dei paesi più avanzati, compreso
il nostro; l'interesse di quasi tutte le multinazionali dell'informatica e delle
telecomunicazioni.
Soprattutto, la crescita esponenziale delle conoscenze ha portato all'esplosione
della complessità e ha reso sempre più difficile per le multinazionali
del software la competizione con quello che il filosofo Polanyi chiama "La
Repubblica della Scienza", ossia la comunità dei ricercatori pubblici
di tutto il mondo. Oggi il patrimonio collettivo del software libero è
molto più ricco di quello del software proprietario.
Il gioco continua a essere del tipo: "Il più forte prende tutto",
ma oggi il più forte è il mondo della collaborazione. Oggi collaborare
è più conveniente che competere. Un nuovo modello di sviluppo
basato sulla solidarietà è oggi possibile, non soltanto per una
scelta razionale dell'umanità, ma anche in virtù delle novità
che ho elencato e della conseguente trasformazione radicale delle regole dell'economia
mondiale.