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I disagi dell'adolescenza - Dianella Pavan

L’adolescenza come periodo di passaggio verso l’età adulta: periodo abbastanza definibile sotto il processo biologico, non certo sotto quello psicologico.
Spesso l’adolescente presenta disagi transitori di vario tipo, che possono trasformarsi in vere e proprie patologie: dai disturbi alimentari alle anoressiee/o bulimie, da disturbi psichici depressivi e tentativi di suicidio, da alcoolismo a tossicodipendenza (magari anche solo saltuaria), da giochi per la vita a giochi mortali.
Oggi, per chi viene a contatto con i giovani, è fondamentale conoscere ed approfondire tali tematiche; come osservatori riconoscerrne i sintomi, come educatori interagire con i loro genitori, cercando un rapporto basato sulla reciproca fiducia.
Il judo: la sua proposta educativa.
Ho chiesto aiuto agli adolescenti che conosco, ho chiesto loro di descrivere la loro età perché, anche se ricordo della mia, i tempi sono cambiati, la Società ora presenta caratteristiche di contenuto e velocità completamente diverse.
Bibliografia:
- Adolescenza, Marcello Bernardi
- Giovani, V. Andreoli
- I problemi degli adolescenti, F. Dolto
- L’età incerta, Saggi
- Il piacere offuscato, Racalbuto-Ferruzza
- Bambini e adolescenti che soffrono, V. Volpi
- Problemi psicologici della preadolescenza e dell’adolescenza, Petter
- Psicologia clinica, Davison-Neale
- Una mollica in meno per un po’ di desiderio in più, Murgo

Il disagio : il disagio è una caratteristica dell’esistenza; una condizione di malessere che ci fa sentire inadatti in certe situazioni (disagio da ambiente), oppure inadatti a vivere in ogni condizione (disagio di vivere).In funzione della durata, questo sentimento può essere transitorio o permanente.Il disagio è spesso descritto come voglia di scomparire, di non esserci.E ’presente in ogni fase dell’esistenza, ma ha momenti di maggiore rischio come nella pubertà,nella menopausa e nella vecchiaia (esiste persino nella prima infanzia il disagio dell’ottavo mese).
Il disagio ha una sua utilità, una funzione difensiva per migliorare le capacità.
generali dell’uomo (analogamente all’ansia: serve ad attivare meccanismi d’attenzione, di reattività fisica e mentale p.e. chi non ricorda un esame come momento di gran tensione in cui però si attinge ad energie profonde)
La devianza invece quantifica la distanza di un comportamento rispetto ad una norma.

La classificazione delle adolescenze è ormai molto complessa V. Andreoli
1°. Adolescenza tipica: modificazione progressiva della personalità conformemente allo sviluppo puberale e al mutamento del ruolo sociale
2°. Adolescenza protratta e adolescenza interminabile: un prolungamento della situazione adolescenziale determinato dalle condizioni culturali.
3°. Adolescenza abbreviata e adolescenza negata: perseguimento della vita più rapida possibile verso la modalità di funzionamento adulto. A tale proposito ricordiamo i ragazzi che fin dalla più tenera età, in certe Nazioni, sono avviati al lavoro minorile e/o addestrati alla guerra.
4°. Adolescenza ciclica: con periodiche uscite ed entrate nell’adolescenza e nelle sue caratteristiche.
5°.Adolescenza traumatica: porta a comportamenti antisociali fino alla delinquenza.
6° Adolescenza abortiva: capitolazione psicotica, con perdita di contatto di realtà e crollo della capacità d’apprendimento differenziato.
Gli ultimi due esempi, rispetto ai precedenti riportano dentro la psichiatria.

Lo sviluppo fisico e la maturazione puberale creano situazioni d’ansia e di tensioni e hanno spesso contraccolpi negativi nell’area dei rapporti interpersonali (timore di essere derisi, di non essere accettati dai gruppi dei coetanei, timore di mostrarsi in pubblico, difficoltà per le ragazze a sviluppo precoce di fronteggiare forme di corteggiamento ecc).
Inoltre l’acquisizione del pensiero ipotetico -deduttivo, pur costituendo un passo avanti nel segno della continuità dello sviluppo cognitivo, può dare origine a discontinuità e rotture rispetto ad una precedente situazione d’armonia sul piano affettivo -emotivo, creando difficoltà nei rapporti con gli altri, e in particolare con genitori ed insegnanti.
Di conseguenza i ragazzi vanno: a- verso nuovi investimenti affettivi e nuovi modelli e manifestano dei b-processi di saturazione verso l’ambiente familiare, quindi un vivo bisogno di rinnovamento e di cambiamento.
Una forte spinta ad oltrepassare i confini ristretti della vita familiare che si traduce in una ricerca d’esperienze nuove,un bisogno d’elaborazione delle convinzioni personali: vedere la realtà con i propri occhi e valutarla da solo : perciò il ragazzo si colloca c- volontariamente in una situazione psicologica di marginalità rispetto all’ambiente famigliare,caratterizzato da un alternarsi di volontarie uscite / rientri da tale ambiente .
Tutto ciò può diventare fonte di gravi contrasti con i genitori: rapporto spesso difficile in cui esiste una limitazione dell’autonomia e un senso di gap generazionale ;
possono scatenarsi reazioni di risentimento per le limitazioni ,discussioni aspre,ribellioni,sotterfugi e minacce di punizioni. I genitori s’interessano o no alle esperienze del figlio e alle loro conseguenze oppure alternano quest’atteggiamento (prima il divieto e poi il lasciare fare in modo ricattatorio : te l’avevo detto,adesso arrangiati) creando in ogni caso risentimenti.

Da parte del ragazzo c’è l’esigenza che la discussione sia alla “pari “ con rispetto delle opinioni che egli esprime, anche se spesso l’attuazione di una proposta o di un progetto può essere vissuta da parte del ragazzo stesso come più facile di quanto in realtà non sia .
Ricordiamo lo slancio,l’entusiasmo e la generosità con cui molti adolescenti ,singolarmente o in gruppo affrontano certe discussioni e certe imprese.Uno slancio e un entusiasmo che in certi momenti hanno assunto la forza rivoluzionaria delle utopie.
Ma se il richiamo all’esperienza da parte dei genitori è compiuto con tono di sufficienza ,o peggio con ironia ,esso può suonare come derisione e svalutazione di un’opinione che il ragazzo vorrebbe vedere presa in seria considerazione e in ogni caso rispettata. L’ironia ,infatti,rileva in questo caso una disuguaglianza,nega quella parità alla quale il ragazzo invece aspira.
Le trasformazioni fisiche e psicologiche della preadolescenza hanno portato un ragazzo a sentirsi ,per molti riguardi, simile ormai all’adulto.Il suo corpo ha fondamentalmente assunto le dimensioni e l’aspetto di quello degli adulti; egli veste ormai come un adulto; e sono presente in lui certi interessi per i rapporti sociali e,
in particolare per i rapporti con i coetanei dell’altro sesso,l’interesse per l’attività professionale e talvolta anche per l’attività politica :sono pure ormai presenti tutti i meccanismi intellettuali che caratterizzano la vita mentale dell’adulto.Manca è vero,una piena maturità emotiva,ed è ancora piuttosto ridotto quel patrimonio di conoscenze e d’esperienze dirette delle situazioni e degli uomini.
Un preadolescente o un adolescente si trova dunque a far parte contemporaneamente di due categorie ben distinte: quella dei ragazzi (per la persistenza di alcune delle limitazioni e dipendenze che caratterizzano i membri di tale categoria), e quella degli adulti, in ciascuna delle quali occupa però una posizione marginale: ciò determina un indebolimento del senso della propria identità sociale e perciò anche uno stato d’incertezza e di tensione.
I coetanei diventano un punto di riferimento essenziale: essi, soprattutto nelle situazioni di gruppo, garantiscono quella parità che è così difficile vivere con gli adulti, possono garantire un senso di sicurezza nelle esperienze extrafamiliari e restituire un chiaro senso d’identità sociale; possono offrire ad ogni ragazzo molte occasioni per mettere alla prova certe sue capacità e per sviluppare e affinare la sua “ competenza sociale”, inoltre gli offrono indicazioni importanti per lo sviluppo della sua “ idea di sé”
L’amicizia in questo periodo è fondamentale : chi non ricorda i momenti intensi d’amicizia legati a questa età !
Sentirsi in gruppo: il gruppo classe è una formazione sociale del tempo scolastico ma esistono anche formazioni sociali del tempo libero : il prototipo di tali forme d’associazionismo è rappresentato dallo scoutismo,un movimento fondato all’inizio del secolo da Baden-Powell per i ragazzi.
Nei suoi tentativi di rendersi indipendente dell’adulto, materialmente e psicologicamente, un adolescente viene spesso a trovarsi in contrapposizione polemica con gli adulti: tale processo è definito processo di divergenza dagli adulti (generalmente connotato positivamente), che quando travalica i suoi limiti si configura nella devianza, nella delinquenza giovanile, nell’antisocialità giovanile,nella tossicodipendenza,nelle fughe, nel suicidio e nel tentato suicidio.


Secondo V. Andreoli, che nel suo libro “ Giovani” fa un’analisi spietatamente realistica della società e dei giovani del tempo d’oggi, l’unica terapia possibile, se si vogliono giovani differenti, è quella di un cambiamento radicale della nostra società.
Non c’è da meravigliarsi che per molti tutto vada bene:è una società che è perfetta per gli uomini del potere e per chi è destinato ad un successo per semplice successione.
V.Andreoli afferma :
“credo che la società vada cambiata perché sono troppi i giovani incompiuti, i giovani della disperazione, della nevrosi……... e ancora “ non occorre un nuovo pianeta, ma un nuovo umanesimo che guardi ai giovani”
“ senza più storie di dolore quando potrebbe essere di serenità:il delitto è
spaventoso quando si sarebbe potuto convivere con la vittima tranquillamente, la
morte per droga è terribile quando quel cadavere avrebbe potuto dare il proprio
contenuto alla società…”


Inoltre propone delle soluzioni, probabilmente utopiche ma anche per certi aspetti semplici da realizzare,sicuramente controcorrente :
1°contenere la produzione di oggetti. L’uomo si riduce agli oggetti che possiede,che può mostrare e indossare. I bisogni per gli oggetti sono indotti dall’ingegneria dell’artificiale. I giovani sono riempiti di desideri da spot e vogliono ciò che lo spot impone di consumare. Sono giovani normali ,ma idioti,sepolti dagli oggetti del gran mercato:un grande imbroglio a vantaggio della produzione.

2° contrastare la” follia delle immagini “ il mercato incontrollato delle immagini tende a sopraffare l’uomo.Sotto quest’aspetto ,le immagini non sono differenti dalle sostanze stupefacenti. Il televisore altera la struttura logico-verbale e la sequenzialità del pensiero.Mette fuori uso l’organo della mente senza del quale non è possibile creare.
Un gruppo di giovani esposto ad immagini violente e poi in seguito testato ,ha dimostrato un notevole aumento di comportamenti violenti rispetto ad uno stesso gruppo che invece abbia assistito ad immagini neutre,amorose o affettuose.
La violenza è lo specchio principale della società agonistica del presente e delle continue sconfitte che infligge,mentre domina l’imperativo del successo.
p.es. i videogiochi si fondano sull’eliminazione di qualcosa,sulla vittoria: sparando ,uccidendo .I giovani che lasciano a fatica il videogioco appaiono eccitati,sottoposti al rischio di spostare nella realtà l’azione finora espressa sul microschermo,.

3° proporre “Dall’io al noi “ l’imperativo sociale lanciato a ciascun giovane è di raggiungere il successo, che vuol dire vincere sugli altri e continuamente superare l’altrui posizione sociale. L’imperativo,dunque è “ fai denaro” : il come farlo è secondario.Su questa base si separano nettamente successo e insuccesso,i bravi e gli stupidi,i grandi e i minimi.In una tale società il successo di pochi comporta l’insuccesso di molti,e il successo ridotto a denaro pone tra gli insuccessi tutte le attività dell’uomo che non ne producono.Un tempo il monaco,fallimento pecuniario,era considerato sale della terra.Un poeta con pochi versi raccontava una storia esemplare.Un vecchio era un pezzo di società,oggi è solo una voce passiva di un qualche bilancio. Stiamo perdendo le nostre radici,la nostra cultura,la nostra poesia,noi stessi.
Domina il terrore di perdersi in una sovranità che oscuri il proprio Io.Il narcisismo del singolo teme sempre l’altro,tenuto a distanza e accettato solo come spettatore o meglio come uno specchio che serve ad evidenziare la superiorità e la bellezza di chi vi si guarda dentro. Un insieme di narcisi non fa mai un popolo o una nazione.
Ognuno crede di doversi occupare solo di se stesso e di rimanere totalmente estraneo da quanto realizza un altro.Manca la percezione del Noi come condizione necessaria all’Io: manca la percezione dell’interdipendenza.
La differenza sta nella mancanza in Italia della cultura del gruppo, sostituita dal delirio dell’Io. Tutto comincia nelle aule delle scuole elementari e medie, con il mito del bravo (e di conseguenza dell’asino), mentre si dovrebbe favorire i risultati del gruppo-classe dove il contributo del compagno potenzia anche il proprio e quello di tutti gli altri. “Tutti insieme per crescere e progredire” diceva jigoro kano
Mi succede d’estate di osservare le lunghe code di macchine (traffic-jam : marmellata di macchine: termine inglese che rende molto bene l’idea) che percorrono le strade lungo il bellissimo lago di Garda : ognuno nella propria macchina –moto,ognuno con la propria musica più o meno assordante ,con il proprio cellulare,con la propria famiglia,con i propri amici,ognuno con i propri vestiti e le proprie ragioni ,ognuno con la propria rabbia per la coda, ormai incapaci di godere il guardare ciò che appartiene a tutti noi. L’unico pensiero: no, non ti faccio passare …. adesso ti supero e guadagno un posto avanti…. uffa …
Cosi vicini con l’altro e cosi separati dall’altro, alienati da noi stessi e prigionieri solitari della nostra opulenza.

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La tossicodipendenza giovanile

Fin dai tempi più antichi l’umanità ha fatto uso di sostanze d’ogni genere nella speranza di alleviare il dolore fisico o di alterare gli stati di coscienza.
Con dipendenza s’intende una modalità compulsiva d’uso delle sostanze, con conseguente compromissione sia psicologica che fisica: alcool, oppiacei. barbiturici (sedativi), amfetamine e cocaina (stimolanti), ma anche la nicotina perché esercita da secoli il suo potere di indurre dipendenza, ed infine la caffeina.
Ricordiamo che l’ingestione di barbiturici con alcool è un classico cocktail suicida….
Negli U.S.A. l’uso d’amfetamine sul lavoro è in aumento a causa di un contesto più frenetico:in alcuni casi manager e responsabili incoraggiano l’uso di tali sostanze, arrivando a procurarle a collaboratori già motivati ad assumerle.
Inoltre l’assunzione di sostanze per migliorare le prestazioni fisiche si è diffusa sempre più anche nell’ambiente sportivo agonistico e non divenendo una pratica illegale tacitamente tollerata ( doping ).
Per quanto riguarda la marijuana, ironicamente, gli effetti terapeutici sono stati scoperti nello stesso periodo in cui furono segnalati gli effetti negativi derivati dal forte consumo abituale della sostanza.: danni ai polmoni e al sistema cardiovascolare e deficit cognitivi. Inoltre , diversamente da quanto si pensi, l’uso prolungato di tale sostanza induce comportamenti aggressivi.

L’uso di sostanze è’ considerato una devianza quando assume forme gravi di dipendenza.
All’inizio (almeno) è una divergenza volontaria che crea problemi anche agli altri, inducendoli ad interventi di recupero. E’ una divergenza che porta a disvalori quali la dipendenza, la riduzione degli interessi culturali e sociali, la caduta della capacità di progettare il proprio futuro.
Le dinamiche fondamentali per la genesi della tossicodipendenza coinvolgono vari campi;d’ordine personale, familiare, scolastico, sociale e i biologi concordano in una predisposizione genetica in particolare per i consumatori d’alcool.
Spesso è presente nel tossicodipendente, una strutturazione dell’Io relativamente debole quale:
- minore capacità di immaginare il futuro e le conseguenze lontane delle proprie
decisioni;
- minore capacità di sopportare le frustrazioni e di differire nel tempo il
soddisfacimento di un desiderio;
- minore capacità di compiere un “ esame della realtà” adeguato;
- minore fiducia in se stesso;
Tutto ciò può rendere più difficile la gestione di quelle difficoltà e situazioni conflittuali che normalmente i preadolescenti e gli adolescenti incontrano.
Spesso, come elemento complicativo, si riscontra nel caso dei tossicodipendenti una condizione familiare caratterizzata da tensioni, da infelicità di base, da un bisogno insoddisfatto d’affetto, da richieste dei genitori troppo rigide, o troppo elevate, o ispirati più ai loro interessi che a quelli dei figli.
L’esperienza psicologica d’allentamento delle tensioni, d’euforia, di temporaneo senso di benessere e anche di potenza, resa possibile dall’uso della droga, può allora essere vissuta come una via d’uscita da una situazione emotivamente insostenibile, di depressione e d’infelicità, per il cui superamento non si riesce a vedere alcun’altra possibilità, sul piano della realtà.
Una via d’uscita di cui sono colti, sul momento, solo gli aspetti gratificanti, mentre le conseguenze relative ad un futuro un poco più lontano, restano sullo sfondo, inefficaci ai fini della regolazione del comportamento.
A questo meccanismo si aggiungono, dopo un certo numero d’assunzioni di droghe pesanti, come altra potente ragione che tende a perpetuarne l’uso, la situazione di dipendenza fisica, la paura della crisi d’astinenza e l’insopportabilità di tale crisi.
Un incontro con le droghe pesanti e in particolare con l’eroina nel periodo fra i 15 ed i 18 anni, in cui i problemi personali come abbiamo visto in precedenza sono numerosi e complessi, e la capacità di fronteggiarli ancora ridotta, può trovare difese molto deboli e, se non porta subito a conseguenze drammatiche, crea però le premesse, qualora l’esperienza non sia superata positivamente, per un periodo molto drammatico, quello che da 19 va sino a 24-25 anni, un’età dopo la quale, se non si è verificato un processo di disintossicazione e recupero, la situazione si fa più grave, con declino fisico e psicologico accentuato, e non di rado una morte precoce come esito.

Per quanto riguarda la prevenzione, occorre sottolineare che essa può soprattutto consistere nel dare precocemente ai ragazzi una serie di informazioni corrette sulle sostanze psicotrope, evitando però di fare di ogni erba un fascio e introducendo le necessarie distinzioni ma includendo nel discorso anche sostanze come il tabacco e l’alcool.
Naturalmente la prevenzione deve andare oltre la semplice informazione e riguardare le caratteristiche familiari (con attività organiche di formazione e d’informazione rivolte ai genitori) quelle della scuola (che deve diventare più motivante, meglio in grado di soddisfare gli interessi profondi di crescita umana e culturale e di socialità).Inoltre deve riguardare anche i diversi aspetti del tempo libero :
in questa direzione grande importanza possono avere le organizzazioni dell’associazionismo giovanile, e anche le iniziative degli Enti locali (strutture ambientali architettoniche culturali e Progetti-giovani).
Riuscire ad ottenere una collaborazione volontaria da parte dei soggetti tossicodipendenti è di fondamentale importanza per l’assistenza e il recupero:

- attenuare la dipendenza fisica sino ad annullarla
- rinforzare le strutture dell’Io, creando maggiore consapevolezza e interessi nuovi,
maggiori capacità di difesa, maggiore fiducia in se stessi per impedire le ricadute.

Grande ed interessante è il dibattito tra gli antiproibizionisti che vorrebbero legalizzare tutte le sostanze considerate illegali per ovviare alla microdelinquenza collegata al mondo della tossicodipendenza.
Ciò che più colpisce e fa paura alla gente “ normale “ è proprio la microcriminalità e la diffusione di malattie gravi e trasmettibili con siringhe, quindi le conseguenze di carattere sociale, e non le problematiche e le fragilità dei soggetti stessi.
Invece l’uso diffuso dell’alcool, considerata sostanza legale, è molto tollerato anche se è fonte di grandi patologie fisiche e psicologiche, dà dipendenza e causa crisi d’astinenza: ciononostante si trova dovunque e ad un prezzo accessibile a tutti.
Un grido d’allarme ultimamente si è alzato da parte di sociologi e medici per l’uso smoderato e precoce di superalcolici da parte di giovanissimi.
Tra le sostanze alcoliche, il vino domina incontestato e acclamato particolarmente in alcune regioni con origini contadine ( p.es. Veneto ) , da sempre considerato droga dei poveri. Spesso è associato alla depressione : “affogare i propri dispiaceri nel vino “ è un’espressione che descrive molto bene la situazione.
Non serve demonizzare l’alcool ma il suo abuso ha sicuramente costi elevati in termini sociali e umani ; basta sfogliare le cronache di un qualsiasi quotidiano !

Forse dovremmo avere un po’ più coraggio, e guardare a paesi più maturi dove anche se non hanno risolto radicalmente queste problematiche cercano di gestirle in modo diverso, cambiando anche le proposte e le direzioni non nascondendo la testa sotto la sabbia come degli struzzi…

I soggetti tossicodipendenti generalmente rimangono, anche dopo il recupero e il reinserimento sociale, come dire, fermi al tempo prima dell’esperienza;forse adolescenti per sempre con scarse capacità gestionali nell’assunzione di responsabilità.
Oggi emerge un nuovo inquietante comportamento: spesso, il nuovo tossicodipendente appartiene alla normalità in cui vive e svolge i suoi impegni scolastici o lavorativi e famigliari fino il venerdì, poi il fine settimana usa lo sballo. Sballo i cui risvolti sono altrettanto drammatici:una generazione di giovani bruciata non dalla guerra da malattia o da carestia ma da incidenti mortali,da corse folli,da sfide , dalla noia,dalla cultura di morte.
Rappresenta una figura anomala poiché lui stesso nega la presenza di devianze e non si considera un tossicodipendente ma un consumatore occasionale, inoltre spesso queste problematiche si mescolano e/o si associano a disordini alimentari, depressioni,tentati suicidi.

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Disturbi alimentari

Qualche cenno obbligato all’anoressia nervosa: fu descritta la prima volta dal medico inglese nel 1694 e fino 30 anni fa è stata considerata una malattia rara.Oggi invece sembra colpire lo 0,28 % delle adolescenti e delle giovani donne adulte dei paese occidentali. Con la scoperta del cromosoma specifico è riconosciuta come malattia genetica che può manifestarsi da un’età non inferiore agli 8 anni fino all’età adulta in occasioni psicologiche scatenanti. È una patologia che colpisce soprattutto la popolazione occidentale, mentre è rara nei paesi in via di sviluppo, dove non esiste una forte pressione sociale verso la magrezza. È una malattia recidivante e si è smentita la convinzione diffusa che i soggetti affetti da anoressia nervosa abbiano un quoziente d’intelligenza superiore alla media: i risultati brillanti talora osservati in alcuni di loro sono, infatti, il risultato dell’impegno posto nello studio più che di particolari doti intellettive.
Per prevenire i disturbi dell’alimentazione è necessario proporre una “controcultura”che inizi a sgretolare quei pseudovalori per sostituirli con conoscenze, attitudini e comportamenti che promuovano autoaccettazione, benessere fisico e psicologico. I soggetti che soffrono di tale patologia sono ossessionati dal cibo e dal loro contenuto calorico, di conseguenza grande importanza viene data all’ attività
fisica come attività a elevato consumo energetico: quindi è consigliata ma solo dopo la fase acuta.
Sottolinea Dalle Grave, direttore dell’Unità di Riabilitazione Nutrizionale della Casa di Cura Villa Garda : ” numerose mie pazienti hanno trovato più facile il processo di accettazione di un peso naturale iscrivendosi a corsi di arti marziali.
Queste insegnano ad avere un buon rapporto con il proprio corpo, che non deve essere magro e scheletrico, ma muscoloso, scattante e forte.”.
Il judo propone forza armonia e tecnica
L’approccio con le persone che potrebbero essere a rischio deve essere molto attento e assolutamente non superficiale: esistono dei programmi d’educazione e prevenzione per gli educatori o per chi è interessato al problema dei disturbi alimentari,una
Associazione AIDAP, presente su suolo nazionale anche con l’editoriale Emozioni e Cibo e diretta a Verona dal Dr. R.Dalle Grave.
L’intervento di prevenzione primaria deve essere precoce e quindi rivolta ad una fascia d’età dove ancora non si considera valore la magrezza e dove quest’ultima non sia ancora strettamente legata alla stima di sé: tale associazione è già forte all’età di 12 anni.

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Ho chiesto aiuto agli adolescenti, ho chiesto loro di descrivere la loro età …
Non ho ricevuto risposte indicative : forse il mio campione era troppo scarso per avviare un’indagine significativa o forse c’è veramente un problema di comunicazione di fondo :non saprei.
Con questo dubbio irrisolto (chissà se ci potrà essere risposta) finisco il mio lavoro
e mi sento di dire grazie ai libri che esistono ancora e grazie a chi crede in un mondo possibile e accessibile per gli esseri umani.

Dianella Pavan