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I disagi dell'adolescenza - Dianella Pavan
L’adolescenza
come periodo di passaggio verso l’età adulta: periodo abbastanza
definibile sotto il processo biologico, non certo sotto quello psicologico.
Spesso l’adolescente presenta disagi transitori di vario tipo, che possono
trasformarsi in vere e proprie patologie: dai disturbi alimentari alle anoressiee/o
bulimie, da disturbi psichici depressivi e tentativi di suicidio, da alcoolismo
a tossicodipendenza (magari anche solo saltuaria), da giochi per la vita a giochi
mortali.
Oggi, per chi viene a contatto con i giovani, è fondamentale conoscere
ed approfondire tali tematiche; come osservatori riconoscerrne i sintomi, come
educatori interagire con i loro genitori, cercando un rapporto basato sulla
reciproca fiducia.
Il judo: la sua proposta educativa.
Ho chiesto aiuto agli adolescenti che conosco, ho chiesto loro di descrivere
la loro età perché, anche se ricordo della mia, i tempi sono cambiati,
la Società ora presenta caratteristiche di contenuto e velocità
completamente diverse.
Bibliografia:
- Adolescenza, Marcello Bernardi
- Giovani, V. Andreoli
- I problemi degli adolescenti, F. Dolto
- L’età incerta, Saggi
- Il piacere offuscato, Racalbuto-Ferruzza
- Bambini e adolescenti che soffrono, V. Volpi
- Problemi psicologici della preadolescenza e dell’adolescenza, Petter
- Psicologia clinica, Davison-Neale
- Una mollica in meno per un po’ di desiderio in più, Murgo
Il disagio : il disagio
è una caratteristica dell’esistenza; una condizione di malessere
che ci fa sentire inadatti in certe situazioni (disagio da ambiente), oppure
inadatti a vivere in ogni condizione (disagio di vivere).In funzione della durata,
questo sentimento può essere transitorio o permanente.Il disagio è
spesso descritto come voglia di scomparire, di non esserci.E ’presente
in ogni fase dell’esistenza, ma ha momenti di maggiore rischio come nella
pubertà,nella menopausa e nella vecchiaia (esiste persino nella prima
infanzia il disagio dell’ottavo mese).
Il disagio ha una sua utilità, una funzione difensiva per migliorare
le capacità.
generali dell’uomo (analogamente all’ansia: serve ad attivare meccanismi
d’attenzione, di reattività fisica e mentale p.e. chi non ricorda
un esame come momento di gran tensione in cui però si attinge ad energie
profonde)
La devianza invece quantifica la distanza di un comportamento rispetto ad una
norma.
La classificazione
delle adolescenze è ormai molto complessa V. Andreoli
1°. Adolescenza tipica: modificazione progressiva della personalità
conformemente allo sviluppo puberale e al mutamento del ruolo sociale
2°. Adolescenza protratta e adolescenza interminabile: un prolungamento
della situazione adolescenziale determinato dalle condizioni culturali.
3°. Adolescenza abbreviata e adolescenza negata: perseguimento della vita
più rapida possibile verso la modalità di funzionamento adulto.
A tale proposito ricordiamo i ragazzi che fin dalla più tenera età,
in certe Nazioni, sono avviati al lavoro minorile e/o addestrati alla guerra.
4°. Adolescenza ciclica: con periodiche uscite ed entrate nell’adolescenza
e nelle sue caratteristiche.
5°.Adolescenza traumatica: porta a comportamenti antisociali fino alla delinquenza.
6° Adolescenza abortiva: capitolazione psicotica, con perdita di contatto
di realtà e crollo della capacità d’apprendimento differenziato.
Gli ultimi due esempi, rispetto ai precedenti riportano dentro la psichiatria.
Lo sviluppo fisico
e la maturazione puberale creano situazioni d’ansia e di tensioni e hanno
spesso contraccolpi negativi nell’area dei rapporti interpersonali (timore
di essere derisi, di non essere accettati dai gruppi dei coetanei, timore di
mostrarsi in pubblico, difficoltà per le ragazze a sviluppo precoce di
fronteggiare forme di corteggiamento ecc).
Inoltre l’acquisizione del pensiero ipotetico -deduttivo, pur costituendo
un passo avanti nel segno della continuità dello sviluppo cognitivo,
può dare origine a discontinuità e rotture rispetto ad una precedente
situazione d’armonia sul piano affettivo -emotivo, creando difficoltà
nei rapporti con gli altri, e in particolare con genitori ed insegnanti.
Di conseguenza i ragazzi vanno: a- verso nuovi investimenti affettivi e nuovi
modelli e manifestano dei b-processi di saturazione verso l’ambiente familiare,
quindi un vivo bisogno di rinnovamento e di cambiamento.
Una forte spinta ad oltrepassare i confini ristretti della vita familiare che
si traduce in una ricerca d’esperienze nuove,un bisogno d’elaborazione
delle convinzioni personali: vedere la realtà con i propri occhi e valutarla
da solo : perciò il ragazzo si colloca c- volontariamente in una situazione
psicologica di marginalità rispetto all’ambiente famigliare,caratterizzato
da un alternarsi di volontarie uscite / rientri da tale ambiente .
Tutto ciò può diventare fonte di gravi contrasti con i genitori:
rapporto spesso difficile in cui esiste una limitazione dell’autonomia
e un senso di gap generazionale ;
possono scatenarsi reazioni di risentimento per le limitazioni ,discussioni
aspre,ribellioni,sotterfugi e minacce di punizioni. I genitori s’interessano
o no alle esperienze del figlio e alle loro conseguenze oppure alternano quest’atteggiamento
(prima il divieto e poi il lasciare fare in modo ricattatorio : te l’avevo
detto,adesso arrangiati) creando in ogni caso risentimenti.
Da parte del ragazzo
c’è l’esigenza che la discussione sia alla “pari “
con rispetto delle opinioni che egli esprime, anche se spesso l’attuazione
di una proposta o di un progetto può essere vissuta da parte del ragazzo
stesso come più facile di quanto in realtà non sia .
Ricordiamo lo slancio,l’entusiasmo e la generosità con cui molti
adolescenti ,singolarmente o in gruppo affrontano certe discussioni e certe
imprese.Uno slancio e un entusiasmo che in certi momenti hanno assunto la forza
rivoluzionaria delle utopie.
Ma se il richiamo all’esperienza da parte dei genitori è compiuto
con tono di sufficienza ,o peggio con ironia ,esso può suonare come derisione
e svalutazione di un’opinione che il ragazzo vorrebbe vedere presa in
seria considerazione e in ogni caso rispettata. L’ironia ,infatti,rileva
in questo caso una disuguaglianza,nega quella parità alla quale il ragazzo
invece aspira.
Le trasformazioni fisiche e psicologiche della preadolescenza hanno portato
un ragazzo a sentirsi ,per molti riguardi, simile ormai all’adulto.Il
suo corpo ha fondamentalmente assunto le dimensioni e l’aspetto di quello
degli adulti; egli veste ormai come un adulto; e sono presente in lui certi
interessi per i rapporti sociali e,
in particolare per i rapporti con i coetanei dell’altro sesso,l’interesse
per l’attività professionale e talvolta anche per l’attività
politica :sono pure ormai presenti tutti i meccanismi intellettuali che caratterizzano
la vita mentale dell’adulto.Manca è vero,una piena maturità
emotiva,ed è ancora piuttosto ridotto quel patrimonio di conoscenze e
d’esperienze dirette delle situazioni e degli uomini.
Un preadolescente o un adolescente si trova dunque a far parte contemporaneamente
di due categorie ben distinte: quella dei ragazzi (per la persistenza di alcune
delle limitazioni e dipendenze che caratterizzano i membri di tale categoria),
e quella degli adulti, in ciascuna delle quali occupa però una posizione
marginale: ciò determina un indebolimento del senso della propria identità
sociale e perciò anche uno stato d’incertezza e di tensione.
I coetanei diventano un punto di riferimento essenziale: essi, soprattutto nelle
situazioni di gruppo, garantiscono quella parità che è così
difficile vivere con gli adulti, possono garantire un senso di sicurezza nelle
esperienze extrafamiliari e restituire un chiaro senso d’identità
sociale; possono offrire ad ogni ragazzo molte occasioni per mettere alla prova
certe sue capacità e per sviluppare e affinare la sua “ competenza
sociale”, inoltre gli offrono indicazioni importanti per lo sviluppo della
sua “ idea di sé”
L’amicizia in questo periodo è fondamentale : chi non ricorda i
momenti intensi d’amicizia legati a questa età !
Sentirsi in gruppo: il gruppo classe è una formazione sociale del tempo
scolastico ma esistono anche formazioni sociali del tempo libero : il prototipo
di tali forme d’associazionismo è rappresentato dallo scoutismo,un
movimento fondato all’inizio del secolo da Baden-Powell per i ragazzi.
Nei suoi tentativi di rendersi indipendente dell’adulto, materialmente
e psicologicamente, un adolescente viene spesso a trovarsi in contrapposizione
polemica con gli adulti: tale processo è definito processo di divergenza
dagli adulti (generalmente connotato positivamente), che quando travalica i
suoi limiti si configura nella devianza, nella delinquenza giovanile, nell’antisocialità
giovanile,nella tossicodipendenza,nelle fughe, nel suicidio e nel tentato suicidio.
Secondo V. Andreoli, che nel suo libro “ Giovani” fa un’analisi
spietatamente realistica della società e dei giovani del tempo d’oggi,
l’unica terapia possibile, se si vogliono giovani differenti, è
quella di un cambiamento radicale della nostra società.
Non c’è da meravigliarsi che per molti tutto vada bene:è
una società che è perfetta per gli uomini del potere e per chi
è destinato ad un successo per semplice successione.
V.Andreoli afferma :
“credo che la società vada cambiata perché sono troppi i
giovani incompiuti, i giovani della disperazione, della nevrosi……...
e ancora “ non occorre un nuovo pianeta, ma un nuovo umanesimo che guardi
ai giovani”
“ senza più storie di dolore quando potrebbe essere di serenità:il
delitto è
spaventoso quando si sarebbe potuto convivere con la vittima tranquillamente,
la
morte per droga è terribile quando quel cadavere avrebbe potuto dare
il proprio
contenuto alla società…”
Inoltre propone delle soluzioni, probabilmente utopiche ma anche per certi aspetti
semplici da realizzare,sicuramente controcorrente :
1°contenere la produzione di oggetti. L’uomo si riduce agli oggetti
che possiede,che può mostrare e indossare. I bisogni per gli oggetti
sono indotti dall’ingegneria dell’artificiale. I giovani sono riempiti
di desideri da spot e vogliono ciò che lo spot impone di consumare. Sono
giovani normali ,ma idioti,sepolti dagli oggetti del gran mercato:un grande
imbroglio a vantaggio della produzione.
2° contrastare
la” follia delle immagini “ il mercato incontrollato delle immagini
tende a sopraffare l’uomo.Sotto quest’aspetto ,le immagini non sono
differenti dalle sostanze stupefacenti. Il televisore altera la struttura logico-verbale
e la sequenzialità del pensiero.Mette fuori uso l’organo della
mente senza del quale non è possibile creare.
Un gruppo di giovani esposto ad immagini violente e poi in seguito testato ,ha
dimostrato un notevole aumento di comportamenti violenti rispetto ad uno stesso
gruppo che invece abbia assistito ad immagini neutre,amorose o affettuose.
La violenza è lo specchio principale della società agonistica
del presente e delle continue sconfitte che infligge,mentre domina l’imperativo
del successo.
p.es. i videogiochi si fondano sull’eliminazione di qualcosa,sulla vittoria:
sparando ,uccidendo .I giovani che lasciano a fatica il videogioco appaiono
eccitati,sottoposti al rischio di spostare nella realtà l’azione
finora espressa sul microschermo,.
3° proporre “Dall’io
al noi “ l’imperativo sociale lanciato a ciascun giovane è
di raggiungere il successo, che vuol dire vincere sugli altri e continuamente
superare l’altrui posizione sociale. L’imperativo,dunque è
“ fai denaro” : il come farlo è secondario.Su questa base
si separano nettamente successo e insuccesso,i bravi e gli stupidi,i grandi
e i minimi.In una tale società il successo di pochi comporta l’insuccesso
di molti,e il successo ridotto a denaro pone tra gli insuccessi tutte le attività
dell’uomo che non ne producono.Un tempo il monaco,fallimento pecuniario,era
considerato sale della terra.Un poeta con pochi versi raccontava una storia
esemplare.Un vecchio era un pezzo di società,oggi è solo una voce
passiva di un qualche bilancio. Stiamo perdendo le nostre radici,la nostra cultura,la
nostra poesia,noi stessi.
Domina il terrore di perdersi in una sovranità che oscuri il proprio
Io.Il narcisismo del singolo teme sempre l’altro,tenuto a distanza e accettato
solo come spettatore o meglio come uno specchio che serve ad evidenziare la
superiorità e la bellezza di chi vi si guarda dentro. Un insieme di narcisi
non fa mai un popolo o una nazione.
Ognuno crede di doversi occupare solo di se stesso e di rimanere totalmente
estraneo da quanto realizza un altro.Manca la percezione del Noi come condizione
necessaria all’Io: manca la percezione dell’interdipendenza.
La differenza sta nella mancanza in Italia della cultura del gruppo, sostituita
dal delirio dell’Io. Tutto comincia nelle aule delle scuole elementari
e medie, con il mito del bravo (e di conseguenza dell’asino), mentre si
dovrebbe favorire i risultati del gruppo-classe dove il contributo del compagno
potenzia anche il proprio e quello di tutti gli altri. “Tutti insieme
per crescere e progredire” diceva jigoro kano
Mi succede d’estate di osservare le lunghe code di macchine (traffic-jam
: marmellata di macchine: termine inglese che rende molto bene l’idea)
che percorrono le strade lungo il bellissimo lago di Garda : ognuno nella propria
macchina –moto,ognuno con la propria musica più o meno assordante
,con il proprio cellulare,con la propria famiglia,con i propri amici,ognuno
con i propri vestiti e le proprie ragioni ,ognuno con la propria rabbia per
la coda, ormai incapaci di godere il guardare ciò che appartiene a tutti
noi. L’unico pensiero: no, non ti faccio passare …. adesso ti supero
e guadagno un posto avanti…. uffa …
Cosi vicini con l’altro e cosi separati dall’altro, alienati da
noi stessi e prigionieri solitari della nostra opulenza.
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La tossicodipendenza giovanile
Fin dai tempi più
antichi l’umanità ha fatto uso di sostanze d’ogni genere
nella speranza di alleviare il dolore fisico o di alterare gli stati di coscienza.
Con dipendenza s’intende una modalità compulsiva d’uso delle
sostanze, con conseguente compromissione sia psicologica che fisica: alcool,
oppiacei. barbiturici (sedativi), amfetamine e cocaina (stimolanti), ma anche
la nicotina perché esercita da secoli il suo potere di indurre dipendenza,
ed infine la caffeina.
Ricordiamo che l’ingestione di barbiturici con alcool è un classico
cocktail suicida….
Negli U.S.A. l’uso d’amfetamine sul lavoro è in aumento a
causa di un contesto più frenetico:in alcuni casi manager e responsabili
incoraggiano l’uso di tali sostanze, arrivando a procurarle a collaboratori
già motivati ad assumerle.
Inoltre l’assunzione di sostanze per migliorare le prestazioni fisiche
si è diffusa sempre più anche nell’ambiente sportivo agonistico
e non divenendo una pratica illegale tacitamente tollerata ( doping ).
Per quanto riguarda la marijuana, ironicamente, gli effetti terapeutici sono
stati scoperti nello stesso periodo in cui furono segnalati gli effetti negativi
derivati dal forte consumo abituale della sostanza.: danni ai polmoni e al sistema
cardiovascolare e deficit cognitivi. Inoltre , diversamente da quanto si pensi,
l’uso prolungato di tale sostanza induce comportamenti aggressivi.
L’uso di sostanze
è’ considerato una devianza quando assume forme gravi di dipendenza.
All’inizio (almeno) è una divergenza volontaria che crea problemi
anche agli altri, inducendoli ad interventi di recupero. E’ una divergenza
che porta a disvalori quali la dipendenza, la riduzione degli interessi culturali
e sociali, la caduta della capacità di progettare il proprio futuro.
Le dinamiche fondamentali per la genesi della tossicodipendenza coinvolgono
vari campi;d’ordine personale, familiare, scolastico, sociale e i biologi
concordano in una predisposizione genetica in particolare per i consumatori
d’alcool.
Spesso è presente nel tossicodipendente, una strutturazione dell’Io
relativamente debole quale:
- minore capacità di immaginare il futuro e le conseguenze lontane delle
proprie
decisioni;
- minore capacità di sopportare le frustrazioni e di differire nel tempo
il
soddisfacimento di un desiderio;
- minore capacità di compiere un “ esame della realtà”
adeguato;
- minore fiducia in se stesso;
Tutto ciò può rendere più difficile la gestione di quelle
difficoltà e situazioni conflittuali che normalmente i preadolescenti
e gli adolescenti incontrano.
Spesso, come elemento complicativo, si riscontra nel caso dei tossicodipendenti
una condizione familiare caratterizzata da tensioni, da infelicità di
base, da un bisogno insoddisfatto d’affetto, da richieste dei genitori
troppo rigide, o troppo elevate, o ispirati più ai loro interessi che
a quelli dei figli.
L’esperienza psicologica d’allentamento delle tensioni, d’euforia,
di temporaneo senso di benessere e anche di potenza, resa possibile dall’uso
della droga, può allora essere vissuta come una via d’uscita da
una situazione emotivamente insostenibile, di depressione e d’infelicità,
per il cui superamento non si riesce a vedere alcun’altra possibilità,
sul piano della realtà.
Una via d’uscita di cui sono colti, sul momento, solo gli aspetti gratificanti,
mentre le conseguenze relative ad un futuro un poco più lontano, restano
sullo sfondo, inefficaci ai fini della regolazione del comportamento.
A questo meccanismo si aggiungono, dopo un certo numero d’assunzioni di
droghe pesanti, come altra potente ragione che tende a perpetuarne l’uso,
la situazione di dipendenza fisica, la paura della crisi d’astinenza e
l’insopportabilità di tale crisi.
Un incontro con le droghe pesanti e in particolare con l’eroina nel periodo
fra i 15 ed i 18 anni, in cui i problemi personali come abbiamo visto in precedenza
sono numerosi e complessi, e la capacità di fronteggiarli ancora ridotta,
può trovare difese molto deboli e, se non porta subito a conseguenze
drammatiche, crea però le premesse, qualora l’esperienza non sia
superata positivamente, per un periodo molto drammatico, quello che da 19 va
sino a 24-25 anni, un’età dopo la quale, se non si è verificato
un processo di disintossicazione e recupero, la situazione si fa più
grave, con declino fisico e psicologico accentuato, e non di rado una morte
precoce come esito.
Per quanto riguarda
la prevenzione, occorre sottolineare che essa può soprattutto consistere
nel dare precocemente ai ragazzi una serie di informazioni corrette sulle sostanze
psicotrope, evitando però di fare di ogni erba un fascio e introducendo
le necessarie distinzioni ma includendo nel discorso anche sostanze come il
tabacco e l’alcool.
Naturalmente la prevenzione deve andare oltre la semplice informazione e riguardare
le caratteristiche familiari (con attività organiche di formazione e
d’informazione rivolte ai genitori) quelle della scuola (che deve diventare
più motivante, meglio in grado di soddisfare gli interessi profondi di
crescita umana e culturale e di socialità).Inoltre deve riguardare anche
i diversi aspetti del tempo libero :
in questa direzione grande importanza possono avere le organizzazioni dell’associazionismo
giovanile, e anche le iniziative degli Enti locali (strutture ambientali architettoniche
culturali e Progetti-giovani).
Riuscire ad ottenere una collaborazione volontaria da parte dei soggetti tossicodipendenti
è di fondamentale importanza per l’assistenza e il recupero:
- attenuare la dipendenza
fisica sino ad annullarla
- rinforzare le strutture dell’Io, creando maggiore consapevolezza e interessi
nuovi,
maggiori capacità di difesa, maggiore fiducia in se stessi per impedire
le ricadute.
Grande ed interessante
è il dibattito tra gli antiproibizionisti che vorrebbero legalizzare
tutte le sostanze considerate illegali per ovviare alla microdelinquenza collegata
al mondo della tossicodipendenza.
Ciò che più colpisce e fa paura alla gente “ normale “
è proprio la microcriminalità e la diffusione di malattie gravi
e trasmettibili con siringhe, quindi le conseguenze di carattere sociale, e
non le problematiche e le fragilità dei soggetti stessi.
Invece l’uso diffuso dell’alcool, considerata sostanza legale, è
molto tollerato anche se è fonte di grandi patologie fisiche e psicologiche,
dà dipendenza e causa crisi d’astinenza: ciononostante si trova
dovunque e ad un prezzo accessibile a tutti.
Un grido d’allarme ultimamente si è alzato da parte di sociologi
e medici per l’uso smoderato e precoce di superalcolici da parte di giovanissimi.
Tra le sostanze alcoliche, il vino domina incontestato e acclamato particolarmente
in alcune regioni con origini contadine ( p.es. Veneto ) , da sempre considerato
droga dei poveri. Spesso è associato alla depressione : “affogare
i propri dispiaceri nel vino “ è un’espressione che descrive
molto bene la situazione.
Non serve demonizzare l’alcool ma il suo abuso ha sicuramente costi elevati
in termini sociali e umani ; basta sfogliare le cronache di un qualsiasi quotidiano
!
Forse dovremmo avere un po’ più coraggio, e guardare a paesi più maturi dove anche se non hanno risolto radicalmente queste problematiche cercano di gestirle in modo diverso, cambiando anche le proposte e le direzioni non nascondendo la testa sotto la sabbia come degli struzzi…
I soggetti tossicodipendenti
generalmente rimangono, anche dopo il recupero e il reinserimento sociale, come
dire, fermi al tempo prima dell’esperienza;forse adolescenti per sempre
con scarse capacità gestionali nell’assunzione di responsabilità.
Oggi emerge un nuovo inquietante comportamento: spesso, il nuovo tossicodipendente
appartiene alla normalità in cui vive e svolge i suoi impegni scolastici
o lavorativi e famigliari fino il venerdì, poi il fine settimana usa
lo sballo. Sballo i cui risvolti sono altrettanto drammatici:una generazione
di giovani bruciata non dalla guerra da malattia o da carestia ma da incidenti
mortali,da corse folli,da sfide , dalla noia,dalla cultura di morte.
Rappresenta una figura anomala poiché lui stesso nega la presenza di
devianze e non si considera un tossicodipendente ma un consumatore occasionale,
inoltre spesso queste problematiche si mescolano e/o si associano a disordini
alimentari, depressioni,tentati suicidi.
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Disturbi alimentari
Qualche cenno obbligato
all’anoressia nervosa: fu descritta la prima volta dal medico inglese
nel 1694 e fino 30 anni fa è stata considerata una malattia rara.Oggi
invece sembra colpire lo 0,28 % delle adolescenti e delle giovani donne adulte
dei paese occidentali. Con la scoperta del cromosoma specifico è riconosciuta
come malattia genetica che può manifestarsi da un’età non
inferiore agli 8 anni fino all’età adulta in occasioni psicologiche
scatenanti. È una patologia che colpisce soprattutto la popolazione occidentale,
mentre è rara nei paesi in via di sviluppo, dove non esiste una forte
pressione sociale verso la magrezza. È una malattia recidivante e si
è smentita la convinzione diffusa che i soggetti affetti da anoressia
nervosa abbiano un quoziente d’intelligenza superiore alla media: i risultati
brillanti talora osservati in alcuni di loro sono, infatti, il risultato dell’impegno
posto nello studio più che di particolari doti intellettive.
Per prevenire i disturbi dell’alimentazione è necessario proporre
una “controcultura”che inizi a sgretolare quei pseudovalori per
sostituirli con conoscenze, attitudini e comportamenti che promuovano autoaccettazione,
benessere fisico e psicologico. I soggetti che soffrono di tale patologia sono
ossessionati dal cibo e dal loro contenuto calorico, di conseguenza grande importanza
viene data all’ attività
fisica come attività a elevato consumo energetico: quindi è consigliata
ma solo dopo la fase acuta.
Sottolinea Dalle Grave, direttore dell’Unità di Riabilitazione
Nutrizionale della Casa di Cura Villa Garda : ” numerose mie pazienti
hanno trovato più facile il processo di accettazione di un peso naturale
iscrivendosi a corsi di arti marziali.
Queste insegnano ad avere un buon rapporto con il proprio corpo, che non deve
essere magro e scheletrico, ma muscoloso, scattante e forte.”.
Il judo propone forza armonia e tecnica
L’approccio con le persone che potrebbero essere a rischio deve essere
molto attento e assolutamente non superficiale: esistono dei programmi d’educazione
e prevenzione per gli educatori o per chi è interessato al problema dei
disturbi alimentari,una
Associazione AIDAP, presente su suolo nazionale anche con l’editoriale
Emozioni e Cibo e diretta a Verona dal Dr. R.Dalle Grave.
L’intervento di prevenzione primaria deve essere precoce e quindi rivolta
ad una fascia d’età dove ancora non si considera valore la magrezza
e dove quest’ultima non sia ancora strettamente legata alla stima di sé:
tale associazione è già forte all’età di 12 anni.
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Ho chiesto aiuto
agli adolescenti, ho chiesto loro di descrivere la loro età …
Non ho ricevuto risposte indicative : forse il mio campione era troppo scarso
per avviare un’indagine significativa o forse c’è veramente
un problema di comunicazione di fondo :non saprei.
Con questo dubbio irrisolto (chissà se ci potrà essere risposta)
finisco il mio lavoro
e mi sento di dire grazie ai libri che esistono ancora e grazie a chi crede
in un mondo possibile e accessibile per gli esseri umani.
Dianella Pavan