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Judo e caratteriali ipotonici (persone con disturbi mentali) - Vitantonio Palladino
Sono più che convinto che il judo faccia bene all’essere
umano, e che faccia più che bene ai disabili mentali. L’esperienza
da me iniziata a Como, con caratteriali ipotonici, ha ancora una volta confermato
la mia certezza.
Ho cominciato questo corso aiutato da Alessio, C.N. 2’’ dan dell’associazione
Shobu e da due educatrici, Agnese e Simona dell’associazione “Global
Sport Lario” di Como, l’associazione sportiva fondata dal Centro
Diurno del D.S.M. dell’Azienda ospedaliera S. Anna di Como.
Il gruppo è composto da undici ragazzi con patologie psichiatriche di
età compresa tra i 25 e i 50 anni, più le due educatrici.
Sono cinque mesi che pratichiamo judo e i risultati già si vedono (per
questioni di riservatezza chiamerò i ragazzi non con il loro nome ma
con le lettere dell’alfabeto).
Per tutti i soggetti coinvolti (pazienti psichiatrici) è fondamentale
il rapporto con gli altri. L’attività in sé mira:
- progresso personale nella competenza di judo come metafora nell’evoluzione
delle competenze
sociali – relazionali.
- strumento di aggancio.
Il soggetto “A” ha dichiarato che si sente meglio e che dopo la
pratica di judo si sente più rilassato.
Il soggetto “B” è venuto a praticare judo anche con la febbre,
ha chiesto di poter frequentare i corsi serali perché il judo lo fa stare
bene.
I soggetti “C e D” che all’inizio apparivano timidi ora sono
più decisi e sicuri.
Il soggetto “E” non voleva praticare judo perché si riteneva
grosso di corporatura e pensava di non riuscire a praticarlo, ma dopo averlo
fatto provare due volte, ha cambiato idea ed ha cominciato a frequentare regolarmente.
Ha assistito ad una lezione di cadute di judo, chiedendo di poter praticare
anche lui nella prossima lezione.
Il soggetto “F” che sembra il più anziano fa fatica a seguire
ma tiene duro e continua la pratica.