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Musica - Alessandro Manenti

Introduzione

Le origini della musica appartengono ad un passato che ancor oggi ci appare oscuro e precedono la nascita delle prime civiltà.
Nata dal bisogno di partecipazione alla collettività, dalla necessità di maggiore aggregazione, per comprendere l’interrelazione dei fenomeni dell’universo e la collocazione dell’uomo al suo interno e per scandire ritualmente i diversi eventi della vita , la musica diede espressione a pensieri ed emozioni troppo elevati e intensi per i nostri linguaggi rudimentali.
Sebbene l’epoca e le circostanze in cui si manifestò la prima espressione musicale sono forse destinate a rimanere oscure, è certo però che all’interno di ogni cultura si sviluppano forme di espressione musicale e, in molti casi, leggende relative all’origine della musica, un’origine quasi sempre divina e mai attribuita al genio umano.
La testimonianza più antica della musica e concreta di attività musicale è un’ ocarina di argilla con cinque fori.
Essa rivela l’esistenza di una fiorente attività musicale già nel decimo millennio a. C. , mentre la prima apparizione della nostra specie viene fatta risalire ad almeno centomila anni fa e le prime civiltà a non più di 8000 anni fa.
Eppure, all’interno di queste civiltà ,si trovano testimonianze di una cultura già fiorente in cui la musica svolgeva un ruolo ben preciso nella vita religiosa e sociale del popolo.
Nei 95000 anni che intercorrono tra queste due epoche, i nostri primi antenati iniziarono ad attribuire al suono un potere magico:potere sul mondo spiritualistico , così come appariva loro il mondo naturale , e potere di creare e sostenere la vita umana.
Fu da questa fiducia nel potere magico del suono che, nelle civiltà successive, si svilupparono una serie di concetti altamente complessi relativi ad una pratica musicale esoterica e compresi soltanto all’interno di un circolo di iniziati.

Alla base di questi concetti esoterici vi è la convinzione che esistono molti livelli di comprensione inerenti a ogni suono e che l’ascoltatore ne percepisce il significato in base al proprio grado di consapevolezza spirituale.
Gli echi di questo credo risuonano in quasi tutte le civiltà successive e si ripercuotono ancora oggi nelle culture musicali dove la continuità della tradizione è integra. Nel suo studio sull’Egitto, il musicologo Herny Farmer conclude sostenendo che: “la musica aveva una duplice influenza sull’uomo dell’antico Egitto; una causata da una sensazione puramente fisica ed un'altra creata e sostenuta da una potenza conosciuta con il nome di Heka o Hike , che era qualcosa di simile a quello che noi intendiamo con il termine “incantesimo”.
In modo analogo il musicologo Lawrence Picken afferma che all’interno dei concetti musicali dell’antica Cina “la convinzione che il potere della musica riuscisse a convalidare L’Armonia Universale non fu che una conseguenza della fiducia nel potere magico dei suoni .Come manifestazione di uno stato d’animo, un singolo suono aveva il potere di influenzare altri animi in modo più o meno favorevole.”
Questi stessi concetti appaiono chiari nelle culture islamiche più tarde. Ibn Zaila (morto nel 1048) sosteneva che “il suono influisce sull’anima in due modi :uno a motivo della sua struttura musicale , l’altro a causa della sua somiglianza con l’anima”.

Al cuore di ogni filosofia musicale esoterica, vi è la convinzione che tutto quello che si manifesta sia ordinato e governato da un suono “originario” che permea l’intero universo e qualsiasi cosa esso comprenda .
Tutta l’energia dell’universo è originata da questo unico suono ed è in continuo stato di trasformazione.

Tutte queste storie, alcune mitologiche ed altre documentate, non rappresentano che alcuni dei numerosi esempi del potere di sostenere la vita e generare cambiamento che i nostri antenati attribuivano al suono.
Sebbene nella maggior parte dei casi non possano costituire prove valide, esse offrono comunque indizi all’interpretazione della musica come mezzo finalizzato essenzialmente alla guarigione.
Da esse possiamo dedurre che in quelle culture che riconoscevano un valore terapeutico alla musica, vi sono stati due approcci distinti. Da un lato si sono combinati ritmo e melodia per creare canzoni al fine specifico di guarire, un approccio che ha le sue origini in molte tradizioni sciamaniche della preistoria.
Dall’altro lato si sono usate formule mantriche e suoni specifici per le loro proprietà vibratorie ,applicati a determinate parti de corpo .Le melodie , nella misura in cui venivano usate , erano generalmente incidentali e di importanza secondaria.
La differenza tra questi due approcci è di estrema importanza dato che essi rappresentano due metodi distinti ma egualmente validi.
Il primo , che a fini pratici possiamo definire “musicoterapia”, inizia il processo di guarigione agendo prima sulle emozioni e sulla mente , poi sul corpo fisico .
Il secondo , che possiamo definire “terapia del suono”, si occupa prima del corpo attraverso la risonanza per intervenire poi sulle emozioni e sulla mente.


Caratteristiche fisiche del suono

Il suono è una forma di energia prodotta da vibrazioni.
Combinando il suono con il ritmo si ottiene la musica. Per comprendere il potenziale terapeutico della musica è necessario analizzare queste due componenti , ricorrendo non tanto ad un approccio scientifico (in quanto sarebbe molto complesso),quanto a un approccio musicale, sicuramente più accessibile.
Innanzitutto, un suono può essere prodotto se si dispone di tre elementi essenziali, quali:
-Un materiale che abbia il requisito dell’elasticità
-Una forza energetica, che entrando in contatto con tale materiale , lo metta in moto
-Un mezzo attraverso il quale il suono scaturito possa trasmettersi

Per elasticità si intende la tendenza di un corpo a ritornare nella posizione naturale; pensiamo per esempio alla corda di una chitarra o di un violino, oppure ad una pelle di una percussione.

Un suono è composto da innumerevoli fattori i quali lo influenzano notevolmente, pensiamo al timbro, alla frequenza, agli innumerevoli armonici di cui è composto un suono.

Il suono più è alto e più diventa complesso, tale cosa vale anche per i suoni più bassi. Se i suoni sono troppo complessi si ottiene del “rumore”
Il suono con una frequenza fondamentale non distinguibile,come il fischio del vapore , il fragore dell’oceano o il rombo di un jet, è chiamato “rumore bianco”, perché contiene tutte le frequenze e gli armonici dello spettro sonoro.
Per capire meglio possiamo paragonare il rumore bianco alla luce bianca che contiene tutti i colori dello spettro solare.
Il rumore bianco è l’estremo opposto del suono puro o suono sinusoidale;nel mezzo si trova la gamma infinita e incredibilmente ricca del nostro mondo sonoro.

Per quanto riguarda la velocità del suono , essa varia a seconda della temperatura dell’aria in cui viaggia ed è indipendente dalla frequenza del suono stesso. Perciò il rombo cupo del tuono si diffonde alla stessa velocità dal fischio di una sirena.
Le onde sonore non sono uniformi , ma la loro dimensione varia in base alla frequenza : più alta è la frequenza , più corta è la lunghezza dell’onda.


Il processo di ascolto
fisico-psicologico

Analizzeremo ora il processo attraverso il quale interiorizziamo il suono per mezzo della nostra facoltà uditiva. Poichè l’ascolto è una risposta sia fisiologica che psicologica allo stimolo prodotto dalle vibrazioni di pressione, si prenderanno in considerazione entrambi gli aspetti iniziando dalle caratteristiche fisiche dell’orecchio.
Questo nostro strano organo sensorio si compone di tre parti:
-l’orecchio esterno, costituito dalla parte visibile
-l’orecchio medio formato da tre ossicini chiamati;martello, incudine e staffa
-l’orecchio interno formato dalla “coclea” che assomiglia ad una piccola chiocciola.
La parte esterna dell’orecchio, quella a forma di spirale, ha la funzione di captare le vibrazioni che si propagano nell’aria e di convogliarle nel canale uditivo.
I suoni che percepiamo sono convogliati , attraverso l’apertura dell’orecchio esterno, nel canale uditivo, il quale è conformato in modo da concentrare le vibrazioni di pressione e a dirigerle verso il timpano.
Le complesse variazioni di pressione dell’aria perturbata dall’esecuzione musicale, inducono il timpano a vibrare secondo la loro stessa forma, secondo l’effettivo moto fisico semplice o complesso determinato dalla sorgente sonora.
E’ nella coclea che le variazioni di pressione si trasformano in stimolazioni elettriche nervose che il nervo uditivo porta al cervello.
Tale carica elettrica induce le fibre avvolte intorno al nervo uditivo a innescare un impulso che il nervo stesso trasmetterà al cervello. Come questo accada non si sa esattamente, nonostante si siano formulate diverse teorie.
Le cariche elettriche, dopo aver percorso il nervo uditivo, raggiungono il Talamo e da qui raggiungono la corteccia, dove sono registrate in base alle loro frequenze.
Il Talamo ha la funzione di unificare tutti i dati provenienti dai sensi, ricevuti come impulsi elettrici e di trasferirli nelle aree appropriate della corteccia.
Attorno al Talamo si dirama il sistema Limbico che si crede contribuisca alle reazioni emotive suscitate dall’esecuzione o dall’ascolto della musica.

Nel caso in cui i suoni sono consciamente percepiti, il processo fisiologico diventa un processo psicologico.
Percepiamo consciamente un suono quando è abbastanza alto da catturare la nostra attenzione o quando siamo in uno stato di vigilanza. L’intensità di percezione di un suono viene misurata in unità particolari espresse in bande da 0 a 120 decibel. A 0 decibel si ha la “soglia di udibilità”, ossia il limite al quale un suono è a malapena percepito, a 120 decibel si ha la “soglia del dolore, ossia l’intensità alla quale il suono produce una sensazione dolorosa.
L’ascolto è una prerogativa più della mente che del cervello; appena si percepisce un suono e si decide di prestargli attenzione, si avvia un processo psicologico assolutamente personale.
La musica è frutto di un processo biologico affettivo, cognitivo e spirituale innato nelle facoltà umane. Analogamente, la reazione umana alla musica avviene a tutti questi livelli. La reazione biologica riguarda i processi fisici: può, ad esempio, alterare la frequenza o la profondità respiratoria la frequenza cardiaca ecc.
La reazione affettiva riguarda le emozioni; quella cognitiva il piacere estetico e l’apprendimento; quella spirituale è transpersonale perché ci mette in rapporto con qualcosa di trascendente, facendoci avvertire l’unità tra forze umane e universali in una totalità che supera i limiti della coscienza individuale.
Una reazione è completa se avviene a tutti e quattro i livelli e il grado di influenza della musica su ciascuno di essi varia a seconda del condizionamento culturale, dei valori sociali e delle inclinazioni personali. La capacità di reagire ad ogni livello dipende invece da una nostra scelta individuale.


La natura vibratoria del corpo umano

Il corpo umano è costituito di un gran numero di sistemi vibratori interconnessi e interdipendenti di frequenze e densità diverse che funzionano in un ambiente di fluidi contenuti in un involucro esterno altamente elastico.
Conosciuto come CORPO FISICO DENSO, esso è la somma di tutti gli organi che lo compongono e la sua sostanza è una sinfonia virtuale di frequenze,suoni e ritmi biologici mentali ed emozionali, che nel loro fluire continuo cercano di raggiungere e di mantenere
lo stato di bilancio perfetto e di equilibrio.
Gli atomi di ogni cellula contengono gli elettroni che, essendo in costante movimento, emettono onde elettromagnetiche. Sembra quindi che tutta la materia abbia una sua velocità di vibrazione musicale e che la frequenza dipenda dalla velocità di oscillazione delle cariche elettroniche.
Le cellule che hanno la medesima frequenza naturale si combinano per formare i diversi sistemi e le diverse strutture del nostro essere fisico; si può quindi affermare che il suono crea le strutture del suono.
Il nostro corpo fisico denso è completamente circondato da una zona di energia dello spessore di circa 7,6 cm che è stata definita in diversi modi: “campo bio-plasmico”, “campo elettro-magnetico” , “campo elettro-statico” , “scarica coronale” o più semplicemente “aura”.
La zona di spazio eterica è un campo vibrazionale elettromagnetico che protegge il corpo fisico, gli infonde energia e lo integra nel campo energetico della terra.
Il corpo emozionale o corpo astrale, ha una densità minore rispetto a quella del corpo eterico, svolge una funzione di comunicazione e sembra che cambi colore con il variare del nostro stato emozionale. Poiché risponde alle nostre emozioni e ne trattiene l’energia, anche il corpo emozionale può rivelare indizi di malattie prima che queste si manifestino nel corpo fisico.
Il corpo mentale si estende per una distanza di circa 244 cm da quello emozionale ed ha un colore più tenue ed è meno denso del corpo eterico e di quello emozionale.
Risponde alla nostra attività mentale e si crede assorba la frequenze elettromagnetiche presenti nell’atmosfera terrestre.
Tale breve spiegazione dell’essere umano vuol dimostrare che esso è composto di frequenze e di ritmi con densità e velocità diverse, di una rete di energia vibrazionale e pulsante che dà forma e vita al corpo,ai pensieri e alle emozioni.
L’uomo è un sistema risonante in evoluzione e non una massa solida stabile.


Applicazione dei suoni a fini terapeutici

“…ogni volta che un’ anima nuova discende dall’oceano del regno manifestato,essa produce una vibrazione che si trasmette all’intero oceano cosmico che comprende tutti i regni creati terreno e celeste,fisico e metafisico. Mentre ognuna di queste vibrazioni fa risuonare in tutto l’universo una moltitudine di note consonanti le loro inimmaginabili interferenze generano l’intera sinfonia delle sfere di cui parla Pitagora. Ogni creatura…. È la cristallizzazione di una parte di questa sinfonia di vibrazioni. Così siamo simili ad un suono pietrificato in maniera solida che in essa continua a risuonare.”

Pir Wialyat Khan citando dall’Hekaloth, libro esoterico ebraico sulle Sfere Celeresti.

PRINCIPI DELLA GUARIGIONE ATTRAVERSO IL SUONO

Tutti gli esseri manifesti vengono al mondo con l’aiuto di una frequenza conservano una frequenza per tutta la vita e abbandonano questa vita per mezzo di una frequenza. In ogni essere umano la frequenza è diversa e l’intero cosmo e ogni essere che ne fa parte si conservano attraverso il principio della risonanza .
L’uso di determinate frequenze sembra comportare numerosi vantaggi ai processi di guarigione . Innanzi tutto il suono agisce direttamente sul corpo fisico e le frequenze possono essere inviate alle parti del corpo direttamente interessate.
L’applicazione terapeutica delle frequenze è fondata su due principi: che il suono è un energia vibratoria che interagisce con l’energia vibratoria delle strutture del corpo attraverso la risonanza, definita come l’interazione di due corpi vibranti a frequenze presso che uguali, e che ogni struttura del corpo ha la propria frequenza di risonanza naturale.
La malattia si verifica quando questa frequenza naturale viene alterata da frequenze che gli sono estranee.
Il processo di guarigione attraverso specifiche frequenze può avvenire in due modi.
Nel primo le frequenze impiegate vengono emesse da una fonte esterna alla persona sottoposta a trattamento, sia essa uno strumento musicale, la voce o strumenti elettronici appositamente progettati , e generalmente applicate da uno specialista.
Nel secondi si ricorre ad una forma di auto-terapia per prevenire l’insorgere della malattia o per correggere una condizione già manifesta. In questo caso la fonte sonora è la voce della persona interessata.

Purtroppo con l’avvento dell’era cristiana queste attività scomparvero e degenerarono in superstizioni, pseudo-alchimie o fenomeni di folclore.
Solo all’inizio del XX secolo furono riprese e ricoltivate alcune antiche ideologie inerenti alla musica come terapia.


Prospettiva storica
Nell’impiego terapeutico la musica influisce sul nostro corpo fisico per effetto della risonanza, ma la sua peculiarità essenziale è che agisce sia a livello personale (emotivo) sia transpersonale (spirituale). L’utilizzo della musica a scopi curativi si basa sul presupposto fondamentale che individua la causa principale della malattia nello stress emotivo e in un atteggiamento mentale negativo causa di squilibri e di blocchi energetici.
Il disturbo che si manifesta è quindi trattato come un sintomo di un malessere e la causa viene ricercata nella vita emozionale, mentale e spirituale dell’individuo sofferente. La musica può facilitare l’espressione delle emozioni e permetterci di ritrovare lo stato originale di benessere.
L’impiego della musica a scopi curativi risale a più di trentamila anni fa. Allora la deviazione dal normale stato di salute era un mistero attribuito a spiriti maligni che dovevano essere scacciati dal corpo e dalla mente di chi soffriva.
La prima espressione di musica salutare fu probabilmente l’esecuzione vocale senza l’ausilio di parole, di un lamento monodico il cui ritmo si basava sulla respirazione e sul battito del cuore. La collettività interessata, in un primo momento, si radunò intorno all’infermo cantando ogni volta per ore , e più tardi, ricorse all’uso di zucche vuote e tamburi che percuoteva sia per gli speciali poteri spirituali a loro attribuiti, sia per stimolare l’attività dei guaritori.
Iniziò cosi a svilupparsi la lunga tradizione dello sciamanesimo che permane tuttora in molte regioni con rituali di guarigione pressoché analoghi.
Della musica di quel mondo antico sappiamo molto poco. Sebbene ci siano giunte descrizioni di pratiche musicali che risalgono all’epoca sumerica.
Tra i molti dei che proteggevano la salute ce n’era almeno uno che presiedeva la musica e, in alcuni casi, era una stessa divinità a tutelare sia la salute sia la musica.

Per quanto riguarda la musica egiziana, essa rimane tuttora un mistero.
Secondo Platone, gli Egizi attribuivano la creazione delle melodie alla dea Iside e a queste affidavano il governo delle emozioni umane e la purificazione dell’anima. Non rimane però alcuna documentazione che spieghi quanto la loro musica si reggesse sui principi esoterici e in che modo essa venisse direttamente impiegata a fini terapeutici.
Gli antichi ebrei attribuivano alla musica poteri stimolanti e sedativi capaci di intensificare le emozioni negative fino a un culmine oltre il quale la mente se ne liberava.
Per la prima volta nel mondo occidentale, la musica viene impiegata come terapia anzichè come veicolo propiziatore della divinità. E’ l’arpa di Davide, infatti, che risolleva il re Saul dalla depressione.
Da Omero a Pitagora, molta mitologia greca narra della forza guaritrice della musica.
Una delle divinità greche più importanti era Apollo, dio del sole, della medicina e della musica.
Nella filosofia pitagorica le leggi della musica confluiscono sull’interiorità dell’uomo attraverso l’armonia, e l’armonia dell’universo corrisponde all’armonia dell’anima o universo interiore dell’umanità . Quindi il contributo migliore per recuperare l’ordine dell’anima e la concordia non poteva che venire dalle melodie e dal ritmo. Una volta ristabilito l’ordine dell’anima, si sarebbe ritrovata la salute del corpo.

Quando l’impero di Roma si estese all’Europa e all’Asia occidentale, la cultura romana assimilò la musica e le pratiche risanatrici dei greci.
Anche i Romani consideravano l’organismo umano come una totalità e, in questo contesto, la musica aveva una funzione psicoterapica, sia di cura sia di prevenzione.
Dopo il crollo dell’impero romano, che segna la fine del mondo antico, emergono nuove filosofie mentre si verifica una separazione tra scienza e religione che, con l’aumentare della differenza reciproca, si farà sempre più netta.
Con l’affermarsi della medicina occidentale, basata esclusivamente sullo studio dell’anatomia umana e sulla somministrazione di farmaci, è stata trascurata la parte spirituale e quindi gran parte delle antiche saggezze andarono perdute.
Nel rinascimento la musica diventa il prodotto artigianale di una corporazione, come tutte le professioni e i mestieri e solo nel periodo romanico essa riacquista la qualifica di arte. In occidente molti medici continuarono a coltivare un interesse attivo per la musica diventando anche degli ottimi musicisti dilettanti, ma per loro la musica restava un puro passatempo estraneo alla professione.
Un’ eccezione ragguardevole si verificò nel XVIII secolo con Luis Roger, un medico di Montepellier appassionato di musica, che nel 1748 pubblicò un’ opera divisa in due volumi intitolata Traitè des effects de la musique sur le corps humain .
Nel secondo capitolo Roger parla dell’effetto della musica sulla materia, ma sulla materia che costituisce il corpo umano.
A parte questa parentesi la letteratura sugli effetti della musica a livello psicofisico è quasi del tutto inesistente.
Al giorno d’oggi sono davvero poche le persone che si interessano realmente a questa strana ed insolita arte di guarigione.
Poi, in seguito all’avvento della musica cosiddetta “New Age” per molti è diventata una moda di sparlare di musica intesa come metodo di elevazione spirituale collegandola molto spesso all’uso di droghe e stupefacenti.


Musica,cosmologia e
suono interore

La cosmologia musicale è un presupposto essenziale agli sviluppi dell’impiego terapeutico della musica.
Pitagora di Samo (560-480 a.C.) fu il primo tra i greci a stabilire che l’universo si fonda e si regge sulle leggi della musica, concetto che più tardi venne sviluppato da Socrate e Platone, ma negato da Aristotele. Dopo molti anni, un discepolo di Pitagora; Aristide Quintiliano, scrisse: “… qualsiasi corpo solido che si muova nell’aria produce un certo suono. Nello stesso modo, le stelle fanno vibrare l’etere anche se le nostre orecchie sono troppo imperfette per udire quel suono……”
Pitagora calcolò gli intervalli musicali dei pianeti compresi tra la terra e le stelle fisse:


TERRA-LUNA 1 TONO
LUNA-MERCURIO 1 SEMITONO
MERCURIO-VENERE 1 SEMITONO
VENERE-SOLE 1 TERZA MINORE
SOLE-MARTE 1 TONO
MARTE-GIOVE 1 SEMITONO
GIOVE-SATURNO 1 SEMITONO
SATURNO E LA SFERA
DELLE STELLE FISSE 1 TERZA MINORE

Cento anni dopo, la convinzione che il moto delle sfere celesti generasse armonia era ancora fortemente radicata nella cultura medioevale occidentale.
Ci sarebbero voluti altri mille anni prima che quei “suoni” venissero calcolati da Keplero.Nel frattempo la musica era diventata molto più complessa , un tributo alle conquiste intellettuali del Rinascimento.

IN CINA

Mentre i teorici occidentali spendevano un sacco di energie, tempo e carta per dare un’ interpretazione letterale all’ armonia delle sfere, le civiltà orientali accettavano il concetto metafisico.
Nella Cina antica la musica era considerata l’immagine dell’ordine universale. Lo YUEH CHI, una fonte originale di pratica musicale cinese, afferma che la musica è l’armonia del cielo e della terra e appartiene a regni spirituali più elevati.
Dal connubio di queste due identità nascono tutte le cose che si trovano tra cielo e terra: YANG è cielo: l’elemento maschile, luce calore e numeri dispari.
YIN è terra: l’elemento femminile, oscurità freddo e numeri pari.

IN INDIA

In India si racconta che il dio Siva creò la musica terrena e la danza della musica cosmica e le insegnò a sua moglie, la dea Sri, la quale la trasmise agli altri esseri celesti. La musica allora suonava nei cieli ma non raggiunse la terra finchè Brama vedendo dall’alto le fatiche e le sofferenze degli umani si mosse a compassione e la concesse agli umani.
Nella filosofia Indù, la vibrazione è il principio di tutta la creazione e la musica è lo specchio della musica cosmica.

Effetti della musica a livello fisico ed emotivo
L’attrazione primaria che proviamo per la musica è di natura fisica ed emotiva ; fisica perché la musica si trasmette attraverso l’aria mediante onde di pressione acustica molecolari che possono essere avvertite dal corpo , ed emotiva perché la musica crea atmosfere particolari a cui rispondiamo a livello subconscio e non verbale. E’ attraverso la risposta fisica ed emotiva alla musica che si sviluppano atteggiamenti mentali e spirituali i quali, a loro volta, creano le basi al nostro godimento estetico. In teoria, la creazione della musica è espressione di processi biologici, affettivi, cognitivi e spirituali all’interno di un contesto culturale.
Nonostante la musica abbia il potere di suscitare risposte mentali, emotive, fisiche e spirituali, non siamo in grado di capire, se si escludono alcune generalizzazioni, come e in quale modo possiamo essere influenzati da diversi tipi di musica.
La risposta alla musica è del tutto individuale e una composizione può suscitare in una stessa persona risposte diverse.


Quando la musica entra nei nostri orecchi, i suoni vengono trasformati in impulsi che viaggiano attraverso i nervi acustici fino al talamo, la stazione ripetitrice di emozioni, sensazioni e sentimenti.
La ricerca scientifica ha provato che la musica influenza i nostri processi interni.
La stretta relazione tra l’effetto fisiologico della musica e le caratteristiche di una specifica scelta musicale appare senz’altro ovvia. Si può infatti ritenere che una composizione caratterizzata da grande dinamismo e carica emotiva, influirà sui nostri processi corporei in modo diverso da una composizione che non presenta alcuna di tali caratteristiche.

Il fascino che la musica esercita su di noi è dovuto essenzialmente al suo potere di creare stati d’animo e di suscitare risposte emotive e non è quindi un caso che, fin dai tempi più antichi e soprattutto in India, Cina ed in Grecia, il rapporto tra musica, stati d’animo ed emozioni abbia sempre suscitato grande interesse.

La gran parte dei medici, psicologi, occultisti e guaritori olistici riconoscono l’esistenza di una relazione tra le emozioni le quali, sono un fattore dominante nello sviluppo della malattia. Le emozioni inespresse si ripercuotono in noi alimentando lo stress delle parti più deboli del corpo.
Se usata regolarmente, la musica si rivela un mezzo molto efficace per dissipare lo stress emotivo quotidiano. Nel caso di una intensa crisi emotiva, la musica può individuare e provocare lo sfogo emotivo determinando una catarsi dell’emozione ed offrendogli un mezzo di espressione.
Con la musica quindi è possibile fare esperienza dei livelli più profondi di quiete che di solito giacciono sotto l’influenza delle fluttuazione e degli sconvolgimenti della nostra vita emotiva.


L’influenza della musica sullo spirito e la mente

La musica coinvolge la mente conscia tramite il fascino che esercita.
Sotto il livello superficiale della mente conscia si estende la regione vasta e pressoché inesplorata dell’inconscio.
In base ad alcune teorie, esistono due livelli d’inconscio:
L’inconscio personale che trova il suo riferimento nella storia personale dell’individuo e l’inconscio collettivo che è essenzialmente patrimonio non verbale dell' esperienza umana comune, una sorta di memoria comune.
La musica può restituire queste memorie dimenticate alla consapevolezza attuale, poiché incoraggia l’attività mentale inconscia e rallenta i processi di pensiero cognitivo.
A livello di inconscio collettivo ciò può spiegare la partecipazione comunitaria del pubblico ad una manifestazione musicale come un concerto, ad esempio così come l’importanza della musica in rituali religiosi e nazionali.

APPLICAZIONI
Allo stato della ricerca attuale sembrano esistere tre modi in cui la musica può essere impiegata in relazioni agli stati mentali.
Il primo di questi consiste nel mantenere uno stato normale di veglia, quando si desidera una condizione di tranquilla vigilanza e si devono evitare gli stati di sonno, fantasticheria, ipervigilanza.
Certi generi di musica possono essere usati durante lo studio o la guida di un veicolo.
Se usata a questi scopi la musica contribuisce a rafforzare la concentrazione mentale e può diminuire il rischio di incidenti.
Una seconda applicazione possibile della musica è il contributo che essa può dare nello sconfiggere gli stati di coscienza negati come la letargia, l’isteria, la regressione.
La musica, ad esempio, può rivelarsi efficace nel ricondurre allo stato normale di veglia un individuo caduto in uno stato di trance o può contribuire al rilassamento di chi si trovi in uno stato ipervigile.
La terza applicazione consiste nell’offrire un ambiente sicuro in cui l’individuo possa sperimentare livelli di coscienza che possono contribuire alla salute mentale ed ad una vita creativa ed arricchente. La terapia chiamata “Guided Affective Imagery with Music” ( guida all’immaginario emotivo attraverso la musica), è stata elaborata da Elen Bonny. Essa implica il rilassamento del corpo, la concentrazione della mente e la visualizzazione di una scena.
Sviluppata in origine come strumento terapeutico per curare malattie psichiche, la terapia accompagnata dalla musica si dimostrò presto un’esperienza vivificante anche per persone mentalmente sane.
Lo scopo della terapia è:
- Esplorare il proprio sé;
- Sviluppare autoconsapevolezza;
- Chiarire valori personali;
- Liberare fonti di energia psichica bloccate;
- Arricchire lo spirito di gruppo;
- Portare ad una condizione di rilassamento profondo;
- Favorire l’esperienza religiosa.


INFLUENZE DELLA MUSICA SULLO SPIRITO

La musica ci influenza a livello spirituale esattamente come ci influenza a livello fisico, emotivo e mentale ma, a differenza di questi ultimi, l’effetto spirituale della musica è di tipo cumulativo. Quando ascoltiamo un brano musicale e le vibrazioni dei suoni fanno risuonare il nostro organismo fisico, i ritmi interni del corpo possono subire mutamenti. Dopo che la musica è finita recuperiamo la nostra normale attività fisica emotiva e mentale in meno di mezz’ora.
Eppure qualcosa della musica rimane in noi. Rimane il ricordo, ma oltre a questo rimane un’essenza indefinibile che permea il nostro mondo interiore e influenza la nostra percezione del mondo esterno. L’ascolto ripetuto di un brano musicale rafforza questo effetto e può causare in noi un cambiamento permanente che influenza il nostro rapporto con il mondo esterno, gli eventi, le persone e l’ambiente naturale.
Come il cibo alimenta il corpo, così la musica influenza lo stato della nostra salute spirituale e la vitalità dell’energia che è nell’anima. Se spirito e anima sono in armonia e in equilibrio, se sono forti e animati da energia vitale, noi siamo meno suscettibili alla malattia, alle forme di pensiero negative e alle energie emotive che ci circondano.
Nel mondo si usano due tipi di musica a fini spirituali: il primo porta ad uno stato di trance, il secondo ad uno stato meditativo.
Generalmente lo stato di trance si raggiunge attraverso figurazioni ritmiche ripetitive suonate simultaneamente per un lungo periodo di tempo.
In molti casi questo tipo di musica è affidato essenzialmente all’uso di tamburi. In molte cerimonie di trance il battito dei tamburi, la danza e il canto iniziano sommessamente per aumentare gradualmente in tempo e intensità fino al raggiungimento dello stato di trance, quando i tempi e i livelli di intensità diventano costanti.
La musica dei tamburi quindi influenza il corpo alterando la frequenza delle onde cerebrali e si verifica un aumento della produzione di ormoni che a sua volta influisce sulle emozioni e sulla mente.

La musica impiegata nella meditazione esercita la sua influenza prima sulla mente e poi sul corpo creando un’atmosfera che porta all’immobilità e alla contemplazione interiore.
La musica usata come preludio alla meditazione sembra essere comune alle pratiche spirituali che richiedono sia meditazione sia altre forme di quiete contemplativa; il fine è rallentare e intensificare il respiro, ridurre la tensione e alterare notevolmente la normale percezione del tempo concentrandosi sul momento presente.
La musica che ascoltiamo abitualmente risuona nel nostro spirito più a lungo del suo effetto sul nostro corpo, mente ed emozioni. A livello spirituale gli effetti della musica sono cumulativi e possono nel tempo rafforzarci o indebolirci.
Allo stesso modo la musica che ascoltiamo nella mente può avere la stessa potenza della musica che ascoltiamo attraverso gli orecchi. E anche quando è, di fatto, cessata la musica può continuare a risuonare in noi e quindi permeare la nostra mente, guidare la nostra guida emotiva, regolare le energie del nostro corpo ed influenzare le nostre aspirazioni individuali e il nostro stato di salute.


Caratteristiche della musica a fini terapeutici

La musicoterapica è strettamente connessa alle psicologie comportamentali di cui utilizza gli approcci e la terminologia e, come tale, è quindi limitata alle applicazioni di comportamento emotivo e fisico complementari a questa disciplina. La musicoterapica implica un approccio molto più esauriente rivolto alle necessità di tutta la persona e su tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale e spirituale.
Le applicazioni della musica a fini curativi sono quindi rivolte alle emozioni allo spirito, alla mente e al campo elettromagnetico come mezzo per agire nel corpo fisico.
L’efficacia della musica a fini terapeutici non dipende tanto da fattori oggettivi quanto da preferenze di carattere soggettivo. Tenendo presente che allo stato attuale la musica viene impiegata a fini terapeutici essenzialmente nella cura di tensioni emotive e fisiche, si può sostenere che la sua efficacia dipende dalla volontà del singolo, dal contesto che deve favorire il processo di ascolto, da un atteggiamento di concentrazione rivolta esclusivamente all’ascolto e dalla disponibilità a favorire una respirazione lenta più profonda e completa.
A livello minimo di differenziazione, esistono due forme musicali che possiedono qualità terapeutiche.
La prima più cospicua comprende tutti gli stili e le forme musicali che nascono all’intero di una cultura.
Nel caso dell’occidente essa abbraccia la musica popolare, la musica delle funzioni religiose, la musica d’arte, la musica nazionale, la musica leggera e i diversi stili musicali derivati dalla tradizione afro-americana.
Nella terapia questo tipo di musica viene impiegato essenzialmente come veicolo per l’espressione di emozioni e la liberazione di energia fisica.
La familiarità che proviamo nei confronti della musica della nostra cultura, fanno sì che la sua efficacia come agente terapeutico sia governata da inclinazioni o avversioni personali.
Oltre i generi culturalmente definiti esiste un altro genere di musica le cui caratteristiche non differiscono molto l’una dall’altra. Questo tipo di musica legata maggiormente ai ritmi del mondo naturale piuttosto che alle culture umane, possiede un elevato potere di guarigione a livello profondo. Le sue radici sembrano affondare nelle tradizioni musicali più antiche e nelle loro variazioni e da allora risuona nella terra e in tutti gli esseri che da allora la abitano.
E’ la musica che oggi si sente nei suoni del Koto e Shakuhachi del Giappone nel richiamo alla preghiera musulmano e che ci invita sempre a stare fermi, ad ascoltare, a sentire in noi la sua risonanza e a fare esperienza dell’immobilità dove lo spirito può parlarci in un linguaggio che trascende ogni parola.
Essa riecheggia i suoni della terra da cui ha tratto ispirazione.
La sua qualità è la calma e la sua emozione è la gioia dello spirito. Ciascuna frase si evolve da quella che la precede in modo che il completamento dell’una rappresenti l’inizio della successiva. L’impressione è lo svolgersi continuo di una melodia, dall’inizio alla fine. Quando l’ultima nota è stata ingoiata dal silenzio, avremo la sensazione che sotto quel silenzi la musica continui a svolgersi in un movimento che rispecchia l’evoluzione perenne dell’universo. Nella tranquilla sicurezza di questo grembo sonoro, il nostro corpo si rilasserà in uno stato di quiete, le fluttuazioni emotive si placheranno l’attività intellettuale si arresterà.
A quel punto lo spirito sarà libero di seguire i suoni in quell’universo i cui movimenti armonici vengono ora riconosciuti come identici a quelli interiori. La musica in se stessa non può assicurare uno stato perfetto di salute se esso viene ostacolato da altri aspetti del nostro stile di vita ma, se essa si accompagnano una dieta appropriata, un sonno adeguato, un lavoro “appagante”, una vita attiva della mente, rapporti validi, svaghi e aspirazioni spirituali, il nostro essere sarà invaso da un senso di completezza che difficilmente si incrinerà a causa di una malattia.
L’effetto esercitato dalla musica sulla salute è cumulativo rispetto a periodi di tempo prolungati. Quindi il genere di musica che ascoltiamo, l’ora del giorno in cui lo ascoltiamo, l’ambiente che ci creiamo intorno prima, durante e dopo l’ascolto e quello che facciamo quando la ascoltiamo, determinando i benefici che riceviamo. Rivolgendo quindi un’ attenzione particolare a questi aspetti, la musica equilibrerà le energie fisiche, mentali ed emotive per mezzo della risonanza.


Breve Epilogo

L’uso del suono e della musica a scopi “curativi” è un’
arte/scienza ancora tutta da scoprire, nonostante si ricorra da secoli a questo uso della musica, le sue teorie, metodi e procedure non sono ancora stati indagati, risolti o avvalorati.
Se il suono e la musica sembra siano destinati a diventare utili terapie, dobbiamo allora ampliare i nostri scopi e prevedere l’aiuto di esperti nelle relative discipline quali: antropologi ed etnomusicologi per lo studio delle culture che collegano tradizionalmente la musica ad applicazioni terapeutiche, storici della cultura per la raccolta e la catalogazione di miti e leggende relative all’uso della musica in un contesto curativo, medici ricercatori per esaminare l’effetto del suono sul nostro corpo fisico, neurologi per studiare l’effetto della musica sul cervello, psicologi per analizzare i rapporti della musica con emozioni e gli stati di coscienza, dottori e omeopati che possono dare il loro apporto sulle cause e la cura di determinati disturbi e valutare le diverse teorie che possano essere formulate.

Una volta il filosofo Fredrich Nietzche (1844-1900) dichiarò che la vita senza la musica sarebbe un errore. Dopo tutto quello affermato durante lo svolgersi di questa tesi oserei dire che “non può esserci vita senza la musica”.
L’intero universo è un’ immensa sinfonia che risuona intorno a noi in ogni cosa ed in ogni creatura che abita la terra e che aggiunge la propria voce in accordo con la legge naturale armonica.


Il potere della musica come forza curativa risiede nel fatto che attraverso di essa possiamo tornare a fare esperienza della fluidità del mondo in cui viviamo.
Da essa possiamo essere guidati verso i livelli più profondi finchè raggiungiamo il punto di quiete al suo centro e in noi.
Raggiunta la “quiete” dell’equilibrio perfetto, avvolta dal turbinio frenetico delle strutture vibratorie, raggiungendo la pace dell’unità divina e, riconoscendola in noi e negli altri, torneremo a far parte della totalità vivendo da esseri umani.


Musica e Judo

E’ stato ampiamente trattato l’effetto che la musica produce sul fisico, sulla mente e sulle emozioni e quindi sullo spirito dell’uomo.
La musica influenza i nostri processi interni, accelera il metabolismo, rafforza o rallenta l’energia muscolare, produce effetti sulla pressione arteriosa e sanguigna, influenza le secrezioni interne delle ghiandole.
La sua azione sul corpo passa poi ad incidere sulla mente, rafforzando la concentrazione mentale, sconfiggendo ad esempio la letargia, l’isteria, la regressione o modificando stati di coscienza non appropriati ad una situazione particolare.
Può inoltre indurre ad acquisire livelli di coscienza che contribuiscono alla salute mentale e alla vita creativa.
La musica agisce infine sul nostro spirito, causando un cambiamento permanente che influenza il nostro rapporto con il mondo esterno, i fatti, le persone e lo stesso ambiente naturale.
Se in senso fisico siamo ciò che mangiamo, si può dire che in termini di spirito siamo ciò che udiamo.
Sotto i ritmi e le altezze mutevoli della musica , giace un livello più sottile di vibrazioni, che è l’essenza della musica.
E’ questo livello di vibrazione interno, creato dall’energia della musica, che ci armonizza spiritualmente.
La musica ha un dominio che va oltre l’emozione individualizzata; tale musica suscita in noi una risposta che trascende il regno delle attività e delle preoccupazioni umane. Se si accede a questo mondo del suono più duro, svanisce la consapevolezza di noi stessi come entità autonome e separate e facciamo esperienza dell’unità essenziale dell’universo manifesto.
Da quanto esposto è possibile comprendere quanto la musica influisca sul corpo, sulla mente e sullo spirito dell’uomo.
In tutto ciò ritengo sia possibile vedere un’analogia tra le finalità della musica e quelle del judo.
Il judo presuppone infatti, educando il corpo, la mente e il cuore del praticante di unificare queste tre componenti attraverso la pratica del judo stesso al fine di scegliere un principio morale che sia in grado, abbracciato da molti, di migliorare la vita stessa dell’uomo e di farlo crescere spiritualmente, in una reale e ideale tensione verso una società migliore.
E’ possibile riallacciarsi anche al principio del “DARE” attraverso la pratica della musica. I quattro principi del judo espressi come:

-Dare tutto se stesso al judo
-Dare tutto se stesso con il judo
-Dare tutto se stesso agli altri
-Stato del dare

Ritengo sia possibile modificarli con:

-Dare tutto se stesso alla musica
-Dare tutto se stesso con la musica
-Dare tutto se stesso agli altro
-Stato del dare

Come nel judo il giovane principiante dà tutto se stesso alla pratica, così nella musica il giovane aspirante musicista dà tutto se stesso alla pratica e all’esercizio del suo strumento.
A tal proposito mi viene in mente una nota frase “..è il momento delle grandi sudate, dove solo il maestro può fermarci……”
e mi viene subito spontaneo un collegamento con un’altra frase espressa dal famoso musicista e chitarrista Ted Nuget , il quale afferma…….. “esercizio,esercizio e ancora e esercizio. Esercitatevi finchè la chitarra non vi lasci i lividi sul torace…..e se questo vi sta bene, continuate finchè non vi sanguinino le dita”.
Tale frase ci fa comprendere quanto strette siano le correlazioni tra le due discipline.
Anche per il secondo punto è possibile trovare relazioni con la musica, ci sono stati e ci sono stati tuttora prestigiosi maestri di musica i quali hanno dato tutti loro stessi all’insegnamento.
Django Reinhardt, famoso chitarrista acustico degli anni ’20-’30, rimase vittima di un incendio che lo privò dell’uso dell’anulare e del mignolo della mano sinistra, mano fondamentale per l’esecuzione musicale tramite la chitarra.
Ciò non gli impedì di combattere e di giungere ad elaborare un’impareggiabile gamma di tecniche chitarristiche creando un nuovo stile e di fondare una scuola dove si dedicò all’insegnamento della chitarra e riuscì a trasmettere la sua forza interiore e il suo “combattimento” ai numerosi allievi.
Più difficile mi rimane trovare analogie con gli ultimi due principi. Il più grande limite dei musicisti è stato infatti il rimanere radicati alla musica e non esprimere e portare nella vita privata, e quindi poi nella società la stessa tensione che li ha visti protagonisti nella massima espressione musicale.
Ritengo comunque che i collegamenti tra il judo e la musica siano particolarmente stretti. Infatti l’uomo può migliorare la propria vita attraverso la musica, sentirsi parte di un universo creato ed abbandonare così l’egocentrismo, ricercando la collaborazione tra i propri simili su comuni obiettivi.
Come il judo propone: “tutti insieme per crescere e progredire”, ponendo l’accento sull’armonia e la disponibilità ad apprendere l’uno dall’altro, così nella musica d’insieme ( pensiamo ad esempio ad un buon gruppo musicale o ad un’ orchestra sinfonica ) sono necessarie armonia e collaborazione tra i vari componenti per poter ottenere una buona composizione musicale ed una crescita artistica del gruppo stesso.
MUSICA, DOWN e MALATI MENTALI

A tal proposito tendo a riportare una mia esperienza personale avvenuta a Siena nel corso dell’anno 2004, in occasione di un ritrovo di Judo Down.
Durante tutta la giornata avevo notato che malgrado le sollecitazioni dei praticanti presenti , alcuni , sia maschi che femmine fra i down, trovavano difficoltà a relazionarsi, ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni.
Al momento della cena che chiudeva la giornata, venne fatta ascoltare della musica “semplice”, come spesso udiamo quando accendiamo la radio, e dopo un po’ ho potuto osservare come le tensioni delle persone in oggetto si sciogliessero; chi non aveva mai sorriso si mostrava sereno e rideva con gioia i volti di alcuni erano solcati da lacrime, che io ho inteso liberatorie e finalmente riuscivano ad abbracciare i convenuti ed a parlare con questi o ad invitare a ballare altri, sia del loro gruppo che sconosciuti.
La musica che venne fatta ascoltare ed alla quale tutti parteciparono o muovendo passi di danza o con semplici vocalizzi od accompagnandola con gesti, era capace di offrire un ambiente rassicurante che riusciva a disinibire i presenti e ad aprirli ad una vita più creativa ed arricchente anche a livello di partecipazione sociale.
I volti distesi e non più imbronciati, le risa che esplodevano in chi era poco prima restio od incapace ad aprirsi e a manifestare le proprie emozioni, dimostrano assai più delle parole come la musica sia un canale capace di creare un’esperienza vivificante, di liberare fonti di energia bloccate, di arricchire lo spirito sociale e di esplorare il proprio sé.
La musica ha come sua peculiarità la “terapia del suono” che occupandosi prima del corpo attraverso la risonanza, interviene poi sulle emozioni e sulla mente. E’ importante che essa venga effettivamente utilizzata sia per i diversamente abili che per i normodotati, non come un semplice intrattenimento, ma come una vera e propria terapia, tenendo presente la sua forza che riesce a sconfiggere l’angoscia dell’isolamento, a ristabilire l’armonia ed a ritrovare un senso di finalità nell’ordine essenziale del nostro universo.

INDICE

- Introduzione
- Caratteristiche fisiche del suono
- Il processo di ascolto fisico – psicologico
- La natura vibratoria del corpo umano
- Applicazione dei suoni a fini terapeutici
- Prospettiva storica
- Musica, cosmologia e suono interiore
- L’influenza della musica sullo spirito e la mente
- Caratteristiche della musica a fini terapeutici
- Breve epilogo
- Musica e Judo

BIBLOGRAFIA

Massimo Mila - Breve storia della musica –Einaudi

Massimo Mila – L’esperienza musicale e l’estetica – Einaudi

Ralph Denyer – Chitarra moderna – Mondatori

Randall McClellan- Musica per guarire – Editori Riuniti

Marcello Bernardi / Cesare Barioli – Corpo Mente Cuore -Luni editrice


Un ringraziamento particolare a Fabio Pianigiani per l’aiuto e la disponibilità