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Karatè per migliorarsi - Andrea Capietti
PRESENTAZIONE
Con questo lavoro intendo porre l’attenzione su alcune
virtù, intese come qualità positive (Zingarelli, 1999), che oltre
a far parte del bagaglio personale di ciascuno di noi, dovrebbero venire coltivate
con attenzione da praticanti e maestri di karate. La nostra disciplina coinvolgendo
infatti completamente l’individuo (corpo, mente e cuore) bene si adatta
allo sviluppo di caratteristiche che riguardano la vita dell’uomo in tutti
i sui aspetti.
Le qualità sulle quali ho appuntato l’attenzione fanno parte di
un elenco scaturito da un brainstorming fatto assieme al maestro Pedrazzini
e ad altri due suoi allievi sul tema delle virtù necessarie ad un karateka
per avere successo come allievo e/o maestro.
Per alcune di tali virtù ho cercato di prefigurare un certo esercizio
od un certo tipo di allenamento che meglio le possa sviluppare. In particolare
ho suddiviso gli esercizi in: I) esercizi sui fondamentali; II) esercizi sui
kata; III) esercizi sul kumite.
Ho cercato perciò di vedere come, per ciascuna delle virtù elencate,
sia possibile trovare un esercizio in uno, due o tutti e tre questi aspetti
del karate.
ALTRUISMO
Altruismo: amore verso il prossimo (contrario: egoismo) (Zingarelli,
1999).
Altruismo: vivace inclinazione o amore verso il prossimo, che si traduce in
un’attiva partecipazione alla risoluzione di problemi, difficoltà,
necessità altrui (Devoto - Oli, 1990).
Questa qualità, che tutti dovremmo cercare di sviluppare per un corretto
vivere civile, viene spesso associata ad attività di gruppo, quali sport
di squadra, lavori aziendali d’equipe, coreografie, ecc. oltre che alla
quotidiana vita familiare; può risultare perciò per alcuni strano
parlarne con riferimento ad una attività individuale quale il karate.
Nella nostra disciplina invece questa virtù è fondamentale durante
l’allenamento, infatti solo ponendosi con la giusta predisposizione d’animo
verso i propri compagni si può pensare ad un miglioramento reciproco
e di conseguenza ad un miglioramento personale.
Nell’allenamento per il kumite l’altruismo lo si dimostra e lo si
migliora seguendo alla lettera le indicazioni del maestro riguardanti le modalità
di attacco o di difesa; infatti l’impedire od il facilitare in modo eccessivo
l’esecuzione di un attacco o di una parata porta a far compiere un allenamento
poco produttivo al proprio compagno poichè non riesce ad eseguire il
compito assegnatogli o lo esegue con troppa facilità.
Un altro momento in cui l’altruismo è fondamentale riguarda tutti
quegli esercizi che prevedono il contatto fisico, in questa fase dell’allenamento
è infatti importante che l’atleta metta il proprio corpo a disposizione
del compagno, fidandosi della capacità di controllo del colpo da parte
di quest’ultimo.
ARMONIA
Armonia: combinazione di elementi diversi che produce effetti
piacevoli ai sensi (Zingarelli, 1999).
Nel karate il concetto di armonia fa riferimento tanto all’insieme dei
movimenti che compongono un singolo gesto tecnico (parata, pugno, calcio, ecc.)
quanto a quei movimenti che costituiscono nel loro insieme una sequenza di tecniche
finalizzata e precisa (kata, esercizi a coppie o in gruppi sul kumite o sui
fondamentali, kion-ippon kumite).
La tendenza generale dovrà essere, dopo l’apprendimento sequenziale
e la memorizzazione “corporea” dei gesti desiderati, quella di rendere
il meno staccati possibile i singoli movimenti, facendo partecipare ad essi,
per quanto possibile, la maggior parte dei muscoli del corpo.
L’utilizzo della muscolatura delle varie parti del corpo deve avere comunque
un principio guida che è quello caro a tutte le arti marziali orientali
(e non solo) e cioè che il movimento parte sempre dal centro del corpo
(il baricentro “occidentale”), il tan t’ien cinese (Chang
- Fassi, 1993), il tanden giapponese (Nakayama, 1976) ecc.; cioè quella
parte del corpo nella quale è concentrata l’energia vitale (ch’i,
ki) o, più banalmente, il peso di un individuo.
Per quanto riguarda l’applicazione di questi concetti al kata, bisogna
agire su due fronti e cioè concentrarsi sull’intervento di tutto
il corpo in ogni singola mossa ed evitare di ripetere “a macchinetta”
la sequenza delle tecniche.
Riguardo a questo primo punto risulta utile l’esercizio nel quale ogni
singola tecnica del kata viene eseguita al rallentatore (con eventuale rimbalzo
finale) accentuando tutti i movimenti del corpo.
Per i più piccoli, ma non solo, un esercizio propedeutico potrebbe essere
la rappresentazione al rallentatore di una rissa tipo quelle nei saloon nei
film western, in cui ogni bambino deve esagerare ogni singolo movimento del
corpo nel momento in cui colpisce o viene colpito e cade a terra.
Per quanto riguarda la ricerca dell’armonia nell’esecuzione complessiva
del kata, ritengo che sia utile l’allenamento delle sequenze dello stesso
prima dell’allenamento ripetitivo dell’intero kata.
CAPACITA’ D’OSSERVAZIONE
Osservare: guardare o esaminare con attenzione, considerare
con cura (Zingarelli, 1999).
Osservazione: attenzione intesa all’ottenimento di una visione completa
e dettagliata o alla formulazione di un giudizio, motivata per lo più
da ragioni tecniche o scientifiche o anche da una notevole capacità intuitiva
(Devoto - Oli, 1990).
La capacità d’osservazione è una qualità che nel
karate, in particolare nel kumite, riveste notevole importanza poiché
permette sia di avere costantemente sotto controllo gli spostamenti dell’avversario,
sia di poterne anticipare le intenzioni. Il possibile attacco è infatti
spesso segnalato da quelli che potremmo definire dei segni premonitori, quali
contromovimenti, prendere fiato in maniera profonda, intensificarsi dello sguardo
o altro.
La capacità d’osservazione comprende sia l’utilizzo della
visione diretta sia quello della visione periferica, infatti se è importante
avere sempre “sotto tiro” il volto o il petto dell’avversario,
è altrettanto importante non perdere mai di vista, con la coda dell’occhio,
le sue gambe.
Per quanto riguarda la visione periferica vi è inoltre un altro aspetto
da non sottovalutare e cioè la capacità di non distrarsi per ciò
che, del tutto estraneo al combattimento, rientra nel nostro campo visivo periferico.
Per l’allenamento della capacità d’osservazione ritengo sia
utile un lavoro a coppie in cui un atleta deve riconoscere dai segni premonitori
suddetti le immediate intenzioni dell’avversario, reagendo in anticipo
(colpo d’incontro) o attendendo e reagendo, con la calma e la concentrazione
di chi già sa che cosa lo può attendere, all’attacco dell’avversario
(colpo di rimessa).
Per l’allenamento specifico della visione periferica può essere
utile il lavoro a coppie in cui chi attacca lo fa in seguito ad un segnale visivo
proveniente dalle spalle dell’avversario.
Infine, per l’allenamento selettivo della visione periferica, può
essere utile un lavoro a coppie in cui chi attacca lo fa reagendo ad uno stimolo
acustico ma disturbato o indotto in inganno da uno stimolo visivo (es.: finte
nel suonare il campanaccio da parte del maestro).
INTUIZIONE
Intuizione: attitudine a conoscere l’intima essenza delle
cose, senza dover ricorrere al ragionamento (Zingarelli, 1999).
Intuizione: conoscenza diretta ed immediata di una verità contrapposta
alla conoscenza logica e discorsiva; pronta e acuta capacità di percezione,
anche come disposizione abituale (Devoto - .Oli, 1990).
L’intuizione nella vita di tutti i giorni riveste una certa importanza
sia nelle attività domestiche che in quelle lavorative, è infatti
importante riuscire a capire con anticipo l’evolversi di una certa situazione
o il verificarsi di un particolare avvenimento.
Nell’ambito del karate l’intuizione può essere il fattore
discriminante per il successo nel combattimento: conoscere con anticipo le intenzioni
dell’avversario permette infatti di poter decidere con maggior cognizione
di causa la propria condotta di gara.
Per allenare questa virtù può essere utile un esercizio a coppie
per il kumite in cui un atleta può attaccare solo con un limitato numero
di tecniche ed il compagno deve rispondere a ciascuna di esse in un modo prestabilito;
ciò dovrà stimolare in chi risponde all’attacco la capacità
di intuire in qualunque modo le mosse dell’avversario.
Ancora più stimolante per il nostro scopo sarà ovviamente il combattimento
libero, infatti in questa attività noi non sappiamo mai quello che ci
aspetta e dobbiamo quindi mettere in campo tutta le nostre capacità mentali,
razionali e non, per cercare di prevedere anche se non le singole tecniche,
almeno le intenzioni dell’avversario.
POSTURA
Postura: atteggiamento abituale del corpo umano o animale,
dovuto alla contrazione di muscoli scheletrici che agiscono contro la gravità
(Zingarelli, 1999).
Questa caratteristica, propria di ogni individuo, sebbene possa apparire unicamente
come un aspetto fisiologico, rappresenta un po’ lo specchio delle nostre
sensazioni e dei nostri sentimenti; infatti, osservando una persona in piedi
davanti a noi riusciamo spesso a capire, almeno in parte, il suo stato emotivo.
Ciò è possibile poiché determinate posizioni del nostro
capo, del busto e degli arti le associamo, per esperienza, a precisi stati d’animo.
Nel karate la postura, oltre ovviamente a condizionare il miglior utilizzo delle
nostre energie durante l’attività fisica, fornisce all’avversario
che ci sta osservando delle preziose indicazioni sulle nostre emozioni e spesso
anche sulle nostre intenzioni. Una posizione di guardia troppo chiusa in combattimento
può, per esempio, denotare un atteggiamento timoroso mentre una guardia
troppo aperta o bassa mette in evidenza una eccessiva sicurezza nei propri mezzi.
La postura che dobbiamo cercare di assumere, non solo durante il combattimento
ma anche durante l’esecuzione dei kata e dei fondamentali, non deve ne’
esporci ne’ nasconderci troppo, permettendoci di mantenere in ogni momento
il controllo della posizione. La posizione che va curata è una posizione
con il busto eretto, il petto leggermente rientrante, il capo ben verticale
ed il mento leggermente arretrato; la posizione delle gambe dipenderà
dalla situazione contingente in cui ci si verrà a trovare (attacco, difesa,
spostamento, finta, ecc.).
Per un corretto allenamento della postura è molto importante che l’atleta
presti sempre attenzione a questa, sia durante gli spostamenti sia al termine
di essi, controllandosi appena possibile direttamente o, se c’è
la possibilità, tramite uno specchio. Per il controllo della postura
risulta inoltre molto importante la collaborazione tra i vari atleti oltre che
la supervisione del maestro. Tale controllo deve essere piuttosto puntuale fino
a quando l’allievo non avrà memorizzato la sensazione corrispondente
alla posizione corretta, cioè fino a quando il suo corpo non sarà
in grado di ricordare in maniera duratura la postura appresa.
BIBLIOGRAFIA
Chang - Fassi
“Enciclopedia del kung fu shaolin” Vol. 1
Edizioni Mediterranee
1993
Devoto - Oli
“Dizionario della lingua italiana”
Le Monnier
1990
Nakayama
“Karate”
Arnoldo Mondadori Editore
1976
Zingarelli
“Lo Zingarelli 2000. Vocabolario della lingua italiana”
Zanichelli
1999