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Adolescenza - Salvatore Baglieri
Nell’ambito dell’educazione sportiva diviene importante
che l’educatore sia preparato sui temi che interessano da vicino gli adolescenti,
con i quali si trova quotidianamente in contatto.
Andare oltre la superficialità aiuta a comprendere quanto sia difficile
e complessa la fase dell’adolescenza. Con questo termine viene intesa
il ciclo di vita collocabile tra i 12-14 e i 18-20 anni. Questa fase è
caratterizzata da un evolversi di trasformazioni fisiche e psicologiche che
saranno le basi su cui si innesterà l’identità adulta. L’adolescente
vive spesso una situazione di conflitto con l’ambiente famigliare in quanto
il suo bisogno di indipendenza si scontra con le normative e i divieti genitoriali.
Questo è un periodo in cui hanno inizio e si sviluppano i caratteri sessuali
secondari con tutti i risvolti che sono legati alla sessualità (eterosessualità,
omosessualità, bisessualità, travestitismo etc…). Per quanto
riguarda l’omosessualità nel 1974 l’OMS (L’organizzazione
mondiale della sanità) e L’American Psychiatric Association l’hanno
esclusa dall’elenco dei disturbi mentali. Nonostante ciò si riconosce
quanto difficile e angoscioso possa essere per un adolescente scoprire le proprie
inclinazioni omosessuali. Nel corso degli anni sono stati svolti tanti studi
sull’origine dell’omosessualità. Tra i fattori socio-psicologici
individuati sono: l’educazione di maschi da parte di soli maschi; la fissazione
per il genitore del proprio sesso, un’esperienza di seduzione precoce
etc… L’isolamento, l’emarginazione e il mancato sostegno della
famiglia porta in alcuni casi l’adolescente a reagire all’ansia
e all’angoscia attraverso il suicidio, in Giappone molto frequente tra
i giovani a causa della tensione allo studio. Le interpretazioni del suicidio
sono tanti e diverse a seconda delle varie discipline. Non posso non citare
quella datane dal “padre della psicoanalisi” Sigmund Freud, egli
lo definisce come un derivato dell’istinto di morte.
Spesso diversi incidenti che si verificano durante le nostre lezioni di judo
non sono dovuti al caso, ma sono una conseguenza di certi stati emotivi che
non hanno potuto trovare una certa “pensabilità” e che poi
si manifestano irrazionalmente in palestra.
Una delle malattie psichiche estremamente grave che coinvolge i nostri ragazzi
è l’anoressia nervosa, si manifesta con un’alta percentuale
nelle donne, il mancato nutrimento del corpo può portare lentamente a
causa delle grosse disfunzioni fisiche al decesso. Ho apprezzato molto l’iniziativa
intrapresa dall’A.I.S.E. nel promuovere delle settimane residenziali di
“iniziazione allo judo” rivolte alle ragazze che escono dall’ospedalizzazione
per anoressia.
Lo judo e lo sport in generale può secondo il mio parere riuscire a dare
tanto in termini di educazione e di crescita ai giovani, e sicuramente questo
corso di formazione contribuisce a questa prospettiva.