Questa dispensa Propedeutica del Corso di Formazione conclude la mia tesi sulla necessità culturale e sociale di guardare lontano. Mi permetto una comunicazione che fa leva sul sentimento, per sottolineare che la ragione può gestire le macchine, ma non deve assurgere a principio di vita.
Cesare Barioli
Nove. Sesso
L’avventura degli Alpini – L’irresistibile attrazione – La diversità fatta dogma – Costruire insieme – Le difficoltà del maschio – Facili profezie - Conclusioni
L’avventura degli Alpini
“Nella vita di un uomo almeno una donna, almeno una guerra”
Hernest Hemingway.
Scrive il vicentino Giulio Bedeschi (quello di Centomila gavette di ghiaccio, sulla ritirata di Russia):
“Questo è il segreto degli alpini, un semplicissimo segreto che chiunque potrebbe intendere in un attimo, se venisse dalla via degli alpini. E’ facile: basta immaginare una creatura umana che è giunta a notte dopo una pesante giornata, e le palpebre si chiudono da sole, e c’è un po’ di paglia per terra in una tana fredda sì, ma non tanto come fuori nella trincea; darebbe chissà che cosa per buttarsi giù a dormire un poco. Ma oltre la trincea ci sono duecento metri di terra di nessuno e al di là stanno quegli altri, pronti ad approfittare del buio e a venirti a fare la sorpresa in pattuglia, una bella sventagliata nel sonno e chi s’è visto s’è visto. Dormire, poter dormire un’ora in pace. Ma c’è vicino Tonio, Tonio s’è già infilato il cappotto e allarga il buco del passamontagna perché la barba gli piace tenerla fuori, e già brontola per il freddo che prenderà perché comincia il suo turno di guardia alla mitragliatrice. L’altra creatura lo vede infatti uscire dalla tana, e allora si sdraia sulla paglia e pensa: vieni sonno, adesso puoi venire perché fuori ci pensa Tonio; e non sa che Tonio ha fatto lo stesso pensiero per lui, due ore prima. E tantomeno riflette sul fatto che i lunghi chilometri di trincee, nel buio e nel silenzio della notte, prima ancora di essere linee tenute da soldati in armi, costituiscono il punto di contatto di tanti esseri umani che si cercano l’un l’altro, e s’appoggiano a vicenda per difendersi dalla guerra che uccide e si misurano giorno per giorno nella loro forza, nelle loro azioni, e ne traggono stima, e coraggio, e fiducia per la disperata vita (…) Corriere, 9 dicembre 2004.
Ehi, tenente. Sono anch’io della Julia (caporale del SIO); una Julia di pace, ma figlio di un capitano maggiore e nipote di un colonnello, tra i fondatori del 6° (“Attente ragazzine, che il 6° sta arrivando…”). Ci sono andato a 25 anni e non accettavo: “Noi, della Julia siamo antifascisti…” Io ero comunista e ho detto al tenente: “Siete partiti in 36.000 e le morose vi infilavano fiori nella canna dei fucili, scoprendo le ginocchia in punta di piedi per baciarvi al finestrino. Siete tornati 8.500 antifascisti. Troppo tardi ragazzi. L’antifascismo andava dichiarato quando Mussolini (co)mandò l’Armir a prendere i pozzi di petrolio”
Troppo tardi, Giulio, per vendere qualche libro facendo letteratura. Hai poi letto cosa pensano i russi degli italiani brava gente…? I tedeschi saccheggiavano, ma gli italiani si mangiavano anche i gatti. Hai letto Rigoni Stern? “I tedeschi si fecero consegnare i nostri prigionieri, li portarono nel bosco. Udimmo degli spari. Nevicava…”
Basta con la letteratura. Ai miei tempi si raccontava che dopo 18 mesi di Julia, il richiamato era destinato ad un’altra brigata alpina, perché era dubbio se, nel caso, avrebbe sparato al nemico piuttosto che all’ufficiale. Certo, quando ci portarono al poligono gli ufficiali guardavano da lontano e i marescialli, MAB imbracciato, avevano ordine di far fuoco se il soldato, sdraiato, si fosse voltato con l’arma, scusandosi: “Si è inceppata…” Questo ce lo ammonirono più volte.
Una volta, rientrando in caserma, trovai l’intera batteria schierata in cortile con lo zaino a fianco. Era accaduto che, in vista del congedo di uno scaglione, nella notte qualcuno aveva rubato due bombe a mano in armeria; scoperto, era fuggito abbandonando gli scarponi. Nessun dubbio che le bombe fossero per gli ufficiali, come sostituto dei gavettoni di piscio e merda che ogni tanto li centravano dall’alto (per igiene un ufficiale non passa rasente i muri, ma ogni tanto negli edifici deve pur entrare…). Le paia di scarponi erano state fregate a raffica e ne era rimasto privo l’ultima burba, decisamente all’oscuro anche di cosa fosse l’armeria. Ora gli ufficiali si erano chiusi in casa; alcuni sottufficiali armati sorvegliavano i soldati perquisiti e schierati; altri frugavano le stalle dove quella notte avremmo dormito, tornando l’indomani schierati in cortile mentre si sarebbe cercato in caserma.
Non le trovarono, ma vivemmo i tre giorni delle partenze in attesa del botto.
Quello era l’inverno in cui le brigate alpine hanno contato 17 morti al campo invernale progettato a tavolino… quando il tenente del B.A.R. diretto a casa per Natale tirò dritto in curva perché la lambretta non aveva più un bullone in sede… in cui conobbi due veci che andavano in Compagnia di Correzione (nella valle in cui non batteva il sole) per aver ucciso una recluta col nonnismo… in cui mi ero messo a rapporto con un mese d’anticipo per chiedere un’ora di permesso in occasione dell’unica visita di mia madre, che salutai battendo le ciglia dalla soglia della garitta.
Ehi, dottor Bedeschi, non sarà che la campagna di Russia vista dall’infermeria ti ha suggerito la lirica? Noi sappiamo quali sono le statistiche del ritorno; cita tu, fatte le debite proporzioni, se sono tornati più ufficiali o soldati.
Ho riportato il tuo scritto; posso dedicarti il mio che, sotto lo pseudonimo di Giulio De Micheli, appare in Libro segreto di un maestro di judo?
Lettera da Bassano. Forse del 19 (il timbro è confuso) Dicembre ‘60.
C’era tanto vento lassù al poligono. Il sudore gelava riempiendoci di brividi. Eravamo in fila per Compagnia, dietro il terrapieno della tenda-comando.
Il terreno per il Comando e la piazzuola era stato spianato frantumando con la terra i sassi bianchi e spigolosi. Dal suolo saliva un sapore di amaro e di avarizia, una sfida all’uomo-contadino di queste terre carniche.
Ma noi eravamo là per tirare bombe...
A venti metri da me il mio compagno prese le bombe e corse alla piazzuola. La pioggia crebbe il suo ritmo. Ci inzuppava i vestiti, scendeva a rivoli dall’elmetto. Scoppi nervosi riempivano la valletta. Era il mio turno...
Pioveva. Due plotoni in un’aula, stipati, seduti per terra. L’ufficiale aveva voglia di far nulla.
“Voi due chiacchierate... sì, voi. In piedi! Sull’attenti! E anche tu, Cuccagna, che mangi noccioline. Sull’attenti fino a nuovo ordine! ... Interroghiamo un po’ sulla carabina... Tu che guardi sempre la foto di una ragazza... sì, tu vicino alla finestra... vieni un po’ qui, che se non sai rispondermi ti frego”.
L’Americano alza due occhi stupiti. Si chiama Americano uno che è appena arrivato da borghese e che non sa nulla dei nostri costumi. Questo Americano è bruttino e biondo, viene dal mare. Al mattino tarda ad alzarsi alla sveglia e il caporale lo piglia ogni volta a calci. E’ venuto in ritardo perché ha avuto la commozione cerebrale e dice che il freddo gli nuoce. Ha navigato come mozzo.
Ora l’Americano ripone la busta di cuoio che aveva in mano; si muove lentamente, ma non lo fa apposta.
E’ sull’attenti davanti al caporale.
“Cos’è questo pezzo?”
“E’ l’estrattore cilindrico-prismatico”.
Silenzio. Uno sguardo calmo, stupito, imbambolato.
“Cosa vuol dire ‘recupero indiretto dei gas’?”
Ancora il silenzio. Il caporale si rivolge ai plotoni per avere la risposta. Una punizione pende sul capo del malcapitato. Ecco il tenente. Allunga una mano verso la tasca dell’Americano e prende la busta di cuoio. Una mossa falsa dalla posizione di attenti e l’Americano é perduto. Il tenente apre la busta e guarda.
“Tu permetti...” chiede. Mostra agli alpini la foto di una bruna dai capelli disciolti.
“Ecco la ragazza che guardava!”. Si rivolge ancora all’Americano: “Questa ragazza ti fa soffrire?”
Un attimo di esitazione. “No, signor tenente”
“E allora, perché la guardi?”
“Vede, signor tenente, è una storia lunga...” c’è sempre lo sguardo vuoto, un accenno di sorriso meccanico, la parlata genovese. Scoppi di risa. Il tenente è soddisfatto della vittoria: lui é grande e il soldato imbecille.
“Ma coome, spiegacela la stooria...”
E’ serio, ora. “Vede, signor tenente... è morta”.
Silenzio.
“Scusami” dice brusco il tenente. Gli porge la busta. Lui rompe l’attenti per prenderla. “Non c’è di che, signor tenente, lei non poteva sapere...”
“Vai a posto, vai”.
Angelo. Un abruzzese cresciuto a Roma. 90 kg. di carne tarchiata, scolpita rudemente. Un profilo fiero, collo raccordato alle spalle. Manacce callose ...
“Ce l’hai la ragazza, Angelo?”
“Sì, signor tenente!”
“Le vuoi bene?”
“Son ott’anni che stiamo insieme...”.
Angelo è un capoccia. Pur essendo ‘tubo’, cioè recluta, ha già che gli rifà la branda.
Grida sempre. Villano. Parla in romanesco. Non ha paura di nessuno. Si ubriaca. A casa, col suo lavoro, manteneva i genitori. La casa è pignorata...
Ora sono in rovina.
Quando gli arriva una lettera, piange.
Ho ceduto la mia licenza di Natale in cambio del servizio di guardia in polveriera. Verrò quindi per Capodanno. Sono finalmente in sala di scrittura e da qualche angolo un piano scordato emette note musicali.
Tanti cari saluti ai ragazzini e a tutti per le feste imminenti.
Giulio.
Insomma, signor tenente, non sottintenda un idealismo degli alpini (cos’erano a fare in Francia, in Russia, in Grecia, in Albania, in Africa? l’amor cortese?), non attribuisca loro molti sentimenti (solo dopo la Ritirata si sono accorti delle leggi razziali), o una solidarietà (proprio la Ritirata ha mostrato il “si salvino gli ufficiali, e che i soldati si arrangino di napoleonica memoria). Momenti umani, eroici, solidali, ci furono tra i carristi in Africa, nella Folgore a Giarabub, nella Acqui di Cefalonia, tra i sommozzatori di Durand De La Penne, nell’Africa-Korp… I fanti dell’Armata Rossa, che hanno sconfitto (non sostenuto) Hitler a Stalingrado, erano fregnoni? gli indiani dei raja morti in Africa (non quelli di Gandhi, schierati coi giapponesi) alle 22 dormivano tutt’assieme russando? gli inglesi e gli americani in Normandia si erano indifferenti gli uni agli altri? Gli uomini son sempre uomini, nel bene e nel male, sior tenente, solo che gli alpini celebrano se stessi e i luoghi comuni come il vino, l’incantonamento, la penna e le ritirate; gli altri meno.
Osservo che il Gioco della Guerra, quest’antica festa crudele, lega gli esseri umani. Ma non solo con sentimenti sdolcinati. Addirittura lo stupro è più accettato in quella situazione (accettato e rimosso). Poi vengono altre situazioni dure, come certi momenti del servizio militare e, talvolta, in montagna o in mare. Ma non sono la solidarietà o l’amore, a legare. E’ la fatica, l’ostilità; il gioco di libertà, barriere e di uno scopo (tornar a baita, sior tenente). Il pericolo ti offre l’occasione di scoprire la fraternità di intenti: qualcosa che echeggia da ataviche memorie di caccia, dal costruire insieme la cinta difensiva o la diga contro l’inondazione, che l’innaturale competitività dell’ufficio invece seppellisce. Che, quando lo Stato si reggeva più sulle gabelle che sulle tasse di proprietà, faceva dire al Beccaria: “Il diritto naturale havvi tra i contrabbandieri, che se uno è in pericolo gli altri si prodigano a sua tutela; cosa che non avviene tra massari e latifondisti, prelati e nobili…”
Scalavo con papà il Gran Zebrù (la Koenig-spitze). Era una domenica affollata e al Collo di bottiglia le cordate eran in coda. L’ex-tenentino, ultimo ufficiale punito della Guerra Mondiale (mio papà), si mise a chiacchierare con un crucco. Poi si slegarono, ci chiesero di attenderli, presero a sinistra, oltre uno spuntone di ghiaccio. Papà guidava l’austriaco alla caverna che questi non era riuscito a centrare dall’alto con il mortaio. Si erano sparati per due mesi.
Tornarono mezz’ora dopo e commossi si abbracciarono. Per sempre. Non si scambiarono l’indirizzo: il ricordo dell’avventura è scritto nel cielo delle altezze: “Bei tempi, ragazzi!”Attenzione, magari erano alpini, ma non frequentavano raduni, non celebravano lo spirito di corpo; papà era addirittura astemio. Nell’occasione si sarebbero sventagliati di mitraglia; questo non toglie che in quel momento fossero contenti di (ri)trovarsi. Solo la carriera fa nemici, i soldati si ammazzano senza odio.
Questo è un rapporto particolare che può verificarsi tra maschi. Peccato che costi tanta giovinezza (quando propongo che la guerra la facciano i pensionati nessuno mi da retta). La guerra è un rapporto umano, fatto prezioso dal costo. E’ un gioiello della vita (mi spiace per i pacifisti). La donna lo può ammirare, può arrivare a comprenderlo, ma non può viverlo (la donna in genere). Anche se talvolta arriva a combattere, lei è un angelo, fa i figli.
Un’analisi dei particolari rapporti che la vita crea ci illustra la meccanica del “tutti insieme per crescere e progredire”. La guerra ci presenta la fratellanza dei compagni e il terribile gioco di morte con i nemici, mentre il fine (dei combattenti) resta la pace. Tra l’uomo e la donna c’è un’attrazione, una diversità, e lo scopo della continuazione del mondo. Possiamo esaltare questi elementi, ma ancora una volta trascendiamo i sentimenti paciosi e affettati,e le ideologie interessate: guardiamo la realtà.
L’irresistibile attrazione
L’essenza della vita è il rapporto tra esseri umani: l’avventura tra uomini, tra uomo e donna, tra donne (in cui sono incompetente). Senza questo rapporto si appassisce, come si dimostra che l’isolamento riduce la vita ai disabili.
Quel gentiluomo di Robinson Crusoe è una gran balla.
I maschi si son trovati in guerra e nel lavoro, le donne nel parto e alle vendite scontate (voglio dire che le donne hanno avuto meno occasioni di dimostrare solidarietà o ostilità, e molte delle loro attenzioni vanno ai bimbi), ma certo il rapporto essenziale resta tra uomo e donna, che allude al sesso come continuità di vita. E anche se adesso propongono di riprodurci tra cellule in provetta, e che quindi per far figli non siamo più necessari l’uno all’altra, dovremo venir clonati prima che la realtà virtuale sostituisca l’emozione della sbirciatina in tram, dell’avventura spontanea, del matrimonio finché morte non ci separi.
Cammino nella nebbia, individuo i lampioni che segnano il ponte. Mi viene incontro il rumore di tacchi di donna. L’atmosfera è irreale e mi coglie un’emozione inspiegabile. Chi è quella donna? dove va, cosa la motiva?
Il passo è rapido e tranquillo. Tornerà da una visita, andrà a un appuntamento? Voglio conoscerla. I passi che s’avvicinano mi mettono il cuore in gola, potrebbe essere l’incontro della mia vita. E’ una circostanza magica, sul ponte, che ci materializza dove la luce dei lampioni diluisce la nebbia.
Il ponte è in salita; allungo il passo; lei starà discendendo, se è più piccola saremo alti uguale. Eccola. Tremo. E’ importante, la grande occasione… Si materializza dal bianco lattiginoso avvolta in uno scialle e in un cappotto scuro, che non nasconde l’eleganza delle forme, la regalità del movimento. Rallento. Cammina a testa bassa, ma certo mi ha visto. E’ magnifica. Mi scordo di osservare quant’è alta; va avanti diritta, non cambia sponda, mi viene incontro; vorrei… mi manca la strategia, non so cosa fare, potrei toccarle il braccio, balbettare: “Signora…”, magari solo fermarmi, che lei mi guarderebbe incuriosita.
Passa a un metro da me. Il pensiero balbetta. La nebbia certo cancella il suo profumo. Prosegue. Non mi ha concesso lo sguardo. Vorrei chiamarla, lanciare un grido strozzato, o gettarmi nel torrente; vorrei che si fermasse, ma il suo profilo si confonde, ormai è oltre la luce, l’oscurità la confonde, scompare. Forse c’è ancora qualcosa da fare… correre?
Sono sicuro che è la grande occasione. Sono sicuro che è la mia anima gemella, la donna che ho sempre cercato; la notte, la nebbia, il ponte, che altro poteva offrirci il destino? Poi, avremmo riso felici di quel momento.
Silenzio ovattato.
Persa per sempre.
Potrei appostarmi in quel luogo a tutte le ore, per giorni, che forse tornerà a passare. Ma come riconoscerla alla luce del sole, magari sotto la pioggia, nel rosso del tramonto?
La grande occasione perduta. Ci saranno altre vite perché si ripeta?
E’ un rapporto insostituibile anche con le sue incomprensioni, con l’innamoramento, l’ostilità, l’odio, l’invidia, la gelosia, il possesso, l’amore, le mutue concessioni, la dolcezza, lo scandalo, l’impudicizia, il pettegolezzo, la provocazione, la seduzione, la violenza, l’abitudine e tutto quanto matura connessioni sinapsiche attraverso l’esperienza di vivere.
E’ certamente un rapporto più ricco (quello tra uomo e donna) che quello tra uomini, sia pure con la guerra di mezzo.
Sono innamorato di come è strutturato questo mondo. Della ragazza che tira la gonna per nascondere le ginocchia, ma ha passato la notte con il marito dell’amica e lo sappiamo solo in tre. Potrebbe finire in dramma, ma le ciglia che filtrano quelle iridi verdi ne fanno un particolare trascurabile. Sono innamorato dell’avventura, degli altri, dell’essere, del mistero che pervade la vita.
Certe cose si gridano.
L’Uomo maggiorenne (1980)
Dov'eri?
Dov’eri quando soffrivo,
quando cercavo le forze
per camminare ancora?
Dov'eri
quando il deserto mi faceva violenza
e solo la tua voce poteva spingermi avanti?
...dov'eri?
E ora dici di non riconoscermi,
dici che ho preso la strada sbagliata,
che ti ho delusa,
tradita.
Se caccio, caccio per te,
per deporre la preda ai tuoi piedi.
Se amo, amo te.
Se voglio monti, e mari e stelle,
è per te.
Se fallisco, fallisco te.
Queste sono le regole del gioco:
barriere, libertà e tu sei lo scopo.
Lo scopo antico di sopravvivenza
che ci fa immortali.
Inventai dio per dimenticarti.
Ma ti sei fatta ricordare, mancandomi
quando avevo bisogno di te,
canzonandomi
quando cercavo dolcezza,
sfuggendomi
ogni volta che ti ho presa.
E nelle mie solitudini,
nelle veglie del deserto,
sulla parete di ghiaccio,
alla luce delle stelle,
a tua immagine e somiglianza
ho trovato il mio dio.
L'unico ch'io voglio servire
dopo che sarò maggiorenne.
Il maschio ha voluto il patriarcato, così la prole porta il nome del padre. Ma le statistiche parlano di un 10/15% di figli illegittimi, partoriti da donne incantevoli, morbide, seducenti, efficaci, tenere e spietate, che sono esseri umani a tempo pieno, mogli e madri precarie. E che comunque non mettono al mondo i figli da sole, ma grazie al rapporto con un uomo; quindi un 10/15% di maschi se ne infischia di chi bacerà suo figlio.
Potete amare una donna che vi ha tradito, che vi ha allevato un figlio non vostro, che vive un grande amore per voi e solo ricorda quello piccolo e momentaneo per un altro? Potete amare senza possedere? Potete comprendere?
Se ti tradisce col tuo migliore amico, la prima cosa che le dici è “Stronza puttana…” o: “Ti è piaciuto?”
Forse vi possono aiutare storie di amori; forse la cultura vi darà capacità di amare, o la conoscenza; forse prevarrà l’incanto della bellezza, se ne siete sensibili.
La moglie di un mercante cinese era scappata con uno straniero. Gli amici insistevano col marito perché si vendicasse, ma lui non voleva saperne: “Si vede che le piace di più”. In capo a tre mesi lei tornò. Il marito convocò gli amici: “Visto che mi ha preferito all’americano?”
Lei che sorride nuda e incantevole; che urla per la cenere della pipa; che ha bisogno di aiuto; che non si cura di quando ne avete bisogno voi; che è intrattabile al mattino mentre si veste per essere seducente in ufficio; che detta legge in amore perché vuole anche possedervi e controllarvi; che non sopporta i vostri hobby; che vi riordina la scrivania…
Togliete uno solo di questi attributi e la vita sarebbe meno affascinante; questo mondo perderebbe attrattiva e non ci resterebbe che sopravvivere sugli spalti dello stadio.
Se la donna sarà sempre così bella,
la fine del mondo si allontana
e il paradiso può attendere
(Giulio De Micheli)
Con lei potete fare sesso scatenato, oppure può inibirvi, limitarvi, castrarvi riducendo l’intimità a monotonia, distruggendo la delicata sessualità maschile. Potete ammirarla, desiderarla, o solo percepirne la presenza. O insultarla perché vi ignora. C’è amore senza creatività?
Nonostante la letteratura, il cinema e internet, i sentimenti non sono merce da supermercato.
Potete costruirci un’impresa fidandovi di lei come segretaria, o confidarle la vita come moglie, o idealizzarla come don Quichote; potete ricordarla per averne incontrato gli occhi una sola volta, rimpiangerla per averne sbirciato l’ombelico evanescente, ammirarne il sorriso, desiderarne gli alluci, celebrando il miracolo dei suoi capelli, ricercando per sempre il segreto del suo essere. Subendola, servendola, costringendola, torturandola, denigrandola…
Nuda è elegante.
Ma femme à la chevelure de feu de bois
Aux pensées d’eclair de chaleur
A la taille de sablier
…Ma femme au sexe d’algue et de bombon anciens
…Ma femme aux yeux de savane
(André Bréton)
(Donna dai capelli di fuoco di legna – dai pensieri di lampo di calore – dal profilo di clessidra – …donna dal sesso di alga e antichi confetti - …donna dagli occhi di savana).
Mai, uomini, ne conquisterete il profondo. Perché quel profondo vi ha generato e non si possono conquistare le origini. Inutilmente avete creato dio, per dimenticarla, per denigrarla.
La donna ha costruito la vita prendendo nel ventre un sotto-prodotto dell’orgasmo molto prima che Dio raccontasse di aver creato l’uomo sputando su un grumo. Per il maschio il coito è uno spasmo di piacere; ma la femmina lo trasforma in un’azione assoluta, in un creare oltre la mente e la coscienza, nella genesi del dare.
Fecondata, i suoi occhi risplendono; la gestazione la trasforma; nel parto il suo corpo si apre. Forse neppure bada al primo vagito tanto le è naturale questa onnipotenza: eccola reggere la creatura nel cavo del braccio e porgerle il seno.
Nessun mito ha celebrato questo momento, nessun potente l’ha commissionato, nessun michelangelo l’ha esaltato, nessun organo l’ha intonato per il coro dei fedeli.
(In altri tempi con queste parole rischiavo tortura e rogo).
E si discute sulle dimensioni del cervello? Su chi è più abile a produrre soldi (suprema prova di intelligenza)? Su trascendenza ed immanenza? Ma che volete comprendere, esseri muscolati al testosterone? L’avete limitata nel piacere, insultata, martirizzata per la sua femminilità, per la sua maternità, per la sua sessualità. Ma sono affronti che avete imposto a voi stessi. Per aver rinnegato quel boccone di mela, ora godetevi un paradiso asessuato.
La diversità fatta dogma
(Queste sono note superficiali che un teologo potrebbe contestare, pur restando nel torto)
Le radici greche: “C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo,
e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna” (Pitagora)
Il giudaismo, almeno nei testi, è piuttosto scostante con la donna. L’autorità paterna è essenziale, il capo (maschio) della famiglia ha un’autorità pari quasi a quella del sacerdote e ogni giorno nella preghiera del mattino ringrazia Dio di non essere nato del sesso opposto. La sposa, considerata prima di tutto nel suo aspetto domestico, non è molto più che madre del figlio e secondariamente della figlia.
Dal terzo libro di Moisè: Il Levitico, XII, trascritto da La Sacra Bibbia di Gulielmo Watts, 1850, che uso per evitare le interpretazioni moderne (la punteggiatura, l’espressione verbale e la grafia sono testuali).
1 Il Signore parlò ancora a Moisè: dicendo,
2 Parla a’ figliuoli d’Israel: dicendo, quando una donna avrà fatto un figliuolo, ed avrà partorito un maschio, sia immonda sette giorni; sia immonda come al tempo che è separata per li suoi mestrui.
3 E all’ottavo giorno circuncidasi la carne del prepuzio del fanciullo.
4 Poi stia quella donna trentatre giorni a purificarsi del sangue; non tocchi alcuna cosa sacra, e non venga al Santuario, fin che non siano compiuti i giorni della sua purificazione.
5 Ma se partorisce una femmina, sia immonda lo spazio di due settimane, come al tempo ch’ella è separata per li suoi mestrui; poi stia sessantasei giorni a purificarsi del sangue.
6 E, quando saranno compiuti i giorni della sua purificazione, per figliolo, o per figliola, porti al sacerdote, all’entrata del Tabernacolo della convenenza, un’agnello d’un’anno, per olocausto: ed un pippione, od una tortola, per sacrificio per lo peccato.
7 Ed offerisca il sacerdote quelle cose davanti al Signore, e faccia il purgamento del peccato d’essa: ed ella sarà purificata del suo flusso di sangue. Questa è la legge della donna che partorisce maschio, o femmina.
8 E se pure non avrà modo di fornire un agnello, pigli due tortole, o due pippioni, uno per olocausto, l’altro per sacrificio per lo peccato: e faccia il sacerdote il purgamento del peccato d’essa: ed ella sarà purificata.
(Naturalmente si vuole che dare la vita sia un peccato da lavare). Per molto tempo solo la nascita del maschio venne celebrata in sinagoga. Sino a poco tempo fa, nell’Europa dell’Est, la figlia, cui era vietato di unirsi con un goy (non ebreo), veniva sposata a un altro ebreo per il tramite di un shadkhen (mezzano).
Per un’evidente contraddizione, la donna ebrea è tenuta a conoscere la halakhah (legge), e in particolare i seicentotredici mitvot (comandamenti) derivati dal Pentateuco, ma non ha per principio la libertà di studiarli… E’ esclusa dal sacerdozio. “E’ meglio bruciare la Torah che affidarla a una donna” dice il Talmud. Per gli ortodossi, alquanto antifemministi, e a maggior ragione per gli ultraortodossi, la donna non può partecipare alla preghiera pubblica, né può essere testimone di matrimonio alla sinagoga. Durante la funzione non sale alla Torah, ma rimane confinata in un luogo separato e non deve prendere la parola.
Fortunatamente, ricevendo una formazione locale in Paesi diversi, non possiamo parlare di un unico modello di educazione delle ebree: le tedesche, le americane sono meno vincolate dalla tradizione delle marocchine e delle ucraine.
L’accesso al sacerdozio dà luogo a situazioni diverse a seconda dei Paesi. E’ vietato dalla legge religiosa, ma nel 2000 si annoveravano negli Stati Uniti 470 donne-rabbino (contro una decina in Israele).
Del cristianesimo è difficile parlare. Ci ne sono diverse versioni: quelle delle Chiese, quelle dei Vangeli, e altre minori.
Simone de Beauvoir, Il secondo sesso. Tutti i Padri della Chiesa mettono l’accento sul fatto che fu lei a indurre Adamo in peccato… la frase di Tertulliano: “Donna, tu sei la porta del diavolo. Tu hai persuaso colui che il diavolo non osava attaccare di fronte. Per te il figlio di Dio dovette morire. Bisognerebbe che andassi sempre vestita di stracci e in lutto”.
Poi la definisce: “Templum aedificatum super cloacam” (un tempio eretto su una fogna). Sant’Agostino sottolinea con orrore la promiscuità degli organi sessuali e dell’apparato escretore: “Inter foeces et urinam nascimur” (nasciamo tra feci e orina). La ripugnanza del cristianesimo per il corpo femminile è tale che acconsente a votare il suo Dio a una morte ignominiosa, ma vuol risparmiargli l’infamia della nascita: il concilio di Efeso nella Chiesa orientale, quello del Laterano in Occidente dogmatizzano la nascita verginale del Cristo. I primi Padri della Chiesa (Origene, Tertulliano, Girolamo) pensavano che Maria avesse partorito nel sangie e nella sporcizia come ogni altra donna; ma prevalse l’opinione di Ambrogio e Agostino. Il “seno” della vergine è rimasto chiuso.
C’è l’ambiguità di Paolo, che raccomanda le donne quando sono utili, ma invita a restare casti. C’è la prima pagina del vangelo di Matteo in cui Cristo è fatto risalire ad Abraham, attraverso David e Salomone, per giungere a Iosef, marito di Maria, dalla quale è nato Gesù, che è nominato Cristo (anche Luca fa la genealogia, che risale addirittura ad Adam). Nei vangeli Cristo non discrimina le donne; è il suo mondo, il mondo a cui appartiene, che lo fa ferocemente. E di seguito la Chiesa di Paolo sembra aver costantemente bisogno di nemici da cui proteggere i fedeli; di volta in volta se la prende con le donne, gli eretici ( i catari rivalutavano la donna) e le streghe, gli aborigeni “senz’anima”, gli ebrei “uccisori di Cristo”, fino a scomunicare massoni, comunisti, spiritisti, e iscritti alle società di cremazione…
Cristo, seduto a terra, disegna nella polvere. Gli portano una donna colta in flagrante adulterio. “La Legge dice di lapidarla”. Alza gli occhi: “Dov’è il maschio?” si informa. “Al bar” rispondono i farisei… Questa interpretazione scherzosa vuole accusare le divine leggi di Israele (e oggi la sharia islamica) di lapidare con facilità la donna, dimenticando con leggerezza che l’adulterio ha anche un responsabile maschio.
Naturalmente nell’episodio del vangelo Cristo liquida i farisei: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei”… e restato “solo con la donna che stava là in mezzo, allora, drizzatosi, le disse: - Donna, dove sono quelli che t’accusavano? Nessuno t’ha condannata? - Ed ella: - Nessuno, Signore –
- Neppure io ti condanno: va, e d’ora innanzi non più peccare -.
Matteo, VIII, 14: “Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide la suocera d’esso che giaceva in letto con la febbre”. Pietro, il Principe degli Apostoli è sposato!
Epistole di S. Paolo Apostolo: a’ Romani, VIII, 6: “Imperoché ciò a che la carne pensa, ed ha l’animo, è morte…” Terrorismo sessuale?
1 Ai Corinti, XIV, 34: “Tacciansi le vostre donne nelle radunanze della chiesa: percioché non è loro permesso di parlare. Ma deono esser suggette, come ancora la legge dice”. Ma quando servono le considera “collaboratrici” e “compagne di lotta”.
Idem, XI, 3: “Ma io voglio che sappiate, che ‘l capo d’ogni uomo è Cristo, e che ‘l capo della donna è l’uomo, e che ‘l capo di Cristo è Dio”.
Ancora: XI, 7, 8, 9: “Conciosiacosachè, quant’è all’uomo, egli non debba velarsi il capo, essendo l’immagine e la gloria di Dio: ma la donna è la gloria dell’uomo – Perciochè l’uomo non è dalla donna, ma la donna dall’uomo – Imperochè ancora l’uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo”.
E: VII, 1, 7: “Or, quant’è alle cose, delle quali m’avete scritto, egli sarebbe ben per l’uomo non toccare donna… – Perciochè io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io…”
Nell’insieme dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli si notano molte contraddizioni, sfruttate di volta in volta come è più comodo. Certo se tutti fossero stati casti come Paolo, questa concezione della donna sarebbe finita nel tempo di una generazione.
L’Islam, altra religione monoteistica, è altrettanto vario e non è evidentemente lo stesso in Marocco, in Albania o in Iran. Tuttavia non è favorevole alla donna, anche se il sufismo le ha concesso un ruolo sin dall’origine, anche se è considerata sessualmente meno perversa che in Occidente. In effetti ci furono sempre due correnti nell’Islam, una giurisprudenziale che minimizza il ruolo della donna e la poesia cortese che, da Ibn Hazm e Ibn Arabi (X secolo), idealizza le virtù femminili.
Nella vita corrente prevale la tradizione religiosa.
La sharia (legge) vuole la donna sottomessa al maschio, padre, marito o fratello che sia.
Per disposizione del profeta, essa non ha diritto a una quota uguale di eredità. Alla moschea viene ammessa solo in posti secondari.
Il Corano dice che la parola di un uomo vale quella di due donne.
Infine l’accesso al sacerdozio viene generalmente rifiutato (è ammesso solo dalla scuola shafita per parlare ad altre donne, e relativamente all’organizzazione di semplici preghiere).
Il Corano, Hoeply, 1969 - IV La sura delle donne, 38. Gli uomini sono superiori alle donne, per le qualità con cui Dio ha fatto eccellere alcuni di voi sopra altri e per le erogazioni che essi fanno con le loro sostanze, in favore di esse; le donne buone sono ubbidienti e hanno cura delle sostanze del marito e della propria onestà durante l’assenza di quello, perciò che Dio ha avuto cura di esse affidandole al loro marito; e, quanto a quelle di cui temete la disubbidienza, ammonitele, ponetele in letti a parte e battetele; se poi saranno ubbidienti, allora non cercate occasione di inveire contro di esse; certamente Dio è eccelso e grande.
Sbaglio o il Profeta sposò Khadigia, la ricca donna che gli dava lavoro? Secondo il ragionamento-per-analogia (qiyas, metodo che deduce una regola non prevista - dal Corano o dalla Sunna del Profeta - a partire da un’altra regola posta da una o dall’altra delle due fonti), se Khadigia ne avesse temuto la disubbidienza, avrebbe dovuto metterlo in un letto a parte e batterlo.
(Con queste parole rischio di essere scannato come un agnello, ancora oggi).
Il marito protegge la donna che è debole. Quindi nell’odierno Afghanistan lei non può lavorare, truccarsi, uscire se non completamente coperta, farsi visitare da un medico, ricevere un’istruzione… e nemmeno indossare calze bianche. In Iran per lavorare è necessaria l’autorizzazione scritta del marito. A Teheran, su centosessantanove corsi universitari, novantuno sono vietati alle donne (anno 2000). Gli islamici sottolineano spesso che il loro è l’unico sistema che assicuri protezione alla donna e lo dimostrano tollerando il taglio del clitoride e la cucitura della vagina (oggi in Egitto sono pratiche sconfessate - argomento tardivo e privo di conseguenze per i trasgressori).
Con Maometto la donna del VII secolo ha fatto un passo avanti: prima per gli arabi contava quanto una capra, poi vale la metà di un uomo. Ma l’ignoranza dei maomettani (in ambiente rurale costituiscono una società tribale e nell’ambiente urbano formano una classe conservatrice), favorita dall’espansionismo, ha collezionato gli orrori antifemministi del mondo. “Quando l’Islam ha scoperto il velo e la reclusione in Persia, li ha fatti propri; quando ha saputo delle mutilazioni genitali in Egitto, le ha praticate” (Raoudha Guemara, Il Libro sacro). A tutt’oggi in Iran, Afghanistan, Pakistan e in certe zone dell’Africa nera, l’adultera viene lapidata in presenza di un mollah, come nell’ebraismo ai tempi di Gesù.
In Oriente il Buddha Gautama abbandona la moglie e il figlio per la via spirituale; di conseguenza ha molto esitato prima di riconoscere che la donna potesse accedere al Risveglio… e nella storia del Mahayana non esiste un patriarca femmina. Nel buddismo tibetano il Dalai Lama sembra favorevole all’ordinazione femminile, ma si limita a questo; in cambio, senza voler giustificare l’invasione del Tibet da parte della Cina, sembra che dal punto di vista dei diritti la condizione della donna sia migliorata sotto il comunismo. Lo zen ordina femmine che tuttavia non paiono attive nelle funzioni religiose.
Il confucianesimo ha reputato necessario, per organizzare la Società, sottomettere la donna al maschio (per effetto di questa condizione, fino a poco tempo fa la Cina registrava più nascite maschili che femminili).
L’induismo, versione moderna del bramanesimo, riconosce divinità femminili e lascia spazio a personaggi donna, ma fino alla metà del XX secolo alla morte dei raja ne bruciava le spose. Il Mahabharata… contiene tutto, il pro e il contro.
Il taoismo le ignora, anche se predica l’equilibrio inn e yang; lo scintoismo (legato allo sciamanesimo) le celebra, e nelle Nuove Religioni (le sette scintoiste moderne) la donna appare protagonista.
Certo nel Mediterraneo la religione e la filosofia hanno usato il rapporto sessuale in tutte le sue varianti creando una separazione netta tra sesso e amore e sostenendo la superiorità della castità. In altre zone del mondo il sistema ha sfruttato meno l’argomento sessuale, considerandolo per ciò che appare: una mistura individuale vissuta in corpo, mente e cuore. Emblematici sono i manga giapponesi che dosano l’erotismo per ogni età a cominciare dai bambini, dato che ritengono la repressione sessuale negativa almeno quanto l’abuso.
Costruire insieme
Lettura: Simone de Beauvoir – Il secondo sesso
…nella donna l’ovulo misura mm 0,13 di diametro; mentre nello sperma maschile si trovano 60.000 spermatozoi per mm cubo; le dimensioni dello spermatozoo sono estremamente ridotte, esso ha una coda filiforme, una piccola testa allungata, nessuna sostanza estranea lo appesantisce, non è altro che vita; tale struttura lo rende mobilissimo; mentre l’ovulo, in cui sta riposto l’avvenire del feto, è un elemento fisso: chiuso nell’organismo femminile… esso attende passivamente la fecondazione; è il gamete maschile che lo cerca; lo spermatozoo è sempre una cellula nuda, l’ovulo in alcune specie è protetto da una membrana; ma in ogni modo non appena lo spermatozoo entra in contatto con lui, lo spinge, lo fa oscillare e penetra: il gamete maschile abbandona la coda, gonfia la testa e con movimento avvolgente raggiunge il nucleo; contemporaneamente l’ovulo produce una membrana che lo chiude agli altri spermatozoi…
Così l’ovulo, attivo nel suo principio essenziale, cioè nel nucleo, è alla superficie passivo; massa chiusa, impastata in sé, evoca la densità notturna e il riposo dell’in sé: gli antichi immaginavano il mondo chiuso, l’atomo opaco, sotto forma di sfera; immobile l’ovulo attende; lo spermatozoo invece, aperto, sottile, agile, raffigura l’impazienza e l’inquietudine della vita.
Non bisogna lasciarsi sedurre dal piacere delle allegorie: l’ovulo è stato talora paragonato all’immanenza, lo spermatozoo alla trascendenza; rinunciando alla trascendenza, alla mobilità, esso penetra l’elemento femminile: esso è afferrato e mutilato dalla massa inerte che lo assorbe dopo averlo privato della coda; è questa un’azione magica, inquietante come tutte le azioni passive, mentre l’attività del gamete maschio è razionale, è un movimento misurabile in termini di tempo e di spazio.
I cromosomi sono strutture a forma di bastoncello. Lunghe pochi micron, presenti in numero costante (46 nell’essere umano) nel nucleo di tutte le cellule, essi trasmettono i caratteri ereditari.
Gamete – nei gameti (spermatozoi e ovuli) il numero dei cromosomi è ridotto alla metà; nella fecondazione i 23 cromosomi dello spermatozoo si uniscono ai 23 dell’ovulo.
Ma si tratta in realtà di divagazioni. In realtà i gameti maschili e femminili si fondono insieme nell’uovo; insieme si sopprimono in questa totalità. E’ sbagliato affermare che l’ovulo assorbe voracemente il gamete maschile ed è altrettanto sbagliato che lo spermatozoo fa sue vittoriosamente le riserve della cellula femminile poiché nell’atto che li mescola la personalità di entrambi va perduta. Il movimento appare senz’altro al pensiero meccanicista come il fenomeno razionale per eccellenza, ma per la fisica moderna esso non è un’idea più chiara di quella di azione a distanza; d’altra parte non si conoscono i particolari delle azioni fisico-chimiche che portano all’incontro fecondante. Mi pare tuttavia possibile ottenere dal confronto che segue un’indicazione valida. Ci sono nella vita due movimenti in costante coniugazione: la vita permane, a condizione di superarsi; si supera, a condizione di permanere; questi due movimenti si compiono sempre insieme, è astratto presumere di scinderli: ma ora domina uno, ora l’altro.
Cfr. inn e yang, in e yo in giapponese.
I due gameti nella loro azione si superano e insieme si perpetuano. La struttura dell’ovulo anticipa i bisogni futuri; è costituito in modo da nutrire la vita che si desterà in lui; lo spermatozoo invece non è affatto preparato ad assicurare lo sviluppo del germe che suscita. In compenso l’ovulo è incapace di produrre la modificazione che provocherà un’esplosione nuova di vita: mentre lo spermatozoo è mobile. Senza la previdenza dell’ovulo, la sua azione sarebbe vana; ma senza l’iniziativa dello spermatozoo l’ovulo non attuerebbe le latenti possibilità di vita che si trovano in lui. Concludendo, il compito dei due gameti è fondamentalmente identico; essi creano insieme un essere vivente nel quale ambedue si perdono e si superano.
Ma nei fenomeni secondari e superficiali che condizionano la fecondazione, è l’elemento maschio che opera il mutamento di situazione necessario allo sbocciare di una nuova vita, è l’elemento femminile a fissare poi il germoglio in un organismo stabile.
Prendo da questo brano soprattutto due cose:
“…immobile l’ovulo attende; lo spermatozoo invece, aperto, sottile, agile, raffigura l’impazienza e l’inquietudine della vita”
e:
“ci sono nella vita due movimenti in costante coniugazione: la vita permane, a condizione di superarsi; si supera, a condizione di permanere; questi due movimenti si compiono sempre insieme, è astratto presumere di scinderli: ma ora domina uno, ora l’altro”.
Ogni teoria di superiorità è soggettiva, o si rifà al campionato di football. Ma senza la dolce attesa della donna l’umanità non avrebbe terzini…
L’osservazione che l’essenza maschile è diversa da quello femminile dovrebbe essere accettata. L’altra, che il maschio può prendere l’iniziativa dopo che la femmina l’ha voluto, altrettanto; senza che ci sia la sopravvalutazione del movimento sull’effetto a distanza. Stabilire le regole per cui, in base a questa ovvietà, al maschio tocchi una cosa e alla femmina un’altra, è stupido, perché maschi e femmine formano una continuità senza soluzione, complicata da una diversa pervasività della maschilità e della femminilità nell’individuo.
Al di fuori del fatto che una donna possa essere sterile, lesbica, ninfomane, o non volere bambini, e ugualmente un uomo maniacale, impotente, omosessuale e rifiutare la paternità, resta il grande evento cosmico rappresentato da questa bisessualità, per cui tanto il maschio che la femmina si considerano compagni complementari, e si riconoscono, rispettano e ammirano per le loro differenti essenze, il più delle volte senza scopare insieme – visto che siamo 6.000.000.000 – ma ognuno con la sua storia personale. Nella specie il rispetto reciproco, al di fuori da qualsiasi convenzione utilitaristica, è un principio assoluto, senza il quale non esisterebbe la specie. E’ il riconoscimento della legge prima dell’Universo pur con l’uomo più forte, più intraprendente, più portato alle realizzazioni esteriori; e la donna superiore e responsabile nel creare la vita. Pensate alla più grande fabbrica di automobili se le donne non facessero figli per guidarle, alla disperazione di Alessandro o di Gengis Khan nel conquistare deserti invece che regni, al vaccino anti-polio o alla banca etica su un asteroide di Nettuno.
Si potrebbe sostenere la superiorità della donna basata sulla sua capacità di adattamento, compresa la maternità; contrapposta alla supremazia maschile decretata dal comportamento nell’Eden o dal sollevamento pesi. Ma a questo punto dei tempi sarebbe una ritorsione di pessimo gusto.
Non conta poi giudicare un maschio privo di iniziativa e una femmina senza figli; conta l’essenza di ciascun sesso in rapporto alla realtà. E’ riconoscere la grandezza del partner, al di là dell’individuo, come genotipo. E’ vivere l’avventura non codificata, al di là dell’interesse e dello scopo. L’uomo che usa la forza, l’intraprendenza, l’intelligenza, perché il mondo prosperi; la donna che lo motiva, lo guida, lo ispira e costruisce il futuro.
Penso che se la donna e l’uomo condividessero le responsabilità, il mondo progredirebbe più lentamente (cosa auspicabile) a favore di una vivibilità maggiore.
Il fondamento di “tutti insieme” è il riconoscimento dell’unità. Non ha senso proclamare la superiorità dell’emisfero destro del cervello su quello sinistro, della mano sul piede.
E non importa che la donna si conceda a un altro, che due donne o due uomini si amino, che io possa soffrire o essere felice perché le circostanze mi concedono o meno la sessualità o il sentimento che desidero. Miserabile poi è che io diventi misogino perché fallisco il desiderio, o perché m’illudo di meritare una ricompensa; tutto questo è “scorza”, superficie esteriore. Il tronco profondo è l’avventura della vita, sempre diversa, sempre emozionante.
E linfa vitale di quest’avventura è il sentimento che nasce nell’infinita varietà di occasioni e le loro varianti; nell’amore per i bambini, nostri o altrui; nella possibilità di fare il bene ed il male (sempre grazie a lei, perché Adamo non ci ha fatto bella figura).
Le difficoltà del maschio
Lettura, Elisabeth Badinter: L’uno e l’altra – Con ogni evidenza, le donne vivono la loro bisessualità meglio degli uomini. Sicure della loro femminilità, utilizzano e manifestano la loro virilità senza reticenza. Alternando con disinvoltura ruoli maschili e ruoli femminili secondo i periodi della vita o i momenti della giornata, non avvertono la bisessualità come prima minaccia alla loro identità femminile: al contrario, sentono l’alterità come la condizione di un‘esistenza più ricca e meno predeterminata. Nell’insieme, le donne sembrano soddisfatte della loro nuova condizione e gradiscono l’idea di essere le “gemelle” degli uomini. Le loro lagnanze non sono provocate dal vecchio modello, ma dalla constatazione dell’evolversi più lento dei compagni maschi, della loro resistenza, addirittura della loro regressione. Quelle che si lamentano di doversi addossare ogni cosa non esprimono il desiderio di tornare alla spartizione sessuale dei ruoli, ma quello di condividere tutti i compiti della vita. Le donne si aspettano dagli uomini che essi vivano la propria alterità con lo stesso piacere che esse provano, e accettino di essere i loro gemelli.
Gli anni appena trascorsi sembrano dimostrare che solo una minoranza di uomini reagisce positivamente al nuovo modello. Come regola generale, a questo primo stadio di un’evoluzione cominciata da poco, gli uomini manifestano in vari modi il loro rifiuto di essere i gemelli delle donne. Per comprendere le loro reticenze, sembra necessario oltrepassare il quadro della problematica femminista, imperniata sulla cattiva volontà degli uomini. L’essenziale non è nel fatto che essi ostentino la loro resistenza o manifestino la loro buona volontà, ma in fondo al loro inconscio. Che i meglio intenzionati trovino tanta difficoltà a conciliare teoria e pratica rivela un tipo di resistenza non debellabile con semplici discorsi.
Si è visto prima che la bisessualità è tanto meglio vissuta dall’individuo, quanto più egli ha acquisito un saldo sentimento della sua identità sessuale. Ora sembra che il bambino lo colga sempre con maggior difficoltà della bambina e che il modello della somiglianza, proprio delle nostre società, renda ancor più pericolosa l’acquisizione di un simile sentimento. Il problema degli uomini è quindi più psicologico e sociale che morale e politico.
Margaret Mead fu una delle prime a esporlo, alla luce della sua esperienza di antropologa. La sua analisi concorda con quella dello psicanalista americano Robert Stoller, celebre per i suoi lavori sui transessuali. Dal suo studio di sette popolazioni dei mari del Sud, ella trae la convinzione che l’allattamento che unisce il bambino al seno femminile domini il divenire psicologico di ogni essere umano. Per la bambina, questa è la base di un’identificazione col proprio sesso, identificazione che è semplice e può essere accettata senza tante storie. Invece, per il maschietto, l’allattamento è un rovesciamento dei ruoli futuri: la madre introduce ed egli riceve. “Prima di farsi uomo, il bambino dovrà cambiare questo atteggiamento di accettazione passiva”. Così la primissima esperienza della bambina è quella di un intimo contatto con la propria natura: ella e sua madre rientrano nella stessa tipologia. Invece il bambino impara che deve differenziarsi dall’essere che gli è più vicino, sotto pena di non esistere mai. Quindi, già all’inizio della vita, la bambina può accettarsi per quella che è, mentre al maschio si richiede uno sforzo per acquisire la sua identità sessuale.
Al proposito, in Maschio e femmina, Margaret Mead fa osservare che “se l’allattamento materno fosse completamente sostituito come forma di nutrizione infantile… se padri e fratelli dovessero sobbarcarsi una responsabilità verso il bambino, questa legge biologica comune scomparirebbe. Le ragazze non apprenderebbero più che esse semplicemente esistono e i ragazzi che devono trasformarsi, ma verrebbero messi in evidenza altri aspetti relativi alle dimensioni e alla forza; le preoccupazioni del bambino che si sviluppa cambierebbero, e così l’intera psicologia del sesso”.
Lei impara a essere: lui impara a reagire per penetrare nel mondo degli uomini. Lei sa che la sua femminilità giungerà all’apogeo con il parto, mentre a lui mancherà sempre una certezza così evidente. Nella procreazione il ruolo dell’uomo si definisce come un atto di copulazione riuscita…
Perciò, nota Margaret Mead, “l’eterno problema della civiltà è di stabilire il ruolo del maschio in modo sufficientemente soddisfacente affinché egli possa avere, nel corso della sua vita, l’effettiva sensazione di un successo inconfutabile”. Per far questo, la maggior parte delle società hanno istituito diritti e attività preclusi alle donne…
che si tratti di regnare, di tagliare alberi, di cacciare selvaggina o nemici, di gestire la borsa, di giocare a calcio, o di leggere il giornale in un club…
che danno agli uomini l’orgoglio della loro virilità e recano loro la pace di un “successo inconfutabile”.
Telegrafici commenti: Elisabeth, vorrei che fossimo “compagni” non “gemelli”. Non so che gambe hai, ma non vorrei ritrovarmi a fantasticarci sopra con la morbosità dell’incesto. Poi: penso che sia bene che la donna lasci credere al maschio di essere unico, indispensabile e superiore; afferrare la realtà e accettarla resta un problema suo.
Infine: per vivere finalmente l’avventura (maschio e femmina come compagni) sono indispensabili mutue concessioni come in barca a vela; e in attesa di comprendere la donna – problema eterno – il maschio deve porsi al suo servizio; mentre la donna deve affidargli compiti, fino a renderlo indispensabile.
Facili profezie
Abbiamo superato l’Età dei Pesci (che qualcuno caratterizza con Cristo) e siamo in quella dell’Acquario. Tra i segni dei tempi, gli orientamenti psico-sentimentali lasciano intravedere che nascerà una nuova religione dello spirito.
No, non pensate che dal deserto dello sport io profetizzi l’anticristo; o che lacrime dai ritratti di Kano sollecitino la raccolta di decime nei dojo; no. Le vecchie credenze potranno sopravvivere, abbracciate al terrorismo e alla guerra di religione. Ma perderanno forza e perniciosità man mano che maschio e femmina troveranno un accordo per costruire insieme.
Alludo a un passo avanti dell’evoluzione.
Come nei 2.000 anni recentemente trascorsi Dio non ha più potuto chiedere a un Abramo di sacrificargli un Isacco sull’altare (secondo la tradizione dei Saggi, Sara sarebbe morta di dolore per questo)…
Genesi, XXII - “Dopo queste cose avvenne ch’Iddio provò Abraham, e gli disse, Abraham. Ed egli disse, Eccomi.
2 Ed Iddio gli disse, Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, il qual tu ami, cioè Isaac: e vattene nella contrada di Moria, ed offeriscilo quivi in olocausto, sopra l’uno di quei monti, il quale io ti dirò,
3 Abraham adunque, levatosi la mattina a buon’ora, mise il basto al suo asino. E prese due suoi servitori seco; ed Isaac, suo figliuolo: e, schiappate delle legne per l’olocausto, si levò, e se n’andò al luogo il quale Iddio gli aveva detto.
così negli anni che ci attendono non ci potrà più chiedere di disprezzare la donna come responsabile della Cacciata. Se prima pensava Lui al mondo, ora l’essere umano maggiorenne dovrà assumersi responsabilità in merito alla demografia, alla guerra, all’inquinamento, dovrà contenere gli tsunami, e proporre sistemi politici che diano dignità a tutti.
Compaiono sempre più spesso uomini che rispettano la donna, e donne che prendono fiducia in se stesse. Certo, ci saranno deviazioni, rami laterali, foglie morte. Ma il tronco dell’umanità tende verso l’alto. Verso una nuova maniera di essere.
Se la nuova epoca comporta una maturazione, una crescita intima dell’essere, non c’è bisogno di predicare nuove chiese, creare dogmi, imporre sacramenti a infanti ignari: tutto può apparire come prima, eppure essere diverso (il contrario del facile pessimismo del Il Gattopardo).
Si potrà essere cristiani, mussulmani e buddisti; etero o omosessuali; bianchi, neri, gialli; prediletti o trascurati dal Padre, figli della dea Amaterasu, ma intimamente convinti che maschi e femmine popolano il mondo, formano un popolo, costruiscono il divenire. Per costruire un mondo consono al nostro livello di sviluppo, basta che ci stimiamo reciprocamente (al di là delle idee di possesso e delle giustificazioni mitiche; oltre i primitivi complessi e desideri inconsci). Questo è l’Essere Umano Maggiorenne, che lascia Casa per metter su famiglia.
S’incazzeranno con fulmini d’incenso e zolfo, ma quando avranno sulle ginocchia il nipotino, vedrete che sganceranno ancora qualcosa.
Ecco che il sesso costituisce il collante dell’umanità. Non in quanto atto, ma come essere insieme. Con infinite variabili, questo inesauribile mistero avvince e ci realizza. Nel sesso troviamo l’avventura, l’imprevisto, la trasgressività, la personalità, la coscienza di esistere, la gioia di essere, il piacere del dare la vita, la dolcezza dei figli, la complicità, la consapevolezza, la delusione, il tradimento, la vendetta, il perdono, l’amore, il sapore dell’insuccesso, l’oblio, il ricordo, l’invecchiare insieme, la pietà della morte…
Escludiamone: il disprezzo, gli scopi di piacere o di possesso, l’ambizione di essere superiori. Come l’Età dei Pesci ha bandito i sacrifici umani, quella dell’Acquario abolisca l’oppressione dell’uomo sulla donna e li faccia compagni.

Conclusioni
Fin qui abbiamo letto insieme; quello che segue va meditato da soli.
Ho sottoposto a qualche collaboratore il manoscritto. Si è mostrato perplesso circa gli alpini. Va bene. Aggiungo le “conclusioni”. E, come “Oriana intervista la Fallaci”, uso la formula “Cesare intervista Barioli”.
Cesare – Anche se avevi annunziato che cinque pagine sugli alpini aprivano la dispensa sul sesso, non sembra che siano state comprese.
Barioli – Sono riuscite così bene! Mi accontenterei che nei prossimi dieci anni due o tre persone lasciassero germogliare i dubbi seminati.
Cesare – Quindi concludiamo così?
Barioli – Lasciando credere che l’ambizione personale e la sclerosi senile impongano ai lettori qualche ricordo di gioventù? Resta carino l’episodio di papà col crucco, vero? e bella la lettera da Bassano!
Cesare – Ma l’hai scritta davvero? durante l’addestramento?
Barioli – Certo; con mamma bussavo a mance lamentandomi del cibo; ma in altre occasioni tornava vantaggioso lo stile letterario.
Cesare – E dagli alpini, come si arriva al sesso?
Barioli – Non ho intenzione di suggerire situazioni sul modello di Lila dice (piccola biblioteca Oscar Mondadori), in concorrenza al turismo a Cuba o del sud-est asiatico. Attraverso l’analogia vorrei sfrondare il sesso a cui siamo educati richiamando l’attenzione sui luoghi comuni con cui il sistema coinvolge gli alpini in morti eroiche, i guerrieri al codice d’onore, e le religioni a salvare incamerando beni immobili. Contavo che uno di questi argomenti (gli alpini, appunto) suggerisse un parallelo con la situazione della donna, a cui una pubblicità martellante attribuisce (dai tempi di Platone) il ruolo di madre, inculcandole (fin dalle tragedie di Eschilo) un sentimento di inferiorità, educandola al senso di dedizione su cui si fa conto per una maggiore stabilità.
Il sesso è il prosciutto nel sandwich di due persone Non è mezz’ora d’intimità, ma il collante della vita. E’ sesso anche lo spargimento di polline e la partenogenesi… ed è possibile che anche gli alberi e le amebe lo facciano con sentimento. La masturbazione, lo stupro e la prostituzione non sono sesso, ma illusione; come la droga non è nutrimento. Ma naturalmente tutti gli esseri umani sono diversi e riflettono altrettanti livelli di evoluzione.
Senza sesso non esisterebbero la Madonna, Teresa e Francesco, Stalin e Napoleone, Dostojewskij e Dante, tutti nati da un momento sessuale. Chi li sfrutta dotrebbe rispettare quelle madri.
Non riusciremo a scrollarci di dosso i luoghi comuni se non cominciamo a guardare con occhio critico quanto ci viene inculcato, che sia la guida a destra, o la certezza democratica, l’importanza del giornale, o l’uso di cominciare con la pastasciutta.
Cesare – Allora disprezziamo gli alpini, guidiamo a sinistra, e fumiamo come ciminiere?
Barioli – Disprezzare gli alpini per finire nei bersaglieri non è la soluzione, propongo di motivare più nobilmente l’eroismo. Siate pronti a guidare a sinistra in Inghilterra e in Giappone. Fumando troppo la pipa vi scottate la lingua.
Comne nel judo si insegnano tante tecniche, lasciando poi scegliere all’allievo cosa specializzare, così nella vita dovremmo recuperare la possibilità di seguire diversi modelli di comportamento assumendoci la responsabilità di applicare quello opportuno nei tempi che cambiano e nelle circostanze.
La libertà va di pari passo con la responsabilità. Siate compagni di Eva, non servi di Chicchessia; assumetevi la responsabilità del bene e del male, decidendo di persona se lei è davvero la puttana del diavolo o vostra madre, sorella, moglie, amante.
(Per le donne: perdonate senza dimenticare, contribuite a vedere il mondo in una luce diversa, offrite una speranza al futuro!).