Note di filosofia cinese.

Gli Ju-chia (confuciani) ebbero una posizione di primo piano per l'ascendente esercitato su tutto il pensiero posteriore. Le speculazioni e le indagini sulla natura dei Tao-chia (taoisti), nemici e quasi contemporanei dei primi, si pongono senz'altro parallele al pensiero prearistotelico. Politicamente il confucianesimo accetta la società (feudale), mentre il taoismo la rifiuta.

I Fa-chia (legisti, - IV secolo), sostenitori di un autoritarismo quasi fascista, si applicarono alla codificazione della legge e favorirono il trapasso dal feudalesimo allo stato burocratico-feudale.

Poi i Mo-chia (moisti: Mo Ti, -479 -381, contemporaneo di Democrito, Ippocrate e Erodoto), pacifisti, appartenenti a una casta militare e cavalleresca, con interessi empirico-scientifici stimolati dalle tecniche marziali.

E i Ming-chia (logici, -IV e -III secolo), paragonati ai sofisti greci per i paradossi e le definizioni.

Esistono anche numerose scuole minori. Importante quella degli Yin-Yang-chia (naturalisti, -IV secolo), che elaborarono la teoria del naturalismo organico.

Citiamo infine: il naturalismo scettico di Wang Cchung degli Han; il buddismo, controverso tra causalità e illusione; il neo-confucianesimo dei Sung; l'idealismo anti-scientifico di Wang Yang-Ming; il materialismo storico di Wang Chhuan Shan (+XVII secolo).

Khung Fu Tsu, detto Confucio

Per alcuni è il riferimento ad una religione asiatica,
ma a lui siamo giunti indagando su Jigoro Kano,
anzi, analizzando quanto siamo vicini al pensiero confuciano
quando pratichiamo judo.

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Presentazione

Era dolce, calmo, sereno; ispirava rispetto senza intimidire.

Khung il suo cognome; Chhiu il nome e Chung-ni il soprannome, ma lo si trova citato con il titolo onorifico di Kung Fu Tsu. Nato nel -552 e morto nel -495 nello stato di Lu (Shantung).

Quando non lavorava aveva un'aria affabile e gioiosa. Davanti alla sofferenza, o alla cecità, si alzava in piedi. Beveva volentieri, ma senza eccessi. Vestiva abiti nei colori fondamentali.

Faceva attenzione a quanto si riferiva alla santità, alle astinenze purificatrici, alle questioni militari, ai sacrifici. Amava la musica. Non si abbandonava a tetre meditazioni o mortificazioni. Era certamente compassato, ma fautore dell'equilibrio in ogni cosa.

Di se stesso aveva un'idea semplice e giusta. Sarebbe tradirlo farne un superuomo: desiderava solamente essere uno tra gli uomini, realizzatore della natura umana nella società umana. Voleva essere erede della grandezza del passato, non contentandosi di formulare una dottrina o un'etica, ma testimoniandola con la vita.

Fu un grand'uomo, non un dio, scelto per la sua virtù a rappresentare quel movimento di pensiero (etica, filosofia, religione) detto 'confucianesimo', che comprende il pensiero pre-confuciano (già completo in se stesso), la vita e il mito attribuito al letterato mastro Kung, lo sviluppo del pensiero confuciano durante 1.500 anni e infine il neo-confucianesimo dovuto al sincretismo con alcuni princìpi buddisti.

Limitazioni storiche

Età del Ferro in Cina (-VI secolo). Vi furono guerre e tours-de-force diplomatici tra i vari Stati feudali, ciascuno dei quali mirava alla conquista degli altri, come alla fine riuscirono a fare i Chhin. L'alternativa rovina e ricostruzione delle corti feudali sconvolgeva la classe media di specialisti che aveva occupato per generazioni posti di una certa stabilità. Erano scriba e segretari, esperti di riti, di sacrifici, di musica e di arti marziali.

Mentre i proto-taoisti vivevano solitari in romitaggi montani, la classe che darà origine ai confuciani aspirava a cariche presso le corti feudali.

L'interesse di mastro Khung per l'amministrazione può apparire arido, ma egli viveva nel caos di continue violenze verso il popolo, giacché l'ordine era affidato alla discrezione dei singoli, dei manipoli armati, o dell'intrigo. I passatempi aristocratici si riflettevano come fardelli schiaccianti sulla gente comune e la vita umana godeva di scarsa considerazione. A quel tempo le idee di Confucio apparivano rivoluzionarie.

Passò la vita a elaborare e diffondere una filosofia basata sull'armonia della giustizia e dei rapporti sociali. Trascorse molti anni in esilio forzato, peregrinando di Stato in Stato con i discepoli, sempre alla ricerca di un incarico sociale che gli consentisse di mettere in pratica le sue idee.

Educazione e democrazia intellettuale

Confucio fu certamente un grandissimo insegnante. Prima di lui si ha notizia solo di scuole per arcieri. Fu il primo a dichiarare esplicitamente che nell'insegnamento non dovrebbero sussistere distinzioni di classe sociale e che di conseguenza il letterato poteva servire il principe in veste di funzionario senza essere valutato in base all'estrazione sociale.

"Un chun-su, seguendo il Tao, dà valore a tre cose soprattutto. Da ogni atteggiamento e da ogni gesto toglie qualsiasi traccia di violenza o d'arroganza; ogni espressione del suo volto indica sincerità; e da ogni parola ch'egli pronunci elimina qualsiasi violenza o volgarità" (Tseng Shen).

Chun-tsu, spesso tradotto come 'uomo superiore', o 'gentiluomo', esprime l'idea di 'uomo comprensivo di elevato sapere e di grandezza morale' che può essere di buona famiglia, un dotto, un funzionario di Stato, un soldato, un martire. Il suo contrario è hsiao-jen, non solo di bassa estrazione, ma anche meschino e grossolano.

Pur confidando in un ordine morale dell'universo (thien, il cielo), i confuciani adoperavano principalmente, per non dire esclusivamente, la parola 'tao' (la Via).

"Quando ti mostri in pubblico comportati come se ricevessi un ospite importante; serviti del popolo come se assistessi a un grande sacrificio, non fare agli altri ciò che non desideri sia fatto a te stesso e non essere causa di rancore in casa né fuori" (Mastro Khung).

"Il Maestro disse: Yu, devo dirti cos'è il sapere? Quando conosci una cosa, dì che la conosci, e quando non conosci una cosa, ammetti di non conoscerla. Questo è veramente conoscere" (Tseng Shen).

"Fan Chhih interrogò sulla benevolenza. Il Maestro disse: E' amare gli uomini. Egli interrogò sul sapere. Il Maestro disse: E' conoscere gli uomini" (Hsun Tzu).

Considerazioni generali

Nel confucianesimo primitivo non vi era separazione tra etica e politica. Il governo doveva essere paternalistico. Se il principe era virtuoso, anche il popolo sarebbe stato virtuoso. La definizione dei concetti era fondamentale e, ad esempio, la scuola Hsun Tsu (-III secolo) distingueva, analizzando 36 regicidi, che alcuni di questi erano sha (uccisione che implica la giustificazione legale dell'atto) e altri shih (omicidi che implicano la colpa dell'assassino). Mencio (Meng Tsu) si soffermò a lungo sull'idea democratica per cui il principe derivava il suo potere dal volere del popolo, che a sua volta era espressione del mandato del Cielo. Quel 'diritto di ribellione contro i principi non cristiani' che tanto occupò il pensiero dei teologi europei tra il XVI e il XVII secolo, era già presente, 2000 anni prima nella scuola confuciana.

"Tsu Lu interrogò il Maestro su come si debba servire un principe. Egli rispose: Quando è necessario contraddirlo, affrontalo a viso aperto e non rifugiarti in falsi espedienti".

"Il Maestro disse: Il vero uomo dotto e chi è dotato d'amore per l'uomo, costoro non cercheranno di vivere ai danni dell'amore. Essi sopporteranno anche la morte del corpo perché l'amore possa compiersi".

Il Tao (la Via) è la dottrina di una Società solidale nella quale gli interessi dei singoli si integrano reciprocamente senza conflitto, inseriti nel contesto della natura, in modo che bontà e virtù sociale siano consone al volere delle forze superiori dell'Universo (Thien, il Cielo).

"Il Tao del Cielo e della Terra si può chiaramente riassumere in una frase: è senza alcuna doppiezza; perciò essi producono le cose in maniera insondabile. Il Tao del Cielo e della Terra è grande e concreto, elevato e splendente, profondo e duraturo. Il firmamento che si stende ora avanti a noi non è che uno spazio terso e splendente, ma quando lo si consideri nella sua incommensurabilità, esso porta sospesi il sole, la luna, le stelle e le costellazioni, e tutte le cose sono da esse avvolte. La terra che ci sta dinnanzi non sembra che un pugno di polvere, ma quando la si consideri nella sua ampiezza e nel suo spessore, essa sostiene montagne come Hua e Ya, senza sentirne il peso, e contiene mari e fiumi senza che si disperdano. La montagna che ci sta davanti non sembra che un sasso, ma quando la si consideri nella vastità delle sue dimensioni, si vede come l'erba e gli alberi vi germoglino, gli uccelli e gli animali vi vivano e cose preziose, di cui gli uomini fanno tesoro, vi si trovino. L'acqua può anche non essere che una pozza, ma quando si consideri quali imperscrutabili profondità essa possegga, quali enormi tartarughe, draghi, pesci, eccetera, vi siano generati, quali fonti di benessere e di valore..." (Chung Yung)

Circa i riti, il Maestro credeva nella loro utilità per i vivi che vi partecipavano, anziché nel potere magico che essi potevano suscitare sugli spiriti o sulle divinità.

"Il Maestro disse: Se un uomo è privo delle virtù proprie dell'umanità, che cosa ha a che vedere egli col rito? Un uomo che sia privo delle virtù proprie dell'umanità, che cosa può avere da spartire con la musica?"  (Lun Yu; cfr. Pitagora)

Pitagora (-570 -490 c.ca) creò a Crotone una setta orfica che predicava la trasmigrazione delle anime e introduceva la scienza come strumento di purificazione. E' plausibile che questo insegnamento (mathema) avesse  connessione con i numeri e col rapporto di armonia che intercorre tra i numeri e i suoni della scala musicale che intercorre nella ricerca del principio primo della natura (archè).

"Una volta disse: Voi mi considerate più vecchio. Dimenticatelo. Supponete di essermi contro, considerando che non riconosco i vostri meriti, che carica riterreste che vi spetti?

Tzu Lu prontamente e baldanzosamente rispose: Datemi un Paese di mille carri da guerra, circondato da potenti nemici, o addirittura invaso, con siccità e carestia per giunta. Nello spazio di tre anni potrei infondere coraggio nel popolo e insegnargli in quale direzione stia la retta condotta.

Il nostro Maestro gli sorrise.

Chhiu rispose dicendo: Datemi un dominio dalle 50 alle 70 leghe quadrate e nello spazio di tre anni potrei far vedere come la gente comune non abbia a mancare di nulla. Ma quanto ai riti e alla musica dovrei lasciare queste cose a un vero chun-tzu.

E tu Chhih?  Kunghsi Hua rispose: Io non dico che potrei fare questo, ma vorrei essere preparato per questo: alle cerimonie nel tempio e alle udienze dei principi, indossata l'ampia veste nera e il copricapo, vorrei fare da giovane assistente.

Tien, quanto a te?  Tsieng Hsi ripose il liuto su cui stava suonando dolcemente: Temo che le mie parole non saranno così ben scelte. Il Maestro lo rincuorò: Che male c'è in questo? Lui disse: Alla fine della primavera, terminata la fattura degli Abiti Primaverili, accompagnarmi a 5 o 6 giovani dal copricapo nuovo, fare lustrazioni e bagni nel fiume, godere la brezza fra gli altari della Danza della Pioggia e tornare a casa cantando. Il Maestro sospirò e disse: Sono d'accordo con Tien" (Lun Yu).

Rapporti con il taoismo

Il confucianesimo mescolava il romantico e il razionale, escludendo il sovrannaturale. Tuttavia non favorì lo sviluppo del pensiero scientifico come invece fece il taoismo, suo grande oppositore.

"Grande Riposo e Incrollabile Anacoreta stavano arando insieme. Il Maestro Kung, passando per caso da quella strada, mandò Tzu Lu a chiedere dove si potesse guadare il fiume.

In questi Eremiti Irresponsabili si riconoscono immediatamente dei proto-taoisti, socialmente disimpegnati e interessati allo studio della natura.

Grande Riposo disse: Chi ti manda?

Tzu Lu rispose: Khung Chhiu.

Quello di Lu?  e Tzu Lu assentì.

Grande Riposo disse: In tal caso egli sa già dov'è il guado.

Allora Tzu Lu si rivolse all'Incrollabile Anacoreta, ma si racconta che questi abbia detto: Sotto il cielo non c'è nessuno che non possa esser trascinato via dall'inondazione. Questo è il mondo, e chi può cambiarlo? Quanto a te, invece di seguire uno che fugge da questo o quell'uomo, faresti meglio a seguire uno che rifuggisse da quest'intera generazione di uomini. E con ciò continuò a sarchiare.

Tzu Lu andò e riferì questi commenti. Il Maestro sospirò e disse: E' impossibile associarsi agli uccelli e alle bestie. Se non partecipo alla vita sociale dell'uomo, che altro c'è a cui associarmi? Se il vero Tao della vita sociale prevalesse ovunque sotto il Cielo, non sentirei il bisogno di cambiarlo" (Meng Tsu II).

Il bene e il male

Confucio aveva semplicemente detto che per natura gli uomini, formati per la rettitudine, s'assomigliavano molto, ma che nella prassi e nell'esperienza essi si andavano sempre più differenziando. Kao Tsu era convinto della neutralità morale degli individui, considerando la formazione e l'impronta del retaggio sociale come condizioni necessarie allo sviluppo di un comportamento retto o sociale. Meng Tsu (Mencio) era strenuo assertore d'una predisposizione al bene della natura umana, che non solo rendeva più facile l'educazione, ma permetteva anche una valutazione ottimistica della società stessa. Infine altri suggerirono che gli individui fossero differentemente dotati di inclinazione al bene o al male.

La democrazia di Meng Kho (Mencio, -374-289): la voce del popolo doveva avere voce preponderante nella condotta dello Stato; poi venivano gli spiriti della terra e del grano, da ultimo il principe.

"La natura dell'uomo è cattiva - la sua bontà è acquisita solo mediante un processo di formazione. La natura originaria dell'uomo, oggi, è la brama di guadagno. Se tale bramosia è seguita, ne risultano lotta e rapacità e la cortesia muore. All'origine l'uomo è invidioso e odia naturalmente gli altri. Se tali tendenze sono seguite ne risulta il danno e la distruzione - la lealtà e la buona fede sono distrutte. All'origine l'uomo possiede i desideri dell'orecchio e dell'occhio; ama l'elogio ed è libidinoso. Se tali tendenze sono seguite ne risulterà impurità e disordine, e le regole della buona condotta, la giustizia e la buona cultura sono abolite. Perciò dar libero corso all'originale natura dell'uomo, seguire i sentimenti dell'uomo, porta inevitabilmente alla lotta e alla rapacità, nonché alla violazione dei buoni costumi e al disordine nel modo corretto di fare le cose; c'è una regressione allo stato di violenza. Di conseguenza l'influsso civilizzatore dei maestri e delle leggi, la guida dei riti e la giustizia sono assolutamente necessari. Dopodiché la cortesia si manifesta, la cultura è rispettata e il buon governo ne è la conseguenza. Da tali argomentazioni è evidente che la natura dell'uomo è cattiva e la sua bontà è acquisita" (Hsun Chhing).

Interpretando gli Analecta, Han Yu (762-824) pensava che la natura dei singoli si potesse così classificare: natura superiore, che agisce bene indipendentemente dalle circostanze; quella media, che può agire bene o male conformemente alla formazione e all'ambiente; quella inferiore, irrimediabilmente cattiva. Asseriva che Mencio si era riferito alla prima categoria e Hsun Tzu alla terza. Esattamente all'opposto dell'ortodossia di Agostino e dell'eresia di Pelagio in Occidente, in Cina Mencio venne considerato ortodosso e Hsun Tzu eretico.

La scala delle anime

Aristotele usò il termine psyche per definire il principio che differenziava gli organismi viventi dalla materia; ma dovette poi concludere che esistevano diversi tipi di psyche, ovvero di 'anima'.

Aristotele (-IV secolo):

pianta, anima vegetativa;

animali, anima vegetativa e sensitiva;

uomo, anima vegetativa, sensitiva e razionale.

Hsun Chhing (-III secolo):

acqua e fuoco, chhi;

piante, chhi e seng;

animali, chhi, seng, chih;

uomo, chhi, seng, chih e infine i.

Wang Khuei (XIV secolo):

regno celeste, cielo, pioggia, rugiada, gelo e neve, chhi;

terra, chhi, hsing;

piante (e alcuni minerali), chhi, hsing, hsing;

animali, chhi, hsing, hsing, chhing;

uomo, chhi, hsing, hsing, ching, i.

"Acqua e fuoco hanno spiriti sottili (chhi), ma non vita (seng). Piante e alberi hanno vita, ma non percezione (chih); uccelli e animali hanno percezione, ma non senso di giustizia (i)" (Hsun Tsu).

Il confucianesimo come 'religione'

Il primo imperatore Han celebrò sacrifici (-195) nel tempio della famiglia Kung; ma solo nel +37 ai discendenti di Confucio fu accordata l'investitura nobiliare. Nel 59 furono ordinati sacrifici pubblici a Confucio in tutte le scuole. "Fu questo l'atto - dice Shryock, studioso della materia - che portò fuori dalla famiglia Kung la venerazione di Confucio e lo promosse da modello a santo protettore dei dotti". Il culto di Confucio si configurava come adorazione dell'eroe, celebrato ovunque, ma con una speciale cerimonia presso il suo tempio/tomba nello Shantung, assunto a simbolo di potere e di prestigio per la minoranza dei letterati che non godeva di diritti ereditari. Esso denotava una contaminatio  tra i culti di divinità della natura e quello degli antenati.

Nel corso dei secoli ogni città ebbe il suo tempio dedicato a Confucio. Dato che l'idea del sacerdozio era estranea al pensiero confuciano, ne erano custodi e celebranti i letterati statali. Un tempio confuciano consta di una serie di cortili su piani a livello crescente, circondati da costruzioni in stile che conservano tavolette di pietra, o da stanze per i pellegrini; sulla terrazza elevata si trova il Grande Padiglione con le tavolette dei nomi del saggio e dei suoi 72 discepoli. Giardini, uno stagno semicircolare, alberi secolari, magari una biblioteca-scuola accolgono cerimonie in cui si leggono brani liturgici e si ascoltano conferenze, tra musiche e danze rituali.

"Stando alle norme liturgiche, la funzione religiosa nel XIV secolo appare piuttosto scialba, mentre in realtà si tratta di uno dei riti più affascinanti che siano mai stati concepiti. Il silenzio della notte, il magnifico incurvarsi delle linee dei templi con i cornicioni volti alle stelle, gli alberi secolari nel cortile e la nota profonda della campana, rendono la scena indimenticabile anche per chi vi abbia assistito in un momento di decadenza. Al tempo di Kubilai (1214/15-94), la magnificenza e la solennità del sacrificio avrebbero richiesto la penna di un Coleridge per rendere giustizia. Il grande tamburo rimbombava nella notte, le torce serpeggianti gettavano ombre incerte attraverso le volute a graticcio, i ricami in seta delle vesti dei funzionari splendevano scintillanti nel buio... All'interno della sala giaceva il bue con il capo rivolto verso l'immagine di Confucio. L'altare risplendeva di luci danzanti, riflesse nell'intarsio dorato dell'enorme baldacchino sovrastante. Delle figure si muovevano lentamente attraverso la sala, il celebrante entrava e i vassoi erano offerti alla statua muta del Saggio 'Maestro di Diecimila Generazioni'. La musica era solenne ed esaltante... Fuori nel cortile i danzatori ritmavano le loro movenze agitando le bacchette con la punta di penne di fagiano in sincronia all'andamento del canto. Sarebbe arduo immaginare un cerimoniale più solenne e più bello" (J.K. Shryock).

Nessuno ne sarebbe rimasto più sorpreso, o fors'anche impressionato, dello stesso Confucio.

Confucio e educazione

Un tentativo di inserire il pensiero cinese

nella Storia dell’Educazione.

Oppure un capitolo di: L’altra Scuola,

tutto quello che la Scuola avrebbe dovuto insegnarmi

e non ha fatto

Attorno al –1030 Wu, duca di Chou, annientò l’esercito Shang e fondò la dinastia Chou. Sorse una Società di tipo feudale simile a quella del Medio-evo europeo. Il sovrano, considerato figlio del Cielo, svolgeva anche funzioni religiose.

Nel periodo detto Primavera e Autunno (-722 -481)…

Attenzione, questo è un periodo storico. Ma “Primavera e Autunno” è anche il titolo dell’unico libro certo di Confucio, cronaca del Regno di Wu

furono creati degli stati feudali, poi in lotta tra loro, i cosidetti Regni Combattenti (dal –465-249). E’ l’epoca di grande espansione politica e di sviluppo sociale caratterizzata dall’introduzione del ferro e dalle trasformazioni agricole, ed epoca di crisi politica e spirituale, in cui appaiono i primi filosofi (Confucio e Lao Tsu) e si pone il problema del buon governo.

Non c’erano scuole, se non alcune di arceria, specialità che trovava necessità nella guerra, ma la cui prima utilità risiedeva nella caccia. L’educazione e l’istruzione primarie avvenivano con naturalezza in casa e nei rapporti della comunità. Non si sentiva la necessità di distinguere tra didattica e pedagogia, insite nelle attenzioni familiari di mamma e papà, e degli anziani del villaggio. Eppure l’avventura entusiasmante dello Stato suggeriva la necessità di ‘crescere e migliorare’. Qualcuno inventò l’educazione specifica dell’essere umano teso ad affrontare la realtà del momento…

Cominciamo col dire che, nonostante la grandiosa concezione storica cinese consistente nella registrazione dei dati, nella formulazione di biografie e nei commentari, solo per semplicità l’origine del taoismo è attribuita a Laozi (Lao-tsé) e quella del confucianesimo a Mastro Kung (Confucio).

La dottrina taoista è stata definita la filosofia dell’egoismo.

Si tratta di un egoismo costruttivo, che conduce alla vera felicità e alla vera soddisfazione dell’individuo il quale, limitando la cerchia dei propri interessi e badando a non mettere mai a rischio la sua tranquillità personale, può raggiungere la pace interiore che lo fa essere felice. Per raggiungere questo stato il saggio fuggirà il mondo e quindi l’ideale taoista è l’eremita che pratica l’ascesi adeguandosi alle leggi della natura, astenendosi dal modificare gli eventi in quanto l’azione dipende da impulsi e ragionamenti che non possono abbracciare per intero l’ordine delle cose.

In opposizione a questa concezione Confucio predicava la partecipazione attiva alla vita sociale in ragione del rango e della capacità individuale.

Confucio (circa –551 -479) cominciò a insegnare a 21 anni e alternò questa (nuova) professione a quella politica di governatore e amministratore, con l’ambizione di diventare Consigliere della massima autorità dello Stato.

Insegnava morale. “Morale” come massima sintesi dell’esperienza fatta dalla civiltà nel passato.

Istruiva ufficialmente sulla poesia, storia, cerimoniali, musica. Non veniva citata la morale, che veniva trasmessa dalla sua personalità, dagli episodi del quotidiano, dall’insegnamento silenzioso.

Lasciando Lu, si stava trasferendo a Qi. Durante il viaggio incontrò una donna che piangeva davanti a certe tombe. Mandò uno dei discepoli a informarsi.

“Mio suocero è stato sbranato da una tigre – rispose la donna – e con lui mio marito e mio figlio”. “E allora, perché non ve ne andate altrove?” chiese il discepolo. “Perché qui non c’è un governo oppressore” fu la risposta.

Commentò Confucio: “Un governo oppressore è peggio della tigre”.

Alla domanda su cosa caratterizzasse il buon governo rispose: “Il principe faccia il principe, il suddito faccia il suddito, il padre faccia il padre, il figlio faccia il figlio”, volendo significare che ciascuno doveva compiere i doveri attribuiti al suo ruolo.

Il duca di Qi lo voleva per trarne un lustro. “Un galantuomo può ricevere compensi soltanto per i servizi da lui resi. Io ho prodigato i miei consigli al duca ed egli non vi si è conformato. Ora egli pretende di darmi delle rendite per farmi restare. Si vede che non capisce!”. Fece ritorno a Lu.

La tradizione popolare esagera attribuendogli molti allievi, fino a 5.000 per volta. Sulle sue imprese amministrative si esagera altrettanto, a Zhongdu avrebbe attuato una onesta distribuzione di viveri, alleviato le tasse e prescritto minuziosi riti agli antenati, divenendo poi Intendente ai lavori pubblici e Ministro della giustizia.

Fu certamente popolare, ma non fra i governanti, che gli preferivano le prevaricazioni, le mollezze e la lussuria. Alla morte venne divinizzato e si sviluppò un sistema di cerimonie in suo nome, amministrate da letterati.

Il confucianesimo non è dunque una religione che si adegua alla civiltà in cui si sviluppa, ma un sistema etico che propone valori unversali. Il comportamento sociale è visto come una legge del buon vivere, non come presupposto per la salvezza in un’altra vita.

Mentre l’attuale Occidente garantisce indistintamente diritti (il diritto democratico, i diritti dell’uomo, quelli del lavoratore… quelli del bambino allo sport). Confucio comincia col raccomandare i doveri (nell’Universo dobbiamo costruirci una buona capanna prima di avere il diritto di stare all’asciutto).

Non v’è nel confucianesimo alcuno spunto soteriologico,

Soteriologia: dottrina, per lo più religiosa, della salvezza dell’anima, salvezza dal male o da una condizione di prigionia

nessun messaggio di salvezza proiettato in un’altra vita.

L’uomo potrà realizzare se stesso e i suoi valori soltanto nella Società, e il fine ultimo della vita umana è visto in funzione dell’attività che ogni singolo individuo svolge nella sua posizione sociale. Per raggiungere le finalità proprie alla posizione e agli obblighi sociali di ciascuno…

Cfr. Karl Marx: “a ciascuno secondo le sue necessità e da ciascuno secondo le sue capacità”. Cfr. Kano Jigoro: “un uomo vale nella misura in cui può aiutare gli altri”

sarà necessario che la conoscenza umana si fondi su qualcosa di inequivocabile che potrà essere realizzato se ogni cosa, ogni fatto, sarà conosciuto per quello che realmente è,

Questa è una definizione di cultura

Se i nomi saranno corrispondenti a ciò a cui si riferiscono.

Necessità delle definizioni

Si tratta della cosidetta “rettificazione dei nomi” (zhengming), chiave di volta di tutto il pensiero confuciano. Per realizzare nella pratica tale operazione occorre dedicarsi allo studio della tradizione e della storia, da cui si potrà comprendere il significato di tutte le cose e, in particolare, grazie ad appropriati modelli, si potrà raggiungere la consapevolezza dei propri doveri.

Dunque: l’educazione porta a raggiungere la consapevolezza del dovere attraverso la precisione delle definizioni e la cultura (prendere dall’esperienza le cose buone e scartare quelle cattive), quest’ultima suddivisa in storia (fatti) e studio della tradizione (in un certo senso l’evoluzione delle idee)

I doveri dell’uomo consistono in “rettitudine” (yi) e “umanità” (ren). La rettitudine consiste nell’osservanza dei doveri derivanti dalla posizione sociale; l’umanità nella sensibilità di amare il prossimo, al quale non si deve mai fare nulla che non si vorrebbe fatto a se stessi. Sono virtù…

polemica col taoismo

che non si possono coltivare nell’isolamento, nell’eremitaggio.

Così, per il confucianesimo, bisogna fare. E fare in cambio di niente, soltanto al fine di realizzare l’armonia tra Cielo e Terra che, sola, garantisce prosperità e benessere all'umanità. Il bene è rappresentato dall’aderenza del comportamento individuale e sociale all’ordine naturale; il male è il contrario.

L’importanza dei riti. Per ogni rapporto umano e sociale, per ogni circostanza, sono stabiliti dei riti. In particolare vengono prese in considerazione cinque relazioni sociali fondamentali alle quali, per analogia, possono essere ricondotte tutte le altre. Esse sono quelle tra principe e suddito, tra padre e figlio, tra fratello maggiore e fratello minore, tra marito e moglie, tra amico e amico. Non vi è rapporto di parità: anche tra amico e amico si distinque quello anziano da quello più giovane. Per ciascuna di queste relazioni furono codificate regole di comportamento rigide, limitative della libertà individuale.

Nel sistema confuciano, infatti, l’unica libertà prevista è quella di migliorarsi per aderire meglio al modello di comportamento proposto e prescritto dai riti.

Gli esseri umani sono tutti, più o meno, dotati delle medesime qualità, salvo alcuni, i “santi” (shengren), che hanno qualità eccelse. Si è diversi soltanto per le abitudini contratte e, perciò, a tutti è possibile elevarsi.

Il mezzo è lo studio della letteratura e la padronanza dei riti, che possono trasformare un “uomo comune” (sheren) in “uomo superiore”(junren). Quest’ultimo è quasi all’altezza del “santo” e ha raggiunto il suo stato di quasi perfezione grazie allo studio della letteratura e impadronendosi dei riti. A questi uomini dotti può essere affidato il governo dello Stato.

Il rito è la prima, antichissima forma di esercizio mentale che può portare l’essere umano a modificarsi in una direzione che è indicata dal rito stesso. Gli antichi riti cinesi del culto degli antenati e dei morti propiziavano quindi l’individuo a continuare lo sforzo di civilizzazione degli antenati.

Ai tempi di Confucio già si praticava la meditazione, che Gotamo  Buddha rese popolare; esercizio che non ha del tutto soppiantato il rito, ma che certo ha offerto un potente mezzo di crescita umana.

Oggi la psicologia profila altri mezzi per accellerare la crescita umana.

Lo studio della storia. La civiltà cinese è quella che ha lasciato, più di tutte le altre, tracce e memorie del passato. Il corpus storiografico cinese, affidato agli astronomi per il confronto tra le cose del Cielo e quelle della Terra, non ha rivali per estensione cronologica, diversità e varietà di argomenti trattati.

Alla radice di tale impressionante monumento al passato sta il confucianesimo che pone a suo fondamento lo studio della storia, inteso come il mezzo principale per conseguire, grazie all’imitazione di modelli tratti dal passato, l’ordine e l’armonia naturale di tutte le cose.

Lo studio della storia era considerato essenziale al fine di poter realizzare la “rettificazione dei nomi”. Il giudizio, positivo o negativo, espresso sulle biografie dei grandi del passato doveva ispirare (debitamente adeguato alle nuove situazioni) il comportamento nel presente. Le doti che nel passato avevano fruttato un regno di prosperità epr il popolo, dovevano ispirare i governanti attuali (il miglior impiego dell’energia era riconosciutamente il ben fare).

Il principale compito dell’imperatore e dei funzionari che lo rappresentavano (dal -III secolo i mandarini) era di istruire il popolo (nella via dell’armonia tra il Cielo e la Terra) e di educare le masse a comportarsi nella maniera corretta (fine morale dell’educazione).

Dal +II secolo vennero introdotti gli esami di Stato che permettevano a qualsiasi estrazione sociale di dimostrare la conoscenza dei classici e la leale adesione all’ideologia dominante. Da notare che era ampiamente previsto che gli aspiranti burocrati dello avrebbero cercato raccomandazioni; ma gli esami si succedevano ogni 4 anni (dieci esami in una carriera esemplare) in diverse regioni e, in pratica, solo pochissimi potenti riuscivano a trovare ovunque raccomandazioni. Per cui la classe dei mandarini era sostanzialmente sana. Il sistema mantenne per 100 anni l’Impero cinese, continuò anche dopo (con la dinastia mongola Yuan: 1260 – 1368) e venne abolito (il sistema dei mandarini, non lo studio della storia) nel 1911 col nuovo Governo repubblicano.

La Società confuciana. Al vertice i letterati-funzionari gestivano il potere politico e amministrativo. Poi venivano i contadini, produttori dei generi di sussistenza, da cui originava il gettito dell’imposta fondiaria che finanziava le spese dello stato imperiale. Al più basso livello sociale si trovavano gli artigiani e i commercianti.

La Cina è una nazione agricola. Quando Karl Marx sostenne che la rivoluzione sarebbe avvenuta prima negli stati industrializzati piuttosto che in quelli che si basano su un’economia agricola, non tenne in considerazione l’azione delle Società Segrete (in un certo senso costituivano l’opposizione allo Stato confuciano) che agivano almeno dal XIV secolo per migliorare le condizioni di vita del popolo.

Sulla base dei riti (cioè dell’educazione diffusa in maniera crescente nelle classi sociali) e non sulle leggi l’impero cinese si resse per molti più secoli che non quello romano. E senza guerre di conquista (finché la classe dominante furono gli Han, cinesi puri; non altrettanto si può dire per i mongoli Yuan di Ghengis Khan), cosa a cui certo contribuì le mentalità contadina.

Osserviamo che in cambio la società cinese tradizionale mancò di razionalizzare il Diritto e le procedure giuridiche, come non riuscì a differenziare strutture economiche specializzate.

Anche se i cinesi furono i primi ad usare la carta-moneta, non svilupparono le istituzioni monetarie necessarie a sostenere il mercato.

La formazione del cittadino ideata da Confucio ebbe alti e bassi nel corso di 2.500 anni. Più volte in Cina e nelle nazioni limitrofe il confucianesimo venne ripreso, anche negli studi dei continuatori di Mastro Kung, e questi periodi storici vanno sotto il nome di neo-confucianesimo (in alcuni casi si dovrebbe parlare di neo-neo-confucianesimo).

Di certo queste nazioni hanno, nella coscienza popolare, un equilibrio tra doveri e diritti che le avantaggia nel mondo moderno (raggiunto un certo grado di industrializzazione, queste nazioni fanno rapidi progressi). Questa osservazione potrebbe interessare gli esperti delle scienze dell'educazione, se non fossero naturalmente tanto razzisti da considerare “effetto etinico” lo sviluppo del pensiero dei popoli estranei alle "verità rivelate" del Mediterraneo.

Il Buddismo

Nato in India, cresciuto in Cina

e diffuso in Occidente come buddismo Zen

dal Giappone

Storia. Gautama il Buddha è nato in India.

La dottrina del buddismo ci è pervenuta attraverso una tradizione ispirata agli scritti canonici, che risalgono alla tradizione orale formatasi poco dopo la morte del Maestro allo scopo di fissare i tratti essenziale dell’insegnamento e le norme disciplinari delle comunità monastiche. Nel –IV sec. Nella città di Pataliputra si tenne un grande Concilio nel quale si profilarono le tendenze scismatiche che prelusero alla divisione tra il mahayana (Grande Veicolo) e l’hinayana (Piccolo Veicolo) o theravada.

Delle numerose scritture canoniche, proprie di diversi gruppi o scuole, possediamo interamente solo il canone in lingua pali, o Tipitaka (tre canestri) risalente, secondo le cronache singalesi, al buddismo theravada di Ceylon del -I sec.

Di altri canoni restano frammenti sanscriti, tibetani o cinesi.

La dottrina. Comuni al buddismo ortodosso sono “le 4 nobili verità”: tutto è dolore, il dolore ha una causa; il dolore ha termine nel nirvana, vi è un cammino che conduce al nirvana.

Esso si articola nell’ottuplice sentiero: 1) retta comprensione (della dottrina), 2) retto pensare (e decidere), 3) retto parlare, 4) retto agire, 5) retto modo di sostentarsi, 6) retto sforzo, 7) retta concentrazione, 8) retta meditazione.

In India gli Aforismi di Patanjali (forse dell’epoca di Cristo) hanno nome Asthanga-yoga (lo Yoga in 8 passi) e elencano: 1) yama (ciò che si deve fare), 2) nyama (ciò che non si deve fare), 3) asana (le posizioni del corpo), 4) pratihara (il distacco dai sensi), 5) pranayama (il corretto uso dell’energia), 6) darana (concentrazione), 7) dhyana (meditazione), 8) samadhi (estasi). Normalmente yama e nyama vengono accorpati (nella tradizione biblica costituiscono i 10 Coimandamenti) e qualcuno considera i sette passi dell’Astangha in parallelo con Il castello delle sette stanze di Teresa de Avila, dottore della Chiesa apostolica romana.

Queste rettitudini vengono presentate come La giusta via di mezzo tra il piacere e l’eccessivo ascetismo di cui Gautama ha dato esempio con la sua vita.

I precetti del retto parlare, agire e modo di sostentarsi, trovano realizzazione nei cinque grandi comandamenti di non mentire, non rubare, non commettere adulterio, non uccidere (alcun essere vivente), non darsi a sostanze inebrianti.

La vita del monaco è d’esempio a quella del laico. Per acquistare merito nelle future reincarnazioni, il secondo, immerso nella vita quotidiana, sostiene con le offerte il primo che ha trovato rifugio nei Tre gioielli: il Buddha, il darma (la legge) e il samgha (la comunità monastica).

Mentre è comune a tutte le scuole…

Qualcuno ha detto che chiamare sette le scuole buddiste è diabolico, per cui c’è un certo imbarazzo nel denominare le diverse confessioni

l’origine del dolore, costituita dal desiderio, e la legge del karman che consegue alle azioni, vi sono molte divergenze relative al nirvana.

La salvezza. Per il Piccolo Veicolo l’uomo si salva da solo praticando la virtù e divenendo un arhat (“colui che è degno” di entrare nel nirvana); l’adepto del Grande Veicolo può diventare un Buddha e ricevere l’ausilio dei bodhisatwa, cioè di coloro che ritardano la loro entrata nel nirvana per aiutare le altre creature a salvarsi.

Fu la scuola yogacara a elaborare tecniche meditative destinate a purificare il pensiero. Il cammino di purificazione spirituale conduce alla saggezza, prajna, che consiste nel vedere le cose come veramente sono: transeunti, periture, prive di sostanzialità.

Questa dottrina, rielaborata successivamente nel Prajnaparamita-Sastra (Trattato della perfetta saggezza) venne radicalizzata fino a fociare nel paradosso della insostanzialità di tutto il mondo sensibile. Che conduuce a concepire l’essenza della realtà in una locazione situata al di là dell’esperienza, e raggiungibile solo per via mistica.

Il veicolo di diamante o buddismo tantrico. Il vajra-yana (veicolo di diamante), detto anche mantra-yana (veicolo delle formule rituali), o tantra-yana (veicolo del libro), sviluppatosi in epoca posteriore al +VII sec., fu esoterico, ossia ristretto a poche cerchie di iniziati, guidati da maestri spirituali.

Essi praticarono il culto del Buddha concepito metafisicamente come “Colui che si manifesta nei vari Buddha, nei bodhisatwa, nelle divinità e nelle forze del Cosmo; ma venerarono altresì figure femminili, introducendo la mistica erotica per raggiungere la perfezione.

Diffusione del buddismo. Dopo un periodo di difficoltà in cui dovette affrontare in India la contropropaganda teista dell’induismo e la concorrenza del giainismo, il buddismo conquistò la dinastia Kusana (+II e +III sec., stabilendo rapporti con l’impero romano, l’Asia centrale e del sud’est, e soprattutto la Cina, dove la diffusione continuò fino al +IX sec. e  inglobò elementi taoisti.

In Cina la scuola meditativa ch’an (sanscrito dhyana, in giapponese zen) assunse particolare importanza. Ma la prima scuola ad affermarsi in Giappone fu l’amidismo (la fede nel Buddha Amithaba, Amida in giapponese) elitaria e filosofica.

Il buddismo entra prepotentemente nelle discipline di combattimento giapponesi con i monaci guerrieri del +XII sec. (più o meno il periodo dei nostri Templari, Ospitalieri e Cavalieri Teutonici), con scuole confessionali e con personaggi: nel Kamakura-zen insegnato senza sermoni agli uomini d’arme; con l’intervento di monaci a istruire guerrieri (le lettere di Takuan a Yagyu Munenori) e nel XIX sec. con Tesshu Yamaoka. Ricordiamoci che il buddismo è stato religione di Stato durante lo shogunato Tokugawa (1600-1868)

Il buddismo interessò il guerriero soprattutto giapponese per l’insostanzialità del mondo visibile che proponeva (facilmente sfruttabile in un’educazione che predicava: “il bu-gei – disciplina guerriera – consiste nella serena accettazione della morte”), ma questa interpretazione del nichilismo…

Nichilismo, o nihilismo, dal latino nihil (nulla), termine utilizzato dal XVII sec. per designare quelle dottrine che si facevano negatrici non solo di un determinato sistema di valori ma anche, più radicalmente, della stessa esistenza della realtà oggettiva. Il confronto tra la polemica nichilista europea e le proposte buddiste non è stato affrontato, ma potrebbe costituire un interessante soggetto di studio

lo contrappone in un certo senso alla visione positiva e sociale confuciana. Dal punto di vista educativo il buddismo influenzò senz’altro l’antico kyuba-no-michi (la Via dell’arco e del cavallo), il più recente bushi-do (la Via del guerriero) e il moderno bu-shi-do (la Suprema virtù militare dei kamikaze), suggerendo un parallelo con l’educazione dei custodi della Repubblica di Platone. Ma si tratta di un’educazione specifica e funzionale ad una categoria, non confrontabile con la visione confuciana di un’educazione senza limiti. 

Lo shinto (lo scintoismo)

Con l’espressione shinto, letteralmente Via degli dei si è indicato, dopo il +IV sec. la religione giapponese autoctona in quanto distinta e contrapposta alla nuova fede del butsu-do (la Via del Buddha). Quest’ultima si affermò rapidamente nel Paese, senza soppiantare del tutto la tradizione religiosa rivale, ma anzi intrecciandosi con essa in una serie di esperienze sincretiste.

Sincretismo: fusione di teorie diverse e apparentemente inconciliabili in unb sistema filosofico o religioso

Lo shinto non è una religione rivelata, ma un politeismo naturalistico (forse originariamente sciamanico e imparentato con le esperienze sciamaniche protocaucasiche).

Il Koshiki e il Nihonji – entrambi del VIII sec. – citano una serie di divinità primordiali forse riconducibili a essenze o funzioni della natura, soffermandosi su una coppia, Izanagi e Izanami, da cui deriveranno altre divinità (tra cui la Dea del Sole, Amaterasu, capostipite della famiglia imperiale) e la stessa esistenza dell’arcipelago (coagulato nell'Oceano dal rimestare della Divina Alabarda).

Notevoli le analogie tra: 1) la discesa agli inferi di Izanagi alla ricerca della moglie e il mito di Orfeo; 2)  la protesta di Amaterasu contro la sorella Susanoo, la cui conclusione ricorda il mito di Demetra (con Baubo).

Nell’esperienza shinto è centrale la figura del kami, che indica un dio o un antenato, o qualunque elemento o forza o aspetto della natura visto in chiave animistica. Ma l’eventuale divinizzazione post-mortem degli umani non presuppone necessariamente una positività etica: essa può riguardare anche una cortigiana, o un ladrone, in quanto dotati di una carica vitale eccezionale. Così lo shinto è soprattutto una religione della vita e i giapponesi odierni amano spesso celebrare i momenti lieti dell’esistenza (nascita e matrimonio) con riti scintoisti, quelli tristi (funerali) chiamando a officiare il bonzo buddista.

Nella sua forma ortodossa (quella in cui l’Imperatore rappresenta il “dio vivente”) è una religione della purezza, nella quale la violazione delle norme tradizionali deve essere composta grazie a una serie di adempimenti rituali. Tuttavia si fanno risalire allo Shinto, sotto il nome di Nuove Religioni, alcune proposte come Omoto-kyo (la setta che celebra le visioni di Nao e di Onisaburo Deguchi, che entra prepotentemente nella formazione di Ueshiba Morihei), Mahikari (la Grande Luce, che usa l'imposizione delle mani), il Tenry-kyo (che ha dato un'epoca importante al judo agonistico giapponese e mondiale) e altre minori.

Nell'epoca classica, lo scintoismo influenza, al pari del buddismo, i guerrieri. La caratteristica della sua visione che affascina gli uomini d'arme è quella magica, di armonia con gli eventi naturali, di insegnamenti segreti esoterici. Famose scuole d'armisono legate almeno dal XIV sec. i tempi di Kashima in Hitachi e di Katori in Shimosa, che la leggenda vuole fondati da Jimmu-tenno, l'uni dedicato a Takemikazuke-no-kami e l'altro a Iwanushi-no-kami.

Considerazioni critiche

La Cina rimane un Paese lontano, su cui è rischioso pronunciarsi. Gli occidentali non si preoccupano di studiare il pensiero cinese e tantomeno i cinesi di informare gli occidentali sulle loro visioni. L'approccio alla civiltà estremo-orientale è più facile passando dal Giappone.

Le prime constatazioni sono: la Cina è l'unico Paese al mondo in cui nascono più maschi che femmine. Effetto delle categorie confuciane, in cui il padre-di-famiglia ha potere di vita e di morte e spesso sceglie quest'ultima per le figlie femmine poco produttive nei lavori agricoli.

Il Giappone si è comportato molto male nell'occasione della Seconda guerra mondiale. Al di là delle facili esaltazioni per i giardini, la disposizione dei fiori, la cerimonia del the, bisognerebbe analizzare l'effetto di scintoismo e buddismo sulle masse e sul loro comportamento quando le attività belliche impongono una diversa visione della vita (e della morte). Gli episodi che vanno sotto il titolo Lo stupro di Nanchino sono orribili.

Qui di seguito riportiamo alcune considerazioni dovute a E.H. Norman, uno storico sfortunato, che ha pagato care le sue visioni populistiche e che tuttavia ha lasciato una traccia da seguire per riconsiderare la Storia.

Mentre il giudizio prevalente sul feudale periodo Tokugawa è che fosse molto buono nel suo genere, Norman volse la sua attenzione sugli usi e gli abusi del potere, sulla razionalizzazione dell'oppressione e sulle potenzialità di migliorare la condizione umana.

Forse un metro di valutazione di una Società chiusa in se stessa potrebbe essere la capacità di evolvere. E certo la Società Tokugawa ne era esente politicamente (piuttosto favoriva le arti e, appunto, la religione).

Norman si preoccupò di sottolineare che l'ortodossia ufficiale neoconfuciana della classe dirigente era oscurantista (un documento governativo del 1770, la proibizione delle eresie, si apriva con quest'affermazione: "E' sufficiente seguire i libri antichi, non c'è bisogno di scriverne di nuovi"); molti studiosi di accademie uffciali gettarono semi di odio che avrbbero prodotto semi amari nel Giappone dell'era moderna; e le menti migliori che studiavano le novità portate annualmente dagli olandesi nell'isola di Deshima (una fattoria che i Tokugawa lasciavano agli olandesi per studiare le novità agricole realizzate in Europa), pagarono con la morte fino alla prima metà dell'800 la loro apertura mentale.

Tuttavia Norman osserva che mentre la classe dirigente Tokugawa predicava al popolo un confucianesimo ortodosso e, forse, non adattato ai tempi, la vera filosofia-guida dello Stato derivava maggiormente dalla tradizione legistica cinese, definita pragmatica, o meglio amorale: il solo bene è il beneficio dello Stato, non esiste moralità privata, ma solo pubblica.

Beh, questa è una critica al confucianesimo. Cerchiamo di mitigarla dicendo che ai tempi di Mastro Kung lo Stato era da creare e che poi successivamente si sarebbe dovuto approfondire un "date a Cesare quel che è di Cesare e all'essere umano ciò che è dell'essere umano" (libero adattamento di un detto cristiano). Ed erano passati 2.000 anni a suggerire che Confucio andava studiato e anche adattato.

Nella recensione del libro di un amico, Norman aveva accennato a una possibile reazione psicologica del popolo giapponese: "la schiacciante oppressione del tardo feudalesimo giapponese lasciò ferite sociali e spirituali profonde nel Giappone contemporaneo; il quale, con tutta la sua apparenza di calma e di ordine, ha nel proprio seno oscure e insondabili correnti di violenza, isterismo e brutalità". Questa possibile relazione tra un'oscurantismo precedente e una brutale reazione popolare, quasi dell'inconscio collettivo, andrebbe studiata e comprovata in altre circostanze, per prevederla e magari circoscriverla.

Persino lo zen, che l'Occidente contemporaneo trova così attraente per le sue qualità estetiche e apparentemente liberatorie e individualistiche, non sfuggì all'accusa di Norman: "Fra tutte le sette giapponesi, impartiva la più facile e pronta assoluzione per l'omicidio" (prefazione a un libro di Otto Toliscus).

Sui samurai giunse alla conclusione che fossero politicamente sterili, immaturi, privi d'immaginazione e, nonostante le loro enunciazioni moralistiche, in gran parte corrotti ("non ci si può sottrarre all'impressione che quei funzionari che aderivano professionalmente alla virtù dell'onestà, in certo qual modo mancavano di tutte le altre, forse perché sfiancati da questo supremo sforzo di apparire"). Non potrebbe essere un giudizio che si estende dovunque ci sia una categoria professionale da difendere? Non potrebbero rientrare in questa definizione certe aree della medicina, dell'industria farmaceutica, del notariato, dei periti industriali, degli insegnanti…? Solo certe aree, naturalmente, con esclusione di chi ci legge.

A distanza di tanto tempo è forse facile esagerare la crudeltà esercitata dai samurai (Tokugawa) nei confronti dei ceti inferiori. Non vi è dubbio che ci furono sempre… samurai coscienziosi e benevoli. Devono essercene stati altri i quali, pur non possedendo le virtù positive della pazienza e della benevolenza, erano relativamente innocui nei confronti delle altre categorie sociali per pura e semplice indifferenza o accidia. Tuttavia… la loro funzione sociale era soprattutto quella di mantenere il terrore nel popolo minuto, di agire come gli visibili della classe feudale dominante… La funzione punitiva dei samurai è ben nota anche a chi si avvicina casualmente alla storia giapponese, prima di tutto grazie a quella famosa ingiunzione del testamento di Iieyasu (art. XLV): "Non bisogna ostacolare un samurai che sta uccidendo una persona che si sia comportata, nei suoi confronti, in modo rozzo". Il principio dello shogunato secondo cui i samurai dovevano tenere i ceti inferiori al loro posto non era iscritto nel codice feudale, ma era imposto con la punizione di quei samurai corrivi che non mostravano la necessaria severità nei confronti dei plebei

Poi, dopo Norman (che si uccise nel 1957), molte posizioni sulle sofferenze del popolo sotto i Tokugawa, cambiarono, le statistiche dimostrarono migliori valori delle attività produttive e l'incremento generale del livello di vita di tutta la popolazione. Ma i metodi di studio di questo storico dilettante (in realtà era membro del corpo diplomatico canadese) acquistano valore se vengono messi a confronto con altre realtà, di altri tempi.

Inoltre la considerazione che a certi regimi conviene tenere le masse stupide e incolte, dato che sono potenzialmente pericolose, costituisce un problema eterno che possiamo cercare di minimizzare solo considerandolo anche alla luce delle esperienze correnti.