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3) Critica alla storia dell'Educazione
Se ci limitassimo a esporre una (necessariamente breve) storia delle teorie educative, potrebbe apparire come proposta di una lezione d’istruzione e molti potrebbero essere indotti a studiarla passivamente.
Abbiate pazienza: in questa dispensa la storia delle teorie educative si ripete, affinché voi possiate elaborare qualche considerazione sulle proposte con cui viene educato l’educatore (e di conseguenza quali concezioni lo ispirano nella sua azione).
Ampie definizioni: didattica, educazione, Storia della pedagogia, pedagogia
Ampie Definizioni
1 - Didattica. Termine che designa la parte della pedagogia che elabora tecniche di insegnamento, in rapporto con l’evolversi dei metodi di educazione e delle istituzioni scolastiche.
La sua affermazione nel lessico pedagogico può farsi risalire a Comenio, cui si deve – verso la metà del sec. XVII – la prima sistemazione organica della disciplina, intesa come organizzazione generale dei fini, dei mezzi e dei contenuti che consentono all’istruzione scolastica di costituirsi come luogo privilegiato per un insegnamento universale. Nell’opera di Comenio risulta con chiarezza come la didattica dipenda strettamente dal tipo di teoria filosofica che si presuppone per spiegare la conoscenza umana: la funzione attribuita all’esperienza sensibile, e alla comprensione globale dei vari aspetti della realtà, produce un metodo basato sull’uso di materiali illustrativi e sull’apprendimento graduale (secondo cicli prestabiliti) di idee generali relative all’intero campo del sapere.
Nei secc. XVII e XVIII i momenti più innovativi della didattica (da Looke a J.H. Pestalozzi, attraverso l’illuminismo e il criticismo)…
Criticismo: l’impostazione data da Kant alla ricerca filosofica come “critica” della ragione nel senso di una determinazione delle sue possibilità e dei suoi limiti nei vari campi di attività
fanno esplicito riferimento a una gnoseologia…
Gnoseologia: teoria della conoscenza, o epistemologia
che colloca l’origine della conoscenza umana nella sensibilità. Ciò in genere in antitesi a una concezione dell’insegnamento che si basa su forme di innatismo…
Innatismo: ogni concezione secondo la quale l’essere umano porta in se stesso fin dalla nascita (prima quindi di qualsiasi esperienza) determinate idee o principi conoscitivi o attitudini comportamentali (Platone)
e di razionalismo metafisico, e che desume da esse una concezione autoritaria e verbalistica del rapporto educativo.
Un cenno a parte merita l’opera tipicamente romantica di F. Frobel, per l’apertura di un campo didattico relativo all’educazione prescolare.
Una svolta nella disciplina è costituita, nel sec. XIX, dall’opera di J. Herbart che, in epoca di pratica psicologica appena prescientifica, pone come fondamento della didattica un’analisi rigorosa della vita psichica.
Psiche, il mito lega indissolubilmente l’anima all’amore: “mitica e bellissima amante di Eros; riuscì a ingelosire Afrodite, che la gettò negli Inferi, donde venne liberata da Eros col quale rimase unita nell’immortalità”. Più coerentemente con la nostra lettura, psiche è “l’anima presso i Greci” e nel linguaggio psicologico “la conformazione mentale e sensitiva dell’individuo che ne determina il comportamento”
La didattica riceve così un impulso fondamentale, perché da tale analisi Herbart ricava il principio che l’educazione è prodotta dall’istruzione, per mezzo dell’aggregarsi di interessi determinati. Rousseau aveva d’altra parte messo in luce la necessità che l’apprendimento intellettuale seguisse le modalità più generali dello sviluppo infantile e adolescenziale, e posto l’accento sulla necessità di una didattica fondata non più soltanto sul rapporto conoscitivo, ma sul contesto psicologico su cui tale rapporto viene a situarsi. Egli, per la prima volta, aveva adattato apertamente le procedure e i contenuti dell’insegnamento alle caratteristiche psicologiche delle diverse fasi dello sviluppo. Risultava così messo in crisi “l’adultismo” tipico delle didattiche precedenti.
Adultismo: non sappiamo se con questo termine il disinvolto autore di queste note possa intendere la didattica propria dell’educazione dell’adulto.
Didattica e filosofie del Novecento. Se, da una parte, la pedagogia idealistica di G. Gentile vanifica la nozione di didattica in quella di filosofia dell’educazione, negando che il rapporto educativo ponga il problema di tecniche operative determinabili positivamente, tutta la didattica del sec. XX si configura, d’altra parte, come psicopedagogia o come pedagogia sperimentale, e i diversi modi in cui viene concepita vengono a dipendere dai diversi indirizzi di psicologia scientifica cui essi fanno riferimento.
Grazie all’opera di J. Dewey si sviluppa anzitutto la didattica dell’attivismo.
Il nucleo teorico di quella che inizialmente si chiamava “scuola attiva” è costituito dallo strumentalismo di Dewey che, in polemica con l’educazione umanistica tradizionale, sollecitava la partecipazione attiva al processo di apprendimento e il raggiungimento di obiettivi concreti in base a determinati progetti operativi.
Per Dewey la logica è una “teoria dell’indagine” e ogni indagine è strumentale, nel senso che mette capo a uno strumento per l’azione. Ogni conoscenza, in quanto produce una trasformazione delle condizioni di fatto, è in ultima analisi una “tecnica” una “operazione manuale”, sicché le idee non sono altro che piani di operazione delle cose, strumenti ideali che devono tradursi in strumenti pratici. Lo strumentalismo rifiuta poi la classica distinzione filosofica tra soggetto e oggetto.
La centralità dei bisogni del fanciullo, la soluzione intelligente di situazioni problematiche, la ricerca di motivazioni primarie che permettano di identificare l’interesse per l’apprendimento con la disciplina e con lo sforzo che esso richiede, la promozione dell’attività spontanea degli allievi sulla base di progetti e di scopi determinati. Il “metodo globale” e i “centri di interesse” (O. Decroly), l’individualizzazione e la socializzazione dell’insegnamento, il lavoro di gruppo, il metodo della ricerca, l’esplorazione dell’ambiente naturale e sociale, il gioco, le attività espressive e manuali, la composizione tipografica e lo scambio dei testi liberamente ideati e scritti dagli allievi (C. Freinet), e così via, sono altrettanti elementi ricorrenti nelle varie esperienze educative ispirate all’attivismo.
Anche la psicologia genetica di J. Piaget…
O “epistemologia genetica”. Contro la tradizionale separazione fra logica e psicologia, l’epistemologia genetica fonda sulla loro sistematica collaborazione la possibilità di comprendere il pensiero nelle sue espressioni più evolute. I processi cognitivi umani (percezione, intelligenza ecc.) vengono ricostruiti nelle fasi del loro sviluppo dall’infanzia all’età adulta.
Epistemologia, Piaget la intende nel senso dell’inglese epistemology indica la teoria filosofica della conoscenza, sinonimo di gnoseologia (la teoria filosofica della conoscenza, dal greco gnosis, termine usato con molta disinvoltura dai filosofi). Nel senso più diffuso è sinonimo di filosofia della scienza.
si collega all’attivismo, ma lo supera per molti aspetti, costituendo ancor oggi un punto di riferimento obbligato per qualunque elaborazione didattica. Le sue scoperte sull’origine senso-motoria dell’intelligenza, sulla successione di fasi genetiche caratterizzate da strutture cognitive che realizzano un sempre maggior equilibrio tra assimilazione e accomodamento, hanno offerto alle scuole attive una base scientifica congruente con i fini educativi.
Fondamentale a questo proposito risulta la differenza tra il pensiero rappresentativo, dominato dal realismo e dall’egocentrismo che rendono incapaci di prescindere dall’esperienza percettiva e dai propri schemi mentali, e il pensiero operatorio, che consente per mezzo della reversibilità di interiorizzare e annullare mentalmente l’esperienza percettiva stessa. E parimenti fondamentale risulta per la didattica la distinzione tra pensiero operatorio concreto (dai sette agli undici anni circa), che comunque ha bisogno di elaborare materiali reali, e pensiero operatorio formale, di tipo ipotetico-deduttivo.
All’opera di Piaget si rifà in parte la teoria dell’istruzione proposta da J.S. Bruner, con l’intento peraltro di superare le lacune rilevate dall’attivismo…
Attivismo: in polemica con l’educazione umanistica promuove la partecipazione attiva al processo di apprendimento soddisfacendone i bisogni concreti sulla base di progetti operativi
nel settore dell’apprendimento intellettuale. Secondo Bruner, è possibile tradurre le strutture dei contenuti di insegnamento e cioè le loro idee fondamentali e le relazioni logiche che esse comportano, in programmi adeguati alle diverse strutture cognitive da cui sono caratterizzate le varie fasi dell’età evolutiva.
E’ evidente la polemica contro il nozionismo che tale prospettiva ha permesso di condurre.
Il neocomportamentismo di B.F. Skinner sta invece alla base di tutte quelle impostazioni didattiche che privilegiano il momento dell’informazione e del condizionamento intellettivo, come per es. la cosidetta “istruzione programmata”. Essa comporta una sequenza logicamente prefissata di singole unità didattiche, con una verifica immediata del loro apprendimento progressivo. Il tema della valutazione del profitto scolastico è del resto presente in tutta la problematica didattica contemporanea, e ha dato luogo a uno specifico settore di studi, la docimologia.
Docimologia (scienza dell’esaminare, del valutare): quella parte della didattica che studia scientificamente i criteri di votazione scolastica e i fattori soggettivi che agiscono sugli esaminatori, ed elabora tecniche per la valutazione del profitto degli allievi
Nuovi orientamenti. L’utilizzazione pedagogica delle scienze sociali, delle scienze naturali e dei settori d’indagine come l’informatica, la cibernetica e la teoria dei sistemi, ha segnato una svolta ulteriore della didattica.
Le tecnologie didattiche infatti non consistono soltanto nei vari strumenti di comunicazione su base tecnologica, ma in una serie di strategie educative che intendono appunto rispondere ad armi pari alla sfida costituita dalle contraddizioni di una società e di una cultura definibili esse stesse come tecnologiche. Tutto ciò ha dato luogo fra l’altro alla costruzione di nuove procedure di apprendimento individualizzato (mastery learning) e di insegnamento socializzato (team teaching), a ipotesi di scuole senza classi (open class school), all’analisi tassonomica…
Tassonomia: metodo e sistema di classificazione dei corpi organici e inorganici
dell’insegnamento e degli obiettivi didattici, alla programmazione dei curricoli, e a molti altri tentativi di formalizzazione didattica che stentano tuttavia a incidere sul sistema scolastico tradizionale.
La didattica si trova in effetti a doversi confrontare con l’organizzazione della scuola odierna e su alcuni punti fondamentali: la sperimentazione di scuole a tempo pieno, che ha visto in qualche modo ritornare in auge la didattica attivistica; il rapporto tra la scuola e le “agenzie educative” extrascolastiche; la gestione democratica della scuola, attraverso organismi rappresentativi dei docenti, degli studenti, dei genitori e delle forze sociali.
Si può ancora ricordare l’esistenza di proposte didattiche, e di una organizzazione scolastica, che integrino i soggetti handicappati nelle classi normali, evitando l’emarginazione prodotta dalla pedagogia speciale e dalle didattiche differenziali di tipo tradizionale. Altri temi tipici del dibattito attuale della scuola sono: l’orientamento scolastico e professionale, l’istruzione professionale, la collaborazione tra scuola e servizi sociosanitari territoriali, la scuola materna e i suoi modelli didattici, le riforme generali dell’istruzione di base, delle medie superiori e dell’università. Ma è soprattutto il meccanismo che regola la funzione sociale ed economica della scolarizzazione di massa a costituire il tema centrale della pedagogia contemporanea. La didattica si fa così sociologia…
Sociologia: “studio positivo dell’insieme delle leggi proprie a fenomeni sociali”, “scienza della Società”. E’ una delle principali scienze sociali e ha come oggetto l’uomo nelle sue relazioni sociali e la condanna umana come prodotto della vita del gruppo di appartenenza.
dell’educazione e politica scolastica, con l’assunto di incidere nelle relazioni tra scuola e divisione del lavoro, o comunque di prospettare modelli educativi più adeguati ai mutamenti della cultura contemporanea.
2 - Educazione (Richard Martin). Il processo di integrazione sociale e di trasmissione culturale mediante il quale, nell’ambito di concrete situazioni storiche, ambientali e familiari, si struttura le personalità umana. In particolare, in pedagogia si intende per educazione l’insieme delle iniziative individuali e collettive che tendono a orientare tale processo in modo sistematico verso obiettivi prefissati, attraverso metodi storicamente determinati.
I metodi educativi e la loro evoluzione storica. A differenza della didattica, la metodologia educativa si occupa non solo dei modi di trasmissione dei contenuti dell’apprendimento, ma anche di tutte le altre componenti che mirano alla formazione dell’individuo, e sottintende, di conseguenza, un’organizzazione comprensiva che prevede luoghi, oggetti, momenti, attività, persone ed esperienze specifici.
E naturalmente l’efficacia di un metodo e, quindi, la sua vera ragion d’essere dipendono dalla sua continuità e dalla sua integralità, e cioè dalla sua capacità di adattarsi alle varie fasi dell’età evolutiva e ai vari aspetti della personalità.
Nella loro evoluzione storica i metodi educativi risultano strettamente legati alla vita politica, economica e culturale dei gruppi sociali che li realizzano in particolari situazioni e organizzazioni. La storia dell’educazione rivela infatti reciproca dipendenza tra pedagogia, metodi educativi e vita sociale.
Nei popoli cosiddetti primitivi l’educazione viene spesso disciplinata e impartita durante riti di iniziazione che si svolgono soprattutto nel periodo della pubertà.
Pubertà: epoca dello sviluppo in cui matura la gonade (ghiandola, testicolo o ovario, che produce cellule sessuali o gameti). La pubertà può essere precoce, normale o tardiva e varia per carenze ormoniche, alimentazione e condizioni di vita. Questa maturazione sessuale in genere anticipa quella psicologica.
Nei principali monumenti e documenti dell’antichità (dall’Egitto alle prime civiltà orientali, dalla Bibbia ai poemi omerici) sono contenute testimonianze di differenti stili educativi, che hanno però in comune il carattere autoritario e aristocratico, basato su una rigida base morale e religiosa.
Due modelli educativi che costituiranno un costante punto di riferimento per la pedagogia occidentale sono quelli della paideia spartana e ateniese fra il sec. VII e il V a.C. La prima subordina l’educazione alle esigenze di uno stato di tipo totalitario; ne consegue un metodo basato sulla vita collettiva dei ragazzi al di fuori della famiglia, sul duro esercizio fisico e sull’acquisizione di virtù militari. La seconda si basa soprattutto sulla musica e sulla ginnastica e cioè su contenuti culturali e sportivi tendenti, nel loro insieme, a un ideale di armonia individuale. Elemento essenziale per promuovere concretamente tale processo era lo stretto rapporto, anche amoroso, tra il giovane e l’educatore.
L’introduzione della retorica, operata dalla sofistica, la riforma utopica della paideia ateniese prospettata da Platone su base politico-filosofica, l’intellettualismo di Aristotele, la rivalutazione dei valori familiari e civili nell’educazione romana, l’iniziazione alla fede nelle prime comunità cristiane, la catechetica…
catechesi: l’insegnamento orale della dottrina cristiana impartito da un ministro della Chiesa nella forma più semplice ed elementare
teorizzazione di sant’Agostino come attività svolta ad aprire l’anima del discepolo all’illuminazione divina, costituirono via via i momenti fondamentali e le finalità dell’educazione nell’antichità.
Nel medioevo è possibile distinguere da un lato le metodiche relative all’educazione cavalleresca e cortese…
la letteratura cortese, nata nel sud della Francia sul tema pressoché unico dell’amore, che ha influenzato l’epica cavalleresca (sec. XI – XII)
del mondo feudale, e dall’altro quelle relative alla formazione religiosa che si svolge in scuole monastiche e parrocchiali. Il contributo di maggior rilievo della filosofia scolastica…
Scolastica: termine con cui viene comunemente designata la produzione filosofica, teologica e scientifica del medioevo
è offerto a questo proposito da san Tommaso…
Tommaso d’Acquino, 1221-74, teologo, filosofo e santo
Teologia: termine che designa dapprima la conoscenza relativa agli dei e poi la scienza di dio e delle cose divine
che pone a fondamento di tutte le attività educative le verità teologiche. Nel sec. XIII si sviluppano inoltre forme di istruzione dei laici legate all’apprendistato artigianale e alla preparazione per le professioni liberali. Il diffondersi delle università e delle corporazioni di studenti caratterizza i principali modelli formativi di una società che va concentrando nelle città la propria attività economica.
L’umanesimo che fiorisce nel sec. XV costituisce un momento fondamentale nella storia delle idee e delle tecniche educative in Europa, configurando un metodo di istruzione configurato sulle humanae litterae, e cioè sullo studio critico degli autori classici. Il mondo antico diventa il paradigma di una educazione armonica e integrale dell’individuo, capace di produrre una rinascita generale della società e della cultura.
Cultura: le nozioni che l’individuo possiede; l’insieme delle nozioni
e tradizioni di un popolo. Oltre a “cultura di massa” e “cultura popolare”,
bisogna distinguere l’ambito d’uso di questo termine, che si differenzia in
etnologia, etologia, filosofia
Particolare importanza assumono, accanto alle arti liberali (intellettuali), le attività fisiche e la capacità di partecipare alla vita civile. Emblematiche in questo senso le esperienze di Vittorino da Feltre e Guarino Guarini.
Nel sec. XVI si delinea l’esigenza di una istruzione più aderente alle condizioni politiche ed economiche della società e, nello stesso tempo, si fa strada l’ideale di istruzione popolare avanzato dalla riforma.
La riforma protestante è quel vasto movimento di scissione che portò, nel XVI sec., alla frattura dell’unità della Chiesa cattolica e alla formazione di nuove Chiese, sette, movimenti, il cui carattere comune fu il rifiuto dell’autorità del papato e il proposito di rifarsi alla purezza delle origini evangeliche
In questo ambito sono significative le scuole fondate dai pedagogisti tedeschi J. Sturm e V. Trotzendorf e i metodi elaborati, sempre in Germania, in seno alla cultura protestante, da J.H. Alsted, J.V. Andrea e W. Ratke.
Le metodiche del sec. XVII, legate all’evoluzione economico-sociale e alla nascita della scienza moderna, sono dominate dalle iniziative del mondo religioso protestante e di quello cattolico. Nel primo giganteggia l’opera di Comenio, cui si deve la più consapevole elaborazione di una metodologia educativa e di una organizzazione generale dell’istruzione scolastica. Successivamente un altro importante contributo del protestantesimo alla prassi educativa è offerto dai collegi pietisti…
pietismo: corrente religiosa formatasi in seno al luteranesimo tedesco
di A.H. Francke, nei quali assumono il massimo rilievo l’istruzione professionale del giovane e la formazione morale del futuro lavoratore.
In campo cattolico si affermano i modelli educativi proposti dai grandi ordini religiosi, primo fra tutti quello dei gesuiti, regolamentato nella celebre ratio studiorum,
ratio studiorum, ciclo di studio promulgato nel 1599 con valore di legge tra i gesuiti, riformato nel 1954, che ha influenzato i licei della scuola laica
in cui si intrecciano lo studio dei classici, della teologia e delle scienze; l’organizzazione scolastica è basata sull’emulazione individuale, su precisi rituali disciplinari e su forme ripetitive di apprendimento. Se il progetto gesuitico si rivolge alla formazione delle élites, quelli successivi degli oratoriani e dei fratelli delle scuole cristiane si rivolgono ai ceti popolari. Le “picole scuole” dei gianseinisti…
oratoriani, o filippini, appartengono all’Istituto dell’Oratorio di S. Filippo Neri; Fratelli delle Scuole Cristiane fondati da san Givanni Battista de la Salle; Gianseinismo, movimento eretico del XVII sec.
si collegano invece alla stessa istanza di interiorizzazione dell’educazione cristiana che anima il pietismo…
movimento di riforma religiosa del XVII sec.
e che si riafferma nel sec. XVIII in campo protestante con le scuole dei filantropini di J.B. Basedow.
Contro l’utilitarismo di queste ultime si svilupperà agli inizi del sec. XIX il neoumanesimo di F.E. Niethammer.
L’illuminismo…
Nel XVIII sec., detto le siécle des lumières, lo spirito umano si considerò rischiarato dalle tenebre dell’oscurantismo medioevale; effettivamente il 1714 vede, in Svizzera, l’ultimo rogo di strega
è un altro momento decisivo per la definizione metodologica dell’intervento educativo. Le istanze critiche, empiristiche e di efficienza sociale affidate all’educazione, già presenti nell’opera di Locke, trovano nella grande utopia pedagogica di Rousseau la loro espressione più radicale. Il metodo educativo viene così teorizzato come metodo naturale in quanto da un lato deve corrispondere alle fasi di sviluppo dell’individuo, dall’altro deve produrre situazioni ambientali adatte a promuovere indirettamente la libera iniziativa del fanciullo. Il tentativo di applicare concretamente una prospettiva di questo tipo, con scopi di emancipazione sociale, caratterizza l’opera di J.H. Pestalozzi e, per quanto riguarda l’educazione pre-scolare, quella di F.W. Frobel, nel quale si ha una forte accentuazione romantica della vita ludica e delle componenti simboliche.
L’esperienza educativa del XIX sec. È segnata dai grandi problemi sociali connessi con la rivoluzione industriale, dal bisogno crescente di istruzione professionale, e da ideali politici legati ai movimenti di indipendenza nazionale. A livello teorico i principali punti di riferimento sono costituiti dai contributi di padre J.B. Girard, di A. Neker de Saussure, di j.P Richter e, in Italia, da quelli di F. Aporti, di R. Lambruschini e del positivismo pedagogico rappresentato da A. Gabelli, P. Siciliani, A. Angiulli e S.F. De Dominicis. Un posto a sé, per la grande influenza esercitata sugli sviluppi della teorizzazione psicologica e della metodologia didattica, occupa l’opera di J.F. Herbart.
Il marxismo avanza da parte sua l’ideale di una educazione “politecnica” basata sulla socializzazione del lavoro produttivo.
Nella pedagogia contemporanea il problema del metodo educativo si lega all’esigenza di riorganizzare il sistema scolastico su base scientifica. Fondamentali sono da questo punto di vista gli apporti di P. Bovet, O. Decroly, E. Claparède e M. Montessori. Ma i movimenti che sfociano nell’attivismo (A. Ferrière) vanno fatti risalire, prima ancora, alle esperienze innovative – anche se inizialmente prive di un’adeguata base scientifica – promosse in Inghilterra da C. Reddie e dallo scoutismo; in Francia da E. Démolins, R. Cousinet e C. Freinet; in Germania da H Lietz, G. Wineken, P. Geheeb e G. Kerchensteiner; nell’Unione Sovietica da A.S. Makarenko; in Italia da Giuseppina Pizzigoni e dalle sorelle Rosa e Carolina Agazzi; nel Canton Ticino da Maria Boschetti Alberti.
Ciò che accomuna, al di là del loro diverso rilievo politico ed epistemologico…
epistemologia: parte della gnoseologia che studia la conoscenza scientifica e particolarmente i metodi di indagine e la struttura logica delle scienze
gnoseologia: termine filosofico che designa la teoria della conoscenza (epistemologia)
tali esperienze e teorie è l’intento di costruire sistemi educativi fondati sulla libera attività sociale e lavorativa degli allievi. Il credo pedagogico sviluppato da J. Dewey, sulla base di un ideale democratico dei rapporti tra scuola e società, costituisce l’espressione più coerente delle possibilità e dei limiti di un simile assunto: a esso si rifanno direttamente le procedure didattiche divulgate da W.H. Kilpatrick, da C.B. Washberne e da Helen Parkhust.E’ merito di E. Codignola, e degli orientamenti politici e culturali da lui incarnati, lo sviluppo dei metodi attivi in Italia, dopo il predominio della pedagogia idealistica di G. Gentile.
Ad alcune esperienze di educazione nuova si era peraltro già mostrato sensibile, all’interno della stessa pedagogia idealistica, G. Lombardo Radice.
Il concetto di metodo educativo si presenta comunque, nella situazione pedagogica attuale, strettamente collegato con quello di psicopedagogia…
psicopedagogia: quella parte della psicologia che studia lo sviluppo del bambino dal punto di vista intellettivo e affettivo
e di pedagogia sperimentale, e assume una sensazionale rilevanza sociale con lo sviluppo massiccio delle istituzioni scolastiche e parascolastiche come luoghi formalmente privilegiati di educazione.
Pur fondandosi da una parte sulle acquisizioni della cultura tecnologica più avanzata e cercando d’altra parte di rispondere alle esigenze della società industrializzata, la metodologia educativa si misura oggi con lo stato di crisi politica, economica ed esistenziale che tale cultura e tale società hanno generato.
Al di là degli aspetti tecnici determinati dalla vita scolastica, come per es. quello relativo alla valutazione del profitto (docimologia), la pedagogia e l’attività educativa sono impegnate in una ristrutturazione generale delle proprie condizioni teoriche e operative.
A questo intento non sembrano aver recato un contributo significativo alcune proposte teoriche che hanno trovato negli anni recenti molta diffusione, e alle quali bisogna comunque dare atto di aver rimesso in discussione i fondamenti stessi dei metodi tradizionali: quelle sull’abolizione delle istituzioni scolastiche (I. Illich), o quelle sull’annullamento del rapporto tradizionale tra chi educa e chi viene educato (P. Freire).
Teorie e tecnologie educative come scienze dell’educazione. E’ in ogni caso significativo, anche se non sempre incide sul piano operativo, lo sviluppo di teorie educative, ossia di prospettive concettuali dotate di una qualsiasi sistematicità per l’analisi o la soluzione dei problemi educativi, o di loro aspetti determinati. La teoria della descolarizzazione comprende, per es., le proposte non solo di Ilich, ma anche di E. Reimer e di P. Goodman sulla necessità di sostituire la scuola con un sistema aperto e integrato di “agenzie educative” per la formazione permanente.
Si può al contrario parlare di teoria della scuola per indicare l’insieme dei concetti cui far riferimento per condurre ricerche e sperimentazioni di programmazione scolastica o nel ridefinire le funzioni delle istituzioni scolastiche e gli itinerari formativi.
Tali concetti vengono solitamente desunti dalla sociologia, dall’economia, dalla psicologia, dall’antropologia culturale…
antropologia: scienza che studia l’uomo come fenomeno biologico e, in senso più ampio, ne considera anche gli aspetti comportamentali, culturali e di rapporto con l’ambiente naturale
antropologia culturale (secondo la scuola americana) o antropologia sociale (secondo la scuola inglese): branca che si occupa degli studi di ecologia e di etnologia e delle implicazioni socio-culturali che questi comportano
e dalle altre scienze sociali, che vengono allora dette scienze dell’educazione. A J.S. Bruner si deve la proposta di una teoria dell’istruzione consistente nell’applicazione della psicologia cognitiva all’insegnamento.
Psicologia cognitiva, o cognitivismo: movimento della psicologia sperimentale contemporanea caratterizzato da uno specifico interesse per lo studio dei processi cognitivi e, in genere, della tendenza a studiare la mente in base all’analogia con il calcolatore
Molto diffuse anche le cosidette teorie del curricolo, che propongono modelli per la costruzione di strategie atte a definire e controllare obiettivi, metodi, contenuti e risultati dell’apprendimento scolastico.
Le teorie della didattica comprendono inoltre i fondamenti teorici e sperimentali su cui basare le varie procedure didattiche, e la loro collocazione in un più ampio contesto culturale. Altre teorie educative trattano in chiave pedagogica del tempo libero e della famiglia.
Nella prassi educativa si rivolge oggi un’attenzione specifica, sostenuta da sperimentazioni ed elaborazioni teoriche, all’insieme delle strumentazioni meccaniche, audiovisive ed elettroniche di cui si può avvalere l’insegnamento.
Nelle tecnologie educative rientrano anche le cosidette “macchine per insegnare” relative all’istruzione programmata.
Questa si basa sul principio dell’autoapprendimento, reso possibile da una sequenza logica, lineare o ramificata, di informazioni programmate in maniera sempre più complessa rispetto a determinati contenuti, e regolato da procedure immediate e sistematiche di autovalutazione, che permettono all’allievo di verificare continuamente le proprie acquisizioni e di regolare in base ad esse il proprio ritmo individuale d’apprendimento.
Fra le tecnologie educative si contano, inoltre, tutti i sussidi audiovisivi e mezzi di comunicazione di massa: dalle strumentazioni audiovisive alle lavagne luminose, dai laboratori linguistici alle aule attrezzate per un controllo collettivo dell’apprendimento. Particolare importanza, specie per la ricerca pedagogica e per i programmi educativi a grande raggio, assume l’uso di elaboratori elettronici.
In senso lato rientra nelle tecnologie educative anche l’applicazione di concetti mutuati dalla cibernetica e dall’informatica (come quelli di retroazione) alla costruzione di sistemi di apprendimento e all’organizzazione scientifica dell’educazione.
In senso ancora più generale, le tecnologie educative sarebbero comprensive di qualunque strategia di programmazione e di operatività didattica desunta dalla psicologia scientifica, dalla teoria dei sistemi, dalle scienze sociali, naturali e logico-matematiche in genere. In esse rientrano quindi gli elementi di cui la pedagogia si serve per produrre tecniche efficaci di intervento, dalle classificazioni empiriche del comportamento dei docenti alla decimologia, dalla pedagogia sperimentale alla costruzione del curricolo, dalle tassonomie degli obiettivi didattici alla pianificazione socioeconomica dei processi formativi, e così via.
Se in senso stretto, le tecnologie educative rientrano nella didattica, questi significati più comprensivi tendono a identificarle con la totalità del sapere scientifico attuale applicato all’educazione, e cioè con le cosidette scienze dell’educazione.
Commento
Sono state create le Scienze dell’Educazione dove si parla di decimologia, del curricolo, della tassonomia, della pianificazione socioeconomica… gli scienziati dell’educazione usano macchine per insegnare nell’istruzione programmata, secondo il principio dell’autoapprendimento e le procedure sistematiche di autovalutazione… Tappe importanti sono state segnate dal cognitivismo e l’antropologia, l’epistemologia, la gnoseologia e la psicopedagogia. Mentre il positivismo dev’essere stato una brutta bestia, ragazzi!
Con che coraggio potremo fare presente che “educazione significa insegnare ad affrontare la realtà” e che la Società ha bisogno di gente disposta a dare, a fare, a lasciare il mondo migliore di come l’ha trovato?
E come potremo, attraverso il judo o altro, certamente basandoci sul nostro carisma, presentare un progetto contro l’abbandono scolastico?
O, in altre parole. Sono necessari tutti quei termini complicati e gli interventi filosofici quando in realtà si manca il bersaglio primario dell’alfabetizzazione, che il Giappone (grazie forse al passato neo-confuciano) ha raggiunto 25 anni dopo aver affrontato il problema di un’istruzione di Stato?
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3 - Storia della pedagogia di Nella Locatelli
Pedagogia è un termine di origine greca (paidagogia: educazione del bambino) e vorrebbe comprendere la teoria, i metodi e la problematica dell’educazione. Quest’ultima riguarda il processo di integrazione sociale e di trasmissione culturale mediante il quale, nell’ambito di concrete situazioni storiche, ambientali e familiari, si struttura la personalità (Filosofia – Garzanti, 1999).
Molti studi su questo argomento affrontano l’educazione greca, romana e quella dei secoli bui, per arrivare alla pedagogia moderna. Commentiamo l’indice del terzo volume di Nella Locatelli: Sintesi di Storia della pedagogia (Milano 1973) per avere un’idea della concezione corrente.
Parte prima: dall’Illuminismo al Romanticismo
I - Da Kant a Hegel
II - La pedagogia svizzera
III - L’educazione psicologica
IV – La scuola in Europa nel secolo XIX
Parte seconda: la pedagogia del Risorgimento
I - Agli inizi del secolo
II - Le dottrine pedagogiche
III - L’educazione infantile
Parte terza: il positivismo in pedagogia
I - Concetti fondamentali
II - La pedagogia
III - La scuola in Italia dall’Unità alla fine del secolo
Parte quarta: la pedagogia del novecento
I - Aspetti della pedagogia contemporanea
II - Funzionalismo e strumentalismo
III - Idealismo e spiritualismo
IV - Le scuole nuove e l’attivismo
Osservazione. Questa concezione di Storia della Pedagogia forse risente del positivismo e consiste nel prendere in esame alcuni personaggi insigni che hanno scritto o anche solo parlato sull’argomento basandosi talvolta sul libero pensiero e talaltra su esperienze pratiche avvenute in qualche istituto assistenziale statale o religioso.
Ma i modelli, positivi o negativi, dell’educazione vanno cercati nella vita familiare, o nelle comunità di recupero? Dev’essere l’educazione familiare modello e, in parte, l’azione della Scuola quella che imposta l’azione nelle comunità di recupero, o viceversa?
Immanuel Kant (Konigsberg, 1724 - 1804), considerato da taluni il massimo rappresentante tedesco dell’Illuminismo e, in certe occasioni, un post-illuminista, lavorò come precettore durante parecchi anni e la sua concezione pedagogica si espresse in un corso di lezioni universitarie che ci sono giunte attraverso gli appunti di un allievo.
Friedric Schiller (1759 – 1805) poeta, drammaturgo e filosofo; Jean Paul (Richter) (1763 – 1825) romanziere, pedagogista e filosofo; Johann Gotlieb Fichte (1762 – 1814) filosofo; Friedrich Wilhelm Schelling (1775 – 1854) filosofo; Georg Friedrich Hegel (1770 – 1831) filosofo; Friedrich Frobel (1782 – 1852 finalmente un professionista della pedagogia!).
Questo elenco dimostra tanto la spiccata tedescofilia dell’epoca che l’ambizione di vantare radici filosofiche e il tentativo di ingrossare il volume di studio con argomenti e esperienze di difficile interpretazione.
La pedagogia svizzera. Heinrich Pestalozzi (1746 – 1827) fondò un istituto per bambini poveri; Jean-Baptiste Girard (1765 – 1850) fu direttore di scuole elementari; Adrienne Necker de Saussure (1766 – 1841, finalmente una donna!) che propone di educare la donna alla vita privata, in opposizione alle istanze di totale parità dei sessi e le cui osservazioni provengono dall’educazione dei suoi quattro figli.
La proposta svizzera è una pedagogia empirica, relativamente immune dalla speculazione filosofica, di cui dovremmo verificare i risultati.
L’educazione psicologica. Johannn Friedrich Herbart (1776 – 1841) filosofo e pedagogista, precettore dei figli di un barone. Osserviamo che i vagiti di questa giovane pedagogia moderna, nascono da culle nobili, o quanto meno borghesi – il popolo aveva altro da preoccuparsi che della teoria dell’educazione dei figli!
La scuola in Europa nel secolo XIX. Dopo la Rivoluzione francese la principale agenzia educativa diviene la scuola (borghese). In Francia Napoleone favorì l’insegnamento religioso; in Germania l’Illuminismo
L’Illuminismo indica sia un periodo storico (sec. XVII) che l’orientamento culturale e l’evoluzione delle idee che lo caratterizzarono. Propone talvolta che l’ignoranza e superstizione (anche religiosa) siano diffuse e mantenute nel popolo da chi detiene il potere per dominare le coscienze e tenere soggiogati i sudditi. Contiene senz’altro una critica dell’autorità del fanatismo e della religione, un’esaltazione dell’educazione, una rinnovata concezione della storia e dell’estetica. L’Illuminismo influenza radicalmente la Massoneria, originata forse dalle corporazioni inglesi e tedesche dei Liberi Muratori.
si orientò verso lo sviluppo dei caratteri nazionali; in Inghilterra ha predominato un individualismo non anarchico (cioè con buona osservanza della legge).
Nel libro che abbiamo in esame questo capitolo non considera l’Italia, e ne approfittiamo per insinuare che la nostra scuola risente ancora oggi della concezione napoleonica. Ma l’autrice voleva riservare l’analisi della situazione italiana al capitolo successivo, legandola con una certa enfasi al Risorgimento.
La pedagogia del Risorgimento. Giuseppe Mazzini (1805 – 1872) uomo politico (e prolifico scrittore), ebbe modo di occuparsi (nella sua visione politica) di educazione, praticamente diede vita, per breve tempo a Londra, a una scuola elementare gratuita per gli emigranti, serale e domenicale; Antonio Rosmini (1797 – 1855) filosofo e teologo, fondò un movimento di collegi e scuole che si diffuse anche all’estero, fu direttore delle scuole elementari di Stresa; Vincenzo Gioberti (1801 – 1852) filosofo e uomo politico, non scrisse opere di pedagogia ma, essendo sacerdote, condannò l’educazione gesuitica, salvando quella degli Scolopi e dei Barnabiti; don Raffaello Lambruschini (1788 – 1873) fu molto attivo nel campo dell’istruzione e scrisse di educazione, sperimentò le sue idee nella scuola istituita in casa sua; Gino Capponi (1792 – 1876) pedagogista e storico, piuttosto teorico nell’educazione; Nicolò Tommaseo (1802 – 1874) letterato e politico con pretese di pedagogo; san Giovanni Bosco (1815 – 1888) fondatore dei Salesiani, non fu pedagogista, ma un grande educatore.
Osserviamo in questo capitolo la reazione cattolica all’illuminismo e alle teorie laiche che lo seguirono, che peraltro si rivolgono all’emancipazione del popolo. Questa è l’epoca in cui sorgono (o risorgono dopo la Roma classica) i primi movimenti a favore dell’istruzione del popolo.
L’educazione infantile. Vi sono precedenti fin dal Rinascimento. Ma per l’Italia si cita Ferrante Aporti (1791 – 1858) come l’ideatore di un asilo che non fosse solo una custodia. Tuttavia l’educazione, semplicisticamente, vi si identificava con l’istruzione.
Concetti fondamentali del positivismo in pedagogia. Il positivismo è un indirizzo filosofico assai composito. Dopo due stadi del sapere umano designati (da Comte) come “teologico” e “metafisico”, ecco il terzo: “scientifico”, che sposta la fede dall’adorazione di dio alla scienza.
La pedagogia del positivismo può essere chiamata, per un certo suo aspetto, la pedagogia per modelli. Agli scolari dovevano essere presentati i benefattori dell’umanità; inoltre, la scuola, si inpegnava nella lotta all’alcolismo e promuoveva l’igiene. Si insisteva non sul carattere formativo della scienza, ma il suo aspetto informativo, sostenendo che l’istruzione avesse il potere di rigenerare la Società.
In Francia compaiono: Claude-Henry de Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760 – 1825) filosofo e storico, che espose un programma politico-pedagogico a carattere filantropico, comunista, anticolonialista, internazionalista, pacifista; Auguste Comte (1798 – 1857), filosofo e sociologo che fondò una nuova religione dell’umanità; Emile Durkheim (1858 – 1917) sociologo, riteneva che “l’educazione è il mezzo col quale la società rinnova continuamente le condizioni della sua esistenza”.
In Inghilterra troviamo: Herbert Spencer (1820 – 1903), filosofo, che distinse come educazione intellettuale l’acquisto di cognizioni, educazione morale la teoria delle conseguenze naturali di Rousseau messe a punto dalla specie e risvegliate dall’esperienza, l’educazione fisica che forma il robusto animale.
In Germania il Positivismo diventa materialismo. I positivisti tedeschi sono tutti medici, psicologi, scienziati.
In Italia Francesco De Sanctis (1817 – 1883) critico letterario, politico e filosofo, critica la scuola: essa “non feconda la mente, non tempra il carattere, non suscita la fede, non imprime coerenza alla condotta”; Carlo Cattaneo (1801 – 1869) filosofo, storico e politico, ritiene che “la scienza vivente e progressiva scaturisce dal mondo delle cose: dal mondo della storia dopo Vico, dal mondo delle cose dopo Galileo” e che anche le scienze morali devono sottostare alla ricerca esatta; Aristide Gabelli (1830 – 1891) pedagogista, proponeva di svecchiare il Paese, ma un grave ostacolo al cambiamento sono “l’abito dogmatico, l’esaltazione della libertà in senso astratto, l’ignoranza delle condizioni reali di fatto, la cattiva abitudine di coltivare chimere e illusioni, di discutere su problemi vani o che troverebbero facilmente la loro soluzione nell’esperienza”; Andrea Angiulli (1837 – 1890) filosofo e pedagogista, è l’iniziatore in Italia dell’indirizzo liberale-democratico e anticlericale che ha avuto successo fino all’Idealismo gentiliano; Roberto Ardigò (1828 – 1920) filosofo, propone di fondere nel processo educativo, che costituisce l’acquisizione di abitudini e abilità sociali, i metodi intuitivi diretto e indiretto. Il primo è quello per cui “senza guida di alcuno e coll’aiuto dei sensi si impara a conoscere le cose; il secondo si richiama al patrimonio culturale e scientifico accumulato dall’umanità”.
Aspetti della pedagogia contemporanea
A questo punto il volumetto che vorrebbe essere una sintesi di storia della pedagogia diventa caotico e irrazionale. Parla di corrente teoretica e corrente pratica, poi di correnti spiritualistiche e naturalistiche; giunge all’anarchismo, al sociologismo, al marxismo, poi al funzionalismo e strumentalismo, passa al neoidealismo e allo spiritualismo, per arrivare alle scuole nuove e all’attivismo. Certo appare la cura di distinguersi dagli altri con una denominazione originale (che, nel ‘900, è caratteristica dei movimenti artistici e culturali e dei partiti politici).
Commento
Forse bisogna attendere che il procedimento storico sintetizzi quello che avviene nel contemporaneo. Ma ci si chiede se la pedagogia contemporanea – di cui il piccolo volume in esame è un campione esemplare perché, al di là della sua esposizione storica, rappresenta un esempio di strumento pedagogico per istruire i futuri pedagoghi – se la pedagogia contemporanea, dicevamo, sia giunta a qualche conclusione almeno nel formare gli educatori.
– Osserviamo che la (nostra) pedagogia risente del consueto razzismo culturale corrente, presente nelle trattazioni di Storia, come di Musica, di Arte, di Linguistica. Essendo convinti di appartenere a una razza privilegiata da dio e geneticamente superiore, gli europei non ha bisogno di osservare altre civiltà, altri modi di pensare, altre esperienze. Nei secoli in cui il colonialismo arricchiva ulteriormente l’Europa dopo il bottino ottenuto dal genocidio americano, almeno qualche considerazione – magari critica – sulla classe dei mandarini cinesi, sul sistema delle caste indiano, sulle esperienze del confucianesimo, o sulle cosmologie africane, i filosofi potevano farla.
· Prendiamo atto che la programmazione per avviare all’avventura della vita i nostri cuccioli è impostata dalla Filosofia corrente che dipende, di solito dall’ideologia politica di turno. Come dire che la pedagogia e l’educazione non hanno autonomia, nobiltà, originalità, osservazione e sperimentazione, ma colano come sottoprodotto dall’esaltazione per la speculazione filosofica e sociologica.
· Lottiamo contro noi stessi per (eventualmente) riconoscere il permanere di una concezione tolemaica (quella che poneva la Terra, e quindi l’uomo, al centro dell’universo) nell’esposizione di un processo storico che si basa su alcuni protagonisti, come se non esistesse l’evoluzione delle idee e della coscienza popolare. Prendiamo l’esempio di Jean Jacques Rousseau (1712 – 1778). Viene proposto agli studenti come un’autorità indiscussa, mentre rappresenta una grande intelligenza e una fine abilità di scrittore ma è semplicemente una bandiera agitata dall’Illuminismo nella guerra contro la millenaria ignoranza della Chiesa. Se quest’uomo avesse avuto rispetto per la donna, avrebbe controllato la sua procreazione; se vi fosse stata in lui propensione di educatore non avrebbe fatto consegnare al brefotrofio cinque figli lo stesso giorno della nascita; se avesse avuto nozione della società in cui viveva non si sarebbe sorpreso di trovarli morti pochi anni dopo. Il proporre Rousseau come modello di educatore, senza citarne gli eccessi della sua cattiva educazione, rappresenta la concezione semplicistica che abbiamo della realtà. Appunto quella di comodo, del Sole che gira intorno alla Terra, basata sull’affermazione biblica: “Fermati, o sole!”, mentre da 5.000 anni sciamani, magi e sacerdoti pagani conoscevano la realtà.
· Questo proporre un individuo come artefice, protagonista, autorità indiscussa (che sia Gandhi, Picasso, o Eistein) è il fondamento della concezione che anima tutta la nostra proposta storica. Dalla quale alcuni trasgressivi cominciano a staccarsi, proponendo che il motore primo della storia è la maturazione della coscienza, non l’azione di un singolo.
· Se consideriamo che il primo imperativo della cellula vivente è di continuare a vivere e quello di un animale è la procreazione, possiamo valutare che il primo imperativo di una civiltà sia quello di perdurare. Quindi un indice importante del livello di civiltà potrebbe essere come essa si preoccupa dei suoi cuccioli che la continueranno. Da qui l’importanza dell’educazione che faceva esclamare a Kano Jigoro: “Quello dell’educatore è un mestiere nobile, perché gli effetti di una buona educazione possono manifestarsi per centinaia di anni a venire…”
· Naturalmente ci interessa marginalmente la storia della pedagogia europea, e il nostro obiettivo è di considerare le influenze in base alle quali essa si è sviluppata. Dopo aver considerato il manuale in oggetto, che evidentemente è accettato nelle scuole di formazione per insegnanti, riprendiamo ancora una volta l’argomento leggendone un’esposizione diversa, che media tra la storia delle idee e l’elenco dei grandi personaggi riconosciuti dal sistema (cerca di raccontare il succedersi delle concezioni educative con il minimo di personaggi-protagonisti). Questa ripetizione può essere noiosa, ma accettiamo questo sacrificio per valutare la differenza di concezione tra due metodologie di formazione (nel delicato campo della formazione degli educatori).
4 - Pedagogia (Riccardo Massa)
La natura e le caratteristiche di tale disciplina sono oggi controverse: ci si domanda se la pedagogia sia una disciplina a sé stante, con fini specifici, o rappresenti un insieme di molteplici discipline differenziate fra loro, se debba determinare i fini di un’educazione o descriverne la procedura e così via.
Nel corso dei secoli e nel mondo occidentale la pedagogia aveva avuto per lo più il valore di un complesso di prescrizioni e di riflessioni desunte dall’esperienza e dal senso comune, da dottrine morali, politiche e religiose, che assumeva spesso forma letteraria piuttosto che scientifica e filosofica. Solo nella seconda metà del sec. XIX la pedagogia tese a proporsi come scienza o come filosofia dell’educazione da un lato, e come didattica sperimentale dall’altro.
La natura e le caratteristiche della pedagogia sono connesse a ciò che si intende per educazione sia a ciò che si intende per sapere scientifico o filosofico. E siccome l’educazione è sempre strettamente legata alle varie forme di vita storicamente determinate, ogni concezione pedagogica, nel delineare i criteri della formazione umana e gli obiettivi dell’apprendimento, riflette gli ideali politici e gli interessi economici del proprio tempo. I concetti di socializzazione e di trasmissione culturale si rivelano così essenziali per la definizione di ogni progetto educativo, e del sapere pedagogico che li ha espressi.
1 - La pedagogia come corollario dell’etica e della politica (Platone e Aristotele). Nel mondo classico il discorso sull’educazione si è sviluppato all’interno di più vaste concezioni filosofiche, etiche o politiche. In Platone e in Aristotele il problema pedagogico emerge in connessione col problema politico dello Stato e della vita morale. L’educazione vi è intesa come paideia…
Sul piano dei contenuti la paideia tradizionale (riservata all’aristocrazia fino al V sec.) era costituita dalla grammatica (conoscenza dell’alfabeto e lettura dei poeti), dalla musica e dalla ginnastica finalizzata alla preparazione militare
cioè come formazione generale dell’uomo e del cittadino, secondo criteri che rinviano a una vera e propria filosofia dell’educazione, ma che nel contempo relegano la pedagogia ad appendice pratica, subordinata alle discipline teoretiche…
Teoretico, appartenente alla pura teoria o speculazione
e in esse alla fine dissolta.
La pedagogia come catechetica (Agostino e Tommaso). La riflessione pedagogica medioevale trova la sua più alta espressione nel De Magistro di Agostino e nell’ononima opera di Tommaso. Il problema educativo viene affrontato sul piano della comunicazione tra maestro e allievo. Ciò segna da un lato il venir meno dell’interesse per il contesto sociale entro il quale la cultura classica aveva considerato il rapporto educativo, e consente dall’altro l’emergenza del concetto di insegnamento come insieme di condotte linguistiche determinate.
Tuttavia il discorso pedagogico rimane confinato entro una problematica di tipo catechetico, fondata su preoccupazioni più teologiche, etiche e gnoseologiche che non schiettamente pedagogiche. Il problema dell’insegnamento viene collegato al problema della trasmissione dei contenuti di fede. Ciò determina un progetto educativo centrato sui contenuti dell’insegnamento piuttosto che sui modi della loro trasmissione.
La pedagogia come metodologia (Comenio e Pestalozzi). L’esigenza di istruzione per tutti avanzata dalla riforma e quella di organizzazione metodologica delle nascenti istituzioni scolastiche offrono per la prima volta al discorso pedagogico un proprio campo di indagine teorica.
La grande importanza di Comenio sta proprio nell’aver aperto alla pedagogia tale stato di studio teorico, nuovo e peculiare. Sarebbe erroneo ridurre il significato dell’opera di Comenio a una identificazione della pedagogia con la didattica, e altrettanto erroneo attribuirgli una sintesi culturale di per sé innovativa sull’educazione.
Egli operò sì una sintesi, ma nel senso che aggregò enunciati scarsamente innovativi nel campo religioso, morale, politico, psicologico e filosofico ordinandoli in un discorso pedagogico organizzato intorno al concetto di metodo educativo. Ciò segnò la nascita di una pedagogia definibile come metodologia dell’educazione o didactica magna. L’ideale “pansofico”…
Per Comenio ogni essere umano deve tendere a una formazione la più completa possibile, mirando a realizzare il più alto grado di umanità
o di istruzione universale enunciato da Comenio, oltre a obbedire a principi religiosi e umanitari, si concreta nel fondamentale criterio della ciclicità dell’educazione.
Occorre attendere l’opera di J.H. Pestalozzi per ritrovare, due secoli dopo, un discorso pedagogico altrettanto compiuto.
Nonostante il linguaggio letterario, prescientifico, ideologico e filosoficamente fragile che dà forma ai suoi scritti, Pestalozzi riapre alla pedagogia un campo di riflessione autonoma e unificante così come non era avvenuto né con la gnoseologia applicata di Locke né con l’utopia di Rousseau. Il ruolo centrale del bambino in quanto soggetto del processo educativo, l’organizzazione della scuola come istituzione fondamentale della società moderna, l’educazione popolare, sono esigenze che determinano in Pestalozzi lo sviluppo convergente di tematiche morali, religiose, psicologiche, politiche, sociali considerate in una prospettiva schiettamente psicolgica.
La pedagogia come utopia (Rousseau). Un posto a sé
occupa Rousseau. Sebbene la sua opera costituisca l’espressione più compiuta
delle istanze di rinnovamento educativo avanzate dall’illuminismo, il suo contributo
è così originale e radicale da non poter essere interamente ricondotto a un
normale processo di continuità storica del sapere pedagogico.
Egli pratica la pedagogia come utopia, come un “esperimento mentale” teso a
eliminare tutte le variabili che nella realtà interferiscono nel controllo totale
del processo educativo.
Il pensiero di Rousseau rappresenta una svolta teoorica nel discorso sull’educazione. Per Rousseau è l’educazione stessa che corrompe la natyura umana attraverso l’influsso della soietà e della cultura. La riflessione pedagogica, qui, non è soltanto la ricerca del concetto di educazione, critica della società e della cultura, metodica di una educazione naturale, ma anche norma utopica che consente di identificare vita educativa e vita politica.
La pedagogia come metafisica applicata (Frobel e Herbart). Nell’opera di F. Frobel e in quella di J.F. Herbart, espressioni peculiari del sapere educativo del primo Ottocento, la pedaghogia nasce direttamente da una concezione metafisica della realtà. Ciò non significa che Frobel sia un astratto filosofo; anzi proprio dalla sua esperienza diretta nel campo dell’educazione pre-scolare egli ricava importanti elementi metodologici.
Ma anche quando si arrichisce di componenti operative, il suo discorso è sempre animato da un pensiero metafisico che identifica Dio con la natura. La centralità del gioco e dell’attività spontanea, i “giardini d’infanzia”, i “doni” come strutture solide elementari con cui costruire “forme di conoscenza” e “forme di bellezza”, i “canti materni” e tutto quanto Frobel ideò come apparato didattico discendono da tale pensiero. Herbart, a sua volta, dà un apporto fondamentale non solo alla riflessione sull’educazione, centrata sui concetti di “insegnamento educativo” e di”multilateralità degli interessi”, ma soprattutto alla riflessione sulla pedagogia. Per la prima volta viene affrontato esplicitamente il problema d’una epistemologia pedagogica.
Siamo sempre nell’ambito, per così dire, di una metafisica applicata…
Metafisica: termine che ebbe un’origine accidentale, “ta meta ta physika”, cioè “libri successivi a quelli della fisica” furono intitolati i 14 libri del corpo aristotelico che trattavano della “filosofia prima”, scienza suprema in assoluto (per Aristotele) che domina la filosofia prima, cioè la fisica, e la matematica. Anche scienza dell’essere o ontologia.
Poiché tanto l’etica, che assegna alla pedagogia i fini, quanto la psicologia, da cui essa ricava i mezzi operativi, derivano i loro principi direttamente da una riflessione metafisica.
Ma la trattazione herbartiana costituisce un paradigma a partire dal quale diventa possibile parlare di pedagogia come di un campo del sapere che tenta di autocomprendere la propria identità.
La pedagogia come filosofia (Gentile e Dewey). Con G. Gentile la pedagogia viene esplicitamente intesa come filosofia. Ma se Gentile esibisce finalmente un concetto schiettamente teoretico di pedagogia, i suoi presupposti idealistici e spiritualistici rappresentano la più esplicita condizione di impossibilità di una ricerca educativa come scienza positiva.
Completamente diverse sono le conseguenze dell’identificazione operata da J. Dewey tra filosofia e pedagogia. Lo strumentalismo deweyano, combinandosi con una psicologia funzionalistica e transazionale,
Funzionalismo: scuola psicologica fondata su principi evoluzionistiuci, fiorita all’inizio del ‘900 negli USA.
Transazionalismo: orientamento psicologico che osserva quegli eventi psichici le cui componenti sono non già precostituite, bensì determinate dalla loro partecipazione attiva agli eventi stessi (la percezione come processo attivo e non già come reazione a stimoli esterni).
e con assunti sociopolitici di tipo democratico, costituisce la radice più coerente della rivoluzione pedagogica contemporanea, quella comunemente nota col nome di attivismo.
La pedagogia come psicopedagogia e come sociologia dell’educazione (l’attivismo e Durkheim). L’opera di Dewey sta alla base della critica novecentesca all’educazione umanistica tradizionale e dà avvio a una metodologia educativa basata sull’esperienza attiva del bambino, specie in situazioni problematiche.
Ma lo sviluppo scientifico della pedagogia prodotto dai movimenti di “educazione nuova”, e soprattutto di “educazione progressiva” e di “scuola attiva”, va anche fatto risalire all’epistemologia positivistica.
Al di là della sua riduzione ideologica a spontaneismo, a “puerocentrismo”, l’attivismo si pone come “pedagogia scientifica” in coerenza con l’estensione positivistica del metodo scientifico ai fenomeni umani.
Sia pure con diversi aspetti è decisiva a questo riguardo, nei primi lustri del sec. XX, l’opera di Maria Montessori, di O. Decroly e di E. Claparède. La psicologia sperimentale diventa pedagogia sperimentale, anche se angustamente intesa nel senso di psicotecnica applicata alla scuola.
Più in generale, la pedagogia sperimentale, avvalendosi di tecniche statistiche, si è occupata soprattutto dei problemi relativi al controllo delle procedure elaborate dalla didattica.
E la pedagogia diventa psicopedagogia.
A parte si colloca il caso emblematico di E. Durkheim (comunque
riconducibile anch’esso a una epistemologia positivistica), il quale avvia una
socialogia dell’educazione di tipo descrittivo, che peraltro si connette direttamente
allo sviluppo interdisciplinare del discorso scientifico sull’educazione.
La pedagogia tende ora, nel suo complesso, a porsi coerentemente come sintesi
applicativa per l’educazione.
La pedagogia come critica dell’ideologia (marxismo e psicoanalisi). Un’importante svolta nel pensiero pedagogico contemporaneo è determinata dall’influenza del marxismo e della psicoanalisi.
Quanto alla prima di queste influenze esterne, bisogna ricordare che solo in tempi recenti si può parlare di una pedagogia marxista (M.A. Manacorda: Marx e la pedagogia moderna, 1966); essa assume la concezione materialistica della storia
Il materialismo storico di Marx e di Engels esprime la tesi che le produzioni cosidette spirituali dell’umanità (anche l’arte, la religione e la filosofia) sono determinate dalla struttura economica delle differenti formazioni sociali, ossia sarebbero i modi con cui giungono a cosceienza e sarebbero espressi i contrasti tra le classi sociali
come fondamento di una scienza specifica dell’educazione che miri principalmente alla critica della cultura ideologica (A. Broccoli: Gramsci e l’educazione come egemonia, 1969). La psicoanalisi agisce a sua volta o come autonomo contributo scientifico alla problematica educativa o come generica istanza autoritaria (S. Bernfeld, Antiautoritarismo e psicoanalisi nella scuola, 1919-29).
Il riferimento a Freud consente in particolare l’elaborazione di una teoria pedagogica che tende a riportare il processo educativo ai suoi fondamenti di ordine istintuale.
In quanto demistificazione dei maschermanti inconsci con cui le istanze pulsionali tendono a emergere nella coscienza e dei meccanismi con cui lIo tende a difendersene, anche la psicologia psicoanalitica è una critica di prodotti ideologici (P. Bertolini: Prospettive di collaborazione tra la pedagogia e la psicoanalisi, 1967).
La pedagogia come teoria interdisciplinare (pedagogia contemporanea). La pedagogia contemporanea si propone come teoria interdisciplinare in funzione applicativa di una molteplicità di scienze dell’educazione (A. Visalberghi: Pedagogia e scienze dell’educazione, 1978).
Essa si trova attualmente a dover superare la crisi dell’attivismo, culminata alla fine degli anni Sessanta con la contestazione studentesca e giovanile in genere (F. De Bartolomeis: La ricerca come antipedagogia, 1969; E. Becchi: L’organizzazione della ricerca educativa, 1975). Di fronte le stanno i problemi della alfabetizzazione nei paesi in via di sviluppo, della scolarizzazione di massa in una società industriale a economia recessiva,
dell’istruzione professionale, dell’educazione permanente e ricorrente,
della formazione extrascolastica, dell’acquisizione di un sapere tecnologico sempre più parcellizzato, e tutti gli altri problemi che investono le trasformazioni politiche e culturali del nostro tempo (E. Faure: Rapporto sulla strategia dell’educazione, 1972).
I progetti emergenti sono quattro:
– c’è una linea tecnologica di tipo tecnologico, che si rifà soprattutto alla psicologia cognitiva, alla cibernetica e all’informatica, alla programmazione didattica di obiettivi educativi determinati, alle tecniche di valutazione dell’apprendimento elaborate dalla decimologia, ai sussidi audiovisivi e così via (W.K. Richmond: La rivoluzione nell’insegnamento, 1967);
– c’è una linea pedagogica di dissenso politico, che si rifà soprattutto a un miscuglio antiautoritario di psicoanalisi, di marxismo e di spiritualismo, alla critica delle istituzioni scolastiche e familiari, al metodo della ricerca e del lavoro di gruppo (G. Snyders: Pedagogia progressista, 1975);
– ci sono poi una linea pedagogica cattolica e una linea pedagogica marxista, di tipo istituzionale, che operano la mediazione delle esigenze fondamentali avanzate da entrambe le prospettive precedenti sulla base del proprio tronco dottrinale (rispettivamente, M. Laeng: L’educazione nella civiltà tecnologica, 1976; B. Suchodolski: Fondamenti di pedagogia marxista, 1967).
– A questi progetti sono da aggiungere i diversi orientamenti epistemologici la cui varietà può essere compresa fra la completa riduzione della pedagogia alla filosofia, alla psicologia e alle altre scienze umane e, al polo opposto, un’auspicabile costruzione della pedagogia come disciplina specifica e distinta.
Uno stralcio di Platone sull'educazione
Per capire il ruolo che ciascun cittadino deve svolgere all’interno della società occorre ricevere una educazione che faccia risaltare la naturale predisposizione di ciascuno.
All’educazione è dedicato il settimo libro della Repubblica: Platone presenta un piano di studi piuttosto accurato, uno dei più importanti e discussi esempi di paideía greca. Di esso riportiamo la parte finale dedicata all’insegnamento della dialettica a coloro che sono destinati a diventare filosofi e a governare gli Stati. Socrate parla in prima persona; il suo interlocutore è Glaucone.
1 -
– Supponiamo ora - feci io - di andar a chiedere a una persona cosí educata che cosa è il bello e che essa dia la risposta che ha sentito dal legislatore; e che la si critichi e più volte e in più modi si rinnovi la critica e che si riesca a trascinare quella persona a pensare che quel bello è indifferentemente bello o brutto (e cosí per il giusto, per il bene, e per i valori da lei particolarmente apprezzati). Come credi che essa si comporterà poi per quanto concerne il rispetto e l’obbedienza a questi valori?
– È inevitabile - disse - che non li rispetterà né seguirà più come prima.
– Ebbene, ripresi, quando non li giudichi più degni di rispetto e confacenti a sé come prima e non riesca a trovare i valori veri, quale altra condotta di vita potrà essa naturalmente assumere se non quella di un adulatore?
– Non avrà altra possibilità rispose.
– Allora credo da rispettosa della legge ne sembrerà divenuta nemica.
– Per forza.
– Ora - continua - i non è naturale che cosí si venga a trovare chi affronta in questo modo la dialettica? e come dicevo poco fa non merita grande indulgenza?
– Anzi, compassione - disse.
– E perché questa compassione non circondi i tuoi trentenni non si dovrà affrontare la dialettica con ogni cautela possibile?
– Certamente - rispose.
– E non è già una notevole cautela non farla gustare loro da giovani? Credo non ti sia ignoto che i giovincelli non appena assaporano la dialettica se ne servono come per gioco usandola sempre per contraddire; e imitando chi li confuta, confutano poi essi stessi altre persone, e si divertono come cuccioli a tirare e a dilaniare con il discorso chi via via venga loro a tiro.
– Sí si divertono straordinariamente - rispose.
– E quando hanno essi stessi confutato molti e da molti sono stati confutati eccoli precipitarsi impetuosi e rapidi a rinnegare tutto quello che credevano prima. Ecco perché di fronte agli altri sono screditati essi stessi e coinvolgono nello scredito l’intero mondo della filosofia.
– Verissimo - disse.
– Una persona piú matura - ripresi - non potrà dunque consentire a partecipare a una simile follía; ma preferirà imitare chi vuole coltivare la dialettica e cercare il vero anziché chi scherza e contraddice per gioco; e sarà essa stessa piú moderata e farà rispettare di piú la sua occupazione anziché farla spregiare.
– Giusto - rispose.
– Ora anche tutto ciò che s’è detto prima non è dovuto a cautela? Cioè che coloro che si faranno partecipare alla dialettica devono avere natura ordinata e ferma; e che non le si deve accostare come avviene ora il primo che càpita per di piú senza la minima disposizione.
– Indubbiamente - rispose.
2 -
– Ora è forse sufficiente praticare la dialettica assiduamente e intensamente senza altre attività, ma esercitandovisi in maniera corrispettiva agli esercizi del corpo per il doppio di anni che in quelli?
– Intendi dire sei o quattro anni? - chiese.
– Non ha importanza - risposi - poni che siano cinque. Piú tardi i tuoi giovani dovranno ridiscendere in quella caverna ed essere forzati ad assumere i comandi bellici e tutte le cariche pubbliche che toccano a persone giovani affinché non restino inferiori agli altri nemmeno per l’esperienza. E anche in queste congiunture si dovranno ancora saggiare per vedere se pur subendo pressioni da ogni parte rimarranno fermi o se ne saranno turbati anche solo un poco.
– E questo periodo - chiese - quanto lo fai durare?
– Quindici anni - risposi - Poi quando hanno raggiunto i cinquant’anni quelli che ne siano usciti sani e salvi e si siano dimostrati dovunque e in ogni modo primi nelle varie opere e scienze si devono ormai guidare alla mèta ultima: verranno costretti a volgere in su il raggio dell’anima e a guardare a ciò che a ogni cosa dà luce; e dopo aver veduto il bene in sé a usarlo come un modello e a ordinare ciascuno a turno per il resto della vita lo stato e i privati cittadini e se stessi; e passeranno la maggior parte del tempo immersi nella filosofia ma quando venga il loro turno dovranno affrontare le noie della vita politica e governare ciascuno per il bene dello stato non perché sia bello questo loro compito, ma necessario. E cosí avendo via via educato altri a propria somiglianza e avendoli lasciati al loro proprio posto come guardiani dello stato andranno ad abitare nelle isole dei beati; e lo stato dovrà fare loro monumenti e sacrifici a pubbliche spese come a dèmoni se è d’accordo anche la Pizia; e se non lo è come a persone felici e divine.
– Sono veramente splendidi Socrate - disse - questi governanti che hai foggiati come uno scultore.
– E anche le donne di governo Glaucone - replicai - Devi pensare che le mie parole si riferiscono tanto agli uomini quanto alle donne tutte quelle che nascono naturalmente adatte.
– Giusto - rispose - se come abbiamo detto avranno ogni cosa eguale e in comune con gli uomini.
– Ebbene? - continuai - siete d’accordo che non sono affatto utopie quelle che abbiamo dette sullo stato e sulla costituzione? Sono sí cose difficili ma in qualche modo possibili (e possibili solo come s’è detto) quando entro lo stato divengano signori uno o piú d’uno i veri filosofi e disprezzino gli onori in voga oggidí giudicandoli banali e di nessun conto; e apprezzino moltissimo la dirittura morale e gli onori che le [e] conseguono considerando la giustizia come la cosa piú importante e indispensabile; e servendola e accrescendola organizzino ordinatamente il loro stato.
– In che modo? - chiese.
– Manderanno via risposi in campagna tutti i cittadini che abbiano compiuto i dieci anni; ne prenderanno i figlioli sottraendoli all’influsso degli odierni costumi che sono pure quelli dei genitori e li alleveranno secondo i loro modi e leggi che sono quelli da noi esposti prima. Non siete d’accordo che cosí molto rapidamente e facilmente s’instaureranno lo stato e la costituzione che dicevamo? e che sarà uno stato felice e offrirà i maggiori vantaggi alla popolazione entro cui sorga?
– Certo - rispose - E credo che tu Socrate abbia detto bene come sorgerebbe se mai potesse sorgere.
– Ora – continuai - non abbiamo già detto abbastanza di questo stato e dell’individuo che gli somiglia? Anche per costui è chiaro quali doti gli dovremo attribuire.
– È chiaro – rispose - e come dici con la tua domanda l’argomento mi sembra esaurito.
(Platone Opere vol. II Laterza Bari 1967 pagg. 365-368)