ADOLESCENZA                     (riassunto di “ADOLESCENZA” di M. Bernardi)

Caratterizzata da:

        -TRASFORMAZIONE CORPOREA: PUBERTA’ (sviluppo dei caratteri sessuali secondari)

          -TRASFORMAZIONE  MENTALE E PSICO-SOCIALE

TRASFORMAZIONE CORPOREA

Sotto controllo ormonale; ipotalamo e ipofisi determinano lo sviluppo delle gonadi e quindi la determinazione del sesso a partire dalla quinta settimana di sviluppo embrionale. Successivamente le gonadi producono ormoni deputati allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

PUBERTA’:  da 8 a 18 anni in modo variabile ma con un momento detto “spurt” o “scatto” in cui lo sviluppo é improvviso e rapido (varia da 18 mesi ai 6 anni e prevede una crescita di circa 25-28 cm). Le femmine precedono i maschi di circa due anni.

Trend secolare: aumento della statura media nelle generazioni successive.

Evoluzione sia fisica che mentale nelle generazioni.

Rischio della crescita rapida: scarso tono muscolare dovuto a vita sedentaria o scoliosi, dovuta ad allungamento asimmetrico delle gambe. Il nuoto consente di riequilibrare la postura sviluppando i muscoli dorsali.

Incremento del volume e della forza muscolare.

Trasformazione della massa adiposa (i maschi la perdono, le femmine la acquisiscono).

Modificazione dei caratteri sessuali secondari: seni (dagli 8 ai 19 anni con tempi variabili); testicoli (dagli 8 ai 12 o 17 anni triplicano la dimensione); peli pubici (9- 13 anni), ascellari e barba; voce (fino ai 15 anni: il testosterone provoca ispessimento della cartilagine delle corde vocali), eiaculazione spontanea (13,5 anni), prima mestruazione (menarca, dagli 11 ai 15 anni) accompagnata da leucorrea (secrezione chiara).

Imprevisti:

-Fenomeni occasionali nelle femmine: iperticosi (aumento abnorme della peluria chiara) e irsutismo (aumento dei peli scuri in zone “maschili” dovuto a ormoni o a cause neurologiche o legato all’errata somministrazione di farmaci).

-Acne: infiammazione della radice del pelo e della ghiandola annessa che origina il comedone (“punto bianco” o “punto nero”) e successivamente infiammazioni sotto forma di papule o pustole (dalla pubertà fino a volte ai trent’anni). Può essere Lieve, Media, Grave o Fulminante (ricovero). Esistono creme a base di antibiotici ed é utile il sole, non bisogna toccare e spremere le pustole o usare cortisone. La dieta é inutile.

-Criptorchidismo: il testicolo é rimasto in zona inguinale, si interviene chirurgicamente.

-Pubertà precoce: prima dei 7 anni nelle femmine e prima dei 9 nei maschi. Cause: affezioni a carico dell’SNC o somministrazione di farmaci o cosmetici a base di ormoni.

-Pubertà ritardata: nei maschi accumulo eccessivo di grassi, scarso tono muscolare e pene piccolo accompagnati da disturbi renali, visivi e auditivi possono essere sintomi di ritardo nello sviluppo mentale di infezioni, irradiazioni, tumori, ma spesso sono fenomeni ereditari che si risolvono da sé. Servono una dieta, lo sport e la fisioterapia.

-Ginecomastia: seni nei maschi, che però scompaiono.

-Varicocele: ingrossamento della borsa scrotale.

-obesità: provoca valgismo del ginocchio e del piede. Spesso le prime fasi puberali sono accompagnate da ingrassamento che però si risolve da sé.

TRASFORMAZIONE MENTALE

Intorno ai 12 anni cambiano i rapporti fra pensiero ed emozioni attraverso una serie di adattamenti graduali nel tempo. E’ un momento di stravolgimento psichico che é indispensabile per raggiungere un nuovo equilibrio. “E’ la crisi che precede il progresso”.

Da esempi ed esperienze reali si formano nel bambino i pensieri concreti: per esempio osservando un gioco che si divide in due assimilerà il concetto concreto di “separazione” e con l’esperienza capisce che questo concetto si applica anche in altre situazioni; allora astrae il concetto e lo rende indipendente dal contesto.

Astraendo i concetti il bambino può di conseguenza elaborare il pensiero ipotetico deduttivo ovvero prendere in considerazione che quel concetto possa essere applicabile anche a cose che non vede o di cui non fa esperienza diretta, ed é in questo momento che può nascere il pensiero astratto, quando cioè egli applica il concetto a situazioni che non accadono nella realtà in cui lui realmente vive (egli ad esempio può supporre che i genitori possano separarsi) o che comunque non potrebbero mai accadere od esistere, egli dunque inventa ed immagina.

In questa fase il bambino é in grado di elaborare idee pure e di compiere operazioni logiche con esse; inoltre é in grado di esprimere le idee anche attraverso i simboli (scrittura, disegno...). Può quindi creare ipotesi nuove e stabilire deduzioni fino a creare immagini svincolate dalla realtà.

A questo punto il bambino, alla soglia della pubertà, vorrà sperimentare e realizzare le proprie fantasie. E le barriere, le imposizioni che prima accettava ora diventano ostacoli da superare perché già fantastica su ciò che vi può essere al di là. A volte l’adolescente crea un mondo tutto suo, elaborato dal suo pensiero, un mondo egocentrico che egli vuole imporre agli altri.

A volte però il crearsi un’illusione di un mondo corrispondente alle proprie idee può provocare una perdita di un corretto “giudizio di realtà”, Spesso l’adolescente non si adegua alla realtà1,  ma al contrario prova a cambiarla. Spesso si convince di essere già al pari degli adulti o superiore ad essi e cerca in tutti i modi di dimostrare questa sua unicità attraverso il fervente perseguimento di ideali di qualsiasi tipo: politici, mistici, musicali... ma anche criminali. Coloro che però incappano nell’insuccesso in questo tentativo di imporsi, spesso sono vittime di depressioni e disagi. Il compito di chi lo educa é saper aiutarlo a congiungere l’illusione e la ragione (il cuore e la mente) perché si possano formare la personalità, la dignità e la vitalità.

A questo punto il ragazzo si trova a dover adattare i propri “valori” astratti alle esigenze della società in cui vive sviluppando l’attitudine alla cooperazione e alla solidarietà. In questo modo egli entra in possesso di una propria personalità, cioè di un adeguato inserimento nella collettività umana.

IL SESSO

Non é facile, per un genitore, affrontare il tema del sesso con individui che da un momento all’altro si trasformano da bambolotti “innocenti” in uomini e donne con pulsioni e desideri simili alle proprie. Non é facile capire quale sia il momento “giusto” e quale sia l’approccio da utilizzare: reprimere, incoraggiare, ignorare? Nessuno di questi approcci di per sé é positivo.

La sessualità a tutt’oggi si può definire come “ricerca del piacere nel rapporto con l’altro, in un clima di affettività”, non necessariamente di Amore. Quindi la sessualità é spinta più che altro da un impulso emotivo; desiderio, piacere, attrazione, tutti atteggiamenti condannati dalla società poiché contrari ad altri come il dovere, il risparmio di energie, la morigeratezza, la legittimità.

Proprio per questo però, per la sua natura di “trasgredire” alle regole sociali imposte, la sessualità evoca nell’adolescente tutta una sfera di fantasia e di attrazione che lo porta a sopravvalutarne a volte la vera sostanza e a spendere molte energie nel ricercarla  o, in alcuni casi, sempre per trasgredire, nel rifiutarla. La mancanza di affettività può anche portare a quella che viene definita “genitalità” ovvero alla ricerca del puro soddisfacimento fisico senza la ricerca di una condivisione affettiva.

La spinta verso la sessualità é anche accompagnata da una forte spinta all’allontanamento dai genitori e alla ricerca del compagno con cui condividere l’affetto.

I maggiori tabù della sfera sessuale sono ovviamente la masturbazione, che é in realtà un comportamento naturale che rientra nella sfera del privato e dell’immaginario, e l’omosessualità che si può esprimere come naturale tendenza o rimanere latente, ma che in gradi diversi é presente nella maggior parte degli individui2. A volte é proprio l’atteggiamento di avversione verso queste naturali pulsioni che spingono l’adolescente a dover affermare in maniera spesso esagerata e frettolosa la propria identità sessuale o a soffrire nel sentirsi giudicati e condannati creando così forti blocchi emotivi. Gli atteggiamenti più utili sono la calma, la riservatezza, la comprensione e la solidarietà.

L’adolescenza é l’età del primo amore, che rappresenta, pur se considerato a torto a volte ridicolo, o avventato, o imprudente, il primo slancio affettivo reale al di fuori dell’ambito familiare. Rappresenta il primo passo verso l’autonomia e verso lo sviluppo di una propria morale ed una propria personalità.3 Anche in questo caso il genitore non deve impedire, condannare o incoraggiare, né tanto meno lavarsene le mani, egli deve semplicemente stare al fianco del figlio, ascoltarlo ed eventualmente raccontare la propria esperienza. Naturalmente é compito fondamentale del genitore istruire i figli sul tema della contraccezione che spesso i giovani tendono a trascurare per vari motivi: scarsa informazione, idealizzazione dell’atto sessuale, convinzione che il contraccettivo tolga qualcosa alla propria femminilità o mascolinità, ripugnanza.

La gravidanza é un’altra conseguenza reale legata, in molte adolescenti, alla scarsa istruzione, ma anche, in certi casi, a carenze affettive che le spingono a voler creare una nuova famiglia idealizzata su cui riversare le proprie attenzioni per sfuggire alle mancanze di quella di origine e per dare un senso alla propria esistenza. Tutto ciò senza però essere coscienti delle conseguenze reali della gestione di una famiglia; mantenere un figlio, trovare un alloggio, convivere con un compagno, sono tutti aspetti che un’adolescente inizialmente non prende in considerazione.

In Italia ogni anno vengono praticati circa 3000 aborti legali a minorenni e probabilmente altri 15000 illegali. E molto spesso questa scelta non viene presa dalla ragazza in modo autonomo e consapevole; spesso sono proprio i genitori, o il compagno, o la paura delle reazioni esterne a spingerla a farlo e un tale atto, soprattutto se forzato, crea vuoti incolmabili. Elaborare e superare il lutto di colui che si é concepito é quasi impossibile. Il genitore deve essere vicino alla figlia, aiutarla nella scelta, offrirle il suo appoggio, rassicurarla ed eventualmente starle vicino nel caso in cui decida di abortire.

La prevenzione della gravidanza e dell’aborto é quindi  l’informazione. Prima di tutto informazione scientifica, ovvero riguardante tutti quei fenomeni che riguardano l’adolescente quali lo sviluppo fisico, la sessualità, le malattie, le responsabilità economiche e sociali. Bisogna creare però un rapporto di complicità e confidenza con i figli che a volte é difficile da ottenere per la ben nota diffidenza che esiste verso i genitori nell’età dell’adolescenza. Purtroppo nemmeno dalla scuola o dalla società giungono spesso informazioni utili, anzi. Un valido strumento é invece il consultorio, che garantisce riservatezza e competenza, ma purtroppo non é a disposizione di tutti.

LE MALATTIE

Ci sono disturbi che si manifestano in adolescenza con maggiore frequenza ed intensità, sintomi spesso di disagio e di squilibrio che coinvolgono il corpo e si riflettono sulla mente o viceversa. E’ quindi importante conoscerli per affrontarli in modo corretto.

IL DOLORE

E’ molto frequente in adolescenza e può riguardare:

ossa, muscoli e articolazioni: colpisce saltuariamente diverse parti del corpo accompagnato da stanchezza, mal di testa e disturbi del sonno; é dovuto spesso alla crescita o a riflessi emotivi, ma se persiste o é accompagnato da altri disturbi, quale la febbre, bisogna consultare un medico. Ci sono anche dolori simulati per attirare l’attenzione o evitare impegni sgraditi; non diamogli del bugiardo e non facciamoci prendere dalla preoccupazione.

torace: dolori localizzati; osservare bene i sintomi e riferirli al medico perché é più difficile che si tratti di un disturbo emotivo e più facile che riguardi cuore, polmoni e ossa.

Cuore: dolore acuto improvviso presso il cuore, lo stomaco, fino al braccio sinistro, al collo e alla schiena; più forte se sdraiato.

Polmoni e pleure: dolore brusco con fitte con difficoltà respiratorie, catarri, febbre, volto cianotico.

Ossa: se il dolore aumenta in seguito a pressione o palpazione.

A volte il dolore può essere psicosomatico e si manifesta dopo mesi da un evento traumatico con punte forti e afflittive.

Rassicurarlo senza negare la realtà dei suoi disturbi, spiegandogli bene tutto.

Addome: causa organica (lesioni, infiammazioni), funzionale (cattivo funzionamento es. stitichezza) o psicologica.

Osservare il modo in cui insorge il dolore (dov’é localizzato, dove si irradia, la sua intensità e la durata), la presenza di segni collaterali (nausea, vomito, diarrea, febbre), il ripetersi di crisi a distanza di tempo ed infine eventuali manifestazioni psicologiche (ansia, nervosismo, depressione). Riferire al medico.

Testa: non si tratta certo di cefalea da stress tipica degli adulti; il mal di testa degli adolescenti  a volte é simulato per non studiare, ma in certi casi si manifesta realmente sotto forma di attacchi acuti accompagnati da vomito, rigidità muscolare e febbre. Bisogna prima di tutto verificare che il ragazzo non abbia in precedenza subito traumi fisici (cadute, incidenti) e comunque ci si deve rivolgere ad un medico o al pronto soccorso per escludere danni cerebrali o la meningite, che però sono emergenze che accadono di rado. Più frequenti sono invece due disturbi: l’emicrania con dolore forte e pulsante a fronte e tempie di breve durata e ripetuto accompagnato a volte da nausea, disturbi della vista, intolleranza alla luce, sudore freddo, difficoltà di movimento, alterazione dell’udito con ronzio e annebbiamento della coscienza. Questi fenomeni sono transitori e scompaiono con il superamento della crisi.  L’altro disturbo frequente é la cefalea muscolo tensiva che si manifesta con un senso continuo e durevole di pesantezza, costrizione e pressione del cranio che può protrarsi per giorni ad intensità variabile.

Il mal di testa, se reale, é spesso dovuto alla costituzione, e quindi ereditario, e allora va fatta attenzione , ma a volte é un malessere psicosomatico che nasconde un disagio del ragazzo dovuto ad esempio alla pressione di scuola e genitori o un trauma (un lutto, un insuccesso), in questo caso si può sdrammatizzare, ma non trascurare. La miglior cura é comunque il riposo, il silenzio e, se necessario, un’aspirina.

L’appetito: la maggior parte dei disturbi dell’adolescente sono legati all’alimentazione. Spesso i ragazzi, soprattutto per problemi relazionali tipici dell’adolescenza, cadono in processi regressivi che li conducono a comportamenti tipici di quella fase “orale” dell’infanzia in cui la bocca occupa una posizione dominante nella vita4.

La bulimia: voracità irrefrenabile, iperalimentazione parossistica eseguita in segreto o di nascosto, seguita spesso da vomito indotto. Riguarda soprattutto le ragazze in tarda adolescenza5. Segnali di bulimia sono gli arti gonfi, la spossatezza, il senso di pancia gonfia e la nausea. Le cause, a detta dei giovani sono la paura della sessualità e quindi si ingrassa per rendersi meno attraenti sessualmente. Ma il movente principale é di attenuare le ansie e compensare la depressione, si mangia per coccolarsi da soli 6.

“L’abbondanza di cibo maschera la povertà degli affetti”, l’ingestione forsennata di cibo é una specie di ubriacatura per dimenticare.

L’obesità: dovuta ad alimentazione smodata, ma soprattutto non equilibrata sia nei tempi che nella qualità. In certi casi c’entrano l’ereditarietà, la costituzione e i disturbi ormonali. Il ragazzo “sano” diventa obeso per cattiva educazione alimentare e per accidia. La sua condizione di obeso gli permette di evitare qualsiasi fatica e di giustificare la sua pigrizia. Egli però spesso odia la propria deformità e questo lo rende in perenne contrasto. A volte però può essere sintomo di carenze affettive. Allora un genitore deve dare una buona educazione alimentare senza però essere insistente ed ossessivo e deve favorire l’attività fisica. A volte il disturbo si risolve da sé con la crescita.

L’anoressia7: frequente nelle ragazze; dimagrimento fino ai trenta chili, amenorrea, peluria diffusa, caduta di tono muscolare, iperattività, il tutto però non rilevato dalla ragazza che si vede comunque grassa. A volte subentrano crisi bulimiche in cui la ragazza si abbuffa di qualunque cosa, ma poi si pente e ricorre a vomito, lassativi, clisteri.....

Odia il cibo a tal punto da farne un oggetto di paranoie come sospettare che sia avvelenato e lo vuole conoscere; sa tutto sulle sue componenti, le sue origini, sui metodi di cottura e sul modo di mangiare, la posizione da tenere, la dimensione dei bocconi...

Anche l’acqua ingrassa, ma é meglio bere che mangiare, allora, o si disidratano o sostituiscono i liquidi al cibo.

La ragazza anoressica rifiuta il sesso, indecente, osceno, peccaminoso.8

In genere l’anoressica considera il corpo uno strumento della mente; essa infatti é quasi sempre studiosa, acuta, perseverante.

Alcuni sostengono che la causa dell’anoressia nasca da una insufficiente fiducia nei genitori che spesso sono troppo ansiosi, protettivi, incoerenti e che spingono la ragazza a trovare altrove un punto fermo, ad esempio nell’onnipotenza della propria mente.

Dall’anoressia si guarisce, se si affronta il problema con decisione; ripristinando l’equilibrio familiare in cui si affronti con serenità, calma e dedizione il problema. A volte sono necessarie cure e controlli ospedalieri e anche un supporto psicoterapeutico.

LA PAURA:

L’adolescenza é l’età critica dell’incertezza, della mancanza di qualcosa (ma non si sa cosa), del timore di sbagliare sempre, tutti stati d’animo che sfociano nella paura.

I sintomi di questa condizione sono:

L’ansia: che si manifesta con atteggiamenti diversi che vanno dalla passività all’agitazione incontrollata accompagnati a volte da crisi improvvise in cui la sudorazione, il battito cardiaco aumentano e si avverte un forte senso di soffocamento e la sensazione di “non sentirsi più nella propria pelle”..

Alcuni esperti dicono che é un segno di salute.9

La depressione: Frequenti e “traumatici” cambiamenti d’umore, da stati euforici di onnipotenza ad improvvisi stati di mutismo, accidia, disperazione. Si dice depressione

“esplicita” quando il ragazzo cade in uno stato di sconforto e di depressione, “mascherata” quando diventa esageratamente sfavillante ed esibizionista. Se queste reazioni  si verificano in misura moderata si tratta di cosa poco preoccupante.

Il delirio: Crisi di rifiuto della realtà in cui sembra di essere deformi per esempio o in cui la propria identità sessuale é dubbia oppure l’idea di non appartenere alla propria famiglia, considerata “inferiore”. Fenomeni di solito transitori. A volte però il ragazzo tende ad isolarsi da questa realtà non sua di parenti e amici, ma dà agli altri la colpa del proprio isolamento, egli é vittima per vocazione; da qui nasce il delirio di persecuzione.

La fobia scolare: quando la scuola diventa un incubo ed ogni insuccesso é fonte di prostrazione e di paura di essere abbandonati, bisogna consultare uno specialista.

La droga: se c’é una famiglia solida e attenta alle spalle é difficile che un ragazzo cada nel giro della droga; può magari essere indotto a provarla, ma non continua. Se invece il ricorso alla droga si fa ossessivo bisogna fare qualcosa.

La fuga: il bisogno di allontanarsi dai genitori a volte culmina in veri e propri allontanamenti e fughe da casa. A volte perché gli interessi dei figli sono distaccati da quelli dei genitori che a volte non capiscono e li osteggiano. Bisogna assicurarsi che il figlio non cada vittima di cattivi ambienti e cercare di assecondarli ed aiutarli nei loro interessi.

Il rischio: l’amore per il rischio guidato dall’esibizionismo porta ad esagerare in ambiti pericolosi (guida, alcool) ed é in parte dovuto all’idea della noia che un ragazzo si fa in rapporto alla propria esistenza, ma a volte dalla voglia di manifestare la propria superiorità e invincibilità.10

Le cause:

L’estraneo: l’adolescente scopre che i genitori non sono onnipotenti e non possono dare loro le incrollabili certezze di cui comunque necessitano, allora le cercano negli altri, ma poi subentra il dubbio che gli altri lo vogliano allontanare dai genitori e così diventa diffidente e timoroso fino ad isolarsi o a volersi stordire per non pensarci, con attività ripetitive e a volte rischiose (alcool). Spesso però si tratta di piccole crisi passeggere.

La scuola: il cui aspetto più temuto é l’insuccesso che in molti giovani si traduce nella paura di deludere genitori e amici. Allora per molti la via più facile é il rifiuto della scuola.

Se stesso: bisogna superare la paura di se stessi, conoscersi ed accettarsi. Inizia la paura di essere malati, ogni sintomo viene ingigantito.11

Nascono i dubbi sull’identità sessuale e i problemi legati al corpo, al peso e al cibo.

Il cattivo rapporto con se stessi può portare anche a disturbi ossessivo compulsivi  in cui la persona agisce quasi comandata da una seconda personalità interna su cui non ha il controllo.

Prevenzione e cura:

All’adolescente serve un appoggio, un punto di riferimento esterno: i genitori. Una famiglia serena, con cui egli abbia un buon dialogo. Bisogna aiutare il giovane a superare i suoi timori, cercando di non alimentare le fobie, col dialogo e l’informazione. Si deve evitare di giudicare o criticare troppo. Infine bisogna aiutarlo nel suo percorso scolastico, rassicurandolo ed insegnandogli che non é importante vincere, ma affrontare le situazioni difficili con dignità.

A volte é necessario ricorrere all’intervento di uno specialista.

LA FAMIGLIA

La famiglia é un’istituzione stabilita dal costume e dalla Legge che deve procreare, allevare ed educare la prole. Come si educa?

Di solito l’educazione si basa su regole che vanno fatte rispettare, seguite dal giudizio del ragazzo in base al grado in cui le rispetta. Alcuni credono un buon metodo educare nel rispetto della personalità del figlio. Molti però si riducono ad imporre regole minacciando con castighi e ricatti.

Il problema sta nell’istituzionalizzare la famiglia.

Storicamente si é arrivati alla famiglia di oggi per l’affermarsi nella società di aspetti  politici, sociali (la casta) ed economici (come l’eredità). Dalla scomparsa del potere nobiliare e dalla suddivisione in caste é la Legge che regolamenta i diritti e i doveri all’interno dei nuclei familiari (imposti ad essere di tipo patriarcale). Culture diverse hanno forme familiari diverse. Oggi come oggi é difficile definire cosa sia una famiglia.  E più si va avanti più questa istituzione diviene sempre più fragile. Per i figli la famiglia é importante,  ma non come istituzione.

Lo scopo della famiglia é di educare i figli.

Ma per molti ciò significa plasmare i figli a propria immagine, imponendo loro scelte ed opportunità, condizionandoli nel loro agire attraverso il premio, il castigo, la lode e il ricatto.

E’ quindi comprensibile che un ragazzo ad un certo punto tenti la fuga. Egli odia le istituzioni in genere, é un idealista, vuole cambiare il mondo, quindi l’idea di famiglia non lo affascina.

Oggi però, più di ieri, la famiglia rappresenta per i figli un porto sicuro, da cui faticano a staccarsi, un punto di riferimento fondamentale, un ancoraggio affettivo. Perché così possa essere la famiglia deve avere due qualità fondamentali; la comprensione e il rispetto per la libertà del figlio che lo porti ad esperienze in grado di renderlo responsabile ed indipendente cioè un vero uomo. Da questo punto di vista la famiglia non é solo un’istituzione, ma un nucleo affettivo i cui componenti sono legati da un sentimento di amore.

I GENITORI

A volte i genitori pensano di essere la causa degli sbandamenti adolescenziali dei figli e cadono essi stessi in una crisi di identità volendo creare intorno al figlio condizioni di ideale armonia che in realtà non sono. A volte il dialogo é osteggiato dall’uso comune di immedesimarsi completamente nei ruoli istituzionali di padre, madre e figlio e viene meno il rapporto umano.

Il problema é che si deve capire il figlio, capire ciò che desidera lui, com’é in realtà, non come vorremmo che fosse. Bisogna guidare il figlio nel realizzarsi, senza imporgli nulla, ma essendogli da esempio.12

I genitori non dovrebbero mai dimenticare la loro di adolescenza.

La madre:E’ il genitore di cui normalmente gli adolescenti si fidano di più, col quale hanno il rapporto più sincero (solo 1/3 degli italiani dichiara di parlare di argomenti personali col padre). La mamma ci ha cullato, allattato, ci dà quella sicurezza, quel senso di fiducia primaria, che poi ci aiuterà in tutte le circostanze della vita; da cui nasce la personalità. L’importante però é che la mamma si limiti al suo ruolo di insegnare al figlio a vivere con i propri mezzi e non in uno stato di sottomissione a una madre iperprotettiva e condizionante.

Il padre:Dal padre ci si aspetta l’autorità e la Legge. Ma questo non é molto accettato dai figli di oggi, che spesso ignorano la figura paterna o la identificano col nemico.

Il comportamento autoritario é comunque da evitare perché impedisce al ragazzo di rendersi libero e di sviluppare una personalità indipendente e responsabile.

Il padre deve essere esempio di comportamento, di correttezza, di civiltà e di onestà; da cui nasce la coscienza. Il padre deve “esserci”, deve parlare con i figli, scambiare idee, progetti, opinioni, farli partecipi della propria vita e dei propri problemi.

Il distacco:La necessità di un distacco dai genitori é più che normale in un adolescente. Nella fase di non-identità, di incertezza, tipica dell’adolescente, é naturale sentire il bisogno di imboccare la strada del distacco da ciò che c’era prima e quindi dell’autonomia.

Questa improvvisa condizione scatena però reazioni a volte contrastanti, come il nervosismo, la poca tolleranza nei confronti dei genitori, visti come despoti e ostacoli alla loro libertà, la depressione e il rimorso per aver respinto i genitori mantenendo però la necessità di averli come riferimento.

I genitori devono trattare il figlio non come un bimbo piccolo e nemmeno come un incosciente scapestrato, ma con serietà e rispetto. Bisogna incoraggiarlo e consigliarlo nelle scelte e comprendere che egli può imparare e crescere dai suoi errori, facendogli capire che lo aiuteranno in caso di necessità, sempre.

Il lavoro del genitore: E’ errore di molti voler realizzare attraverso i figli le proprie speranze e i propri progetti. In realtà spesso queste aspettative non vengono soddisfatte e si instaura un sentimento di rammarico e delusione tanto che il ragazzo si sente incompreso e non stimato e solo. Così, per raggiungere la sicurezza e l’autostima assumono spesso atteggiamenti e gusti rigidi ed intransigenti (diventano figli dei fiori o i neo fascisti o si affidano a varie sette mistiche che danno loro sicurezza). E’ in questa fase che i ragazzi cercano i loro spazi, sia all’esterno che in casa, hanno bisogno di riservatezza e di un angolo in cui ragionare, vivere e fantasticare.

Il genitore deve anche aiutare i figli nei loro periodi di timore ed insicurezza, nelle loro fobie, incoraggiandoli e ascoltandoli, ma deve anche agire con fermezza, calma e pazienza nel caso in cui il figlio spinga la propria ribellione verso atteggiamenti illeciti ed immorali.

“..i genitori hanno sufficienti risorse per poter fare a meno degli esperti. Basta che guardino in faccia i loro figli e, finalmente, li vedano.

A CHE SERVONO I GENITORI?

L’EDUCAZIONE

Mentre l’affetto é un sentimento istintuale, diverso da persona a persona, l’educazione é un Dovere (verso i figli e verso la comunità) e rientra nella sfera della ragione. Per molti educare significa insegnare ad adattarsi ad una realtà data e ad obbedire alle sue regole imposte da tradizioni e costumi. Ma i giovani, in continua metamorfosi, non accettano le regole delle generazioni precedenti.

Per alcuni educare (che deriva dal greco trefo: educare, ma anche nutrire) significa dare gli elementi (alimenti) per affrontare la realtà.

La crescita si basa sull’esperienza e ognuno fa la sua, ma un genitore può usare la propria per dare (non imporre) il suo esempio al figlio, per dargli un termine di paragone.

La morale, altro punto critico, non si può insegnare imponendo regole, perché la morale é legata al sentimento oltre che alla mente e un ragazzo forma da sé la propria morale, spesso diversa da quella dei genitori.

Educare deriva da ex ducere, tirare fuori, non tanto mettere dentro regole, modelli, opinioni, quanto favorire la migliore espressione della persona, aiutarla ad autorealizzarsi (Barioli: “dare per autorealizzarsi, e autorealizzarsi per dare”).

L’essenza dell’educazione é quindi dare. Allora si deve capire il figlio e dargli ciò che gli serve cominciando dandogli l’esempio. Educare significa essere e non fare. Comandare, proibire, premiare o castigare non serve a nulla.

Ma che metodo bisogna utilizzare?

L’autoritarismo: Bisogna evitare di comandare, si deve suggerire, consigliare, proporre, incoraggiare ed eventualmente disapprovare seguendo le strade dell’affetto sincero, nonché del rispetto. Al dominio e all’autorità consegue o la trasgressione o la sottomissione accompagnate da aggressività o da paura. Le punizioni e i premi fanno nascere una visione contorta della realtà bilanciata solo da punizioni e gratificazioni, in cui si agisce o non si agisce dipendentemente dalla conseguenza inevitabile. Normalmente le punizioni portano alle ribellioni o alle fughe. 

La repressione, anche se in certi casi necessaria, raramente é educativa, ciò che é stato proibito diverrà più desiderabile dal ragazzo quando entrerà in contrasto col genitore.

La censura (verso la sessualità o la violenza o la politica) é nascondere al figlio ciò che comunque esiste.

Tutti questi atteggiamenti (punizione, repressione, censura) servono a cambiare il figlio, a farlo diventare ciò che si vuole che sia e il fatto più sconcertante é che probabilmente i figli, una volta genitori, faranno altrettanto.

La permissività:  Il genitore permissivo concede e non proibisce nulla. E’ un genitore ideale, ma concede solo se vuole, allora é padrone pure lui. Si lava le mani di tutti i problemi e abbandona il figlio a se stesso, é un re in esilio, ha abbandonato il trono.

L’iperprotezione: causata da una possessività frenetica, spinge il genitore ad essere sempre presente ed indispensabile nella vita del figlio. Nessuno osi contrastare il figlio, che appartiene solo al genitore. L’unico amore del figlio deve essere per il genitore, quindi il figlio é tenuto ad essergli grato e a comportarsi come lui vorrebbe. Una contraddizione in termini; egli é schiavo, ma si sente super amato e non riesce a fare a meno di questa condizione.

LA MORALE13

Spesso é un concetto che viene mitizzato, si professano principi (naturismo, amore per gli animali, non violenza) che però siamo bravi a professare, ma non a mettere in pratica o a farlo solo in certi ambiti (non violenti che picchiano i figli o animalisti che disprezzano gli uomini più deboli. Ed é sbagliato difendere con la forza i più deboli? Allora é giusta la non violenza sempre? Allora non sarebbe il caso di distinguere fra tolleranza, benevolenza, rispetto, da una parte, e mito della non violenza dall’altra? Oppure il mito dell’uguaglianza, ma i diversi ci sono, nelle razze, nelle condizioni sociali e sono ancora oggi soggetti a discriminazione.14

Un genitore deve dare una impostazione morale nel suo educare i figli. Ma quale morale?

In cima alla scala dei valori può esserci l’Ego, ma porta solo all’egoismo, oppure la giustizia, la libertà e l’amore, o Dio, oppure l’altro, ma si diventa un altruista, e quindi un illuso. L’illusione é qualcosa “nei cui confronti il giudizio di realtà rimane sospeso”, ma é anche qualcosa per cui si può morire. E’ la fede. E perché si dà la vita per ciò in cui si ha fede? Perché la fede risponde alla domanda che tutti si pongono: dove andiamo? Verso l’amore, verso la libertà, verso Dio. E quindi andiamo verso Altro da noi.

L’essenza del judo é “tutti insieme per crescere e progredire”, migliorare se stessi per aiutare gli altri (samurai significa “l’uomo che serve” non il padrone, ma gli altri. Combatte per dare, non per vincere, Dare e basta).

La morale non si insegna, la morale si vive. Basta darne l’esempio.

IL QUOTIDIANO

LO STILE

Bisogna prima di tutto stabilire un dialogo con l’adolescente in cui ci sia fiducia, sincerità, dedizione, sensibilità, pazienza, autocritica ed autocontrollo da parte di chi lo instaura.

Fondamentali sono lo stile quindi e, importante, la calma. E’ fondamentale l’autocontrollo, perché l’ira e l’irritazione frantumano qualsiasi dialogo e scambio. Chi mantiene il controllo ottiene fiducia. Chi lo perde e agisce con rabbia ottiene o timore da un figlio che si sente “inferiore”, adattamento e fuga, oppure ribellione, prepotenza e violenza da un figlio che si sente alla pari o addirittura superiore.

Bisogna evitare inoltre l’ironia, non l’umorismo che é sano, ma la ‘presa in giro, il trattare l’altro come un incapace. Conoscendo i punti deboli del figlio lo si può ferire profondamente e gli si crea del risentimento che ostacolerà i dialoghi futuri. E’ utile invece a volte fare un po’ di autocritica, che stimola nel ragazzo fiducia, comprensione e ammirazione.

E’ necessario quindi mettersi alla pari con i ragazzi, stando attenti solo a dare il meglio di sé, il buon esempio.

E’ fondamentale essere attenti ed ascoltare, in modo non invadente, ma rispettoso, affrontando qualsiasi tipo di argomento senza imbarazzo, ma con buon senso, facendogli domande ed esprimendo in modo garbato la propria opinione.

Il genitore deve evitare di etichettare il figlio (il migliore della scuola, la pecora nera) perché il figlio finirà per identificarsi nel quadro che é stato fatto di lui e potrebbe entrare in crisi se scoprisse di non essere così oppure potrebbe adagiarsi per evitare responsabilità. L’atteggiamento giudicante é quindi da evitare. Va bene lodare una buona azione e disapprovarne una cattiva, subito, appena la cosa succede, ma il giudizio deve essere diretto contro l’azione, non contro la persona (dare del ladro al figlio é riprovevole). Ancora più pericoloso é fare paragoni con fratelli o compagni, né positivi né negativi.

L’adolescente va invece valorizzato, non a parole, ma a fatti, perché cresca in lui l’autostima; gli deve essere data fiducia, attraverso incarichi, responsabilità, autonomia e indipendenza e permettendogli di scegliere amici, sport e attività sociali..

I genitori devono essere sinceri e coerenti ognuno portando avanti il proprio ruolo senza prevaricare o contrastare l’altro.

IL RITO

Gli orari: vanno concordati, nel limite del possibile, e non imposti, cercando di venirsi incontro nelle esigenze di tutti, in un clima di reciproco rispetto.

La moda: lasciamo che i figli si vestano come vogliono.

Parolacce: non ci si deve scandalizzare, l’unica cosa da fare é portare la loro attenzione sul fatto che ad alcuni un certo tipo di linguaggio può dare fastidio e che quindi si può agire nel rispetto degli altri. Quello che più conta é comunque sempre l’esempio.

L’ordine: la mancanza di ordine é spesso un bisogno di “caos prima dell’ordine”, la necessità di distinguersi dal mondo degli adulti per trovare una propria identità. A volte é solo questione di pigrizia. La tolleranza accompagnata da un saltuario invito a rispettare la tranquillità ed il benessere altrui rappresenta la migliore strada.

Lo spazio: un angolo tutto del ragazzo in cui il genitore non metta il naso é indispensabile per sviluppare la sua indipendenza e il suo bisogno di solitudine.

Il telefono: bisogna spiegare i motivi per cui bisogna farne un uso moderato, senza diktat ed imposizioni e dando il buon esempio.

LA SEPARAZIONE

I genitori separati o in disaccordo devono comunque mantenere il proprio ruolo nei confronti dei figli, evitando di usare il figlio come un’arma nei confronti del coniuge ed evitando di litigare davanti ai figli.

Se la separazione diviene inevitabile bisogna affrontarla in modo civile, senza liti e senza scontri, magari affrontando il più serenamente possibile l’argomento con i figli.

LA SOCIETA’

CHI PUÒ AIUTARVI?

LA LEGGE: I ragazzi sono considerati dalla legge italiana incapaci a compiere azioni legali, ma prevede repressione quando (superati i 18 anni) commettono azioni illegali. Manca invece una presenza nel campo dell’Assistenza sia verso i ragazzi, sia verso i genitori.

IL CONSULTORIO: i Servizi Sociali sono stati istituiti grazie alle leggi 405 e 194 e qui i ragazzi possono andarci quando vogliono, ma perché ci vanno? Perché hanno bisogno di un adulto di riferimento con cui confidarsi, e a volte i genitori non rappresentano questa figura.

Uno dei temi per cui più frequentemente i giovani si rivolgono al consultorio é il sesso perché a volte in casa viene visto come un argomento tabù. I genitori devono stare attenti che i figli si rivolgano a persone fidate e competenti (medici, psicologi e assistenti sociali).

Il consultorio rappresenta una solida garanzia contro inconvenienti come la droga, l’AIDS  o l’aborto. Sembra però che la maggior parte dei ragazzi nemmeno sappia che esiste.

IL MEDICO

Deve saper dare fiducia al giovane e conoscere a fondo i problemi legati alla turbolenta fase adolescenziale, ma nello stesso tempo deve mantenere un buon rapporto di collaborazione con i genitori. La visita medica dovrebbe essere effettuata nel limite del possibile in assenza del genitore, così il ragazzo potrà sviluppare fiducia e complicità nei confronti del  medico. Se fosse necessario che anche il genitore partecipasse all’incontro col medico sarebbe meglio che questo avvenisse in presenza del ragazzo.

LA SCUOLA

L’IMMOBILITÀ OBBLIGATORIA

A scuola si va per imparare insieme; collaborando, discutendo, socializzando. E’ il primo passo verso l’inserimento nella comunità umana, il primo ambiente extrafamiliare in cui i bambini devono adeguarsi ad un clima competitivo e giudicante dove la libertà di movimento é ridotta come pure l’indipendenza.

La scuola attuale non piace ai ragazzi e viene considerata dagli adulti un dovere e basta, ed é per questo che ai ragazzi non piace. E ciò che non piace si apprende con fatica.

Bisogna saper stimolare la curiosità di sapere dei bambini e questo fino ad oggi non veniva fatto.

Ma nel 1997 il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato il decreto 765 relativo all’autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche in cui si dice che ogni scuola può decidere il calendario delle lezioni, gli orari e la durata, può organizzare attività extra e collaborare con altre scuole e istituzioni. Tutto questo dipenderà dalle decisioni comuni di insegnanti, famiglie e ragazzi.

LE DIFFICOLTÁ SCOLASTICHE

Si avvertono di più col progredire della maturazione evolutiva, alle superiori, e portano anche a  disturbi di comportamento, fisici o psicosomatici.

Disturbi di comportamento:

La fuga: alcuni scappano da scuola per alcune ore, altri per giorni non vi entrano, altri ancora dichiarano di non farcela o di essere ammalati e rimangono direttamente a casa.

L’indifferenza: certi ragazzi vanno a scuola, ma la affrontano con un profondo distacco, con apatia, come se non esistesse.

La paura: l’incubo dei compiti, dei voti e degli insegnanti. può portare a malessere nel vivere la scuola, a diffidenza nei compagni e nei prof, a timidezza e blocchi oppure a irritabilità ed aggressività.

La ribellione: ostilità preconcetta verso tutto e tutti.

Disturbi di apprendimento:

Spesso sono di natura emotiva e legati all’ambiente scolastico (fuori dalla scuola tutto viene appreso perfettamente) e spesso i ragazzi che ne soffrono manifestano interesse verso la scuola, ma hanno insuccessi su insuccessi fintanto che per loro diventa un’ossessione il fatto di sentirsi incapaci. A volte ragazzi che prima andavano discretamente improvvisamente si bloccano e rifiutano o temono la scuola, e spesso la causa va ricercata nella scuola stessa; una critica da parte di un prof, un insuccesso inaspettato, un guasto nei rapporti sociali.

LE ORIGINI DELLE DIFFICOLTÁ

Sapere di più significa porsi più domande e allora avere più incertezze, cosa che un adolescente tenta di evitare perché l’incertezza lo rende insicuro. Allora inconsciamente vuole rimanere nell’ignoranza e cioè nella sicurezza.

Parte delle difficoltà é anche dovuta alla istituzione scuola che non stimola, non rassicura i ragazzi.

IL GENITORE ALLEATO

Se le difficoltà scolastiche non raggiungono alti livelli di gravità, é sufficiente che i genitori siano partecipi alla vita scolastica dei figli, dando loro attenzione, ascolto, consiglio e magari sdrammatizzando un po’.

IL GRUPPO

L’adolescente inizia a pensare ai rapporti che ha con se stesso e con gli altri e cerca altri come lui, con gli stessi suoi ideali e forma un gruppo “dei pari” all’interno del quale si confronta, socializza elabora progetti.

Ma spesso il gruppo é sede di ribellione sociale, costruito su un’idea del mondo che si ispira al mistico-simbolico, all’utopia e che porta al dissenso, alla ribellione e alla contestazione.

In seno al gruppo possono prendere corpo pericolose deviazioni che spingono all’illecito, alla sovversione dell’ordine costituito, ad esperienze distruttive.

All’interno del gruppo il singolo perde la propria individualità ed assume un ruolo che gli viene attribuito e in cui si identifica. E allora diventa facile lasciarsi coinvolgere in atti vandalici, nel giro della droga, in atteggiamenti oltranzisti contro la società o contro il gruppo “nemico”.

Il genitore comunque non deve reprimere, ma deve riconquistare la fiducia del figlio, prima di tutto dimostrandogli stima e che sa che egli é in grado di assumersi le sue responsabilità. Poi bisogna ascoltare e comprendere il figlio e le sue idee anche se utopistiche e lontane dalla realtà. Bisogna essere fermi e comprensivi.

LO SPORT

LA NEGAZIONE DEL CORPO

La sedentarietà domina sovrana sulla vita degli adolescenti anche per colpa di questa società dedita al consumismo e che produce il così detto “analfabetismo motorio”.

Ma la pigrizia e la sedentarietà provocano conseguenze come fenomeni degenerativi a carico dello scheletro, della muscolatura, del cuore, della circolazione, della respirazione e di tutti i meccanismi cellulari, che sfociano nella malattia detta ipocinetica.

La pigrizia alimenta altra pigrizia e noia. La stanchezza da noia e da tensione va considerata patologica. Allora si impone la pratica di uno sport.

COS’É LO SPORT?

Lo sport deve essere innanzi tutto divertimento e stimolo. Allora é giusto che i ragazzi scelgano quello che li attira di più, naturalmente con ragionevolezza ed equilibrio, e naturalmente possono anche cambiare idea; un genitore può incoraggiare o consigliare, ma non può imporre le proprie scelte.

Dall’esperienza e dall’impegno in uno sport nasce anche la capacità di creare, di inventare, di fare appello alla propria fantasia per migliorare e progredire, così si diventa veri sportivi dando vita al nuovo.

Grazie allo sport i giovani possono ritrovare quella sicurezza in sé di cui tanto hanno bisogno, esplorano e conoscono se stessi e raggiungono un forte equilibrio, prima fisico e poi mentale e psichico.

Lo sport non dovrebbe essere agonistico, si dice, e questo é vero se si intende per agonismo l’odio per l’avversario, la sete di successo e gli eccessi. Ma esiste un agonismo positivo nei confronti di se stessi, che spinge a superare i propri limiti, a sviluppare socialità e rispetto per gli altri, a migliorare.

La competizione é sana solo se diventa un momento di dedizione, di completa offerta di sé agli altri e allo sport che si pratica.

Conclusione:

Sono quindi queste le cose di cui un adolescente ha bisogno:

Attenzione,

Solidarietà,

La fede in qualcosa per cui valga la pena di vivere (Valori: amore, pietà, rispetto.....),

La libertà: tutto può essere proposto, offerto, dimostrato, ma nulla deve essere imposto.

Note

1 A volte però succede il contrario, alcuni si adattano alla realtà che viene loro imposta e non riescono a realizzare e a manifestare la propria personalità (o non riescono ad elaborare e a comprendere, cosa ancor più grave, ciò che realmente vogliono). Ciò porta, in un futuro più o meno lontano, a stati di malessere che si manifestano spesso in disturbi psicosomatici o dell’umore. Il disagio nasce dal senso di inadeguatezza che ogni essere umano inevitabilmente sente nel vestire panni non propri, panni che prima o poi diventano stretti, e l’unico modo di evitarne l’oppressione é liberarsene. Ma per molti questo é difficile, prima di tutto perché difficilmente ammettono di aver vissuto in panni non propri, e poi perché é faticosissimo abbandonare ciò che si era, vedere la realtà in cui si era cresciuti vacillare e sgretolarsi piano piano per lasciare posto al nuovo. Bisogna vivere la crisi, buttarsi nel vortice dei cambiamenti mantenendo salda la propria forza di volontà e aggrappandosi a ciò che ci suggerisce il cuore, la nostra coscienza, che mai ci può ingannare.

2 Omosessualità come tendenza naturale; pensieri omosessuali li abbiamo tutti, chi più, chi meno, ma in certi casi a me pare che traspaia un forte disagio in chi sceglie l’omosessualità, un malessere nel vestire i panni imposti o una reazione ad un genitore la cui immagine e il cui esempio vengono rifiutati dal giovane.

3 Purtroppo oggi é vero,  forse il primo amore é davvero il primo affetto esterno alla famiglia e rappresenta il primo “altro da sé”  con cui confrontarsi e per cui o con cui costruire la propria personalità. Oggi infatti manca un momento fondamentale nella vita di ogni adolescente; il gioco libero, quelle ore passate fuori da tutte le regole imposte; fuori dalla casa, dalla scuola, dalla parrocchia, soltanto in compagnia di coetanei di pari livello,  ma con diverse personalità, e in cui era una questione di sopravvivenza sviluppare ed  a volte imporre la propria. Ricordo il gioco nei campi e nei boschi come il mio mondo, quello dove io decidevo, io lottavo, io le avevo vinte o perse, io creavo e subivo ed io dovevo tirarmi fuori dai guai o conquistare il rispetto dei miei amici.

4 Fase orale in cui il bambino ha ancora tutte le attenzioni su di sé e non é ancora costretto ad assumersi delle responsabilità... é quindi una fuga dalle responsabilità, una negazione di se stessi “adulti”, un voler rimanere piccoli e non voler entrare nella fase adulta che comporta il distacco dagli affetti che “proteggono” e il cominciare a camminare con le proprie gambe, rispondendo in prima persona dei propri errori.

5 la bulimia denota un grande disagio dovuto alla mancata accettazione di se stessi, sia fisica che psichica, si supera se si trova il modo di affermare il proprio carattere superando le regole imposte e staccandosi, anche solo mentalmente, dalla figura materna, magari anche in modo brusco. Mangiare tanto e vomitare rispecchia il fatto di accettare quotidianamente le regole e le imposizioni con la voglia  però subito dopo di liberarsene. Una volta che si é trovata la propria strada, lavorativa, passionale, artistica ecc...questa necessità scompare quasi all’improvviso.

6 Si mangia per coccolarsi... io penso che un bulimico, mentre si abbuffa, non abbia poi un senso di piacere nel mangiare, non gusta neanche quello che mangia, é spinto più dalla disperazione, dalla perdita di controllo, dalla volontà di autodistruzione. Perché é ben chiaro che una ragazza tiene al suo corpo e non vorrebbe mai ingrassare apposta, facendo così allora si autodistrugge per inconsapevole disperazione, per senso di rinuncia e odio verso il proprio disagio, e subito dopo si pente consapevolmente e vomita. Spesso in questi attacchi di voracità si é quasi in trance, in automatico, privi di lucidità. E’ più lucido il momento del vomito. Il tutto é accompagnato da una visione sempre più distorta del proprio corpo che sembra sempre più grasso e brutto.

7Anoressia: vera e propria regressione all’infanzia o dovuta ad un senso di inferiorità verso la madre.

Nel primo caso l’anoressia fa sì che i caratteri sessuali secondari rimangano in uno stadio regresso, anche le mestruazioni spariscono, i seni rimangono poco sviluppati e la costituzione minuta, da bambina. Si cerca l’attenzione dei genitori, fino a ricercarla attraverso un deperimento tale da richiedere l’ospedalizzazione. E’ dovuta principalmente a carenze affettive da parte dei genitori o a traumi successivi come ad esempio l’aborto in età giovanile che porta la ragazza a sfuggire dal senso di colpa di mancata maternità rifugiandosi in una condizione regressa verso un’infanzia in cui questo non potrebbe accadere e dove si é coccolati..

Nel secondo caso la ragazza cerca di emulare la madre “arrivata”, in carriera, sempre scattante e di successo, trovando nell’anoressia quella condizione di iperattività e forma fisica simile a quella materna, ma in realtà vedendosi sempre grasse e non all’altezza.

8 Ho conosciuto alcune ragazze anoressiche che erano anche ninfomani, una in particolare, proveniente da una famiglia molto agiata (con mamma tipo “mammina cara”), che cercava nelle relazioni sessuali quell’affetto che non aveva avuto in casa....non riusciva però a legarsi a nessuno perché la sua condizione (anoressica, sotto tranquillanti dall’adolescenza, alcolizzata) non attraeva chi la frequentava. Iniziò ad essere così a sedici anni (da quando il suo ragazzo le disse che aveva le braccia da pizzaiola!) e non ho più saputo niente di lei da quando si é sposata a 23 anni.

9 Certo, l’ansia é un segno di salute (di crescita), ma solo se si risolve il problema che porta a tale stato. E’ vero che a volte certe situazioni, soprattutto nell’adolescenza, si risolvono da sé,  ma a volte questo é tutt’altro che scontato.

A volte é vero invece che il ragazzo vince le sue ansie non affrontandole bensì nascondendole nell’intimo, assumendo atteggiamenti contrari alla sua natura, adattandosi alle situazioni esterne e quel malessere che prima lo affliggeva come ansia, ora scava dentro di lui senza che la mente ne sia consapevole...ciò spesso porta a malesseri e a volte a malanni nell’età adulta. Per non parlare poi di quanto é facile ai giorni nostri trovare più facile curarsi con farmaci (ansiolitici, antidepressivi, serotoninergici) piuttosto che cercare di capire cos’é che ci turba (non é facile infatti certe volte capire quale sia la causa delle nostre ansie, comprenderla e trovare una soluzione, perché a volte siamo più convinti di quello che dovremmo essere piuttosto che di quello che vorremmo essere)

10 A volte l’ atteggiamento “incosciente” é dovuto ad un bisogno nel ragazzo di attirare su di sé l’attenzione, non tanto degli amici, quanto dei genitori. Essi da sempre lo hanno trascurato o hanno preso con leggerezza queste sue manifestazioni, dapprima di piccola entità (furtarelli, piccoli vandalismi, piccoli incidenti), ma via via sempre più gravi (incidenti in macchina, danni a terzi, fughe e uso di droghe).

L’atteggiamento dei genitori di questi ragazzi é spesso quello di scusare il ragazzo (...poverino, é solo un ragazzo..) oppure di riversare le colpe sugli altri coetanei (...loro lo hanno indotto a bere, a drogarsi, a saltare sulle macchine...) perché per loro il fallimento del loro ragazzo significherebbe un loro fallimento, e l’idea non li sfiora. Il bambino prima, e il ragazzo poi, avrà quindi una concezione distorta di ciò che é bene e ciò che é male, di ciò che é pericoloso e di cosa significhi il rispetto per sé e per gli altri e si concentrerà a combinarne una più grossa un po’ perché é abituato a passarla sempre liscia, un po’ perché spera finalmente di ricevere attenzione (il momento del guaio é quello in cui paradossalmente riceve più affetto).

Mi sembra di capire che Bernardi in questo libro eviti di introdurre il tema “responsabilità dei genitori”, ma voglia attirare l’attenzione di tutti i genitori sui problemi dei ragazzi. Una volta utilizzato questo utile strumento (il libro) per comprendere certe problematiche dei figli adolescenti, starà poi al genitore trovare i riferimenti giusti per affrontarle e quindi toccherà ad altri occuparsi di far capire ai genitori quali siano le proprie responsabilità e come trovarvi rimedio.

11 La paura della morte. Ricordo i dormiveglia al buio,  nelle  mie notti estive di undicenne,  passati a pensare che  la morte prima o poi sarebbe giunta, così come sarebbe arrivato all’indomani il momento del risveglio e quello dopo un mese della scuola, inevitabilmente, e dopo più niente, e il terrore dentro me cresceva, la sorda paura di qualcosa a cui fino a poco tempo prima non avevo mai pensato. E consideravo la mia età e che avrei potuto comunque vivere almeno altre sette volte il tempo vissuto fino ad allora, che mi sembrava così lungo, perché confuso é il ricordo della prima infanzia, e sembra di essere nati da sempre.

12 Educare significa dare i mezzi per far diventare un potenziale uomo un uomo in atto che sappia affrontare la realtà; e per fare questo é necessario comprendere a fondo l’essere che si vuole educare, in questo caso il figlio, ed aiutarlo a sviluppare le sue attitudini e le sue qualità..

insegnatemi ad esservi maestro e vi spiegherò come diventare maestri di voi stessi”

13 La morale...concetto che non mi é chiaro. Spesso la morale dipende da chi la fa e non é un concetto che può definirsi universale. Ci si affida a dei principi e a dei valori che si afferma di professare ed insegnare e che spesso siamo i primi a non rispettare.  A mio avviso la Morale é quell’insieme di principi e valori che rendono l’uomo utile a se stesso e alla società e per me questi valori sono il rispetto e la verità.

Il rispetto verso se stessi e verso gli altri é fondamentale per rendere quella che si sta vivendo una vita utile. Il rispetto verso i genitori, inculcato dal genitore stesso attraverso l’esempio, che non significa condividere tutto del genitore, ma di amarlo in quanto colui che ci ha permesso di venire al mondo e di crescere. (Quanto é triste vedere come oggi vengono trattati gli anziani, coloro che più di tutti possiedono saggezza e comprensione). Il rispetto verso gli altri esseri umani, fonte continua di esempio (positivo o negativo), di sapere e di emozioni. Il rispetto verso tutti gli esseri viventi che condividono con noi, e con gli stessi nostri diritti, questa esistenza.

La verità  nel senso di essere veri e di conoscersi a fondo (corpo, mente e cuore uniti e realizzati). In questo modo, essendo portatori ed esempi di verità, nulla potrà più spaventarci, nessuno potrà dubitare di noi, e se lo farà a noi non importerà,  potremmo dare ed avere amore senza segreti, senza malizia e senza inganno e la ragione sarà sempre dalla nostra parte. La verità sarà la nostra arma, in questo mondo che si regge sulla menzogna.

Un buon educatore deve dare l’esempio di rispetto e gli strumenti per esprimere se stessi e la propria verità.

14 La diversità di razza, di cultura, di ideologie  é in realtà una ricchezza, un crogiuolo, una fonte di variabilità che permette lo sviluppo e l’evoluzione. Allora la diversità é da sostenere e difendere, da una parte, e quindi essere razzisti può non essere un male se inteso come essere sostenitori della diversità (nell’ambito di tutti gli esseri viventi).