Corso per educatori sportivi A.I.S.E., Predappio 8-15 agosto 2004
Intervento di Stefania Bandini (Docente di Intelligenza Artificiale presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca e cintura bianca di judo-educazione).
“DALLE DEFINIZIONI ALLE ESPERIENZE COMUNI”
L’intervento si è svolto in due giornate: sabato 14 e domenica 15 agosto 2004.
La prima giornata è stata suddivisa in due parti.
Nella prima parte e’ stata trattata dal docente un’esposizione teorica, mente nella seconda sono stati formati gruppi di lavoro a cui sono stati affidati due compiti pratici da elaborare e presentare pubblicamente nella giornata successiva. I due compiti hanno riguardato la preparazione di:
La mattina della domenica è stata dedicata all’esposizione dei lavori svolti dai gruppi.
Nella parte teorica sono state introdotte le definizioni di alcuni termini chiave delle discipline pedagogiche:
PEDAGOGIA: teoria, metodi e problematiche riguardanti l’educazione.
EDUCAZIONE: integrazione sociale e trasmissione culturale mediante le quali si struttura la personalità.
In pedagogia l’educazione è “l’insieme delle iniziative individuali e collettive che tendono a orientare tale processo in modo sistematico verso obiettivi prefissati attraverso metodi storicamente determinati”.
DIDATTICA: la parte della pedagogia che elabora tecniche di insegnamento in rapporto con l’evolversi dei metodi di educazione e delle istituzioni scolastiche.
Nel campo dell’azione educativa sono stati individuati 9 aspetti:
1. ambiente educativo
2. percezione, attenzione, focalizzazione e visione laterale
3. capacità relazionali
4. direzione all’azione
5. vocazione alla leadership
6. gestione dell’energia
7. competitività
8. reazione al successo e all’insuccesso
9. trasferimento di conoscenze.Per ogni punto sono state interattivamente portate ad esempio situazioni educative inerenti la disciplina del judo e riferite agli aspetti sopra citati.
Il primo punto è stato ampiamente trattato e gli altri sono stati accennati per essere successivamente discussi ed elaborati dai singoli gruppi.
Nel primo punto (ambiente educativo) vengono prese in considerazione la progettazione e l’attivazione di un setting (luogo fisico) d’apprendimento. Se ne distinguono due tipi: uno classico e uno di laboratorio.
Nel classico, per esempio nei rapporti scolastici, ci deve essere neutralità nella relazione di scambio, far in modo che non interferisca l’elemento emozionale.
Quello di laboratorio è visto come il luogo in cui cadono le barriere istituzionali e si crea una vera e propria “comunità d’apprendimento”. In questa comunità ogni membro porta il proprio bagaglio d’esperienza nel gruppo e un proprio stile di lavoro che deve però armonizzare con gli altri in vista del raggiungimento di un obiettivo comune. Chi aderisce a questa comunità sceglie in maniera libera questa forma di apprendimento
Nella parte pratica, durante il fuoco serale, ci siamo divisi in quattro gruppi di 7\8 persone. Avevamo 1 ora di tempo per preparare una rappresentazione teatrale della durata di 10 minuti circa e per trovare un aneddoto da leggere o raccontare in cui si elaborava il tema trattato. Ogni componente del gruppo doveva avere un ruolo.
La mattina del 15, ogni gruppo ha rappresentato davanti agli altri, al docente e al maestro Barioli le elaborazioni svolte.
Alcuni hanno realizzato i temi in chiave comico-umoristica, altri in modo più tradizionale.
Per quel che concerne gli aneddoti, due gruppi hanno inventato una storia mentre gli altri due hanno narrato un episodio realmente accaduto.
Nelle rappresentazioni teatrali, il primo gruppo ha affondato il tema “reazione al successo e all’insuccesso” inscenando attraverso delle gare di judo e al comportamento dei vari “judoka” le diverse reazioni alla vittoria e alla sconfitta, delineando una differenza tra il “judo sport” e il “judo educazione”.
Il secondo gruppo ha usato esperienze vissute in materassina per spiegare tutti i temi proposti.
Il terzo gruppo ha rappresentato “percezione. attenzione focalizzazione e visione laterale” servendosi di una comica lezione di karate, in cui sono state presentate in modo caricaturale alcune situazioni tipiche di interferenza.
L’ultimo gruppo ha rappresentato “vocazione alla leadership” con un’appendice sulla capacità di delega e questioni di fiducia mettendo in scena una storia svoltasi in un cantiere edile.