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L’amica ritrovata
Michela era una
ragazzina e mi guardava mangiare le tagliatelle di sua madre. Michela è figlia
di Armando Montanari, maestro di judo ad Alfonsine, compagno di avventure che
vanno dall’anguilla grigia dell’Osteria del Partigiano alle foci del Po, alla
costruzione di teli innovativi per la materassina. E tanto judo.
Ritrovare Michela in questo suo sfogo mi commuove. Forse anche una judoista ha difficoltà ad opporsi alle aggressioni di questi tempi. Ma certo una donna che si è dedicata allo sviluppo del corpo, a una disciplina di combattimento e soprattutto a gestire l’emozione può vivere più serena, agire per il meglio e qualche volta anche sorprendere il malintenzionato.
Vorrei dire che un pensiero lucido e la fiducia in se stessi sono buoni compagni nella vita. Poi vorrei che lo scritto facesse riflettere l’uomo, che un buon motivo per educarsi nel judo potrebbe essere l’impegno a difendere la donna in difficoltà.
Ciao, Michela.
Ci scrivi ancora?
Cesare (Barioli)
Sono
Michela Montanari, ho 34 anni, mamma di un bimbo di 4 anni, e sono 2°dan di
judo.
Per giusta e corretta informazione di chi non ha precisa conoscenza di questa
arte marziale, mi corre l'obbligo di precisare che non si tratta di un semplice
e spietato esercizio alla violenza o di uno sconsiderato uso della forza bruta,
bensì di una pratica che porta gradualmente ad un preciso controllo del proprio
corpo, non meno che al rispetto degli altri.
Se l'ideatore e fondatore di questa disciplina prof. Kano Jigoro, sosteneva
che il judo è la costante del miglior impiego dell'energia, il praticante di
questa disciplina cerca sempre di agire per un più equilibrato controllo dei
suoi impulsi, della sua mente, dei suoi gesti e questa è, mi sia concesso e
permesso, educazione vera.
Proviamo a guardarci attorno, ad accendere un televisore, ad aprire un giornale.
Subito ci corre incontro qualche notizia relativa ad aggressioni, violenze,
stupri, bastonature.
Provate per un attimo a fermarvi e a guardare come si muove oggi una donna sola
per strada: viso tirato, passo veloce, occhi attenti e sempre pronti a cogliere
e capire movimenti strani o sospetti, sono i segni della paura, della mancanza
di tranquillità, dell'impossibilità di muoversi con serenità non potendo contare
su qualche strumento di difesa. Ecco che il judo può diventare il fedele compagno
dei nostri viaggi, il recupero di una serenità che diversamente rischia di sconfinare
in nevrosi, in ossessione e paura.
E' evidente che non sono così presuntuosa di garantire d'improvviso il ritrovamento
di una tranquillità cui tutti dovremmo aver diritto, ma considerato come stanno
le cose, avere qualcosa in sé che giorno dopo giorno da forza, coraggio, coscienza
di potersi difendere è già un passo avanti, un indicatore della voglia precisa
di "volerci essere" e, all'occorrenza, di farsi sentire.
Chiaro ed evidente che il vero desiderio è quello di non essere mai vittima
di situazioni di violenza, ma anche allora, la pratica del judo sarà una nostra
fedele compagna perchè diverrà forza morale, determinazione, serenità, capacità
di affrontare il difficile che la vita offre.
Per quel che mi riguarda, personalmente posso aggiungere che proprio in virtù
del judo sono riuscita a superare tanti problemi quali l'anoressia, con conseguenti
stati d'ansia e di malumore, all'età di 16 anni ma, soprattutto in questa ultima
fase, la difficile realtà della separazione dal mio compagno dal quale ho avuto
il bimbo.
Cordiali saluti, Michela Montanari