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Intervento del Maestro Cesare Barioli alla Conferenza Sport-Educazione del 2.6.2007
“Allora, permettetemi di mettermi a mio agio, di solito parlo su una materassina,
in cambio, se in fondo non arriva la voce, sono disposto ad alzare il tono.
Sono forse un utopista, sono un po’ critico nei confronti della nostra società,
qualche volta mi dicono anche che sono politicamente scorretto. Allora, io ho
partecipato alla fondazione di un’Associazione che si chiama Sport-Educazione
e vorrei portare la motivazione della nostra Associazione, in Italia ce ne sono
tante di Associazioni, una di più non serviva, a meno che avesse qualcosa di
nuovo da dire.
Ora, vorrei farvi notare una cosa nello sport. In Italia lo sport è stato introdotto
da due correnti, quella cattolica che aveva in testa Don Bosco. Don Bosco, negli
oratori, voleva portare un’attività motoria, un’attività fisica soprattutto
all’aria aperta, ha trovato degli avversari nei Gesuiti, che non apprezzavano
questa valorizzazione del corpo. Dall’altra parte, la terza internazionale ha
frapposto lo sport per i lavoratori. Beh, è avvenuto all’estero, in Italia Filippo
Turati ha denunciato lo sport come “oppio dei popoli”, come un’attività che
faceva distrarre i giovani dalla lotta di classe, in più ha accusato due operai
che si sfidavano nella corsa, beh, questo era un trucco del capitalismo, per
mettere la classe operaia uno contro l’altro.
Ciò nonostante, nella classe operaia, sono nate delle associazioni dal nome
curioso, una era l’APEF l’Associazione Proletaria per l’Educazione Fisica, un’altra
suonava così: Marciatori Anti-Alcolici. A farlo apposta, ho conosciuto entrambe,
ho conosciuto i grossi personaggi di queste associazioni; beh, poi il fascismo
ha avuto una trovata grandiosa, ha abolito lo sport cristiano e lo sport operaio
e ha fatto un grosso movimento sportivo, per cercare il consenso popolare, è
indubbio che l’ha ottenuto.
L’Italia è diventata seconda nelle Olimpiadi dopo l’America, nel ’32, nel ’36
ha vinto il campionato del mondo di calcio, poi, all’abolizione del fascismo,
tutti criticavano il fascismo, ma ciascuno ha tirato l’acqua al suo mulino,
ciascuno ha ritenuto che lo sport, potesse portare consensi alla propria idea.
Così son nati degli enti di promozione, di cui uno era del partito comunista,
un altro del partito socialista, i cattolici ne han fatti almeno tre, dalla
democrazia cristiana, al PGS al CSI, i repubblicani han fatto l’edera, il fiamma
per l’estrema destra, cosa c’era d’altro, beh, poi c’era il CONI, che, sull’esempio
fascista, voleva celebrare la razza italica. In che maniera, com’è questa storia
del CONI, a me è capitato di fare l’insegnante e per forza di cose di mandare
un po’ di gente in nazionale. Cos’è questa nazionale. E’ un gruppetto estremamente
ristretto e non rappresentativo dell’Italia, che si allena a Roma e vengono
fatti entrare nei corpi militari, perché son ben lontani dall’essere dilettanti.
Allora son nate diverse proposte nel corso degli anni, varie, perchè urtiamo
contro un potere organizzato; una delle proposte era: stabiliamo dei giochi
che possono essere europei, continentali, possono essere nazionali, regionali
o provinciali, in cui l’ente, pigliamo l’ente nazionale italiano, produce, nell’età
a rischio, fra 16 e 18 anni, 100 persone, 100 maschi che saltano 1,80 m, e 100
ragazzi che saltano 1,70; naturalmente se l’Italia ne fa 100, la Germania ne
farà 120, la Francia 105, l’Inghilterra etc. poi un calcolatore estrae a sorte,
sorteggiati, chi deve venire a dimostrare che è vero, e radunati in un certo
posto, ognuno dimostra che effettivamente è molto probabile che l’Italia abbia
100 maschi e 80 femmine che saltano quella misura. Ai ragazzi gli si dà un premio,
gli si regala un calcolatore e sul podio sale il Ministro dello Sport della
Nazione. Ora, in questa maniera, noi potremmo misurare la sportività della Nazione,
non la sportività di alcuni personaggi scelti, che hanno l’impiego stabile nelle
forze armate, con quel particolare delizioso che, uno dei problemi dei nostri
campioni, è trovare un lavoro; in una grossissima percentuale, il campione sportivo
non è in grado di trovarsi un lavoro e c’è questa ricerca, soprattutto del CONI,
di trovargli un lavoro in banca o qualcosa del genere, di raccomandarli perché
abbiano un lavoro, o son ricchi di famiglia e in questo caso, se la cavano da
soli.
Ora, quello che volevo far notare, è che questa è un’idea, bella o brutta, che
ha avuto Mussolini, io volevo farlo notare, è stata adottata, in realtà lo sport
non ha un grosso motivo per esistere, perché non so se voi condividete, penso
magari non tutti, se anche uno corre 100 m in 8 sec, nel mondo moderno non ha
questa grande importanza, quando avvengono quelle sparatorie, chi si spara anche
se uno corre in 8 secondi, lo si becca lo stesso. Se uno solleva 200 Kg di pesi,
da quando abbiamo inventato il grillino (muletto ndr), per cui si infila sotto
e si alzano su 2 tonnellate, è perfettamente inutile continuare a sollevare
pesi.
Lo sport fino ad adesso ha avuto questa grande propaganda, perché serviva altri
ideali, strumentalizzando la nostra gioventù. Allora io proponevo e ho proposto
e abbiamo fondato questa Associazione, che lo sport serva all’educazione. Abbiamo
trovato il conforto di molte persone, anche scienziati, che ci hanno dimostrato,
come è possibile, in età molto giovane, moltiplicare le connessioni sinapsiche
attraverso il movimento, l’attività motoria, per cui spero quanto prima di fare
una palestra a Milano che raccoglie ragazzi, raccoglie i bambini, raccoglie
infanti, prima di nascere. Vengono i genitori a venire condizionati su come
allevare il bambino, per darvi un’idea, non mettetelo a pancia in su, mettetelo
a pancia in giù, dal punto di vista sportivo a pancia in giù è molto più valido,
perché comincia ad usare (gesticola le braccia ndr) invece che agitarsi per
aria.
Ho trovato molta gente che mi ha confortato, io avevo una critica, non solo
allo sport, ma porto la mia critica allo sport, perché ci ho passato la vita,
cammino male, sono zoppo, per averne fatto un po’. Allora un po’ la mia critica
è che: non è vero che il latino e gli integrali ci abbiano evoluto la mente.
Quando io sono andato a scuola, venivo dalla guerra, ho chiesto: “ma a cosa
serve questo latino?”. “Sviluppa la mente” mi è stato risposto. E io ero in
prima media e ho detto “il tedesco no?”. Perché cos’è lo studio di una lingua
morta; attenzione non è il latino o gli integrali, che ci hanno sviluppato,
ci ha fatto quello che siamo, è da centomila anni, l’unione di corpo mente e
cuore, per scappare dalla tigre con i denti a sciabola, e catturare una lepre
al giorno per mangiare. Quella era l’attività che ci ha portato fin qua, un’attività
in cui vien coordinato tutto l’essere, perché nello sport, vorrei fare una distinzione,
ogni tanto qualche professore mi dice che il nuoto o il canottaggio sono sport
completi, per il corpo, sono sport salutistici; va benissimo che uno sappia
portare la ragazza in barca, va benissimo che uno sappia nuotare se cade in
acqua, però fare 5 ore al giorno di canottaggio o di nuoto, non è il massimo
per la valorizzazione dell’essere umano. Anche solo il tennis, mi oppongo a
qualcuno e cerco di identificare se ha un punto debole e di rifilargli il mio
smash, come si chiama, dritto o rovescio, in quell’angolo; questo è già qualcosa
che valorizza un po’ di più, per cui, la mia proposta in questo mondo che non
è il peggiore mondo nel quale potevamo capitare, è un mondo che mi è andato
abbastanza bene, però forse, non è all’altezza delle mie aspettative.
E io cerco alleati per l’Associazione Italiana Sport Educazione, primo per definire
cos’è l’educazione; sapete, una delle mie difficoltà è questa: mi arriva un
maestro di judo adulto e suppone che lui è educato. Eh, allora basta aspettare
che il giovane di 5 anni diventi adulto, sarà educato anche lui! No, il problema
nostro è: chi educa l’educatore? Bisogna che l’educatore faccia uno sforzo chiedendosi
anche “cos’è l’educazione”.
Anni fa, quando avevo la palestra, radunavo sempre gli insegnanti della mia
palestra, erano nove, ogni anno li radunavo e all’inizio loro dicevano, avvertivano
di essere educatori, ognuno però mi dava una risposta diversa chiedendo cos’è
l’educazione, mi dava una risposta diversa e allora non possiamo metterci d’accordo.
L’educazione possiamo farla, se conveniamo una definizione. Grazie al cielo
dopo un po’ di anni, han smesso di dire che erano degli educatori, perché erano
sorti grandi ITIS istituti tecnici da 3000 studenti, con il bar dei professori
e il bar degli studenti, in maniera che il professore non si trovasse, una volta
al mese, davanti ad un coltello, perché aveva dato un brutto voto e lo studente
tirava fuori un coltello. Quando sono venuti questi grossi istituti che han
messo i professori davanti ad una realtà, mi son sentito dire: “noi siamo professori,
io professore di storia, non educatore”.
E di fatti, l’ultima volta, io parlavo, non molto lontano di qui, in una conferenza
e una signora dice “Barioli, io me ne vado, lei sta parlando male della scuola
e io sono la preside”. Io mi ero già informato eh, che nella scuola erano avvenuti
recentemente parecchi episodi di bullismo e teppismo. Ho detto: “signora, attenda
un attimo, per favore, attenda un attimo” -c’era un centinaio di persone- “vorrei
farle due domande e sentire anche il suo parere. E la prima domanda è questa:
nella sua scuola ci sono toilette per professori e toilette per studenti? E
magari lei è di sinistra! Seconda domanda: la mia associazione si impegna, a
fare dei corsi contro le difficoltà di apprendimento, si tratta di prendere
i ragazzini dai 7 ai 9 anni, che hanno difficoltà di apprendimento e con un
programma di attività motoria e di attività grafica, in un mese e mezzo a tre
ore al giorno, noi mostriamo gli scritti di italiano e matematica di un mese
e mezzo prima e gli scritti di un mese e mezzo dopo. E questo è la dimostrazione
di quello che siamo riusciti a fare. Abbiamo il 50% di successo, perché al 50%
non siamo appoggiati dai genitori, si fallisce quando non c’è l’appoggio dei
genitori”. Io ho detto alla preside: “signora, dobbiamo farlo noi, maestri di
judo, questo? O magari, a scuola, il 25 dicembre 26 si sta a casa, il 27, 28,
29, 30, 31, si va ad aiutare i ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento.
A Pasqua, Pasqua e il lunedì dell’Angelo, a casa, ma tutti gli altri giorni,
si piglia questi ragazzi che han difficoltà e li si aiuta, dobbiamo farlo noi?
Siam ben lieti di farlo, perché non basta una professoressa che fa solo attività
intellettuale, per risolvere questo problema delle difficoltà di apprendimento,
al 90% dei casi dobbiamo fare anche attività fisica, e ci fa comodo la palestra
con una superficie protetta, con una grande superficie col tatami, perché i
ragazzi di quell’età lì, 7, 8, 9 anni, sono più liberi sul tatami, che non sul
pavimento, duro della palestra”.
Allora io scaglio un pochino di queste, di questi argomenti, per dire, ripeto,
che non è il mondo peggiore in cui siamo capitati, però, forse per le nostre
esigenze, può essere migliorato, e io ne faccio una questione d’onore, che,
un essere umano, uomo donna che sia, contribuisca al miglioramento del mondo.
Poi, credo di aver capito, una volta che ci ho messo tre ore ad attraversare
Milano, che aveva vinto il campionato del mondo di calcio. Non ritengo che il
calcio sia educativo, non ritengo; adesso siam pieni di richieste, il Ministero
per gli stadi, voglion gente che sappia anche difendersi, per riuscire a tenere
un poco d’ordine negli stadi, quindi corteggiano le cinture nere se non altro
per fargli dei corsi, per chi è nel mestiere è il Maestro Ciampi che ha questa,
questo privilegio organizzativo. Non penso che il calcio possa essere educazione,
non penso che Maradona possa essere citato ad esempio per l’educazione, non
penso che Tyson possa essere citato ad esempio. Per cui o lo sport dichiara
ufficialmente che Tyson e Maradona hanno dei difetti sotto l’aspetto sociale,
o io non sono disposto ad assolvere lo sport.
Lo sport si prende le sue responsabilità e dichiari ufficialmente, eviti che
il mondo sia pieno di figurine che inneggiano a Maradona, perché le figurine
le hanno in tasca i nostri bambini. Io taglio corto su questo, lancio la mia
pietra eee… sono 25 anni che lo faccio, assolutamente inascoltato, però il mio
invito è: mettiamoci d’accordo, definiamo cos’è l’educazione, e attenzione,
la mia proposta è che lo sport invece di finalizzarsi a cercare il consenso
popolare, per questa o quell’idea, o per la razza italiana, lo sport diventi
sport-educazione.
Vi ringrazio”.
Applausi
Domanda di Caterina Niccolai:
Volevo chiedere se è possibile cambiare in qualche modo, questa situazione dello
sport nella scuola ed eventualmente, come formare i nuovi insegnanti che pensano
ad educare più che ad istruire. Grazie
Risponde Cesare Barioli:
La mia esperienza risale agli ultimi 20 anni, il nostro
problema è “chi educa l’educatore”, poi noi abbiamo cercato di dare degli esempi,
per esempio facendo delle gare in cui non c’è il campione, noi facciamo dei
tornei studenteschi divisi in fascia bassa, grossomodo della Media, fascia media
delle Superiori, fascia alta delle Universitarie -delle classi Universitarie-.
Per esempio, nella fascia bassa noi mettiamo insieme ragazzi e ragazze, dando
un vantaggio alla ragazza, la cosa è abbastanza equilibrata perché fatto tutta
la ricerca statistica, vince un pochino più la ragazza; questo è molto educativo
per il maschio, quando perde con una ragazza; non so quanto è educativo per
la ragazza battere il maschio, ma il maschio perdere con una ragazza è di un’educazione
favolosa.
E’ una proposta, nessuno la nota, ma possiamo benissimo anche correre
i 100 metri, dando 15 metri alla ragazza, visto che risulta che le ragazze abbiano
il femore più lungo, che è sfavorevole alla corsa. Allora diamo 15 m di vantaggio,
equilibriamo il vantaggio, perché ci sia un’equiparazione di vittorie. Siamo
in imbarazzo perché, man mano che si cresce, il testosterone dà un vantaggio
tale al maschio, che non è più possibile metterli insieme, però noi facciamo
delle gare a squadre, 3 maschi e 3 femmine, femmine con femmine e maschi con
maschi, lasciamo per ultime le ragazze, in maniera che magari, il combattimento
decisivo per la squadra, è disputato da 2 ragazze.
Abbiamo avuto, quest’anno
nei nostri tornei, un paio di eroi e un paio di eroine. Noi facciamo i tornei,
non di 600 ragazzi, qualche volta nel judo si va in Comune e si spiega “vorrei
dei premi, facciamo un gara importantissima, ci sono 600 partecipanti”. No,
a noi interessa che uno che fa un viaggio, spende pochi soldi, perché noi dormiamo
sulla materassina, quando facciamo queste gare, dormono ragazzi e ragazze, adeguatamente
sorvegliati -perché abbiamo avuto anche degli episodi, in Toscana, riprovevoli-
beh, adeguatamente sorvegliati, dormano in materassina, spendano pochissimo
per mangiare, perché ci organizziamo con il mangiare, non andiamo al ristorante,
si devono pagare il viaggio e la nostra raccomandazione è che vengano con dei
compagni di scuola che non fanno judo. Cioè noi abbiamo un tifo di compagni
di scuola. I genitori li allontaniamo dal posto della gara, bene non ci sia
il solito urlo “ammazzali, ammazzalo, strangolalo”. E quando noi interveniamo
ci sentiamo dire “allo stadio di calcio gridano tutti”.
Allora noi organizziamo
un’attività culturale per i genitori, in genere chiamiamo qualcuno a parlare
dei problemi della loro categoria di ragazzi. Non solo, ma prima della gara,
il giorno prima, i ragazzi si ritrovano tutti insieme e si allenano insieme,
con disabili. Pian piano porteremo alcuni disabili, con un vantaggio di peso,
a fare la gara con i normodotati. Però, per adesso, siamo abbastanza lontani,
allora facciamo l’allenamento insieme. Poi la sera c’è un’attività culturale,
che nella nostra Associazione, quest’anno si è svolta intorno all’argomento
scienza, e mi sono sorbito, non sento bene, io sono un po’ sordo, ma mi sono
sorbito una discussione tra Galileo e… quello là della... (Popper) Cartesio,
no (Popper)… Darwin… (Popper), hem… Newton, scusate. Me ne sono sorbite diverse
eh, perché la maggior parte delle nostre, delle nostre, eh diciamo quest’anno
delle nostre conferenze culturali erano affidate ad archeologi, in quanto che,
vogliamo produrre una categoria di ragazzi che d’estate non va in vacanza, ma
va in laboratori artigianali o universitari a lavorare alla pari. E grazie alla
Professoressa Bandini che è qui in prima fila, abbiamo potuto fare un accordo
con l’Associazione CSAI dell’Università Bicocca di Milano, per mandare un po’
di ragazzi, per carità, in posti dove la vacanza la fanno purtroppo, perché
uno è Pantelleria, temo proprio che la facciano, grazie al cielo un altro è
Solarolo, in pieno alla bassa Padana, si scava un centro dell’età del bronzo,
in mezzo a trattori agricoli che vanno a destra e a sinistra, almeno lì non
fanno vacanza.
Intendiamo sviluppare tutto questo, mandare ragazzi anche all’estero,
e questa è un po’ la nostra visione di educazione, a cui cerchiamo da alcuni
anni di formare gli istruttori, incontrando la consueta resistenza, perché un
adulto pensa di essere educato; quando si parla di educazione, l’adulto pensa
che lui è educato, uno deve imporre la sua visione a un giovane. Ma, se l’adulto
è educato, basterà aspettare un po’ di anni che il ragazzino che adesso è ragazzino,
diventerà adulto e sarà educato anche lui.
In realtà l’adulto non è molto educato,
bisogna che faccia uno sforzo per uscire dall’abitudine, uscire dalla trappola
in cui si è cacciato, da questa routine, protetta dai sindacati, per cui lui
ha un lavoro e comunque lo faccia, lui è un lavoratore. No! Bisogna ad un certo
punto, poter lavorare su queste persone e trovarci ogni tanto a definire cos’è
l’educazione, perché fallisce qualsiasi azione se non siamo un po’ d’accordo.
L’educazione non la fa una persona, una categoria di persone o altro, bisogna
avere la maggioranza delle persone che circondano i giovani, d’accordo su cos’è
l’educazione, definizione di educazione. Vi consiglio una trappola, quando si
parla di questi argomenti, per i conferenzieri, chiedetegli “ma qual è la tua
definizione di educazione?”.
Il nostro slogan è questo “Il futuro è un drammatico
confronto tra l’educazione e il caos”.
Non so se ho risposto, grazie.
Mostra 'Come nel sogno' di Elena Degl'Innocenti e Conferenza di Judo-Educazione
Articolo apparso sul quotidiano 'La Repubblica' il 2 giugno 2007
Articolo apparso sul giornale 'Il Corriere di Firenze' il 1 giugno 2007
Articolo apparso sul quotidiano 'La Nazione' il 27 maggio 2007