Lettera di Riccardo Caldarelli.

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Carissimi,
in realtà non so neanche a chi sto indirizzando queste mie righe.
Ho letto proprio per caso (io a dire il vero sono nemico del computer) la poesia di Danilo Moretto sulla scomparsa di Lucia e la conseguente risposta di Cesare.
La segretaria della mia palestra, navigando in internet, forse guidata da un sesto senso, ha visto il mio nome e ha stampato il tutto per farmelo leggere. La scomparsa di Lucia, la mia prima fidanzatina, mi ha toccato molto.
Anche dopo 30 anni di silenzio persone,
situazioni e soprattutto sensazioni restano sempre vive. E a proposito di sensazioni
la parola il mio BU-SEN me ne ha risvegliate di immense. Vecchi nomi, vecchie
atmosfere, vecchi odori che faranno sempre parte del mio essere. Anche lì sono
cresciuto, e ora che il dentista di mia figlia è lì in zona, passando vedo la
via Arese così diversa e mi viene la pelle d'oca a rendermi conto come tutto
cambia e scorre via. Adoravo da via Inganni, con la bici scassata, attraversare
Milano in mezzo a macchine e camion per arrivare in via Arese (se pioveva c'erano
sempre i mezzi). Un'ora ad andare,due di judo e una a tornare, tutti i giorni!
Erano pomeriggi meravigliosi e l'unica volta che Cesare ha sottolineato davanti
ai miei compagni quanta strada facevo per stare con loro, mi sono sentito il
ragazzo più contento e orgoglioso del mondo.
Ero un ragazzino. Ora ho 45 anni (domani), due meravigliosi figli, non ho più
i riccioli rossi e ho la cintura biancorossa.
Poi ho lasciato e ho seguito il mio maestro Alfredo, che puntualmente vado a trovare ogni settimana. Sono diventato campione italiano e ho seguito la Federazione, senza mai scordare quei valori educativi che solo un ambiente sano e pulito poteva darmi. Ho continuato con l'agonismo e con la Nazionale, dovendo smettere giovane per un brutto incidente al gomito sinistro, (il secondo, il primo subito a 13 anni Alfredo me l'aveva premiato con la cintura marrone, ed era successo proprio contro Filiberto.....), ma continuando a trovare nel judo qua nto di più meraviglioso possa esserci. Ho fatto l'ISEF, il carabiniere, l'atleta, l'insegnante, il direttore tecnico; continuo a credere in quello che faccio: l'amore per i giovani in generale - insegno a scuola da 20 anni e all'università da 5 - e per lo sport, il nostro sport.
Insegno judo a Corsico, abbiamo 150 tesserati. Col judo ho girato molto, ho avuto miei atleti medagliati ai campionati italiani, ma non ho provato le stesse sensazioni che provo ora che ho trovato la mia strada: il judo come mezzo di educazione. Non voglio essere un insegnante o un tecnico, ma un educatore e, se possibile, un riferimento positivo, un esempio. Niente, nessun successo e nessun titolo gratifica e appaga più di un tatami sul quale scorazzano una marea di bambini in judogi, 4, 5, 6, 10 anni non importa, purché siano sorridenti...............
Questo è il mio lavoro, per faticoso che sia, io lo adoro! Non so perché ma mi ha fatto piacere dire qualcosa di me; se qualcuno dei vecchi amici citati da Danilo e da Cesare interessa, sappia che, grazie al Judo, quello vero, sono vivo più che mai.
RICCARDO CALDARELLI
Corsico, 19 ottobre 2006
E' stato molto bello per me leggere le parole che hai scritto e che hanno un senso importante e vero.
Ti ricordo con affetto e stima
ROBERTO VIAGGI
20 novembre 2006