Da Elio Lamagna

In cui si parla del Signor Abbe e di Armand Botton

 

Caro Barioli,

ho letto con interesse il suo articolo ‘Documenti sul sig. Abbe’ su Kyu-shin Do n° 36 e al fine di arricchire la documentazione, le notizie e le curiosità su questo straordinario personaggio, mi permetto di segnalare e chiarire alcuni eventi e fatti circa i suoi inizi in Italia, i suoi spostamenti e alcune confidenze raccolte nel periodo francese quando, a casa di Botton, ebbi modo insieme a Spartaco Sacco di frequentarlo assiduamente.

- Il sig. Abbe venne per la prima volta in Italia nel ’58; tenne uno stage a Imperia nella palestra dove insegnava Armand Botton.

- Nel ’59 a Villa Hambury a Sanremo ci fu il secondo stage, anche questo voluto da Botton, al quale presero parte, oltre al M° Tadashi Abbe, alcuni membri della squadra della Polizia e lei stesso.

- Nel Novembre del ’60 il sig. Abbe venne a Genova per uno stage di soli 3 giorni; il sig. Di Mattei prese cura dell’organizzazione.

- Nel ’65 la Soc. Andrea Doria di Genova contattò il British Judo Council di Londra per organizzare uno stage a Genova; fu risposto che il Maestro era ritornato in Giappone per le Olimpiadi e da allora non aveva più fatto ritorno in Inghilterra; fu proposto come alternativa l’invio di un suo allievo, certo Cloynes; l’offerta fu declinata.

- Nel ’69 rividi il Maestro al Bu-sen; venni poi a prelevarlo una mattina in un hotel di Viale Zara e lo condussi, dopo breve sosta a Savona, a casa di Botton a Mentone, dove risiedette a tempi alterni fino a Giugno del ’71, data che segnò la sua partenza dall’Italia.

Passiamo ora ad alcune opinioni del sig. Abbe che, considerata la statura dell’uomo, sono degne di menzione. Il sig. Abbe non aveva una particolare stima del sig. Kano al quale riconosceva solo ottime qualità organizzative; detestava il sig. Kawaishi per ragioni che non riuscii a scoprire; provava rispetto e ammirazione per il sig. Ueshiba al quale disse durante un incontro "you and I are the last of samurais". Quando tornò in Giappone nel ’64, si offrì di insegnare a Kaminaga come battere Anton Geesink, ma l’offerta fu rifiutata. Il sig. Abbe in seguito derise il modo in cui Kaminaga cercò di divincolarsi dal Kesa-gatame di Geesink scalciando scompostamente, in un modo indegno per un campione.

Il periodo di Mentone fu sereno per il sig. Abbe; aiutava Botton a lavorare e insegnava al Judo-club Mentone. A Genova insegnò alla soc. Andrea Doria e al Budo Senmon Gakko di Pino Tesini. Come a Milano si passavano serate a fare Sumo e Kendo con giornali arrotolati; poi alle 2 di notte, dopo aver cenato, sotto i portici di Chiavari, ci mostrò il suo formidabile Harai-goshi. Questo era il sig. Abbe.

A conclusione di quanto sopra mi permetto di esternarle un mio rincrescimento.

Oggi il sig. Abbe è citato da tanti, anche da coloro che quando era qui non lo apprezzavano o addirittura lo deridevano ("è bravo solo con la spada"). Se oggi noi possiamo vantare la conoscenza di Abbe e far tesoro dei suoi insegnamenti lo dobbiamo a una persona: Armand Botton.

Si è parlato molto di Botton e spesso a sproposito; era un militare fedele al mito della grande Francia, ferocemente contro la decolonizzazione dell’Algeria, anti-gollista e membro attivo dell’OAS. Per queste sue opinioni (che per alcuni sono colpe) ha pagato con un lungo soggiorno alla Santé di Parigi che sconvolse la sua vita successiva; altre accuse che gli sono state rivolte sono infamie. Se pensiamo ai nostri rivoluzionari da salotto dovremmo serbare un poco di ammirazione se non alle idee almeno alla coerenza.

Botton per primo ha divulgato il verbo del sig. Abbe, ne ha diffuso gli insegnamenti e l’ha ospitato per lungo tempo a casa sua completamente a suo carico. Se in futuro dovesse ritornare su questo argomento le sarei grato se volesse citare questi precedenti; non ringrazierò mai abbastanza Barioli per aver riportato in Italia il Maestro e credo che per amore di giustizia e gratitudine non possiamo fare a meno di riconoscere ad Armand Botton i suoi meriti.

(Elio Lamagna, Genova)

 

 

Caro Elio. Considero Armand un amico, sia pure pericoloso per il suo estremismo che mal si concilia con l’insegnamento. L’ho conosciuto a Nizza nel ’56 quando, cintura marrone, partecipavo a una gara dove avevo preso Tomoe-nage da un italiano, ma l’arbitro aveva considerato fuori l’azione e assegnato la vittoria a me. Proseguendo il girone, Robert Robecchi mi confidò: "Vincerà Pitassi in piedi, o Botton a terra". Così mi son preso la briga (ero giovane, scusate la mia presunzione) di tirare Hane-goshi al primo e tenere in Kesa-gatame il secondo.

Divenimmo tutti amici. Da Robecchi mi riprometto ancora di farmi confidare i segreti di Hiza-guruma. Ma con Botton, che ogni tanto rivedevo (lasciò alla biblioteca della Santé la mia Enciclopedia del Judo), l’amicizia si fermò a un nulla di fatto. Nel senso che conobbi il sig. Abbe a Sanremo venendo invitato dalla Polizia per il Junin-gake e lo ritrovai 10 anni dopo al Cicle Nassens di Bruxelles. Fosse per Armand non saprei ancora che il sig. Abbe è esistito. Nella tua cronistoria hai saltato il periodo nero di Torino, dove il Maestro ha insegnato stabilmente per mesi, vivendo un’avventura vergognosa con l’autore dell’articolo che mi hai mandato. Infatti il sig. Abbe aveva un concetto di vita che spesso lo spingeva ad accettare amicizie avventurose.

Sono felice che la Liguria abbia conosciuto il sig. Abbe grazie a Botton, su cui effettivamente corrono voci poco rassicuranti, alcune raccontate da Theresius Imbert sulla sua giovinezza militare; altre, ridendo, dal sig. Abbe stesso; altre ancora dai judoisti della Liguria occidentale. Osservo tuttavia che le cinture date dal sig. Abbe permangono intorno alla pancia di Tesini e del sottoscritto, come se altri non avessero legame col sig. Abbe.

Ricordo le opinioni del sig. Abbe su Kano e Ueshiba; ma riguardo al primo c’era il rispetto dovuto al Fondatore e l’acredine di un uomo del Butokukai nei confronti del Kodokan; il secondo il sig. Abbe mi raccontava di averlo conosciuto in treno. Mentre lui tornava vittorioso da una gara, quando era il più giovane 6° dan del Giappone, un anziano signore gli chiese: "Sei tu Abbe, il genio del Judo?" Nel dare risposta affermativa Abbe aveva gonfiato le spalle. "Facciamo così: metto il mio indice nel tuo pugno; se tu riuscirai a farmi una leva, diventerò tuo allievo e in caso contrario sarai tu a rendermi omaggio". La faccenda finì come Ueshiba aveva previsto e Abbe imparò un po’ di Aikido. Ma se aveva un grande rispetto per O-sensei, considerava anche come un giochino l’Aikido promosso dal sig. Kisshomaru nel dopoguerra.

 

Pubblicato su Kyu-shin Do N. 38 del 30 giugno 1996