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Lo strano vizio di Shirai Kosuke
di C. Barioli



45 anni fa ero giovane e ricostruivo a spizzichi la storia del judo.
Su una pubblicazione di Henry Plée (Histoire du Judo, 1962) ho letto di uno strano vecchio che il signor Kano ospitava spesso al tempio di Eisho (1882-'83). L'articolo cominciava con un'affermazione: "L'autore valuta che, per rispettare la verità deve inquadrare l'episodio di Kosuke Shirai nell'epoca di Eisho-ji".

E seguiva uno strano racconto. Un vecchio politico si comportava male quando era ospite in casa di Kannagawa Yajiro, vice-ministro di Agricoltura e Commercio nonché celebre organizzatore dell'esercito Meiji. Dopo il primo bicchiere apostrofava la padrona di casa, diventava violento, denigrava i politici, e... faceva pipì dalla finestra. Un Preside di scuola aveva raccomandato a Kano di ospitare questo Shirai Kosuke quando veniva a Tokyo dalla provincia dove gestiva una scuola privata sotto lo pseudonimo di Maestro Iiyama.
Era un sessantenne piccolo, tracagnotto e con un braccio malato; parlava inglese e olandese; conosceva ogni nazione del mondo (anche se nel periodo Tokugawa nessuno poteva lasciare il Giappone); amico di personaggi potenti aveva manifestato opinioni progressiste, a favore dell'apertura del Giappone al mondo, finendo per cadere in disgrazia...
(Nella seconda metà del XIX secolo, dopo alcuni incidenti di natura militare, gli inglesi e gli americani rinunziarono a cercar di colonizzare il Giappone e l'epoca Tokugawa si concluse con una guerra civile combattuta dai samurai dello Shogun armati di spade contro i fucili Enfield dai coscritti dell'Imperatore).
Di Shirai Kosuke la gente raccontava che avesse organizzato una cena in onore di Yoshida Shoin che tentava di lasciare clandestinamente il Giappone su una nave americana per conoscere il mondo. Quando poi il criminale venne incarcerato senza vestiti, Shirai gli fece visita lasciandogli i suoi, azione per cui venne denunciato. Un giorno, invece, era passato davanti alla porta di Okubo Shigenobu, ministro degli Esteri, gridando agli impiegati: "Ehi, c'è Hachi?", usandone il nomignolo di bambino e provocando uno scandalo. Un'altra volta urinò nell'ufficio del Comandante dell'Esercito. Ci si chiede come, nel Giappone dell'epoca, la sua testa sia restata su quelle spalle coraggiose.
D'altro canto, quando era sobrio, la sua conversazione era gentile e interessante. Gli studenti del signor Kano ne trassero benefici. Ma soprattutto ne guadagnò la situazione instabile del primo Kodokan, con il monaco Asahi Sumpo che voleva sfrattare i fragorosi ospiti, per le carrozze ministeriali delle personalità amiche di Shirai venute in visita, che i vicini valutavano fossero amici e protettori di Kano e del judo.

Dunque avevo letto questa storia, completa di molti particolari. Ma era stata così importante per il judo l'astuzia del signor Kano di ospitare il vecchio signore per ingraziarsene gli amici potenti?
Non c'era solo quello. L'episodio di Kosuke Shirai citato nella storia nel judo ha ben altra importanza.

Dovetti attendere gli anni '80 quando, nell'autobiografia (Il judo e la vita), fu il signor Kano stesso a spiegarmi cosa è stato Shirai per il judo. Leggevo:
"Lo strano vizio di Shirai Kosuke
In quel periodo frequentavo Murata Genzo di Yamaguchi-ken. Aveva studiato in America ed era diventato preside della scuola di Koriyama e di Hikone in Fukushima-ken. Gli avevo insegnato inglese e judo, e insieme frequentavamo Letteratura Cinese alla scuola Mishima.
Un giorno mi ha presentato una persona interessante. Era Shirai Kosuke, più anziano del generale Yamaken che apparteneva al gruppo Kinno. Prima di Meiji-isshin, quando Yamaken era comandante dell'esercito, Shirai era capitano nell'esercito del sud
(fedele all'Imperatore; n.d.r.). Dopo la guerra civile entrambi avevano scelto la carriera politica, restando amici. Erano più anziani di Torio Koyata e di Miura Goro, ma facevano gruppo con loro. E Murata mi ha chiesto di ospitare questa persona nonostante avesse il vizio di bere sake, raccomandandomi la sua cultura e vantando il beneficio che potevano trarne i miei studenti (Shihan gestiva il Kano-juku, un pensionato per studenti; n.d.r.).
Mi interessava la testimonianza su come si era arrivati a Meiji-isshin (
la Restaurazione del potere imperiale; n.d.r.) e pensavo che sarebbe stata una buona lezione di storia per i miei studenti. Così l'ospitavo in una camera di Eisho-ji in considerazione del suo passato.
Aveva il grosso vizio di bere. Di solito si comportava gentilmente con me e con gli studenti, ma dopo il primo bicchiere di sake diventava pesante. Mi avevano raccontato che anche in casa del generale Yamaken ordinava sguaiatamente il sake alla signora e orinava dal primo piano.
Erano disperati per il suo comportamento. Il generale Yamaken lo trattava con attenzione, come un vecchio amico, e talvolta gli comprava abiti nuovi. Ho ammirato questo bellissimo rapporto. Dicono che anche Torio e Miura lo abbiano sempre trattato con attenzione.
Il mio rapporto con Shirai aveva degli aspetti buffi: io non avevo legami con lui a parte il rispetto per la sua esperienza. Quando cominciava l'effetto del sake, aggrediva gli studenti e qualche volta anche me. In quel caso non gli mancavo di rispetto, ma non ne perdonavo il comportamento scorretto. Lui mi attaccava gridandondo "
Kano!" Schivandolo, lo abbracciavo come in un gesto d'affetto ma lo tenevo fermo, immobile. Ripetendosi la scena, smetteva di comportarsi male e non insisteva nell'attacco anche se era molto ubriaco, anzi diceva: "Kano è bravo, proprio bravo".
E mi dava retta. Vi ho dato un esempio di come mi regolavo. L'abbracciare affettuosamente è una tecnica che può tornar utile in certe circostanze.

Una volta gli ho chiesto: "Come si fa ad ottenere la stima profonda della gente?" Mi ha risposto: "Bisogna capire quando la gente è in difficoltà e soffre: e aiutarla offrendo attenzione". Ascoltandolo ho avvertito la profonda verità delle sue parole. Ma pensavo anche che questo non fosse sufficiente. Facendo attenzione alla sofferenza della gente, giustamente come diceva Shirai, si otterrà riconoscenza e stima. Ma se ci si limita a questo, si verrà riconosciuti da alcune persone, non in generale (il testo dice: "non da diecimila persone; 'diecimila' vuol dire 'molte'; n.d.r.) Preoccuparsi per gli altri significa comprenderli profondamente e avere la disposizione ad aiutarli sinceramente. E' essenziale lavorare col cuore. Abbiamo il limite delle circostanze. Se diamo tutto noi stessi per salvare una persona che soffre, non abbiamo poi la possibilità di occuparci di altra gente. Quindi per aiutare gli altri bisogna praticar costantemente 'il miglior impiego dell'energia', considerando le circostanze di tempo e di luogo e agendo sinceramente. Cioé aiutare la gente è un sentimento che nasce dal cuore e usa l'intelligenza.
Shirai diceva la verità, ma bisogna comprendere che non si può agire solo per conquistarsi la stima della gente, senza avere il sentimento profondo del dare. In quel momento la parola di Shirai mi è stata determinante per comprendere
Tutti insieme per crescere e progredire. Inoltre ho imparato da lui molte cose su Meiji-isshin. E nonostante le situazioni che provocava, anche gli studenti hanno ricevuto da lui insegnamenti positivi".

Il signor Kano era giovane a quel tempo. Aveva 23/24 anni, era laureato, e si impegnava (insegnando, facendo traduzioni per il Ministero e amministrando il suo minuscolo collegio) a finanziare il nascente Kodokan mantenendo presso di sé gli allievi impegnati.
Aveva formulato la sua critica al jiu-jutsu e insegnava judo, anzi shobu-judo, il judo da combattimento, perché era essenziale per il Kodokan battere il jiu-jutsu. Involontariamente Koshuke Shirai gli prospettò sushin-judo, il judo morale. Da quel colloquio Kano trasse gli scopi e i modi del judo superiore, che può accompagnare l'essere umano nella vita (mentre shobu-judo, il judo-inferiore, trova ragione solo nella giovinezza).
Questo ha rappresentato Kosuke Shirai. Egli entra nella storia del judo, ma la sua importanza si rivela solo agli esperti che possono comprendere sushin-judo, il judo superiore. Per gli altri c'è l'epica del shobu-judo (Saigo, Yoyama... e in seguito la gloria olimpica di Geesink, Yamashita...

Devo aggiungere alcune considerazioni. Ma con esse mi spingo avanti; e anche chi si è soffermato su sushin-judo farà fatica a seguirmi.

L'Evoluzione, la crescita dell'ominide per diventare abilis, erectus e finalmente sapiens, è dovuta a circostanze esterne. In questo milione di anni, pressati da pericoli e necessità, abbiamo sviluppato abilità che si sono concretizzate nella meccanica quantistica, i computer e il MaurizioCostanzo-Show.
Proprio così. Non è lo sforzo sul latino e la matematica che ci ha evoluto, ma il coordinamento di corpo, mente e cuore nell'azione. E ancora oggi possiamo verificare come certe imperfezioni della personalità possono essere attribuite a un deficiente coordinamento motorio, intervenendo a ridurle con opportuni esercizi (l'Attività Motoria Compensativa).
Fin'ora l'essere umano è evoluto in seguito a circostanze casuali che lo coinvolgevano. Ma 2500 anni fa Confucio, Mastro Kung, proponeva il concetto di 'Via'. La Via consiste nell'ordinare le nostre facoltà in base a un preciso impegno assunto dall'individuo; non costretti da necessità esteriori. Certo da 2500 anni a questa parte la Via ha fatto capolino timidamente, non ha conquistato molte esistenze, e non si avvertono (quasi) gli effetti dall'esperienza di Confucio. Ma questo periodo rappresenta un attimo nei miliardi di anni dell'evoluzione.
In cambio oggi siamo in grado di segnalare che l'impegno rivolto al Miglior Impiego dell'Energia attraverso Amicizia e Mutua Prosperità, potrebbe progressivamente modificare l'umanità e farle registrare un'accelerazione nell'Evoluzione naturale.
Questo pensava Kano quando ha proposto di strappare la Via ai monasteri per introdurla nelle scuole. L'idea gli era balenata in seguito al colloquio con Shirai Kosuke. Forse questo era anche il proposito della religione prima di degenerare nel fondamentalismo del Libro. Quella di Confucio e di Kano è la religione dell'Essere Umano che Vale nella Misura in cui è Utile agli Altri.
Non è un Principio che si capisce razionalmente, per cui uno legge e si dice: "Sì, sì, ha proprio ragione". E' un lavoro paziente di costruzione della personalità, è un liberare il cuore dall'imperio della mente. E' snaturare il nostro egoismo per entrare nella dimensione del dare.
Si usa dire che la personalità risente l'influenza del passato (che comprende l'eredità genetica), dall'ambiente (educazione) e dalla volontà. Ebbene la Via di Confucio potenzia la gestione dell'essere attraverso la volontà.
Per Kano Jigoro questa conquista si ottiene con randori e kata ("il judo è fatto di: randori, kata, leggere, osservare"). Ma: "si pone il primo piede sulla via dopo aver superato le nozioni di vittoria e di sconfitta".
Studiando profondamente Ju-no-kata e Itsutsu-no-kata, si trova questo.
In particolare le Tre Culture del judo sono esposte in Ju-no-kata in una forma empirica comprensibile col corpo, quasi una danza teatrale, e quindi sushin-judo è rappresentato nel 3° kyu. Al termine del percorso-judo, invece, i cinque hon di Itsutsu riprendono il Miglior Impiego dell'Energia attraverso azioni simboliche, quasi formule matematiche.

Kosuke Shirai era un uomo molto amato, che era stato soldato, politico e insegnante (tre professioni al servizio del prossimo) in un periodo drammatico del Giappone. Che aveva raggiunto lo 'stato del dare' al di là delle sue esibizioni critiche, manesche e... pisciatorie. E' stato un 'uomo della Via', in un certo senso un uomo del nostro futuro.
E' ricordato nella Storia del Judo perché ha ispirato Kano Jigoro.
Il resto tocca a noi. Perché il judo non muoia.